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TEFAF Maastricht announces the 2019 galleries and new procedures

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Maastricht 2019 from 16 to 24 March 2019 at the MECC exhibition center in Maastricht, the Netherlands. The 2019 edition of TEFAF Maastricht will host 38 new exhibitors following a detailed review of the Fair selection protocols. The 277 gallery owners who will participate next March, whose offer will cover 7000 years of art history, promise to offer private and institutional collectors unparalleled opportunities. In particular, TEFAF is pleased to welcome a new selection of the best modern and contemporary art galleries, which will join the superb exhibitors already present at the Fair.
The art market is an ecosystem, and its transformations and evolutions are mirrored by the TEFAF trade fairs. In 2019, in fact, TEFAF Maastricht will host exhibitors from previous editions along with 38 new gallery owners. The new exhibitors concern all the eight sections of the Fair (TEFAF Ancient Art, TEFAF Antiques, TEFAF Design, TEFAF La Haute Joaillerie, TEFAF Modern, TEFAF Paintings, TEFAF Paper and TEFAF Tribal), with particular attention to TEFAF Modern, which following a massive recalibration will host 13 of the 38 new names.
Among the new exhibitors of the TEFAF Modern section are Galerie Gmurzynska (United States), Simon Lee Gallery (United Kingdom), Pace Gallery (United States), Almine Rech (Belgium), and Sprüth Magers (United Kingdom), to name only some. TEFAF Maastricht has long been known as the art fair of the most important past in the world; thanks to the expansion of TEFAF Modern, the Fair will cement its position as the most important fair in the world for all disciplines and periods.

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EJC announces 14 development reporting grant winners

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2016

Maastricht The European Journalism Centre (EJC) is proud to announce the winners of the seventh round of the Innovation in Development Reporting (IDR) Grant Programme. A combined total of more than €260,000 will be awarded to fourteen journalistic projects that advance development reporting and bring innovative storytelling on global development to a wider public.The final winners were selected during a meeting of the IDR Grant Programme Advisory Council, consisting of senior international journalists. The projects that are eligible for funding will be greenlighted upon signature of a legal contract.The awarded projects have received endorsement from significant media outlets located in France, Germany, Italy, Spain, the Netherlands, Norway, the United Kingdom and many other countries. The winning projects touch upon multiple development issues, such as water grabbing; ship breaking, its human costs and its consequences on nature; South-South cooperation; the repercussions of the decrease of the bee population on the food system; and the fight against poverty and social exclusion among elderly people in Tanzania and Ethiopia.The winners were chosen because of their solid story ideas and innovative multi-platform approaches, operating on the crossroads between investigative, data-driven and visual journalism. To convey complex development stories in engaging ways, the winning projects will make use of web-documentaries, graphic journalism, gamification elements, 360 degrees videos, virtual reality, etc. In addition, the advisory council applauded the multi-platform approach of many applicants, as this magnifies the visibility and impact of their stories. “With this grant round we have reached the milestone of one hundred funded projects. It’s rewarding to see that, beyond the growing numbers, our grantees have shown visible progress on the quality and innovation level of their stories and have been achieving an ever widening impact,” says EJC Director Wilfried Ruetten.The winners of this round will join a two-day boot camp training on 9 and 10 June, in Maastricht, the Netherlands, where they will meet fellow grantees and learn from top-level media practitioners. They will work on the development of their stories, learn about leveraging multimedia storytelling techniques and develop publication strategies aimed at achieving the best possible public impact.The seventh call for applications ran between 10 September 2015 and 2 March 2016. In total, 199 applications were received.

