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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘malasanità’

Confondere malasanità e mortalità evitabile fa male alla salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Capita frequentemente di veder identificare la malasanità con la mortalità evitabile, spesso relegando il primo fenomeno alle sole eclatanti quanto fugaci occasioni giornalistiche e, di contro, sottostimando gravemente il secondo a discapito della salute collettiva e individuale.La disorganizzazione delle strutture, l’inadeguatezza delle risorse strumentali, gli errori degli operatori, e così via, sono certamente configurabili come “malasanità”, ma la “mortalità evitabile” misura anche altri numerosi eventi spesso ascrivibili a scelte del tutto personali.Sono evitabili le morti correlate al fumo, all’alcol, alle cattive abitudini alimentari, a rischi cioè che autonomamente scegliamo di correre, nonostante le iniziative di educazione sanitaria che da anni e a vari livelli vengono realizzate nel nostro Paese.
Sono evitabili le morti dovute alla mancata adesione a programmi di screening e di medicina preventiva in genere quando decidiamo, di nuovo autonomamente, di non accogliere gli inviti a seguire percorsi di profilassi, diagnostici, terapeutici o riabilitativi, laddove offerti e disponibili.E certamente sono evitabili anche, ma non solo appunto, le morti legate alle carenze, alle mancanze, agli errori del nostro Servizio Sanitario e dunque alla malasanità.Ma misurare la mortalità evitabile solo attraverso la malasanità significa vanificare ogni iniziativa in tema di promozione della salute e nascondere sotto il tappeto l’enorme impatto che le scelte di vita hanno sul nostro benessere, scelte che inevitabilmente producono nel medio-lungo periodo rilevanti ricadute sui servizi socio-sanitari.Contenere la diffusione di malattie evitabili permetterebbe di liberare risorse umane, strumentali ed economiche da destinare da un lato alle patologie che purtroppo non sono (ancora) efficacemente contrastabili con interventi di sanità pubblica, dall’altro utili per lavorare sui disservizi e combattere quindi la malasanità.Uno dei tanti casi in cui la corretta informazione fa bene alla salute. (Natalia Buzzi – Progetto MEV)

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Ridurre i ritardi della sanità meridionale è possibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

“La sanità al Sud: best practices e nuovi scenari, non solo sprechi”: è stato il titolo del convegno nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi) tenutosi a Bari cinque anni fa e dove è emersa, tra l’altro, una situazione sanitaria nel meridione diversa da come spesso viene dipinta.
Da allora ad oggi è forse cambiata qualcosa? Diremmo proprio di no. Se lasciamo parlare i medici di allora ci accorgeremo ben presto che le loro parole continuano ad essere d’attualità.
Secondo lo Smi, condizione necessaria per combattere la malasanità è che siano messe a disposizione risorse adeguate e che si attui una programmazione che permetta di ridurre gli sprechi esistenti; occorre estendere le pratiche virtuose e sottrarre il governo delle Asl alla mala politica. Il segretario nazionale Smi, Salvo Calì, era convinto che sia possibile eliminare gli sprechi e le logiche clientelari: “Basta premiare la competenza e dialogare con chi opera in prima linea nel Ssn, cioè i medici.”
Il messaggio che cogliamo nella sua interezza è che nel sud esiste buona sanità ma è schiacciata dal clientelismo. Vi sono esperienze in settori sensibili e strategici per l’offerta di servizi sul territorio che sanno incontrare il gradimento dei cittadini e che contribuiscono a intercettare le mutate domande di salute di una popolazione che affronta problemi diversi rispetto a trenta anni fa, innanzitutto il nodo della cronicità e dell’invecchiamento della popolazione. In buona sostanza possiamo dire che se la domanda di prestazioni di un certo tipo aumenta non vi corrisponde, a livello istituzionale, una risposta adeguata e meno che mai nel suo approccio sul territorio. Vi sono nosocomi nel sud che presentano delle eccellenze in determinate discipline mediche ma difettano in personale medico ed infermieristico, in dotazione di fondi e nella logistica. Occorre concentrarsi sull’organizzazione dei servizi, nel seguire i malati anche dopo il dimissionamento ospedaliero e nel tenere aperto il dialogo con i medici di base. (Servizio Fidest)

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Punti nascita in Sicilia e Campania

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2011

Italia, regione Campania, Napoli, panorama del...

