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Posts Tagged ‘malattie croniche’

Le malattie croniche nel 2020 si stima che rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 luglio 2019

Impegnano il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale. In Europa sono responsabili dell’86% di tutti i decessi e di una spesa sanitaria annua valutabile in 700 miliardi di euro; 24 milioni le persone che in Italia nel 2017 ne soffrono, quasi 67 miliardi di euro la spesa complessiva in Italia. L’Italia ha un Piano nazionale cronicità da settembre 2016, ma solo sedici Regioni lo hanno recepito, cinque ancora non danno segnali di attenzione e tra chi lo ha recepito solo quattro Regioni lo hanno fatto entro un anno, altre tre entro due e le altre sono arrivate fino ai 33 mesi della Calabria che tuttavia, a onor del vero, lo ha recepito subito dopo l’insediamento del commissario legato al “decreto Calabria”.L’analisi e la ricognizione sugli atti di recepimento di questo tassello importante per l’assistenza ai malati cronici sempre in aumento e sul territorio ancora sguarnito, l’ha fatta Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, la più numerosa d’Itala con oltre 450mila iscritti che fanno proprio dell’assistenza sul territorio – programmazione permettendo – il loro cavallo di battaglia.Il testo è pubblicato sul sito istituzionale della Federazione (www.fnopi.it) e Asceti sottolinea che “la mancata/ritardata attuazione e/o l’attuazione a macchia di leopardo da parte delle Regioni, di leggi e/o atti di programmazione sanitaria nazionale già approvati, continua a rappresentare una tra le principali criticità dell’attuale governance del Servizio Sanitario Pubblico, che contribuisce a minare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e ad aumentare le attuali disuguaglianze che già esistono tra le Regioni”.Differenze quindi nei tempi di recepimento dove si passa dai 2 mesi della Puglia, ai 3 dell’Umbria, ai 7 dell’Emilia-Romagna, sino ad arrivare ai 33 mesi della Calabria. Ma anche nelle modalità. Ci sono recepimenti puramente formali come ad esempio quello del Molise e della Calabria e recepimenti più sostanziali con strategie e azioni puntuali per attuare concretamente i contenuti e il modello del Piano Nazionale della Cronicità. È il caso, solo per fare alcuni esempi, del Piemonte, dell’Umbria e del Veneto che lo ha recepito direttamente all’interno del proprio Piano sociosanitario regionale 2019-2023.Secondo Aceti ad aggravare questa situazione si aggiungono anche le pesanti carenze di personale, con particolare riguardo a quello infermieristico. Tra carenze ordinarie e straordinarie di Quota 100 e pensionamenti ordinari in Campania mancheranno 8.580 infermieri, in Calabria 3.516, in Sardegna e Sicilia rispettivamente 2.740 e 8.034 unità.

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La spesa per le malattie croniche

