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Individuata la sorgente magmatica dell’Etna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

etna1.pngPotrebbe essere la Scarpata di Malta, la sorgente dei magmi che alimenta le eruzioni dell’Etna e che, in passato, ha dato vita ai vulcani dei Monti Iblei, oggi estinti. A svelarlo, lo studio, Etnean and Hyblean volcanism shifted away from the Malta Escarpment by crustal stresses, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), German Centre for Geosciences (GFZ) di Potsdam, Università degli Studi Roma Tre e di Catania. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Earth & Planetary Science Letters, Elsevier B.V.
“Eruzioni e terremoti sono parenti stretti”, spiega Marco Neri, primo ricercatore dell’Osservatorio Etneo-INGV. “Come facce opposte della stessa medaglia, entrambi i fenomeni accadono soprattutto lungo i margini delle placche tettoniche che segmentano la superficie della Terra. Esistono, però, vulcani che non seguono questa regola, perché si sviluppano all’interno delle placche tettoniche e non sui bordi. Si tratta di un vulcanismo che i geologi definiscono di tipo “intraplacca”, proprio come i vulcani che da milioni di anni eruttano lungo la Sicilia orientale”.Sebbene da cinquecentomila anni ad oggi è l’Etna ad essere molto attivo, in precedenza e per milioni di anni sono stati i Monti Iblei (un altopiano montuoso localizzato nella parte sud-orientale della Sicilia) a dominare la scena, ospitando numerosi vulcani distribuiti da Capo Passero alla Piana di Catania e da Siracusa a Grammichele.Ma qual è la sorgente che alimenta le eruzioni dell’Etna? E da dove provengono i magmi che hanno dato vita ai vulcani iblei?“Abbiamo simulato al computer i percorsi di propagazione del magma al di sotto dei vulcani iblei ed etnei fino al limite crosta-mantello, a circa 30 km di profondità”, prosegue Neri. “Nei calcoli abbiamo considerato i diversi regimi tettonici che si sono alternati in Sicilia orientale negli ultimi dieci milioni di anni. In quest’area la crosta terrestre è stata compressa oppure dilatata con diverse direzioni di estensione e compressione che hanno, a loro volta, favorito o contrastato la risalita dei magmi dal mantello verso la superficie. Il modello ha anche messo in luce la progressiva evoluzione delle faglie della Scarpata di Malta, che nel tempo si sono approfondite, aumentando il carico litostatico indotto dalle masse di roccia in deformazione”, aggiunge il ricercatore dell’OE-INGV.Gli scienziati hanno, così, scoperto che le traiettorie seguite dal magma lungo la risalita dal mantello terrestre verso la superficie non sono verticali, bensì variamente curve.“Le traiettorie del magma confluiscono, verso il basso, sia per l’Etna sia per i vulcani degli Iblei, in una stessa zona, sottostante la cosiddetta Scarpata di Malta”, afferma Neri. “Si tratta di una struttura tettonica che apre la crosta terrestre in Sicilia orientale e permette la risalita dei magmi dal mantello. Ma la Scarpata di Malta è anche un imponente sistema di faglie “sismogenetiche” situate poco al largo delle coste orientali siciliane sotto il Mare Ionio e capaci di generare terremoti. Le sue faglie si allungano per oltre trecento chilometri producendo, nel fondale marino, una scarpata profonda fino a tremila metri”.E sarebbe stata proprio la Scarpata di Malta ad aver generato, l’11 gennaio del 1693, nella Val di Noto, il sisma più violento accaduto negli ultimi mille anni in Italia: Magnitudo Mw7.4, cinquantaquattromila vittime e un devastante tsunami indotto dallo scuotimento del fondale marino.“Lo studio dimostra che anche in Sicilia orientale vulcani e faglie sismogenetiche sono espressione di un unico contesto vulcano-tettonico attivo da milioni di anni e che evolve nel tempo, spiegando perché i vulcani iblei sono oggi estinti, mentre l’Etna è ancora molto attivo. Individuare la zona di provenienza dei magmi consente anche di vincolare i modelli geochimici che indagano sul perché si formano i magmi”, conclude Marco Neri.

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Fabio Roncato aka Berse La città delle bestie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2010

Padova fino al 6/11/2010 via Dante 17/19, Spaziotindaci presenta al pubblico “La città delle bestie”, personale di Fabio Roncato, aka (as known as, ovvero conosciuto anche per) Berse.
Questo progetto, che si compone di una trentina di acrilici su tela e carta, nasce dalla volontà di documentare il sistema della città nel suo insieme, ed e’ un’analisi su tutto cio’ che compone i grandi agglomerati di cemento, masse e carne che sono le società contemporanee. La pittura che ne scaturisce e’ un modo per mettere ordine nel magma caotico della città, intesa come civiltà e come società.
L’immaginario di Berse e’ popolato di figure create attraverso l’uso di colori densi, materici, non naturalistici, che si stagliano sulla tela in spesse stesure a spatola nella quale i singoli particolari risultano semplicemente abbozzati per rendere la consistenza della materia, l’idea di agglomerato umano, insita nel sistema della città delle bestie, si traduce in una sorta di vivo e vitale agglomerato di colore. Il colore diventa energia pura, pronta ad esplodere attraverso la frammentazione della pennellata e suggerisce una corrispondenza tra la visione dell’artista, la sua percezione mnemonica, e il reale stesso. (fabio roncarato)

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