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Posts Tagged ‘maggioranza’

Governo. Ciriani (FdI): oggi nata nuova maggioranza Pd-M5S-Leu per salvare Conte

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

“Oggi si è delineata una nuova maggioranza formata da Pd, M5S e Leu che ha impedito di calendarizzare la mozione di sfiducia al presidente Conte. Infatti, ci si è limitati soltanto a delle comunicazioni il cui esito prevedibile, dal punto di vista politico, è la sopravvivenza del governo Conte e, appunto, la nascita di una nuova maggioranza. Di fronte a questo accordo politico che secondo noi è scandaloso, Fratelli d’Italia ribadisce di essere pronta a votare anche domani la mozione di sfiducia presentata dalla Lega al governo Conte, perchè questa crisi deve esser risolta in tempi velocissimi per restituire subito la parola agli italiani”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, a margine dei lavori della capigruppo del Senato.

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Dirigenti scolastici, a rischio una presidenza su dieci se non passa un emendamento al decreto semplificazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

E’ stato proposto dall’opposizione per via della prossima udienza della Consulta prevista il 2 aprile sulla legittimità del corso concorso che ha immesso in ruolo 500 ddss. Risulta necessario sanare la posizione dei ricorrenti contro le procedure concorsuali del 2011 per diventare capo d’istituto, nell’interesse di risolvere il contenzioso pendente presso il giudice delle leggi. L’unico modo per tutelare le immissioni in ruolo dei presidi assunti non è certo quello di pensare una nuova procedura riservata, magari con accesso diretto all’orale. A questo punto, rimane sempre più in bilico la posizione dei 500 nuovi dirigenti assunti a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 499 del 20 luglio 2015. Marcello Pacifico (Anief-Udir): In questo modo si va a ledere l’uguaglianza di trattamento e si va a complicare ancora di più il già alto numero di istituti senza dirigente scolastico e assegnati in reggenza. Se si vuole evitare il rischio della bocciatura dalla Consulta, l’unica soluzione da attuare rimane l’approvazione degli emendamenti presentati dell’opposizione.
Il Parlamento potrebbe risolvere l’annosa vicenda dei ricorrenti al Concorso 2011 per Dirigente Scolastico, estendendo la procedura riservata, e facendo cadere le differenze di trattamento sancite dalla norma sotto scrutinio: i commi da 87 a 90, che hanno previsto la possibilità solo per alcune categorie di concorrenti delle procedure concorsuali 2004, 2006 e 2011, di partecipare a una procedura riservata. Si chiede, quindi, di non adottare decisioni pilastesche che possano compromettere pure l’assunzione di circa 500 nuovi dirigenti, disposta a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 499 del 20 luglio 2015.Quella strada, decisa durante la precedente legislatura, ha infatti portato ad una palese disparità di trattamento nei confronti dei ricorrenti al bando del 2011 consentendo l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici, previa procedura riservata, ai soli ricorrenti delle procedure concorsuali 2004 e 2006 e ai quei candidati che pure avevano ottenuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio alla data di entrata in vigore della legge 107/2015.È possibilista Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e Udir: “Ci aspettiamo che a dirimere la questione, anziché le aule di giustizia, sia il Parlamento, attraverso l’indizione di una soluzione di accesso ai corsi formativi analoga a quella già approvata per rispettare il principio di uguaglianza e salvaguardare realmente la posizione dei presidi già assunti. A questo punto, appare opportuno più che mai approvare gli emendamenti (10.4, 10.10, 10.11, 10.12), come già ribadito, presentati dai senatori dell’opposizione (Forza Italia, Liberi e Uguali, Fratelli d’Italia) Luigi Vitali, Roberto Berardi, Dario Damiani, Alessandrina Lonardo, Loredana De Petris, Vasco Errani, Pietro Grasso, Francesco Laforgia: la loro azione è atta a tutelare la nomina in ruolo dei 500 dirigenti scolastici che hanno superato l’iter concorsuale riservato di cui alla legge 107/2015 e la partecipazione di tutti gli altri ricorrenti avverso il bando del 2011 che si sono rivolti alla Consulta. La soluzione, che metterebbe un freno al potenziale contenzioso, passa per l’approvazione dell’emendamento che ripristinerebbe la giustizia prima del pronunciamento della Consulta tra qualche mese.

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Scuola ancora una volta la maggioranza sbaglia sui docenti precari

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

Un emendamento dei relatori al decreto Semplificazioni, invece di riaprire le GaE agli insegnanti abilitati esclusi dalla Buona Scuola e dai concorsi riservati o permettere l’aggiornamento delle stesse graduatorie provinciali, in modo da consentire il cambio di provincia e l’assunzione di quelli già inseriti, prevede un’ulteriore proroga, ipotecando di nuovo migliaia di cattedre deserte per le convocazioni delle immissioni in ruolo del prossimo anno scolastico. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Altro che semplificazione, così si complica e in maniera irreversibile il cancro del precariato nella scuola per l’incapacità della politica di adottare le soluzioni adeguate. Perché non bisogna dimenticare che i docenti abilitati su disciplina e specializzati per il sostegno ci sono, ma rimangono ‘congelati’ nelle graduatorie d’istituto.