Posted by fidest press agency su sabato, 25 Mag 2019

Ad esempio tumori, diabete, asma. Raggiunge quasi 67 miliardi di euro. Queste patologie colpiscono il 40% della popolazione (24 milioni di italiani) e sono in costante crescita.1 Per la prima volta, i pazienti entrano di diritto nelle decisioni che riguardano la sostenibilità del sistema sanitario e l’accesso ai nuovi farmaci. La svolta è rappresentata dalla legge di Riforma del Terzo Settore, che stabilisce che solo le associazioni iscritte nel Registro Unico Nazionale del Terzo settore (RUNT) possano accedere ai finanziamenti pubblici, con il diritto di sedere ai tavoli istituzionali per far sentire la loro voce. La riforma giuridica del Terzo Settore è al centro della quinta edizione del Patient Advocacy Network, che si apre oggi a Roma. È un’iniziativa formativa rivolta alle associazioni di pazienti e organizzata dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, con il supporto incondizionato di AstraZeneca. Si tratta di un progetto che continua a registrare negli anni un forte interesse e che ha visto la partecipazione di un numero crescente di associazioni di pazienti colpiti in particolare da tumori, diabete e malattie respiratorie, tra cui aBRCAdaBRA Onlus, ACTO Onlus, AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-Linfomi e Mieloma), Diabete Forum, FAND (Associazione Nazionale Diabetici), IPOP Onlus (Associazione Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare), Associazione Palinuro (Pazienti liberi dalle neoplasie uroteliali), Respiriamo Bene, Salute Donna Onlus, Tu.to.r (Associazione Tumori Toracici Rari) e Walce Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe). “Le associazioni di pazienti appartengono a un settore caratterizzato da una costante e rapida evoluzione normativa e giurisprudenziale, con modifiche importanti sulle agevolazioni fiscali” afferma il prof. Americo Cicchetti, Direttore di ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore. “Anche in Italia, con l’avvio ad un programma nazionale di HTA (Health Technology Asseessment), si sta finalmente delineando, in maniera istituzionale, il loro coinvolgimento nelle fasi di valutazione e decisione in merito alle tecnologie sanitarie. Questa edizione del ‘Patient Advocacy Network’ vuole, da un lato, essere ‘informativa’ per persone impegnate nella rappresentazione degli interessi dei cittadini nelle decisioni assunte nel settore sanitario, dall’altro, intende offrire competenze spendibili in occasione del coinvolgimento di pazienti nei processi di valutazione e decisione”.
“Le associazioni dei pazienti possono giocare un ruolo decisivo nell’intera ‘filiera’ dell’innovazione in sanità” sottolinea Teresa Petrangolini, Direttore Patient Advocacy Lab (PAL) di ALTEMS. “Nel nuovo scenario che si va delineando, è auspicabile che coloro che svolgono un ruolo di rappresentanza dei pazienti acquisiscano sempre più competenze, tecniche, strumenti e tempistiche per sostenere un dialogo efficace con i decisori sia nazionali che regionali, cioè con i principali attori nella definizione della politica sanitaria”.
“Da sempre AstraZeneca promuove in maniera concreta il ruolo dei pazienti e la loro inclusione nei processi decisionali che riguardano il futuro del sistema salute” conclude Ilaria Piuzzi, Head of external communication and Patient Advocacy di AstraZeneca Italia. “Ecco perché dare continuità a progetti come questo è per noi fondamentale affinché il coinvolgimento dei pazienti diventi autentico e sistematico”.

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Malattie croniche intestinali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Copenaghen. Ustekinumab, già disponibile in Italia per la malattia di Crohn, è in grado di far mantenere uno stato di remissione clinica a un anno in adulti con colite ulcerosa da moderata a grave. Questo uno dei principali risultati presentati durante il 14° Congresso della European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO).“La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che colpisce in modo specifico il colon” spiega il Prof Paolo Gionchetti, responsabile dell’unità di Malattie infiammatorie croniche dell’intestino Centro di Riferimento Regionale, DIMEC Università di Bologna, Policlinico Sant’Orsola – Malpighi. “L’infiammazione colpisce, in particolare, la mucosa del retto e può estendersi a parte o a tutto il colon, potendo determinare iperemia, erosioni e ulcere a seconda della gravità. Questa malattia è caratterizzata dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica e gli obiettivi principali della base della terapia medica sono spegnere l’infiammazione che scatena i sintomi e mantenere la remissione a lungo termine. In Italia, delle circa 250.000 persone colpite da malattie infiammatorie croniche intestinali, circa 130.000 soffrono di colite ulcerosa”. La colite ulcerosa, data la natura dei sintomi, può avere un impatto significativo sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono: attività quotidiane come trovare un bagno pubblico e pianificare lunghi periodi di viaggio possono essere incredibilmente difficili. I risultati, appena presentati, dello studio di Fase III UNIFI hanno dimostrato l’efficacia della terapia di mantenimento con ustekinumab 90mg, da assumere con iniezioni sottocutanee con trattamento ogni 8 o 12 settimane, nel raggiungere la remissione clinica entro 44 settimane in pazienti adulti con colite ulcerosa. Questa terapia di mantenimento è stata somministrata ai pazienti che avevano già avuto una risposta clinica a 8 settimane dopo una singola iniezione intravenosa di ustekinumab. In particolare, la remissione clinica è stata ottenuta nel 44% delle persone che ha ricevuto la terapia ogni 8 settimane e nel 38% di quelle che l’hanno ricevuta ogni 12, rispetto al 24% dei pazienti che hanno ricevuto il placebo. Questi risultati sono stati inclusi nella richiesta all’Agenzia Europea per i Medicinali per l’approvazione di ustekinumab come trattamento per la colite ulcerosa.
Oltre alla valutazione della remissione clinica, endpoint primario dello studio, sono stati analizzati infatti anche importanti endpoint secondari, tra i quali la risposta clinica, la guarigione endoscopica, la remissione senza l’utilizzo di corticosteroidi e il mantenimento della remissione clinica, laddove presente all’inizio del periodo di studio. In generale, questi parametri sono stati raggiunti in percentuale maggiore nei pazienti che hanno ricevuto il trattamento con ustekinumab rispetto al gruppo trattato con placebo. In particolare, a 44 settimane:
In generale, il profilo di sicurezza mostrato da ustekinumab nei pazienti con colite ulcerosa è analogo a quello ottenuto nei precedenti studi condotti per la malattia di Crohn. Durante le 44 settimane di studio, i soggetti hanno mostrato eventi avversi, anche seri, e infezioni, sia gravi sia no, senza distinzione di trattamento ricevuto. La percentuale che ha interrotto lo studio era minore nei due gruppi in trattamento con ustekinumab rispetto al placebo. All’interno del gruppo primario dello studio di mantenimento, non è stata riportata nessuna morte mentre si sono verificati due casi di tumori maligni, diversi da tumori della pelle non melanoma (un caso di tumore al colon nel gruppo con trattamento ogni 8 settimane e un caso di carcinoma papillare renale). Un paziente ha sviluppato un tumore della pelle non melanoma.

