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Global Good and Motic Introduce Breakthrough AI-Powered Microscope to Fight Drug-Resistant Malaria

Posted by fidest press agency su martedì, 14 novembre 2017

malariaAdvanced microscope designer and manufacturer Motic China Group Co., Ltd, a subsidiary of Motic (Xiamen) Electric Group Co Ltd (SHE: 300341), announced today at MEDICA 2017 that it has partnered with the Global Good Fund, a collaboration between Intellectual Ventures and Bill Gates to develop technologies for humanitarian impact. This new collaboration will create and distribute the EasyScan GO*, a breakthrough AI-powered microscope to fight the spread of drug-resistant malaria and assist in case management. Using custom image recognition software, EasyScan GO is capable of identifying and counting malaria parasites in a blood smear in as little as 20 minutes. “This collaboration, combining Global Good’s impact invention focus with Motic’s engineering, manufacturing and distribution capabilities, represents the type of innovative healthcare solution that is needed to improve health in emerging and low-income markets,” said Maurizio Vecchione, Intellectual Ventures’ Executive Vice President of Global Good and Research. “By distributing and commercializing an intelligent microscope, Global Good and Motic are creating a future where quality diagnosis of multiple diseases is within reach for everyone everywhere.” “Malaria is one of the hardest diseases to identify on a microscope slide,” said David Bell, Director of Global Health Technologies supporting Global Good. “By putting machine learning-enabled microscopes in the hands of laboratory technicians, we can overcome two major barriers to combating the mutating parasite—improving diagnosis in case management and standardizing detection across geographies and time.”
Every year, malaria kills almost half a million people, and researchers estimate nearly half the world’s population is at risk of contracting it. The rapid spread of a multidrug-resistant strain in parts of Southeast Asia is a particularly alarming development detailed by researchers in a letter published recently in The Lancet.Accurate detection of severe and drug-resistant cases requires analysis of a blood smear by a WHO-certified expert microscopist, which takes roughly 20 minutes per slide. Automating the process with an intelligent microscope can alleviate the shortfall of trained personnel in under-resourced countries. Field tests of an early prototype of the microscope presented at the International Conference on Computer Vision (ICCV) showed that the machine learning algorithm developed by Global Good is as reliable as an expert microscopist.“Our goal in integrating Global Good’s advanced software into Motic’s high-quality, affordable digital slide scanner is to simplify and standardize malaria detection,” said Richard Yeung, Vice President of Motic China. “Success with the most difficult-to-identify disease paves the way for the EasyScan product line to excel at almost any microscopy task and to detect other major diseases that affect developed and emerging markets alike.” The EasyScan GO is currently being trained to recognize all species of malaria and other parasites and traits commonly found on a blood film, including Chagas disease, microfilaria and sickle cell. The team will also explore its application to other sample types, such as sputum, feces and tissue, as well some forms of cancer. For more, please visit: http://www.easyscango.com.

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Malaria: appello dei ricercatori

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

malariaUn forte appello a sostenere con adeguati investimenti la ricerca italiana nella lotta alla malaria – attraverso una lettera aperta ai Ministri della salute, Beatrice Lorenzin, e dell’università e ricerca, Valeria Fedeli – viene dai ricercatori della rete nazionale di ricerca sulla malaria Italian Malaria Network (IMN). Il network riunisce 10 tra le principali università, strutturate nel Centro Interuniversitario per la Ricerca sulla Malaria (CIRM), e l’Istituto Superiore di Sanità. L’appello giunge “non casualmente alla vigilia della Conferenza sulla Salute organizzata dalla Presidenza Italiana del G7” e alla luce dei recenti fatti di cronaca nazionali oltre che della segnalazione da parte “dei colleghi britannici della Oxford Tropical Medicine Research Unit della diffusione nel sud-est asiatico di forme di malaria resistenti ai più recenti trattamenti farmacologici”, ricorda la lettera. “La malaria resta infatti oggi, nonostante un’importante riduzione della mortalità del 60% ottenuta dagli inizi del secolo, un problema di salute globale di dimensione planetaria e una fonte di ritardo nello sviluppo economico di molti Paesi, specialmente nell’Africa subsahariana”, continua il documento, ricordando come “l’Europa e l’Italia non sono un mondo a parte: l’intensità dell’attuale movimentazione globale di merci e persone espone anche i Paesi dove la malaria è stata eliminata al rischio che il trasporto di zanzare o persone infette possa reintrodurre questa malattia, sia con episodi isolati, ma non per questo meno gravi, come dimostrano le cronache recenti, sia, come nel caso della Grecia tra il 2010 e il 2013, con focolai epidemici sostenuti dalle zanzare autoctone”. Il nostro Paese vanta una lunga tradizione di successi nella lotta alla malaria – basti ricordare la scoperta da parte di Giovan Battista Grassi, condivisa con l’inglese Donald Ross, della zanzara quale vettore della malattia. Come sottolineano i ricercatori: “organizzando la Conferenza sulla Salute del G7, che si terrà a novembre a Milano, [l’Italia] ha una grande opportunità per dimostrare il suo ruolo di leader nella ricerca e nell’innovazione su temi sanitari di impatto globale. Il nostro Paese ha già contribuito all’ideazione, alla creazione e al successo del Fondo Globale per la lotta contro la malaria, la tubercolosi e l’Aids e lo scorso anno, durante la V Conferenza per il rifinanziamento del Fondo, si è distinto per aver incrementato più degli altri stati membri il proprio impegno finanziario con l’erogazione di 140 milioni di euro per il triennio 2017-19. L’Italia inoltre ha aderito all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, in cui la lotta alla malaria è inclusa nell’ Obiettivo 3 – Good health and well-being (target 3.3). Recentemente, in occasione di diversi appuntamenti internazionali, il nostro Governo ha confermato questo impegno dichiarando di considerare l’attenzione all’Africa una priorità, proponendo nuovi investimenti e interventi di sviluppo e cooperazione.” “I ricercatori attivi in Italia nella lotta contro la malaria – prosegue la lettera – vi rivolgono questo appello dal momento che tutte le dichiarazioni e gli impegni internazionali continuano ad ignorare il fatto che oggi, in Italia, esiste ed opera, pur tra grandi difficoltà, un gruppo di malariologi con esperienza multidisciplinare, che si occupa di ricerca scientifica di base sul parassita e i vettori, di ricerca clinica integrata e farmacologica, nonché di attività di cooperazione e di formazione nel campo della lotta alla malaria. Vi chiediamo un concreto sostegno alla ricerca italiana per la lotta contro la malaria, che annunciato in concomitanza con la Conferenza di Milano costituirebbe un segnale importante, in linea con le linee programmatiche sostenute dalla nostra Presidenza del G7, e anche un significativo sprone agli altri Grandi a continuare e a rafforzare ulteriormente il proprio impegno. È preoccupante osservare che dal 2000 al 2015, in un periodo in cui l’impegno finanziario internazionale nella lotta alla malaria è cresciuto di venti volte e i maggiori Paesi industrializzati europei, quali Gran Bretagna, Olanda, Francia e Germania, hanno continuato a destinare consistenti risorse economiche allo studio di questa malattia, il finanziamento pubblico italiano riservato alla ricerca malariologica è stato praticamente nullo. I pochi gruppi di eccellenza attivi in questo campo hanno vissuto e vivono quasi esclusivamente grazie a fondi ottenuti da agenzie internazionali o fondazioni private.”“I gruppi della malariologia italiana rivolgono dunque a voi questo appello perché ritengono che l’importante e valido impegno del nostro Paese di devolvere ingenti fondi alla comunità internazionale e all’Africa per lo sviluppo della salute globale e il contrasto delle malattie della povertà corra il rischio di essere vanificato se non accompagnato dal complementare impegno a costruire e sostenere in Italia la ricerca scientifica necessaria al raggiungimento di quegli obiettivi. La qualità e ampiezza delle competenze della ricerca malariologica italiana garantiscono che dedicare oggi fondi alla ricerca in questo settore permetterà all’Italia di eccellere nei settori della diagnostica, controllo, prevenzione e terapia della malaria, di essere protagonista nelle future collaborazioni internazionali in questo campo, e di contribuire con una prospettiva solida e di lungo periodo alla scomparsa della malaria dal nostro pianeta”, sono le conclusioni.

