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Posts Tagged ‘macron’

Libia: guerra civile, l’ombra di Macron e l’Italia sotto “scacco matto”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

“Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, venga immediatamente a riferire sulla situazione libica sull’orlo della guerra civile scatenata, per procura, da Macron. L’Italia, per l’approvvigionamento energetico e per la sicurezza interna, non può restare inerme di fronte alla polveriera scatenata dal duo Haftar e Macron in Libia. I toni vanagloriosi della conferenza di Palermo e trionfalistici della famosa (o fumosa) cabina di regia sulla Libia con Trump sono distanti e dopo il fumo rimangono le macerie di un governo inerme e imbelle. È interesse nazionale cambiare passo: se Conte vuole smettere con gli annunci e cominciare una seria strategia sulla Libia, noi ci siamo perché è in gioco l’interesse nazionale. Diversamente, più che l’avvocato degli italiani, verrà ricordato come lo scendiletto di Macron”. Lo dichiara Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo Fdi in commissione Esteri.

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Stati Uniti d’Europa. La lettera di Emmanuel Macron agli europei: l’anatra zoppa?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha inviato una lettera agli europei per comunicare loro le sue idee in prospettiva delle prossime elezioni europee di maggio (1). Rievocazione della realtà storica di un continente dilaniato dalla storia e oggi unito e solidale. La difesa della libertà (agenzia di controllo dei metodi democratici di formazione del consenso, rimessa in discussione di Schengen). La protezione del Continente (“.. e assumere, nelle industrie strategiche e nei nostri appalti pubblici, una preferenza europea come come fanno i nostri concorrenti americani e cinesi.”). La beffa della Brexit. Ritrovare lo spirito di progresso, etc….
Ovviamente da leggere e rileggere con attenzione.
Ma noi, che siamo quelli dei granelli di polvere negli occhi, dopo averlo letto e riletto siamo rimasti un po’ perplessi e ci siamo posti una domanda: di quale Europa sta parlando il nostro Macron? Quella in un fortino dove ci sono delle dinamiche e dei conflitti dentro le mura? L’Europa che ha levato i ponti levatoi, sicura del fossato intorno ad essa, e comunque d’amore e d’accordo con quei biricchini di Oltremanica? L’Europa dove si possono fermare solo i nati e i cittadini europei? L’Europa dove ogni Paese, con le proprie sovranità, continua a sbrogliarsi i fatti propri come fossero beghe di quartiere o di città o di provincia, ché poi al disegno strategico essenziale e plasmante ci pensa il cervello (al centro, al sud, al nord, a est, dovunque esso possa essere), che lui strategicamente incarna? Caro presidente Macron, ma gli immigrati e i migranti, dove sono in questa Europa? Quale funzione svolgono, visto anche che le politiche verso di loro possono far cambiare i governi come dal giorno alla notte, e magari questi governi (noi italiani ne siamo testimoni) poi si pongono come baluardi, roccaforti di violazioni di diritti umani (gli stessi che genericamente, lei Macron, dice che sono uno dei nostri elementi distintivi) e di non secondari scombussolamenti di politiche non solo nazionali? Questi soggetti non ci sono. Come non ci sono le politiche verso di loro… a parte un generico “pensiamo all’Africa e lavoriamo con loro” che da buon francese sarebbe strano non lo avesse inserito in un suo discorso. Noi, europei a cui si è rivolto, siamo basiti! Certo il suo discorso non è male, tanti passaggi sono condivisibili perché ipotizzano il perfezionamento di quanto già avviato… anche se restiamo perplessi di fronte alle restrizione di Schengen e il suo appello alla diffusione del “nostro” modello di libertà e circolazione… certo, non siamo statisti come lei, ma restiamo lo stesso perplessi.
Le racconto, rispondendo al fatto che lei mi ha indirizzato questa lettera e quindi mi sento legittimato e motivato nel fare altrettanto, una sensazione strana di disagio che ho avuto un paio di anni fa quando sono andato a visitare Tokyo: mi sembrava di essere in un fortino, per strada era rarissimo incontrare persone disagiate, i caucasici erano rari (ovvio) ma neri ed arabi praticamente inesistenti, nella gigantesca moltitudine di quel popolo mi sentivo a disagio. E infatti, dopo che ho preso il volo per tornare a casa, cambiando aereo a Parigi, mi sono incrociato con centinaia di passeggeri non-orientali e non caucasici, essenzialmente donne e uomini africani che coi loro profumi, il loro interloquire, il loro abbigliamento, i loro modi, mescolati a quelli di migliaia di orientali e caucasici, mi hanno fatto svanire il disagio e mi hanno fatto sentire a casa. Una sensazione fisica, e culturale, dovuta anche al fatto che anche lì dove sono nato e vivo, l’Italia, la promiscuità multirazziale e multiculturale (nonostante le urla dell’attuale governo) sono quotidianità. Le dico questo perché, mentre leggevo e rileggevo la sua lettera, ho provato lo stesso disagio di quando ho visitato Tokyo. Non vorrei ritrovarmi, in questa Europa che lei prospetta, a sperare di riprovare le sensazioni del mio volo di transito a Parigi. So che non è così. In Francia, poi… neanche la Le Pen ci porterebbe a tanto.
Discorso lungo, articolato e pieno di pensieri, osservazioni, riflessioni quello su un’Europa che, come sembra lei voglia comunicarci, rimane al palo per le politiche sull’immigrazione. Le vogliamo ignorare? Suvvia, presidente Macron, noi potremmo anche ignorarle, ma loro non ignoreranno mai noi. Il suo messaggio sembra un’anatra zoppa. Cos’è che non torma? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La Rai fa intelligenza con Macron