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Prescrizione: il pomo della discordia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 novembre 2018

“Fratelli d’Italia in commissioni Affari costituzionali e in commissione Giustizia riunite per discutere il DDL anti corruzione ha chiesto che la maggioranza si esprima subito sull’ammissibilità dell’emendamento sulla prescrizione prima ritirato e poi ripresentato di fatto identico”. Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli e Ylenja Lucaselli.
“Altrimenti – aggiungono i deputati di FDI – è necessario prendere atto che non ci saranno i tempi necessari per portare il provvedimento in Aula la prossima settimana. Se M5S e Lega non stanno trovando un accordo crediamo sia più dignitoso rimandare il DDL a data da destinarsi piuttosto che andare avanti con trucchetti indecenti come quello di ritirare l’emendamento e ripresentarlo cambiando solo il titolo”.

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Il governo siciliano senza maggioranza

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

di Giancarlo Cancelleri. Durante l’aula di qualche giorno fa, in Assemblea Regionale, il governo siciliano è andato sotto nella votazione del documento di economia e finanza regionale. Il documento è stato bocciato. Musumeci ha fatto un intervento bruttissimo in aula, se l’è presa con le opposizioni, ci ha richiamati al nostro senso di responsabilità, ci ha quasi fatto una paternale raccontandoci che quando lui faceva opposizione aveva teso la mano al governo Crocetta. Ha fatto un discorso talmente aspro e acido nei confronti dell’opposizione che è impossibile pensare di potergli dare una mano. Noi non avremmo voluto in nessun modo venire meno all’impegno preso con i cittadini siciliani però, di fatto, il problema è uno: questo documento di economia e finanza raccontava di una Sicilia triste, senza nessuna prospettiva.Abbiamo chiesto in questi giorni, diversamente da quello che avete letto sui giornali riguardo ad una nostra “apertura”, un confronto serio perché Musumeci prendesse atto del fatto che non ha più una maggioranza , una maggioranza che si è sgretolata, si è sciolta come burro su una padella.
Musumeci doveva aprire alle opposizioni (aprire non significa spartirsi le poltrone o darci la possibilità di inserire qualche nostro emendamento per farci contenti). Qui c’è in ballo la Sicilia, il futuro dei Siciliani. Musumeci non può venirci a raccontare che vuol fare delle grandi riforme mentre gli agricoltori del Ragusano stanno occupando i consigli comunali perché le loro merci non si vendono più a causa dei prodotti provenienti dall’estero che stanno falsando il mercato Siciliano. Lui non ci deve parlare di grandi riforme quando non sta pensando ai lavoratori, agli ultimi, alle persone che in questo momento sono in difficoltà, alle famiglie, alle strade, quando non sta pensando al rilancio delle imprese e dello sviluppo della nostra terra; quando non sta pensando ai giovani, quando insomma non sta pensando a noi, a noi tutti cittadini Siciliani.E allora non mi si può chiedere di votare un documento che racconta solo delle sue velleità, quelle che sono le sue aspettative e le sue prospettive o per mantenere qualche accordo fatto in campagna elettorale con qualcuno che poi gli ha portato voti. Questa cosa per noi è irricevibile e lo abbiamo detto chiaramente: l’apertura che noi in questi giorni abbiamo cercato di avere col governo mirava ad avere un presidente della regione che si presentasse conscio del fatto di non avere più una maggioranza, che si presentasse con un foglio bianco e che chiedesse al parlamento, davanti alle telecamere e in maniera pubblica, di scrivere un documento finanziario tutti insieme mettendo le priorità della Sicilia e tutte quelle cose che oggi servono ai cittadini Siciliani.
Questa cosa non è avvenuta. Si è presentato con un documento scritto da lui e in qualche modo già bello e confezionato, dicendo: “lo potete modificare come volete”. Ma noi non siamo in un suq arabo dove ci riuniamo in una stanza al chiuso e lontano dai vostri occhi per cominciare a scrivere norme che potrebbero piacere a me o ad un altro deputato regionale. Questa cosa non è nella nostra logica, non è trasparente né tanto meno democratica.
E allora abbiamo rifiutato. Muro contro muro ancora una volta.
Abbiamo bocciato il documento di economia e finanza. Andrà redatto nuovamente, stavolta anche noi ci metteremo mano insieme agli altri gruppi d’opposizione e cercheremo di stilare un documento che possa rappresentare in qualche modo quelli che sono i bisogni della nostra terra.
Il nodo però resta uno: abbiamo appena iniziato questa legislatura e già ci sono questi chiari di luna, già ci sono queste difficoltà da parte del governo.
Io ricordo ancora che durante la campagna elettorale, e ricordatelo anche voi perchè la memoria fa di noi un popolo attento, che Musumeci dichiarò che qualora non ci fossero più state le condizioni per andare avanti si sarebbe dimesso e avrebbe nuovamente rimesso tutto in mano ai cittadini.Le condizioni sono venute meno, non ci sono più. Ormai da più di un mese e mezzo circa il parlamento è bloccato in una situazione di stallo.
Noi eravamo tutti presenti (20 portavoce del M5S). Anche gli altri gruppi d’opposizione però erano presenti mentre a loro è mancato qualcuno e alla fine la votazione si è conclusa con 32 voti favorevoli e 32 voti contrari e il documento non è stato approvato.
E allora se davvero Musumeci ha a cuore le sorti della Sicilia deve fare quello che noi gli abbiamo detto, deve fare quello che la nostra capogruppo Valentina Zafarana ha suggerito: scriva una finanziaria che dia soldi ai comuni perché in questo momento i sindaci sono con l’acqua alla gola, così potranno dare i giusti servizi ai cittadini che vivono in quelle comunità. Faccia una legge che finalmente stanzi dei fondi per i disabili gravi e gravissimi della Sicilia e qualche altra norma che possa mettere a posto i conti e dare ossigeno alla nostra terra, dopodiché in parlamento formuleremo tutti insieme (perché le regole si stabiliscono insieme) una legge elettorale che darà finalmente la possibilità di avere una maggioranza per poi andare a votare entro l’anno.Questa è la proposta che stiamo portando avanti come MoVimento, l’unica alternativa sono le sue dimissioni, perché – è evidente – non ci sono più le condizioni per rimanere.Io sono molto rammaricato, non sono contento, perché se qualcosa va male va male per la mia terra, per la mia gente e questa cosa non mi è mai piaciuta. Non sarò mai contento del fatto che la mia gente subisca un danno, non mi metterò certo a gioire, però è chiaro che non ci sono più le condizioni per governare. Un governo che è ormai sfilacciato, il secondo assessore dimissionario in 4 mesi, una maggioranza che non esiste più. Lo dicevamo anche in campagna elettorale: ci troviamo davanti a un gruppo polemico e rissoso che si è consolidato non attorno ad un programma ma col solo scopo di non far vincere il m5s.E allora il loro non era un programma di governo ma di spartizione delle poltrone, e su questi presupposti non si costruisce un futuro e non si da ai cittadini siciliani l’opportunità di poter mettere qualcosa dentro la pentola.
Oggi vedo un parlamento che parla ancora di cose che non hanno né testa né coda mentre io incontro cittadini per strada che mi chiedono pane, prospettive, futuro, mi chiedono la possibilità di far tornare i loro figli che dopo tantissimi sacrifici si sono laureati per poi andare all’estero a trovare un lavoro.Io vorrei una Sicilia che rinasca, ma per rinascere dobbiamo iniziare a programmare qualcosa di importante in cui dobbiamo iniziare a mettere, una dopo l’altra, tutte quelle riforme importanti che devono essere fatte da un parlamento solido, un parlamento che deve avere i numeri e da una forza politica che deve essere credibile e deve poter governare; ma oggi, tutto questo, all’interno del parlamento il centrodestra non ce l’ha, non è credibile, non ha una maggioranza ma soprattutto non ha neanche una prospettiva per poter portare avanti quelle che sono le riforme che servono alla nostra terra.Io vi continuerò ad aggiornare, vi ringrazio perchè ci seguita in tanti e numerosi.A Musumeci dico solo una cosa: smetti di chiedere responsabilità a chi sta all’opposizione e comincia a chiedere responsabilità a te stesso e soprattutto alle persone che hanno vinto con te le elezioni perché noi quei voti li rispettiamo, tu però devi rispettare i nostri e rispettare il nostro ruolo all’interno dell’assemblea regionale quindi non permetterti mai più di farci la paternale, perché noi non l’accettiamo. Devi bacchettare te stesso e il tuo governo immobile da cento giorni, il governo del nulla. Devi bacchettare questa maggioranza che invece di delineare un percorso nuovo per la sicilia si è arroccata perché vuole da te qualcosa in cambio. E questa cosa, purtroppo, è l’inizio della fine. Viva la Sicilia. (fonte: il blog delle stelle)