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La metà dei pazienti colpiti da malattie croniche non assume i farmaci in modo corretto

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

Bruxelles. Spesso infatti seguono le indicazioni del medico con discontinuità o abbandonano la cura dopo un breve periodo. Il problema diventa esponenziale negli anziani, toccando percentuali superiori al 70%. Con pesanti conseguenze, visto che in Europa la mancata aderenza alla terapia causa ogni anno quasi 200.000 morti, determinando significativi costi sociali. L’onere finanziario diretto sul sistema sanitario nel Vecchio Continente è compreso fra 80 e 125 miliardi di euro. Per sensibilizzare cittadini e Istituzioni sull’importanza dell’aderenza terapeutica, l’Associazione SIHA (Senior International Health Association) lancia il Manifesto Europeo per l’aderenza alla terapia, che contiene indicazioni per migliorare l’adesione alle cure, in particolare nel paziente anziano. Il documento è presentato oggi al Parlamento Europeo a Bruxelles con gli interventi del Presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, e del Vicepresidente, Fabio Massimo Castaldo, e di diversi esponenti del Parlamento Europeo, la deputata Patrizia Toia (S&D), il deputato Aldo Patriciello (PPE) e il deputato Danilo Oscar Lancini (ENF). Il progetto coinvolge tutti i clinici che ogni giorno affrontano il problema, fra cui cardiologi, oncologi, medici di famiglia, reumatologi, pediatri, oculisti, dermatologi, pneumologi, urologi e psichiatri.
Le tendenze demografiche mostrano che l’Europa ha una popolazione largamente anziana, con 1 persona su 5 sopra i 65 anni. Per sostenere e promuovere la sempre crescente “economia d’argento”, il presidente della SIHA, Roberto Messina, ritiene “imperativo intervenire quanto prima. La risposta politica è stata lanciata per migliorare la qualità della vita e l’inclusione nella società della popolazione che invecchia. Con il lancio del Manifesto europeo, SIHA spera di migliorare la qualità della vita dei pazienti e di ridurre i costi sanitari. SIHA ritiene che l’Unione Europea debba garantire il coordinamento delle attività necessarie a innescare un processo virtuoso e concreto all’interno dei vari Stati membri dell’UE rispetto a tale tema. Per questo motivo, ha coinvolto i membri del Parlamento europeo invitandoli a sensibilizzare sul rispetto della terapia e a discutere sulle possibili strategie d’intervento”. Il Manifesto europeo invita i leader attuali, candidati e futuri del Parlamento europeo, della Commissione europea e del Consiglio europeo a garantire che l’aderenza alla terapia sia riconosciuta come un diritto per tutte le persone, specialmente quelle che vivono con malattie croniche. Il Manifesto auspica anche che possano aumentare gli investimenti nella ricerca scientifica legata a progetti centrati sul paziente, attraverso Horizon Europe e altri programmi di finanziamento. SIHA, organizzazione internazionale impegnata nella tutela della salute dei senior e non solo, mira anche all’istituzione di una Giornata Europea per l’aderenza alla terapia: un’opportunità annuale di sensibilizzazione, rivolta a tutti gli attori interessati.
L’iniziativa è sostenuta anche dal deputato Lancini: “Una Giornata Europea per l’aderenza alla terapia sarebbe un’occasione per elevare il profilo del discorso su questo tema. Pazienti, operatori sanitari e responsabili delle politiche hanno tutti il compito di garantire che le persone rimangano in salute più a lungo e comprendano le conseguenze della mancata aderenza”. (by {http://www.seniorinternationalhealthassociation.org/wp-content/uploads/2015/05/SIHA_Manifesto_Booklet_Online-version_without-sign_spread.pdf}.