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

“Mi piacerebbe sapere quale sia il giudizio dei vertici Rai sulla presenza del presidente francese Macron alla trasmissione di Fazio. O forse Fazio amministra una Repubblica autonoma dal resto dell’azienda e ha licenza di brigare con chi si è fatto beffa dell’Italia in questi anni, cercando palesemente di dominarla, talvolta anche con l’uso della violenza? Macron ha definito gli italiani ‘vomitevoli’ per il tentativo in corso di bloccare l’arrivo di centinaia di migliaia di clandestini, ha però blindato la frontiera a Ventimiglia e fatto sconfinare la sua gendarmeria per riportare in Italia gli stranieri fermati oltre il confine, ha richiamato il nostro ambasciatore per i contatti tra forze politiche italiane e alcuni leader dei ’gilet gialli’, ma offre tuttora ospitalità a decine di latitanti delle Brigate Rosse condannati in Italia per terrorismo. Non spiega la ragione per la quale la Francia mantiene di fatto, nel terzo millennio, le sue colonie in Africa, sfruttando manodopera, materie prime e applicando interessi usurai sulla moneta che stampa (il Franco Coloniale Africano) e lasciandole nell’arretratezza e nella povertà, cause primarie dell’emigrazione. Non si prende le sue responsabilità sulla Strage di Ustica mentre tutto il mondo sa che il missile che abbatté l’aereo di linea sui cieli italiani proveniva da un caccia francese che intendeva colpire un velivolo Tupolev a bordo del quale ci sarebbe stato Gheddafi. Ha bombardato Tripoli, partner storico di Roma, per bloccare l’accordo commerciale stipulato dal governo italiano di centrodestra con la Libia e destabilizzato un ex nostro protettorato che dista 200 miglia dalla Sicilia, con l’intento di diventarne interlocutore primario. Blocca un’operazione commerciale di Fincantieri infrangendo tutte le regole di mercato e foraggia invece l’acquisizione di interi settori industriali italiani da parte di multinazionali francesi, talvolta partecipate con capitali dello Stato francese. Il tutto in una fase storica in cui l’alfiere della finanza speculativa europea, membro di note consorterie mondiali amiche anche del Pd italiano, conosce il suo più basso momento di popolarità, destinato a un tonfo annunciato alle elezioni europee di maggio. La domanda è: perché la Rai di Stato, i cui vertici sono stati tenuti all’oscuro di questa intervista, ospita nella sua rete ammiraglia il presidente di una nazione palesemente ostile all’Italia? Un’intervista fatta peraltro da un non giornalista al presidente di una Repubblica in una delle fase più delicate dei rapporti diplomatici. L’appartenenza di Fazio al circuito della sinistra con il Rolex, salottiera e amica dei banchieri che ispira Macron vale più della difesa dell’interesse nazionale? Se Fazio vuole continuare a trattare la Rai come il suo canale personale, si faccia una sua tv, oppure intraprenda la carriera diplomatica”.È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia che ha annunciato un’interrogazione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

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“In questi anni l’Italia ne ha subite di cotte e di crude dall’Europa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

“Gli insulti di Macron sono solo l’ultimo degli attacchi pretestuosi rispetto a quanto detto già dagli eurocrati nei nostri confronti. Per uscire dall’angolo senza drammatizzare ritengo che ogni tanto una stoccata a chi ci insulta o minaccia. Serve a far capire che non abbiamo più voglia di essere sottomessi. L’Europa non può fare a meno dell’Italia e da tempo è in corso una guerra di conquista che non si materializza con l’invasione dei confini da parte dei carri armati, ma attraverso l’Opa franco-tedesca sulle nostre aziende in difficoltà, anche sugli asset strategici. Alcuni Stati fondatori puntano a marginalizzare e dominare l’Italia sul piano sia politico che economico. Per far cessare l’attuale status di sudditanza e recuperare autorevolezza e sovranità si deve reagire alle provocazioni. Le dichiarazioni di Moscovici o di Jünker non sono solo di cattivo gusto, ma rappresentano una minaccia perché condizionano i mercati. Punzecchiarli con battute feroci non sarà elegante per i funghetti della diplomazia, ma è legittima difesa”. E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenuto come ospite a ‘Coffee Break’ su La7.

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Migranti come prima più di prima

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

“Il Premier Conte si è fatto turlupinare al Consiglio Europeo dal suo falso amichetto Macron. Il resto d’Europa controllerà i confini esterni, ma l’Italia dovrà fare da sola. Zero azioni concrete, zero risorse, i clandestini continueranno a sbarcare in Italia e continueranno ad essere a carico dell’Italia, contrastati “i movimenti secondari” che disturbano Francia e Germania, nessuna revisione degli accordi di Dublino.
L’Italia viene così trasformata nel campo profughi d’Europa. Ora basta perdere tempo e basta prese in giro: blocco navale immediato per fermare l’invasione” è quanto dichiarato dal Senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari, membro della Commissione Politiche dell’Unione europea.

