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Un malato di cancro su 3 è un lavoratore

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

Cancro-sintetizzata-molecola-che-blocca-proteina-tumoraleIn Italia infatti 3milioni e 300mila persone vivono dopo la diagnosi e il 30%, circa un milione di cittadini, è in età lavorativa. E sono ben 4 milioni i caregiver, cioè coloro che si occupano del sostegno dei malati (in particolare familiari). Per questo “esercito” di persone, Aimac (Associazione Italiana Malati di Cancro) ha condotto in 20 anni vere e proprie battaglie di civiltà per il riconoscimento di diritti fondamentali sul posto di lavoro. Conquiste ricordate oggi nel ventennale dell’Associazione celebrato in un convegno al Senato. Nel 2003, su impulso di Aimac, è stato inserito nella “Legge Biagi” un articolo (art. 46 del D.lgs. n. 276/2003) che ha modificato la disciplina sul part-time, introducendo per la prima volta nel nostro Paese il diritto per i malati di cancro alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time e viceversa. Nel 2006 è stato approvato un altro provvedimento di portata innovativa (Legge n.80 del 2006 con emendamento Aimac/FAVO) che ha abbattuto i tempi di attesa per l’ottenimento dell’accertamento dell’invalidità civile e dell’handicap, riducendoli a soli 15 giorni. Un altro decisivo passo in avanti nel 2009, con l’esclusione dalle fasce di reperibilità per i dipendenti pubblici in malattia con terapie salvavita per tumore (Circ. 1/2009 del Ministero per la Pubblica Amministrazione e DM 206/2009), previsione estesa nel 2016 anche ai dipendenti del settore privato. “Aimac, per prima, anni fa ha lanciato l’allarme sulla insorgenza di una nuova disabilità di massa – spiega il prof. Francesco De Lorenzo, Presidente Aimac -. È importante sottolineare che questa nuova disabilità non comporta affatto un ulteriore assistenzialismo di massa. Al contrario, la rivoluzione culturale guidata da Aimac ha interpretato il bisogno dei malati di cancro di continuare a essere attivi e a lavorare, nell’interesse del singolo e della società. Per questo, la nostra Associazione ha affrontato le problematiche legate alla nuova disabilità di massa con lo spirito di una battaglia di civiltà, rimuovendo gli ostacoli principali che impedivano alle persone colpite e guarite dal cancro di assumere la consapevolezza di poter lavorare, relazionarsi con gli altri e ritornare a un’esistenza degna d’essere vissuta, pur in una condizione di rinnovata normalità”. “Unanime è il riconoscimento della ‘terapia informativa’ che ha caratterizzato Aimac – sottolinea Maurizio Sacconi, Presidente della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) del Senato -. Io stesso sono stato testimone delle proposte e delle sollecitazioni che Aimac ha rivolto ai decisori istituzionali affinché fosse garantita al malato oncologico una vita attiva, con particolare riferimento alla conservazione del rapporto di lavoro. Aimac ha saputo educare il malato ai propri diritti e i datori di lavoro ai propri doveri così come ha acceso un faro sui caregiver per i quali abbiamo raggiunto un primo, ancorché modesto, risultato nell’ambito dell’ultima legge di bilancio”.
Nel 2017 in Italia sono stati stimati 369mila nuovi casi di tumore. La ricerca scientifica ha modificato il decorso della malattia fino a raggiungere traguardi, prima insperati, di completa guarigione o di cronicizzazione per molti anni. La vita dopo il cancro è sempre più spesso realtà possibile e non più speranza virtuale. Di conseguenza, anche i bisogni extra-sanitari dei malati e delle loro famiglie sono cambiati e richiedono risposte forti e concrete sul piano sociale, economico e, soprattutto, lavorativo. Un’indagine condotta dalla FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e dal Censis ha infatti evidenziato che circa l’80% dei pazienti ha subito cambiamenti che vanno dalla perdita del lavoro alla riduzione del reddito. “La perdita del posto di lavoro è un evento drammatico e traumatico che peggiora la qualità della vita e aggrava la condizione psicologica del paziente, ma gli effetti negativi si estendono anche al tessuto sociale e alla collettività che deve farsi carico di un ‘peso’ assistenziale e previdenziale – afferma Elisabetta Iannelli, Vicepresidente Aimac -. L’allontanamento dal lavoro di un malato oncologico comporta perdita di professionalità, esperienza e produttività, che nuoce pesantemente al datore di lavoro e all’intera società. Il lavoratore che si ammala, invece, può e deve essere sostenuto durante la fase acuta di malattia, quando le terapie sono più invalidanti, ed essere utilmente reinserito nel posto di lavoro con adeguati e tempestivi programmi di riabilitazione, formazione e aggiornamento. Grazie al nostro impegno abbiamo ottenuto importanti risultati. Affinché le leggi non rimangano inattuate, è però necessario che siano innanzitutto i malati a conoscere i diritti riconosciuti e garantiti a livello nazionale e locale. Per questo Aimac ha pubblicato nel 2003 il libretto ‘I diritti del malato di cancro’, con cui per la prima volta nel nostro Paese si è posta attenzione alle ricadute sociali e lavorative della malattia oncologica colmando il gap informativo esistente”. Fin dalla sua prima edizione, il libretto è diventato un punto di riferimento non solo per i malati, ma anche per tutti coloro che, a vario titolo, se ne prendono cura. Nel tempo, il testo è stato arricchito, integrato e aggiornato ogni anno fino ad arrivare, nel 2016, alla dodicesima edizione, grazie alla collaborazione con Istituzioni pubbliche e private.
“Insieme a Aimac, abbiamo pubblicato e aggiornato costantemente gli opuscoli divulgativi sui diritti previdenziali ed assistenziali e sulla tutela sul posto di lavoro del malato oncologico – continua Massimo Piccioni, Coordinatore Medico legale dell’INPS -. Ricordo anche la stesura e il rilascio informatico del certificato oncologico introduttivo per le domande di invalidità civile in collaborazione con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (settembre 2013), che ha fatto seguito alla precedente elaborazione di linee guida valutative condivise e aggiornate, a fronte di tabelle ministeriali, risalenti al 1992, ormai anacronistiche e vetuste. Di cose da fare ce ne sono davvero ancora tante. Basti pensare alle vecchie tabelle di invalidità civile, in materia di riabilitazione e reinserimento lavorativo e alla necessità di avere un monitoraggio costante dei dati epidemiologici. Ma soprattutto mi pare che ciò che resta da fare sia riproporre, in termini nuovi e per i malati oncologici, quanto il Legislatore fece nel 1917 per quello che allora si proponeva drammaticamente come il male del secolo: la TBC. Intendo dire che si potrebbe immaginare oggi un percorso di riforma analogo che possa portare ad una legge quadro per la tutela di tutti pazienti affetti da patologie oncologiche (dai minori agli anziani) contribuendo a rendere omogenea la tutela sociale, così come le cure, su tutto il territorio nazionale”.
“È ancora molta la strada da percorrere affinché i progressi giuridici, al pari di quelli scientifici, arrechino altre opportunità ai malati di cancro – conclude il prof. De Lorenzo -. Per questo, Aimac, insieme alle altre associazioni di volontariato oncologico, continuerà a impegnarsi per la diffusione della conoscenza dei nuovi diritti e a monitorare l’avanzamento dell’applicazione normativa con passione, professionalità e costanza”.