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A scuola con le istituzioni per la prevenzione ed il controllo delle malattie croniche

Posted by fidest press agency su domenica, 10 febbraio 2019

Nei Piani d’azione WHO 2008-2013 e 2013-2020 si sottolinea l’importanza dell’intervento di Governi e Amministrazioni per assicurare la prevenzione ed il controllo delle malattie croniche. Analogamente le indicazioni europee invitano gli Stati membri ad elaborare e implementare Piani Nazionali sulla Cronicità. Considerato che le malattie croniche impattano per il 70-80% sui sistemi sanitari occidentali anche il nostro Paese si è dotato di un Piano Nazionale che prevede una chiara presa in carico globale del paziente e l’erogazione di interventi personalizzati. Tale ambizioso obiettivo passa attraverso lo sviluppo di competenze specifiche da parte dei dirigenti e degli operatori del sistema socio-sanitario, da sviluppare attraverso progetti di empowerment. Progetti partecipati, orizzontali, che prevedono un supporto ai team multidisciplinari per realizzare il passaggio dal piano di cura al patto di cura, prendendo in considerazione l’intero progetto di vita delle persone. L’empowerment può essere un vero e proprio strumento di governo sanitario e dell’innovazione.
Ecco quindi che Ipacs (Institutional & Public Coaching Service) ha messo a punto una metodologia innovativa basata sul potenziamento delle competenze e sul raggiungimento di specifici obiettivi di sistema e lancia a Istituzioni Nazionali , Regionali ed Asl una richiesta di Manifestazione di Interesse per aderire al suo progetto “A Scuola con le Istituzioni”. Si tratta di un piano di intervento integrato che mira a sviluppare, in particolare, sei competenze chiave: comunicazione, lavoro di gruppo, negoziazione, orientamento all’obiettivo, networking e pianificazione strategica di manager e direttori. Il progetto ha come scopo di aumentare le competenze di gruppi formati da 25 professionisti in maniera documentabile e misurabile secondo un assessment, nello specifico contesto sanitario.
“L’incremento delle patologie croniche pone l’esigenza ai sistemi sanitari di adattare i propri modelli organizzativi a nuovi standard, attraverso il potenziamento delle competenze degli operatori dei vari livelli istituzionali “ spiega la dottoressa Francesca Cioffi, Fondatrice di Ipacs.Le manifestazioni di interesse delle direzioni sanitarie dovranno pervenire inoltrando uno specifico modello B all’indirizzo di posta elettronica certificata info@pec.ipacs.it entro e non oltre le 24.00 del giorno 4/3/2019. I progetti saranno parzialmente finanziati dalla piattaforma di fundraising di Ipacs mentre per quelli non coperti da finanziamento è prevista una quota pro capite di partecipazione che sarà comunicata da Ipacs. Maggiori info sono disponibili sul sito http://www.ipacs.it

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Medici famiglia: L’aumento delle visite causato dall’incremento delle malattie croniche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

