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Posts Tagged ‘malattie cardiovascolari’

Statine per prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Le soglie di rischio raccomandate dalle linee guida per l’inizio della terapia con statine in ambito di prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari potrebbero essere troppo basse e portare a un uso eccessivo di tali farmaci, secondo uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine. «Molte linee guida utilizzano come base per le raccomandazioni sull’uso di statine in prevenzione primaria il rischio atteso per le malattie cardiovascolari nei 10 anni successivi. Tuttavia, spesso resta poco chiaro come siano stati considerati e valutati i danni rispetto ai benefici nella stesura di questi documenti» afferma Henock Yebyo, dell’Università di Zurigo, in Svizzera, primo nome dello studio. I ricercatori hanno eseguito una metanalisi degli studi che confrontavano l’uso di quattro statine a dose bassa o moderata con nessuna statina in pazienti di età compresa tra 40 e 75 anni senza storia di malattia cardiovascolare. Hanno poi provveduto a bilanciare il vantaggio potenziale delle statine nella prevenzione degli eventi cardiovascolari con i potenziali danni, come miopatia, disfunzione epatica o renale, cataratta, ictus emorragico, diabete di tipo 2 e cancro. La maggior parte delle linee guida attuali raccomanda di iniziare le statine quando il rischio di malattia cardiovascolare a 10 anni per una persona è del 7,5%-10%. Ebbene, l’analisi ha mostrato che in questo studio i benefici hanno iniziato a superare i rischi solo quando il rischio cardiovascolare è stato di almeno il 14% per gli uomini tra i 40 e i 49 anni. Per gli uomini tra 70 e 75 anni, la soglia è stata del 21%, mentre per le donne, le soglie sono risultate comprese in un range che va dal 17% al 22%. Come paragone, gli autori sottolineano che le linee guida recentemente pubblicate dall’American College of Cardiology e dalla American Heart Association considerano un punteggio di rischio a 10 anni del 7,5%-19,9% come indicatore di un “rischio intermedio”. «I nostri risultati suggeriscono che le linee guida dovrebbero utilizzare soglie di rischio a 10 anni più elevate quando raccomandano l’assunzione di statine per la prevenzione primaria di malattie cardiovascolari e dovrebbero prendere in considerazione raccomandazioni diversificate in base a sesso, gruppo di età e tipo di statina» concludono i ricercatori. (fonte: doctor33 – Annals Int Med 2018. Doi: 10.7326/M18-1279)

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Malattie cardiovascolari, stile di vita non sano moltiplica i rischi in caso di predisposizione genetica

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Secondo uno studio pubblicato su JAMA Cardiology e condotto su un’ampia popolazione, il corredo genetico e i comportamenti di vita hanno avuto un effetto additivo sul rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. «Sia i fattori genetici che lo stile di vita contribuiscono al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, ma non è noto se i cattivi comportamenti di salute siano associati ad aumenti di rischio simili tra individui con rischio genetico basso, intermedio o alto» spiega Abdullah Said, dello University Medical Center Groningen, nei Paesi Bassi. I ricercatori hanno valutato tale associazione all’interno di gruppi a rischio genetico con malattia coronarica, fibrillazione atriale, ictus, ipertensione e diabete di tipo 2; per questo, hanno incluso nello studio un totale di 339.003 individui di discendenza britannica bianca per i quali erano disponibili dati relativi al genotipo. Il rischio genetico è stato classificato come basso (quintile 1), intermedio (quintili 2-4) o alto (quintile 5). All’interno di ciascun gruppo di rischio genetico, i rischi di eventi incidenti associati a comportamenti e fattori di salute combinati ideali, intermedi o scarsi sono stati studiati e confrontati con un basso rischio genetico e uno stile di vita ideale. Durante il follow-up, 9.771 su 325.133 partecipanti (3,0%) hanno sviluppato malattia coronarica, 7.095 su 333.637 (2,1%) fibrillazione atriale, 3.145 su 332.971 (0,9%) ictus, 11.358 su 234.651 (4,8%) ipertensione e 4.379 su 322.014 (1,4%) diabete. Rispetto allo stile di vita ideale nel gruppo a basso rischio genetico, uno stile di vita inadeguato è stato associato a un rapporto di rischio che arrivava fino a 4,54 per malattia coronarica, 5,41 per fibrillazione atriale, 4,68 per l’ipertensione, 2,26 per ictus e 15,46 per il diabete nel gruppo ad alto rischio genetico. «Il corredo genetico e i comportamenti e i fattori relativi alla salute hanno mostrato un effetto additivo logaritmico sul rischio di sviluppare una malattia cardiaca, e gli effetti relativi di uno stile di vita scarso sono stati comparabili tra i gruppi di rischio genetico» affermano gli autori. In conclusione, secondo i ricercatori, i cambiamenti dello stile di vita dovrebbero essere incoraggiati per tutti attraverso approcci globali e multifattoriali. (fonte: cardiologia33 da JAMA Cardiol. 2018. doi: 10.1001/jamacardio.2018.1717
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29955826)

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Lo tsunami diabete e le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) in occasione del Congresso Siprec. Il professore è ordinario di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi ‘Magna Graecia’ di Catanzaro; Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Interna dell’Università degli Studi ‘Magna Graecia’ di Catanzaro.Il controllo glicemico, unitamente alla valutazione dei fattori di rischio cardiovascolari, è fondamentale per la gestione del diabete di tipo 2 e per ridurre il carico di malattia correlato alle patologie cardiovascolari e renali. Le modificazioni dello stile di vita, una sana alimentazione e la pratica dell’ attività fisica sono efficaci nella prevenzione primaria dell’insorgenza di diabete nei soggetti ad alto rischio. Da circa 15 anni assistiamo a un boom di nuovi farmaci per la terapia del diabete. Tra questi, i farmaci incentrati sul sistema degli ormoni intestinali hanno costituito una importante novità per il loro favorevole profilo di efficacia e di sicurezza. Infatti, gli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 (DPP-4), l’enzima responsabile della degradazione dell’ormone intestinale glucagon-like peptide-1 (GLP-1) prodotto dalle cellule intestinali, sono in grado di combinare la riduzione della glicemia con effetto neutro su peso corporeo, basso rischio d’ipoglicemia e ottima sicurezza cardiovascolare.
Gli analoghi del GLP-1, che a differenza degli inibitori di DPP-4 sono somministrati per via iniettiva sottocutanea, sono in grado di migliorare il controllo glicemico senza rischio d’ipoglicemia, di ridurre il peso corporeo e la pressione arteriosa e di avere effetti benefici sugli eventi cardiovascolari e sulla mortalità per tutte le cause. L’ultima classe di farmaci introdotti nell’arsenale terapeutico del diabete tipo 2 è quella degli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2), molecole in grado di bloccare il riassorbimento renale del glucosio e quindi aumentare la sua eliminazione attraverso le urine migliorando il controllo della glicemia, unitamente alla riduzione del peso corporeo e della pressione arteriosa. Inoltre, i risultati degli studi sulla sicurezza cardiovascolare degli inibitori di SGLT2 hanno dimostrato una significativa riduzione degli eventi cardiovascolari.

