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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘malattie infettive’

Infezioni correlate all’assistenza ospedaliera

Posted by fidest press agency su domenica, 2 dicembre 2018

Un problema non immediatamente visibile ma molto concreto e purtroppo in peggioramento, come anche emerso dagli ultimi fatti di cronaca. Secondo i dati riportati dal Centro Europeo Malattie Infettive (ECDC), durante la giornata mondiale sulla consapevolezza degli antibiotici del 18 novembre, ogni anno sono circa 33 mila nell’Unione Europea le persone che muoiono per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, la maggior parte contratte in Ospedale, di cui circa un terzo solo nel nostro Paese(1): rispetto all’indagine precedente emerge dunque un incremento del tasso di prevalenza delle infezioni. Ma quello che emerge in maniera altrettanto evidente dallo studio del Centro Europeo per le Malattie infettive (ECDC) è che oggi in Italia la probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero ospedaliero è del’6%(2), con 530 mila casi ogni anno(2): dati che pongono l’Italia all’ultimo posto tra tutti i Paesi in Europa. Si tratta infatti di un allargamento della forbice dovuto all’aumento dei pazienti più “fragili”, con un’età superiore ai 65 anni, all’utilizzo di sistemi sempre più invasivi per l’organismo umano come cateteri o endoscopi che costituiscono veicoli di batteri, ma soprattutto alla scarsa adozione di strategie di prevenzione. Inoltre, il tema delle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera sarà al centro del dibattito anche in occasione della 13° edizione del Risk Forum Management in Sanità, un momento di confronto su come innovare e riformare il Sistema Sanitario e renderlo più efficiente e capace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, che si terrà a Firenze dal 27 al 30 novembre.In Italia si stimano circa 7.800 casi di decessi all’anno(3) per infezioni acquisite nei nosocomi, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali(4). Da un’altra prospettiva l’impatto è devastante se si considera che rappresentano un rischio fatale quanto la somma delle maggiori malattie infettive messe insieme: influenza, tubercolosi e HIV(5).Per questo motivo è più che mai necessario aumentare la consapevolezza dei cittadini e sensibilizzare gli operatori sanitari sul tema della prevenzione e dell’antibiotico resistenza, affinché il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020, a cura di Ministero della Salute, entri a far parte definitivamente dei programmi condivisi e applicati da Regioni e Ospedali. Corrette pratiche di prevenzione, che passano da rinnovati e adeguati protocolli, potrebbero ridurre del 20-30% questo “gap” nel percorso assistenziale (6), concorrendo a migliorare anche l’impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale, considerato che i costi di trattamento di una singola infezione pesano dai 5 ai 9 mila euro.Questo risultato è raggiungibile attraverso l’adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi: dalla più nota pratica del lavaggio delle mani, al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, all’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere.Per far fronte dunque alla resistenza agli antibiotici, come sottolineato dal Centro Europeo Malattie Infettive, e per contrastare l’aumento delle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera, 3M da sempre impegnata in questa direzione lancia la campagna “Ospedale Senza Infezioni”, con l’obiettivo di meglio informare i cittadini e diffondere un programma d’azione condiviso con gli operatori sanitari verso l’adozione di sempre più efficaci modelli di prevenzione.“Ricerca e innovazione sono sempre stati il motore della nostra azienda, ma con il lancio della campagna “Ospedale Senza Infezioni” vogliamo supportare un passaggio culturale fondamentale nel nostro Paese sulla lotta alle infezioni ospedaliere, perché siamo convinti che il nostro contributo non debba limitarsi nel rendere disponibili tecnologie avanzate ma andare oltre, pensando al contesto in cui operiamo ed a migliorare le condizioni dei pazienti che affrontano, ad esempio, un intervento chirurgico o una terapia oncologica – ha dichiarato Patrizio Galletta, 3M Italia Country Business Leader Health Care – Pazienti più informati e sicuri e personale sanitario aggiornato sulle migliori pratiche cliniche e sulle azioni più efficaci di prevenzione aiuteranno a ridurre gli eventi avversi correlati alle infezioni ospedaliere”.