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L’Europa che non funziona

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2016

europa comunitariaChi ha tradito chi? Quando vicende politiche di assoluto valore strategico come sono quelle europee si piegano alle logiche nazionali, tutte tattiche quando non da cortile, e la cronaca prende il sopravvento regalando all’opinione pubblica scene come il battibecco Monti-Renzi o la (finta) rappacificazione Juncker-Renzi, allora è venuto il momento di fare un passo indietro e rivedere il film dall’inizio. Torniamo dunque con due brevi flashback agli anni Novanta e all’inizio del governo Renzi.Nella fase in cui nasce l’unificazione monetaria europea, sorge nei nostri partner, e in particolare nei tedeschi, l’idea che il debito pubblico italiano rappresenti non solo un, ma il pericolo da cui guardarsi. Difficile dar loro torto per questa diffidenza: nel 1990, poco prima di Maastricht, il nostro fardello era pari al pil e solo quattro anni più tardi era salito al 124%, con interessi passivi (13%) tripli rispetto a quelli medi nell’area euro. Nessuno stava non si dice peggio, ma neppure in modo paragonabile a noi. Un quarto di secolo dopo, presentiamo un debito che è arrivato al 133% del pil e in valore assoluto (2170 miliardi) rappresenta un quinto di quello complessivo dei paesi euro. E questo nonostante i tassi siano crollati (non per merito nostro), gli avanzi primari siano stati costanti e di non piccolo conto e, soprattutto, al netto di un processo di privatizzazione che ci ha visto (s)vendere quasi tutti i gioielli del nostro capitalismo.Inquadrato storicamente il “problema Italia”, veniamo a due anni fa, quando Renzi sfratta Letta da palazzo Chigi e apre una stagione politica nuova. Accompagnato dal ministro Padoan, il giovane e adrenalinico presidente del Consiglio va a Bruxelles e Berlino e negozia uno scambio politico così concepito: voi concedetemi la possibilità, che non avete dato ai miei predecessori, di agire anche sul denominatore del rapporto debito-pil, e io realizzo quelle riforme strutturali che tanto la destra ignorante quanto la sinistra ideologica non sono mai state capaci di fare. La scommessa era che con una crescita annua della ricchezza lorda del 3,5%-4% – metà da inflazione, riportata dalla Bce verso il 2%, e metà da crescita reale – si sarebbe potuto conseguire una riduzione, seppur lenta, dello stock di debito attraverso la sola erosione realizzata dagli avanzi primari. L’Europa ci concede la flessibilità richiesta, e, di conseguenza, in quella circostanza Renzi non si sogna neppure lontanamente di contestare la Ue e la Germania, e di sostenere che le regole europee debbano cambiare. Anzi, nel frattempo ne ingoia altre, senza proferire parola, decisamente a nostro danno (vedi, per esempio, quelle che precedono e accompagnano l’unificazione bancaria continentale). Anche con un elevato grado di inconsapevolezza, il che però non attenua, ma semmai accentua, le sue responsabilità. A due anni da quella data, il risultato è il seguente: la politica monetaria impedisce alla deflazione di fare disastri, ma non riesce a riaccendere quel fuocherello inflattivo che tanto servirebbe ai conti pubblici italici; la crescita, nonostante circostanze esogene favorevoli come mai prima, è praticamente pari a zero nel biennio renziano (-0,4% nel 2014 e +0,6% nel 2015) anche perché i maggiori margini di spesa sono stati usati per alimentare i consumi (speranza andata inevitabilmente delusa) invece che per incentivare gli investimenti; le riforme, quando possono essere giudicate positivamente, come quella sul mercato del lavoro, hanno effetti limitati e nel medio termine, oppure sono rimaste sulla carta (pubblica amministrazione e giustizia), oppure ancora sono da buttare (quelle istituzionali e la legge elettorale).È dunque dentro questa cornice storica che va iscritto l’attuale contenzioso europeo, quello che noi intentiamo nei confronti dell’Europa, di chi la guida e di chi la eterodirige, e le accuse che Bruxelles muove a Roma. Valutarlo prescindendo dal passato, remoto e prossimo, è come pretendere che un orbo legga il giornale senza occhiali. Gli altri paesi avranno pure le miopie che gli attribuiamo – anche noi pensiamo che ci siano, sia chiaro – ma non hanno torto nell’avere circospezione, quando non apertamente sfiducia, nei nostri confronti. Per capirlo basta questa semplice riflessione: come si fa a chiedere flessibilità in nome della crescita e poi spendersi il tesoretto mettendo un po’ di soldi in tasca agli italiani (ma sarebbe meglio dire agli elettori) nella presunzione che diventino consumi in misura tale da fare da volano alla crescita economica?Pensate che gli altri leader europei, che si devono guadagnare il consenso non meno di Renzi, siano disposti a tollerare la paghetta ai diciottenni e cose simili? Non è un caso che il recente rapporto di Bruxelles sull’economia italiana potrebbe essere intitolato “la fiera delle occasioni perdute” e che uno dei passaggi più significativi parli esplicitamente di eccesso di esposizione al rischio sovrano.Ora, però, le chiassate hanno lasciato il posto al dialogo. Padoan ha redatto e consegnato un ambizioso documento strategico sull’Europa, in cinque punti. Ne siamo contenti, perché da tempo chiedevamo all’Italia di tradurre il mugugno in proposta. E siamo altresì soddisfatti del taglio neo-keynesiano dell’approccio di analisi: crescita e occupazione sono gli obiettivi primari della politica economica comunitaria. In una fase in cui stagnazione e deflazione ci castrano ogni prospettiva, non è poca cosa. Ma ci si ferma lì. Non ci sono indicazioni per una reale revisione del fiscal compact – che noi vorremmo non in chiave di sostegno ai consumi, ma di impegno sugli investimenti – e l’indicazione a favore di eurobond è troppo generica per essere considerabile una proposta operativa. Anche il supporto all’idea di un ministro delle Finanze comune, oltre ad essere a traino di chi l’aveva lanciata per primo (Francia e Germania), ci pare, in assenza di una politica fiscale comune, un boomerang, perché finisce con l’allontanare anziché avvicinare la vera cessione di sovranità necessaria per edificare gli Stati Uniti d’Europa.Non è un caso, d’altra parte, che nel corso della visita di Juncker a Roma per quella che è stata definita un’operazione “building bridges” – costruire ponti per ricucire con Renzi – il presidente della Commissione abbia sentito il bisogno di sottolineare che Bruxelles “non è un raggruppamento di tecnocrati e burocrati a favore di un’austerità sciocca”. Come a dire che è Roma a fare la pace con Bruxelles, e non viceversa. Il che fa pensare che i conti andranno regolati. Forse non quest’anno, ma certo non oltre il 2017. E se l’economia italiana continua nel trend dell’ultimo trimester 2015, saranno dolori. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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EJC Launches Online Video Training Platform for Journalists: LEARNO.NET