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Malattie cardiovascolari: è l’unione che fa la forza

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

Napoli. Le società scientifiche italiane scendono in campo compatte contro le malattie cardiovascolari e mettono a punto un documento intersocietario, che rappresenta una call to action per una lotta a tutto tondo contro queste patologie, principale causa di morte nel mondo occidentale. Prevenzione a tutto campo dunque, con i consigli di una task force di esperti italiani, che hanno stilato raccomandazioni di prevenzione ritagliate su misura per gli italiani, disegnando al contempo una roadmap che mira a coinvolgere nel dialogo sulla prevenzione anche la politica italiana ed europea. L’obiettivo è quello di abbattere l’incidenza delle malattie cardiovascolari e di regalare agli italiani non solo anni di vita in più, ma anni da godere in salute. Riportiamo alcuni interventi dei presidenti delle società scientifiche che hanno redatto il ‘Documento di consenso’ alla tavola rotonda di presentazione nel corso del 16° congresso Siprec a Napoli.
Incominciamo con il Professor Massimo Volpe, presidente della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (Siprec) Ordinario di Cardiologia, II Facoltà di Medicina e Chirurgia Università ‘La Sapienza’ di Roma; direttore della Cattedra e dell’UOC di Cardiologia Ospedale Sant’Andrea, Direttore Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Sapienza Università di Roma, Preside della Facoltà di Medicina e Psicologia, Università ‘La Sapienza’ di Roma con questa domanda: Perché un documento italiano sulla prevenzione cardiovascolare a tutto tondo?
Soprattutto perché i documenti internazionali di linee-guida sono difficilmente traslabili a realtà di singoli paesi per le differenze etniche, demografiche, socio-culturali,di stili di vita, abitudini alimentari, organizzazione dei sistemi sanitari, accesso ai farmaci, e così via. Poi perché i numeri raccontano la storia di un disastro in termini epidemiologici. Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morbidità, ospedalizzazioni e mortalità nel nostro Paese. E per motivi demografici (invecchiamento della popolazione) il trend è in aumento. C’è ancora scarsa cultura della prevenzione a livello della nostra società. E non solo. Anche il mondo della sanità è focalizzato soprattutto sulle cure. Si spende troppo poco in prevenzione, che non significa solo attenzione a tavola e una camminata, che fanno senz’altro bene, ma anche, ove necessario, la somministrazione di farmaci efficaci e sicuri. L’emergenza sostenibilità del Ssn italiano passa per la prevenzione cardiovascolare, che consente anche di aumentare gli anni di vita vissuti in salute. Da tutte queste premesse nasce l’idea della redazione di un documento intersocietario, poiché in questo modo, a parlare e a dare indicazioni e raccomandazioni sono gli esperti e perché è possibile affrontare, ad esempio, temi trascurati anche nei documenti internazionali come: bambini, anziani, donne, esercizio e sport, vaccinazioni, polifarmacoterapia, compliance. Senza naturalmente trascurare i grandi temi sviluppati da altre linee guida, quali ipertensione e diabete. Il nostro documento a mio avviso segna una traccia ed apre una strada nuova che speriamo generi altre azioni.Dottor Roberto Volpe, Ricercatore del Servizio di Prevenzione e Protezione del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, rappresentante SIPREC all’European Heart Network di Bruxelles
La prevalenza dei fattori di rischio cardiovascolari nella popolazione generale è sempre drammaticamente elevata: l’ipercolesterolemia interessa il 68 per cento dei maschi adulti e il 67 per cento delle femmine adulte; la prevalenza del diabete è dell’11 per cento tra i maschi e dell’8 per cento tra le donne; quella della sindrome metabolica del 24 per cento tra i maschi e del 19 per cento tra le femmine. Importante anche la prevalenza di sedentarietà (32 per cento tra i maschi e 42 per cento tra le femmine) e di obesità (25 per cento in entrambi i sessi), che rappresentano fattori di rischio non solo per le malattie cardiovascolari, ma anche per i tumori. Se consideriamo che circa il 70 per cento dei decessi è dovuto a malattie cardiovascolari e tumori, si comprende bene l’importanza del credere nella prevenzione, sia individuale che a livello di popolazione. Prevenzione che può e deve essere cardio-oncologica. Ma per migliorare la prevenzione, non è sufficiente solo un maggior impegno della classe medica, è fondamentale allearsi con altre figure professionali: infermieri, psicologi, dietisti, farmacisti, personale della ristorazione, insegnanti, studenti, giornalisti, politici. A tal proposito, come Siprec stiamo portando avanti una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei nostri europarlamentari affinché entrino a far parte dell’Heart Group del Parlamento Europeo, che finora contava solo due parlamentari italiani. Per il momento, un primo piccolo successo l’abbiamo ottenuto: siamo passati a cinque rappresentanti. Un altro aspetto che coinvolge direttamente noi medici e il nostro rapporto con i pazienti, è l’inadeguatezza del trattamento. Nonostante l’ampia disponibilità di farmaci dotati di un buon rapporto costo/beneficio, ancora oggi, raggiungono gli obiettivi terapeutici fissati dalle linee guida solo il 24 per cento dei maschi e il 17 per cento delle femmine con colesterolo elevato, solo il 13 per cento dei maschi e il 21 per cento delle femmine con diabete.
Tutto ciò comporta una maggior morbilità e mortalità e maggiori costi. Questo dato deve farci riflettere ed essere uno stimolo a fare screening opportunistici per identificare i soggetti a rischio, sensibilizzarli e motivarli al fine di migliorarne l’adesione ai giusti stile di vita, o agli interventi nutraceutici o farmacologici e seguirli nel tempo, sempre in ottica di migliorarne la compliance, altro ‘tallone di Achille’ della prevenzione cardiovascolare su cui lavorare. (Altri interventi seguiranno nei nostri successivi lanci d’agenzia)
(fonte: Giampaoli S, Vannuzzo D e Gruppo di Ricerca del Progetto Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey: La Salute degli italiani. Terzo Atlante Italiano delle Malattie Cardiovascolari. Edizione 2014. G Ital Cardiol 2014;4(S1):1S-31S)

