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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘macerie’

Il Coisp ricorda: 11 settembre 2001

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2011

World Trade Center twin towers with the Bank o...

Image via Wikipedia

L’Ufficio Comunicazione ed Immagine del sindacato di polizia Coisp commemora con uno “spot”, l’immane tragedia che colpì l’America e con essa tutto il mondo. – Alle 08.47 di martedì 11 settembre 2001 l’America viveva un mattino come tanti. Un minuto dopo, alle 08.48, l’odio si abbattè con tutta la sua ferocia su New York, sull’America e sul mondo. Le Torri colpite eruttarono fumo e fiamme, gli occhi delle persone stupore e incredulità. Quando le Torri crollarono, il mondo intero era già davanti alla televisione e guardava attonito quelle macerie fumanti, che seppellivano per sempre centinaia di persone e di sogni. Seppellivano per sempre le certezze di milioni di persone. Seppellivano per sempre il mondo che avevamo conosciuto fino ad allora. La Segreteria Nazionale del Co.I.S.P. ha voluto così ricordare, con rispettoso dolore, tutte quelle persone che sono state trucidate dall’odio terroristico!! (11 settembre)

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Finito il berlusconismo restano le macerie

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2011

“Finito il berlusconismo, che ci voglia un giorno, un mese o un anno lo vedremo, ci sarà da ricostruire sulle macerie. E non saranno soltanto quelle macerie che vediamo, finanziarie, legislative, ma saranno macerie di valori, macerie morali. Perché qui è stato smontato tutto, sono stati smontati quei valori che hanno fatto forte la società italiana e che erano valori comuni anche agli avversari politici: il concetto di uguaglianza, il concetto di comunità locale, il concetto di sussidiarietà prima che venisse usata questa parola, cioè l’aiuto reciproco dentro la comunità. Questa ricchezza di valori è stata smontata da una gerarchia totalmente rovesciata: egoismo sociale, egoismo territoriale, egoismo tra tutti”. Lo ha dichiarato il presidente del gruppo parlamentare del PD alla Camera dei deputati Dario Franceschini nell’intervento che ha concluso oggi a Villa Celimontana a Roma i lavori del convegno “Volontariato, tra inclusione e innovazione sociale”, promosso dall’europarlamentare Silvia Costa. “Il messaggio valoriale che possono dare le persone che hanno fatto la scelta del volontariato – ha affermato Franceschini – è davvero un messaggio di cui il nostro Paese avrà un bisogno formidabile nei prossimi anni. Il ruolo di quanti hanno fatto la scelta di vita del volontariato, di chi ha scelto l’impegno gratuito in favore degli altri, sarà centrale e sarà forse il contributo più importante nell’opera di ricostruzione del tessuto sociale e valoriale del Paese”. “Il volontariato può essere una forza rivoluzionaria – ha aggiunto Silvia Costa – perché propone quei valori di gratuità, di solidarietà, di bene comune, di legame sociale e di cittadinanza attiva, valori che oggi sembrano smarriti in questo devastante culturame che propone soltanto la corsa all’avidità, la corsa affannosa all’avere, al successo, al tornaconto personale, al tutti contro tutti e all’egoismo sia sociale che territoriale. Io credo – ha concluso l’europarlamentare del Pd – che attraverso il rilancio dell’attenzione ai valori del volontariato tutte le forze politiche del nostro Paese, a cominciare dal Partito Democratico, possano riflettere e individuare quali nuove fondamenta si possano dare alla convivenza civile”.

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Studio perimetrale intorno all’incertezza

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2011

Napoli da giovedì  7 a domenica 17 aprile 2011 (dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18)  al teatro Elicantropo (vico Gerolamini 3, nei pressi di via Duomo )  Studio perimetrale intorno all’incertezza  di Massimo Maraviglia (prima nazionale assoluta)  con Gianni Ascione, Patrizia Eger, Massimo Finelli, Ettore Nigro mregia di Massimo Maraviglia  Quattro anime sopravvissute a se stesse che continuano a respirare tra le macerie di un’ennesima distruzione, muovendosi inconsapevolmente verso un germe di felicità. Studio perimetrale… parte da una domanda: cosa accade se a un certo punto, esperita ogni possibile apocalisse, si provasse ad abitare il vuoto lasciato dalla sparizione di ogni possibile conato di certezza? E se fosse proprio il bisogno di certezza l’origine di ogni forma di disastro?Studio perimetrale… è scrittura dell’ora in cui non c’è più scandalo, né stupore, né catarsi né paura immediata (resta quella mediata dai media e mercificata) in una parola: una scrittura dell’ora che non c’è più tragedia. Lo Studio perimetrale intorno all’incertezza, su un altro piano possibile del discorso, diviene allora lo scavo archeologico intorno ad un’area di macerie di una civiltà che forse non è mai esistita e che forse un giorno, liberati dal bisogno di certezza, si potrà edificare, in stretta collaborazione tra uomini e dèi tutti, parimenti, corresponsabilmente. Studiare l‘incertezza – a cominciare da quella dell’attore – per tentare la distopica ricerca di un germe di felicità. E questo è tutto. (Massimo Maraviglia) (studio perimetrale)