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2016

MaastrichtMaastricht, the Netherlands – The European Journalism Centre (EJC) is excited to announce the launch of LEARNO.NET – a cutting-edge, online video training platform for journalists.The LEARNO.NET platform is journalism training for the 21st century. It is open to anybody with an interest in digital storytelling, accessible worldwide, and developed by an international A-list of instructors including Nicholas Whitaker and Simon Rogers from Google News Lab, Craig Silverman from Buzzfeed Canada, and renowned data journalism practitioners Paul Bradshaw and Alberto Cairo.Following the success of the EJC’s renowned Data Journalism Handbook, and its associated ‘Doing Journalism with Data’ MOOC, LEARNO.NET is the Centre’s latest step aimed towards promoting best practice journalism through digital storytelling.”With the launch of LEARNO as EJC’s online learning platform we want to complement the on-location trainings the European Journalism Centre has been offering over the years. With LEARNO we are reaching out to a new generation of journalists and new media multipliers world wide, and we hope that, as the platform grows, it will develop into the default destination for anyone interested in future-proofing their essential journalistic skills.”The platform launches with 4 free courses:Google Search for Journalistsby Nicholas WhitakerThis course will teach you how to use Google search more efficiently and reveal some of its secrets that are useful for any of your research online.
Verification: The Basics
by Craig Silverman, Claire Wardle
In the age of the Internet, rumours and hoaxes quickly spread during breaking news situations. As a result, there is an increased need for journalists to sort real, authentic content from the fakes. This course will provide the basics on how to get started with verifying online information.
Doing Journalism with Data: First Steps, Skills and Tools
by Paul Bradshaw, Alberto Cairo, Steve Doig, Simon Rogers, Nicolas Kayser-Bril Comprising of video lectures, tutorials, assignments, readings and discussion forums, this course is open to anyone in the world with an Internet connection who wants to tell stories with data.
Managing Data Journalism Projects
by Jacopo OttavianiBringing a data journalism project to a good end is not an easy task. There are a lot of variables and processes at play that need to be managed and accounted for before the project can be produced and in the end published.