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Macron: l’uomo sbagliato al posto sbagliato

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Il presidente francese deve la sua fortuna elettorale al fatto che i francesi alle elezioni presidenziali sono stati messi nelle condizioni di dover scegliere il meno peggio tra Macron e Le Pen. Se al posto di quest’ultima ci fosse stato un valido rappresentante della sinistra o anche di centro destra non vi sarebbero stati dubbi: la vittoria non avrebbe di certo incoronato Macron. E’ diventato di fatto l’uomo mandato all’Eliseo per smantellare il sistema lavorativo dei francesi riducendone drasticamente le tutele sia previdenziali, sia assistenziali sia in difesa del posto del lavoro. Lo stesso che ha cercato di fare Matteo Renzi e il suo fiduciario Gentiloni e avrebbero di certo fatto en plein se non fossero stati travolti dal tsunami Salvini-Di Maio. Ora con una parte dell’opinione pubblica francese molto critica nei confronti del suo presidente non resta a Macron l’unica strada di rifarsi la faccia giocando la carta della politica estera e dell’orgoglio della grandeur francese tanto di moda ai tempi di De Gaulle. Si dice amico personale di Trump anche se poi alla prima occasione il presidente americano lo manda al diavolo. Allora prova con il capo del governo italiano Giuseppe Conte dopo aver cercato d’intimorirlo con qualche parola fuori tono ma l’impresa non gli riesce. Riprende allora il dialogo con la Merkel e non soddisfatto del tutto ripiega con il nuovo presidente del consiglio socialista spagnolo. Quest’ultimo sembra soddisfarlo ed insieme riprendono il giochetto delle calunnie e delle provocazioni con il bersaglio che ora è di moda: il governo italiano. Alla fine, siamo certi, non troverà altri interlocutori e non gli resterà che girare su se stesso come una trottola. Povera Francia. Povera Europa: grande leader cercasi, o lo abbiamo già guardando alla Russia di Putin? (Riccardo Alfonso)

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È la Libia il vero obiettivo di Macron

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Un presidente francese che si atteggia a vittima del «nazionalismo» degli altri è davvero il classico bue che dà del cornuto all’asino. Sì, di tutto si potrà accusare Emmanuel Macron tranne che non abbia sovrano sprezzo del ridicolo. Diversamente, non si sarebbe prodotto in un attacco così sventato al governo italiano bollando come «populisti lebbrosi» i partiti che lo sostengono. Una mitragliata che fa il paio con un’altra dello stesso tenore di qualche giorno prima e che come questa era riuscita a sollevare una pressoché generale reazione di sdegno. Ora come allora il tema sono gli immigrati. Macron ha dalla sua tutta la retorica discesa dal trittico libertè, fraternitè, egalitè ma non i migranti. L’Italia cattiva, che ha invece partorito il fascismo e le legge razziali, ne è stata praticamente invasa, grazie soprattutto alle porte spalancate dai governi a guida Pd. Il buon Minniti, che pure qualche apprezzabile risultato lo ha ottenuto, è arrivato al Viminale troppo tardi, a buoi già scappati. Ora Salvini ha dichiarato finita la ricreazione facendo capire che a Roma è cambiata pure la musica e non solo i musicanti. Un cambio di spartito che a Macron non piace. Non perché abbia a cuore le sorti dei disperati su cui lucrano un po’ tutti, dagli scafisti ad alcune Ong passando per i gestori dei centri d’accoglienza (ne hanno appena arrestato uno a Benevento che circolava in Ferrari), ma perché vuole gestire in solitaria il dossier libico con tutta la sua enorme montagna di interessi. In questo, Macron è solo il continuatore di Nicolas Sarkozy “sorrisi e cannoni”, a giudicare dall’ironia anti-Berlusconi esibita in un summit europeo e dal brutale cinismo con cui eliminò politicamente e fisicamente il suo munifico elemosiniere Mouammhar al Gheddafi. Un vero omicidio politico consumato non in omaggio alle “primavere arabe”, ma solo per scacciare l’Italia dalla Libia. Ecco, la posta in gioco è questa e si chiama Mediterraneo. Quello stesso mare che per molti è la “via” e che per noi è la “vita”. Finalmente, lo abbiamo capito anche noi. (fonte: Secolo d’Italia)

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Conte a Parigi nonostante tutto

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

“Conte ha deciso di confermare il suo viaggio a Parigi per incontrare Macron. Mi auguro che non sia per confermare una amicizia tra le due Nazioni che non c’è ormai dal 2011. Da quando il Napoleone da operetta Sarkozy ha attaccato Gheddafi per togliere all’Italia il rapporto privilegiato con la Libia per l’approvvigionamento energetico, creando il caos che è all’origine dell’invasione di clandestini. Da quando la Francia ha sfruttato i governi fantoccio della sinistra per saccheggiare le imprese strategiche italiane, e provare, con la complicità di Renzi e Gentiloni, a prendersi parte delle nostre acque territoriali. Da quando la Francia ha iniziato ad avere un atteggiamento apertamente ostile nei confronti dei nostri interessi nazionali. Mi auguro che Conte vada a Parigi per dire chiaramente che la musica è cambiata. Altrimenti meglio che rimanga in Patria”. È quanto scrive su facebook il Presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Immigrati e le esternazioni di Macron

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

“Sull’accoglienza dei migranti l’Italia non può e non deve accettare lezioni da Macron e da una nazione che ha inviato a Bardonecchia i suoi gendarmi commettendo una grave ingerenza, ha chiuso le frontiere a Ventimiglia, ha sfruttato per decenni l’Africa ed è intervenuta militarmente in Libia nel 2011”, lo dichiarano in una nota i deputati di Fratelli d’Italia, Maria Cristina Caretta e Monica Ciaburro.“Riteniamo fondamentale la solidarietà tra gli Stati – aggiungono i deputati – e proprio per questo motivo continueremo a sollecitare il governo italiano affinché nel prossimo Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, proponga con forza il blocco navale a largo delle coste libiche e gli hotspot in territorio africano, che da sempre Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia ritengono essere l’unica soluzione all’immigrazione incontrollata, al business dei trafficanti di essere umani e alle morti in mare”.