Image via Wikipedia

Un quinto delle segnalazioni di presunti casi di malasanità all’esame della Commissione d’inchiesta sugli errori sanitari, riguardano episodi legati a gravidanza o al parto e, precisamente, 104 su 500. L’80% ha avuto come esito il decesso della mamma o del neonato. Evidente lo scarto regionale tra nord e sud, che parla di un Paese diviso da una sanità ancora disomogenea. La metà delle segnalazioni pervenute, infatti, riguarda le regioni Calabria e Sicilia rispettivamente con 32 e 20 segnalazioni. A partire da questi dati – che pur essendo parziali costituiscono un segnale significativo di disagio – la Commissione ha ritenuto necessario approfondire il tema della qualità del percorso nascita in Italia, avviando un’indagine coordinata dall’on. Benedetto Fucci, conclusasi con l’approvazione di una dettagliata relazione. I dati forniti dalle aziende sanitarie (cui va ricondotta la responsabilità sulla regolarità o incompletezza degli stessi) hanno costituito la base dell’analisi del campione relativo 344 punti nascita (sui 570 presenti in Italia)
Analizzando le risposte ai questionari fornite da quattro regioni rappresentative di altrettante macroaree – Nord, Centro, Sud e Isole – emergono dati che sottolinenano la spaccatura tra nord e sud riguardo la percentuale dei tagli cesarei sul totale dei parti effettuati: in Veneto rappresentano il 29,5%, in Toscana il 26,6%, in Campania il 47,3%, in Sicilia il 52,9%. La percentuale media in Italia risulta essere del 35,4%. Simile il quadro che appare se si analizzano gli ancora tanti piccoli punti nascita con un numero parti ritenuto troppo basso per garantire gli standard di assistenza previsti dall’Organizzazione mondiale della Sanità. In base alla presente analisi, che fornisce spunti di lettura della relazione, nel 47,3% dei punti nascita siciliani e nel 39,5% di quelli campani si effettuano meno di 500 parti l’anno, ovvero meno di 41 al mese. Tra questi rientra il P.O. Scarlato di Safati, dove risulterebbero essersi verificati ben 3 dei presunti errori sanitari all’esame della Commissione verificatisi in Campania. La percentuale del numero di parti effettuati cresce salendo verso nord: in Toscana rappresenta il 14,8 e in Veneto il 7,3%. Il basso numero di parti, come insegna la letteratura scientifica in materia, spesso ha come conseguenza la mancanza di necessari standard di professionalità e l`adeguato supporto strutturale, come la presenza di un reparto di neonatologia dedicato, una Utin, lo Sten e lo Stam. In ospedali del genere, il ginecologo che vi lavora effettua circa 1 parto alla settimana, con una media di 4,7 parti al mese. Vi si effettuano in media solo il 9,7% dei parti con analgesia e la terapia intensiva neonatale è presente solo nel 9,5% dei casi.
Misurando altre variabili definite “strutturali”, che si relazionano, naturalmente, alla dimenione e alla numerosità di parti effettuati nei punti nascita emerge che la terapia intensiva neonatale manca nel 68,4% dei punti nascita veneti, 53,8% di quelli toscani, 79% di quelli campani, nell’89,7% di quelli siciliani.
Un reparto di neonatologia dedicato manca nel 14,6% dei punti nascita veneti, 15,38% di quelli toscani, 20,9% di quelli campani e il 52% di quelli siciliani. Lo sten, o trasporto di emergenza neonatale, manca nel 2,5% dei punti nascita veneti, 3,7% di quelli toscani, 19,5% di quelli campani, 73,4 % di quelli siciliani. Lo stam, o trasporto di emergenza in utero, manca nel 12,5% dei punti nascita veneti, 25,9% di quelli toscani, 58,9% di quelli campani, il 87,7% di quelli siciliani. “L’indagine condotta dalla Commissione in collaborazione con le società scientifiche di ostetricia e ginecologia – ha commentato l’on. Benedetto Fucci – ha mostrato in modo organico e dettagliato la situazione dei punti nascita italiani, non limitandosi ad analizzare il singolo presunto caso di malasanità , ma conducendo un’analisi delle cause, presunte o reali, degli episodi critici registrati. Solo rivisitando qualitativamente e quantitativamente i punti nascita penalizzanti, possiamo pensare di garantire standard uniformi. Questo lavoro – ha concluso Fucci – primo nel suo genere, non è punto d’arrivo ma di partenza, affinché si continui a monitorare il tema e si offra qualificata assistenza a mamme e bambini”.