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Dal sistema democratico al regime della maggioranza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

camera deputatiMentre il vicino oriente continua a generare venti di guerra, l’Italia si incammina decisamente verso l’alterazione del sistema democratico in una regime individualistico a tutela e difesa del leader tanto dei suoi interessi privati che dei suoi presunti reati. Ma siamo sicuri di poter parlare ancora con il linguaggio della vera democrazia? La distorsione culturale della democrazia è la dittatura della maggioranza, quella che solo pochi decenni addietro si chiamava “regime”, che esclude ogni forma di dialettica interna ad ogni società civile e scaturisce, inevitabilmente, in una frattura insanabile tra governanti e popolo governato; è l’esaltazione della iniqua legge del più forte che impone le sue scelte. La prova che un sistema, inizialmente, democratico vira verso il regime della maggioranza è data dal ricorso al “voto di fiducia” che il leader di una maggioranza pone su un libero esercizio di voto, per garantirsi che la maggioranza precostituita obbedisca agli ordini impartiti. Praticamente l’obbligo, per i rappresentanti del popolo, di tacitare la propria coscienza e mettere il cervello all’ammasso. Il voto di fiducia stronca sul nascere qualsiasi velleità di autonoma capacità di giudizio, di critica, di dibattito, è la negazione stessa della democrazia. Quando il ricorso a questo strumento diventa sistema di governo, significa che il concetto stesso di democrazia è giunto al fondo del barile. Non contano più nulla i principi dell’etica politica, contano solamente le decisioni di quel leader, peraltro senza alcuna autorevolezza, che impone le sue scelte, solo con l’autorità del potere, non consentendo nessun diritto di critica o di replica o di libero esercizio della coscienza. La dispersione del sistema democratico e la sua trasformazione in regime della maggioranza, si materializza in eventi che non tengono in nessun conto gli interessi di quel popolo che ha legittimato quella maggioranza. Non c’è nessuna differenza tra il regime della maggioranza che decide unilateralmente di aggredire un Paese con un proditorio attacco bellico in una guerra preventiva, e quello che impone scelte di governo che trascurano gli interessi del popolo, ma non quelli del leader. La differenza sta nella conta dei morti, ma nella sostanza i due comportamenti sono sovrapponibili, essendo entrambi frutto dell’arrogante uso del potere sostenuto da una occasionale e temporanea maggioranza. E’ la quotidiana tragedia alla quale stiamo assistendo: lo scontro di vertice provocato da interessi che nulla hanno a che vedere con il benessere dei popoli, che si tramuta in forme aggressive di belligeranza o di personale tornaconto. Questa costante, dove il più forte vuole imporre la sua legge e il suo tipo di ordine, genera la tragedia della guerra, così come genera una medesima tragedia la scelta economica tornacontista che non tiene in considerazione gli interessi della collettività e soffoca anche la parvenza della dissidenza invocando il voto di fiducia. I “sordomuti” della politica, gli eletti dal popolo che non sanno imporre il diritto di critica, quelli che la dialettica spicciola popolare chiama “i peones”, avallano, con il silenzio, le scelte dei capi, salvando così il proprio diritto a un posto a tavola, dove vengono blanditi con i resti di un lauto pranzo e con gli avanzi del bottino, premio di fedeltà per avere tradito la propria Coscienza e con essa il mandato ricevuto. Tutto ciò genera un vincitore e un vinto; al centro, indistintamente confuso tra vincitori e vinti, sta il popolo sovrano, che sovrano non è più perché non chiamato a dirimere le controversie ed evitare gli abusi con libere elezioni; emergono solo le vittime di una tale dispersione democratica, incolpevoli soggetti sacrificali della logica del non-essere e del volere apparire. (Rosario Amico Roxas)

