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Posts Tagged ‘malattia renale’

Anemia sintomatica associata a malattia renale cronica

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 luglio 2021

TOKYO. 1° luglio 2021 – Astellas Pharma Inc. e FibroGen, Inc. hanno annunciato che il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP, Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA, European Medicines Agency) ha adottato un parere positivo in relazione all’uso di roxadustat per il trattamento di pazienti adulti con anemia sintomatica associata a malattia renale cronica. In tutto il mondo, la malattia renale cronica colpisce una persona su 10 e di queste, una su cinque soffre di anemia, associata a una significativa compromissione della qualità della vita e alla progressione verso esiti avversi cardiovascolari e renali.Se approvato dalla Commissione Europea, roxadustat sarà il primo inibitore della prolilidrossilasi (PH, prolyl hydroxylase) del fattore inducibile dall’ipossia (HIF, hypoxia-inducible factor) somministrato per via orale disponibile in Europa.

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Le diete proteiche aumentano il rischio di malattia renale cronica

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

Secondo uno studio olandese e uno coreano pubblicati su Nephrology Dialysis Transplantation, le diete ricche di proteine, oggi in voga per chi vuole dimagrire e aumentare la massa muscolare, sarebbero dannose per i reni in soggetti con funzionalità renale apparentemente normale. Nello studio olandese, Kevin Esmeijer, del Leiden University Medical Center, e il suo gruppo di lavoro, hanno raccolto i dati alimentari di 4.837 pazienti di età compresa tra 60 e 80 anni con una storia di infarto miocardico. L’età media della coorte era di 69 anni e la velocità di filtrazione glomerulare media stimata (eGFR) era di 82 mL/min/1,73m2. Per l’intera coorte, l’assunzione totale media di proteine è stata di 71 g/die, di cui circa due terzi da proteine animali e un terzo vegetali. L’analisi dei dati ha mostrato che, nella popolazione considerata, le persone che hanno assunto più proteine hanno subito un declino più rapido della funzione glomerulare.
Nello studio coreano, il gruppo di lavoro di Jong Hyun Jhee, della Yonsei University di Seoul, ha analizzato l’effetto che una dieta ricca di proteine ha avuto sull’iperfiltrazione renale e sulla riduzione della funzionalità renale in 9.226 individui, con età media di 52 anni. I pazienti sono stati classificati in quartili in base all’assunzione giornaliera di proteine, valutata tramite un questionario, e la prevalenza dell’iperfiltrazione renale è risultata essere significativamente più alta tra quelli nel più alto quartile di apporto proteico. Anche in questo studio, inoltre, la diminuzione media annua di eGFR è stata maggiore nelle persone posizionate nel quartile più alto di assunzione giornaliera di proteine. «Questi risultati ci portano a dedurre che un maggiore apporto di proteine possa essere un fattore di rischio indipendente per l’iperfiltrazione renale, che può accelerare il deterioramento della funzione renale» concludono gli autori. «I dati emergenti in individui e popolazioni suggeriscono che l’iperfiltrazione glomerulare associata a una dieta con alto contenuto di proteine possa portare a un rischio maggiore di sviluppare una malattia renale cronica o possa accelerare la progressione di una patologia esistente» scrivono in un editoriale di accompagnamento Kamyar Kalantar-Zadeh, della University of California, e alcuni colleghi.
(fonte: doctor33)

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Trattamento della malattia renale e complicanze cardiovascolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2016

reniLa ricerca ha dimostrato che la proteina Rho chinasi è direttamente coinvolta nella induzione delle complicanze cardiovascolari della malattia renale, in particolare l’ipertrofia cardiaca e i ricercatori padovani hanno dimostrato che nei pazienti con insufficienza renale cronica e nei pazienti in dialisi la fosforilazione della fosfatasi MYPT-1, un importante marker dell’attivazione della proteina Rho kinasi che svolge un ruolo chiave nel danno cardiovascolare e renale, non solo è aumentata in questi pazienti ma è anche correlata alla presenza di ipertrofia ventricolare sinistra, importante complicanza della malattia renale cronica. Il ruolo della Rho chinasi è stato sancito da studi “ex vivo” con i quali è stato dimostrato che un inibitore della Rho chinasi riduce la fosforilazione della MYPT-1 e quindi l’attività della Rho chinasi, contribuendo così in modo determinante ad aprire la strada per l’individuazione di nuovi farmaci che attraverso l’inibizione della proteina Rho chinasi potranno incidere sulla riduzione della progressione della malattia renale e delle sue complicanze cardiovascolari. I risultati di questo studio sono pubblicati dall’importante rivista scientifica LIFE SCIENCES nel numero di Marzo 2016 (Life Sciences 2016; 148: 80–85) e sono stati anche l’argomento della Tesi di Laurea della Dott.ssa Elena Naso.
Il Prof. Lorenzo Calò, internista ed ipertensiologo della Nefrologia dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, diretta dal Dott. Agostino Naso, ha presentato assieme al gruppo di ricerca della Nefrologia i risultati di questo nuovo studio sul trattamento della malattia renale e delle sue complicanze cardiovascolari.Lo studio amplia le basi razionali, a livello meccanicistico, di quella che è stata una vera e propria rivoluzione copernicana che ha profondamente interessato la nefrologia a cominciare dal 1970 con le fondamentali dimostrazioni a livello cellulare dei processi che sono alla base della progressione della malattia renale in cui un ruolo cruciale è svolto dall’attivazione del sistema renina-angiotensina. L’attivazione del sistema della Rho chinasi è mediato dall’attivazione del sistema renina-angiotensina come dimostrato da altri studi sempre dello stesso Prof Calò e del suo gruppo di ricerca. Gli importanti risultati dei ricercatori padovani si aggiungono alla notevole produttività scientifica nel campo delle malattie renali in generale e dell’ipertensione arteriosa.
Gli innumerevoli studi ai quali si è arrivati ad oggi, hanno permesso di delineare nell’uomo nuovi meccanismi biochimici identificando nuove proteine che possono svolgere un importante ruolo nella conoscenza della fisiopatologia dell’ipertensione arteriosa e della malattia renale, nell’efficacia del loro trattamento e di quello delle complicanze renali e cardiovascolari dell’ipertensione.

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