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Lezione di “civiltà giuridica” da Macron

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

“Lezioni di civiltà giuridica da Asterix, no grazie. La Francia ha sempre difeso terroristi, si veda alla voce Battisti. Stiano un po’ più attenti a emettere sentenze sull’Italia, che anche a causa dei francesi ha per oltre 5 anni subito il peso in totale dei processi di destabilizzazione da loro creati. Vomitevole è stata la Francia quando non si è fatta scrupolo di bombardare la Libia scatenando questo esodo di proporzioni bibliche”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati Fabio Rampelli.

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Gentiloni cede la sovranità alla Francia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

macronDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il ‘Trattato del Quirinale’ al quale starebbero lavorando congiuntamente il presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni e il presidente francese Emmanuel Macron, avente l’intento di rafforzare la cooperazione bilaterale tra Italia e Francia, rappresenta una umiliazione che il nostro premier fa subire all’Italia da parte dei cugini d’oltralpe. Qual è il motivo per cui il tanto europeista Macron, il giovane politico che ha vinto le ultime elezioni francesi presentandosi con il chiaro intento di voler riformare l’Unione Europea in una rafforzata cooperazione multilaterale, desidera ora così tanto stipulare un trattato bilaterale con l’Italia, appena prima di saldare un patto di ferro con la Germania per decidere i destini dell’Europa? Il sospetto che ci viene è che il presidente francese da una parte voglia riformare l’Europa, sfruttando la sua partnership di ferro con Berlino, e dall’altra portare a casa vantaggi enormi per la sua Francia, sfruttando l’attuale debolezza contrattuale di Roma. Questo improvviso ritorno di fiamma con il nostro paese, culminato con l’elogio fatto da Macron a Gentiloni, non è affatto credibile ed ha tutta l’aria di un grande tranello teso al nostro Primo Ministro per convincerlo a firmare un trattato chiaramente vantaggioso per la sola Francia. Abbiamo già avuto più che una riprova del fatto che del presidente Macron non c’è da fidarsi. Non ci siamo scordati, infatti, del caso riguardante l’acquisto dei cantieri navali di Saint-Nazaire da parte di Fincantieri, con il governo francese che, in barba alle normative europee e alle regole di mercato, ha messo i bastoni tra le ruote ad una trattativa già conclusa, rifiutandosi di concedere il controllo dei gentilonicantieri alla multinazionale italiana. Una vicenda che sfiorò lo scontro diplomatico e che finì sui tavoli di Bruxelles, bollata come una ‘vergogna’ anche dalla stampa finanziaria anglosassone. Fu lo stesso Macron a rimettere in discussione il precedente accordo stipulato dal suo predecessore Francois Hollande, al fine di ‘garantire la tutela dei posti di lavoro, ma anche la sovranità della compagnia’, dopo aver raccolto ‘le preoccupazioni dei lavoratori’ e affidando al suo ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, il compito di ‘negoziare per individuare un nuovo assetto azionario’, culminato poi con la proposta di offrire a Fincantieri soltanto il 50% del pacchetto azionario contro il 66,6% che il precedente accordo stabiliva. Così come non ci siamo dimenticati di come la Francia abbia votato per Amsterdam come nuova sede dell’European Medical Agency, che avrebbe dovuto finire a Milano come logica voleva, mentre lei, grazie agli accordi sottobanco fatti con gli altri paesi europei, riusciva a garantirsi la nuova sede dell’European Banking Agency a Parigi, in cambio, si era fatto credere, di sostenere la candidatura dell’ingenuo ministro dell’economia Pier Carlo Padoan alla guida dell’Eurogruppo. Sappiamo tutti come anche questa vicenda è andata a finire”.

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The spotlight shifts from Germany to France

