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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

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Non c’è nessuna emergenza rifiuti nella Capitale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 Mag 2017

rifiutiRoma. “Mi duole dover tornare sempre sulla situazione ereditata a Roma ma l’opposizione con i suoi continui attacchi mi costringe a ribadirlo. Non c’è nessuna emergenza rifiuti nella Capitale. Come sottolineato dall’assessora Montanari noi in sei mesi abbiamo già presentato un piano rivoluzionario di gestione materiali post consumo (rifiuti urbani) per la Capitale 2017-2021 che prevede la riduzione della produzione annua di 200mila tonnellate, estensione della raccolta differenziata domiciliare con l’obiettivo di arrivare al 70%, impianti di riciclo eco-efficiente per massimizzare il recupero di materia, impianti di compostaggio e “Fabbriche di Materiali” affinché si arrivi al pieno recupero di materia escludendo l’incenerimento”. Così il capogruppo del M5s Campidoglio Paolo Ferrara.”E’ la Regione Lazio a non avere un piano di gestione rifiuti adeguato. Ma Zingaretti dorme e cerca di scaricare le responsabilità sue e del suo partito di 20 anni di malagestione. Come al solito si tenta di giocare una partita sulla pelle dei romani perché Regione e Governo vogliono solo una nuova discarica. Parlano di salti mortali e invece sono stati loro a farli fare ai cittadini per vent’anni. Per di più Renzi si azzarda a promettere di ripulire in un giorno 20 anni di cattiva gestione che il suo Pd e la destra hanno lasciato in eredità ai romani. Il solito spot elettorale. Ma soprattutto un’altra promessa. Come quando aveva detto che avrebbe lasciato la politica in caso di sconfitta al referendum. Insomma, ancora una volta solo chiacchiere” (n.r. Se ci limitiamo ai fatti Roma per quattro giorni è stata invasa dai rifiuti che traboccavano dai cassonetti. Che questa non sia emergenza ne prendiamo atto nel senso che una simile situazione non dovrebbe più ripetersi. Resta solo l’amaro in bocca perché, senza riferirci alla amministrazioni comunali pregresse, questo genere di “disservizio”, sotto l’amministrazione pentastellati, ha avuto più di un precedente.)

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Golden share

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2009

E’ più che giustificata e condivisibile la condanna da parte della Corte di giustizia europea delle norme italiane sulla golden share. L’azione d’oro per lo Stato permane negli statuti di societa’ privatizzate come Enel, Eni, Finmeccanica e Telecom, conferendo poteri che possono essere esercitati per motivi di interesse generale, difesa, sicurezza e sanita’ pubblica. Il motivo della condanna: la golden share dissuade eventuali investitori, in quanto da un momento all’altro il Governo potrebbe decidere di utilizzare il potere riservatogli dall’azione d’oro (nomina amministratori, ecc.)  Questa politica ha prodotto risultati nefasti per i consumatori, condizionando il mercato e impedendo una concorrenza che consentisse qualita’ ed economicita’ delle offerte, senza neppure raggiungere l’obiettivo dichiarato del mantenimento in mano italiane dell’azienda, come, per esempio, nel caso di Telecom Italia.A meta’ degli Anni ‘90 lo Stato proprietario di Sip-Stet decise di venderla ma “all’italiana”: il Governo si riservo’ la cosiddetta golden share, vale a dire la possibilita’ di imporre le proprie scelte nel caso non avesse gradito il nuovo azionista di controllo della societa’. Questa previsione allontano’ molti potenziali e solidi pretendenti. Oggi Telecom Italia, dopo le note vicissitudini societarie (fatta di soci che volevano il controllo senza tirar fuori molti soldi), si trova con molti debiti, poche risorse da destinare agli investimenti e azionista principale e’ il gigante spagnolo delle telecomunicazioni: Telefonica. Tutto anche grazie alla golden share. La malagestione di Telecom Italia in questi anni, inoltre, ha condizionato lo sviluppo di tutto il settore che e’ sempre piu’ una giungla che fa degli utenti (residenziali e professionali) mera carne da macello.Beffa delle beffe per i ‘patrioti’ che vedono nell’italianità un valore a prescindere, oggi i principali gestori di servizi di telefonia (fissa e mobile) e Internet sono in mano straniere. Ci chiediamo, a questo punto, come legislativamente e normativamente si tradurrà la condanna della Corte europea. Spesso le nostre istituzioni fanno orecchie da mercante quando la giustizia e le normative europee non convengono alla rimessa in discussione del loro potere di controllo. Una buona occasione per dare una svolta alla politica, all’economia e alle liberalizzazioni?

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