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Spettacolo di Marco Cantori

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 febbraio 2011

Venezia, 1 marzo 2011, ore 21.00, presso il Teatro a l’Avogaria Dorsoduro 1617 / A, su prenotazione telefonica di scena  la piece teatrale “Macerie” di Marco Cantori e Antonio Sodano, una riflessione sull’infanzia e sulle atmosfere oniriche che si accompagnano spesso ad essa.. Lo spettacolo si svolge in maniera inusuale ed intreccia suoni, parole ed odori. La performance è già iniziata quando il pubblico entra e si siede fra l’attore (di fronte agli spettatori) e il musicista-rumorista (dietro agli spettatori). Una musica suonata al vibrafono, come una sorta di macabro carillon, scandisce il tempo dell’attesa della sistemazione del pubblico. Da questo momento inizia un viaggio nel delirio o nella saggezza della figura del nonno, protagonista della narrazione.  La ricerca sul suono del musicista s’intreccia con la ricerca vocale dell’attore e con il respiro delle cose. Durante il viaggio anche l’olfatto del pubblico viene coinvolto attraverso l’odore del cibo che bolle in scena e che successivamente il nonno mangerà congedandosi dagli spettatori con un ultimo saluto.Il Teatro delle Macerie è un gruppo teatrale emiliano che nasce  nel 2005 dall’incontro artistico ed emotivo tra Marco Cantori e  Antonio Sodano a cui si unisce Ernico Barbieri.  I tre membri del gruppo, diversi per esperienze e formazione  ma uniti nella comune passione per il linguaggio scenico, decidono di unirsi per dare vita a un progetto poetico che cerca di fondere azione scenica e sonora. L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario di Venezia. Al termine dello spettacolo il pubblico è invitato al buffet offerto dal ristorante “Do Forni” di Venezia.(macerie)

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Presentazione Antologia 2009

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2010

Roma 24 giugno 2010, alle ore 18.00, », presso il Mangiaparole (Via Manlio Capitolino, 7/9 zona Tuscolana, fermata metro A Furio Camillo).  presentazione del volume Antologia 2009 della seconda edizione del Premio Nazionale di Poesia «Quaderni di linfera Presenteranno l’evento Marzia Spinelli per la Redazione e Angelo Sagnelli per la Giuria del Premio. Durante l’incontro leggeranno i testi antologizzati Paolo Arceri, Silvana Baroni, Francesco Maria Bonifazi, Ilaria Caputi, Paolo Carlucci, Maria Cristina Casa, Maurizio Di Palma, Tina Emiliani, Terry Olivi, Danilo Pugnalini, Anna Maria Robustelli e Pietro Secchi. Leggeranno anche Daniela Negri, vincitrice per la migliore silloge 2009 e Francesco Onìrige, vincitore dell’edizione 2008 con il volume Macerie (edito da Progetto Cultura) e recentemente finalista al Premio Mario Luzi 2010. Saranno disponibili presso la libreria Mangiaparole i volumi Antologia 2009 e Macerie.

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Cile: la terra continua a tremare