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Le nuove sfide per sconfiggere le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

villa_mianiRoma giovedì 7 e venerdì 8 settembre 2017 villa Miani “New frontiers to beat cardiovascular disease” Le patologie cardiovascolari sono ancora oggi il principale problema di salute e la prima causa di mortalità, disabilità, ospedalizzazione e costi socio economici. Tutto questo nonostante gli innegabili progressi nella diagnosi e nel trattamento raggiunti negli ultimi quarant’anni. Per contribuire alla lotta contro le patologie cardiovascolari, cardiologi italiani e provenienti da diverse parti del mondo illustreranno i più recenti risultati delle ricerche durante il convegno.
Il convegno è organizzato dal Professor Massimo Volpe, preside della Facoltà di Medicina e Psicologia, Università ‘La Sapienza’ di Roma, Ordinario di cardiologia e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia, Ospedale Sant’Andrea di Roma, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Durante il congresso saranno illustrati i recenti progressi e le sfide del futuro che già oggi possiamo raccogliere, grazie alla disponibilità di nuove tecnologie e delle nuove scoperte della ricerca, e che siamo pronti a trasferire nella pratica clinica per migliorare la salute di tutti i pazienti» spiega il Professor Volpe. «Sarà un appuntamento di confronto e condivisione con i maggiori esperti in cardiologia per individuare insieme le migliori strategie in grado di ridurre lo sviluppo e le conseguenze delle cardiopatie, con l’ambizioso obiettivo di sconfiggere le malattie del cuore». Tra i principali argomenti del congresso, da segnalare la prima sessione di giovedì 7 settembre dedicata alle cause dell’infarto, cui seguono nella giornata altre sessioni riguardanti l’insufficienza cardiaca, le più recenti terapie anticoagulanti e contro l’ipertensione, la prevenzione della morte cardiaca improvvisa e le nuove strategie contro l’ipertensione polmonare. La giornata di venerdì 8 settembre sarà dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, alla medicina di precisione e alla descrizione dei più recenti test diagnostici in grado di contribuire alla valutazione del rischio per ogni singolo paziente.

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Le nuove sfide per sconfiggere le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

villa_mianiRoma giovedì 7 e venerdì 8 settembre 2017 Villa Miani Via Trionfale, 151 organizzato dal Professor Massimo Volpe, preside della Facoltà di Medicina e Psicologia, Università ‘La Sapienza’ di Roma, Ordinario di cardiologia e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia, Ospedale Sant’Andrea di Roma, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
Le patologie cardiovascolari sono ancora oggi il principale problema di salute e la prima causa di mortalità, disabilità, ospedalizzazione e costi socio economici. Tutto questo nonostante gli innegabili progressi nella diagnosi e nel trattamento raggiunti negli ultimi quarant’anni. Per contribuire alla lotta contro le patologie cardiovascolari, cardiologi italiani e provenienti da diverse parti del mondo illustreranno i più recenti risultati delle ricerche durante il convegno dal titolo “New frontiers to beat cardiovascular disease”, in programma a . «Durante il congresso saranno illustrati i recenti progressi e le sfide del futuro che già oggi possiamo raccogliere, grazie alla disponibilità di nuove tecnologie e delle nuove scoperte della ricerca, e che siamo pronti a trasferire nella pratica clinica per migliorare la salute di tutti i pazienti» spiega il Professor Volpe. «Sarà un appuntamento di confronto e condivisione con i maggiori esperti in cardiologia per individuare insieme le migliori strategie in grado di ridurre lo sviluppo e le conseguenze delle cardiopatie, con l’ambizioso obiettivo di sconfiggere le malattie del cuore». Tra i principali argomenti del congresso, da segnalare la prima sessione di giovedì 7 settembre dedicata alle cause dell’infarto, cui seguono nella giornata altre sessioni riguardanti l’insufficienza cardiaca, le più recenti terapie anticoagulanti e contro l’ipertensione, la prevenzione della morte cardiaca improvvisa e le nuove strategie contro l’ipertensione polmonare. La giornata di venerdì 8 settembre sarà dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, alla medicina di precisione e alla descrizione dei più recenti test diagnostici in grado di contribuire alla valutazione del rischio per ogni singolo paziente.

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Focus sull’ipertensione per ridurre le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli dal 4 al 6 maggio 2017 Aula Magna del Centro Congressi Federico II Università di Napoli, in Via Partenope 36. Due giorni e mezzo di relazioni di esperti provenienti da diverse parti del mondo, cinque sessioni dedicate ai principali aspetti dell’ipertensione e alle patologie associate: sono i numeri del simposio internazionale “From arterial hypertension to heart disease”. «La Società Europea di Cardiologia sta lavorando alle nuove linee guida sull’ipertensione, e questo simposio offrirà ai cardiologi un’occasione di confronto e di attenzione sui principali aspetti della circolazione arteriosa e il suo impatto sulle malattie cardiovascolari» spiega Giovanni de Simone, Docente del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali all’Università Federico II di Napoli e Presidente del simposio. «Durante l’incontro parleremo di ipertensione, ma anche di aterosclerosi, angina pectoris, obesità e sindrome metabolica, differenze di genere e malattie cardiovascolari, fibrillazione atriale, prevenzione».
Il simposio è organizzato dal Centro di Ricerca per l’Ipertensione Arteriosa dell’Università Federico II di Napoli ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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Broncopneumopatia: solo uno su sei sa di essere malato