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XII Giornata del malato oncologico

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 maggio 2017

Humanitas Centro Catanese di Oncologia

Humanitas Centro Catanese di Oncologia

Roma. Anche quest’anno, in occasione la XII Giornata del malato oncologico organizzata dalla FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), sono assegnati i premi Cedro d’Oro. Ogni anno vengono assegnati a personalità del mondo istituzionale, accademico, imprenditoriale e del volontariato come riconoscimento per alte benemerenze acquisite in campo oncologico. Quest’anno il Cedro viene consegnato a:
A Leonardo Cenci: Maratoneta che con forza e passione ha saputo superare le criticità della sua esperienza di malattia, promuovendo la pratica sportiva come parte integrante dei protocolli di terapia antitumorale
Ad Antonio Delvino: Per l’appassionato impegno nella promozione della Rete Oncologica Pugliese, premessa essenziale della presa in carico globale dei malati di cancro e dei loro famigliari
A Michele Emiliano: Per aver intuito e realizzato con sensibilità politica l’istituzione della Rete Oncologica Pugliese, in piena sintonia con le richieste del volontariato oncologico.
Ad Oscar Bertetto: Per l’illuminata, sensibile e lungimirante direzione e promozione della Rete Oncologica del Piemonte, modello di riferimento in Italia per l’accoglienza dei malati e la loro presa in carico globale
Ai ragazzi e gli operatori del Progetto Giovani della Pediatria Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: Per la capacità di testimoniare con gioia e caparbietà, attraverso la loro canzone “Palle Di Natale”, la possibilità di vivere, anche in corsia, un Natale sereno e gioioso
L’albero del cedro, con i suoi frutti e i suoi fiori tipicamente mediterranei, definito nella Bibbia “l’albero più bello”, è il simbolo della Giornata dei malati oncologici che celebra la forza di quanti, colpiti dal tumore, lottano per la vita.

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Broncopneumopatia: solo uno su sei sa di essere malato

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2017

broncopatiaVerona. L’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono le principali patologie respiratorie. e colpisce circa sei persone su cento in Italia, ma solo una di queste sei persone sa di esserne affetta. I dati epidemiologici e di conseguenza l’importanza di una diagnosi precoce sono stati uno degli argomenti del simposio dal titolo “Around COPD”, promosso a Verona dalla Fondazione Internazionale Menarini. Durante il simposio, presieduto dal Professor Roberto Dal Negro, Responsabile del Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia Respiratoria di Verona, si è parlato anche dei principali fattori di rischio, non soltanto per la BPCO ma anche per l’asma, in particolare per i giovani. «In Italia, le malattie respiratorie, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, rappresentano la terza causa di morte e si prevede che, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, la prevalenza di tali patologie sia destinata ad aumentare» avverte Dal Negro.
Secondo dati del Ministero della Sanità, la prevalenza di asma e BPCO è pari, rispettivamente, a 6,10% e a 2,83%. Le malattie respiratorie in Italia (dati Istat) sono la terza causa di morte per gli uomini (77,1 morti per 100 mila abitanti); tra le donne, invece, sono la quinta causa di morte, con un tasso di 61,8 eventi per 100 mila abitanti. I dati degli ultimi anni, inoltre, segnano un trend in negativo rispetto a dieci-quindici anni fa: da 39.949 a 43.444, da 67,6 casi ogni 100mila abitanti ai 73. Le regioni con i maggiori decessi sono, per valori assoluti, Lombardia (6.529), Piemonte (3.886), Lazio (3.724), Emilia Romagna (3.612), Campania (3.195). I rapporti ogni 100mila abitanti, però, segnalano una forte incidenza nelle seguenti regioni: Valle D’Aosta (102,2), Liguria (97,7), Friuli Venezia Giulia (91,6), Toscana (82,6) e Umbria (82,4).
Per quanto riguarda il Veneto, sono oltre 600mila i veneti malati alle vie respiratorie: 270mila i malati di Bpco e 340mila quelli con asma grave. «Le malattie cronico ostruttive delle vie respiratorie nella regione rappresentano già la terza causa di morte» commenta Roberto Dal Negro. «Nonostante in tutto il mondo questa proporzione fosse attesa per il 2030, già oggi si registra un indice di mortalità dell’1,5%. Questi dati sono validi per tutte le sette province della Regione».
Il Veneto, inoltre, è tra le regioni in Italia che ricorre meno alle ospedalizzazioni per Bpco. «Un dato importante, che potrebbe sottolineare un sistema che, forse, va meglio rispetto ad altre regioni del nostro Paese» prosegue Dal Negro. «Non è dimostrato, né certo, però, che questi numeri corrispondano a un effettivo miglioramento delle condizioni di salute, perché potrebbe essere una conseguenza della forte limitazione delle ospedalizzazioni richiesto dalle istituzioni negli ultimi anni per contenere i costi del Sistema sanitario».
Per quanto riguarda le cause, Dal Negro sottolinea il ruolo che ancora oggi giocano non soltanto il fumo di sigaretta, ma anche l’inquinamento. «Nella Bpco il tabagismo è una delle cause importanti, forse la più importante, però va anche tenuto conto che il rischio ambientale e lavorativo contano un 15% del fattore di rischio, ma bisogna soprattutto ricordare che il rimanente è frutto di un ambiente inquinato, di aria non pulita. Fattori che se sono presenti insieme hanno un effetto sinergico. E questi sono addirittura fattori causali per la Bpco, cioè la malattia respiratoria si manifesta proprio perché una persona fuma o perché lavora in un ambiente lavorativo a rischio. Per quanto riguarda l’asma, invece, il fumo di sigaretta è un fattore scatenante e non il principale responsabile. L’asma, infatti, nella sua grande maggioranza dei casi, cioè il 60-65%, ha una matrice allergica, in cui il fumo e l’inquinamento sono un fattore che favorisce la comparsa dell’asma e il suo peggioramento. Questo aspetto è importante anche per prevenire gli attacchi d’asma e le persone che soffrono di questa condizione dovrebbero tenerne conto. In particolare i giovani sono poco informati riguardo questo aspetto. Non soltanto dovrebbero evitare di fumare, ma anche di esporsi all’inquinamento. Per esempio, l’asma coinvolge molti giovani sportivi, anche professionisti, e queste persone, spesso inconsciamente, si espongono a fattori di rischio. In particolare, non è consigliabile fare attività fisica all’aperto nei momenti della giornata di massimi picchi di inquinamento, perché si induce un aumento circa 30-40 volte più elevato del rischio di avere una crisi asmatica».