Posted by fidest press agency su sabato, 30 settembre 2017

macron1WHO leads Europe? At the start of this year, the answer was obvious. Angela Merkel was trundling unstoppably towards a fourth election win, while Britain was out, Italy down and stagnating France gripped by the fear that Marine Le Pen might become the Gallic Donald Trump. This week, it all looks very different. Mrs Merkel won her election on September 24th, but with such a reduced tally of votes and seats that she is a diminished figure (see article). Germany faces months of tricky three-way coalition talks. Some 6m voters backed a xenophobic right-wing party, many of them in protest at Mrs Merkel’s refugee policies. Having had no seats, Alternative for Germany, a disruptive and polarising force, is now the Bundestag’s third largest party.Yet west of the Rhine, with a parliament dominated by his own new-minted and devoted party, France’s President Emmanuel Macron is bursting with ambition (see our special report in this issue). This week he used a speech about the European Union to stake his claim to the limelight. Whether Mr Macron can restore France to centre-stage in the EU after a decade in the chorus depends not just on his plans for Europe, but also on his success at home, reforming a country long seen as unreformable.
This week’s speech was brimming over with ideas, including a shared military budget and an agency for “radical innovation”, as well as the desire to strengthen the euro zone. At one level, Mr Macron’s bid for the role of intellectual innovator in Europe fits a long French tradition. Moreover, elements of his speech—a new carbon-tax on the EU’s frontiers, a proposal to tax foreign tech firms where they make money rather than where they are registered, a crusade against “social dumping” with harmonised corporate tax rates—were in keeping with long-standing French attempts to stop member states competing “disloyally” against each other.Yet Mr Macron has a more subtle and radical goal than old-style dirigisme; as if to prove it, he agreed this week that Alstom, which makes high-speed trains, could drift from state influence by merging with its private-sector German rival. His aim is to see off populism by striking a balance between providing job security for citizens, on the one hand, and encouraging them to embrace innovation, which many fear will cost them their jobs, on the other (see Charlemagne). In his speech Mr Macron also made the case for digital disruption and the completion of the digital single market. Euro-zone reform would make Europe less vulnerable to the next financial crisis.
The merit of these ideas depends on whether they lead to a more enterprising, open and confident Europe or to a protectionist fortress. But they may not be tried out at all unless Mr Macron can make a success of his policies at home. For, if France remains a threat to the EU’s economic stability rather than a source of its strength, its president can never be more than a bit player next to Germany’s chancellor.
Mr Macron’s domestic policy might seem to have made a poor start. He has grabbed headlines thanks to the size of his make-up bill, the collapse of his popularity and the whiff of arrogance about his “Jupiterian” approach to power. Predictably, the grouchy French are already contesting the legitimacy of the plans they elected Mr Macron to carry out. Reform in France, it seems, follows a pattern. The street objects; the government backs down; immobilisme sets in.
Yet take a closer look, and Mr Macron may be about to break the pattern. Something extraordinary, if little-noticed, took place this summer. While most of the French were on the beach, Mr Macron negotiated and agreed with unions a far-reaching, liberalising labour reform which he signed into law on September 22nd—all with minimal fuss. Neither France’s militant unions, nor its fiery far left, have so far drawn the mass support they had hoped for onto the streets. Fully 59% of the French say that they back labour reform. More protests will follow. Harder battles, over pensions, taxation, public spending and education, lie ahead. Mr Macron needs to keep his nerve, but, astonishingly, he has already passed his first big test.In many ways, the 39-year-old Mr Macron is not yet well understood. Behind the haughty exterior, a leader is emerging who seems to be at once brave, disciplined and thoughtful. Brave, because labour reforms, as Germany and Spain know, take time to translate into job creation, and usually hand political rewards to the successors of those who do the thankless work of getting them through. Disciplined, because he laid out clearly before his election what he planned to do, and has stuck to his word. The unions were fully consulted, and two of the three biggest accepted the reform. Compare that with his predecessor, François Hollande, who tried reform by stealth and encountered only accusations of bad faith. Last, thoughtful: Mr Macron does not approach policy as an à la carte menu. He has grasped how digital technology is dislocating the world of work. His governing philosophy is to adapt France’s outdated system of rules and protections accordingly.
Over the past few years, an enfeebled France has been a chronically weak partner for Germany, pushing Mrs Merkel into a solo role that she neither sought nor relished. If he is to change that dynamic, Mr Macron needs to move swiftly to match his labour law with an overhaul of France’s inefficient training budget, increase the number of apprenticeships and renovate the state’s sleepy employment services. He also needs to explain with a less contemptuous tone why his plans for tax cuts, including to France’s wealth tax and corporate tax, are not designed simply to benefit business and the better-off. In Europe he needs to reassure the northern, more open economies that he is not trying to put up walls.Of course, Mr Macron’s first steps in the spotlight may falter. The odds on any leader reforming France are never high. He will struggle to convince Germany to embrace his vision of euro-zone reform. But, if this year has shown anything, it is that it is a mistake to bet against the formidable Mr Macron.This article appeared in the Leaders section of the print edition under the headline “Europe’s new order” (by The Economist)

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La nuova Europa di Macron: Abbiamo fretta…

