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Riflessioni di un ex magistrato e un ergastolano

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Cella dieci/ Luogo buio di paura/ senza orizzonte/ luogo senza luogo/ mondo all’incontrario/ luogo di follia/ senza cielo/ senza Dio/ luogo senza dove/ luogo senza me.
Leggendo alcune dichiarazioni dell’ex magistrato di “Mani pulite” Gherardo Colombo nella rivista di “Ristretti Orizzonti” (anno 20, numero 6, novembre 2018) ho pensato che sta portando più frutti alla legalità, come privato cittadino, adesso, di quando sbatteva solo le persone in cella.
– Penso che tutte le volte che ci debba essere il carcere, il carcere debba essere completamente diverso da quello che è oggi.Molti pensano che il carcere sia la medicina. Ciò non è vero, perché il carcere rappresenta piuttosto una malattia della società, la gabbia dell’odio e della rimozione sociale. In luoghi come questi non si migliora, ma si peggiora. Continuando a sentirci ripetere che siamo irrecuperabili, che siamo dei mostri, che siamo cattivi, alla fine ce ne convinciamo e cerchiamo di esserlo davvero. Nella maggioranza dei casi l’istituzione penitenziaria opera ai margini del diritto, in assenza di ogni controllo democratico, nell’arbitrio amministrativo e nell’indifferenza generale. Ma, forse, la cosa peggiore del carcere è che la tua vita dipende da altri che, continuamente, ti dicono cosa devi fare e quando e come devi farlo. Spesso, questi “altri” sono peggiori di te, e tu devi per forza sottostare ai loro capricci.
– L’unico studio serio che è stato fatto sulla recidiva nel campo delle sanzioni alternative dice che per chi usufruisce dell’affidamento in prova ai servizi sociali il risultato è (nei successivi sette anni dopo la scarcerazione) il 19% di recidivi, mentre chi esce dal carcere a fine pena dopo aver scontato tutta la pena dentro, torna in carcere 68 volte su 100.Una volta un mio amico albanese che tutti consideravano un po’ matto mi disse: “Se in carcere ragioni razionalmente sei rovinato. Fai come me, fai lo scemo ed anche se non sarai felice non vai nei guai”. Da quella volta, mi sono convinto che a volte i matti ragionano meglio dei normodotati. Il politico e giurista tedesco Gustav Radbruch ha scritto: «La ricetta di rendere sociale il soggetto antisociale, mettendolo in una situazione asociale, insegnandogli cioè a nuotare fuori dell’acqua, è fallito. Solo nella società si può educare alla società».Io sono dall’idea, come cittadino, che l’ergastolo ostativo confligga con la Costituzione. (…) Uno può benissimo non collaborare, quello che conta è che smette di essere pericoloso. (…) ai tempi del terrorismo si era fatta una legge sulla dissociazione che non richiedeva la collaborazione, richiedeva però di allontanarsi dalle organizzazioni terroristiche, è stato uno strumento estremamente positivo perché il terrorismo è finito anche grazie a questa legge.
Il Prof. Giuseppe Ferraro, Docente di Filosofia Università Federico II, Napoli anni fa mi scrisse:” Ho fatto così bene a venire nel carcere di Spoleto, mi trovo a ripeterlo, perché ho conosciuto uno splendido Carmelo. Uno che lotta per l’abolizione dell’ergastolo ostativo. Uno che agli altri, che lo sorvegliano, sembra dire cose sovversive, uno che dice ciò che è a chi non vede ciò che c’è. E lo dice con l’innocenza. È questo, Carmelo. Solo nell’innocenza, con innocenza, si possono dire certe cose, senza vergogna e paura, ancora come è per il bambino. Non si può togliere la vita lasciando un’esistenza sola e senza senso né sentimento. Un Paese misura il grado di sviluppo della propria democrazia dalle scuole e dalle carceri, quando le carceri siano più scuole e le scuole meno carceri. La pena deve essere un diritto, se sia condanna deve poter essere la condanna a capire e capirsi. L’ergastolo ostativo è ripugnante e indegno per una democrazia del diritto ad essere persone giuste.” Bisognerebbe che i ragazzi, tutti i ragazzi, ad una certa età passassero dal carcere, sarebbe assolutamente necessario secondo me, così come sarebbe necessario che ci passassero e ci passassero in modo serio anche gli adulti, tutti quanti, che ci passassero i magistrati, i magistrati che dovrebbero vedere quali sono le conseguenze delle loro decisioni.Un proverbio indiano dice: «Quando stai male e ti senti solo getta il tuo cuore lontano e corri a prenderlo». Peccato, peccato davvero che in carcere ci siano troppi muri e sbarre che ci impediscono di correre. Il carcere è una fabbrica di stupidità. E non migliora certo l’uomo. Il più delle volte lo rende scemo. In questi luoghi è anche difficile andare d’accordo con tutti. E non è certo come fuori che puoi andare da un’altra parte. L’unico modo per un detenuto di non sentirsi schiacciato dal carcere è quello di sentirsi libero interiormente; ma ci sono dei giorni in cui è proprio impossibile riuscirci. E la sofferenza, allora, diventa insostenibile. Il sociologo canadese Erving Goffman scriveva: «è molto diffusa fra gli internati la sensazione che il tempo passato nell’istituzione sia sprecato, inutile o derubato alla propria vita». Infatti, il tempo trascorso in carcere non ha tempo e fa sentire vecchi o giovani secondo i giorni. (Carmelo Musumeci) http://www.lavocedegliergastolani.it