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Santiago. A 30 ore di distanza dalla prima scossa (magnitudo 8,8 della scala Richter) e da quelle che sono seguite si profila con maggiore evidenza il dramma che ha colpito le popolazioni dell’area. Il numero dei morti continua a salire, siamo già a 200, mentre i dispersi e i feriti sono diventati migliaia. Da un edificio di 14 piani crollato, nella città di Concepcion, risultano imprigionate tra le macerie non meno di 150 persone, ma non è, purtroppo, il solo. Si ripetono le scene di disperazione, il febbrile lavoro dei soccorritori, l’ansia di salvare chi non è riuscito a sottrarsi al crollo della propria casa e al bisogno di aiuto di chi vaga per le strade dissestate in preda al panico. Vi è anche un problema di sicurezza e di ordine pubblico. E’ stato appurato che dalla prigione di Chillan duecento detenuti sono fuggiti dopo il crollo del muro di recinzione. Ora il pericolo viene pure dal mare ed è allarme tsunami. Ha fatto già le prime vittime nell’arcipelago di Juan Fernandez a 670 Km di distanza dalle coste cilene. Si teme un’onda anomala di notevoli proporzioni che possa riversarsi lungo tutto il tratto di costa americana che si affaccia nel Pacifico. Si calcola che siano non meno di 53 gli stati coinvolti e tra questi le Hawaii che già nelle prossime ore attende onde alte circa tre metri. Intanto le città costiere di Talcahuano e dell’Isola di Pasqua sono state già parzialmente evacuate. Ma lo stato di allerta non si abbassa nemmeno per altre località più distanti quali l’Alaska, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda il Giappone. Nel frattempo si pensa agli italiani che vivono in Cile e la cui comunità è alquanto consistente (sono in cinquantamila dei quali non meno di 500 si trovano nell’epicentro del terremoto). Dai primi rapporti dell’ambasciata e da quando riferisce il capo dell’unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, non si segnalano vittime. Precedenti:https://fidest.wordpress.com/2010/02/27/terremoto-in-cile/

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Non accoglienza indiscriminata di tutti gli immigrati

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2009

Mons. Agostino Marchetto ha rimproverato la politica dell’Italia della non accoglienza indiscriminata di tutti gli immigrati.  Tale presa di posizione suscita sorpresa, dacché cozza contro il buon senso, la retta ragione e la sana teologia. Purtroppo dopo il Vaticano II e quarant’anni di post-concilio, l’insano ottimismo dei “giullari di ventura” ha prodotto e continua a produrre macerie in ogni campo, spirituale e temporale.  Mi sembra, quindi, opportuno e attuale richiamare alla memoria ciò che scrisse 9 anni fa l’arcivescovo di Bologna, cardinale Giacomo Biffi (Islàm e Cristianesimo, 6 agosto 2000. La città di San Petronio nel terzo millennio, 12 settembre 2000). Egli scrisse che il problema della migrazione di massa d’interi popoli musulmani (che non vogliono rinunciare alle loro tradizioni, anzi vogliono imporle), in Europa e in Italia, è molto grave, drammatico e reale. Occorre, perciò, affrontarlo con realismo e coraggio. L’Europa e l’Italia non sono un deserto – continua il porporato – senza storia né tradizione, da popolare indiscriminatamente, senza rispettare il loro patrimonio culturale e spirituale che non deve andar smarrito.  Mi domando: l’ebraismo in Israele è esclusivista e non vuole immischiarsi con gli arabi (come scrive Sergio Romano), mentre in Europa spinge alla società multi religiosa-etnica e culturale. Nel 1951 il rabbino capo di Roma, Elio Toaff, chiese al Campidoglio di costruire gratuitamente una moschea nella Città santa del cattolicesimo, cosa che si è realizzata nel 1993. Mentre in Israele ciò sarebbe impensabile, lo stesso Toaff racconta nella sua autobiografia Perfidi giudei fratelli maggiori, Milano, Mondadori 1987, che i suoi figli – con il suo beneplacito – volevano partire per Israele nel 1967 in occasione della guerra dei sei giorni. Mi sembra – pertanto – lecito domandarsi: tale migrazione o invasione da chi è stata chiesta, voluta e pianificata? E chi – supinamente – l’ha accettata? Se, i musulmani, continua Biffi, vogliono restare estranei e diversi per farci diventare come loro ed imporre l’Islàm dobbiamo difenderci. Il cardinale concludeva: l’Europa o ridiverrà sinceramente e profondamente cristiana, o diverrà musulmana. Se, non recupera le sue radici e la sua linfa non reggerà all’assalto. Solo la riscoperta del cristianesimo e la resurrezione della Cristianità potrà farci resistere all’attacco che (scriveva nel 2000 Biffi) non mancherà, e oggi (2008) è in atto sotto gli occhi di tutti. Speriamo che la drammaticità della situazione risvegli la sana ragione e la fede. Purtroppo, debbo costatare, che il massimo teorico e operatore della società multi-razziale culturale e religiosa (arrivando persino a baciare il Corano in pubblico), è stato G.P. II, con la teoria dell’accoglienza indiscriminata, anche degli irregolari (o clandestini fuori della legge). (don Curzio Nitoglia – in sintesi)

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Quale democrazia? di Rosario Amico Roxas