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2017

broncopatiaVerona. L’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono le principali patologie respiratorie. e colpisce circa sei persone su cento in Italia, ma solo una di queste sei persone sa di esserne affetta. I dati epidemiologici e di conseguenza l’importanza di una diagnosi precoce sono stati uno degli argomenti del simposio dal titolo “Around COPD”, promosso a Verona dalla Fondazione Internazionale Menarini. Durante il simposio, presieduto dal Professor Roberto Dal Negro, Responsabile del Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia Respiratoria di Verona, si è parlato anche dei principali fattori di rischio, non soltanto per la BPCO ma anche per l’asma, in particolare per i giovani. «In Italia, le malattie respiratorie, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, rappresentano la terza causa di morte e si prevede che, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, la prevalenza di tali patologie sia destinata ad aumentare» avverte Dal Negro.
Secondo dati del Ministero della Sanità, la prevalenza di asma e BPCO è pari, rispettivamente, a 6,10% e a 2,83%. Le malattie respiratorie in Italia (dati Istat) sono la terza causa di morte per gli uomini (77,1 morti per 100 mila abitanti); tra le donne, invece, sono la quinta causa di morte, con un tasso di 61,8 eventi per 100 mila abitanti. I dati degli ultimi anni, inoltre, segnano un trend in negativo rispetto a dieci-quindici anni fa: da 39.949 a 43.444, da 67,6 casi ogni 100mila abitanti ai 73. Le regioni con i maggiori decessi sono, per valori assoluti, Lombardia (6.529), Piemonte (3.886), Lazio (3.724), Emilia Romagna (3.612), Campania (3.195). I rapporti ogni 100mila abitanti, però, segnalano una forte incidenza nelle seguenti regioni: Valle D’Aosta (102,2), Liguria (97,7), Friuli Venezia Giulia (91,6), Toscana (82,6) e Umbria (82,4).
Per quanto riguarda il Veneto, sono oltre 600mila i veneti malati alle vie respiratorie: 270mila i malati di Bpco e 340mila quelli con asma grave. «Le malattie cronico ostruttive delle vie respiratorie nella regione rappresentano già la terza causa di morte» commenta Roberto Dal Negro. «Nonostante in tutto il mondo questa proporzione fosse attesa per il 2030, già oggi si registra un indice di mortalità dell’1,5%. Questi dati sono validi per tutte le sette province della Regione».
Il Veneto, inoltre, è tra le regioni in Italia che ricorre meno alle ospedalizzazioni per Bpco. «Un dato importante, che potrebbe sottolineare un sistema che, forse, va meglio rispetto ad altre regioni del nostro Paese» prosegue Dal Negro. «Non è dimostrato, né certo, però, che questi numeri corrispondano a un effettivo miglioramento delle condizioni di salute, perché potrebbe essere una conseguenza della forte limitazione delle ospedalizzazioni richiesto dalle istituzioni negli ultimi anni per contenere i costi del Sistema sanitario».
Per quanto riguarda le cause, Dal Negro sottolinea il ruolo che ancora oggi giocano non soltanto il fumo di sigaretta, ma anche l’inquinamento. «Nella Bpco il tabagismo è una delle cause importanti, forse la più importante, però va anche tenuto conto che il rischio ambientale e lavorativo contano un 15% del fattore di rischio, ma bisogna soprattutto ricordare che il rimanente è frutto di un ambiente inquinato, di aria non pulita. Fattori che se sono presenti insieme hanno un effetto sinergico. E questi sono addirittura fattori causali per la Bpco, cioè la malattia respiratoria si manifesta proprio perché una persona fuma o perché lavora in un ambiente lavorativo a rischio. Per quanto riguarda l’asma, invece, il fumo di sigaretta è un fattore scatenante e non il principale responsabile. L’asma, infatti, nella sua grande maggioranza dei casi, cioè il 60-65%, ha una matrice allergica, in cui il fumo e l’inquinamento sono un fattore che favorisce la comparsa dell’asma e il suo peggioramento. Questo aspetto è importante anche per prevenire gli attacchi d’asma e le persone che soffrono di questa condizione dovrebbero tenerne conto. In particolare i giovani sono poco informati riguardo questo aspetto. Non soltanto dovrebbero evitare di fumare, ma anche di esporsi all’inquinamento. Per esempio, l’asma coinvolge molti giovani sportivi, anche professionisti, e queste persone, spesso inconsciamente, si espongono a fattori di rischio. In particolare, non è consigliabile fare attività fisica all’aperto nei momenti della giornata di massimi picchi di inquinamento, perché si induce un aumento circa 30-40 volte più elevato del rischio di avere una crisi asmatica».

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Malattie cardiovascolari in aumento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2016