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Patologie infettive ed ictus cerebrale: quale legame?

Posted by fidest press agency su domenica, 24 dicembre 2017

ictusLa varicella, cosi come l’herpes zoster, può causare un ictus cerebrale. Un’evenienza nota anche se non frequente. A far luce sul legame tra alcune patologie infettive e il rischio di ictus cerebrale è la Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus dopo la triste vicenda riportata recentemente dalla stampa internazionale che ha visto protagonista una bambina di soli 3 anni.Nel nostro Paese, ben il 90% dei casi di varicella interessa bambini fino ai 14 anni di età, in particolar modo tra 1 e 4 anni, con una stima di circa 500.000 casi/anno. La varicella, causata da un virus (Varicella Zoster), può comportare complicanze dovute ad un processo infiammatorio reattivo del cervello definito encefalite post infettiva, con gravi manifestazioni neurologiche tra cui disturbi della coscienza di vario grado e crisi epilettiche. Dopo l’infezione primaria, il virus rimane allo stato latente per tutta la vita nelle radici dei nervi sia cranici che spinali. Con il progredire della età, l’immunità cellulare contro il virus si attenua, ma si può riattivare in queste radici provocando la tipica eruzione cutanea caratterizzata da bollicine e croste distribuite a strisce in varie zone del torace e della testa, accompagnate da bruciore e dolore a volte intenso e persistente. Tale fenomeno, conosciuto come herpes-zoster (volgarmente chiamato fuoco di sant’Antonio) riguarda circa 300.000 italiani all’anno, colpendo chiunque, anche se si registra una maggiore frequenza nella popolazione over cinquanta. Denominatore comune nelle persone colpite da herpes zoster è l’aver avuto, in passato, la varicella; chi non ha avuto questa malattia esantematica non sviluppa la manifestazione più tardiva del virus denominato, appunto, varicella zoster.Molto meno noto è il fatto che il virus varicella zoster possa predisporre all’ictus cerebrale sia nei bambini che negli adulti. In chi ha avuto lo zoster è stato rilevato un rischio aumentato di essere colpito da questa patologia pari a circa 1,5 volte rispetto a chi non lo ha avuto.“Oltre ad alterare alcuni fattori della coagulazione, il virus induce una infiammazione della parete delle arterie cerebrali (vasculite granulomatosa). Le cellule infiammatorie attivate dal virus infiltrano la parete del vaso e ne restringono il lume, bloccando la circolazione del sangue e provocando un ictus cerebrale anche grave – dichiara il Professor Domenico Inzitari, Ordinario di Neurologia presso l’Università di Firenze, Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino, NEUROFARBA. Questo rischio può giustificare l’impegno della società e delle famiglie nelle vaccinazioni sistematiche dei bambini. Per quanto riguarda l’ictus infanto-giovanile, un recente editoriale, apparso sulla rivista Journal of the American Heart Association, lancia un allarme preoccupante: in pochi anni, l’ictus cerebrale sta raddoppiando nei giovani di età inferiore ai 45 anni, addirittura il 50% in più tra il 2000 ed il 2010. Fino a qualche anno fa in Italia erano circa 10.000 i giovani colpiti da un ictus”.

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Malattie infettive, pubblicate linee guida Usa per ridurre la diffusione negli sport di squadra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