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Ennesimo caso di malasanità in Sicilia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

Un anno fa un uomo viene ricoverato all’Ospedale Garibaldi di Catania per rimuover due punti metallici applicati dopo l’estrazione della radice di un dente. In apparenza una banale operazione, invece qualcosa va storto. L’uomo si risveglia solo per quindici minuti, e poi entra in coma. Ad un anno di distanza parla la moglie che denuncia le istituzioni per non aver ricevuto né giustizia né assistenza, e chiede solo di interrompere la vita vegetale del marito, definendosi pronta ad affrontare una battaglia sull’esempio di Beppino Englaro. Sulla delicata vicenda si esprime Luigino Smiroldo, vice responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, che fatica a nascondere tutto il suo sdegno: “In Italia esistono le specializzazioni proprio per evitare che un ortopedico faccia il cardiologo e viceversa. Togliere i punti, le graffette sulle gengive senza il parere dello specialista è stata una leggerezza che ha avuto un costo enorme”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro punta il dito contro l’artefice di tanta incoscienza: “Il primario è chiamato ad assumersi le sue responsabilità davanti ai magistrati. Auspichiamo che la magistratura proceda con velocità e non con le calende greche”. Se non arriverà un’adeguata risposta da parte delle istituzioni, se lo Stato non si fa carico della cura e dell’assistenza dell’uomo in stato di coma vegetativo, la moglie ha già consultato diversi legali per tentare di staccare la spina. Smiroldo affronta il delicato tema dell’eutanasia, rinnovando la sua vicinanza alla volontà della donna: “Se sussistono tutti gli estremi, la scelta dolorosa di questa moglie deve essere avvalorata e sostenuta. Mi auguro – conclude l’esponente dell’Italia dei Diritti – che non si ripetano i tempi biblici del caso di Eluana Englaro”.

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Sanità in Lombardia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Il Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, l’on. Leoluca Orlando, ha scritto all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, chiedendo una dettagliata relazione in riferimento ad alcuni presunti casi di malasanità che si sarebbero verificati presso dell’ospedale di Rho, in provincia di Milano e su cui laProcura ha aperto un’inchiesta. Le ipotesi di reato sono di lesioni colpose e omicidio colposo, oltre a vari illeciti amministrativi. Per ora non ci sarebbero nomi iscritti sul registro degli indagati. Tutti gli episodi, circa venti, secondo quanto riportato da notizie stampa, sarebbero avvenuti nell’ultimo anno e mezzo nel quinto reparto di Chirurgia generale del nosocomio di Rho. “Diagnosi errate, interventi sbagliati, o fatti senza gli esami necessari, che hanno necessitato operazioni riparatorie. E ancora morti sospette, garze dimenticate, tumori ignorati: un panorama surreale di storie che, se confermate, sarebbero gravissime”, ha commentato Orlando. “Per questo – ha aggiunto – la Commissione parlamentare d’inchiesta che presiedo intende acquisire una relazione con tutte le necessarie valutazioni sull’episodio, in ordine a eventuali disfunzioni organizzative o specifiche responsabilità individuali riscontrate, nonché sui provvedimenti cautelari o sanzionatori adottati nei confronti dei responsabili”. (Livia Parisi)

