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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘malati’

Progetto formativo per chi si prende cura dei malati di Parkinson

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Mercoledì 21 ottobre alle 11.30, verrà presentata in diretta streaming la Neuroscience Caregiver Academy, il progetto formativo dedicato ai caregiver nato dalla partnership tra AbbVie Italia, Accademia LIMPE-DISMOV, Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus, Associazione Nazionale Infermieri in Neuroscienze (A.N.I.N.) e realizzato in collaborazione con alcuni Centri Clinici d’eccellenza del territorio italiano (Torino, Padova, Milano, Catania, Napoli-Salerno). Per l’occasione, interverranno e saranno disponibili per interviste il Prof. Leonardo Lopiano, Presidente della Fondazione LIMPE, il Prof. Mario Zappia, Presidente Accademia LIMPE-DISMOV, la Dott.ssa Cristina Razzini, Presidente dell’Associazione Nazionale Infermieri in Neuroscienze (A.N.I.N.), la Dott.ssa Annalisa Iezzi, Direttore Medico AbbVie Italia e l’On. Fabiola Bologna, Neurologa e Membro della XII Commissione Affari sociali. Nel corso della conferenza stampa oltre al progetto e alle novità istituzionali in materia, saranno presentati i risultati del primo incontro formativo che si è tenuto a Torino il 2 e 3 ottobre. Inoltre, sarà dedicato ampio spazio all’analisi alla situazione dei caregiver e dei pazienti ai tempi al tempo del Covid-19: è emerso infatti, con maggiore forza, la solitudine e il grande stress sia fisico che psicologico a cui sono sottoposti.

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Alle falde del …Kilimangiaro

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

Ho scritto non molto tempo fa che gli italiani, a mio avviso, sono dei “rassegnati e cinici”. Resto dello stesso avviso aggiungendo che ora si comportano come un malato terminale: sa di morire e reagisce staccando la spina, rifiutando di curarsi e preferendo spendere gli ultimi giorni che gli restano, volgendo lo sguardo alle futilità della vita. I giovani si sentono in trappola. C’è ancora chi resiste, ovviamente, e s’ingegna a trovare uno sbocco esistenziale, anche modesto, ma gli altri rinunciano a cercarsi un lavoro, restano in famiglia, si chiudono nella loro ristretta cerchia degli amici. I precari si affannano ma sanno di combattere la stessa battaglia del cavaliere don Chisciotte contro i mulini a vento. I disoccupati sono avvelenati, ma cercano di barcamenarsi alla bell’è meglio: “ciò famiglia”, paiono dire, non possono permettersi colpi di testa, devono giocoforza sperare e arrangiarsi in qualche modo. E tutti gli altri dalla casalinga ai lavoratori dipendenti e autonomi sentono di trovarsi in una situazione migliore della disperazione e si attaccano a questa fragile ancora di salvezza. Poi vi sono i pensionati. Sono quelli che chiedono poco e ottengono nulla. Sono quelli che riescono ancora a finanziare i figli e i nipoti disoccupati o in cassa integrazione o precari. Sono quelli che continuano a essere osservati con diffidenza e già qualcuno si chiede se non sono un “peso morto”. Solo la pietà cristiana li salva dalla lapidazione. E tutti insieme ci chiediamo cosa stanno a fare 45 milioni di italiani a raccattare le briciole dei restanti 15 milioni che hanno i soldi ma non disdegnano a raschiare il barile degli altri pur di continuare ad arraffare ciò che resta della miseria altrui. Mi chiedo se non siamo ritornati ai tempi dei patrizi e dei plebei. Allora, per lo meno, vi erano dei tribuni del popolo che riuscivano ad arringare il popolo. Oggi se qualcuno lo fa è per poi essere assunto nel partito dei patrizi. Altro che potere dal basso da “popolo sovrano”. (Riccardo Alfonso)

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Più tutele per i malati oncologici

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

“Troppo breve il periodo in cui la legge riconosce l’indennità di malattia ai lavoratori autonomi che devono sottoporsi a terapie invalidanti, iscritti alla gestione separata”. È quanto ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto, capogruppo della commissione Lavoro di FdI, che ha presentato una proposta di legge per riconoscere il diritto ad un congruo periodo di malattia indennizzabile, aumentando l’attuale ed insufficiente limite.“Ad oggi è solo di 180 giorni – ha spiegato il deputato Rizzetto – il periodo massimo coperto dal sussidio, nei casi in cui la malattia venga equiparata alla degenza ospedaliera. Vogliamo evitare vicende come quella di Steven Babbi, deceduto lo scorso febbraio a soli 24 anni, che malato di tumore fu privato dell’indennità di malattia dall’Inps superati i 180 giorni di assenza dal lavoro. La proposta di legge prevede inoltre un arco di tempo più lungo anche per il diritto alla conservazione del posto di lavoro, che chiediamo non sia inferiore a 24 mesi nel triennio dalla certificazione medica salvo che i contratti collettivi non prevedano norme di maggiore favore”.

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Militari malati e minacciati

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

By Michele Fornicola. “Il Fatto quotidiano descrive situazioni terribili. Colleghi militari minacciati dai superiori affinchè non dicano la verità. Una situazione drammatica che, nel 2020, mette in discussione lo “spirito democratico” della FFAA e la totale assenza di tutele e di sicurezza dei militari. Molti Carabinieri, dopo aver letto l’articolo, penseranno che quello che accade nell’Esercito e nelle altre FF.AA. non ci riguarda; Non può accadere. Nulla di più sbagliato. Anche noi siamo vittime inconsapevoli di un sistema a comparti stagni. Del fatto che le notizie faticano ad essere condivise. Oggi meno di ieri, per fortuna, grazie ai social ed ai nuovi strumenti di messaggistica. Ed ecco, puntuale, il Sindacato UNARMA che torna alla carica descrivendo situazioni inimmaginabili. Carabinieri costretti a dormire in camerate da cinque in piena epidemia”.

