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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘malati cronici’

Fisioterapisti: Cambiare gestione terapie pazienti cronici

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

associazione fisioterapistiMilano. L’aumento dell’aspettativa di vita in Italia sta mettendo in luce, oltre al progressivo invecchiamento della popolazione, anche l’esplosione di una serie di patologie proprie dell’età avanzata, spesso croniche e soprattutto estremamente limitanti per quanto riguarda la qualita’ della vita. In questo contesto, il fisioterapista puo’ essere in grado di cogliere molti degli aspetti propri di questa condizione, impegnato com’e’ a mettere la propria professionalità al servizio del paziente, con lo scopo di ricreare, per quanto possibile, le condizioni per una qualita’ di vita consona e degna. E’ questa l’indicazione di uno studio dello scorso anno condotto su 168 pazienti con ginocchio artrosico divisi in due gruppi, uno trattato con artroscopia e l’altro con approccio fisioterapico: non sono emerse differenze significative sulla funzionalita’ e sul dolore del ginocchio artrosico, migliorando la qualita’ di vita. Con meno medicine e costi più bassi per tutto il Sistema. La ricerca, dal titolo ‘Cost-effectiveness analysis of arthroscopic surgery compared with non-operative management for osteoarthritis of the knee’, e’ pubblicata sul National Center for Biotechnology Information della U.S. National Library of Medicine.Si e’ parlato anche di questo al Royal Garden Hotel di Assago, alle porte di Milano, dove l’Aifi Lombardia in collaborazione con Arir, Gis Fisioterapia Geriatrica, Gis Neuroscienze, Gis TFTR e Sicoa ha organizzato un convegno proprio per discutere della fragilita’, della cronicita’, e delle nuove prospettive che investono un mondo, quello della fisioterapia, ancora alla ricerca di una valorizzazione delle proprie competenze e dei propri strumenti. In Lombardia in particolar modo si stima che il 30% della popolazione sia affetta da patologie invalidanti e croniche proprie dell’anzianita’ che pero’ ha bisogno del 70% delle risorse. Se si aggiunge il fatto che la Regione Lombardia da due anni ha messo in campo una riforma sanitaria volta alla gestione territoriale del malato cronico ma ancora manca l’attuazione pratica del progetto, ecco ora spiegato il motivo per cui i fisioterapisti, “che non hanno un albo ma hanno dietro Aifi”, come ricorda il tesoriere Aifi nazionale Patrizia Galantini, si sono riuniti coinvolgendo le istituzioni regionali e chiedendo a gran voce che si valorizzi la professione.
“Chiediamo che Regione Lombardia ci ascolti per arrivare a dire che i fisioterapisti sono in grado di portare evidenze scientifiche dimostrando che riusciamo a fare qualita’ uguale con costi inferiori”, dice il presidente lombardo Aifi Gianluca Rossi, che ha fatto gli onori di casa ospitando vari rappresentati di ogni gruppo fisioterapico, da quello cardiologico a quello geriatrico. Tutti uniti nel mostrare l’evidenza che un fisioterapista spesso puo’ intervenire meglio di una terapia medica. “Se Regione Lombardia dice che deve essere efficace e al contempo risparmiare, come si puo’ fare?” si chiede Rossi. In fondo “non ha fatto ancora una vera scelta- prosegue il presidente lombardo Aifi- che sarebbe quella di cambiare i processi terapeutici”.
Alle domande dei fisioterapisti, arrivano alcune risposte dalle tavole rotonde a cui hanno partecipato rappresentanti politici. Se da parte del capogruppo dem in commissione Sanita’ regionale Carlo Borghetti viene lanciato un appello alla maggioranza affinche’ si eviti che “l’ente gestore rischi di essere una ulteriore ospedalizzazione del cronico mentre noi dobbiamo fare il contrario”, da parte della consigliera leghista Silvia Piani c’e’ la promessa di calendarizzare al piu’ presto un incontro in commissione Sanita’, perche’ “come tutte le rivoluzioni anche questa riforma presenta delle criticita’ risolvibili”, e “noi in commissione siamo aperti a recepire qualsiasi tipo di proposta”.

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Farmaci: più risparmi se distribuiti da ospedali e asl