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Broncopneumopatia, solo uno su sei sa di essere malato

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

verona-city-gateVerona 18 gennaio Sala Maffeiana, Teatro Filarmonico, Via Roma 1/G La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una delle principali patologie respiratoria e colpisce circa sei persone su cento in Italia, ma solo una di queste sei persone sa di esserne affetta. I dati epidemiologici e di conseguenza l’importanza di una diagnosi precoce saranno uno degli argomenti del simposio dal titolo “Around COPD”, promosso a Verona dalla Fondazione Internazionale Menarini. Durante il simposio, presieduto dal Professor Roberto Dal Negro, Responsabile del Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia Respiratoria di Verona, si parlerà anche dei bisogni non soddisfatti dei pazienti con BPCO e di come tenere sotto controllo l’aggravarsi dei sintomi. I relatori saranno Giovanni Viegi, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, Peter Carverley, University Hospital Aintree di Liverpool, Regno Unito, e Jadwiga Wedzicha, Imperial College di Londra, Regno Unito.

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Effetto crisi: I poveri hanno il cuore più malato

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2016

cardiology congress-2016La sopravvivenza attesa a lungo termine dopo un infarto del miocardio è aumentata grazie trattamenti migliori. Non è chiaro se la valutazione del rischio per le malattie cardiovascolari in soggetti sani sia applicabile anche al numero crescente di soggetti con malattie cardiache. Valgono le stesse regole? Sono stati identificati quindi nuovi fattori di rischio per meglio identificare i pazienti che potrebbero beneficiare di una prevenzione secondaria, tra questi l’associazione tra status socioeconomico e disturbi cardiovascolari aterosclerotici. I ricercatori del Karolinska Institute hanno investigato la forza di questa relazione analizzando un totale di quasi 30,000 uomini e donne tra i 40 e i 76 anni identificati nei registri nazionali svedesi del SEPHIA (Secondary Prevention After Heart Intensive Care Admission) e sottoposti ad una nuova visita tra gli 11 e i 15 mesi dopo il loro primo infarto del miocardio. I dati clinici sono stati incrociati con dati relativi al reddito dell’anno precedente all’infarto, lo status familiare, il livello di educazione e la condizione cardiovascolare definita dalle linee guida ACC/ AHA del 2013.
Durante il periodo di controllo di 4,1 anni, l’8% dei pazienti era andato incontro ad un secondo evento cardiaco (N= 2405) ed è stata evidenziata una associazione indipendente tra il livello economico e gli accidenti cardiovascolari. Allo stesso modo si è visto come i divorziati correvano un rischio maggiore di un nuovo evento acuto. Avere un reddito basso ed essere divorziati quindi sono indicatori di rischio in una popolazione con una malattia coronarica stabile successiva ad infarto.
I redditi disponibili sono stati divisi in cinque diversi livelli: Da Q1 che indicava lo status economico più basso a Q5 che indicava i redditi maggiori. Il rateo di incidenza di eventi cardiovascolari secondari su 1000 persone l’anno era più alto è pari a 25.9 proprio nella fascia più povera e decresceva progressivamente verso i gruppi e a più alto reddito per arrivare a 14.3 per 1000 nei soggetti economicamente più avvantaggiati. Sono un milione e 470mila le famiglie residenti in Italia che vivono in condizioni di povertà assoluta, si tratta di 4 milioni e 102mila persone pari al 6,8% dell’intera popolazione del Paese (Fonte: “Rapporto sulla povertà in Italia”, Istat 2016). La povertà assoluta è sostanzialmente stabile anche sul territorio, si attesta al 4,2% al Nord, al 4,8% al Centro e all’8,6% nel Mezzogiorno.
“La crisi economica degli ultimi anni ha di fatto aumentato questa fascia della popolazione lasciandosi alle spalle una schiera di disoccupati, famiglie in difficoltà ed anziani con pensioni che non consentono di provvedere adeguatamente alle proprie cure. Si tratta di una situazione che potrebbe in pochi anni rappresentare una vera e propria emergenza di salute pubblica, si stima infatti che proprio le malattie cardiache saranno maggior problema sanitario dei prossimi anni nei paesi occidentali” ha dichiarato Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e ESC Local Press Coordinator.

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Un sistema bancario malato, non solo in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