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I medici sui fatti di malasanità a Messina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Gli avvenimenti che hanno turbato nelle ultime settimane la sanità italiana ed in particolare i punti nascita hanno provocato uno stato di tensione nell’opinione pubblica e nella stessa classe medica. Non è esagerato sostenere che la situazione rischia di sfociare in una psicosi collettiva, tale da far considerare i medici come i responsabili di ogni evento avverso che si possa verificare durante il parto e la gravidanza più in generale. Il recente episodio di aggressione fisica nei confronti del ginecologo di Messina, da parte del marito di una donna che aveva partorito da pochi giorni, secondo la FESMED, rappresenta la spia di una situazione che richiede degli interventi immediati, al fine di ristabilire una corretta dinamina nei rapporti fra medico e paziente. La FESMED, che annovera fra i suoi associati la maggioranza degli specialisti ostetrici ginecologi che operano nel servizio Sanitario Nazionale, ha chiesto un incontro urgente al Ministro della Salute prof. Ferruccio Fazio, per manifestargli la preoccupazione della categoria e proporgli delle possibili azioni che consentano di ridurre lo stato di apprensione delle donne in gravidanza e delle loro famiglie, nonché di restituire serenità ai medici ed a tutti i professionisti che operano nei punti nascita e nei consultori.

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Malasanità: ritardo consegna analisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

La situazione d’incertezza che ha causato uno stato d’ansia nel paziente che abbia effettuato delle analisi cliniche cagionato dalla mancata diagnosi sul campione prelevato può essere fonte di responsabilità da parte dell’ASL e consentire il risarcimento del danno da stabilirsi in via d’equità.E’ questo sostanzialmente il principio che è stato stabilito nell’importante sentenza della Corte d’Appello di Firenze la numero 1221 del 06/08/2010 nella causa civile iscritta al n. 371/2004 del ruolo generale degli affari contenziosi civili. Nel caso di specie, infatti, il giudice del gravame ha ribaltato la sentenza di primo grado che aveva visto rigettata la domanda di risarcimento danni da parte di una paziente che si era sottoposta ad accertamenti clinici da parte dell’Asl, in particolare l’esame istologico di una cisti ovarica.La corte di secondo grado ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno, liquidando in via d’equità la somma d’importo di 10mila euro avendo l’attrice provato lo stato d’ansia conseguente alla mancata comunicazione del risultato a seguito delle analisi a cui si era sottoposta, stante la lesione di quel valore costituzionalmente protetto che è il diritto alla salute.
Secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, tale sentenza non può che servire da sprono nei confronti delle organizzazioni che gestiscono la sanità, sia pubbliche che private, affinché agiscano nel rispetto costante dei propri obblighi contrattuali e del permanente mantenimento quale “faro guida” del proprio agire del diritto alla salute di tutti i cittadini.Nel contempo lo “Sportello dei Diritti” rimane a disposizione per segnalare casi simili e fornire eventualmente assistenza gratuita per i cittadini che si sentono vittime della cosiddetta “malasanità”.

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Malasanità a Cerreta Sannita

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2010

“Continua la protesta degli abitanti sanniti per l’annunciata chiusura dell’ospedale di Cerreto Sannita, comune montano della provincia di Benevento”. Così L’On. Scilipoti  (idv), con riferimento all’ennesimo caso di malasanità. “I comuni interessati sono in tutto una trentina. Da più di dieci giorni, un centinaio di abitanti della valle staziona incatenata nel piazzale del nosocomio in segno di protesta. Lo stato di totale indolenza delle istituzioni, non retrocesse dai loro propositi neanche di fronte alle dimissioni rassegnate da dieci sindaci di altrettanti comuni beneventani – continua l’On. Scilipoti (idv) – caratterizza la situazione grottesca per la quale nessuno sa dare spiegazioni. Il nosocomio di Cerreto Sannita fu costruito in quella zona in quanto classificata come disagiata. E quando già si parlava di chiudere Cerreto, fu acquistata e installata una sala di rianimazione, che costò circa novecentomila euro. Mai entrata in funzione in sei anni – conclude l’On. Scilipoti – con costi di manutenzione ammontanti a circa trentamila euro annui”.