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“Una bambina di quattro anni morta di malaria in ospedale a Brescia”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

ospedale bresciaUna notizia inquietante su cui si dovrà fare piena luce. Adesso è il momento del dolore e della preghiera, ma poi non si potranno non accendere i riflettori sui rischi dell’immigrazione incontrollata che ha travolto l’Italia negli ultimi anni. Malattie, debellate da decenni, portate nuovamente nel nostro Paese dai migranti provenienti dall’Africa. Nei mesi scorsi avevo già presentato un’interrogazione al ministro Lorenzin per sapere come il governo stava monitorando il rischio di diffusione di malattie infettive collegate al fenomeno migratorio. Si dice che la bimba non sia stata in viaggio all’estero, ma ormai l’estero è qui. I nostri connazionali che emigravano negli Stati Uniti rimanevano per quaranta giorni a Long Island in quarantena, in Italia non si fanno neanche controlli ed esami del sangue per verificare rischi di malattie. Il ministro della Salute è gravemente colpevole di aver omesso i controlli per evitare il rischio di casi simili e per questo farebbe bene a rassegnare le dimissioni”. È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.

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Novartis e Medicines for Malaria Venture lanciano uno studio clinico in Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

basileaBasilea, Novartis e Medicines for Malaria Venture (MMV) hanno lanciato uno studio su pazienti per testare KAF156, un farmaco antimalarico di prossima generazione potenzialmente in grado di trattare i ceppi del parassita della malaria resistenti ai farmaci. Lo studio valuterà l’efficacia di KAF 156 in associazione con una nuova formulazione potenziata dell’antimalarico lumefantrina, già esistente. Il primo centro dello studio è operativo in Mali e sarà seguito nei prossimi mesi da diciassette ulteriori centri distribuiti su un totale di nove paesi, in Africa e in Asia.“Questa nuova importante tappa sottolinea l’impegno di lunga data della nostra società nella lotta contro la malaria”, ha dichiarato Vas Narasimhan, Global Head of Drug Development and Chief Medical Officer, Novartis. “Con quasi il 50% della popolazione mondiale a rischio, la malaria continua a essere una delle maggiori sfide per la salute pubblica. Sviluppare nuovi farmaci è fondamentale per eliminare la malaria. L’innovazione scientifica rimane la nostra arma migliore contro la malattia”.KAF 156 appartiene a una nuova classe di composti antimalarici chiamati imidazolopiperazine ed è potenzialmente in grado di eliminare l’infezione malarica, compresi i ceppi resistenti, e di bloccare la trasmissione del parassita. Come dimostrato in uno studio proof-of-concept di fase IIa, il farmaco agisce velocemente ed è efficace in numerose fasi del ciclo di vita del parassita, riuscendo a sconfiggere rapidamente sia i parassiti P. falciparum che i parassiti P. vivax.Antimalarici di nuova generazione sono urgenti per affrontare la crescente resistenza dei parassiti alle attuali terapie: in Asia1 si segnala l’emergere della resistenza sia all’artemisinina sia a molti farmaci partner, mentre in Africa2 viene sporadicamente riportata una ridotta sensibilità all’artemisinina stessa.Lo studio di fase IIb testerà combinazioni di dosaggio e posologie multiple di KAF 156 e lumefantrina, compresa la fattibilità di una terapia monodose negli adulti, negli adolescenti e nei bambini. Poiché i bambini sono maggiormente vulnerabili alla malaria, l’obiettivo è quello di includerli nello studio clinico il più velocemente possibile, dopo l’analisi sulla sicurezza dei dati rilevati negli adulti, accelerando così lo sviluppo di una formulazione pediatrica. “Al fine di consolidare i risultati ottenuti nella lotta contro la malaria dall’inizio del secolo, abbiamo bisogno di nuovi farmaci che siano efficaci in tutti i modelli di resistenza e in tutte le aree geografiche, e che risultino di facile somministrazione, soprattutto ai bambini”, ha dichiarato David Reddy, CEO di MMV. “Con lo studio di fase IIb di KAF 156-lumefantrina ora in corso, la partnership tra MMV e Novartis si sta avvicinando all’esaltante prospettiva di realizzare un farmaco talmente innovativo da rivelarsi un potente strumento per combattere la malattia.”È importante sperimentare i nuovi candidati farmaci negli ambienti in cui saranno utilizzati. Condotto in centri all’avanguardia in Africa e in Asia, lo studio KAF 156 è particolarmente complesso, considerando le combinazioni di dosaggio e le posologie multiple testate in parallelo in tre diversi gruppi di età.
“La malaria è un grave problema di sanità pubblica nel Mali, soprattutto per i bambini. Pertanto, la necessità di trovare nuovi antimalarici è urgente,” ha dichiarato il Dr. Bakary Fofana, sperimentatore coinvolto nello studio clinico presso il Malaria Research and Training Center di Bougoula‐Hameau. “Trattandosi di una nuova sostanza potenzialmente in grado di trattare la malaria, compresi i ceppi resistenti ai farmaci attualmente in uso, siamo particolarmente motivati a condurre lo studio KAF 156 su pazienti presso il nostro centro in Mali.”KAF 156 è il risultato di un programma di ricerca congiunto sostenuto da Wellcome Trust, MMV e Singapore Economic Development Board, in collaborazione con il Novartis Institute for Tropical Diseases, il Genomics Institute della Novartis Research Foundation e lo Swiss Tropical and Public Health Institute.
Novartis sta sviluppando KAF156 grazie al sostegno scientifico e finanziario di MMV (in collaborazione con la Bill & Melinda Gates Foundation).La partnership tra MMV e Novartis si basa su una riuscita collaborazione di lunga data nello sviluppo di farmaci antimalarici, che ha portato nel 2009 al lancio della prima associazione terapeutica di alta qualità con artemisinina per i bambini. Dal 2001, Novartis ha inviato a paesi in cui la malaria è endemica oltre 300 milioni di trattamenti pediatrici dispersibili, a prezzo di costo.