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La continuità assistenziale dei malati di Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

E’ fondamentale per garantire un percorso di cure dall’inizio della malattia sino alla guarigione, e anche nella fase dei controlli successivi. Quello che e’ emerso in queste settimane e’ stata la difficolta’ non solo nella gestione dei sintomatici ricoverati, ma anche di quelli gestiti a casa o che una volta dimessi devono fare ritorno al proprio domicilio. Il Policlinico Gemelli di Roma, insieme alla Regione Lazio, ha siglato un accordo per gestire un albergo con il fine di garantire una ospedalita’ protetta per tutti questi malati, non facendoli tornare nelle loro case. La spiega nel dettaglio all’agenzia di stampa Dire Christian Barillaro, responsabile della Centrale di Continuita’ assistenziale del Gemelli. Barillaro spiega, tra l’altro: “”Abbiamo ad oggi 162 posti letto disponibili, siamo arrivati ad occuparne anche 140. La gestione parte dalla Centrale di Continuita’ Assistenziale del Gemelli e dalla Centrale operativa della Asl, in modo integrato. Il territorio e l’ospedale lavorano insieme, garantendo in maniera simultanea la presa in carico di questi pazienti. La gestione e’ della Fondazione Policlinico Gemelli, che ha messo in campo i presidi di tecnico-assistenza, la parte infermieristica, garantisce la presenza di specialisti e anche la fornitura dei pasti e la sanificazione delle stanze”. Riguardo la riabilitazione invece ha spiegato: “”Ad oggi purtroppo non e’ stata ancora prevista la riabilitazione
poiche’ e’ tutto nuovo e i sistemi devono essere modificati e validati. Sicuramente la riabilitazione e’ un aspetto da valutare, anche perche’ non sono chiari gli esiti di questa malattia e quindi se e’ necessaria una riabilitazione respiratoria, ma anche altro. Abbiamo notato che sono pazienti che vengono fuori da una lunga ospedalizzazione per cui un intervento di tipo riabilitativo motorio e anche una riabilitazione respiratoria potrebbero supportare una migliore ripresa” (Fonte Agenzia Dire)

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Tutele per i malati reumatici

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

“Chiediamo che la bozza dell’ultimo DPCM sulla “Fase Due” della pandemia da COVID-19 venga rivista. Nel testo attuale infatti non c’è nessun riferimento ai malati cronici e immunodepressi mentre sono necessarie norme di tutela per questi uomini e donne che hanno gravi problemi di salute”. E’ questa la richiesta avanzata dall’ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) all’indomani dell’annuncio del premier Giuseppe Conte sui provvedimenti di allentamento delle restrizioni per contenere i contagi da Coronavirus. “Siamo pienamente consapevoli e favorevoli alla graduale riapertura delle attività lavorative e produttive del nostro Paese – afferma Silvia Tonolo, Presidente ANMAR -. La bozza di DPCM, presentata ieri sera, però deve essere integrata al più presto. I pazienti reumatici in cura con immunosoppressori corrono ancora troppi rischi e non possono ritornare subito al lavoro, magari in aziende che non hanno provveduto alla sanificazione o preso le dovute precauzioni per tutelare la salute dei dipendenti. Le riaperture poi di aziende, negozi ed esercizi commerciali saranno poi scaglionate dal 4 maggio fino al 1giugno. Chiediamo quindi che il nuovo decreto si possa estendere a tutti i malati reumatici immunodepressi con certificato dello specialista che attesta la patologia reumatologica e l’estensione dei giorni previsti per chi quelli che beneficiano della legge 104 almeno fino 31 di maggio”. “Non va dimenticato che ci sono in Italia circa 800.000 malati reumatologici, affetti da patologie gravi in trattamento con farmaci immunosoppressori, i quali sono a rischio di contrarre infezioni gravi e potenzialmente fatali – aggiunge il prof. Mauro Galeazzi, Past President della Società Italiana di Reumatologia (SIR) -. Questi malati non possono e non debbono essere esposti a rischi di contrarre l’infezione da SARS-CoV12”. “La proroga dei benefici della legge 104 deve valere anche per caregiver e familiari – aggiunge l’onorevole Massimiliano De Toma, Membro Commissione Attivita’ Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati -. Solo così possiamo dare le giuste garanzie socio-sanitarie a milioni di italiani. Stiamo per entrare in una fase molto delicata per l’intero sistema Paese. E’ quindi necessario non abbassare la guardia nei confronti di una pandemia che può continuare ad avere effetti nefasti per la salute pubblica”.

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Covid 19, valutazione malati a casa

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

by Mauro Miserendino. I medici di famiglia rivendicano un ruolo chiave nella fase 2: seguire a distanza i malati Covid-19 tenuti a casa, integrare il monitoraggio delle Unità speciali di continuità assistenziale, prescrivere antivirali ed antimalarici autorizzati dall’Agenzia del farmaco e se necessario interagire con le farmacie ospedaliere. Le richieste fanno parte di un documento che Fimmg ha inviato al ministro della Salute e di una “rivoluzione della medicina generale”, così la chiama il segretario nazionale Silvestro Scotti, per gestire la fase endemica del virus. Una fase che seguirà la ripresa lavorativa, e che il ministro Roberto Speranza va preparando per gradi. Si parte in questi giorni con l’approvazione dei test sierologici che dovranno affiancarsi ai tamponi. Solo una volta scoperto che ha anticorpi Igg positivi al virus, niente Igm e tampone negativo un soggetto si considererà guarito, immunizzato ed arruolabile per lavorare. Gli ex infettivi con “patente di immunità” potrebbero essere i primi a recarsi al lavoro almeno là dove si stenta ad uscire dalla conta dei nuovi infetti.Nel frattempo, in tutte le regioni va aumentando il numero dei tamponi effettuati per accertare se la malattia è in corso. Sono intorno a 9 mila i test medi giornalieri in Lombardia, 2500 in Campania (a regime 3 mila). In Veneto, prima regione ad inaugurare la fase di riapertura, l’obiettivo della prossima settimana è 13 mila tamponi al giorno. L’Emilia Romagna agisce per categorie e ha quasi completato l’esame dei dipendenti della sanità; la Toscana è sui 3500 tamponi al giorno, il Sud sta un po’ indietro ma non c’è regione dove non si stia lavorando a regime. L’Abruzzo ha superato da un po’ i 20 mila tamponi su 1,3 milioni di abitanti, la Puglia sfiora i 30 mila la Sicilia supera i 35 mila, il Lazio va verso gli 80 mila. Sul fronte dei test sierologici qualche regione è andata un po’ avanti, come il Lazio che ha deliberato la commercializzazione e attraverso il privato è pronto a veder offrire i dosaggi di anticorpi. Persino i comuni scattano in avanti e Milano parte senza attendere la Lombardia accordandosi con l’ospedale Sacco per screenare i 4 mila dipendenti dell’azienda dei trasporti.
Per la fase 2, come già accennato, si fanno avanti i medici del sindacato maggioritario, garanti di un sistema di cure unitario, per pazienti non gravi gestibili a casa a un curante che li conosce. «Mettere in mano ai medici di famiglia la gestione dei contagiati non gravi semplifica tutto», sintetizza Scotti. Una premessa: in questi giorni si vanno intensificando gli incontri congiunti tra Fimmg, Fnomceo e Farmindustria. Tema: garantire accesso alle terapie a tutti i pazienti che in Italia ne hanno bisogno, dare continuità all’Ecm e mantenere l’informazione scientifica. Obiettivo degli incontri è anche meglio definire “il ruolo dei medici di famiglia nella prevenzione e nella ricerca farmaceutica attraverso la loro esperienza con studi osservazionali e di real world evidence, a beneficio dei pazienti”.Su questo sfondo, si staglia la richiesta dei mmg di prescrivere idrossiclorochina ed altri farmaci agli infettivi non ospedalizzati e di poter indirizzare loro le Unità speciali di continuità assistenziale equipaggiate per le visite a casa ai malati. Il documento anticipato da Ansa specifica come si potrebbe utilizzare un’app israeliana che con un video-selfie fornisce in tempo reale saturazione e frequenza cardiaca e respiratoria del paziente a casa. I medici di famiglia chiedono inoltre di interloquire con le farmacie ospedaliere per l’approvvigionamento dei farmaci consentiti da Aifa per i trattamenti territoriali. Scotti ricorda che di un paziente con virus trattato sulla base delle linee guida Aifa, il medico di famiglia conosce se è cronico, di quali eventuali altre malattie soffre, i tempi di monitoraggio richiesti da queste ultime, le possibili reazioni avverse. E che oltre 45 milioni dei 235 destinati dalla Finanziaria 2020 alle Asl per l’acquisto di diagnostica portatile per gli studi dei Mmg nel decreto “salva-imprese” saranno destinati all’acquisto di saturimetri da collegare da casa con lo studio del medico. (fonte: Doctor33)