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Emergenza negli ospedali romani

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

Roma. “C’è un evidente legame tra la corruzione e il dissesto finanziario della sanità laziale. Milioni di euro provenienti dall’Erario, utilizzati per acquistare ville e auto di lusso piuttosto che ambulanze e macchinari per gli ospedali”. Con questa netta ed impietosa analisi, il responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti Vittorio Marinelli ha commentato l’ennesima emergenza sanitaria dovuto al sovraffollamento dei reparti ospedalieri. Sempre più critica la situazione nei nosocomi capitolini: ambulanze respinte all’arrivo in Pronto Soccorso, pazienti con codice rosso che stazionano anche per giorni prima che si liberi un posto in reparto. Complice anche il recente taglio dei posti letto, sono circa cinquecento al giorno i malati in lettiga in attesa di una sistemazione in reparto. La cruda analisi di Marinelli prosegue con una critica al sistema di Welfare italiano, “sbandierato solo nei programmi elettorali a differenza di quello scandinavo in cui, a parità di pressione fiscale con il nostro paese, il cittadino è realmente assistito dalla culla alla bara. In Italia invece, si tende a trascurare la prima e garantire la seconda, se un cittadino che arriva in Pronto Soccorso con codice rosso non può essere immediatamente visitato”. Per l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, la classe politica italiana è a un bivio: “O decide di sopprimere questa parvenza di stato sociale, o allontana dalla gestione della cosa pubblica papponi e corruttori che determinano sistematici casi di malasanità”.

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La malasanità americana

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2010

La lettera della compagnia di assicurazioni Anthem Blue Cross annunciava a mio figlio che il costo della sua polizza aumenterebbe del trentanove per cento fra due mesi. Tutto normale per le compagnie che sono guidate solo dal guadagno. In un periodo economico poco promettente quando la disoccupazione si aggira sul dieci per cento, ci sono sempre quelli che prosperano. Le compagnie di assicurazioni aumentano i prezzi senza controlli e il governo americano continua ad essere bloccato senza riuscire a creare un sistema di sanità che offra copertura a tutti e allo stesso tempo controlli la cupidigia delle corporation. Dopo quasi un anno di discussioni e un disegno di legge approvato dalla Camera e uno meno buono dal Senato, si continua ad essere alla mercé delle ditte di assicurazione. Mio figlio ha poca scelta e dovrà quindi pagare l’aumento o rischiare la bancarotta in caso di malattie serie. I politici statali e federali sono stati scioccati dalla notizia dell’aumento. L’amministrazione di Barack Obama ha iniziato un’investigazione per cercare di vedere se l’aumento è legale. Steve Poizner, il commissioner dell’assicurazione della California, ha anche lui iniziato un’inchiesta al livello statale. Sembra che l’aumento sia stato rimandato di qualche mese. Ciò che sciocca di più è il fatto che i profitti delle compagnie di assicurazioni hanno raggiunto cifre oscene nel 2009. Uno studio del gruppo Healthcare for America ha rilevato che le cinque aziende di assicurazioni più grandi hanno generato profitti del 56% nel 2009. Fra di queste Cigna ha avuto un aumento del 346% di profitti mentre allo stesso tempo aveva ridotto il numero di assicurati del 5,5 %. Wellpoint che include Anthem fra le sue filiali ha generato un aumento del 91% dal 2008 mentre allo stesso tempo ha ridotto il numero di assicurati del 3%. In effetti, queste compagnie non rinnovano l’assicurazione a coloro i quali gli causano spese ingenti e si concentrano invece sui clienti che pagano e non rappresentano un rischio al loro portafoglio. Fanno il loro mestiere che è quello di guadagnare quattrini ai loro investitori. Tutto legale. Tutto parte del sistema capitalista. Chi non vuole comprare l’assicurazione può farne senza. Se i dirigenti delle corporation fanno il loro mestiere, i politici invece non fanno il loro. Si sa che i legislatori repubblicani vedono poco di male quando le aziende di assicurazione aumentano i prezzi perché accettano volentieri il sistema di offerta e richiesta senza pochi o nessun controllo. I democratici però che sempre dicono di difendere  i più poveri rimangono bloccati dalle regole del governo. Il Senato americano, nonostante abbia passato il disegno di legge per riformare la sanità, continua ad operare con la necessità della supermaggioranza di 60 voti per approvare disegni di legge. In effetti, ciò dà alla minoranza, in questi tempi il Partito Repubblicano, il potere di bloccare leggi che non siano piacevoli alle aziende alle cui il Gop è legato ideologicamente. I democratici però con la loro maggioranza hanno nelle mani lo strumento legale di approvare leggi schivando il filibuster. Si tratta del processo chiamato “reconciliation” che solo richiede 51 voti al Senato invece di 60 per approvare leggi. La reconciliation si applica solo a leggi che hanno a che fare con questioni di bilancio. La mggior parte del disegno di legge sulla riforma della sanità ha infatti implicazioni sul bilancio. I democratici quindi potrebbero agire. Obama però continua ad insistere che vuole trattare di governare in modo bipartisan e spera che i repubblicani alla fine comincino a cooperare. Nel frattempo dopo quasi un anno di dibattiti sulla sanità le corporation continuano a fare quello che vogliono. Brian Sassi, il direttore delle polizze individuali della Anthem, ha spiegato che il 39% riflette l’aumento massimo possibile ma ciò non tocca la maggioranza dei loro assicurati. L’aumento massimo è infatti quello che ha ricevuto mio figlio. Non è l’unico. Sassi ha anche dichiarato che i clienti come mio figlio sono molto importanti per la sua azienda. È vero. Senza di loro i profitti della Anthem svanirebbero. (Domenico Maceri)

