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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

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Tumore al pancreas

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 luglio 2014

tumore metastatico1Il tumore del pancreas colpisce ogni anno oltre 1.000 persone nel Veneto, 12mila in Italia. È una forma di cancro aggressiva e molto diffusa: eppure i cittadini non sembrano esserne informati. Il 77% non conosce i sintomi, l’88% non ha mai letto nulla in merito e il 97% non ne ha mai parlato con il proprio medico di famiglia. Ma l’81% sarebbe interessato a saperne di più. Sono i dati del sondaggio promosso dalla campagna nazionale di sensibilizzazione “PanCrea: creiamo informazione”, che tocca oggi Verona, voluta dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dalla Fondazione “Insieme contro il cancro” in sette Regioni e unica nel suo genere. “Il nostro è un centro di riferimento – afferma il prof. Giampaolo Tortora, Direttore dell’Oncologia Medica d.U. dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Policlinico “G.B. Rossi” di Verona –. Vediamo ogni anno oltre 1.000 nuovi casi tra consulenze, interventi e chemioterapie, con oltre il 70% dei pazienti proveniente da fuori Regione. Numeri che ci portano ai primi posti al mondo per questa neoplasia. Il tour è fondamentale perché punta a informare la popolazione, soprattutto sulla prevenzione, particolarmente importante quando si tratta di un tumore molto difficile da curare. Seguire uno stile di vita sano è necessario per ridurre il rischio di cancro, anche del pancreas. Ma, secondo il 49% delle persone che hanno risposto al sondaggio (oltre 1.500), una condotta equilibrata serve a poco. Forse non sanno, ad esempio, che uno dei pericoli più grandi è la sigaretta: infatti il 23% di loro fuma. Ma non solo. Il 55% non pratica esercizio fisico con regolarità e solo uno su dieci mangia le porzioni di frutta e verdure raccomandate. Comportamenti non corretti, su cui dobbiamo intervenire”. Nell’ambito della campagna “PanCrea”, resa possibile grazie al contributo incondizionato di Celgene, sono stati realizzati due opuscoli informativi, uno dedicato alla prevenzione e uno ai pazienti, oltre a un ulteriore questionario per gli oncologi. “Se vogliamo aumentare le diagnosi precoci e provare a cambiare la storia di questo tumore, dobbiamo rafforzare la collaborazione con altri specialisti: l’approccio multidisciplinare per le forme metastatiche risulta invece essere ‘poco frequente’ per il 43% degli oncologi – afferma il prof. Claudio Bassi, Direttore della Chirurgia B e dell’Istituto del Pancreas del Policlinico –. Dobbiamo rivolgerci anche al nostro esterno, in modo particolare ai medici del territorio: solo loro conoscono perfettamente la storia dell’assistito e possono individuare le situazioni a rischio, attuando strategie di prevenzione”. Creare informazione e dibattito è fondamentale per rafforzare il collegamento tra specialista e ‘camice bianco’, soprattutto ora che i tumori, grazie anche alle nuove terapie, fanno sempre meno paura. “Secondo questo sondaggio, per il 58% dei cittadini il cancro non è più un ‘male incurabile’ – aggiunge il dott. Mario Celebrano, Presidente della sezione veronese della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) –. Ma l’operazione culturale non si può fermare: il 100% degli abitanti della Penisola deve sapere che oggi le neoplasie si possono sconfiggere. È un processo che coinvolge anche i medici di famiglia, perché ricevono quotidianamente pazienti oncologici. Si deve riuscire a cogliere i primi segnali di malattia, per indirizzare precocemente gli assistiti al centro di riferimento, distribuendo sul territorio il management delle persone in carico. Con ‘PanCrea’ torniamo finalmente a occuparci di una patologia praticamente misconosciuta”. “FAVO, AIMaC e la Fondazione ‘Insieme contro il cancro’ affrontano questi temi a 360° – sottolinea il dott. Pierpaolo Betteto, dell’esecutivo nazionale della Federazione Associazioni Volontariato Oncologico (FAVO) –. Vogliamo occuparci sempre più di tumori negletti come quello al pancreas, che trovano poco spazio nei media, perché rappresentano un’emergenza sanitaria, sociale ed economica. Deve essere una vera e propria chiamata alle armi, in stretta collaborazione con le Istituzioni e il mondo medico”. “La ricerca scientifica sta finalmente segnando importanti passi avanti contro le neoplasie del pancreas, finora molto difficili da affrontare – spiega il dott. Davide Melisi, dell’Oncologia Medica d.U. del Policlinico G.B. Rossi –. È stato infatti approvato in Europa, anche per questa patologia, il nab-paclitaxel (paclitaxel legato all’albumina in nanoparticelle): un farmaco già disponibile nel trattamento del cancro della mammella metastatico, che sfrutta le più recenti scoperte in ambito di nanotecnologia”. “La nanomedicina rappresenta un punto di svolta contro il tumore pancreatico – conclude il prof. Tortora –, perché determina un aumento significativo nella sopravvivenza. Ci auguriamo che il farmaco possa essere presto rimborsato dal SSN, anche per questa nuova indicazione, probabilmente entro la fine del 2014”.