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Governo: la maggioranza non c’è più

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 luglio 2017

Palazzo chigi1“Ormai i numeri parlano chiaro: la maggioranza in Consiglio Regionale non c’è più. Lo si è visto plasticamente venerdì sera in Aula, con il centrosinistra incapace di far passare la sua legge elettorale”. Lo dichiara Sandra Savino, parlamentare e coordinatrice regionale di Forza Italia FVG. “E non vengano ora – prosegue la Savino – i vari assessori e la stessa Presidente Serracchiani a farci la morale a proposito di una collaborazione che loro nei confronti nell’opposizione non hanno mai avuto, dimostrando anzi arroganza e prepotenza, come nel caso dei sindaci rimasti fuori dalle Unioni portati in tribunale. Con quale faccia tosta pretendono che diventiamo la loro stampella?” “La nostra posizione – aggiunge l’esponente forzista – sulle questioni riguardanti le regole del gioco sono chiare e sono emerse in fase di discussione degli emendamenti. Se poi mancano i numeri per l’approvazione finale del testo, non vengano a lamentarsi con noi. Pretendere un nostro soccorso è offensivo nei confronti dei nostri consiglieri e dei nostri elettori”. “Se fino a qualche mese fa la maggioranza sembrava addormentata, oggi è letteralmente in preda alle convulsioni, con scatti d’ira, patetici psicodrammi e fughe senza logica alla ricerca inutile di una via d’uscita dai vicoli ciechi in cui di volta in volta di infila”, conclude Sandra Savino.

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Banche: Caos maggioranza

Posted by fidest press agency su domenica, 9 luglio 2017

BANCA

“Caos maggioranza sul decreto per il salvataggio delle banche venete. Nella mattinata di ieri, infatti, il relatore e il governo avevano presentato, in Commissione Finanze a Montecitorio, propri articoli aggiuntivi, i quali erano stati trasmessi ai gruppi parlamentari affinché potessero svolgere su di essi la propria attività subemendativa. Successivamente, dopo poche ore dalla presentazione, il governo ha ritirato la propria proposta emendativa, dopo aver di fatto strozzato il normale dibattito sul merito del provvedimento. Un comportamento assolutamente inqualificabile”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Tra l’altro l’emendamento (poi ritirato) del governo, sostituendo gli articoli 2, 4 e 5, riscriveva sostanzialmente il testo del decreto legge, in spregio delle prassi e delle norme che regolano l’attività emendativa delle Commissioni in sede referente, con l’effetto di far decadere tutti gli emendamenti presentati dai gruppi. In tutto ciò, nel pomeriggio di ieri, la Commissione Finanze ha comunque conferito mandato al relatore senza concludere l’esame degli emendamenti, e senza approvare l’emendamento del relatore sulle misure di ristoro ai risparmiatori.Il provvedimento arriverà dunque all’esame dell’Aula di Montecitorio lunedì. Ma è già chiaro come sia solo un passaggio formale per l’immediato ritorno in Commissione, per chiudere le questioni in sospeso (che evidentemente nel fine settimana l’esecutivo dovrà chiarire, in primis con Intesa), e poi tornare in Aula, dove, a quanto si apprende in queste ore, sarà posta l’ennesima questione di fiducia.Una situazione assurda e inammissibile su un provvedimento chiave per il sistema bancario ed economico del nostro Paese. Padoan in confusione mentale, il Mef alla frutta, la maggioranza in preda a una crisi di nervi. Il tutto con il Parlamento trattato a uso e consumo degli affari del governo, che fa e disfa come meglio crede, senza alcun rispetto per le istituzioni né serietà nei confronti dei cittadini italiani”, conclude Brunetta.

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Periferie romane: Manca una visione strategica della maggioranza

Posted by fidest press agency su sabato, 6 Mag 2017

campidoglio“Ho espresso il mio voto favorevole alla delibera approvata in Aula sul recupero urbanistico della zona “O” di Ponte Linari- Campo Romano, anche se la considero un atto dovuto dell’Amministrazione”. Così la capogruppo della Lista Civica #RomaTornaRoma, Svetlana Celli. “Sulle zone O, nate come abusive e poi sanate e regolarizzate dall’Amministrazione negli ultimi 40 anni, c’è un ritardo clamoroso oggi nell’approvazione dei Piani, che scadono ogni dieci anni. L’unico piano riapprovato, infatti, tra quelli già scaduti, è quello dell’Infernetto nel 2013. Un intero settore dell’Urbanistica, quindi, che si occupa appunto dei Piani O, è praticamente fermo. I cambi di assessori in questi mesi e lo smembramento del dipartimento alle Periferie, ma soprattutto la mancanza di una visione strategica, rende la parola “Periferia” una scatola vuota oggi a Roma. Come dimostrano i numerosi temi ancora disattesi dal Campidoglio sui condoni edilizi, le opere a scomputo, gli articoli 11, i Print, la riadozione dei Piani O, i Toponimi, i Piani di Zona”.