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

macron“Abbiamo fretta, l’audacia è la nostra sola risposta”. In un discorso di un’ora e mezza, all’auditorium della Sorbonne, davanti a studenti francesi e di altri Paesi, il presidente francese Emmanule Macron, ha proposto una serie di iniziative per uscire dall’Europa “della glaciazione” e “restituirla al popolo”. “L’Europa non ha scelta se vuole esistere a confronto con Cina e Usa, ma anche resistere all’oscurantismo che e’ portato dai partiti nazionalisti”. Macron vuole “un’Europa a più velocità, che e’ quando già “Questa ambizione dobbiamo farla valere ora. E’ una nostra responsabilità, per i nostri giovani, per l’Europa”. Ecco le principali proposte
Rafforzare l’Europa della difesa e della sicurezza creando:
– una forza comune d’intervento entro il 2020,
– un budget per la difesa comune ed una dottrina comune che ci faccia agire;
– un’accademia europea di informazione per assicurare la riconciliazione delle nostre capacita’ di informazione;
– una procura europea contro il terrorismo;
Poi, per gli aspetti ecologici: la creazione di una forza europea di protezione civile che metta insieme i mezzi di sicurezza e di intervento per dare una risposta alle catastrofi sempre meno naturali come terremoti e inondazioni.
“La crisi migratoria e’ una sfida duratura. E noi siamo carenti di efficacia e di umanita”. Il presidente francese vorrebbe creare un ufficio europeo di asilo ed una polizia europea delle frontiere per controllare le stesse con efficacia e accogliere degnamente i rifugiati (…) e rimandare indietro quelli che non hanno i requisiti per fruire del diritto d’asilo. L’obiettivo e di accelerare ed armonizzare le procedure per realizzare dei dati interconnessi e dei documenti dì’identita’ biometrici sicuri. Inoltre la realizzazione di un programma europeo di formazione e integrazione per i rifugiati.
Creare una tassa sulle transazioni finanziarie, da dedicare interamente alle politiche di sviluppo. “Ci sono due Paesi in Europa che hanno una tassa sulle transazioni finanziarie, Francia e Gran Bretagna: Prendiamo questa tassa e generalizziamola a tutta l’Europa”.
Da qui al 2020 occorrerebbe creare delle imposte comuni sulle societa’, il cui pagamento darebbe diritto ai fondi strutturali. Quindi un salario minimo, adatto alla realta’ economica di ogni Paese e l’inquadramento della concorrenza attraverso livelli di quotizzazioni. Per restare concorrenti a livello mondiale:
– un budget piu’ forte nel cuore della zona euro, che permetta di finanziare investimenti comuni, con imposte legate a questo budget;
– un ministro delle finanze della zona euro;
– un controllo democratico.
centrale-a-carbonePer la transizione energetica, occorre fissare un livello europeo per un prezzo giusto del carbone, in modo che gli scambi permettano di penalizzare le industrie inquinanti. Questo prezzo dovrebbe essere “sufficientemente alto”, tra i 25 e 30 euro per ogni tonnellata, al fine di incoraggiare la transizione ecologica. Inoltre ci vorrebbe una tassa sul carbone alle frontiere europee, che dovrebbe pesare sulle importazioni che provengono dalle industrie inquinanti, si’ da assicurare equita’ tra i produttori europei e la loro concorrenza.
La creazione di una agenzia europea per l’innovazione, in grado di finanziare in comune dei nuovi campi di ricerca, come l’intelligenza artificiale. Creare quindi in due anni una agenzia europea per l’innovazione, per metterci in posizione innovativa e non di seguire cio’ che di innovativo ci arriva da altre parti. Come modello Macron ha citato l’agenzia americana di ricerche militari DARPA, agenzia del dipartimento difesa degli Usa, incaricata della ricerca e dello sviluppo delle nuove tecnologie, che negli anni 70 e’ stata alla base della creazione di Internet. L’obiettivo e’ creare dei “campioni europei” nella transizione digitale. “Il mercato unico digitale e’ un’occasione da cogliere per proteggere i dati economici delle nostre imprese”. Inoltre vorrebbe tassare le imprese digitali tassandone il valore “la’ dove questo si crea” e regolamentare le grandi piattaforme.
europaIstituzioni e democrazia “Dobbiamo rifondare il progetto europeo con il popolo”, facendo appello ad un “vasto dibattito sull’Europa nei Paesi che la sostengono. Un dibattito aperto, libero, trasparente ed europeo per offrire all’Europa un contenuto prima delle elezioni europee del 2019”. Quindi:
– rendere piu’ forte il Parlamento europeo con delle liste transnazionali, gia’ a partire dal 2019:
– far si’ che nel 2024 la meta’ del Parlamento europeo sia eletto su liste transnazionali;
– una Commissione europea di 15 membri.
Gioventu’ “Ogni studente deve conoscere almeno due lingue europee entro il 2024, ed ogni giovane europeo dovrebbe trascorrere almeno sei mesi in un altro Paese europeo. “L’Europa multilingue e’ una chance”.
sorbonneCi vorrebbero poi delle università europee, rete di università che permettano di studiare all’estero e di seguire corsi in almeno due lingue. E’ evidente che questo e’ un canovaccio, su cui tutti gli interessati, istituzionali e non, hanno la possibilita’ di lavorare. Si tratta di capire, a questo punto, quale volonta’ manifesteranno i governi e le istituzioni dei Paesi membri; cioe’ se metteranno a disposizione dei cittadini gli strumenti necessari perche’ questa rinascita dal basso – come auspicata dal presidente Macron – sia tale: iniziative ad hoc, dibattiti, web, manifestazioni, etc. Cioe’: fondi per procedere in questo senso, soprattutto coinvolgendo direttamente i cittadini, perche’ agiscano in prima persona ed abbiano strumenti incisivi e validi di interlocuzione con le istituzionali nazionali e comunitarie.
Noi abbiamo dei dubbi che cio’ accada. Per svariati motivi, tra cui il principale e’ quello dell’accettazione condivisa della leadership francese, di fatto in sostituzione/supporto a quella unanimemente riconosciuta di quella tedesca. I nazionalismi sono delle brutte bestie per questo progetto e per la nostra vita in generale, e spesso albergano anche nei più dichiarati europeisti.
Speriamo di sbagliarci. E in questo senso ci daremo molto da fare. (ringraziamo, per gli estratti del discorso di Macron, il quotidiano Le Monde e l’Aduc) (Vincenzo Donvito)

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Attività delle delegazioni parlamentari dell’U.E.

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

macronIl futuro del sistema commerciale multilaterale e la cooperazione tra UE ed America Latina nella lotta contro il crimine organizzato e il terrorismo saranno tra i principali argomenti della 10ª sessione plenaria dell’Assemblea Parlamentare euro-latinoamericana (EuroLat), che si svolgerà a San Salvador da lunedì a giovedì 21 settembre.Altri temi in agenda: la volatilità dei prezzi delle derrate alimentari, il lavoro informale e non dichiarato, la regolamentazione delle lobby, la cooperazione nei settori aeronautico e della ricerca.
Da lunedì a venerdì, una delegazione della Commissione libertà civili si recherà in Tunisia per esaminare la cooperazione tra Unione europea e Paesi della regione – la Libia in particolare – nella gestione dei flussi migratori e nel controllo delle frontiere. La delegazione discuterà con i ministri tunisini, i membri del Parlamento e la società civile, delle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, della situazione nei centri di detenzione e di diritti umani, come anche di liberalizzazione dei visa e degli accordi di riammissione.
In seguito alla decisione della Corte di Giustizia europea sull’immediata interruzione dello sfruttamento della foresta protetta di Białowieża (Polonia), e al rifiuto delle autorità polacche di rispettare tale divieto, una delegazione della Commissione ambiente si recherà a Varsavia da lunedì a mercoledì per un incontro con il ministro dell’ambiente, Jan Szyszko, le ONG e i rappresentanti di industrie e sindacati.
Portrait of Antonio TajaniI deputati della Commissione controllo dei bilanci saranno in Ungheria da lunedì a mercoledì per visitare alcuni progetti finanziati dai fondi UE e incontrare i membri del Parlamento ungherese, i rappresentanti della Corte dei conti e della società civile. La commissione CONT ispeziona regolarmente i progetti finanziati negli Stati membri e nei Paesi terzi.
Alla luce dei recenti sviluppi della situazione in Myanmar, la Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo ha deciso di rimandare a data da definirsi la missione pianificata nel Paese. Il PE ha recentemente adottato una risoluzione nella quale si chiede di “porre immediatamente fine alle uccisioni, ai soprusi e agli stupri di cui è vittima l’etnia rohingya” in Myanmar/Birmania.
Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, sarà in visita ufficiale in Francia giovedì e venerdì. Incontrerà il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, il Primo ministro Édouard Philippe e il Presidente dell’Assemblea nazionale François de Rugy.