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Bimbi rom: dove assente è la giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2011

Bambini scomposti, famiglie derubricate a poco più  di niente, umanità dispersa nello spicchio di una solidarietà  spogliata del suo valore inalienabile. Quattro creature incendiate, nell’abbrutimento travestito di vita, una sopravvivenza piegata a malattia incurabile, un dolore che trancia carne e ossa, che non lascia spazio alle solite contumelie buttate lì per non pagare dazio. Quattro innocenti tra fame e freddo, in mezzo alle pantegane, a un luridume irraccontabile, anime belle e anime vuote, conviventi e conniventi, nel silenzio privato di parole, di significati universali, con gli occhi reclinati dal pregiudizio, dall’indifferenza che non è soltanto vergogna del sangue, ma responsabilità e corresponsabilità, inconciliabilità a ogni difesa, cavillo, codicillo, studiato a misura per rendere incontrollabile l’ira e la rabbia, nei riguardi di chi in casa nostra non si adegua, non si allinea, non prende per buone le usanze e le tradizioni di questa terra generosa e leale, ma coltivata con i rifiuti tossici, con le ideologie dai detriti di fuoco, la politica d’accatto, i rubamenti fraudolenti diventati arte da imparare in fretta. Televisioni e giornali, tutti dentro l’arena delle autoliberazioni, delle prese di posizione, improvvisamente schierati dalla parte del rispetto dei ruoli e delle persone, di tutte le persone. Rispetto, sì,  ci vuole rispetto per quattro bambini che non ci sono più, per chi non ne ha mai ricevuto, per quanti non ci sono più, per chi resta con il ventre rinsecchito, con gli occhi svuotati, con il cuore desertificato, senza più fiducia nel mondo di creature irripetibili che costituisce il nostro unico futuro possibile. Su quei campi, in quei recinti, nelle fogne a cielo aperto, ogni casacca di casata apre alle proprie giustificazioni, offre le proprie tesi, antitesi e sintesi, gridando che quelle persone non dovevano esserci, non devono più esserci, ma purtroppo c’erano, apparentemente invisibili,  abbandonate a se stesse. Chi è trattato ignobilmente, lo è perché percepito come una presenza da allontanare, non serve affidare alle menzogne una prossimità ripetutamente presa a calci nel sedere, tradita sul corpo di esistenze incolpevoli ma impietosamente crocifisse. Perimetri inguardabili tra città e periferie, volumi e metrature di confini mal tollerati, inquadrati in un progetto di accoglienza che non c’è mai stato. Esseri umani nell’immondizia, negli escrementi, nella promiscuità, prostrati da una condizione che non crea alcuna emancipazione, ma allo stesso tempo veste i panni dell’auspicio alla partecipazione e condivisione. Grande assente è la Giustizia, denudata di valore sociale, del dovere di perseguire il benessere delle persone, soprattutto dei bambini, costretti a scivolare dove c’è poco Dio a fare da ponte, c’è poca fede a fare da collante, c’è poca preghiera a fare da strada maestra. Ferite insanabili, divaricazioni senza volontà di incontrarsi, una separazione che  spinge a  non praticare alcun diritto,  men che meno dovere, tradendo  il tentativo di sviluppare in ogni individuo un senso di appartenenza nel luogo del rispetto reciproco. Quattro bambini inchiodati a una croce, la stessa innocenza, l’identica colpa, testimoni di ingiustizie irrappresentabili, vittime della condanna del silenzio, incurvati dalla miserabilità di chi non possiede neppure il più ovvio diritto di cittadinanza. (Vincenzo Andraous)

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