Il presidente Claudio Cricelli: “Solo il 5% dei generalisti è strutturato in forme associative. Queste organizzazioni permettono di ridurre del 50% le liste di attesa con notevoli risparmi per il sistema. Più fondi per attrezzature e tecnologie
Firenze, 29 novembre 2018 – In un decennio il carico di lavoro dei medici di famiglia è raddoppiato, passando da 5,5 visite per paziente all’anno nel 2006 a 9,9 nel 2016 (XI Report Health Search). L’allungamento della vita media e la crescente diffusione delle malattie croniche sono i motivi principali di questa vera e propria impennata. Quasi il 40% (39,1%) degli italiani è infatti colpito da una di queste patologie: in particolare, ipertensione (17,4%), artrosi/artrite (15,9%), malattie allergiche (10,7%), osteoporosi (7,6%), bronchite cronica e asma bronchiale (5,8%) e diabete (5,3%). Nonostante questi numeri preoccupanti, le risorse dedicate alla medicina del territorio sono sempre più esigue, con forti carenze organizzative. “Serve un grande Piano Sanitario della Medicina Generale, per ristrutturare completamente il comparto”. È l’appello del dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), al 35° Congresso nazionale della società scientifica che si apre oggi a Firenze. “Il ritardo organizzativo nella dotazione delle cure primarie è la causa dell’allungamento delle liste d’attesa e dell’enorme crescita del costo delle prestazioni, che continuano a gravare sulla medicina specialistica e sull’ospedale – spiega il presidente Cricelli -. Solo il 5% dei generalisti è strutturato in forme associative (le cosiddette medicine di gruppo integrate), anche se sono state lanciate più di 10 anni fa. Una completa realizzazione di queste modalità di lavoro aggregate permetterebbe di ridurre di più del 50% le liste di attesa per gli esami diagnostici di primo livello (ad esempio le ecografie), che oggi vengono eseguiti dagli specialisti”. “Una migliore presa in carico dei pazienti sul territorio – sottolinea il dott. Cricelli – consentirebbe anche di ottimizzare i ricoveri e le prestazioni dell’ospedale. Serve una totale ricostruzione della medicina generale. Ai medici di famiglia deve essere concessa la possibilità di prescrivere i farmaci innovativi, finora negata. Vanno aumentati gli investimenti in conto capitale in attrezzature e tecnologie mediche. Deve essere modernizzato il sistema di formazione della medicina del territorio, ancor oggi burocratico e limitato all’insegnamento in aula. Finora abbiamo assistito alla deliberata volontà di non realizzare il cambiamento. Con la Conferenza del 2020 vogliamo sbloccare questa situazione di stallo, coinvolgendo tutte le forze attive della politica sanitaria: gli specialisti potranno costruire con noi questo percorso interattivo, inevitabile di fronte ai numeri della cronicità”.
La percentuale di over 55 con almeno una malattia cronica supera il 50%, arrivando a più dell’85% per gli over 75. La stessa tendenza si osserva anche per le persone che soffrono di almeno 2 malattie croniche: la percentuale va dal 35,4% per le persone tra 60 e 64 anni, al 65,7% per gli over 75. Considerando quindi gli over 75, quasi 7 su 10 presentano più di una malattia cronica. In base all’XI Report di Health Search, il database di SIMG, il 20% delle visite dei medici di famiglia è determinato dall’ipertensione, il 6,9% dal diabete mellito di tipo 2, il 5,2% da dislipidemia e il 4,5% dalle malattie ischemiche. “La medicina generale intende porsi come una professione moderna, complessa e completa – afferma il dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG -. Sappiamo assumerci a pieno titolo la responsabilità della cura dei cittadini. Vogliamo costruire nuove modalità per esercitarla, con strumenti innovativi, tecnologie e organizzazione avanzate. Questo Congresso vuole adottare anche un linguaggio diverso, vista l’importante presenza dei giovani medici, che rappresentano circa il 60% del totale. Al posto delle Tavole rotonde, ci sarà una sorta di sorta di commedia, con ‘personaggi in cerca d’autore’: in scena, un regista utilizzerà la traccia del testo pirandelliano e chiamerà i vari protagonisti coinvolti (ad esempio, rappresentanti del sindacato, degli infermieri, direttori generali ecc). Dobbiamo costruire la professione a immagine e somiglianza dei giovani e offrire loro il meglio di quello che siamo riusciti a costruire. A partire dalla nostra scuola che, accanto all’alta formazione, si arricchisce di una nuova scola di medicina pratica (con simulatori e manichini). Realizzeremo anche una rivista di medicina pratica e una pubblicazione sulle malattie croniche, che rappresentano la grande sfida della medicina generale del futuro insieme alle fragilità. Avvieremo, a gennaio 2019, la scuola per ricercatori di studi clinici ed è in cantiere anche quella per la realizzazione delle linee guida. Siamo l’unica società scientifica accreditata a redigere questi documenti nell’ambito delle cure primarie”.

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Un portfolio di farmaci a costi sostenibili per il trattamento delle malattie croniche nei paesi in via di sviluppo