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La Francia e gli interessi degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 luglio 2017

macrondi Manlio Di Stefano. Ci ricordiamo cosa hanno scritto i nostri governanti dopo la vittoria di Macron in Francia?
Enrico Letta da Parigi: “Ha vinto l’Europa!! Bellissimo essere qui in mezzo ai sostenitori di @EmmanulMacron al Louvre”
Paolo Gentiloni: “Evviva Macron Presidente Una speranza si aggira per l’Europa”.
Angelino Alfano: “Emmanuel Macron ha vinto. Brinda la Francia e chi crede nell’Europa, nel libero mercato, nella solidarietà. Lo aspettiamo a Taormina nel G7”.
Matteo Renzi:“La vittoria di Macron scrive una straordinaria pagina di speranza per la Francia e per l’Europa”.
Ve li ricordate il 7 maggio questi cinguettii trionfanti dopo la vittoria di Emmanuel Macron? Addirittura Renzi era arrivato, in modo abbastanza grottesco, a copiare “En Marche” con “In Cammino”.
Europa, libero mercato, solidarietà. Nei primi 100 giorni di un Presidente è sempre difficile fare analisi accurate. Ma per il mandato di Macron una eccezione si può fare: ha fatto totalmente il contrario di Europa, libero mercato e solidarietà. Il blocco totale ad ogni forma di solidarietà sul tema dell’immigrazione, l’umiliazione diplomatica all’Italia sul caso libico e, infine, la nazionalizzazione dei cantieri Stx-Saint Nazaire, acquisita al 67% da Fincantieri, trasformano l'”europeista” Macron nel peggior incubo per il Sud Europa, Italia in particolare.
Cosa dicono oggi i signori citati all’inizio, dopo esser stati umiliati e derisi in questo modo? Tre indizi fanno una prova. E il silenzio dei governanti italiani umilia ulteriormente il nostro Paese. Con la decisione di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire, Macron ha voluto mandare un chiaro segnale. Con Hollande presidente, la Francia decise di dare il via libera alla vendita delle quote (66,7%) di STX Corporation a Fincantieri. STX non era francese, ma un’azienda sud-coreana, paese non dell’UE e non NATO, lontano geograficamente. La scelta di Emmanuel Macron è probabilmente legata a questo: l’acquisizione da parte di Fincantieri avrebbe portato il “baricentro” cantieristico europeo troppo vicino al Mediterraneo, mettendo così la parola fine al progetto di creare un grande polo cantieristico nel nord Europa, in quel triangolo che può essere individuato tra Germania, Francia e Paesi Bassi/Belgio. Tra Germania e Italia, Macron non ha avuto dubbi, ha scelto la prima.
Noi del Movimento 5 Stelle crediamo che ci sia solo un modo di modificare profondamente l’Europa: quello di un’alleanza dei paesi del Mediterraneo, oggi una vera e propria periferia trattata come colonia, al fine di rompere il cappio stretto dai paesi del Nord. Lo ribadiamo con forza proprio oggi che Macron ha mandato un messaggio chiaramente inequivocabile su quale sia la parte in cui vuole stare. Macron fa gli interessi strategici francesi e non spetta a noi commentarli, anzi, ben per i francesi. Ma Macron fa gli interessi strategici nazionali. Noi no. Questo è il punto.
Anche in Libia. Nella stretta di mano a Parigi tra Haftar e Serray grande assente non era tanto Alfano o Gentiloni, ultime ruote del carro mai tenute in considerazione da nessuno, ma la Lady Pesc Mogherini, vi ricordate? Unico “trionfo” di politica estera del governo Renzi. Possibile che in un accordo di questa portata non sia stata invitata l’Europa? Possibile. Il meeting Sarraj-Haftar è servito alla Francia di Macron per rafforzare il suo prestigio non solo sulla questione libica ma come leader di riferimento per una buona parte del Nordafrica e del Sahel dove Parigi ha importanti interessi militari, economici e finanziari.
E l’Italia? Sta a guardare. Sta a guardare anche quando la Francia non si mostra solidale nella gestione di quei profughi e immigrati economici che scappano, soprattutto per quel che riguarda Siria e Libia, da guerre di cui Parigi è tra i primi responsabili. Sta a guardare quando viene umiliata diplomaticamente sul caso libico. E sta a guardare quando a Fincantieri gli viene portata via l’acquisizione dei cantieri navali… Gentiloni, hai già ringraziato Macron? (fonte: Blog di Beppe Grillo)

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Macron nazionalizza e noi dovremmo fare altrettanto con i francesi in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 luglio 2017

macron“Se l’europeismo di Macron è quello che abbiamo visto in questi giorni su Libia e Fincantieri, siamo a posto. Sarebbe il caso che l’Europa intervenisse su entrambi i fronti”. È quanto dichiara Raffaello Vignali, capogruppo di AP in commissione Attività produttive. “Sulla Libia, prosegue – la Francia dovrebbe fare un grande mea culpa: la guerra che ha deposto Gheddafi per gli interessi francesi sul gas ha eliminato la barriera che frenava l’immigrazione. Sull’industria, il protezionismo francese è inaccettabile. Allora dovremmo nazionalizzare tutti gli asset comprati da imprese francesi a cominciare da quelle pubbliche e non solo. Ad esempio, potremmo riprenderci Parmalat, con i miliardi di liquidità che aveva in pancia. L’europeismo di Macron – conclude – si ferma, purtroppo, all’Inno alla gioia”.