banca mondialeIl malato è ancora una volta l’intero sistema bancario internazionale. Da una recente analisi fatta dal Wall Street Journal sulle 20 maggiori banche mondiali, tra cui la JP Morgan Chase, la Goldman Sachs, la Deutsche Bank e la nostra Unicredit, risulta che dall’inizio dell’anno esse hanno perso almeno 500 miliardi di dollari del valore delle loro azioni quotate in borsa.
Circa un quarto della loro capitalizzazione di mercato. Al momento della pubblicazione dello studio le azioni dell’inglese Barclay’s, del Credit Suisse e della Deutsche Bank avevano perso circa la metà del loro valore, quelle della Bank of Scotland erano cadute del 56% e quelle della UniCredit di quasi due terzi!
Secondo la banca delle banche centrali, la Banca dei Regolamenti Internazionali, l’intero sistema bancario internazionale sta registrando un netto ridimensionamento dei crediti interbancari ed in particolare di quelli verso le imprese non finanziarie, con la sola eccezione della Cina e di alcuni Paesi asiatici. Il problema principale per le banche è adesso l’effetto del tasso di interesse zero che, in verità, avrebbe dovuto aiutarle fornendo liquidità senza costi.
Oggi si racconta un’altra storia. Nel mondo, infatti, obbligazioni e altri tioli di debito per quasi 12 trilioni di dollari sono entrati nel cono d’ombra dell’interesse negativo. L’intero sistema è compresso nella morsa fatta da un debito crescente, da una produttività in diminuzione e dall’inefficacia delle politiche monetarie cosiddette accomodanti. Una simile combinazione crea ovviamente instabilità e perdita di fiducia.Perciò si è tornati a ventilare la possibilità o la necessità, di creare delle fusioni tra mega banche per dare ‘l’illusione’ di maggiore forza e solidità, ignorando il fatto che due debolezze non fanno una forza. Al contrario, i giornali tedeschi citano nuovi studi, come quello del centro di consulenza bancaria ZEB, limitati alle maggiori 50 banche europee, dove invece si parla di rischio di contagio tra le banche in crisi che hanno un livello di profitto inferiore al costo del capitale.
Non deve quindi sorprendere se anche il Fondo Monetario Internazionale indica la Deutsche Bank, seguita a ruota dall’inglese Hong Kong Shanghai Bank e dal Credit Suisse, come “la più importante ‘too big to fail’ che contribuisce ad aumentare i rischi sistemici”.
D’altra parte un confronto tra la situazione della Deutsche Bank di oggi e quella della Lehman Brothers prima del fallimento è devastante. La banca americana aveva attivi per 639 miliardi di dollari e debiti per 619 miliardi con un pacchetto di derivati otc pari a circa 35 trilioni di dollari. Ogni sua azione valeva 25 dollari nel 2007 e 10 centesimi nel 2009!
La DB ha attivi per 1630 miliardi di euro e debiti per 1560 miliardi a cui occorre aggiungere 428 miliardi di prestiti. A fine 2015 aveva in pancia derivati otc per 42 trilioni di euro. Un anno prima erano 52 trilioni. L’azione DB valeva 135 dollari nel 2007 e oggi ne vale 17.
E’ in questo contesto che si colloca anche l’emergenza bancaria italiana che necessiterebbe di 150 miliardi di euro per stabilizzare il sistema. Nei giorni passati si sono sentite dichiarazione ufficiali che fino a qualche ora prima sembravano venire solo da ‘voci fuori dal coro’. Si pensi al governatore Ignazio Visco che non esclude nuovi bail out, “interventi pubblici” per salvare le banche o al presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che denuncia il bail in come anticostituzionale!
E’ ovvio, quindi, che non c’è ragione di presentare ‘l’altro’ come se fosse in condizioni peggiori: l’americano per gli europei, la Deutsche Bank per Roma o le banche italiane per i tedeschi.
A otto anni dall’esplosione della crisi globale dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che il sistema finanziario vive una situazione ancora peggiore. Peggiore in quanto i comportamenti rischiosi delle banche sono continuati e sono stati tollerati, mentre l’economia globale è stata indebolita da una progressiva recessione e le autorità monetarie hanno esaurito tutte le munizioni standard.
Si ripropone quindi, con più urgenza, la necessità di approntare insieme regole efficaci e stringenti per riportare la finanza e il sistema bancario nell’alveo della loro vera missione, cioè quella di fornitori di credito alle politiche di sviluppo e di crescita.
Si tratta perciò di sganciare il sistema bancario e finanziario dalla costante “tentazione speculativa” attraverso la reintroduzione della legge Glass-Steagall, la separazione bancaria voluta dal presidente Roosevelt proprio per affrontare gli eccessi speculativi delle grande crisi del ’29, di proibire alle grandi banche di giocare alla roulette dei derivati otc e di vietare in borsa le vendite allo scoporto. Basta con i bail out e i bail in.Questa è la vera sfida di fronte ai governi e a quei leader politici che sentono la responsabilità di essere statisti e non soltanto politicanti di successo. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Libro: I medici si raccontano

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2016

i medici si raccontanoVoci dai confini del sapere di Silvano Biondani, Paolo Malavasi, Sebastiano Castellano Prefazione di Gianna Milano. “La medicina è migliorabile ma non infallibile, è un’impresa che si fonda su certezze consolidate ma anche su inevitabili incertezze, su competenze tecnico-scientifiche, ma anche sulla partecipazione a un malessere per il quale non sempre esistono terapie efficaci. Ma anche quando la medicina fallisce, la cura del malato deve sempre esserci.” (dalla Prefazione di Gianna Milano)C’è il dolore del malato e c’è il disagio del medico, di cui si parla poco o niente. Il libro di Silvano Biondani, Paolo Malavasi e Sebastiano Castellano, tra i primi ad avviare gli incontri sperimentali di medicina narrativa nel 2002, vuole parlarne. Vuole che siano chiari i due aspetti della medicina: essere curati e curare. Perché dietro ogni appuntamento, ogni malattia, ogni persona, c’è una storia, e conoscerla rappresenta già uno straordinario strumento terapeutico.Sullo sfondo ci sono i tagli alla sanità, la spersonalizzazione del malato e l’esaltazione della diagnostica fatta di esami di laboratorio, di specialisti, di troppi dati obiettivi.C’è soprattutto la preoccupazione, la speranza, la sofferenza, il dolore fisico e quello psichico vissuti dal malato e dalla sua famiglia, raccolti da un medico che ascolta. Ci sono nuove domande.Che cosa significa essere medici oggi? Che cosa significa curare? E che cosa prendersi cura? Che vuol dire affacciarsi alla vita degli altri nel momento della sofferenza? Quali sono le frustrazioni di una professione via via penalizzata dalla fretta?Alcuni medici di famiglia veronesi ed emiliani hanno deciso di formare un gruppo di «narrazione medica», al cui interno leggere e discutere le storie dei pazienti che più li hanno colpiti, coniugando la scienza alle storie dei malati. Dal loro dialogo, e fra quello di curanti e curati, è maturata un’intensa condivisione di casi umani, di relazioni che diventano parte della cura, di problemi irrisolti o irrisolvibili, a cui si cerca di far fronte con nuove risposte.Le storie raccontate in questo libro suggeriscono che è la relazione di cura che andrebbe curata, in una prospettiva di ripensamento generale della medicina e della dimensione umana contro la spersonalizzazione imperante nel mondo della sanità.
Edizioni Angelo Guerini e Associati è una Casa Editrice indipendente specializzata in saggistica fondata a Milano nel 1987. Ad oggi sono stati editati oltre tremila titoli su temi quali la ricerca scientifica, il dibattito politico e culturale, l’evoluzione della didattica universitaria, lo sviluppo professionale. (foto: i medici si raccontano)