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Governo e maggioranza sordi rispetto alle richieste della Scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

ministero pubblica istruzioneGli emendamenti presentati dal sindacato e dall’opposizione, riportanti la “voce” di chi vive negli istituti scolastici tutti i giorni e ne conosce i problemi, non trovano il consenso della Commissione Bilancio della Camera: bocciate le modifiche su un nuovo piano di assunzioni straordinario e sul rifinanziamento del fondo nazionale per i ricorsi legati ai contratti dei docenti. Sembra che il premier Renzi abbia imposto un diktat: congelare per due settimane qualsiasi decisione su leggi delega alla L. 107/15 e sugli emendamenti alla Legge di Stabilità. Se ne riparla dal 5 dicembre. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il Governo preferisce porsi a muso duro contro centinaia di migliaia di docenti e Ata: non comprende che, così facendo, volta le spalle ad oltre 600mila dipendenti della scuola che scioperano, come è accaduto un anno e mezzo fa, ignorando anche lo sciopero indetto dal sindacato il 14 novembre. L’esecutivo rifiuta, poi, l’esito delle tante sentenze che giungono da tribunali in merito all’assunzione dei precari che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio, continuando a rimanere sordo alle indicazioni dell’Europa sulla piena parità di trattamento tra precari e docenti di ruolo, anche per il conferimento degli scatti di anzianità professionale con il pieno riconoscimento del periodo pre-ruolo, ribadito di recente dalla Cassazione. Allo stesso modo, si continua ad ignorare l’esclusione illegittima dei docenti abilitati dalle GaE, a partire dai diplomati magistrale; per non parlare dell’esclusione illegittima dal Concorso a cattedra. È inevitabile che l’imminente referendum rischi di diventare il luogo e lo strumento più immediato per sfogare il proprio malcontento contro lo stesso Governo che sta proponendo un provvedimento di riforma della Costituzione ma che, comunque, lascia la scuola nell’immobilismo, costringendo il personale a rivolgersi ancora una volta al giudice.

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Riforme e maggioranza incostituzionale

Posted by fidest press agency su sabato, 30 luglio 2016

montecitorio

“La legge elettorale con la quale è stato eletto questo Parlamento ha avuto un piccolo problema con la Corte costituzionale, ai primi di gennaio del 2014: la Consulta ha sancito l’incostituzionalità del premio di maggioranza del Porcellum. Il che vuol dire che il Parlamento – questo Parlamento, soprattutto per i 130-140 deputati che ha avuto la sinistra e in particolar modo il Pd grazie proprio al premio di maggioranza – è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionali”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ai microfoni di “Radio Anch’io”, su Radio Uno.“Mi sembra un po’ strano che un Parlamento così delegittimato e una maggioranza così delegittimata dalla sentenza della Corte cambi un terzo degli articoli della Costituzione da sola, senza nessuna altra forza, mettendo fiducie notturne, come ha fatto Renzi per approvare la riforma costituzionale, e magari con l’aiutino di 50 senatori, comprati politicamente al Senato, che erano stati eletti nel fronte avversario.Una riforma così può essere approvata con una tale violenza, con una tale pochezza di basi elettorali? Ma proprio per questo c’è il referendum che i nostri padri costituenti hanno previsto dentro l’articolo 138 della Costituzione, perché ci vuole comunque il parere del popolo che voti ‘sì’ o ‘no’, soprattutto in una situazione come l’attuale dove si è forzata la Costituzione”, ha aggiunto Brunetta.

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Uriach acquisisce la maggioranza delle azioni di Laborest