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Libro: «Vincolo di sangue»

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2012

Roma, mercoledì 18 Aprile, h.18:00 Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, Libreria Arion, sala Forum. Gianluca Arrighi, mercoledì 18 Aprile, alle 18,00, presenterà “Vincolo di sangue”, il suo ultimo lavoro edito da Baldini Castoldi Dalai. Il palcoscenico per questa attesissima prima, sarà la sala Forum del Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, Libreria Arion, a Roma. Insieme all’autore interverranno l’alto magistrato e scrittore di fama Otello Lupacchini ed il Prof. Giovanni Ricciardi, celebre giallista capitolino.
“Vincolo di sangue”, in libreria dal 14 febbraio si è rivelato subito un successo proprio per la particolarità della storia narrata. Protagonista della true crime novel è infatti Rosalia Quartararo, la madre assassina che nel 1993 uccise la figlia e ne occultò il cadavere in un fiume della Bassa lodigiana. Il libro di Arrighi è un vero e proprio viaggio nella mente dell’assassina, ma è anche un percorso all’interno delle carceri italiane.
L’avvocato Gianluca Arrighi, al suo secondo romanzo, usa con una maestria da togliere il fiato tutti i registri narrativi e ci obbliga a fare i conti con la sofferenza di una donna che in vent’anni di reclusione è morta giorno dopo giorno schiacciata da strazianti sensi di colpa, ma che è tuttavia riuscita a trovare una speranza e una possibilità di redenzione in un luogo dove vige una legge primordiale e inviolabile: quella del vincolo di sangue.
Da quando, nel 1995, la Cassazione ha definitivamente confermato la sentenza di condanna, Rosalia Quartararo è diventata una delle 26 donne ergastolane d’Italia. Ma per lei la vita in prigione è (e continua ad essere) un vero inferno. La legge non scritta in vigore nelle carceri, da sempre, ritiene che alcuni delitti lascino un indelebile marchio di infamia e che, di conseguenza, i responsabili debbano espiare una doppia pena: quella irrogata dai giudici e quella inflitta dagli altri detenuti. Violenze, vessazioni, maltrattamenti.“Vincolo di sangue” si sta confermando come il fenomeno editoriale del 2012: in poco più di un mese dall’uscita in libreria, infatti, il romanzo ha già venduto oltre 50.000 copie.Rossana Livolsi, nota giornalista e critica letteraria di Raitre, ha affermato: «Vincolo di sangue di Gianluca Arrighi è più di un romanzo, è un’opera civile».Laura Martellini, sul Corriere della Sera, ha scritto: “Arrighi, nonostante i tecnicismi giuridici siano il suo pane quotidiano, riesce ad infondere nel romanzo un respiro più ampio, universale: cosa scatta nella mente di una madre che uccide la figlia? Ci si può accontentare della definizione di “mostro” senza cercare di scendere negli abissi della mente?”Opera ed autore raccolgono consensi positivi anche sul web, dove Patrizio J. Macci di Affaritaliani.it ha scritto: «Arrighi, muovendosi nella palude della psiche umana, guida con sapienza la narrazione nei gironi infernali dei sensi di colpa e nei labirinti di una apparente follia. Prende per mano il lettore restituendogli il ritratto di una madre assassina vergato con un inchiostro esilissimo: quello della pietas»