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La task force per i malati oncologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

La linea verde SOS LILT 800998877, già attiva nel fornire assistenza psicologica ai malati oncologici in questo difficile momento, potenzia ora, a fronte delle necessità espresse da chi vi si è rivolto dall’inizio dell’emergenza sanitaria, il supporto medico-scientifico con una task force che conta alcuni dei massimi esperti in materia di oncologia, pronti a rispondere ai malati e ai loro famigliari in materia di prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione: insieme al Presidente nazionale LILT, prof. Francesco Schittulli, senologo-chirurgo-oncologo e direttore Breast Unit del Mater Dei Hospital di Bari, risponderanno alle domande pervenute tramite il numero SOS LILT anche il prof. Marco Alloisio, chirurgo toracico e coordinatore chirurgie specialistiche Humanitas Cancer Center di Milano, il prof. Armando Bartolazzi, Presidente Comitato Scientifico Nazionale LILT, oncologo-patologo dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, il Prof. Giuseppe Curigliano, Direttore Divisione sviluppo nuovi farmaci terapie innovative dell’Istituto Europeo Oncologia di Milano e il Prof. Francesco Torino, oncologo Università Ospedale Tor Vergata di Roma. Nel doveroso rispetto delle norme imposte dal Governo, LILT ha continuato la propria attività e, attraverso le proprie Associazioni Provinciali e coordinamenti regionali si è fatta carico di accompagnare il percorso dei malati oncologici e delle loro famiglie, fornendo per altro a varie comunità presidi sanitari necessari e urgenti per far fronte a questa grave situazione di emergenza sanitaria, ancora più drammatica per chi vive o ha vissuto la destabilizzante esperienza cancro.

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Video consulti per i malati oncologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

In accordo con il Direttore Generale della AOU Federico II avv. Anna Iervolino, la Prof.ssa Gabriella Fabbrocini direttore della UOC di Dermatologia Clinica della AOU Federico II di Napoli ha disposto, con effetto immediato e fino a revoca, per tutti i pazienti oncologici afferenti all’ambulatorio “Il Corpo Ritrovato” la possibilità di video-consulti via Skype L’iniziativa è stata adottata a scopo cautelativo, in risposta all’emergenza sanitaria collegata all’infezione da COVID-19, per tutelare i pazienti più fragili evitando la loro permanenza in ambiente ospedaliero e nel contempo offrire l’indispensabile assistenza sanitaria di cui necessitano. “In questo momento delicato e particolare per la nostra sanità, è di fondamentale importanza tutelare le categorie a rischio come gli immunodepressi, i pazienti oncologici, i pazienti più anziani” spiega Anna Iervolino, direttore dell’Azienda Ospedaliera Sanitaria Federico II di Napoli “l’iniziativa promossa insieme con la prof.ssa Gabriella Fabbrocini è un esempio brillante di come si può far fronte all’emergenza garantendo l’adeguata assistenza a tutti.” Le video consulenze saranno disponibili per tutti i pazienti oncologici afferenti all’ambulatorio “Il Corpo ritrovato” e per i pazienti che praticano terapie immunosoppressive prescritte presso gli ambulatori della dermatologia il lunedì dalle 09.00 alle 12:00 e il mercoledì dalle 09:00 alle 12:00, cercando dal proprio account Skype il contatto “corpo ritrovato”. L’ambulatorio “Il Corpo Ritrovato”, nato ormai 10 anni fa da un’idea della Prof. Fabbrocini, è specificamente dedicato alla prevenzione e al trattamento delle tossicità cutanee in corso di oncoterapia. I responsabili, dott. Maria Carmela Annunziata e Davide Fattore sono, come sempre, a disposizione dei pazienti ogni lunedì e mercoledì al II piano dell’Edificio 10 (Contatti: telefono 0817462362).

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Giornata mondiale dei malati di lebbra (GML)

Posted by fidest press agency su martedì, 21 gennaio 2020

26 gennaio 2019 L’ultima domenica di gennaio si celebra nel mondo la Giornata mondiale dei malati di lebbra (GML), voluta da Raoul Follereau dal 1954.In occasione della prossima 21a giornata di Campionato di Serie A, il messaggio della GML sarà anche negli stadi, l’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC) e la Lega Calcio Serie A hanno dato la loro adesione alla GML 2020. Un gruppo di volontari AIFO sarà domenica in piazza San Pietro ad ascoltare la parola di papa Francesco.
La lebbra, malattia antica ma non ancora sconfitta benché curabile, colpisce ogni anno più di 200.000 nuove persone nel mondo, principalmente in India, Brasile e Indonesia, che concentrano l’80% dei casi. In questi ed altri paesi sono soprattutto le regioni più povere ad essere interessate, laddove le condizioni di vita sono più precarie. Per questo, accanto alla lebbra, vogliamo attirare l’attenzione su tutte le malattie tropicali dimenticate che mietono vittime ancor più numerose. Oltre alle malattie dimenticate, interi gruppi sociali sono dimenticati, emarginati e discriminati. Da 60 anni AIFO si occupa degli ultimi, donne, uomini e bambini/e, del pianeta.Lo fa particolarmente in questa domenica di gennaio diffondendo informazione e raccogliendo fondi con il “Miele della solidarietà” nelle piazze di tantissime località italiane. Il miele equosolidale utilizzato proviene da piccoli produttori inseriti in progetti di sviluppo in Italia e all’estero. I fondi raccolti durante la 67^ Giornata mondiale dei malati di lebbra saranno destinati alle attività socio-sanitarie, di lotta alla lebbra e alle altre malattie tropicali dimenticate, nei nostri progetti nei Paesi più poveri del mondo dove queste malattie non sono state ancora sconfitte. In questi anni abbiamo aiutato milioni di persone non solo a prevenire e curare le malattie e le loro conseguenze, in particolar modo le disabilità, ma a inserirsi nella società, superando barriere e pregiudizi. AIFO oggi è attiva con quasi 50 progetti di cura e inclusione sociale in Asia, Africa e America latina; nel solo 2018 ne hanno beneficiato più di 300.000 persone, di cui oltre un terzo bambini/e. La GML 2020 in Italia è da tempo iniziata. Già da dicembre centinaia di volontarie e volontari sono nelle piazze di tantissime località per ridare dignità e diritti alle persone. L’iniziativa continuerà fino all’estate per toccare circa 1.000 piazze in tutto il paese.