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

Barcellona. La società farmaceutica Uriach ha concluso l’acquisizione della maggioranza di azioni della società italiana Laborest, specializzata nella commercializzazione di integratori alimentari. L’operazione fa parte del piano strategico 2013-2017 di Uriach, che prevede la crescita sull’azienda attraverso acquisizioni e l’espansione internazionale. Per motivi di riservatezza, i termini economici dell’acquisizione non verranno diffusi.
Laborest, con un fatturato annuo di circa 25 milioni di euro e una forza lavoro di 180 collaboratori tra dipendenti e agenti, è leader in Italia nel mercato degli integratori alimentari. Con una forte attenzione nei confronti dell’innovazione, negli ultimi anni Laborest ha lanciato sul mercato numerosi prodotti in diversi ambiti terapeutici che hanno incontrato la fiducia della classe Medica; attraverso la continua ricerca scientifica e la massima qualità certificata (ISO 9001 – ISO 22000) dei suoi prodotti, Laborest si è distinta nel panorama italiano del settore.I modelli di business di Uriach e Laborest sono molto diversi e complementari: la prima azienda è più mirata al consumatore e al canale farmacia, sia per quanto riguarda la linea di prodotti che l’attività di promozione; la seconda invece si affida maggiormente agli informatori scientifici per promuovere i propri prodotti direttamente ai medici. Questa operazione consentirà a Uriach di creare e sfruttare importanti sinergie, condividendo prodotti e modelli di business per essere presenti in maniera più completa in entrambi i mercati, italiano e spagnolo.
L’acquisizione di Laborest è importante non solo perché consente a Uriach di fare passi avanti in termini di crescita del fatturato, ma anche di ampliare il proprio portfolio ed espandersi a livello internazionale. Uriach, già presente in oltre 70 paesi, attraverso questa acquisizione riesce così a ottenere una presenza diretta in Italia, paese cruciale per la strategia di espansione della casa farmaceutica.
Da maggio sono anche iniziate le prime operazioni commerciali in Portogallo per il potenziamento dei marchi d’integratori alimentari Innovage Aquileia.Con questa operazione, Uriach consolida la propria posizione di leader del mercato in Europa nel settore Consumer Health, e in particolare degli integratori alimentari.Di fatto, Uriach vanta un ampio portfolio di prodotti innovativi e di altissima qualità, che vengono venduti attraverso il canale farmacia, tramite promozione del medico o vendita diretta al consumatore.
Gli integratori alimentari (chiamati a livello internazionale Food Supplement) si basano su estratti e principi attivi naturali. Si tratta di prodotti a base scientifica, di alta qualità ed efficacia, basati su una concentrazione di estratti naturali (o altre sostanze quali minerali o vitamine) con effetti sull’organismo. Gli integratori possono essere sotto forma di compresse, capsule, liquidi, ecc. In tutto il mondo si registra una crescita di questo settore di mercato, decisamente più forte rispetto a quella dei prodotti farmaceutici tradizionali. Infatti, il consumatore preferisce ampiamente prevenire e utilizzare trattamenti naturali alternativi e altrettanto efficaci, ma senza effetti collaterali.

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Sec acquisisce la maggioranza della spagnola Ach

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 Mag 2014

madridSec Relazioni Pubbliche e Istituzionali, l’agenzia di comunicazione fondata nel 1989 da Fiorenzo Tagliabue, ha sottoscritto un accordo per l’acquisizione del 70% del capitale sociale di Ach & Consejeros de relaciones pùblicas, società indipendente con sede a Madrid. Advisor dell’operazione lo studio Triberti, Colombo & Associati di Milano.
Fondata nel 1984 da Antonio Hernando Pinilla, Ach è una delle realtà di riferimento sul mercato spagnolo delle relazioni pubbliche (1,3 milioni euro di fatturato nel 2013) ed ha le sue principali aree di business nella comunicazione corporate e public affairs.
Grazie a questa acquisizione, Sec (più di 13 milioni di euro di fatturato nel consolidato 2013 e oltre 150 professionisti tra la sede principale di Milano e le sedi di Udine, Treviso, Torino, Parma, Roma, Bari e Messina) fa un ulteriore passo in Europa, dove gi&#224 ; detiene la maggioranza di Cambre Sa, società con sede a Bruxelles specializzata in attività di lobbying e public affairs.
A seguito dell’accordo, Fiorenzo Tagliabue assume la carica di presidente di Ach & Consejeros de relaciones pùblicas. Antonio Hernando Pinilla (che ha mantenuto una quota del 20%) resta nel Cda della società così come Vicente Beneyto (socio al 10%), che viene confermato amministratore delegato. Per Sec entra in consiglio anche Maurizio Maione, responsabile della sede di Roma del gruppo.

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Crisi. Unimpresa, in cinque anni quasi 60 miliardi di tasse in più

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2013

Quasi 60 miliardi di euro di tasse in più in cinque anni. Le entrate tributarie nel nostro Paese correranno molto più del pil e aumenteranno, complessivamente, tra il 2013 e il 2017, di 58,6 miliardi. Il gettito raggiungerà quota 472,3 miliardi alla fine di quest’anno e crescerà costantemente negli anni successivi fino a raggiungere i 530,8 miliardi del 2017. Questi i dati principali di un’analisi del Centro studi Unimpresa. Il rapporto dell’associazione, che ha preso in esame la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvata il 20 settembre dal consiglio dei ministri, rivela che il peso del fisco è destinato a salire molto più velocemente rispetto all’andamento del prodotto interno lordo.
Rispetto al 2012, alla fine di quest’anno lo Stato incasserà 149 milioni in più da imprese e famiglie che assicureranno un gettito di 472,3 miliardi di euro. In termini percentuali si tratta di un incremento lieve, lo 0,03% in più, ma che va nella direzione opposta rispetto all’andamento dell’economia, prevista in calo dell’1,7% secondo il Def approvato dal Governo. Una doppia velocità che si registra costantemente anche nelle previsioni degli anni successivi. Il gettito tributario nel 2014 arriverà a 487,4 miliardi in aumento di 15,2 miliardi rispetto a quest’anno: tasse in crescita del 3,3%, mentre il pil dovrebbe salire solo dell’1%. Nel 2015 lo Stato incasserà 501,8 miliardi di euro con un incremento di 14,4 miliardi sull’anno precedente: in termini percentuali la crescita delle imposte è pari al 2,96% che va raffrontata con l’1,7% della crescita economica. Nel 2016 la situazione &egra ve; sostanzialmente identica: grazie a un incremento di 13,7 miliardi sul 2015, il gettito tributario arriverà a 515,6 miliardi in aumento del 2,75% e col pil in crescita dell’1,8%. Chiude il conto il 2017, quando le tasse versate da aziende e cittadini nelle casse dello Stato saranno pari a 530,8 miliardi in aumento di 15,1 miliardi sull’anno precedente: vale a dire +2,94% e pil più lento all’1,9%. Nel quinquennio 2013-2017 le tasse pagate dai contribuenti in Italia arriverebbe a toccare 2.508,1 miliardi di euro.”I dati dimostrano che il dibattito sulle tasse è solo propaganda. Nelle scorse settimane, abbiamo ascoltato esponenti della maggioranza e del Governo avanzare ipotesi di abbattimento del cuneo fiscale, ma il peso delle tasse è destinato a salire e le misure varate in questi ultimi mesi non hanno fatto altro che incrementare il carico sulle famiglie e imprese. Ci sentiamo presi in giro, come imprenditori e come cittadini” afferma il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

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Editoriale: Il crac del sistema Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2011

Statue of Metastasio in Rome, Piazza della Chi...