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2011

Razionalizzare la spesa farmaceutica ospedaliera si può, e si deve a causa dell’arrivo di molecole sempre più costose e della cronicizzazione di molte patologie. Uno dei sistemi più semplici ed efficaci è la distribuzione diretta dei medicinali ai pazienti in dimissione e, nel caso di malati cronici, tramite l’Asl e in assistenza domiciliare. Se tale sistema fosse attuato in ogni regione, consentirebbe un risparmio significativo per il Sistema Sanitario Nazionale. Un risparmio ancora maggiore è realizzabile evitando il canale delle farmacie private: una recente indagine della Guardia di Finanza lo ha quantificato per il quadriennio 2004-2008, per i farmaci del Prontuario ospedaliero per la continuità terapeutica a pazienti cronici e/o seguiti dalle strutture pubbliche, in poco meno di 900 (892) milioni di euro. “Nonostante da anni i farmacisti ospedalieri e delle Asl pongano l’accento sulla distribuzione diretta dei farmaci – afferma Laura Fabrizio, presidente della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) – non molto è stato fatto, se si eccettuano esperienze di distribuzione a domicilio attuate in alcune Asl di Liguria, Umbria e Calabria e altre lodevoli iniziative purtroppo isolate. E oggi addirittura alcuni propongono l’opposto: portare alcuni medicinali di fascia H anche al di fuori dell’ospedale e delle Asl. Un controsenso, almeno per due motivi: primo, per i mancati risparmi, dato che la distribuzione diretta tramite le farmacie territoriali costa di più perché vi si aggiungono le spese di distribuzione per i farmacisti privati, oneri che variano in base ad accordi regionali fino ad arrivare al 12% sul prezzo al pubblico compreso di IVA; secondo, perché si tratta di medicinali di uso ospedaliero proprio perché necessitano di una particolare attenzione per aspetti legati al monitoraggio dell’efficacia e degli effetti collaterali, e quindi alla loro sicurezza e appropriatezza di utilizzo, verificabili mediante il continuo controllo dei rispettivi piani terapeutici depositati presso i servizi farmaceutici del Sistema Sanitario Nazionale e il monitoraggio attraverso il Registro dell’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA)”. “Al contrario, i farmacisti delle farmacie territoriali, non conoscendo il piano terapeutico – spiega Pietro Finocchiaro, segretario nazionale SIFO – non sono in grado di valutare l’appropriatezza prescrittiva che è il parametro più avanzato e complesso sul quale anche gli studi più recenti ci dicono sia necessario agire per diminuire ulteriormente la spesa, in particolare per i farmaci complessi che necessitano di un monitoraggio intensivo come quelli ospedalieri e innovativi”. “Monitorare i consumi di per sé non ha alcun senso né valore – risponde Francesco De Vita, segretario regionale SIFO Abruzzo, a chi propone di spostare alcuni principi attivi del prontuario ospedaliero anche al territorio -, se non si ha la possibilità di incidere sugli stessi. Del resto il mero monitoraggio dei consumi è già banalmente ottenibile giorno per giorno presso i servizi farmaceutici del SSN, i quali, all’atto della distribuzione controllano i piani terapeutici e le schede di segnalazione, certificano la rispondenza tra prescrizione e terapia, e, contemporaneamente alla dispensazione, validano un controllo di appropriatezza prescrittiva.” “In tutti questi ambiti la SIFO è inoltre impegnata a stabilire intese e sinergie con i medici specialisti – conclude Laura Fabrizio -, ad esempio con gli oncologi dell’AIOM, a ulteriore garanzia e tutela della qualità dell’assistenza farmaceutica ai cittadini.”

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Malati cronici e qualità della vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2009

Migliorare la qualità di vita del paziente colpito da malattia cronica e favorire un consistente risparmio al sistema sanitario nazionale e regionale. È l’obiettivo del progetto “Rete di rilevazione del Rischio cardiovascolare e Outcome clinici (RRO)”, presentato al 10° Congresso Regionale SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) Lombardia (e 4° Congresso Nazionale SIMG Area Metabolica), a cui partecipano circa 250 medici di famiglia, in corso fino a domani a Desenzano del Garda (Bs). “Il progetto che abbiamo realizzato in Lombardia – spiega Aurelio Sessa, presidente del Congresso – può diventare un modello di riferimento a livello nazionale ed ha l’obiettivo di monitorare la qualità dell’assistenza delle malattie croniche. L’iniziativa, a cui partecipano 250 medici di medicina generale della Lombardia, avviata inizialmente come progetto di prevenzione cardiovascolare, è stata estesa a dodici patologie croniche (asma, BPCO, tumori, depressione, diabete, ipertensione, ipotiroidismo, lombalgia, malattia coronarica, malattia del reflusso gastroesofageo, scompenso cardiaco e ulcera peptica), che complessivamente assorbono il 90% del lavoro quotidiano del medico di medicina generale”. “Ad esempio, per garantire la gestione ottimale del paziente diabetico – afferma Gerardo Medea, responsabile nazionale dell’Area metabolica della SIMG – non è sufficiente sapere quante persone  sono colpite dalla malattia in una certa zona, ma anche se seguono correttamente la terapia ipoglicemizzante e un regolare programma di follow-up, e soprattutto se ogni paziente raggiunge gli obiettivi terapeutici fissati. Il nostro sistema non solo è l’unico a permettere questo tipo di valutazioni, ma soprattutto nella gestione dei pazienti diabetici ha dimostrato di migliorare i risultati di salute e di ridurre i costi attraverso un abbattimento dei ricoveri ospedalieri. I nostri dati associati a quelli forniti dall’ASL attraverso la Banca dati assistiti forniscono una fotografia precisa e approfondita del percorso di cura dei pazienti cronici”. “Dalla Lombardia – spiega Claudio Cricelli, presidente SIMG – è partito un progetto unico, che dimostra che i medici di famiglia italiani sono sempre più coinvolti in ogni strategia diretta ad affrontare il problema della crescita della cronicità di molte malattie, prime fra tutte quelle tumorali, metaboliche e cardiovascolari, aumento che fa lievitare la spesa per cure e riabilitazione”.

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