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1° dicembre Convegno AIDS – Milano

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

Piazzale Carlo Magno milanoMilano Il 1 dicembre 2016, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS, COOPI organizza il convegno “L’impegno dell’Italia nella lotta globale contro l’AIDS”, alle ore 10.30 presso la Sala Verdi del Palazzo delle Stelline, a Milano, con la collaborazione dell’Osservatorio Italiano per la Lotta contro l’AIDS e del Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria, e con il patrocinio del Comune di Milano.
Dal 1981 l’AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive che la storia ricordi. In questi anni grazie ai progressi della medicina le persone sieropositive o affette da AIDS hanno avuto nuove speranze per la loro prospettiva di vita. Purtroppo, invece, nelle zone più povere del nostro pianeta, AIDS, tubercolosi e malaria continuano a essere malattie ancora letali. In queste regioni interviene il Fondo Globale, di cui anche l’Italia è membro. Il Fondo è uno dei principali partenariati internazionali ed è riuscito a unire diverse realtà quali governi, istituzioni e società civile. Riflettere sul ruolo che i governi, in modo particolare quello italiano, possono giocare in questa lotta globale è lo scopo del convegno. L’occasione è giusta per presentare anche a Milano il Policy Paper “Il Fondo Globale: un’opportunità per l’Italia, una risorsa per le future generazioni”. L’evento, moderato da Luca Mattiucci, giornalista del Corriere della Sera e responsabile Corriere Sociale, si apre con i saluti di Pierfrancesco Majorino, Assessore Politiche Sociali del Comune di Milano, e del Presidente di COOPI, Claudio Ceravolo. Una presentazione del rapporto è fornita da Stefania Burbo, Focal Point dell’Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS, Massimo Galli, Prof. Ordinario Malattie Infettive Università di Milano e Vicepresidente ANLAIDS Lombardia e Sara Faroni, Associate Specialist, Global Fund External Relations.Le vite salvate nei paesi in cui il Fondo Globale opera dal 2002 al 2014 sono state più di 17 milioni e fanno ben sperare sulle possibilità di debellare AIDS, tubercolosi e malaria. Tale speranza è viva anche attraverso le buone pratiche portate avanti dalle Ong che hanno realizzato i loro progetti contro l’AIDS e le altre pandemie nelle zone del mondo più povere. Nel corso del convegno, i rappresentanti di COOPI – Cooperazione Internazionale, CUAMM Medici con l’Africa e Comitato Collaborazione Medica (CCM), raccontano le esperienze sul campo in Somalia, Tanzania e Angola . “La lotta contro la tubercolosi è stata una delle prime attività svolte da COOPI nel territorio somalo.” – precisa Claudio Ceravolo, Presidente di COOPI – “La nostra presenza è costante dal 1981 e dal 2003, grazie alla collaborazione con il Fondo Globale, siamo intervenuti in diverse strutture sanitarie.” Chiudono il convegno gli interventi di Lia Quartapelle, Deputata e Membro della Commissione Esteri alla Camera e del Senatore Roberto Cociancich*, sull’impegno che l’Italia sta assumendo nella lotta contro l’AIDS. Il nostro Paese è tornato negli ultimi anni ad investire nel Fondo Globale e nel corso della Quinta Conferenza di Rifinanziamento del Fondo, tenutasi il 16 settembre, a Montréal-Québec in Canada, ha annunciato un impegno di 140 milioni di euro per il triennio 2017-2019. “È una promessa molto importante perché l’Italia ha un ruolo fondamentale da giocare per la sua esperienza e le sue capacità”, conclude Stefania Burbo, focal point dell’Osservatorio Italiano per la lotta all’AIDS. L’ingresso al convegno è gratuito.