taorminaTAORMINA. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progresso esplosivo nelle conoscenze in cardiologia. Il risultato è un miglioramento senza precedenti nella salute della popolazione ma anche la necessità di un continuo aggiornamento da parte dei cardiologi e dei medici in generale. Con questi presupposti si è svolto il congresso internazionale di cardiologia dal titolo “From Scientific Evidence to Clinical Practice”, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Cardiologia dell’Università di Messina e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
Tra le varie cause di patologia cronica e disabilità, l’insufficienza cardiaca è oggi una delle condizioni cliniche più rilevanti per la sua frequenza, il carico assistenziale che comporta (e, di conseguenza, i costi ad esso correlati), le implicazioni in termini di mortalità, morbilità e qualità di vita. Secondo dati del Ministero della Salute l’ipertensione determina duecentomila i ricoveri l’anno in Italia di cui quindicimila in Sicilia, ed è stata la prima in assoluto per numerosità tra le cause patologiche. «E’ questo uno dei principali fattori di rischio da cui derivano quasi diecimila ricoveri l’anno per infarto miocardico nella sola Sicilia» avverte Scipione Carerj, Docente di Malattie Apparato Cardiovascolare all’Università di Messina e presidente del Simposio. «Studi recenti, valutando l’epidemiologia clinica dell’insufficienza cardiaca nell’anziano, stimano che in Italia vi siano circa tre milioni di cittadini affetti da questa condizione, sia in forma conclamata sia asintomatica. Per questi ultimi una diagnosi tempestiva può essere essenziale e una ecocardiografia è utile per individuare un’eventuale progressione dell’insufficienza cardiaca o un aumentato rischio di sviluppare un evento cardiovascolare».
L’ipertensione è particolarmente diffusa nella nostra popolazione poiché interessa il 20% della popolazione generale e il 30% delle persone con più di 65 anni. «L’ipertensione può determinare un’insufficienza cardiaca perché favorisce l’insorgenza di ipertrofia cardiaca, cioè l’aumento di dimensione dei ventricoli cardiaci (le camere inferiori del cuore) che faticano a contrarsi» spiega Salvatore Novo, Direttore della Scuola di Specializzazione in Cardiologia all’Università di Palermo. «Le persone con questa condizione apparentemente stanno bene, ma cominciano ad avere dispnea da sforzo, per esempio quando salgono le scale, e gradualmente si rendono conto di avere un problema di salute. Se questa condizione è associata non solo a ipertensione, ma anche diabete o ipercolesterolemia, è ancora maggiore il rischio che si sviluppi un evento acuto, come l’infarto».
L’ipertrofia cardiaca è favorita anche dalla stenosi aortica, che in Italia e in Sicilia ha una prevalenza del 15-16% Di questi solo il 75% viene sottoposto a correzione chirurgica, a causa del rischio operatorio ritenuto troppo elevato. Sono infatti oltre cinquantamila gli Italiani colpiti da stenosi aortica grave e sintomatica (1), ma sono solo dodicimila le sostituzioni chirurgiche e meno di quattromila le TAVI che vengono praticate ogni anno in Italia. Il termine TAVI sta per Transcatheter Aortic Valve Implantation. Sono protesi cardiache che possono essere impiantate in sostituzione delle valvole malate senza dover “fermare” l’attività del cuore; in alcuni casi non è necessario aprire il torace del paziente in quanto la via d’accesso è rappresentata da un’arteria periferica. La TAVI è indicata in modo particolare per quei pazienti che per l’età avanzata o per la gravità della patologia non possono essere operati con la chirurgia tradizionale, perché il rischio di morte durante l’intervento è troppo elevato.
E secondo i cardiologi lo scarso utilizzo qi queste tecniche più moderne e meno invasive è da imputarsi anche alla politica della riduzione dei costi in sanità.
«I direttori generali di diversi ospedali chiedono di concordare i budget di utilizzazione per impianto di valvole TAVI, anche se questi pazienti non hanno nessun altra chance di sopravvivenza se non quella di avere una sostituzione della valvola» dichiara Francesco Romeo, Presidente della Società Italiana di Cardiologia. «Se in un ospedale viene imposto per esempio un numero massimo di sessanta TAVI l’anno, dobbiamo negare l’intervento dal sessantunesimo paziente in poi, e stiamo parlando di persone che senza intervento vanno incontro a morte certa entro sei mesi. Per molti il decesso avviene mentre sono ancora in lista d’attesa e a mio parere questo significa negare il diritto alla salute. E poi il contenimento dei costi è soltanto teorico: è vero che l’intervento di TAVI è più costoso di quello tradizionale, ma dopo una TAVI il paziente torna a casa dopo pochi giorni, mentre quello sottoposto a chirurgia tradizionale deve fare alcune settimane di riabilitazione, che hanno un costo ben più elevato dell’intervento in sé». E i dati parlano chiaro: eravamo la nazione europea al secondo posto per numero di TAVI, oggi siamo scivolati al decimo posto.Per stenosi aortica s’intende il restringimento della valvola aortica, attraverso cui passa il sangue prima di immettersi nel sistema arterioso. A causa di tale ostruzione, il ventricolo sinistro è costretto ad aumentare la propria pressione di spinta: come conseguenza diretta si ha l’ipertrofia (ingrossamento) della parete cardiaca. La stenosi aortica è una patologia valvolare molto comune nei Paesi Occidentali, la più frequente in Italia: la fascia di età a rischio è compresa tra i 60 e i 70 anni. Se non adeguatamente trattata, l’evoluzione della malattia è causa di morte nel 50% degli individui a distanza di tre anni dall’inizio dei sintomi.

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Malattie cardiovascolari e costi assistenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2016