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Editoriale Fidest.Oggi con il voto di fiducia alla Camera del governo Monti si chiude un ciclo della storia politica italiana, e non è certo esaltante. La situazione è degenerata dopo le elezioni politiche del 2008 allorché con una maggioranza senza precedenti il Pdl entra nel Parlamento italiano e si pensa possa mettere mano alle grandi riforme strutturali che da anni il paese attende. Pia illusione. Nel giro di tre anni la solita mielina: promesse, ripromesse, ricerca affannosa di pretesti, di intrighi di palazzo e alla fine il 14 dicembre del 2010 la grande maggioranza berlusconiana si sfalda e solo il soccorso di un piccolo gruppo di transfughi la salva dal tracollo. Siamo, tuttavia, alla fine ma per convincersi dell’inevitabile il presidente del consiglio ci mette dieci mesi. Incominciano a colpire duro i processi che lo attendono, le manovre economiche sono sottoposte a continui rinvii e ad interventi parziali, subentrano i mercati con lo spread che va alle stelle, ci mette lo zampino la comunità Europea e i sorrisetti ironici di capi di Stato e ancora Mediaset che perde in borsa. E ora che il parlamento, nella sua quasi totalità, ha gettato la spugna ci accorgiamo di quanto siamo scesi in basso: non riesce ad esprimere un governo politico, deve ricorrere ai tecnici. Non si chiede lo scioglimento delle camere per andare a votare, come sarebbe naturale, per le solite resistenze corporative. Ora gli stessi deputati “osano criticare” quella manovra inducendo Monti ad un rimbrotto: “non dimenticate signori parlamentari che noi tecnici siamo qui perché voi siete stati incapaci di fare il vostro mestiere”. Chiunque sarebbe sprofondato dalla vergogna ma non gli intrepidi politici che hanno dato alla pelle il color del bronzo. E così si vota la fiducia ma non senza negarne la paternità come se l’atto fosse un figlio di nessuno. E ora ci si mette anche il presidente della Repubblica asserendo che il momento è grave tanto che pure i poveri devono dare il loro apporto come se il tributo chiesto ai poveri valga quanto quello dei ricchi. Dimentica che c’è chi si priva del necessario per dare a chi non si priva del superfluo. Come dire chiosando i versi del Metastasio: Non è ver che sia la morte il peggior di tutti i mali… (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Berlusconi: come volevasi dimostrare

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2011

Silvio Berlusconi in a meeting

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Due giorni fa, e l’ho scritto in un mio editoriale, ho ampiamente previsto l’esisto scontato del voto di fiducia alla Camera per l’attuale governo e la sua leadership. I fatti oggi lo hanno dimostrato. Ma non ho doti precognitive. Ho semplicemente preso atto della realtà che segna una inevitabile spaccatura nel paese non tanto e non solo tra il parlamento e il cosiddetto “popolo sovrano” ma è trasversale a tutto e a tutti. Lo possiamo leggere nei sondaggi con il più grande spostamento di consensi non con un travaso di voti dal centro-destra al centro-sinistra ma tra gli scontenti che preferiscono andare sull’Aventino. E rappresentano, è bene ricordarlo, il 30% dell’elettorato nazionale. Ecco perché Berlusconi tentenna. Ecco perché si spinge a giocare sino in fondo la sua partita. Ai suoi ha detto che è da folli lasciare la strada vecchia per la nuova: si sa quel che si lascia ma non si sa ciò che si potrà trovare. E l’essere prigionieri di un destino politico senza vie d’uscita è l’atto più angoscioso per l’uomo che ne è il protagonista ma anche per il popolo che lo osserva alla finestra. E’ il dramma di una democrazia che sta vivendo il momento più critico della sua identità poichè non si esce dal pantano se non si stabilisce un nuovo sistema mondiale. A questo punto non è Berlusconi il nostro problema ma lo è il capitalismo così com’è concepito. Finchè non siamo in grado di prendere atto che esistono due diritti, legati indissolubilmente tra loro, e sono quelli della vita e del vivere non riusciremo ad andare da nessuna parte, Non basta garantire la vita se non sappiamo, allo stesso modo, assicurare ai nuovi venuti il rispetto per se stessi, e ciò significa avere un’assistenza, un lavoro, un tetto sotto cui ripararsi, la possibilità di alimentarsi, una vecchiaia serena e il libero accesso all’istruzione. E tutto questo di là dello status sociale dei nostri genitori e del paese che ci da i natali. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Idv e le contraddizioni degli altri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