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Macron e gli hot spot in Libia

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

libia“Macron sta facendo esattamente quanto avrebbe dovuto fare l’Italia in questi anni: essere sintesi tra i due governi post Gheddafi e aprire dei centri per la raccolta delle domande di asilo direttamente in Libia, arrestando il business dei trafficanti di uomini e le migliaia di morti annegati che si sono determinati nel tempo. Una proposta fatta a partire dal 2014. Nella mozione che presentammo già nel 2014 su Mare Nostrum chiedevamo l’impegno del governo a: ‘a valutare l’istituzione, in collaborazione con i Paesi membri dell’Unione europea, di appositi presidi nei Paesi dai quali partono i maggiori flussi migratori, che siano in grado di effettuare una valutazione preventiva delle possibilità dei soggetti migranti di ottenere lo status di rifugiato nell’ambito dell’Unione europea e che possano fornire informazioni circa i rischi connessi ai cosiddetti viaggi della speranza’. Il danno fatto all’Italia dal PD è incalcolabile, la brutta figura collezionata fa male a tutti gli italiani. Gentiloni ne tragga le conseguenze”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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“Sulla questione Fincantieri rischia di saltare l’Europa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 luglio 2017

renato-brunetta“Rischiano di saltare le regole europee. Da sempre i governi hanno difeso i loro campioni nazionali, ma una violenza, un fallo come questo della Francia non si era mai visto”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ai microfoni di RaiNews24. “Non credo che servano falli di reazione, ma deve esserci l’arbitro che interviene e fischia il rigore o la punizione. Se l’Europa non lo farà, se la Commissione Ue non lo farà, se Juncker non lo farà, allora ognuno è libero di reagire, e quindi anche di fare falli di reazione”.

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Fincantieri: Serracchiani, ultimatum francese su Stx non ha logica industriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 luglio 2017

fincantieri“L’ultimatum lanciato dalla Francia per un nuovo assetto alla pari nei cantieri di Stx è privo di logica industriale, anzi ha un sapore di tempi andati che stona con l’esigenza di una forte sinergia europea nella cantieristica”. Lo ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, commentando le parole del ministro francese dell’economia, Bruno le Maire, il quale ha dichiarato che “lo Stato francese eserciterà il suo diritto di prelazione” se l’Italia non accetterà l’offerta di un controllo paritario dell’azionariato.Per Serracchiani “costringere Fincantieri ad abbandonare Saint Nazaire non sarebbe un gran risultato nemmeno per la Francia, che minaccia di ricorrere all’antiquato strumento della nazionalizzazione per difendere il controllo di cantieri su cui aveva già ricevuto le più larghe garanzie”.“C’è da augurarsi che qui non siamo al preludio di un’Europa “à la carde”, nelle politiche industriali come in quelle estere. Anche perché l’epoca in cui Khol e Mitterrand si davano la mano e davano la linea a tutti – ha concluso Serracchiani – sono finiti per sempre”. (n.r. La Serracchiani fa la sua parte, ovviamente, ma non ci impedisce di ricordarle che da anni il mondo economico francese sta facendo shopping dei gioielli imprenditoriali e finanziari italiani e non va nemmeno dimenticato l’arrembaggio dei francesi a danno di Mediaset. Sorprendersi oggi su ciò che fa Macron è senza dubbio da ingenui. Se l’Europa è unita lo dobbiamo solo alla convenienza che ne traggono alcuni paesi quali la Francia e la Germania. A farne le spese ieri è stata la Grecia e oggi lo è ancora di più con l’Italia. La colpa è di una classe politica che ha la vista debole e il Pd ha le sue colpe con la regia Renziana, che si accontenta delle briciole raccattate dalla mensa dei soliti potentati internazionali, per non perdere la poltroncina di Palazzo Chigi.)

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Immigrazione: Renzi non è credibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

fabio_rampelli_daticamera“Vanno dati solidarietà e soccorso a chi fugge da guerre e persecuzioni, e anzi bisogna accelerare la burocrazia per queste persone. Tutti gli altri, il 90% del totale e quindi la stragrande maggioranza, devono essere respinti o, meglio, occorre impedire che partano dalle coste libiche attraverso l’istituzione di un blocco navale. Lo stesso neo presidente francese Macron ha detto che non si possono accogliere i migranti economici, non capisco perché l’Italia – Paese calamita per le rotte migratorie – faccia fatica a capire concetti elementari. Quello che oggi dice Renzi ha dell’incredibile. Parla come se non avesse governato mai e avesse scoperto ora il problema. A tutt’oggi 14 persone al giorno perdono la vita nel Mediterraneo. Se dopo tre anni dalla strage di Lampedusa i morti sono così alti significa che queste operazioni fintamente umanitarie non funzionano”.
È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli intervenendo a Sky pomeriggio.

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