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Malaria No More UK

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2016

malariamalariaRoma Mercoledì 8 giugno 2016, ore 13 Senato della Repubblica, Palazzo Madama Sala “Caduti di Nassirya” evento promosso dalla Senatrice Laura Bianconi e sotto gli auspici della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica Italiana, in collaborazione con Malaria No More UK e Friends of the Global Fund Europe. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’Europa “Malaria-Free”, con zero casi riscontrati nel 2015. Questa malattia rimane però un’emergenza a livello globale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo in Africa e nel Sud Est asiatico, un’emergenza che deve e può essere arginata. Sono stati invitati:
Sen. Pier Ferdinando Casini, Presidente III Commissione Affari Esteri e Immigrazione del Senato
Sen. Emilia Grazia De Biasi, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato
Sen. Maria Rizzotti, Vice Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato
Sen. Laura Bianconi, Componente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato
Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri, Componente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato
Sen. Luigi Gaetti, Componente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato
On. Lia Quartapelle, Segretario III Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati
Mr. James Whiting, Executive Director Malaria No More UK
Dr. Marco Simonelli, Policy Advisor, Friends of Global Fund Europe
Dr. Giovanni Putoto, Responsabile Programmazione e Ricerca operativa Medici con l’Africa CUAMM

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Nuovo rapporto sulla malaria

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2015

malariaSecondo un rapporto congiunto OMS-UNICEF il tasso di mortalità per la malaria è crollato del 60% dal 2000, che equivale a 6,2 milioni di vite salvate, la maggior parte dei quali bambini. Il Rapporto “Achieving the Malaria Millennium Development Goal Target” mostra che lo specifico obiettivo di Sviluppo del Millennio entro il 2015, è stato raggiunto “in modo convincente”, con nuovi casi di malaria diminuiti del 37% in 15 anni.”Il controllo a livello mondiale della malaria è una delle grandi storie di successo della sanità pubblica degli ultimi 15 anni”, ha detto Margaret Chan, Direttore generale dell’OMS. “E’ un segnale che le nostre strategie hanno raggiunto l’obiettivo e che siamo in grado di battere questo antico killer, che rivendica ancora centinaia di migliaia di vite, soprattutto bambini, ogni anno”.
Un numero crescente di paesi sono sul punto di eliminare la malaria. Nel 2014, 13 paesi non hanno riportato alcun caso di malattia e 6 paesi meno di 10 casi. Le diminuzioni più veloci sono avvenute nel Caucaso e in Asia centrale, che nel 2014 non ha registrato nessun caso, e in Asia orientale. Nonostante gli enormi progressi, la malaria rimane un grave problema di salute pubblica in molte regioni. Nel solo 2015, ci sono stati circa 214 milioni di nuovi casi di malaria e circa 438.000 persone sono morte per questa malattia prevenibile e curabile. Circa 3,2 miliardi di persone – quasi la metà della popolazione mondiale – sono a rischio di malaria.
In 15 paesi, soprattutto in Africa sub-sahariana, si registrano l’80% dei casi di malaria e il 78% dei decessi a livello globale nel 2015.
I bambini sotto i 5 anni rappresentano più di due terzi di tutti i decessi connessi con la malaria. Tra il 2000 e il 2015, il tasso di mortalità sotto i 5 anni per malaria è diminuito del 65% con una stima di circa 5,9 milioni di bambini salvati. Tra il 2000 e il 2015, la percentuale di bambini con meno di cinque anni che ha dormito sotto una zanzariera trattata con insetticida in Africa sub-sahariana è passata da meno del 2% al 68%. 1 bambino su 4 in Africa sub-sahariana vive ancora in un nucleo familiare senza zanzariere trattate con insetticida e senza nessuna altra protezione.”La malaria uccide per la maggior parte bambini, soprattutto quelli che vivono nelle aree più povere e remote. Il modo migliore per celebrare il progresso a livello mondiale nella lotta contro la malaria è di impegnarci a raggiungere e curare questi bambini “, ha detto il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake. “Sappiamo come prevenire e curare la malaria. Dal momento che siamo in grado di farlo, dobbiamo farlo”.

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Malaria, ceppi resistenti ad artemisinina

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2012

Un ceppo resistente all’ultimo ritrovato contro la malaria, l’artemisinina, sta emergendo ai confini tra Birmania e Thailandia. Lo affermano due studi, uno pubblicato su Lancet e uno su Science, la ricerca coordinata dal Texas Biomedical Research Institute ha esaminato oltre 3200 pazienti tra il 2001 e il 2010, misurando il tempo impiegato dal farmaco a dimezzare il numero di parassiti nel sangue. La “clearance” è passata da 2,6 ore nel 2001 a 3,7 alla fine del periodo studiato, mentre i casi di resistenza sono passati da 6 a 200 ogni mille infezioni. Lo studio ha comunque avuto anche un risvolto positivo, poiché analiz zando il genoma dei parassiti resistenti i ricercatori sono riusciti a individuare la zona del Dna dove si annidano le mutazioni che danno resistenza: «una volta capiti i geni precisi coinvolti», spiega Tim Anderson, uno degli autori «sarà possibile capire il meccanismo alla base di questo fenomeno». Nel 2010, ricorda il World Malaria Report, la malattia ha ucciso 655 mila persone, principalmente bambini e donne in gravidanza. (fonte farmacista33)

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Test rapidi malaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Una nuova revisione sistematica Cochrane ha valutato l’accuratezza dei test diagnostici rapidi, concludendo che rappresentano «un ulteriore passo in avanti verso il raggiungimento della precisione nella diagnosi di malaria e la chiave per assicurare il corretto trattamento da somministrare ai pazienti». Nelle aree in cui la malattia è endemica, infatti, per molti anni gli operatori sanitari colpiti dalla febbre assumevano farmaci antimalarici senza la conferma di una diagnosi, con la probabilità di ricevere il trattamento sbagliato e con conseguente spreco di risorse e aumento della resistenza ai farmaci disponibili. L’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, ora consiglia vivamente al personale sanitario di confermare la diagnosi di malaria prima di somministrare il trattamento, con terapie che prevedono la combinazione di artemisinina, ma, in molti contesti, questo richiede un grande cambiamento nella pratica non facile da adottare. In tal senso, secondo quanto riportato dalla Cochrane, i test diagnostici rappresentano un’opportunità: sono relativamente semplici da eseguire, non richiedono attrezzature specializzate e prevedono l’utilizzo di anticorpi che, a contatto con il sangue infetto di un paziente, si legano ai parassiti della malaria e innescano un cambiamento di colore su una striscia che può essere osservata facilmente ad occhio nudo. «Dopo aver esaminato i dati disponibili di 74 studi, possiamo dire che questi test che rilevano gli antigeni riescono a individuare almeno 19 casi su 20, una percentuale di successo che rende questi strumenti potenzialmente molto utili nella pratica clinica » afferma Katharine Abba, che ha effettuato la revisione presso la Scuola di Medicina Tropicale di Liverpool. «Le risorse possono essere salvaguardate con un utilizzo razionale dei farmaci antimalarici e questo ridurrà anche la pressione sulla resistenza ai farmaci» conclude. (fonte farmacista33)