“Nei giorni scorsi Italia dei Valori ha dimostrato di essere credibile comportandosi in modo coerente rispetto a un preciso impegno preso con gli elettori: riformare lo Stato abbattendo gli inutili costi della politica. IDV ha fortemente voluto l’abolizione delle province e finalmente il provvedimento è andato al voto in aula; c’era la possibilità di dare un segnale di cambiamento, c’era la possibilità di infliggere un duro colpo a questa traballante maggioranza.
Siamo riusciti ad evidenziare le contraddizioni di PDL e Lega che per anni hanno preso in giro gli Italiani con i loro spot “ruba voti” puntualmente disattesi nei fatti; abbiamo registrato con delusione l’astensione del Partito Democratico che con il suo voto “pilatesco” ha vanificato il nostro impegno. Pazienza! Noi continuiamo con rinnovata determinazione, consapevoli del nostro ruolo e dell’urgenza di dar vita a una vera alternativa di governo. Per questo prosegue la nostra battaglia parlamentare, per questo ci ritroveremo a Vasto i prossimi 16-17-18 settembre, per questo stiamo organizzando in ottobre gli Stati generali del partito che affineranno i punti del nostro programma, per questo a fine novembre ospiteremo il congresso ELDR per i quali siamo interlocutori seri e affidabili”. E’ quanto dichiara in un comunicato la segreteria dell’Idv.

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Crisi: Matteoli a D’alema

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

“Non si governa con le manovre di palazzo come piacerebbe a D’Alema ma con i voti dei cittadini”. Lo dichiara il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. “Non ci sono riusciti – aggiunge – con il giustizialismo, con i gossip, persino con l’attacco al patrimonio delle imprese di Berlusconi, ora D’Alema vorrebbe abbattere il premier e il governo facendo passare l’idea che la crisi finanziaria mondiale sia attribuibile a Berlusconi. D’Alema si è sbagliato in passato e si sbaglia anche ora. Governo e maggioranza hanno tenuto i conti in ordine e la manovra economica si muove ancora in questa direzione. L’approveremo – conclude – con o senza il consenso del Pd e della sinistra”.

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Il governo e la sua maggioranza

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2011

“La maggioranza prenda atto della sua inconsistenza. Ormai qualsiasi parola risulta persino superflua per commentare la bocciatura dell’art. 1 della legge comunitaria, definita per l’ennesima volta un “incidente” di percorso. Bossi, mal celando un certo imbarazzo, dà la colpa alla gente stanca che va al bar e coglie l’occasione per ribadire che la Lega porterà modifiche alla manovra domani in CDM, mentre continua a minacciare sfracelli sui rifiuti di Napoli. Come può una maggioranza così nevrotica continuare a governare il Paese? A farne le spese, purtroppo, sono solo gli italiani, che meriterebbero aria nuova e una rapida rottamazione di questo esecutivo”. Lo dichiara in una nota l’on. Roberto Menia, coordinatore nazionale di FLI.

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Le gambe del presidente del consiglio

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

Mi riferisco, sia chiaro, all’aspetto politico della persona. A quanti in Italia e altrove mi chiedono cosa mai hanno fatto gli italiani per ritrovarsi l’attuale Presidente del Consiglio io rispondo che lo è perchè si regge su due piedi. E alle perplessità dei miei interlocutori mi precipito ad affermare che non si tratta di trampoli ma di una taglia normale. Sono le gambe di chi ha avuto in dote un sex-appeal di comunicatore che per molti significa che “da quella bocca può dire di tutto perché chi lo ascolta la prende per oro colato. Ad aiutarlo, ovviamente, si aggiunge la circostanza che non ha contradditori. In effetti ne ha avuto uno: Romano Prodi ma ad eliminarlo ci hanno pensato bene i suoi compagni di cordata. E non una volta sola, bensì due. Ora si dice che queste due gambe stanno traballando: è l’età che avanza? E’ che, a forza di dire le stesse cose, la musica diventa sorda anche per orecchie che si accontentano di tutto. Resta, ovviamente, l’altra gamba e qui la cosa si fa più seria. Da 17 anni il nostro Presidente non fa che dire che dopo di lui è il diluvio, in senso politico, s’intende. E come non dargli ragione? Lui è stato capace non solo di avere una maggioranza parlamentare consistente ma è riuscito persino, sia pure perdendo qualche pezzo, a rimodellarsi una opposizione interna per i momenti di carestia. Così Casini, Fini e Rutelli e qualche eminenza grigia che veleggia nei dintorni rappresentano il suo asso nella manica per farvi ricorso nel momento in cui il “popolo sovrano” dovesse dargli forfè. E il centro sinistra? Continuano a discutere e punzecchiarsi in attesa di sfoderare gli spadoni per contendersi la leadership: e chi ci troviamo in prima fila? Bersani, Vendola, Di Pietro e ad un paio di incollature Amato, D’alema, Letta et similia. Ovvero politici stagionati e per lo più in area di decantazione. Oggi, se i recenti umori elettorali vogliono dire qualcosa, si vince con gli outsider. Lo insegnano Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli. Possibile che in un paese d’inventori, di artisti, di poeti, di scrittori, non si riesce a far sortire un personaggio nuovo, gagliardo e con gambe tutte sue che sa comunicare ma anche usare un linguaggio diverso, più aperto e più franco e con una buona dose di onestà intellettuale e di serietà professionale come lo è oggi un Mario Draghi che è salito ai vertici della Banca europea meritando la stima e la considerazione di tutti, avversari compresi. In un certo senso è un uomo nuovo. Ma quanti ce ne sono come lui e che non riescono ad emergere perché soffocati dai trampolieri di turno? Cerchiamoli e sosteniamoli perché dovremmo essere stufi degli imbonitori da strapazzo e da quella vena di rassegnazione e di cinismo che ci marchia a fuoco. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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