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Rene malato “spia” di problemi di cuore e circolazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

trapianto_reneA Genova dal 19 al 21 maggio 2016 ricercatori italiani ed europei tra i più prestigiosi si confronteranno e tracceranno un quadro della situazione della ricerca clinica e di base in ipertensione arteriosa e diabete mellito, due patologie croniche tra le più diffuse nei paesi occidentali: in Italia colpiscono rispettivamente il 30% e tra il 6 e l’8% della popolazione.
Medici e ricercatori ne discuteranno in occasione del Congresso “The kidney, hypertension and cardiovascular risk” organizzato dall’Università degli Studi di Genova e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
Ipertensione e diabete costituiscono i principali fattori di rischio per lo sviluppo e la progressione della malattia renale croniche, anch’essa in drammatico aumento negli ultimi anni. La malattia renale cronica, spesso del tutto asintomatica, colpisce attualmente circa il 10% della popolazione e comporta un notevole aumento del rischio di incidenti cerebro e cardiovascolari, rappresentando, direttamente o indirettamente, un importante fonte di spesa per i sistemi socio sanitari dei paesi industrializzati.
Nel corso del convegno verranno presentati i risultati degli studi condotti dai ricercatori del Centro Ipertensione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino di Genova, in corso di pubblicazione su prestigiose riviste internazionali, che dimostrano come l’identificazione di alterazioni renali anche lievi ed asintomatiche consentano di individuare facilmente ed a basso costo i pazienti con ipertensione a più elevato rischio di sviluppare complicanze.
Queste nuove acquisizioni possono avere importanti ricadute nella pratica clinica poiché semplificano la valutazione del rischio cardiovascolare dei pazienti a rischio come i diabetici e/o gli ipertesi.
Il congresso di svolge dal 19 al 21 maggio 2016 a Palazzo Ducale, Piazza Giacomo Matteotti 9. La partecipazione è aperta ai medici e assegna crediti formativi ECM.

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“Stato dell’oncologia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2015