malattie-cardiovascolari1Potrebbe essere di 12,9 miliardi di Euro il risparmio, in termini di ospedalizzazioni dovute a eventi cardiovascolari, dell’Unione Europea se tutti gli over 55 assumessero un grammo di Omega3 ogni giorno, questi sono i dati recentemente diffusi dalla Food Supplements Europe, un’organizzazione no profit che riunisce le aziende e le associazioni che si occupano di supplementazione alimentare e nutrizionale. L’indagine è stata compiuta dalla Frost & Sullivan utilizzando la letteratura e i dati ufficiali disponibili a livello europeo ed è stata pubblicata nel report “The Healthcare Cost Savings of Omega 3 Food Supplements in the European Union”. Considerando infatti che, secondo le stime, il 24% degli over 55 affronteranno un’ospedalizzazione dovuta ad un evento cardiovascolare nei prossimi 5 anni per un totale di 38.4 milioni di persone e che grazie all’utilizzo degli Omega 3 le ospedalizzazioni potrebbero essere ridotte del 4,8% il totale dei risparmi per i Sistemi Sanitari europei tra il 2016 e il 2020 sarebbe di oltre 12 miliardi di Euro.“Nel nostro Paese, spiega Aldo Pietro Maggioni Direttore Centro Studi ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, secondo un’altra analisi compiuta dal Centro di Ricerca in Valutazione delle Tecnologie Sanitarie, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal Research Center di Firenze e pubblicata sull’Italian Journal of Public Health l’assunzione di farmaci Omega 3 determinerebbe una riduzione del 14% degli eventi di ospedalizzazione per scompenso cardiaco. Considerando la tariffa del DRG per episodio di ricovero e la spesa corrispondente il risparmio netto per l’SSN sarebbe di oltre 75 milioni di Euro. Ciò andrebbe a ridurre considerevolmente l’impatto di questa patologia sulla spesa sanitaria e faciliterebbe la sostenibilità economica di strategie terapeutiche innovative”. “Per gli Omega-3, sono consolidate da tempo le indicazioni nel trattamento dell’ipertrigliceridemia e nella prevenzione della morte improvvisa postinfartuale, come riconosciuto dalle Note 13 e 94 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Studi internazionali, come il GISSI-HF, hanno dimostrato che la somministrazione a lungo termine di Omega-3 è efficace nel ridurre sia la mortalità per tutte le cause, sia la frequenza di ricovero per cause cardiovascolari in pazienti affetti da scompenso cardiaco. Gli acidi grassi Omega-3, aggiunge Maggioni, presentano molteplici meccanismi protettivi per il rischio cardiovascolare; il pesce e le capsule di olio di pesce rappresentano le fonti principali di Omega-3: introdurre almeno due porzioni settimanali a base di pesce e/o la somministrazione di capsule di olio di pesce può influire positivamente sul metabolismo lipidico, riducendo la trigliceridemia, e proteggendo dalla morte improvvisa nei mesi che seguono un infarto miocardico. Nel frattempo la disponibilità di farmaci specifici, tra i quali gli Omega 3, possono essere impiegati con sicurezza”, conclude lo specialista.Nel caso di Olevia®, gli Omega-3, in concentrazione superiore all’85%, sono formulati in capsule molli che, chiuse ermeticamente, costituiscono una barriera verso l’azione ossidante dell’ossigeno atmosferico, per il quale gli acidi grassi sono altamente sensibili. Occorre inoltre ricordare la presenza dell’agente antiossidante tocoferolo (Vitamina E) nel cuore della capsula, garantisce la stabilità dei principi attivi evitando fenomeni ossidativi. La confezione da 20 compresse è infatti dispensata in fascia A ed è coperta dalle note AIFA 13 e 94.E sempre in termini di risparmio, è ora disponibile la confezione di Olevia® da 30 compresse, dispensata in fascia C. Questa formulazione permette di fare prevenzione cardiovascolare con un costo mese/terapia inferiore a quello di molti integratori che presentano una concentrazione minore di acidi grassi polinsaturi Omega-3, senza le garanzie di qualità della materia prima e delle norme di buona fabbricazione a cui sono tenuti i farmaci. Ciò rappresenta un’opportunità per quei pazienti che utilizzano gli Omega 3 per la prevenzione di patologie, quali lo scompenso cardiaco, per le quali non è ancora previsto un rimborso. Per questo farmaco è stata inoltre realizzata una confezione antimanomissione che indica l’integrità dell’astuccio.

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Esperti italiani a Londra per un Workshop Internazionale sulle malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

london-centralLondra. Le malattie cardiovascolari nella donna sono uno dei temi principali del Workshop Internazionale “Treatment of Cardiovascular Disease in 2016 – Confronting ‘Real Life’ Challenges”. L’evento, organizzato dal Cardiovascular and Cell Sciences Research Institute della St George’s University di Londra con il supporto della Fondazione Internazionale Menarini, è in programma a Londra dal 5 al 7 maggio 2016. Tutte le sessioni saranno condotte da clinici di fama internazionale e prenderanno in esame i diversi aspetti della cardiologia. In particolare la mattina di venerdì sarà dedicata alle patologie cardiache nella donna, con focus sulla prevenzione, le differenze di genere nella diagnosi e nella gestione dell’ischemia cardiaca, il ruolo dell’ecocardiografia come strumento diagnostico, l’angina nelle donne in post-menopausa e lo scompenso cardiaco. A questa sessione, oltre a relatori internazionali, partecipano gli italiani Giuseppe Rosano, Visiting Professor di Farmacologia al St George’s Hospital di Londra, e Paolo Camici, Professore di Cardiologia all’Università Vita-Salute – San Raffaele di Milano

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American Heart Association, IBM Watson Health e Welltok lavoreranno insieme per trasformare la salute del cuore