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Anziani sì, malati no: parliamo di longevità

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

Milano 13 febbraio alle ore 18:00 presso l’Aula CAN dell’Ospedale San Giuseppe, in Via San Vittore 12 un incontro nell’ambito di un nuovo appuntamento con i Mercoledì della Salute dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. A svelare i “Segreti di lunga vita” e rispondere alle domande dei cittadini, che potranno accedere all’incontro gratuitamente, interverrà la dottoressa Gaia Spinetti, biologa presso la Fondazione MultiMedica Onlus, impegnata in un progetto di ricerca, finanziato da Fondazione Cariplo, che studia il midollo osseo come organo chiave nella sindrome dell’anziano fragile.La popolazione mondiale sta invecchiando. Entro il 2031 gli over 65 saranno circa 140 milioni, molti dei quali purtroppo affetti da patologie più o meno invalidanti. Quello tra anzianità e malattia, però, non è un connubio ineluttabile. Sono molti i comportamenti virtuosi che si possono adottare, per cercare di invecchiare in buona salute: la regolare attività fisica, dire no al fumo, limitare il consumo di alcolici, seguire una sana alimentazione. Di questo e altro parlerà la dottoressa Spinetti.L’evento si inserisce nell’edizione 2019 dei “Mercoledì della Salute” dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, nati per permettere ai cittadini di avere un dialogo diretto con esperti che, grazie a un linguaggio semplice e divulgativo, parlano di importanti patologie di interesse generale. Complici web, social media e blog, sempre più spesso, infatti, ci si affida alle fonti più disparate per cercare informazioni su argomenti relativi alla salute, perdendo di vista gli unici interlocutori con cui varrebbe davvero la pena avere un confronto: i medici. Per comunicare la propria partecipazione rivolgersi a: Farmacia dei Padri Fatebenefratelli, via San Vittore 12, Milano, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.15 alle ore 19.15 – Tel. 02 86454006.

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X Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

Il sistema sanitario italiano rischia di “collassare” se non viene riconosciuta e tutelata quanto prima la figura del caregiver oncologico, cioè la persona che assiste il malato di cancro in maniera volontaria e informale. La sostenibilità del sistema è messa a dura prova anche dall’insufficienza delle cure palliative domiciliari. “Nel 2016 le persone decedute nei reparti per acuti con diagnosi di cancro sono state 44.049 (circa il 25% della mortalità per tumore), con una modalità di cura ad alto costo, ma con benefici limitati e con la privazione del diritto a morire nel proprio domicilio con ben altra qualità di vita – spiega il prof. Francesco De Lorenzo, presidente FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) -. È stato dimostrato che, se a queste persone fosse assicurata un’adeguata assistenza domiciliare e palliativa, la degenza in ospedale si ridurrebbe da 20 a 4 giorni, con un risparmio di circa 2.000 euro a paziente. L’insuccesso e l’emergenza rappresentati dai dati sono da ricercare in un’offerta eccessivamente frammentata, che varia non soltanto da regione a regione, ma addirittura da provincia a provincia. Le rilevazioni effettuate continuano a rappresentare un panorama di intollerabile disparità territoriale: è la residenza, infatti, a determinare l’accesso alle cure palliative e non una efficace programmazione né tanto meno un’adeguata organizzazione dei servizi”. Ogni anno, in Italia, 183 mila nuovi casi di tumore sono diagnosticati negli over 70. E il 60% dei 3 milioni di persone che vivono dopo la diagnosi ha più di 60 anni. “Sono i numeri di un’emergenza sociale che rendono evidente la centralità, da un lato, dell’assistenza domiciliare per le cure palliative, dall’altro dei caregiver che, nel pieno della loro età lavorativa, sono costretti a subire una compressione delle loro capacità di produrre reddito e di previdenza – continua il prof. De Lorenzo -. In Italia la legge di Bilancio per il 2018, per la prima volta, ha previsto un fondo di 20 milioni di euro all’anno, per il triennio 2018-2020: in totale 60 milioni di euro destinati al sostegno dei caregiver, riconoscendone dunque la funzione, ma rinviando a una normativa non ancora approvata la definizione delle regole per l’accesso alle risorse disponibili. È quindi urgente un provvedimento in questo senso, perché senza criteri chiari non è possibile finanziare alcuna azione concreta. Inoltre occorre promuovere lo sviluppo delle Unità di Cure Palliative Domiciliari, in analogia con quanto avvenuto per gli hospice e in conformità con i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, attraverso un programma specifico finanziato ad hoc da parte dello Stato”. L’appello è contenuto nel X Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti oncologici, presentato oggi al Senato nel corso della XIII Giornata nazionale del malato oncologico, organizzata da FAVO.
“L’attività svolta dai caregiver, letteralmente coloro che si prendono cura, rappresenta un fattore imprescindibile per il funzionamento dei sistemi sociosanitari – continua il prof. De Lorenzo -. Una crescente consapevolezza, a livello sociale e politico, del ruolo determinante di questo ‘welfare invisibile’ ha suscitato i primi interventi normativi, sia a livello nazionale che europeo, volti a riconoscere i caregiver e a prevedere misure di tutela. Sostenere e valorizzare la figura del ‘prestatore di cura’ costituisce, infatti, un vero e proprio investimento per la sostenibilità dei sistemi sanitari europei, la cui tenuta complessiva è minacciata dai cambiamenti demografici, dalla trasformazione dei sistemi produttivi, dal mutamento delle strutture sociali – prima tra tutte la famiglia – e ovviamente dalla prolungata depressione economica”. “Nella legislatura appena conclusa ben tre disegni di legge agli atti del Senato, di iniziativa parlamentare, intendevano trattare il tema del riconoscimento di coloro che prestano volontariamente e informalmente assistenza a un familiare o ad un congiunto e degli strumenti per il loro sostegno – continua l’Avv. Elisabetta Iannelli, segretario FAVO -. Le tre proposte erano state riunite in un testo unificato per dettare una disciplina organica della materia. Il nuovo Parlamento dovrà con urgenza riprendere l’esame di tali argomenti”. I numeri del cancro ed il suo elevato impatto socio-economico giustificano un’autonoma considerazione, nel contesto della futura regolazione del “welfare informale”, delle cure fornite ai malati oncologici dai familiari o da altre “persone di fiducia”. “Le peculiarità delle malattie neoplastiche e gli specifici bisogni di assistenza che generano, rischiano, infatti, di non trovare adeguata tutela nel contesto di una regolazione rivolta a tutti i caregiver genericamente intesi – spiega l’Avv. Iannelli -. Attualmente, la tutela del caregiver lavoratore consiste in Italia soprattutto nella concessione di permessi o congedi retribuiti, nell’adattamento dell’orario di lavoro o nella giustificazione di assenze, ma riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti. I legislatori dovranno al più presto estendere misure di sostegno ai lavoratori autonomi, finora drammaticamente privi di tutela. Il recentissimo ‘Pilastro Europeo dei diritti sociali’ proclamato da Parlamento, Consiglio e Commissione UE, all’art. 12 afferma, infatti, che anche ‘i lavoratori autonomi hanno diritto ad un’adeguata protezione sociale’. Infine, affinché l’assistenza prestata sia più efficace, anche il caregiver informale dovrebbe essere destinatario di iniziative di formazione specifiche”.
La rete di supporto informale costituita dai caregiver si assume inoltre l’onere di molte funzioni di assistenza domiciliare. Ricevere cure palliative al domicilio, oltre a rispondere alle preferenze di pazienti e familiari, favorisce una migliore qualità di vita e costituisce una scelta assistenziale decisamente sostenibile dal punto di vista economico ed è per questo motivo che incentivare questo tipo di setting è divenuta una priorità delle politiche sanitarie della maggior parte dei paesi occidentali. Ciononostante, una delle più gravi emergenze rilevate nel X Rapporto riguarda proprio la disponibilità e l’accesso a tale tipologia di assistenza, registrandosi un tasso di decessi in ospedale ancora troppo elevato. A inizio 2018, l’Istat ha reso noti i dati aggiornati dell’Archivio “Cause di morte”, secondo i quali il 39,6% dei decessi del 2015 è avvenuto in casa, il 42,6% in ospedale, il 5,7% in un hospice, il 9,2% in una RSA (Residenza sanitaria assistenziale) ed il restante 2,8% per strada, nel luogo di lavoro o in carcere. “Eppure, dal 2010, l’Italia può contare sulla Legge n. 38 (‘Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore’) che ha fornito una solida base per la costruzione delle reti di cure palliative e l’erogazione di tali servizi in modo omogeneo su tutto il territorio – conclude il prof. De Lorenzo -. In seguito, in sede di Conferenza Stato-Regioni sono stati approvati provvedimenti attuativi di fondamentale importanza, nell’ottica di favorire un’offerta omogenea, valutabile e controllabile. Una importante sfida per le Regioni sarà dunque l’implementazione dei sistemi di Cure Palliative, anche attraverso la loro integrazione con le reti per patologia, e soprattutto con le reti oncologiche. Il volontariato oncologico, insieme ad AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), alla Federazione Cure Palliative Onlus e al mondo del no profit, sulla base dei dati prodotti dal Ministero della salute, non si limita a lanciare un allarme, ma si impegnerà affinché la disuguaglianza non comprometta la dignità degli ultimi momenti di vita dei pazienti, alimentando il dibattito sulle cure palliative, contribuendo a tenere alta l’attenzione su questo tema, promuovendo iniziative specifiche di lobbying ed advocacy in tutte le sedi istituzionali coinvolte”.