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2009

Lettera al direttore. Stiamo vivendo il fallimento del sistema capitalistico che ha generato l’attuale crisi come momento di indispensabile cambiamento. Lo hanno capito le maggiori potenze planetarie, tranne l’Italia del cavaliere ancora abbarbicata nella difesa corporativa dei privilegi conquistati sulla pelle del lavoro a vantaggio della finanza.   E’ un’epoca che si chiude alle nostre spalle e non basta tenere aperta una finestrella per fornire un po’ d’ossigeno, utile a spremere ancora quel pochissimo che è rimasto. L’economia della finanza, giunta alla “finanza creativa” come capolinea di un sistema selettivo, è crollata generando macerie; ma i fatti vengono alterati con una incosciente interpretazione che mira esclusivamente a mantenere uno status quo liberista e liberticida. Anche il concetto stesso di democrazia rimane sconvolto, a causa della mimetizzazione del vero quesito che dovremmo proporre: “Quale democrazia ?”. L’economia della finanza, così arrogantemente sostenuta in questi ultimi 15 anni, è riuscita a imporre l’antitesi di un modello culturale, nonché la sintesi  delle contraddizioni tra la cronaca reale e l’apparenza formale, che si è concretizzata  nella formula “Più mercato, meno Stato”. Così lo Stato è diventato un latitante dei suoi doveri, permettendo l’affermazione della legge del più forte. Il 15 % della popolazione italiana possiede il 50% del patrimonio nazionale, generando un GAP sociale irreversibile. Il patrimonio del capitalismo liberista rinnega la stessa democrazia che lo ha promosso, privilegiando metodi autoritari in grado di esercitare la pressione protettiva necessaria alla propria esistenza e resistenza in vita. La  crisi economia italiana, parzialmente differente alla crisi di altre nazioni perché differente è l’approccio operativo che dovrebbe promuovere il superamento, è sostenuta dalla mancanza del circuito virtuoso formato da investimenti produttivi-lavoro-consumi.  Il denaro/capitale si è chiuso a riccio fuori dal mercato produttivo, preferendo comode condizioni protettive nei paradisi fiscali, ed ha lasciato l’onere del superamento di tale crisi alla collettività attraverso i provvedimenti tampone che propone questo governo. Il liberismo che ha esaltato il mercato, esigendo la massima libertà operativa, ha scoperto le proprie contraddizioni e fa marcia indietro, delegando proprio quello Stato che aveva contestato a risolvere i problemi che dello Stato non sono, ma rimangono problemi del “tipo” di mercato che si pretende restaurare.  Nelle parole che vengono spese emerge l’esigenza di affermare o riaffermare il concetto si “solidarietà”; quella medesima solidarietà rinnegata a vantaggio della classe capitalistica; ma oggi quel capitalismo dei pochi magnati della finanza, mostra tutte le sue debolezze così chiede solidarietà alle classi che fin oggi ha vessato generando un GAP tra le classi che si è dilatato al punto di generare due “Italia”: l’Italia del denaro/capitale e l’Italia del denaro/lavoro. La solidarietà sociale sarebbe possibile e auspicabile ove si trattasse di un GAP economico e finanziario; in tal caso i valori della democrazia potrebbero suggerire soluzioni macroeconomiche in grado di proporre un ritorno allo sviluppo equilibrato dell’economia. Lo hanno capito gli USA, lo ha capito la Germania, lo ha capito (suo malgrado) l’Inghilterra, lo ha capito la Francia e la Spagna e le altre nazioni occidentali, non lo capisce l’Italia che si ritrova nel Pantano delle Libertà, assurdamente legata ad un passato remoto che si vorrebbe far risorgere dalle proprie ceneri. In Italia il GAP tra le classi non è più economico, ma è diventato politico, per cui non riesce ad emergere quella solidarietà che viene richiesta per realizzare la restaurazione del vecchio. In queste condizioni anche il concetto stesso di democrazia è a rischio, proprio perché è venuto a mancare il quesito di fondo che alimenterebbe il rinnovamento innanzitutto culturale, per diventare successivamente economico: “Quale democrazia ?”. (Rosario Amico Roxas) (n.r. non vogliamo aggiungere nulla di nostro ma apriamo, invece, il dibattito tra i nostri lettori poiché due sono i richiami di ordine politico che abbiamo rilevato in questi giorni. Ci riferiamo in particolare a quanto ha detto, tra l’altro, a Vercelli qualche giorno fa Enrico Letta “vediamo come l’Italia politica è divisa in due: non tra chi sta nel centro destra e chi nel centro sinistra, ma tra Bossi e Berlusconi e il PD è terza forza marginale, avulsa da una qualsiasi capacità di governo. E questo vale anche per la Sicilia, dove la gente si schiera tra PdL e Autonomisti”.

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