tumore metastatico1Oggi il 57% degli uomini e il 63% delle donne colpiti dal cancro sconfiggono la malattia. In quindici anni (1992-2007) le guarigioni sono aumentate rispettivamente del 18% e del 10%. Particolarmente elevata la sopravvivenza dopo un quinquennio in tumori frequenti come quello del seno (87%), della prostata (91%) e del colon retto (64% per gli uomini, 63% per le donne). Queste percentuali collocano l’Italia fra i primi Paesi in Europa per numero di guarigioni. Perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente grazie alle eccellenze ospedaliere. Ma è necessario far fronte a criticità urgenti che rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza: almeno il 15% degli esami (in particolare radiologici e strumentali) è improprio, vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro e il peso delle visite di controllo è pari a 400 milioni. Non solo. Le liste di attesa sono troppo lunghe, l’adesione ai programmi di screening è insufficiente soprattutto al Sud, i percorsi terapeutici non sono uniformi nelle varie Regioni con conseguente spreco di risorse. Soluzioni concrete vengono proposte oggi nel convegno nazionale sullo “Stato dell’Oncologia in Italia” organizzato dall’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) al Senato con la partecipazione del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. “Le esigenze dei pazienti oncologici stanno cambiando – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM – e la presa in carico di queste persone richiede una risposta a 360 gradi da parte dei clinici e delle Istituzioni. L’AIOM in questi anni ha messo in campo strumenti concreti ed efficaci. A partire dalle campagne di prevenzione come ‘Non fare autogol’: con i calciatori della serie A siamo entrati nelle scuole superiori per insegnare ai ragazzi gli stili di vita corretti. Il progetto è giunto alla quinta edizione, con 100 incontri, un milione di studenti e 3.000 Istituti scolastici coinvolti. Il fattore di rischio più importante, il fumo di sigaretta, risulta ancora troppo diffuso fra gli italiani. Un terzo degli under 35 è fumatore, con conseguenze allarmanti. Per questo il nostro impegno nella prevenzione continua con un tour sui danni del fumo anche passivo in otto Regioni”. Un altro aspetto è quello relativo alla prevenzione secondaria, cioè agli esami di screening. “Nel corso del 2013 – afferma il prof. Pinto – gli inviti per i tre programmi (mammografia per il tumore del seno, pap-test per quello della cervice uterina e ricerca del sangue occulto nelle feci per il cancro del colon-retto) hanno superato gli 11 milioni. Più di 5 milioni e duecentomila persone hanno eseguito il test proposto. Ma permangono grandi differenze fra Nord e Sud”. Nel 2014 sono stati registrati 365.500 nuovi casi di tumore (circa 1000 al giorno), di cui 196.100 (54%) negli uomini e 169.400 (46%) nelle donne. Ma la mortalità è in netto calo, dal 1996 a oggi è diminuita del 20%. “Il passo avanti – continua il prof. Pinto – è stato rappresentato dalla medicina personalizzata e dalle terapie mirate che agiscono solo sulle cellule malate preservando quelle sane. I test molecolari consentono la selezione dei pazienti in cui questi trattamenti possono funzionare. L’AIOM, in collaborazione con gli anatomopatologi della SIAPEC-IAP, ha avviato diversi programmi per il controllo di qualità delle strutture che eseguono queste analisi nel tumore del polmone, del seno, del colon-retto, dello stomaco e nel melanoma. L’obiettivo è quello di garantire l’accesso a test molecolari validati per tutti i pazienti sull’intero territorio nazionale. Oggi alle terapie personalizzate su bersagli cellulari si aggiunge una nuova importante arma nel trattamento della patologia neoplastica rappresentata dall’immunoterapia, che riattiva il sistema immunitario contro il tumore. L’immunoterapia ha già raggiunto importanti risultati nella cura del melanoma e del carcinoma del polmone e si sta sviluppando con studi clinici in molte altre patologie oncologiche”. “Nostro obiettivo – ribadisce il presidente AIOM, prof. Pinto – è quello di garantire insieme l’accesso alle cure più efficaci per tutti i pazienti in tutte le Regioni del nostro Paese e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale. Con questa finalità lavoriamo con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e con l’Industria per rendere disponibili subito i nuovi farmaci, e con AGENAS perché vengano definiti i criteri per lo sviluppo delle reti oncologiche regionali. La riforma dell’organizzazione sanitaria dovrebbe essere legata alla revisione del Titolo V della Costituzione per garantire una maggiore omogeneità assistenziale sul territorio”. “Solo così non vi saranno più 20 sistemi sanitari diversi – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, segretario nazionale AIOM –. È necessario che la riorganizzazione degli ospedali e dei posti letto privilegi le strutture che trattano più casi e garantiscono servizi migliori. E devono essere razionalizzate le risorse. Non è ammissibile che un giorno di ricovero abbia costi estremamente diversi tra le diverse Regioni e nell’ambito di una stessa Regione. Anche la disponibilità dei farmaci biosimilari potrà consentire risparmi significativi, dando però sempre la priorità alla cura del paziente. Dall’altro lato è necessaria la realizzazione e l’attivazione delle reti oncologiche regionali, che procede con estrema lentezza. Il problema della loro istituzione è stato affrontato nel precedente Piano Oncologico Nazionale ma è rimasto ancora embrionale. Solo le reti oncologiche regionali possono permettere un collegamento reale fra i centri e lo sviluppo integrato dei percorsi-diagnostico-terapeutici-assistenziali (PDTA). Inoltre offrono al paziente la garanzia di ricevere le cure migliori e consentono significativi risparmi di risorse. Senza considerare l’eliminazione degli esami impropri e la riduzione delle liste di attesa. Oggi servono fino a 60 giorni per un’operazione di chirurgia oncologica. Le reti permetterebbero di abbattere del 30% questi tempi”. “Noi abbiamo fatto la nostra parte e continueremo a farla – spiega la dott.ssa Gori -, mettendo a disposizione una serie di strumenti epidemiologici (‘I numeri del cancro in Italia’), organizzativi (‘Il libro bianco dell’oncologia’) e di appropriatezza (‘Linee guida’). Chiediamo che le Istituzioni forniscano la cornice e le regole entro cui le reti oncologiche siano costituite. Non possiamo però tollerare ulteriori ritardi e, soprattutto, qualità così diverse nell’assistenza ai malati nelle varie Regioni”. Altro obiettivo di AIOM riguarda l’implementazione della continuità di cura. In Italia il 35% dei malati di cancro giunge alla diagnosi quando la malattia è in fase avanzata. A questi pazienti deve essere applicato il modello di cure simultanee, che implica l’integrazione tra terapie oncologiche e cure palliative. “L’Italia – continua la dott.ssa Gori – detiene il primato in Europa con ben 35 centri di oncologia certificati dalla Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) per l’integrazione precoce tra le terapie oncologiche e le cure palliative. Ma, anche se le cure simultanee sono state inserite nel Piano Oncologico Nazionale e riconosciute, a livello internazionale, come modello ideale per rispondere a tutti i bisogni del malato, carenze organizzative e di personale dedicato rappresentano in alcune aree del nostro Paese un ostacolo alla loro piena realizzazione”.
Infine l’impegno per la ricerca. Il 35% degli studi clinici condotti in Italia riguarda l’oncologia, l’area terapeutica su cui si concentrano i maggiori investimenti. Manca però nel nostro Paese un punto di riferimento unico e strutturato, a cui le Istituzioni e l’Industria si possano rivolgere. Troppo spesso le sperimentazioni sono lasciate all’iniziativa e all’impegno dei singoli centri. Per colmare questo vuoto nasce sotto l’egida dell’AIOM la “Federation Italian Cooperative Oncology Groups – FICOG”, che riunisce in un progetto unitario i gruppi di ricerca clinica attivi in Italia. “Il processo di sviluppo di un nuovo farmaco anticancro è molto lungo e complesso, richiede dai 10 ai 15 anni di ricerca – conclude il prof. Pinto -. Solo una molecola su 10mila arriva sul mercato e solo 2 su 10 permettono di recuperare i costi in ricerca e sviluppo, che stanno diventando sempre più consistenti. Infatti nel 2001 per sviluppare un prodotto erano necessari circa 800 milioni di dollari, oggi questa cifra è salita a 1,3 miliardi di dollari. Il 95% delle risorse viene dall’industria, il 5% dai singoli gruppi di ricerca. Se l’industria avesse un unico interlocutore qualificato e ben strutturato, sicuramente investirebbe di più, oltre il 50% delle risorse attuali. Oggi la Federazione può essere questo interlocutore, rendendo il nostro Paese più attrattivo anche per la grande ricerca internazionale”.

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Volontariato in ospedale

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 giugno 2013

«Sono lieto di constatare che all’interno del Policlinico Umberto I vengano regolarmente organizzati incontri con le organizzazioni di volontariato. Tali incontri affrontano temi che favoriscono la possibilità di potenziare la diffusione e la conoscenza sia all’interno che all’esterno della struttura. È un grande risultato – ha detto il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato – e sono molto soddisfatto nel vedere un impegno tangibile a favore dei cittadini nell’attività svolta dal Prof. Policlinico La Sapienza Roma Un passo avanti per offrire un servizio sanitario d’eccellenza». Maritato ricorda che: «Ogni cittadino non deve, in alcun modo, essere privato del diritto inalienabile della salute. Dove per salute non intendiamo solo il diritto alle cure mediche, ma anche la possibilità di affrontare la malattia con la massima assistenza e serenità. Ecco perchè le associazioni di volontariato sono indispensabili al fianco dei medici e degli infermieri all’interno degli ospedali. Grazie ai volontari al malato viene restituita la dimensione di uomo e pertanto sono onorato – conclude Maritato – di poter constatare che il Prof. Domenico Alessio condivida questo modo di vivere la sanità e di tutelare i cittadini con AssoTutela, facendo in modo che le organizzazioni di volontari possano essere sempre collegate con la struttura dal filo diretto degli incontri e della comunicazione attiva».