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Il peso economico del cancro sul portafoglio degli Stati e dei singoli malati

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

chicagoChicago. Sta diventano sempre più pesante. Da un lato infatti le terapie innovative permettono di migliorare la sopravvivenza dei pazienti, di cronicizzare o, in alcuni casi, di sconfiggere la malattia, dall’altro pongono i Servizi Sanitari di fronte alla sfida della sostenibilità. Oltre 20 tipi di tumori sono stati trattati con uno o più dei 70 nuovi trattamenti lanciati negli ultimi 6 anni, portando la spesa mondiale per il cancro a 107 miliardi di dollari nel 2015. Ed è prevista un aumento di questa cifra fra il 7,5% e il 10,5% fino a raggiungere i 150 miliardi di dollari nel 2020. Il 53° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) si apre oggi a Chicago con la partecipazione di oltre 30mila oncologi da tutto il mondo e l’attenzione dei clinici è focalizzata sul tema della sostenibilità e sugli strumenti per garantire a tutti i pazienti l’accesso alle terapie più efficaci. “Per la prima volta anche in Italia si comincia a parlare di ‘tossicità finanziaria’, la crisi economica individuale conseguente al cancro e alle sue cure – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Fino a pochi anni fa era un problema confinato agli Stati Uniti, oggi interessa anche il nostro Paese. Un’analisi di 16 sperimentazioni condotte tra il 1999 e il 2015, a cui hanno partecipato 3.760 pazienti italiani, colpiti da tumore del polmone, della mammella o dell’ovaio, ha evidenziato che il 22,5% presentava ‘tossicità finanziaria’ e un rischio di morte nei mesi e anni successivi del 20% più alto rispetto ai malati senza problemi economici. L’analisi è stata condotta dall’Istituto Nazionale Tumori ‘Pascale’ di Napoli, si tratta di dati preoccupanti perché evidenziano come il contraccolpo finanziario dovuto alla malattia si riverberi in un peggioramento della prognosi”. Inoltre la spesa sanitaria pubblica italiana non riesce a tenere il passo con quella dell’Europa occidentale. Nel 2015, la spesa sanitaria totale ha assorbito in Italia circa il 9,0% del PIL mantenendo di fatto invariato il suo peso rispetto all’anno precedente; anche nei Paesi dell’Europa occidentale il rapporto tra spesa sanitaria totale e PIL si è mantenuto tendenzialmente stabile, ma su un livello maggiore e pari a circa il 10,4%. Nel 2015 in Italia la spesa per i farmaci anticancro è stata pari a 4 miliardi e 175 milioni, con un incremento del 7,1% rispetto al 2014. L’aumento è stato inferiore rispetto al biennio precedente (+9,6%), quando queste uscite erano passate da 3 miliardi e 557 milioni di euro (2013) a 3 miliardi e 899 milioni (2014). “È la dimostrazione che gli oncologi italiani sono sempre più attenti al valore dei trattamenti e alle esigenze di razionalizzazione delle risorse – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto AIOM -. Lo scorso ottobre è stato introdotto per la prima volta da parte del Governo un Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi. Una decisione importante che rappresenta il punto di partenza per un ‘Patto contro il cancro’, che veda insieme Istituzioni e clinici. In questo modo potrà essere realizzata un’unica strategia che governi e promuova la lotta ai tumori dalla prevenzione agli screening, dalle terapie innovative alla riabilitazione e alle cure palliative fino alla ricerca. Un’unica strategia con un’unica regia di governo”. Nel 2016 nel nostro Paese sono stati registrati 365.800 nuovi casi di tumore, circa 1.000 ogni giorno: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sconfiggono la malattia. “Queste percentuali collocano l’Italia fra i primi Paesi in Europa per numero di guarigioni – continua il prof. Pinto -. Perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente grazie alle eccellenze ospedaliere. Ma è necessario far fronte a criticità urgenti che rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza. Almeno il 15% degli esami (in particolare radiologici e strumentali) è improprio, vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro e il peso delle visite di controllo è pari a 400 milioni. Uno degli obiettivi principali e non più procrastinabili del Patto è la realizzazione delle Reti oncologiche regionali. In Italia sono attive in un numero inferiore alle dita di una mano, alcune iniziano a muoversi, le Regioni del Sud presentano gravi ritardi. Le Reti potranno permettere ai pazienti l’accesso guidato secondo percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) alle migliori cure e aderenza alle linee guida, con conseguente riduzione delle aree di inappropriatezza e collegamento organico tra ospedale e territorio”.
Oggi sono disponibili terapie sempre più efficaci, che migliorano significativamente non solo la quantità ma anche la qualità vita, con la possibilità in alcune patologie come il melanoma metastatico di sopravvivere nel 20% dei casi a 10 anni. “Si tratta di molecole immuno-oncologiche e di farmaci a bersaglio molecolare a cui il Fondo permetterà di garantire l’accesso in tutte le Regioni, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia – conclude il prof. Pinto -. Perché questo avvenga facilmente, è importante che i farmaci siano inseriti nel Fondo in aderenza ai criteri di innovatività elaborati recentemente dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Inoltre la gestione del Fondo dovrebbe essere attribuita all’agenzia regolatoria e vi potranno accedere a fine anno le Regioni sulla base dei volumi di spesa per farmaco. Meccanismi semplici, ma soprattutto univoci e trasparenti”.