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

new yorkNew York. Novartis ha annunciato oggi il lancio di Novartis Access, un pacchetto di 15 farmaci per il trattamento di patologie croniche nei paesi in via di sviluppo. Il portfolio copre le malattie cardiovascolari, il diabete, le patologie respiratorie e il cancro al seno e verrà offerto a governi, organizzazioni non governative (ONG) e altri provider di servizi sanitari del settore pubblico al prezzo mensile di 1 dollaro per trattamento.
Il portfolio di Novartis Access comprende farmaci tutelati da brevetto e generici prodotti da Novartis. Verrà inizialmente lanciato in Kenya, Etiopia e Vietnam. Nei prossimi anni, Novartis prevede di estendere Novartis Access a 30 paesi, in base alle richieste che perverranno.I prodotti di Novartis Access sono stati scelti sulla base della Lista dei Farmaci Essenziali dell’OMS e sono tra quelli che vengono più comunemente prescritti nei paesi coinvolti nel progetto. Novartis prevede che questo nuovo approccio diventi commercialmente sostenibile nel lungo termine, rendendo possibile offrire un sostegno costante nelle aree indicate.Ogni anno, nei paesi in via di sviluppo circa 28 milioni di persone muoiono a causa delle malattie croniche non trasmissibili (NCD). Questo numero rappresenta il 75% dei decessi globali provocati da tali condizioni1. Entro il 2020, l’OMS prevede che il 60% dell’impatto globale delle patologie e il 70% dei decessi saranno dovuti alle NCD, prevalentemente a causa della crescente incidenza nei paesi in via di sviluppo2. Novartis sta lanciando Novartis Access in concomitanza con il Summit 2015 delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, nel corso del quale verranno introdotti i nuovi Sustainable Development Goal. Per affrontare in modo efficace la rapida ascesa delle patologie croniche nei paesi in via di sviluppo, Novartis sta cercando attivamente di istaurare collaborazioni con governi, ONG e altre organizzazioni del settore pubblico per rafforzare i sistemi sanitari. L’ambito delle possibili collaborazioni comprende i programmi di awareness sulle patologie, la formazione rivolta agli operatori sanitari su diagnosi e trattamento delle malattie croniche e il rafforzamento dei sistemi di distribuzione dei farmaci. Quella di migliorare l’accesso ai farmaci e alle cure è una sfida che richiederà uno sforzo congiunto a lungo termine da parte di molte persone e organizzazioni. Come azienda farmaceutica, Novartis sta cercando di fare la sua parte.
Novartis fornisce soluzioni terapeutiche in grado di far fronte alle esigenze, in continua evoluzione, dei pazienti e della società. Con sede a Basilea, in Svizzera, Novartis offre un portafoglio diversificato per meglio rispondere a queste esigenze: farmaci ad alto contenuto di innovazione, prodotti per la cura dell’occhio, farmaci generici a costi competitivi. Novartis è la sola azienda al mondo a detenere una leadership in queste aree. Nel 2014, le attività del Gruppo hanno registrato un fatturato di 58 miliardi di dollari, mentre circa 9,9 miliardi di dollari (9,6 miliardi di dollari escluse le svalutazioni e gli ammortamenti) sono stati investiti in Ricerca & Sviluppo. Le società del Gruppo Novartis contano circa 120.000 collaboratori. I prodotti Novartis sono disponibili in oltre 180 paesi del mondo. Ulteriori informazioni nei siti http://www.novartis.it e http://www.novartis.com

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Malattie croniche e accesso ai programmi di supporto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2015