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2016

cuoreCon il cognitive computing l’AHA personalizza e basa su standard scientifici una nuova offerta per la prevenzione sul posto di lavoro.
Nel primo giorno dell’American Heart Month, l’American Heart Association (AHA) ha annunciato di avere a piano lo sviluppo di una soluzione prima nel suo genere per migliorare la salute dei dipendenti sul posto di lavoro che sfrutta le potenzialità del cognitive computing di IBM Watson. La prima applicazione di Watson alle malattie cardiovascolari combina le metodologie di misurazione scientifica di AHA con le valutazioni sanitarie ottenute grazie al cognitive analytics e sarà messa a disposizione attraverso la piattaforma per l’ottimizzazione della salute di Welltok. Il progetto ha lo scopo di contribuire ad alleviare l’impatto delle malattie cardiovascolari, che colpiscono oggi più di 85 milioni di americani.Il programma aiuterà a valutare le condizioni dell’ambiente di lavoro, così come la salute dei dipendenti in base alla metodologia di misurazione di AHA. Punto centrale dell’offerta è il nuovo Workplace Health Achievement Index. L’Index utilizza le migliori esperienze per misurare e classificare le iniziative che le aziende propongono ai dipendenti in tema di salute, valutandole anche su quanto viene fatto in termini di prevenzione sul luogo di impiego. L’Index è il risultato dell’impegno della AHA CEO Roundtable, un’organizzazione dedicata alla salute sul posto di lavoro di cui fanno parte alcuni dei CEO delle più grandi imprese degli USA. La AHA CEO Roundtable è servita da “laboratorio” di sviluppo, test e perfezionamento dell’Index. Nello sviluppo della nuova offerta, Watson avrà il ruolo di fornire, grazie all’analisi cognitiva dei dati contenuti nell’Index, una guida su come un datore di lavoro supporti la salute dei propri dipendenti, ad esempio verrà condiviso come le aziende progettino, misurino e promuovano programmi di prevenzione e tutela della salute dei lavoratori.
Utilizzando la piattaforma Welltok online o via mobile, ogni singolo dipendente potrà decidere se compilare il questionario “My Life Check” di AHA, che misura “Life’s Simple 7”, i principali indicatori relativi alla salute cardiovascolare: niente fumo, mangiare sano, essere fisicamente attivi, raggiungere e mantenere il peso forma, tenere monitorata la pressione arteriosa, controllare il colesterolo e ridurre gli zuccheri nel sangue. Welltok sfrutta le informazioni fornite dai consumatori attraverso il questionario e i dati raccolti tramite i device indossabili per il fitness, le bilance wireless e i dispositivi da polso per misurare la pressione per fornire consigli personalizzati e aiutare l’individuo a fare scelte sane che potrebbero ridurre l’eventuale rischio di malattie cardiovascolari.
“Con ‘Life’s Simple 7’ e ‘Workplace Health Achievement Index’, proponiamo un programma scientifico per una vita sana e per il benessere in azienda”, ha detto Eduardo Sanchez, MD, MPH, Chief Medical Officer for Prevention, American Heart Association. “Con questo programma, gli individui e i loro datori di lavoro saranno in grado di beneficiare di soluzioni cognitive personalizzate, progettate per aiutare a migliorare la salute del cuore e ridurre i costi dell’assistenza sanitaria. La nostra speranza è che si possa stabilire un nuovo standard per il miglioramento continuo della qualità del luogo di lavoro. ”
Ginni Rometty CEO di IBM è un membro della AHA CEO Roundtable e IBM integrerà questa offerta nella propria strategia per la prevenzione in tema di salute. Il programma sfrutterà la capacità di elaborazione del linguaggio naturale di Watson, le competenze di question and answer e di analisi, e Watson sarà “istruito” sulle finalità e sulle misure sanitarie specifiche per il benessere del sistema cardiaco in modo da poter raccomandare alle imprese le modalità di creazione di un “ambiente sano” per il cuore.
“La nuova era del cognitive computing ha il potenziale per contribuire a trasformare la salute personale, ed è per questo che siamo ansiosi di vedere questa offerta in azione per sostenere il benessere dei lavoratori”, ha detto Kyu Rhee, MD, MPP, Chief Health Officer, IBM Watson Health. “Questa è la prima volta che Watson si occupa della salute del cuore, e non vediamo l’ora di lavorare con un maggior numero di membri della AHA CEO Roundtable, modello per le iniziative dedicate alla salute cardiaca in azienda”.Il carico globale relativo a possibili malattie cardiache che affliggono la forza lavoro di una multinazionale, ammonta in un anno a circa 1 – 3 morti e a più di 312.6 miliardi di dollari in spese sanitarie e perdita di produttività. La cattiva alimentazione, la mancanza di attività fisica regolare e altri importanti fattori di rischio che causano malattie cardiache e ictus sono responsabili di almeno il 25% delle spese sanitarie attribuibili ai datori di lavoro.Un nuovo studio condotto da AHA e Nielsen ha rilevato che i dipendenti che si sentono incoraggiati dal proprio management a partecipare a programmi di prevenzione sanitaria sul luogo di lavoro hanno circa il doppio di probabilità di mangiare sano, e il 69% di essi sostiene che le iniziative di prevenzione hanno un forte impatto sulla soddisfazione relativa al lavoro.
La ricerca AHA ha dimostrato che attenersi semplicemente ai ‘Life’s Simple 7’ può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiache, ictus, cancro e molti altri problemi di salute. Le persone che raggiungono l’equilibrio ideale in tutti i sette i punti (“salute cardiovascolare ideale”) a 50 anni possono diminuire significativamente il rischio di incorrere in malattie cardiache e ictus.
“Mettere questo innovativo programma nelle mani dei consumatori, li aiuterà a mantenere e anche a migliorare il proprio stato di salute”, ha dichiarato Jeff Margolis, presidente e CEO di Welltok. “Non vediamo l’ora di lavorare con IBM e AHA, nonché con le più importanti aziende del Paese, per ottimizzare la salute dei lavoratori degli Stati Uniti e cercare di eliminare il tributo umano e minimizzare l’impegno finanziario relativo alle malattie del cuore.”
Welltok mette a disposizione una piattaforma HIPAA compatibile che consente ai dipendenti di partecipare ai programmi relativi alla salute, proteggendo la propria privacy. I dati del Workplace Health Achievement Index e l’adesione a Life’s Simple 7 saranno de-identificati e memorizzati in Watson Health Cloud.

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Diabete: 1 milione di euro l’ora

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2011

2.600 euro è il costo annuo sostenuto dal Sistema sanitario italiano per ogni cittadino con diabete, più del doppio rispetto a chi non soffre di questa malattia. A contribuirvi non è tanto la quota per il farmaco antidiabete, che incide solo per il 7% sui 9,22 miliardi di euro spesi annualmente (1,05 milioni l’ora), quanto il peso del ricovero ospedaliero e delle cure ambulatoriali (68%) e quello dei trattamenti che si rendono necessari a causa delle complicanze del diabete (25%): malattie cardiovascolari, neuropatia, retinopatia, insufficienza renale e via dicendo. Questi, e molti altri dati, sono contenuti nel Rapporto “Diabete fatti e cifre in Italia”.
Il diabete rappresenta quello che l’ONU ha definito un grave problema di sanità pubblica per il pianeta. Si stima, infatti, che il numero di persone colpite dalla malattia nel mondo crescerà dai 171 milioni del 2000 ai 366 milioni nel 2030. Anche nel nostro Paese, negli ultimi anni, si è assistito a una vera e propria esplosione del fenomeno: alla fine del secolo scorso il diabete interessava meno di 4 italiani su 100, oggi siamo a 5 su 100. Rispetto a 10 anni fa ci sono in Italia quasi un milione di persone in più con diabete diagnosticato. Il 21 dicembre 2006 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto, per la prima volta, una malattia non comunicabile, il diabete appunto, come una seria minaccia alla salute dell’Uomo, al pari di HIV/AIDS, tubercolosi e malaria. Il 13 maggio 2010, la stessa ONU ha votato all’unanimità la Risoluzione che prevede di tenere, nel settembre di quest’anno, un Summit, dove gli stati membri affronteranno il ruolo delle istituzioni nella prevenzione e nel controllo delle malattie non comunicabili, malattie di cui fa parte il diabete. Il Summit vuole essere un’opportunità per coinvolgere governi, agenzie internazionali, enti non governativi, società civile, mondo scientifico. Per rispondere a questo stimolo, le organizzazioni scientifiche che rappresentano a livello internazionale le quattro principali malattie non comunicabili oggetto dell’attenzione di ONU e Organizzazione Mondiale della Sanità – International Diabetes Federation per il diabete, World Heart Federation per le malattie cardiovascolari, Union for International Cancer Control per i tumori, International Union against Tubercolosis and Lung Disease per le malattie respiratorie croniche – riunite nella NCD Alliance (Non Communicable Disease Alliance) sollecitano la creazione di un Piano Globale per condividere soluzioni e azioni che possano limitare le conseguenze delle malattie non comunicabili. “Il Ministero della salute – ha ricordato Renato Lauro, Chair dell’Italian Barometer Diabetes Observatory e Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata – ha predisposto un comitato permanente che ha l’obiettivo di preparare un Piano nazionale diabete e nel Piano sanitario nazionale 2011-2013 pone la malattia tra le sue priorità.”
Anche l’impresa privata partecipa a questo sforzo comune, come testimonia il progetto Changing Diabetes Barometer. “E’ nato e si è sviluppato in questi quattro anni per imprimere una spinta concreta al miglioramento della cura del diabete e attivare un confronto costruttivo finalizzato a ridurre il peso economico, sociale e clinico di questa malattia. Un impegno che la nostra azienda ha intrapreso e sta portando avanti con sempre maggiore interesse e soddisfazione appoggiando ad esempio progetti come l’Italian Barometer Diabetes Observatoryche si candidano ad essere il modello intersettoriale del ‘mondo diabete’”, ha affermato Lorenzo Mastromonaco, Vice Presidente per l’Europa di Novo Nordisk.