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Partono i satelliti Pokeroom per il PPT Malta 2012

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2012

Malta

Malta (Photo credit: Giorgos~ (moving to Google+))

Dal 23 marzo all’11 aprile in esclusiva per gli amici di Pokeroom.it e tutti gli utenti dei siti che operano in collaborazione col concessionario La Multipla, saranno online gli esclusivi satelliti VINCI IL PPT MALTA REBUY per il People’s Poker Tour di Malta (19-23 aprile 2012 al Casinò di Portomaso). Venti pacchetti garantiti del valore di 2.500€ comprensivi di iscrizione al Main Event, pernottamento in albergo e spese di viaggio, in palio con i tornei giornalieri tornati a un buy-in di 33 euro rebuy. Anche i satelliti giornalieri di qualificazione al torneo principale tornano al buy-in precedente di 3,3€. Inoltre domenica 1 aprile ci sarà un torneo Freeroll la cui password di accesso verrà comunicata sulla Fanpage Facebook di Pokeroom, con in palio un altro pacchetto garantito per un totale di 21 posti comodi comodi sull’aereo per Malta messi a disposizione da La Multipla e da Pokeroom.it. La grande novità sta nel fatto che, grazie all’attivazione della concessione comunitaria, i tornei non saranno visibili nel tab “eventi privati” ma nella lobby principale e non ci sarà bisogno di password per iscriversi, ad eccezione naturalmente del Freeroll. L’altra novità rispetto al passato è che i tornei partiranno un’ora prima, ovvero alle 22.30. Per quanto riguarda l’accomodation dei giocatori a Malta, Pokeroom.it ha stretto una partnership con Travel Rounders. Per tutte le info su viaggio e prenotazioni alberghiere è possibile rivolgersi direttamente ad Alessandra De Leonardo scrivendo una mail a booking@travelrounders.com o a.deleonardo@traverlrounders.com. Oppure telefonando al numero diretto: 06-88595231.

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Tremonti vero europeista

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2010

Nella sua rubrica settimanale sul magazine Libertiamo.it, il deputato del PDL Giuliano Cazzola evidenzia il paradosso del PD che, non potendo dare torto ad un Tremonti “abile ed ‘intuitivo’ quanto a vocazione europeista” accusa “il superministro di essere stato euroscettico e di avere cambiato opinione”. In realtà la vocazione europeista di Tremonti, secondo il vice-presidente della Commissione Lavoro della Camera, era già emersa dal 2008, quando il Ministro dell’economia sposò la linea del rigore, malgrado la sinistra “lo invitasse a non tener conto dei parametri di Maastricht (o almeno di quanto rimaneva di essi) col pretesto che molti Paesi avevano scelto di sostenere lo sviluppo con l’impiego di risorse pubbliche, in barba ai deficit di bilancio”. La politica del rigore era l’unica autenticamente europeista, “come stanno dimostrando oggi le situazioni di tanti Paesi allora indicati ad esempio di virtù keynesiane” e Tremonti fece bene a non dare ascolto alle “tiritere sull’allocazione di un punto di pil, care a Bersani, inascoltato profeta di politiche economiche sbagliate”. La situazione attuale – conclude Cazzola – “sollecita la continuità di una politica di risanamento”. (Francesco Comellini)

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Maastricht deve essere cambiato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2010