sistema sanitario nazionaeSono oltre 14 milioni i malati cronici in Italia, circa il 24% degli assistiti dal Sistema Sanitario Nazionale e, secondo i dati Istat 2014, solo tre pazienti su dieci possono usufruire di programmi di supporto integrato. Anche in termini di accesso alle terapie farmacologiche si registrano forti criticità, come dimostra il XIII° Rapporto sulle Cronicità di Cittadinanza Attiva che evidenzia come circa il 30% delle famiglie ha difficoltà di accesso ai farmaci.“E’ necessario un cambiamento di paradigma che, per fortuna, anche se lentamente, si sta realizzando nel nostro Paese, ha sottolineato il Presidente di Federsanità Anci, Angelo Lino Del Favero. Occorre integrare prestazioni socio-sanitarie e sociali con le classiche prestazioni sanitarie, avere valutazioni che si basino anche sul grado di percezione del servizio da parte del “paziente – cliente” con un modello che possa trasferire all’esterno una serie di prestazioni, come per esempio sta avvenendo con le recenti riforme sanitarie in Toscana o in Lombardia che riflettono questo passaggio”.E oggi a Roma, in occasione del convegno “Il paziente al Centro: Soluzioni innovative di Integrated Health Care per il miglioramento della qualità delle cure e la continuità assistenziale dei Centri Clinici” promosso da Domedica, presso la LUISS, ci si è focalizzati su quattro malattie croniche: artrite reumatoide, sclerosi multipla, fibrosi cistica e ipertensione polmonare che colpiscono in Italia, con numeri molto diversi tra loro, circa 500.000 persone ma che sono accomunate dalla necessità di cure che, se erogate attraverso programmi di home care migliorano la qualità di vita, l’adesione alla terapia e riducono i costi per il Servizio Sanitario Nazionale.Il poker di patologie scelto evidenzia peraltro il bisogno che anche il nostro Paese si attrezzi per uscire da un modello ospedale centrico che rischia di collassare e si creino, a livello regionale e locale percorsi virtuosi ospedale-casa-ospedale. Di fronte a questi dati e alla necessità di far quadrare i conti della spesa sanitaria, i programmi di supporto al paziente con patologie croniche, sul territorio, sono una leva sempre più preziosa da utilizzare da parte degli Assessorati Regionali alla Salute, dei Centri Clinici, delle ASL e degli stessi clinici. “I nostri Programmi di Supporto ai pazienti – spiega Maurizio Pércopo, Amministratore Delegato di Domedica – vanno oltre il sostegno alla somministrazione del farmaco, perché si integrano con il Centro Clinico, pur restando il medico il riferimento principale del paziente. Consistono nello studiare, nel progettare e nell’attuare la cura e la gestione a 360° di una patologia grazie a figure nuove come l’Health Care Manager e con un focus sempre presente: la partecipazione del paziente alle scelte terapeutiche. Le nostre equipe multidisciplinari composte da medici, fisioterapisti, infermieri e psicologi supportano, con un approccio olistico, i pazienti cercando di “educarli” affinché siano sempre più consapevoli sulle proprie necessità di cura e offrendo un reale supporto al clinico.”E la conferma del bisogno di progetti di questo tipo arriva sempre dall’indagine Domedica – Eurisko, una ricerca innovativa in quanto integra le voci di malati, medici e aziende farmaceutiche, per un totale di oltre 2.000 soggetti intervistati e dalla quale emerge in particolare che oltre il 50% dei pazienti si dichiara pronto ad entrare attivamente in un programma di supporto.Le aziende farmaceutiche, dal canto loro, mostrano una sempre maggiore sensibilità e apertura a sostenere iniziative per migliorare l’accesso alle cure e l’appropriatezza terapeutica.Unanime il consenso dei clinici intervenuti nel riaffermare la necessità di un salto di qualità nei programmi di home care. A fronte infatti di livelli di eccellenza spesso raggiunti nella cura ospedaliera, non vi è un adeguato, diffuso e strutturato servizio al domicilio che mobiliti tutte le competenze necessarie al paziente, assicurando uniformità negli standard di qualità.Il professor Giovanni Minisola – Presidente Emerito della Società Italiana di Reumatologia e Direttore dell’UOC di Reumatologia dell’Ospedale San Camillo di Roma – commentando i risultati del programma di somministrazione domiciliare SusTain, ha evidenziato la capacità da parte di questo progetto nell’ambito dell’artrite reumatoide di “generare un valore concreto per i pazienti, i Centri clinici di Reumatologia e il Sistema Sanitario Nazionale”. Il programma Sustain, ha proseguito Minisola, ha coinvolto nel corso degli ultimi 5 anni importanti Centri reumatologici del Lazio e della Puglia. L’attuazione del programma ha realizzato un’aderenza alla terapia pari al 100% per i pazienti trattati a domicilio rispetto al 93% dei pazienti trattati in ospedale e ha generato un risparmio medio dei costi indiretti pari a 450 euro/paziente/anno”.La professoressa Serena Quattrucci, Consulente del Centro di Fibrosi Cistica, Dip. Pediatria, Sapienza, Università di Roma, presentando il progetto di assistenza domiciliare per la fibrosi cistica, messo a punto presso l’ospedale Umberto I di Roma, ha posto l’accento sulle “oltre 1027 giornate di degenza ospedaliera risparmiate grazie a questo progetto con un alto livello di gradimento da parte dei pazienti inseriti”.
Il professor Carlo Pozzilli, Ordinario di Neurologia, presso l’Università di Roma e Direttore del Centro di Sclerosi Multipla presso il Policlinico San Andrea di Roma ha riportato le conclusioni di uno studio realizzato su un gruppo di pazienti randomizzato, assistiti a domicilio, riscontrando rilevanti differenze in particolare dal punto di vista emozionale, del funzionamento sociale, dello stato di salute generale e del dolore diffuso. Pozzilli ha evidenziato come “la pianificazione di un intervento domiciliare svolto da un team multidisciplinare e disegnato specificamente per le persone con sclerosi multipla può fornire un approccio economicamente vantaggioso per la gestione del paziente e per il miglioramento della qualità della vita”.Il dottor Roberto Badagliacca, ricercatore Sapienza, Università di Roma ha sottolineato come per la terapia dell’ipertensione polmonare un approccio integrato come quello realizzato attraverso l’Italian Pulmonary Hypertension Network (IPHnet) Project possa consentire un miglior trattamento dei pazienti grazie alla migliore conoscenza delle loro caratteristiche e di quelle della patologia realizzate con un database integrato ad hoc.Pazienti quindi protagonisti della gestione dei propri Percorsi Diagnostico – Terapeutici (PDTA) come ribadito dalle Associazioni intervenute al Convegno: AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici), LIFC (Lega Italiana Fibrosi Cistica) e AMIP (Associazione Malati di Ipertensione Polmonare). Le Associazioni sono attivamente impegnate a chiedere e a costruire Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali che assicurino la continuità ospedale-territorio e l’uniformità di accesso a servizi e prestazioni in relazione alla specificità del singolo paziente.

