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Eruzioni esplosive: ecco come si rompe il magma

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Benché particolarmente fluido, il magma basaltico di vulcani quali Etna e Stromboli si frammenta come un bicchiere di vetro che cade. Ma, proprio perché fluido, molte delle fratture si ricompongono, riducendo la quantità di cenere eruttata e il suo impatto su chi vive intorno ai vulcani. Questa è la scoperta di un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università di Monaco (Germania) e delle messicane Universidad de Ciencias y Artes de Chiapas di Tuxtla, e Universidad Nacional Autónoma de México di Mexico City. Il lavoro Fracturing and healing of basaltic magmas during explosive volcanic eruptions è stato appena pubblicato su ‘Nature Geoscience’.“Con questo studio”, spiega Jacopo Taddeucci, ricercatore dell’INGV e primo autore del lavoro, “abbiamo voluto comprendere le modalità di formazione delle particelle vulcaniche, dalle bombe vulcaniche, che possono raggiungere le dimensioni di una automobile e che cadono intorno al cratere, alla microscopica cenere vulcanica che, invece, si disperde anche a migliaia di chilometri. Tutte queste particelle si formano quando il magma che causa una eruzione si frammenta in modo esplosivo. Per i magmi basaltici, come quelli dell’Etna o dello Stromboli, questo processo non è ben compreso e ci sono teorie contrastanti tra i ricercatori”.In ogni tipo di esplosione, dalle piccole esplosioni di Stromboli che attirano i turisti, ai pericolosi parossismi dello stesso vulcano, fino alle fontane di lava che in questi giorni stanno caratterizzando le attività dell’Etna, il magma basaltico mostra specifici comportamenti. “Studiando i campioni di un numero consistente di eruzioni basaltiche”, prosegue il ricercatore, “abbiamo scoperto che in tutti i campioni sono presenti dei microscopici cristalli rotti. Per capire l’origine di questi cristalli abbiamo effettuato degli esperimenti di laboratorio dove abbiamo fuso delle bombe dell’Etna e, poi, abbiamo fatto esplodere la roccia fusa iniettando del gas a pressione. Quello che abbiamo verificato”, aggiunge Taddeucci, “è che i cristalli sono stati rotti dalla frammentazione del magma. Le caratteristiche di questi cristalli ci dicono che il magma basaltico, all’apparenza fluido, in realtà si è frammentato in maniera fragile, come un bicchiere di vetro che cade. Ma ancora più interessante è la scoperta che, siccome alla frammentazione il magma è ancora fuso, molte delle fratture che si sono formano ‘in rottura’ poi si risaldano. Questo processo di ‘ricomposizione’ delle fratture riduce la quantità di cenere eruttata dal vulcano”. “I risultati ottenuti”, prosegue il ricercatore, “ci aiutano a stimare quante particelle si formeranno nelle future eruzioni e di che dimensioni saranno, punto essenziale per affrontare le conseguenze delle eruzioni esplosive. Inoltre, queste nuove conoscenze ci guidano anche nel percorso inverso, ossia nel ricostruire le dinamiche delle eruzioni del passato a partire dallo studio dalle particelle che hanno lasciato. È indubbio che questa scoperta apre nuovi orizzonti per lo studio del vulcanismo esplosivo” conclude Jacopo Taddeucci.

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Explosive eruptions: this is how magma breaks down

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Although particularly fluid, the basaltic magma of volcanoes such as Etna and Stromboli shatters like a falling drinking glass. But, precisely because it is fluid, many of the fractures are healed, reducing the amount of ash erupted and its impact on those who live around volcanoes. This is the discovery of a team of researchers from the italian National Institute of Geophysics and Volcanology (INGV), the University of Munich (Germany) and the Mexican Universidad de Ciencias y Artes de Chiapas in Tuxtla, and Universidad Nacional Autónoma de México in Mexico City. The work Fracturing and healing of basaltic magmas during explosive volcanic eruptions has just been published in ‘Nature Geoscience’.”With this study”, explains Jacopo Taddeucci, researcher at INGV and first author of the study, “we wanted to understand the modalities of formation of volcanic particles, from volcanic bombs, which can reach the size of a car and which fall around the crater, to the microscopic volcanic ash which, on the other hand, is dispersed up to thousands of kilometers away. All of these particles form when the magma causing an eruption breaks up explosively.For basaltic magmas, such as those of Etna or Stromboli, this process is not well understood and there are conflicting theories among researchers “. In every type of explosion, from the small explosions of Stromboli that attract tourists, through the dangerous paroxysms of the same volcano, to the lava fountains that are characterizing the ongoing activity of Etna, basaltic magma shows specific behaviors.“By studying the samples of a large number of basaltic eruptions”, the researcher continues, “we discovered that in all the samples there are microscopic broken crystals. To understand the origin of these crystals, we carried out laboratory experiments where we melted Etna bombs and then blew up the molten rock by injecting gas under pressure. What we have found”, adds Taddeucci, “is that the crystals have been broken by the fragmentation of magma. The characteristics of these crystals tell us that the basaltic magma, apparently fluid, has actually fragmented in a fragile way, like a falling drinking glass. But even more interesting is the discovery that, since the magma is still molten upon fragmentation, many of the fractures that are formed at fragmentation’ later heal. This healing process of the fractures reduces the amount of ash erupted by the volcano”.“The results obtained”, continues the researcher, “help us to estimate how many particles will form in future eruptions and what size they will be, an essential point for dealing with the consequences of explosive eruptions. Furthermore, this new knowledge also guides us in the reverse path, that is to reconstruct the dynamics of past eruptions starting from the study of the particles they have left. There is no doubt that this discovery opens new horizons for the study of explosive volcanism “concludes Jacopo Taddeucci.