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Giornata mondiale del malato

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2012

12 febbraio 2012. La giornata mondiale del malato, secondo le indicazioni del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, avrà come tema quest’anno i sacramenti della guarigione. La Giornata infatti pone l’accento sui sacramenti di guarigione, cioè sulla Penitenza e sull’Unzione degli infermi che si completano nella Comunione Eucaristica.
Il testo biblico scelto per la giornata è quello tratto dal Vangelo di San Luca concernente la guarigione di dieci lebbrosi (caitolo 17, vv 11-19). Ci viene indicato in particolare il versetto del Vangelo di San Luca (capitolo 17, v. 19):< Alzati e va’ ; la tua fede ti ha salvato ! >
Davanti al mistero della sofferenza, del pianto, del dolore nella vita dell’uomo, ci perdere nel disegno di Dio.
Si tratta di questo in sostanza: ci possiamo arrampicare finchè vogliamo, ma ad un certo punto ci dobbiamo fermare, perchè non c’è più strada. Se non il disegno di Dio ! Di fronte ad esso i nostri perchè debbono tacere, le nostre ribellioni debbono cadere. Dobbiamo soltanto adorare. Allora emerge la beatitudine. Emerge la gioia anche se si è ne dolore; ritorna la speranza, anche se si è nella notte; ritorna il sereno dopo la tragica e dolorosa tempesta. Tutto questo quando ci saremo concentratti non più nel nostro io, ma nel Dio che consola.

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Il malato immaginario

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Bologna Sabato 2 e domenica 3 Ottobre, feriali ore 21, domenica ore 16, teatro Dehon via Libia 59, in occasione del 35° Anniversario della fondazione, la Compagnia Teatroaperto/Teatro Dehon – Teatro Stabile dell’Emilia-Romagna invita tutti i cittadini ad assistere gratuitamente allo spettacolo “IL malato immaginario” di Molière. Regia di Luciano Leonesi, scene di Fabio Sottili, musiche a cura di Piero Ferrarini, luci di Poppy Marcolin, costumi di Renata Fiorentini, fotografo di scena Gino Rosa, organizzazione e produzione Tiziano Tommesani. Con Guido Ferrarini, Aldo Sassi, Alessandro Fornari, Marzia Bolognini, Tania Passarini, Maria Grazia Ghetti, Marco Bullitta, Andrea Zacheo. Il grande capolavoro di Jean Baptiste Poquelin detto Molière, torna sulla scena per merito della Compagnia storica TEATROAPERTO, fondata e diretta da Guido Ferrarini. Un grande allestimento. Un’occasione da non perdere. (malato)

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Giornata nazionale del malato oncologico

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 maggio 2010

Domenica 16 maggio si celebra la quinta edizione della Giornata nazionale del malato oncologico, istituita dalla Favo (Federazione italiana della associazioni di volontariato in oncologia) con direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri. La giornata, dedicata all’informazione e alla sensibilizzazione verso questa patologia, rappresenta l’occasione utile per Astro (Associazione per il sostegno terapeutico e riabilitativo in oncologia) per ricordare i servizi che mette a disposizione di coloro che si trovano ad affrontare un tumore, una malattia in continuo aumento, ma di cui è diminuita fortemente la mortalità. Astro, associazione onlus che opera sul territorio dal 2004, interviene non solo in ambito sanitario, ma anche psicologico e riabilitativo, occupandosi del malato e dei suoi familiari.Con la collaborazione della Misericordia e della Pubblica Assistenza di Empoli, nonché della Pubblica Assistenza “Vita” di Castelfranco di Sotto, Astro promuove il progetto Arco per l’assistenza domiciliare oncologica. Telefonando al numero verde 800 33 55 00, servizio attivo 24 ore su 24, dal lunedì alla domenica, il paziente riceverà le informazioni e l’assistenza richiesti, quali un  aiuto nella mobilizzazione, deambulazione, cura di sé del malato; nel disbrigare pratiche e attività esterne quali fare la spesa, ritirare e trasportare materiale; nel disbrigo di pratiche amministrative; nel garantire la presenza temporanea e programmata di un volontario in sostituzione del familiare che si debba assentare. Queste funzioni saranno svolte ad integrazione delle attività mediche fornite dal personale sanitario. A disposizione del malato e dei familiari che lo accompagnano nella battaglia contro la malattia, Astro offre anche un supporto psicologico, finanziando le attività di professionisti dedicati per l’istituzione di percorsi psicologici individuali e di gruppo.Nell’ottica di fornire un servizio di assistenza completo, l’associazione Astro promuove anche corsi di riabilitazione fisica e psichica come “In piscina” per le donne operate di tumore al seno ed il corso di canto e musicoterapia.Infine, da Astro è nato un gruppo di volontarie formato da donne che hanno vissuto e superato l’esperienza della patologia oncologica e che sono a disposizione di quanti avessero bisogno di una guida e di un orientamento per superare questo difficile periodo della propria vita.Le volontarie sono disponibili il lunedì, il mercoledì e il venerdì, dalle ore 17.30 alle ore 19.00, nella stanza n. 305, al terzo piano del blocco H dell’ospedale “San Giuseppe” di Empoli.Forniranno informazioni sui servizi che Astro offre e sui servizi che le strutture esistenti sul territorio possono erogare. Risponderanno a quesiti che riguardano le pratiche per ottenere certificazioni di invalidità, protesi e parrucche.Le volontarie di Astro possono essere contattate anche telefonando al numero 346 6276826 oppure inviando un’e-mail all’indirizzo info@donnediastro.net.

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Giornata nazionale del malato oncologico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 maggio 2010

Il 16 maggio si celebra la quinta edizione della Giornata nazionale del malato oncologico, istituita per iniziativa della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia con direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri. A partire dal 13 maggio si svolgeranno a Roma una serie di manifestazioni e presso l’Auditorium di Santa Cecilia ci sarà la cerimonia conclusiva, con la consegna del premio Cedro d’oro destinato a persone che si siano impegnate nel sostegno ai malati di cancro. L’impegno del Governo nella definizione delle finalità prioritarie da perseguire nella lotta contro il cancro, si è concretizzato nei lavori di un Tavolo tecnico presso il Dipartimento per il coordinamento amministrativo. Dialogando con le associazioni del volontariato, le autorità politiche hanno deciso di programmare azioni concernenti, fra l’altro, la salute e le politiche sociali, la normativa sull’impiego pubblico e privato, le campagne di comunicazione e sensibilizzazione, oltre alla ricerca scientifica. La campagna di comunicazione ha l’obiettivo di informare sulle tutele di cui possono disporre i lavoratori affetti da patologie oncologiche e di sensibilizzare le imprese e l’opinione pubblica ad un approccio non discriminatorio nei confronti dei malati di cancro, in particolar modo nel contesto lavorativo. Secondo l’attuale normativa i lavoratori del settore pubblico e privato affetti da patologie oncologiche, nonché i familiari che prestano loro assistenza, possono trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno in part-time.
Dossier “Giornata nazionale del malato oncologico”