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World malaria record

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2010

Geneva. A massive scale-up in malaria control programs between 2008 and 2010 has resulted in the provision of enough insecticide-treated mosquito nets (ITNs) to protect more than 578 million people at risk of malaria in sub-Saharan Africa. Indoor residual spraying has also protected 75 million people, or 10% of the population at risk in 2009. The World Malaria Report 2010 describes how the drive to provide access to antimalarial interventions to all those who need them, called for by the UN Secretary-General in 2008, is producing results.  In Africa, a total of 11 countries showed a greater than 50% reduction in either confirmed malaria cases or malaria admissions and deaths over the past decade. A decrease of more than 50% in the number of confirmed cases of malaria was also found in 32 of the 56 malaria-endemic countries outside Africa during this same time period, while downward trends of 25%–50% were seen in eight additional countries. Morocco and Turkmenistan were certified by the Director-General of WHO in 2009 as having eliminated malaria. In 2009, the WHO European Region reported no cases of Plasmodium falciparum malaria for the first time. The strategies to fight malaria continue to evolve.  Earlier this year, WHO recommended that all suspected cases of malaria be confirmed by a diagnostic test before antimalarial drugs are administered. It is no longer appropriate to assume that every person with a fever has malaria and needs antimalarial treatment. Inexpensive, quality-assured rapid diagnostic tests are now available that can be used by all health care workers, including at peripheral health facilities and at the community level. Using these tests improves the quality of care for individual patients, cuts down the over-prescribing of artemisinin-based combination therapies (ACTs) and guards against the spread of resistance to these medicines. The report stressed that while considerable progress has been made, much work remains in order to attain international targets for malaria control:
Financial disbursements reached their highest ever levels in 2009 at US$1.5 billion, but new commitments for malaria control appear to have levelled-off in 2010, at US$1.8 billion. The amounts committed to malaria, while substantial, still fall short of the resources required for malaria control, estimated at  more than US$6 billion for the year 2010.
In 2010, more African households (42%) owned at least one ITN, and more children under five years of age were using an ITN (35%) compared to previous years. Household ITN ownership reached more than 50% in 19 African countries. The percentage of children using ITNs is still below the World Health Assembly target of 80% partly because up to the end of 2009, ITN ownership remained low in some of the largest African countries.
The proportion of reported cases in Africa confirmed with a diagnostic test has risen substantially from less than 5% at the beginning of the decade to approximately 35% in 2009, but low rates persist in the majority of African countries and in a minority of countries in other regions.
By the end of 2009, 11 African countries were providing sufficient courses of ACTs to cover more than 100% of malaria cases seen in the public sector; a further 5 African countries delivered sufficient courses to treat 50%–100% of cases. These figures represent a substantial increase since 2005, when only five countries were providing sufficient courses of ACT to cover more than 50% of patients treated in the public sector.
The number of deaths due to malaria is estimated to have decreased from 985 000 in 2000 to 781 000 in 2009. Decreases in malaria deaths have been observed in all WHO Regions, with the largest proportional decreases noted in the European Region, followed by the Region of the Americas. The largest absolute decreases in deaths were observed in Africa.

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Workshop internazionale sulla malaria

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

Camerino, Ha preso il via presso il Palazzo Ducale, il Workshop sul tema “Reducing Plasmodium transmission and malaria burden by integrated vector control” organizzato nell’ambito delle attività formative della School of Advanced Studies di Unicam e che si concluderà il 31 luglio.   Il Workshop, organizzato dal dottorato di ricerca sulla “Malaria e sviluppo umano” (Malaria and Human Development) della School of Advanced Studies di Unicam, sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal Global Malaria Programme e dall’Italian Malaria Network, è rivolto in particolar modo ai dottorandi ed ai giovani ricercatori che stanno lavorando o hanno intenzione di affrontare le tematiche relative alla malaria in maniera multidisciplinare, quindi con prospettive ed approcci differenti.
I partecipanti avranno infatti l’opportunità di essere aggiornati sui maggiori e più recenti successi nel campo dell’immunologia relativa alla malaria e sui nuovi vaccini che si stanno attualmente sperimentando e che sembrano dare promettenti risultati.  “Il progetto – rilevando il giudizio dato dalla giuria – lancia la sfida nei confronti delle comunità residenti in zone urbane sfrangiate di una regione del Cameroon, Yassa, ancora principalmente ad uso agricolo. Esso fa affidamento sulle risorse naturali piuttosto che sulla produzione e la fornitura artificiale di risorse ed è culturalmente e socialmente sostenibile dal momento che rinforza valori comunitari e abitudini. Il progetto presenta un’esemplare enfasi della mobilità pedonale, tecniche per la raccolta dell’acqua piovana e un’organizzazione degli spazi aperti per il beneficio della comunità”.
Il gruppo di ricerca internazionale è costituito da dottorandi di varie discipline: Sara Cipolletti, Deema Mahmud, Angela Leuzzi, Kouami Sylvie Laure, Roselyne Tepongning Nzangue, Emilie Oumarou, Rakiswendé Serge Yerbanga. La ricerca è stata, inoltre, supportata dal valido aiuto degli architetti Roberta Camillucci, Chiara Ciccolini, Giovanni Pistoni e Giancarlo Regnicoli.