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Malati di solitudine

Posted by fidest press agency su martedì, 11 aprile 2017

ospedale bresciaBrescia. Se ne parlerà a Brescia, il 21 aprile, nell’ambito di un corso con Antonino Carcione, fondatore e Direttore Scientifico del III Centro di Psicoterapia Cognitiva di Roma. «Siamo di fronte a un disturbo di personalità caratterizzato dalle vitale necessità di avere e mantenere dei rapporti personali che danno all’individuo la sensazioni di non essere mai solo – spiega la psicoterapeuta Roberta Rossi, responsabile scientifico del corso – e tipicamente i soggetti che presentano questo disturbo hanno l’idea di essere incapaci di vivere da soli e di non essere in grado di affrontare gli eventi della vita. Si sentono smarriti, vuoti e inutili senza la presenza di una persona al loro fianco. Sentono, inoltre, la necessità di essere costantemente presenti e fondamentali nella vita della persona a loro vicina. Per questo richiedono spesso rassicurazioni e conferme e tendono a vivere qualsiasi gesto di allontanamento, se pur minimo, come un possibile e doloroso abbandono. L’assenza di una relazione significativa ed accudente fa percepire, alla persona dipendente, un senso di vuoto, la sensazione di assenza di scopi e direzione fino, in alcuni casi, alla percezione di annientamento e di inconsistenza della propria persona».
Per evitare l’abbandono temuto, i soggetti dipendenti si adoperano per assicurarsi la presenza costante dell’altro, investono scopi ed energie nel mantenere i legami e rendersi indispensabili, per assicurarsi così un posto in primo piano nella vita della persona vicina. Questo disturbo colpisce con maggiore frequenza il sesso femminile e soggetti con un’età media superiore ai 40 anni. «E’ considerato tra i più frequenti nei disturbi di personalità, anche se poco studiato» osserva Rossi.
Il corso si inserisce sul filone dei disturbi di personalità, tema di grande attualità sui cui l’Istituto da anni è molto attivo, sia in termini di ricerca che di formazione. «Le persone che presentano un disturbo dipendente di personalità – commenta Rossi – si sentono sbagliate, inadeguate e incompetenti; tale considerazione di sé le rende insicure e le porta ad avere una bassa valutazione del proprio valore personale e delle proprie capacità. I soggetti con DDP manifestano, per questa ragione, un forte timore di essere abbandonati. Tale stato può portare allo sviluppo di emozioni, quali paura, terrore e ansia intensa, che inducono la persona ad avere dei comportamenti, anche compulsavi, volti ad evitare l’abbandono. Quando si sentono soli, o quando non hanno una relazione stabile e significativa, invece, lo stato mentale prevalente è uno stato di vuoto». Nello specifico, nel corso verrà illustrato il modello del disturbo nella cornice della Terapia Metacognitiva Interpersonale, sviluppata presso il Terzocentro di Roma, centro leader per lo studio e la cura dei disturbi di personalità.

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Malati a terra: Piazza (Acoi), no ‘caccia alle streghe’ ma riforma rete ospedaliera

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2017

medico“La polemica sull’assistenza a terra per i pazienti del pronto soccorso dell’ospedale S. Maria della Pietà di Nola non può trasformarsi nell’ennesimo attacco a medici e personale sanitario. Abbiamo più volte denunciato la situazione in cui versano molti reparti di emergenza urgenza degli ospedali italiani, spesso al limite del collasso per insufficienza di personale e di posti letto. Il caso di Nola non deve essere strumentalizzato per avviare una nuova ‘caccia alle streghe’ nei confronti di chi, pur in condizioni difficilissime, presta il primo soccorso ai cittadini, ma deve servire per avviare una riforma della rete ospedaliera e dell’assistenza , basata su criteri razionali e non di convenienza politica. Ci auguriamo, in attesa che la magistratura e gli ispettori prontamente inviati dal ministro Lorenzin facciano chiarezza, che nessuno speculi su una vicenda che mostra in modo chiaro le gravi difficoltà in cui si trova il Servizio Sanitario Nazionale”. Lo afferma in una nota Diego Piazza, presidente Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani).

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Disabilità: riconosciuti i propri diritti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2016

Lorenzin beatriceCon riferimento all’avvenuta firma da parte del ministro della Salute Beatrice Lorenzin del provvedimento sui nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e all’aggiornamento del Nomenclatore tariffario. “Apprendiamo della firma del ministro Lorenzin all’atto di aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza e del Nomenclatore delle protesi (atti fermi al 2001 il primo e al 1999 il secondo). – dichiara l’Associazione Luca Coscioni – In 15 anni di nostre richieste, con esperti e malati e associazioni, abbiamo sempre visto atti che non sono mai arrivati alla firma finale per poi entrare in vigore. Con il risultato che l’assistenza per i malati è ferma nel tempo e differente da regione e regione a causa anche di un elenco non aggiornato delle patologie, fondi per l’assistenza insufficienti e nomenclatore delle protesi fermo al 1999 con ausili obsoleti”. Per renderli operativi, tali provvedimenti dovranno seguire le firme del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e del Premier Paolo Gentiloni. “Con questa riforma i malati avranno finalmente beneficio e il successivo aggiornamento speriamo avvenga annualmente, nel pieno rispetto dei nuovi termini – prosegue l’Associazione Luca Coscioni – Confidiamo, dunque, che siano state accolte le nostre richieste di stralcio dei 12 ausili con Repertorio e la riforma del comitato LEA, così come anche evidenziato dalla XII Commissione alla Camera dei Deputati nel parere espresso con condizione sui 12 ausili. Auspichiamo che comunque tali atti siano attuati contestualmente alla modalità che renderanno applicabile il Nomenclatore stesso. Solo così le persone malate e con disabilità, che vedranno finalmente riconosciuti i propri diritti”.