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Il dramma esistenziale del malato

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2010

Roma, 22 marzo 2010 presso la Sala Quaroni del Palazzo Uffici Eur (Via Ciro il Grande, 16, dalle 17 alle 19,30) si tiene un convegno che abbraccia etica e medicina “Gli orizzonti esistenziali del malato”. La conferenza vuole proporsi come momento di riflessione sulla condizione di quelle migliaia di uomini, donne e bambini che vivono malattie gravi, incurabili, in  cui si combatte un dolore che può essere definito “totale”, in quanto alla sofferenza fisica si affianca anche quella psicologica e perfino spirituale. Un argomento delicato ed estremamente attuale (basti pensare alla recente approvazione alla Camera della Legge sulle cure palliative), dove la scienza, la medicina e la cultura della terapia si intrecciano alle questioni etiche e filosofiche. Al convegno intervengono il Preside dell’Istituto di Bioetica della Pontificia Università Regina Apostolorum di Roma Padre Gonzalo Miranda, l’On. Rocco Buttiglione, il Direttore della UOC di Pediatria, Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale S. Giovanni Calibita Prof. Rocco Agostino, il Presidente dell’Associazione Onlus La Betulla Giorgio Valentini, l’On. Renzo  Lusetti e il Candidato Udc alla Regione Lazio Dott. Attilio Lioi.

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Detenuto malato di mente si impicca a Poggioreale

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2010

Angelo Russo, 31 anni, affetto da una grave forma di schizofrenia, era stato arrestato il 24 febbraio scorso febbraio con l’accusa di aver violentato una ragazza di 19 anni, mentre entrambi erano ricoverati in un Istituto di Igiene Mentale a Pozzuoli. Ieri sera si è impiccato nel carcere di Poggioreale. Salgono a 14 i detenuti suicidi dall’inizio del 2009, mentre il carcere si riconferma ancora una volta come “ricettacolo” di ogni forma di disagio sociale: una recente ricerca, realizzata dalla SIMSPE (Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria) ha rivelato che il 10% della popolazione detenuta è affetta da malattie mentali. Si tratta di oltre 6.000 persone: 1.533 internate nei 6 OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) e le altre recluse nelle sezioni per detenuti comuni.
Russo era in carcere da meno di due settimane (formalmente indagato e non ancora rinviato a giudizio) sulla base di una presunzione di “pericolosità sociale”, che è particolarmente difficile da definire quando una persona è affetta da patologie psichiche, poiché va innanzitutto valutata la sua “capacità di intendere e volere”. Una volta escluso il “vizio totale di mente” – che impedirebbe la celebrazione del processo e la detenzione in regime ordinario, sostituita da una “misura di sicurezza” come l’internamento in Ospedale Psichiatrico Giudiziario – il detenuto malato mentale va comunque sottoposto a cure e attenzioni particolari, anche per evitare il rischio di suicidi e autolesionismi. Oggi il carcere, caratterizzato da sovraffollamento, carenze di personale e di risorse economiche, non è in grado di tutelare la vita e la salute dei detenuti, tantomeno di “recuperarli” alla vita sociale: il caso di Poggioreale è emblematico: ha 1.385 posti e vi sono ristretti più di 2.800 detenuti, negli ultimi 3 anni vi sono morti più di 30 detenuti, di cui 9 suicidi.

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Giornata del malato e dell’operatore sanitario

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2010

Firenze 28 febbraio 2010, a partire dalle ore 15, si svolgerà la giornata diocesana del malato e dell’operatore sanitario nella Basilica di San Lorenzo. La giornata inizierà con il commento del Santo Rosario e proseguirà alle ore 16 con la Celebrazione Eucaristica che sarà presieduta dall’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori a favore dei malati, dei loro familiari, del personale sanitario e del volontariato. Seguirà, all’interno della Basilica, la processione in onore della Madonna e la benedizione dei malati. L’iniziativa, organizzata dall’Arcidiocesi di Firenze, si terrà in occasione della diciottesima giornata mondiale del malato.

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“Er malato immaginario”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

MalatoRoma martedì  1 – domenica 6 settembre 2009 Ore 21,15 Anfiteatro Quercia del Tasso (Passeggiata del Gianicolo, di fronte all’Ospedale Bambin Gesù) Alfiero Alfieri in Er malato immaginario due atti comici in dialetto romanesco  riduzione di Alfiero Alfieri dal testo di Molière Con  Elena Pelazza, Gabriele Villa, Paolo Orlandelli, Patrizia Fanelli, Enzo Masci, Davide Alfieri, Raffaella Zappalà regia Alfiero Alfieri Musiche Mauro Tiberi Service Fonica e Luci Trafor Music Service Costumi Bice Minori Foto Lauretta Cardone Grafica Alan D. Baumann Biglietti: Euro 18 (interi) – Euro 12 (ridotti) – Euro 10 (gruppi di almeno 10 persone)
Alfiero Alfieri, esponente del teatro dialettale romano da oltre 50 anni, spalla di tanti noti artisti dell’avanspettacolo ed erede e attore in compagnia col grande Checco Durante, torna al suo affezionato pubblico con uno spettacolo esilarante che rinfrescherà le afose sere di fine estate. Dal primo al sei settembre, all’Anfiteatro Quercia del Tasso, storico spazio ubicato nel parco del Gianicolo, Alfieri rivestirà i panni dell’ipocondriaco Argante, ripercorrendo in chiave romanesca uno tra i più celebri testi di Molière. Er malato immaginario, riduzione in due atti comici con la regia dello stesso protagonista, propone un cast di nove attori impegnati in una serie di situazioni altamente comiche nelle quali troneggia il tipico spirito quirite del protagonista – romano sornione – ed in cui il dipanarsi di doppi sensi, equivoci e battute dialettali sprigiona un ritmo ferreo che tiene lo spettatore in uno stato di costante esaltazione.  In questo contesto, la riscrittura molieriana viene “umanizzata” e il “malato”, da ipocondriaco che era, si riconcilia con la vita trovando nella domestica l’unica donna sinceramente innamorata di lui. Una libera versione che presenta situazioni e personaggi dai risvolti altamente comici e più ispirati ad una efficacia popolaresca che borghese. (malato)

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