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Nuovo rapporto su malaria e Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2010

25 aprile Giornata mondiale per la lotta alla malaria 2010.“Ora che il ‘Decennio per la lotta alla malaria’ è ormai prossimo alla conclusione, possiamo affermare che il 2010 sarà un punto di svolta per mettere sotto controllo questa malattia- dichiara il Presidente dell’UNICEF Italia Vincenzo Spadafora – “Tra 257 giorni scadrà il termine stabilito dal Segretario Generale dell’ONU per il conseguimento della copertura universale della popolazione a rischio con tutte le misure antimalaria disponibili. Un rapporto di aggiornamento sui progressi compiuti in Africa rivela che alcuni Paesi hanno già iniziato il conteggio alla rovescia verso l’eliminazione della malaria, mentre altri sono in corsa per raggiungere gli obiettivi del 2010 che includono, oltre alla copertura universale, il dimezzamento delle morti per malaria”. Appare sempre più evidente che questi progressi nella copertura stanno portando a riduzioni sensibili negli effetti della malaria in numerosi Paesi africani. I dati presentati in questo rapporto confermano che dei 350 milioni di zanzariere trattate con insetticida che sarebbero necessari per raggiungere la copertura universale, circa 200 milioni sono stati ricevuti dai Paesi africani tra il 2007 e il 2009. Inoltre, gli Stati africani hanno adottato strategie di cura più efficaci ma anche più costose. Tuttavia, la percentuale di bambini africani che vengono curati con farmaci ACT rimane molto bassa, e sono molto carenti i dati sull’uso dei test diagnostici. Il rapporto sottolinea che nonostante la crescita dei finanziamenti, nel 2009 le somme disponibili sono state pari a meno di un terzo rispetto ai 6 miliardi di dollari annui che sono stati stimati dal Global Malaria Action Plan (GMAP) come necessari per garantire la copertura universale prevista entro il 2010. http://www.unicef.it/malaria

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Innovazione nella terapia della malaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2010

Alcuni docenti del Dipartimento Farmaceutico dell’Università degli Studi di Parma (il Prof. Ruggero Bettini, il Prof. Paolo Colombo e la Prof.ssa Sara Nicoli) hanno presentato lo scorso 22 febbraio a Penang, in Malesia, il progetto “Innovazione nella terapia della malaria in pazienti adulti e bambini: applicazioni delle tecnologie a rilascio modificato”, presentato dall’Università di Parma e dalla società farmaceutica Lisapharma e che vede come partner straniero la Universiti Sains Malaysia (USM) – Palau Penang, Malaysia. Una forma farmaceutica a rilascio modificato, che favorisca da parte del paziente l’assunzione delle dosi ed il rispetto della posologia, sarebbe importante per innovare la cura della malattia. Gli elementi innovativi proposti nel progetto per il trattamento della malaria sono due: il primo è la somministrazione di farmaci antimalarici in associazione utilizzando le tecnologie di rilascio modificato studiate a Parma; il secondo è l’introduzione di un nuovo antimalarico studiato a Penang.
La malaria è una malattia provocata da un microrganismo che, per problemi di resistenza, richiede il trattamento con almeno due sostanze somministrate contemporaneamente, di cui una è l’artemisinina. Secondo dati aggiornati del WHO, l’incidenza della malattia raggiunge 500 milioni di casi per anno con un rischio del 2% in Europa, ma raggiunge il 77% nel Sud est asiatico. Inoltre è in forte aumento la percentuale dei bambini dai 6 mesi ai 5 anni che contraggono la malattia.
Il progetto intende principalmente utilizzare la tecnologia farmaceutica per risolvere i problemi della terapia della malaria negli adulti e nei bambini. La tecnologia modulare denominata Dome Matrix affronta la somministrazione di farmaci combinati in pazienti adulti. Nei bambini, dove vi è difficoltà ad assumere farmaci in forma di compresse o capsule, il progetto propone una seconda tecnologia denominata Agglomerati Chimerici, ovvero globuli costituiti da microparticelle di farmaco da disperdere in acqua per la somministrazione ai bambini in forma liquida.
Il progetto è stato cofinanziato al 50% dal Ministero dello Sviluppo Economico (Dpt. per l’Impresa e l’Internazionalizzazione), DG per le Politiche di Internazionalizzazione e Promozione Scambi.

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Medici per la Pace

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2009

Verona, 27 Ottobre alle ore 17.00 presso gli Istituti Biologici dell’Università degli Studi di Verona, il Presidente di MpP, il dott. Fabrizio Abrescia, terrà una conferenza perpresentare il progetto “Community based malaria prevention and control” svoltosi in collaborazione con CESVI. Durante la presentazione verrà proiettato il film-documentario realizzato in Birmania durante lo svolgimento del progetto stesso Il 20-21-22-27-28-29 Novembre Medici per la Pace sarà presente con uno stand informativo alla Festa dell’Olio di Mezzane di Sotto. Nel periodo natalizio invece parteciperanno ad alcuni eventi in cui presenteranno i prodotti provenienti dai progetti in giro per il mondo (pashmine, scatoline di legno intagliato, gonne etniche, gioielli lavorati a mano..e molto altro).

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Progetto sul controllo della malaria