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Caso Battisti, viziato per nullità?

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2009

“E’ provato che il processo contro Battisti in Italia è viziato per nullità? Accidenti! Ma come è possibile che abbiano aspettato tanto a dircelo, facendo così subire un ingiusto trattamento al povero ex terrorista perseguitato da questo terribile Paese! Meno male che il senatore a Brasilia per il partito Socialismo e Libertà, Josè Nery, ha finalmente chiarito le cose, illuminando noi poveri trogloditi persecutori! Credo anzi che, a questo punto, il senatore brasiliano dovrebbe proprio venire in Italia, a tirare personalmente le orecchie a quei magistrati incompetenti che hanno emesso questa sentenza nulla! Lo invitiamo ufficialmente a farlo, lo accompagneremo noi stessi da queste toghe irresponsabili a raccogliere le scuse pubbliche che Battisti merita”. Non risparmia il sarcasmo il Segretario Generale del Coisp – Sindacato indipendente di Polizia -, Franco Maccari, nel commentare le ultime notizie rese note dalle agenzie di stampa a proposito della vicenda di Cesare Battisti, ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pcc) condannato per quattro omicidi commessi tra il 1977 e il 1979. Battisti si trova da più di un anno nel carcere di Papuda, vicino Brasilia. Lo scorso gennaio ha ottenuto lo status di rifugiato politico dal Brasile, con una decisione che ha provocato sconcerto in Italia, innescando un’ampia reazione di rigetto contro la decisione presa dal ministro della giustizia, Tarso Genro. Il 9 settembre prossimo il Supremo Tribunal Federal (Stf) del Brasile si pronuncerà sulla richiesta d’estradizione avanzata tempo fa dal governo italiano nei confronti dell’ex terrorista rosso, e alcuni suoi sostenitori si dicono fiduciosi che essa venga respinta. Tra loro, per l’appunto, c’è anche Nery, parlamentare del partito di sinistra Psol, che appoggia l’asilo politico concesso dal Brasile a Battisti, e secondo il quale “la richiesta di estradizione del governo italiano non è procedibile”.  “Noi, comunque – afferma ancora Maccari -, siamo d’accordo con il senatore, e con tutti gli altri i quali auspicano ‘che il Tribunale non affronti questa questione con un approccio politico’. Questa, infatti, non è affatto una questione politica, questa è solo ed unicamente una questione di giustizia! Questa è solo ed unicamente la storia di un pluriomicida che deve scontare il suo debito con i familiari delle sue vittime e con un Paese intero. Una storia in cui sono state via via assurdamente criticate e ingiuriate le Forze dell’ordine italiane, la magistratura italiana e le istituzioni tutte. Nery e tutti gli altri – conclude il leader del Coisp – devono capire una buona volta che non si può difendere l’indifendibile attaccando le Istituzioni democratiche di un Paese civile come certamente l’Italia ha sempre dimostrato di essere”.

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