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Malasanità a Canale Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2009

Una puntata molto interessante, quella che il programma Mattino Italia in onda sull’emittente Canale Italia, ha dedicato alla malasanità. La trasmissione, condotta con la consueta sensibilità e professionalità da Janet De Nardis, ha visto ospiti oltre al presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro anche Fra gli ospiti, oltre al presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello anche il primario di medicina d’urgenza del San Filippo Neri di Roma Luigi Zulli e il Signor Pandolfi, che ha raccontato un triste episodio causa di malasanità verificatosi presso l’ospedale Santo Bono di Napoli legato alla morte di suo figlio Vincenzo. De Pierro,  da sempre sensibile alle tematiche legate ai diritti dei cittadini,in particolare dei malati, ha dichiarato in trasmissione: “Nei casi di cattiva sanità italiana è bene distinguere fra malasanità iatrogena e malasanità strutturale. Spesso il personale ospedaliero è costretto a lavorare in condizioni pessime e inumane, penalizzato dalla mancanza degli strumenti necessari e dalla scarsa igiene. Un esempio di questa situazione è l’Ospedale Grassi di Ostia, una triste vetrina di sovraffollamento, degrado e malcontento dei malati, che tramite un incatenamento simbolico davanti al presidio ospedaliero abbiamo cercato di denunciare; in seguito alle nostre proteste – ha continuato il presidente dell’Italia dei Diritti – sembrano essersi mossi nuovi finanziamenti finalizzati al raddoppio del Pronto Soccorso”. Su quali siano le ragioni che si nascondo dietro la decisione di continuare a tenere aperte strutture piene di lacune e che spesso sono infiltrate dalle organizzazioni criminali, De Pierro non ha dubbi:”Alla base di questi provvedimenti si celano interessi politico-affaristici. Per interrompere questa barbarie è necessario che i vertici delle strutture ospedaliere vengano scelti in base a criteri carrieristici e di merito e non tra le file dei politici di turno. Come Italia dei Diritti – ha concluso Antonello De Pierro – continueremo a occuparci del problema affinché nella nostra società i diritti dei cittadini prevalgono sui meri interessi politici.

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