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2009

malaria1malariaLa ricerca italiana, quella che si svolge nei laboratori delle università italiane, continua ad ottenere importanti riconoscimenti a livello internazionale e un enorme successo è quello ottenuto nell’ambito del programma “Grand Challenges Explorations” promosso dalla “Bill and Melinda Gates Foundation”, la Fondazione istituita dal patron della Microsoft per sostenere la ricerca sul controllo delle tre grandi endemie mondiali: AIDS, malaria e tubercolosi. E’ di questi giorni la notizia, infatti, che la ricerca frutto della collaborazione tra l’ateneo camerte, quello padovano e l’Institut de Recherche en Science de la Santé” di Bobo Djoulasso (Burkina Faso), ha superato la selezione ed ha ricevuto un finanziamento di 100.000 dollari per un anno dalla “Bill and Melinda Gates Foundation”: il progetto “Photocidal porphyrin micro-pellets for larvae control”, coordinato dalla dott.ssa Annette Habluetzel per l’Università di Camerino e dal prof. Giulio Jori per l’Università di Padova è incentrato su nuovi possibili sviluppi per il controllo della malaria. La malaria, trasmessa dalle zanzare del genere Anopheles, vettrici del Plasmodium, il protozoo responsabile della malattia, è la seconda malattia infettiva al mondo per mortalità, colpisce sul pianeta circa 500 milioni di persone, in prevalenza in Africa, Asia e Sud America, e causa la morte di più di un milione di pazienti ogni anno, in prevalenza bambini.  Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli sforzi per raggiungere una significativa riduzione della trasmissione della malattia, soprattutto attraverso la distribuzione a tappeto di zanzariere impregnate di insetticida a bambini, donne in gravidanza e in alcuni paesi alla popolazione intera. Per ridurre ulteriormente la trasmissione è necessario però che le misure mirate a proteggere dalle punture siano integrate con strategie che vadano a colpire direttamente i vettori nello stadio larvale e che queste stesse misure siano parte integrante dei Programmi Nazionali di Controllo della Malaria di quei paesi che ne sono così duramente colpiti.  Ed è proprio in questa fase che si inserisce il progetto di ricerca finanziato dalla prestigiosa fondazione statunitense. Gli esperimenti in laboratorio hanno infatti dimostrato che le porfirine, composti foto-sensibili presenti in molti organismi vegetali ed animali, possiedono una potente attività larvicida. Una volta ingerite dalle larve, le porfirine, attivate dalla luce solare producono una serie di reazioni ossidanti che causa danni irreversibili alla parete intestinale delle larve, provocandone la morte.  Con il finanziamento ottenuto sarà possibile coinvolgere nel progetto e formare un dottorando proveniente dal Burkina Faso e due giovani ricercatori europei, nonché coprire le spese per le attrezzature.  Questa fase del progetto durerà un anno. Se i risultati ottenuti saranno soddisfacenti, l’intento è quello di validare il prodotto con studi a larga scala in diversi paesi endemici e di avviare la produzione locale del composto di porfirina e di tentare di promuovere quanto più possibile l’inserimento dell’innovativo larvicida nei Programmi Nazionali di Controllo della Malaria (National Malaria Programme).

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Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2009

“In occasione del G8 tenutosi all’Aquila nel luglio 2009 il governo si era impegnato a versare 130 milioni di euro per il Fondo Globale per la lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria entro il mese di agosto 2009. Dopo tre mesi siamo ancora in attesa di una risposta che tarda ad arrivare”, dichiara Vincenzo Spadafora, Presidente dell’UNICEF Italia  “Non si può restare silenti di fronte al fatto che ogni minuto un bambino muore per cause legate all’AIDS e 4 nuovi contagi avvengono fra adolescenti di età inferiore ai 15 anni. Rivolgo un appello direttamente al Presidente del Consiglio affinché  autorizzi il versamento dei fondi senza i quali verranno inevitabilmente interrotte le cure a migliaia di ammalati nel mondo. Sono almeno 5 milioni i sieropositivi che non ricevono cure e trattamento e l’AIDS continua ad essere una delle principali cause di mortalità tra le donne in età fertile a livello globale” afferma Vincenzo Spadafora, Presidente dell’UNICEF Italia. L’UNICEF Italia anche in vista della prossima Giornata Mondiale per la lotta all’AIDS, che si celebrerà come ogni anno il 1° dicembre, intende rilanciare il problema all’attenzione della società e delle istituzioni, avviando una nuova Campagna dal titolo “Non toccate il Fondo!” che si inserisce nell’ambito della campagna globale “Uniti per i bambini, uniti contro l’AIDS” di cui l’UNICEF è promotore.  “Attraverso la campagna ‘Non toccate il Fondo!’ – conclude Spadafora – su tutti i social network e siti-web UNICEF mobiliteremo i nostri volontari a favore di tante persone che beneficiano di programmi senza i quali la strada verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio appare ogni giorno piena di ostacoli”.

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Workshop sulla malaria

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2009

marceloCamerino. All’importante workshop dedicato al tema della malaria, organizzato nei giorni scorsi dall’Università di Camerino nell’ambito delle attività formative della School of Advanced Studies, ha preso parte anche il Prof. Marcelo Jacobs-Lorena, eminente scienziato del Johns Hopkins Malaria Research Institute di Baltimora, negli Stati Uniti d’America.  Gli studi del Prof. Jacobs-Lorena sono incentrati sulle modificazioni genetiche delle zanzare che veicolano la malaria, in modo da renderle incapaci di trasmettere la patologia. Una ricerca che lo scienziato ha condotto in collaborazione con il Prof. Mauro Marrelli della Scuola di Sanità Pubblica Bloomberg ha, infatti, dimostrato che le zanzare geneticamente modificate in laboratorio sono più forti delle zanzare naturali e quindi potrebbero essere usate come meccanismo di controllo di diffusione della malattia. La scoperta ha sicuramente un grande valore scientifico, dal momento che la malaria causa ogni anno nel mondo oltre un milione di vittime ed è il flagello dei Paesi in via di sviluppo.  “Il veicolo di infezione della malaria – ha sottolineato il Prof. Jacobs-Lorena nel corso del suo intervento – è la zanzara Anopheles che trasmette il parassita responsabile dell’infezione, il Plasmodio falciparum. Stiamo operando in laboratorio per creare zanzare transgeniche resistenti al Plasmodio che potrebbero essere immesse nell’ambiente e sostituire, nel tempo, quelle naturali. La scoperta – ha proseguito il Prof. Jacobs-Lorena – potrebbe rivelarsi decisiva per l’applicazione di nuove strategie di lotta contro il morbo”.

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Workshop internazionale sulla malaria

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2009

Camerino 6 luglio presso il Palazzo Ducale, il Workshop sul tema “Reducing Plasmodium transmission and malaria burden by integrated vector control” organizzato nell’ambito delle attività formative della School of Advanced Studies di Unicam e che si concluderà l’11 luglio.   Numerosi i docenti e gli scienziati invitati a partecipare alle giornate di formazione organizzate dall’Università di Camerino provenienti da differenti nazioni, in particolare da Paesi del continente africano che affronteranno temi di interesse internazionale e di alto livello scientifico su di un tema di stringente attualità e tra i più multidisciplinari quale è la malaria.  Il Workshop, organizzato dal dottorato di ricerca sulla “Malaria e sviluppo umano” (Malaria and Human Development) della School of Advanced Studies di Unicam, è rivolto in particolar modo ai dottorandi ed ai giovani ricercatori ed è strutturato in gruppi di lavoro. Nell’ambito della politica di internazionalizzazione di Unicam, la collaborazione con importanti centri di ricerca a livello mondiale offre ai dottorandi ed ai giovani ricercatori Unicam, in questo caso con particolare riferimento a quelli che provengono dal continente africano, la possibilità di avere una formazione completa e di acquisire le competenze necessarie per operare attivamente nell’ambito dei programmi di controllo dei loro Paesi.