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Lettera AIFA /Ministero su utilizzo farmaci

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2016

farmaci“I pazienti reumatici, che da anni utilizzano la Ciclosporina e che vorranno continuare l’utilizzo del farmaco brand, saranno costretti a pagare di tasca propria un altissimo ticket (massimo € 67,00 a confezione) o a esporsi agli effetti collaterali di un sovradosaggio farmacologico, come evidenziato dalla stessa AIFA. Tutto ciò senza che la stessa Agenzia abbia tenuto in serio conto che la sostituzione del farmaco brand con l’equivalente comporterà oneri maggiori per le più frequenti visite di controllo e per il dosaggio della ciclosporinemia con conseguente possibile riduzione della compliance e della aderenza terapeutica da parte del paziente”. E poi l’affondo vero e proprio: “La Determina n. 5/2016 ha, di fatto, posto una discriminante tra categorie di pazienti”. Sono alcuni passaggi della lettera aperta che l’Associazione Nazionale Malati Reumatici ANMAR Onlus ha inviato con il Collegio dei reumatologi ospedalieri (Crel) e dei Professori ordinari di reumatologia (UNIREUMA) e con la Società Italiana di Reumatologia (SIR) al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alla Direzione generale della programmazione sanitaria e a quella dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico, e inoltre al Presidente dell’Agenzia del farmaco (AIFA), Mario Melazzini, al Direttore generale, Luca Pani e al Consiglio di Amministrazione AIFA. La richiesta delle Associazione pazienti ANAMR e gli specialisti reumatologi è che venga concessa la continuità terapeutica con il farmaco brand ai malati reumatici, adottando con chiarezza tutti i provvedimenti necessari affinché non si creino discriminazioni, tra regione e regione, per i cittadini portatori di patologie croniche o peggio ancora che per condizioni sociali ed economiche, non possano accedere al pagamento della differenza di prezzo imposta. «L’auspicio è che il Ministero e la stessa AIFA non creino discriminazioni sociali ed economiche tra cittadini portatori di patologie croniche –afferma Silvia Tonolo, vice presidente di ANMAR- Come associazione nazionale dei malati ci facciamo portavoce presso il Ministero della Salute, della necessità di rivedere la Determina AIFA del 12/01/2016 con la quale l’Agenzia impone la continuità terapeutica, relativamente alla Ciclosporina, per i soli pazienti trapiantati. I pazienti reumatici già in terapia con il farmaco brand, sono rimasti esclusi dal beneficio. Ad essi, salvo integrazione economica, è stato riservato unicamente l’utilizzo del farmaco generico, il quale, nello specifico, sottoporrà il paziente agli eventuali effetti collaterali indicati dalla stessa Agenzia, con notevole stress psico-fisico. E’ di tutta evidenza –conclude Tonolo- che la gestione della sostituzione comporterà un monitoraggio più frequente, così come specificato dalla stessa Agenzia, con un costo per il SSN di gran lunga superiore al mantenimento in terapia con il farmaco brand».

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Salute mentale: in Italia un milione di anziani con demenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

cervelloll progressivo invecchiamento della popolazione ha comportato un sensibile aumento dei disturbi cognitivo-comportamentali di natura neurodegenerativa, destinati ad acquisire in futuro sempre più rilevanza. Tra le sindromi psichiatriche più comuni vi sono le demenze, che colpiscono un milione di italiani (600.000 con morbo di Alzheimer), hanno una prevalenza del 5-8% negli over 65 e, in circa il 15-25% dei casi, possono associarsi a depressione. Nella presa in carico del malato di demenza, dal riconoscimento dei primi sintomi al trattamento a lungo termine, il Medico di famiglia è una figura cruciale: presentargli i contenuti e le finalità del Piano Nazionale Demenze, educarlo a un corretto approccio diagnostico-terapeutico e renderlo consapevole del suo ruolo centrale nella rete integrata dei servizi sono gli obiettivi che si pone il progetto formativo promosso dall’Associazione Italiana Psicogeriatria, con il supporto incondizionato di Angelini, azienda da anni impegnata a tutela della salute mentale nell’anziano.
L’iniziativa, dal titolo “Piano Nazionale Demenze, nuovi scenari di cura”, è stata annunciata in occasione del XVI Congresso Nazionale AIP in corso a Firenze e prevede 13 eventi ECM locali, che si svolgeranno da maggio a ottobre nelle principali regioni italiane, per raggiungere oltre 600 Medici di Medicina Generale.Le demenze sono sindromi cerebrali degenerative che colpiscono la memoria, il pensiero, il comportamento e la capacità di svolgere le attività quotidiane. Il loro carattere progressivo rende necessaria una diagnosi tempestiva, che consenta di attivare interventi farmacologici e psico-sociali volti a rallentare l’evoluzione della malattia e contenerne i disturbi specifici. Non fanno parte del normale processo di invecchiamento ma sono malattie da affrontare con determinazione, combattendo lo stigma e il fatalismo ancora presenti nelle famiglie, nella società e talvolta tra gli stessi operatori sanitari. Partendo da queste considerazioni, il 30 ottobre 2014 la Conferenza Unificata ha approvato l’accordo tra Governo, Regioni e Province autonome sul “Piano Nazionale Demenze” che, puntando a una gestione integrata e multidisciplinare del problema, intende fornire indicazioni strategiche per migliorare e uniformare la qualità dell’assistenza erogata in Italia: dalle terapie specialistiche al sostegno e all’accompagnamento del malato e dei caregiver, durante tutto il percorso di cura.
Ed è in un simile contesto che si colloca l’operato del Medico di famiglia, fondamentale per l’applicazione degli obiettivi del Piano, in collaborazione con lo specialista.“La complessità della sfida alle demenze e la loro crescita esponenziale, legata al costante aumento dell’aspettativa di vita, rendono necessario strutturare sul territorio interventi assistenziali appropriati e precoci, che richiedono un’adeguata preparazione da parte del personale sanitario”, spiega il professor Marco Trabucchi,Presidente dell’Associazione Italiana Psicogeriatria. “Il Piano Nazionale Demenze costituisce il primo tentativo di dare al nostro Paese una guida unitaria per affrontare una priorità mondiale di salute pubblica: è un punto di partenza di grande significato, perché coinvolge gli operatori a tutti i livelli, comunicando ai cittadini un impegno diffuso da parte della comunità. Per questo motivo, l’Associazione Italiana Psicogeriatria intende dar vita a un’intensa attività formativa, volta a far conoscere il Piano ai Medici di Medicina Generale, aumentare la loro consapevolezza sul problema demenze e coinvolgerli nella rete assistenziale integrata, dove rappresentano una figura centrale: sono infatti il primo riferimento sul territorio per il paziente e i caregiver. Il loro ruolo è fondamentale per riconoscere precocemente i sintomi, portare la famiglia alla coscienza del bisogno di un intervento, intercettare i casi da avviare ai Centri specialistici e supportare l’assistito e i suoi familiari lungo tutta la storia naturale della malattia, in un percorso condiviso con lo specialista”.Nel caso di disturbi psichiatrici così invalidanti come le demenze dell’anziano, una corretta informazione dei professionisti e della popolazione generale è il primo strumento per migliorare la presa in carico del paziente ma anche l’accettazione della patologia da parte dei congiunti e di tutta la comunità, che deve sempre rispettare il diritto del malato ad essere considerato “persona”. L’impegno di AIP sul fronte della formazione, al quale Angelini ha aderito con un contributo educazionale, punta anche a questo obiettivo.
“L’Italia è uno dei Paesi con la più alta percentuale di over 65”, dichiara il dottor Fabio De Luca, Chief Commercial Officer Italia di Angelini. “Se ne contano oltre 13 milioni, secondo i dati ISTAT 2015, pari al 21,7% della popolazione totale; le problematiche di salute mentale legate a una società che invecchia sono, pertanto, un’emergenza sanitaria e sociale dei nostri tempi. Da anni Angelini è impegnata nell’area della neuropsichiatria e dei disturbi depressivi, promuovendo campagne di sensibilizzazione sul pubblico e gli operatori del settore, con un’attenzione particolare ai soggetti fragili come gli anziani. Per questo motivo, non potevamo far mancare il nostro sostegno al progetto formativo di AIP, nell’intento comune di migliorare la cultura e l’approccio del medico di famiglia alle demenze ma, al tempo stesso, supportare il paziente e i suoi caregiver, che hanno diritto a ricevere l’assistenza più appropriata, in ogni fase della malattia”.