Deve mettere al centro lo sviluppo, il lavoro e la qualità della vita dei paesi membri   Il prolungato e incerto dibattito, che i governi europei hanno condotto prima di decidere gli aiuti alla Grecia, ha provocato una profonda frattura all’interno nell’Unione Europea. Di conseguenza anche le speculazioni sono sempre più virulente, come dimostra il crollo delle borse europee.   Da questa crisi, i 27 dovrebbero trovare una maggiore spinta e una più forte convinzione nella costruzione di una effettiva unione politica, che richiede non solo un’unica politica estera, ma anche indirizzi economici e fiscali omogenei.   La vicenda greca ha anche evidenziato tutte le carenze del Trattato di Maastricht. Non si può perdere l’occasione per avviare una sua profonda revisione. Vi sono questioni di fondo da considerare, da rivisitare. Quale tipo di società europea si vuole? Quella del puro consumo o quella dello sviluppo?   Il Trattato dovrebbe cambiare le sue priorità, e invece di accorgimenti meramente di bilancio e monetari, dovrebbe mettere al centro lo sviluppo diffuso, il lavoro e la qualità  della vita dei paesi membri.   Fino ad oggi esso si è  basato esclusivamente su tre parametri: il 3% del deficit di bilancio, il livello del debito pubblico a un massimo del 60% del Pil e una Banca Centrale Europa controllore dell’inflazione e della circolazione della liquidità.   In parole povere la filosofia dominante di Maastricht è stata incentrata sul “monetarismo”. Per cui le manovre dei tassi di interesse, le svalutazioni delle monete e i tagli di bilancio sono considerati la panacea di tutti i mali. Non si distingue i debiti per gli investimenti produttivi da quelli fatti per coprire i costi correnti o anche le spese inutili. Sono tutti considerati debiti e finiscono nello stesso calderone, sotto la stessa mannaia dei suddetti parametri. Se essi si ritengono virtuosi, vi sono solo due alternative per raggiungerli: o promuovere la crescita economica per arrivare, in tempi  medio-lunghi, al pareggio di bilancio oppure tagliare in tempi rapidi le spese per ridurre l’esposizione debitoria.   Per la Grecia, evidentemente, si è scelta la seconda soluzione, che soddisfa più facilmente i conteggi aritmetici e finanziari, ma colpisce pesantemente i cittadini. E’ come se in Italia dovessimo tagliare i nostri redditi per oltre 150 miliardi di dollari in tre anni.   La stessa logica si applica per i paesi candidati all’ingresso nell’UE. La Lettonia, che ha ricevuto 7,5 miliardi di dollari dall’UE e dal FMI per affrontare la difficoltà economiche, prodotte dalla crisi bancaria internazionale, ha adottato drastici tagli di bilancio e severe misure di austerità, con una perdita del 18% di Pil  e una disoccupazione del 22% nel solo 2009. I salari dei lavoratori pubblici sono stati ridotti di un quarto e gli apparati burocratici del 30%. Forse nel 2014, quando varcherà i cancelli dell’euro, i parametri saranno rispettati. Ma quel paese sarà ancora vivo?  Il problema della rivisitazione del Trattato è all’ordine del giorno, tanto che il governo francese  vorrebbe introdurre nuovi criteri, quali l’esame della competitività, della stabilità finanziaria e meccanismi di prevenzione per individuare in tempo situazioni di crisi. Altri vedono nel disequilibrio economico e tecnologico tra la Germania e gli altri paesi, la ragione principale della crisi dell’euro zona. Non è proprio così. La Germania pone la sfida dello sviluppo, che riguarda tutti, anche l’Italia con il suo Mezzogiorno.  Essa indubbiamente solleva anche giusti problemi di rigore nella gestione dei bilanci pubblici, ma, non si dimentichi, che, nel caso specifico della Grecia, gli aiuti finiranno con l’agevolare le banche, anche quelle tedesche, che detengono titoli e obbligazioni ellenici. In parte sarà come un partita di giro.  La lezione greca dovrebbe indurre i governi europei a ripensare seriamente all’efficacia delle proprie scelte, agli errori e ai ritardi. Occorre mettere l’economia reale, la produzione, il lavoro al centro dei loro pensieri. Intanto sarebbe opportuno che l’UE si adottasse di una Banca per lo Sviluppo per finanziare investimenti, infrastrutture e progetti in tecnologie innovative. (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi  e Paolo Raimondi Economista)

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