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Cancellazione del debito dell’Ecuador con l’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2009

CRBM, Mani Tese, il Centro Legale pro Afro Discendenti e Indigeni (CLAI), l’Associazione delle ONG Italiane, l’European Network on Debt and Development (EURODAD) e sette tra Ong e reti ecuadoriane parte del Gruppo Nazionale sul Debito hanno scritto al governo italiano per chiedere la cancellazione del debito illegittimo che l’Ecuador deve al nostro Paese. In particolare le organizzazioni della società civile internazionale fanno riferimento all’analisi del debito effettuata dalla Commissione del governo ecuadoriano per la Revisione Integrale del Credito Pubblico (CAIC) che ha riscontrato elementi di illegittimità e illegalità nei crediti concessi, incluso quello accordato dal governo italiano per la realizzazione della centrale idroelettrica di Marcel Laniado De Wind, nei pressi della diga di Daule Peripa. Un prestito di circa 45 milioni di euro che però non ha portato ai risultati sperati. La centrale, costruita da una cordata di imprese italiane guidate da Ansaldo, ha subito un incremento dei costi del 163%, dovuto anche alla decisione in corso d’opera di aumentarne la potenza. Tuttavia in base alla verifica tecnica della CAIC sembrerebbe che le turbine installate siano in realtà di potenza inferiore a quella dichiarata nel contratto, per cui il popolo ecuadoriano sta pagando un prezzo altissimo per un’opera di scarso valore, che non produce più di un terzo dell’energia attesa ed ha avuto delle conseguenze negative sotto vari punti di vista. Val la pena ricordare infatti che a quasi 30 anni dalla loro realizzazione, la diga di Daule Peripa e l’annessa centrale idroelettrica di Marcel Laniado De Wind hanno avuto impatti ambientali e sociali enormi. Il territorio che è stato inondato dal bacino artificiale era uno dei più fertili del Paese. Secondo il rapporto della CAIC, in seguito all’inondazione sono stati costretti ad abbandonare le proprie terre 14.965 contadini, mentre altre 63 comunità sono rimaste pressoché isolate. Le organizzazioni della società civile ecuadoriana sostengono che circa 50.000 persone siano state impattate direttamente e indirettamente dal bacino artificiale, senza mai venir compensate per le perdite subite. Non a caso la popolazione locale rimasta all’interno dell’area interessata dalle decine di frange d’acqua dell’invaso si trova in condizioni di povertà estrema, costretta a coltivare terre a bassissimo rendimento. L’indice di carenza di servizi di base tra le comunità all’interno dell’invaso è tra i più alti nel paese. Tra il 70 e il 90% degli abitanti non ha accesso ad acqua potabile ed è vittima di malattie come il dengue e la malaria.

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L’allarme epidemiologico è giustificato in Europa?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2009

Il primo campanello d’allarme è suonato allorché la salute del vecchio continente è stata intaccata dalla constatazione che per la prima volta dalla seconda guerra mondiale la vita media degli europei è rimasta stazionaria. Questa rilevazione, è bene precisare, riguarda in via prevalente i paesi dell’Europa centro-orientale, dove la mortalità elevata delle popolazioni più povere abbassa la media europea e dove malattie che si credevano sconfitte da tempo ricominciano a mietere vittime come la tubercolosi, il colera, la difterite e la malaria. Ricordiamo, ad esempio, che nell’ex U.R.S.S. nel 1990 una epidemia di difterite ha causato quattromila morti e 150 mila casi accertati. Altre malattie in alcuni paesi come la Russia, l’Ucraina e la Lettonia trasmesse per via sessuale, come la sifilide, favorite dalla povertà e dalla prostituzione, hanno provocato decine di milizia di infezioni e centinaia di morti. Oggi la stessa situazione si sta determinando con i casi di infezione da virus Hiv.  Dobbiamo, quindi, convenire che le malattie infettive più che essere un prodotto d’importazione sono per gli europei una “merce” autogeneratasi e persino d’esportazione. E talune epidemie che si ritenevano del tutto scomparse come la tubercolosi si stanno riaffacciandosi in modo inquietante. Oggi un terzo dell’umanità, quasi due miliardi di persone, è infettata dal Mycobacterium tuberculosis e dai dati dell’Oms (Organizzazione Mondiale della sanità) che questi nuovi casi di tubercolosi oggi abbiano raggiunto dimensioni notevoli e tali da provocare negli ultimi anni tre milioni di decessi. Non solo. Il bacillo tubercolare risulta essere la più importante causa di mortalità da malattia contagiosa nella donna. Il risorgere della tubercolosi è imputabile a vari fattori: anzitutto l’assenza o il declino di programmi di controllo nazionali in molti Paesi e la inadeguatezza di alcuni tra i programmi residui; in secondo luogo, la crescita della popolazione mondiale nei gruppi di età a maggiore rischio di malattia e la diffusione dell’epidemia da Hiv. Nel Paesi industrializzati, oltre allo smantellamento dei programmi di controllo, fattori quali l’Hiv e, soprattutto, l’immigrazione da Paesi ad alta incidenza di tubercolosi hanno provocato il risorgere della malattia quale problema importante di salute pubblica. Questa scarsa importanza attribuita alla tubercolosi ha fatto si che nelle scuole di medicina si generasse, in proposito, un basso livello di preparazione del medico moderno. Questa scarsa preparazione clinica accompagnata all’assenza di un programma di controllo efficace sono alla base della drammatica epidemia di multifarmaco-resistenza scoppiata in alcune città nord americane qualche anno fa.

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