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Tumore prostatico: e deprivazione androgenica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2009

La deprivazione androgenica è un trattamento comune per gli uomini con tumore prostatico, ma i pazienti che vi si sottopongono presentano un aumento del rischio di fratture scheletriche, diabete incidente e mortalità per cause cardiovascolari. Il rischio assoluto di questi eventi, comunque, rimane limitato, ma sarebbe opportuno monitorare strettamente la BMD, il profilo lipidico ed il BMI di questi pazienti, soprattutto se si tratta di pazienti già a rischio di fratture o malattie cardiovascolari prima della terapia. In ogni caso, anche se si desidera comunicare al paziente la presenza di questi rischi, va sottolineato che il rischio assoluto della comparsa di questi eventi è minimo. La deprivazione androgenica attualmente rappresenta la più comune forma di trattamento per i tumori prostatici avanzati, ed è in aumento il suo impiego quale terapia adiuvante insieme alla radioterapia nei tumori localizzati e come terapia d’emergenza per aumentare i livelli di PSA dopo il trattamento localizzato, ma benchè il suo impiego migliori la qualità della vita complessiva del paziente, non è potenzialmente scevra da effetti collaterali. (Cancer online 2009, pubblicato il 27/4)

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Malattie cardiovascolari: a rischio un italiano su 2

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2009

Gli italiani trascurano la salute del proprio cuore: uno su 5 fuma, il 40% soffre di colesterolo troppo alto, il 52% è iperteso, il 41% presenta una frequenza cardiaca sopra i 75 battiti al minuto e ben il 52% non pratica alcuna attività fisica. Il 41% è sovrappeso, il 12% addirittura obeso e ben il 20% degli uomini ha una circonferenza addominale sopra i 102 cm, livello considerato come soglia di rischio. Questi dati emergono da una singolare ricerca compiuta dall’Università di Ferrara, città che ha posto la salute cardiovascolare in testa alle proprie priorità: primo e unico caso in Europa, ha sviluppato un percorso integrato che comprende Istituzioni, strutture sanitarie, e Fondazioni. E grazie alla collaborazione fra Università e privati sono nati prodotti di eccellenza mondiale, come il “pane della salute”, il solo completamente privo di sale e ricco di omega 3. Ad oggi, lo studio ha valutato il livello di rischio di 6.321 visitatori del Museo Estense e ora si estenderà a tutti i dipendenti dell’Azienda Ospedaliera S. Anna, ai lavoratori di un’industria metalmeccanica e ai clienti di un supermercato, con l’obiettivo di creare una vera e propria “clinica per i sani”, centro permanente dedicato al benessere cardiaco. Ma il prof. Roberto Ferrari, presidente della Società Europea di Cardiologia (ESC) e anima del progetto è ben più ambizioso: “Voglio esportare questo modello su scala nazionale e poi europea perché sono convinto che la prevenzione sia compito dell’interna comunità. Per questo è nato “Il cuore al centro”: un’iniziativa che punta l’attenzione sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari, prima causa di morte nel nostro Paese e responsabili di 4 decessi su 10”. Il progetto è promosso dalla “Fondazione Anna Maria Sechi per il Cuore” (FASC), presieduta dal prof. Ferrari, ed ha già realizzato un’iniziativa innovativa, dedicata alla buona comunicazione, supportata da Boehringer Ingelheim. “In Italia non si insegna ai medici come rapportarsi con i malati, con i familiari, e neppure con i loro colleghi o con i media, essenziali per sviluppare strategie di prevenzione davvero efficaci. Per colmare questa lacuna abbiamo attivato “Comunicare con il cuore”:  una serie di corsi di alta formazione e di materiali di approfondimento rivolti alla comunità scientifica. E ancora, un premio giornalistico per il miglior articolo sulle malattie cardiovascolari, che verrà consegnato a settembre al Congresso Europeo di Cardiologia di Barcellona”. Ma anche cittadini e pazienti, primi interlocutori della Fondazione, devono poter comunicare: per loro la FASC ha attivato il numero verde del cuore (800.216.662), un servizio gratuito di ascolto e counselling unico in Italia, attivo tutti i giorni feriali dalle 15 alle 17 e reso possibile da un educational grant di Medtronic. Tra gli obiettivi, fornire informazione su fattori di rischio e prevenzione, offrire orientamento e supporto nella prenotazione della visita, indirizzare il paziente alle strutture di cura e assistenza. Tutte le informazioni sulle attività della Fondazione Sechi sono accessibili nel sito http://www.cuorealcentro.it, il portale dedicato al progetto.

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