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“Servono misure per concrete per malati cancro”

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2015

Cancro-sintetizzata-molecola-che-blocca-proteina-tumorale“Per non dimenticare i malati di cancro nella Legge di stabilità occorre prevedere misure molto concrete sia per la ricerca che per l’assistenza di malati che oggi vivono molto più a lungo, ma in alcuni casi sono anche soggetti a recidive che incidono pesantemente nella loro qualità di vita”. Lo afferma Paola Binetti, deputata di Area popolare.
“Oggi il vero investimento va fatto per ridurre le conseguenze di una possibile cronicizzazione del cancro e soprattutto – prosegue Binetti – per garantire cure palliative di altissima qualità a pazienti che hanno già percorso un lungo itinerario di cure e di sofferenza, di speranza e di delusioni. Le cure palliative oggi non sono applicate in tutta Italia con la stessa competenza e la stessa dedizione. Spero che non sia per motivi di risorse economiche distribuite in modo tale da non garantire equità ed efficienza nelle cure”.
“Particolare interesse va rivolto, garantendo qualità di cura e di ricerca, al campo dei tumori rari – aggiunge la parlamentare di Ap -, in cui non disponiamo ancora neppure di un registro nazionale. Eppure la tradizione italiana in questi comparto è tale da garantire a livello europeo, con ottima probabilità, la possibilità di candidarsi alla guida di un Ern”, network di prestatori di cure sanitarie.

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Come parlare con gli ammalati?

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2015

Bergamo convegno del 31 ottobre al Centro Congressi Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII. La Fondazione di ricerca Ospedale Maggiore (From), l’Ospedale Papa Giovanni XXIII con il sostegno della Fondazione Menarini, promuovono un meeting che vuole pconvegnorendere atto di come sono cambiati i pazienti, che non delegano più le decisioni sulla propria salute ai tecnici, ma si informano, spesso su Internet; confrontano professionisti, centri e terapie; propongono soluzioni e priorità.Gli operatori dal canto loro si trovano a vivere in un contesto profondamente cambiato, senza che la formazione universitaria ne tenga conto. Allora ben venga una giornata di riflessione e scambio, che sottolinei l’importanza di parlare (e ascoltare!) gli ammalati, anche cercando di capire se e come si possa imparare a farlo bene.
Non si tratta di umanizzazione, brutto termine che sembra sottintendere che finora cura e assistenza fossero disumane. Prendere atto dei cambiamenti in corso, delle soluzioni messe in campo e di quello che resta da fare perché il colloquio – ma sarebbe meglio dire dialogo – tra medico e paziente non assomigli più a quello tra Renzo e l’Azzeccagarbugli.Sul tema interverranno, stimolati da Giuseppe Remuzzi, medici, infermieri, psicologi, anche l’ex ministro Fabio Mussi, in dialogo con il pubblico presente, cittadini, studenti, associazioni. Emilio Zanetti, vicepresidente From, ha sottolineato: “L’innovazione riguarda anche il modo di rapportarsi con i malati. La ricerca serve a fare le cose in modo nuovo, migliore e questo vale anche per gli aspetti di relazione. Una realtà come la nostra, che ha un forte legame con la città e il territorio, non può che appoggiare questa iniziativa”.
Giuseppe Remuzzi, Direttore del Dipartimento di Medicina, ha raccontato della madre di un paziente, che, dopo aver approfondito in Internet le possibili terapie per il figlio affetto da malattia rara, scrisse una mail al medico curante: “Forse potremmo incontrarci e parlarne”. Quello che il New England Journal of Medicine chiama “the changing task of medicine”, la sfida della medicina che cambia, è tutto qua, in questo “potremmo trovarci e parlarne”. Una delle sfide più grandi è quella di parlare con gli ammalati e sapersi spiegare. All’Università a parlare agli ammalati non te lo insegna nessuno. E un bravo medico deve anche saper ascoltare per poi suggerire le soluzioni e i vantaggi e i rischi. E se una cosa non la sa fare lui, ti manda dalla persona giusta, senza connotazioni affettive o caritatevoli però, perché oggi è l’ammalato l’artefice vero del suo guarire. Un po’ come dal barbiere – irriverente se volete ma rende l’idea – quasi nessuno di quelli che ci vanno dice “faccia lei”. I più vogliono i capelli così, la messa in piega cosà, il barbiere consiglia, ma si decide insieme”.
Tiziano Barbui, direttore scientifico di From ha concluso: “La medicina è cambiata, sono cambiati i pazienti, è cambiato il modo di curare, che è sempre più multidisciplinare e sempre più dipendente dalla tecnologia. Per questo è necessario ripensare il rapporto con gli ammalati, perché al centro resti la persona di cui dobbiamo prenderci cura e la relazione con chi se ne deve occupare”. (foto: convegno)

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