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International Patient Symposium

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2009

New York. Tiziano Barbui, Direttore Scientifico della Fondazione di Ricerca Ospedale Maggiore, sarà tra gli otto relatori – unico non statunitense -, che interverranno al quinto International Patient Symposium on Myeloproliferative Diseases. Si parlerà di malattie mieloproliferative, cioè malattie croniche che portano ad una esagerata produzione di cellule del sangue, non motivata da reali necessità dell’organismo, ma causata da una cellula staminale malata, con conseguenti disturbi della circolazione e rischi di trombosi. Ad ascoltare i progressi più recenti fatti dalla ricerca internazionale in questo campo, dalla voce di clinici provenienti dai più prestigiosi centri al mondo, non ci sarà la comunità scientifica, ma i diretti interessati a questo lavoro: la platea sarà infatti composta da 300 pazienti affetti da malattie proliferative.
Oltre a Tiziano Barbui interverranno al simposio due ricercatori della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), uno della John Hopkins University di Baltimora (Maryland), due dell’MD Anderson Cancer Center di Huston (Texas), uno del Weill Cornell Medical Center di New York e il chairman della MPD Foundation di Chicago, organizzazione promotrice dell’iniziativa.  Grazie al lavoro congiunto dei ricercatori europei e statunitensi nel 2005 è stato scoperto che alcune di queste malattie sono causate da una mutazione del gene JAK-2. Ciò ha permesso di modificare i vecchi criteri diagnostici prendendo come marcatore la lesione genetica di JAK-2. Questa scoperta oggi consente di anticipare la diagnosi a quando i pazienti sono ancora asintomatici, in modo da adottare precocemente ogni procedura di prevenzione e ridurre l’incidenza di eventi vascolari. Oggi questo esame è eseguito in quasi tutti i laboratori italiani. È stato anche messo a punto un farmaco intelligente contro la lesione genetica che interferisce direttamente con il metabolismo alterato delle cellule malate impedendogli di sopravvivere.

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Ondate di calore, pubblicata ordinanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2009

Anche quest’anno l’innalzamento delle temperature ha fatto scattare anticipatamente su tutto il territorio nazionale norme preventive allo scopo di ridurre i rischi per la salute. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ha emesso il 26 maggio 2009 un’ordinanza per censire i soggetti a rischio. Il monitoraggio è rivolto alle persone di età pari o superiore a sessantacinque anni affette da malattie croniche, che vivono sole e in condizioni economiche disagiate ed avviene attraverso la creazione, l’aggiornamento e l’utilizzo delle anagrafi regionali e locali oltre che all’attivazione di sistemi di sorveglianza epidemiologica, al fine di aggiornare costantemente i programmi di intervento. Da qui l’obbligo per le amministrazioni comunali di trasmettere ai servizi sanitari regionali e alle Asl gli elenchi anagrafici della popolazione residente di età pari o superiore ad anni sessantacinque. Quest’ultime in collaborazione con il Dipartimento della protezione civile, devono mettere in atto programmi di prevenzione e monitoraggio dei danni gravi ed irreversibili alle persone dovuti alle anomale condizioni climatiche estive. Alle amministrazioni comunali spetta invece il compito di provvedere ai servizi di assistenza economica o domiciliare, di telesoccorso, di accompagnamento e di trasporto. L’ordinanza ha validità fino alla data del 30 ottobre 2009. Un Sistema Nazionale di Sorveglianza del Dipartimento della Protezione Civile, attivo in 27 città italiane dal 15 maggio al 15 settembre, consente di individuare, per ogni specifica area urbana, le condizioni meteo-climatiche che possono avere un impatto significativo sulla salute dei soggetti vulnerabili.

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