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Individuata la sorgente magmatica dell’Etna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

etna1.pngPotrebbe essere la Scarpata di Malta, la sorgente dei magmi che alimenta le eruzioni dell’Etna e che, in passato, ha dato vita ai vulcani dei Monti Iblei, oggi estinti. A svelarlo, lo studio, Etnean and Hyblean volcanism shifted away from the Malta Escarpment by crustal stresses, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), German Centre for Geosciences (GFZ) di Potsdam, Università degli Studi Roma Tre e di Catania. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Earth & Planetary Science Letters, Elsevier B.V.
“Eruzioni e terremoti sono parenti stretti”, spiega Marco Neri, primo ricercatore dell’Osservatorio Etneo-INGV. “Come facce opposte della stessa medaglia, entrambi i fenomeni accadono soprattutto lungo i margini delle placche tettoniche che segmentano la superficie della Terra. Esistono, però, vulcani che non seguono questa regola, perché si sviluppano all’interno delle placche tettoniche e non sui bordi. Si tratta di un vulcanismo che i geologi definiscono di tipo “intraplacca”, proprio come i vulcani che da milioni di anni eruttano lungo la Sicilia orientale”.Sebbene da cinquecentomila anni ad oggi è l’Etna ad essere molto attivo, in precedenza e per milioni di anni sono stati i Monti Iblei (un altopiano montuoso localizzato nella parte sud-orientale della Sicilia) a dominare la scena, ospitando numerosi vulcani distribuiti da Capo Passero alla Piana di Catania e da Siracusa a Grammichele.Ma qual è la sorgente che alimenta le eruzioni dell’Etna? E da dove provengono i magmi che hanno dato vita ai vulcani iblei?“Abbiamo simulato al computer i percorsi di propagazione del magma al di sotto dei vulcani iblei ed etnei fino al limite crosta-mantello, a circa 30 km di profondità”, prosegue Neri. “Nei calcoli abbiamo considerato i diversi regimi tettonici che si sono alternati in Sicilia orientale negli ultimi dieci milioni di anni. In quest’area la crosta terrestre è stata compressa oppure dilatata con diverse direzioni di estensione e compressione che hanno, a loro volta, favorito o contrastato la risalita dei magmi dal mantello verso la superficie. Il modello ha anche messo in luce la progressiva evoluzione delle faglie della Scarpata di Malta, che nel tempo si sono approfondite, aumentando il carico litostatico indotto dalle masse di roccia in deformazione”, aggiunge il ricercatore dell’OE-INGV.Gli scienziati hanno, così, scoperto che le traiettorie seguite dal magma lungo la risalita dal mantello terrestre verso la superficie non sono verticali, bensì variamente curve.“Le traiettorie del magma confluiscono, verso il basso, sia per l’Etna sia per i vulcani degli Iblei, in una stessa zona, sottostante la cosiddetta Scarpata di Malta”, afferma Neri. “Si tratta di una struttura tettonica che apre la crosta terrestre in Sicilia orientale e permette la risalita dei magmi dal mantello. Ma la Scarpata di Malta è anche un imponente sistema di faglie “sismogenetiche” situate poco al largo delle coste orientali siciliane sotto il Mare Ionio e capaci di generare terremoti. Le sue faglie si allungano per oltre trecento chilometri producendo, nel fondale marino, una scarpata profonda fino a tremila metri”.E sarebbe stata proprio la Scarpata di Malta ad aver generato, l’11 gennaio del 1693, nella Val di Noto, il sisma più violento accaduto negli ultimi mille anni in Italia: Magnitudo Mw7.4, cinquantaquattromila vittime e un devastante tsunami indotto dallo scuotimento del fondale marino.“Lo studio dimostra che anche in Sicilia orientale vulcani e faglie sismogenetiche sono espressione di un unico contesto vulcano-tettonico attivo da milioni di anni e che evolve nel tempo, spiegando perché i vulcani iblei sono oggi estinti, mentre l’Etna è ancora molto attivo. Individuare la zona di provenienza dei magmi consente anche di vincolare i modelli geochimici che indagano sul perché si formano i magmi”, conclude Marco Neri.

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Fabio Roncato aka Berse La città delle bestie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2010

Padova fino al 6/11/2010 via Dante 17/19, Spaziotindaci presenta al pubblico “La città delle bestie”, personale di Fabio Roncato, aka (as known as, ovvero conosciuto anche per) Berse.
Questo progetto, che si compone di una trentina di acrilici su tela e carta, nasce dalla volontà di documentare il sistema della città nel suo insieme, ed e’ un’analisi su tutto cio’ che compone i grandi agglomerati di cemento, masse e carne che sono le società contemporanee. La pittura che ne scaturisce e’ un modo per mettere ordine nel magma caotico della città, intesa come civiltà e come società.
L’immaginario di Berse e’ popolato di figure create attraverso l’uso di colori densi, materici, non naturalistici, che si stagliano sulla tela in spesse stesure a spatola nella quale i singoli particolari risultano semplicemente abbozzati per rendere la consistenza della materia, l’idea di agglomerato umano, insita nel sistema della città delle bestie, si traduce in una sorta di vivo e vitale agglomerato di colore. Il colore diventa energia pura, pronta ad esplodere attraverso la frammentazione della pennellata e suggerisce una corrispondenza tra la visione dell’artista, la sua percezione mnemonica, e il reale stesso. (fabio roncarato)

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