medico sportivoLo sport fa bene ai giovani, ma una scarsa attenzione all’igiene può farlo diventare dannoso. È questo il messaggio che l’Accademia americana di pediatria (AAP) lancia sulla rivista Pediatrics descrivendo le infezioni, i trattamenti e i fattori di rischio particolarmente diffusi negli sport di contatto come il calcio e il wrestling. «Far parte di una squadra è divertente, sano e fisicamente impegnativo per i ragazzi, che tuttavia devono capire l’importanza dell’igiene» afferma Dele Davis, coautore dell’articolo e membro del Comitato AAP sulle malattie infettive. «Oltre a fare la doccia e lavarsi le mani, i giovani atleti dovrebbero evitare di condividere bottiglie d’acqua, asciugamani, paradenti e altri oggetti personali» scrivono gli autori, sottolineando l’importanza di essere aggiornati con il calendario vaccinale e ricordando che gran parte delle infezioni correlate all’attività sportiva è diffusa dal contatto con la pelle, dall’alimentazione contaminata o dall’acqua, dalle goccioline respiratorie o da particelle aerotrasportate che trasmesse in palestre o spogliatoi. «È compito degli allenatori elaborare un piano per la corretta pulizia degli impianti sportivi e delle attrezzature» riprendono gli esperti, precisando che i microrganismi e i virus più comuni trasmessi dal contatto con la pelle sono: lo Staphyloccus aureus resistente alla meticillina (MRSA), lo Streptococco Gruppo A; l’Herpes simplex, la Tinea capitis, la Tinea pedis o piede d’atleta; la scabbia e i pidocchi. Non vanno poi dimenticate le infezioni trasmesse per via aerea, come varicella, morbillo e parotite. Per minimizzare i rischi, l’AAP raccomanda:
1) insegnare ai ragazzi a mantenere un’adeguata igiene personale e a non condividere bevande o prodotti personali come i rasoi da barba;
2) sviluppare procedure per la pulizia e l’igienizzazione degli ambienti sportivi utilizzando linee guida come quelle pubblicate dall’American College of Sports Medicine;
3) prestare particolare attenzione alla corretta gestione dei fluidi corporei o di eventuali emorragie, proprio come gli ospedali si sono concentrati sulla prevenzione delle infezioni nosocomiali;
4) eseguire regolari controlli medici degli atleti durante gli allenamenti e le competizioni. (fonte: doctor33)

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Il diritto alle cure del paziente multietnico

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

medicinadifensivaMalattie infettive e tropicali, parassitosi, patologie polmonari dimenticate e ri-emergenti, limiti religiosi e malattie sessualmente trasmissibili, patologie strettamente correlate ai giovani migranti. Sono alcuni degli argomenti affrontati durante il corso “Diritto alla cura ed accesso alla terapia del paziente multietnico”, evento scientifico promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini che si è svolto in questi giorni a Roma.
«È necessario garantire i diritti umani, la tutela della salute e la presa in cura per tutti, italiani e migranti» spiega Aldo Morrone, Direttore dell’Unità di Dermatologia Clinica agli Istituti Fisiatrici Ospedalieri- Istituto San Gallicano di Roma e presidente del meeting. «Ed è essenziale mettere al centro del sistema le persone più fragili, che hanno più bisogno di essere prese in cura. Bisogna lottare perché le istituzioni si rendano conto che è necessario dare accesso alle cure anche ai pensionati con reddito minimo, alle donne vittime di sfruttamento sessuale, ai lavoratori precari e alle persone disoccupate. Ma questo non è sufficiente: devono essere avviate anche iniziative internazionali nei paesi più poveri per creare condizioni più civili e dignitose per evitare che esodi bilico continui con grande perdita di sviluppo economici e dignità umana di questi paesi». Filo conduttore del meeting è stato il deciso rifiuto di pregiudizi e luoghi comuni, primo tra tutti quello relativo alla figura del migrante come portatore di malattie. «I migranti possono trasmettere le infezioni esattamente come i cittadini italiani» avverte Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. «I migranti possono acquisire alcune infezioni soprattutto nei primi due anni in cui si trasferiscono in Italia a causa di condizioni igieniche e abitative spesso disastrose, per cui bisogna intervenire soprattutto assicurando loro un’adeguata assistenza sanitaria. Da questo punto di vista dobbiamo essere orgogliosi, perché l’Italia è uno dei pochi Paesi europei che garantisce le cure sanitarie anche ai migranti non registrati». «Il rischio pandemia dipende da vari elementi. La mobilità può favorire malattie infettive, sia dei migranti sia dei cittadini dei Paesi occidentali che oggi in aereo raggiungono anche le più remote località della Terra » aggiunge Roberto Cauda,Professore di malattie infettive e medicina tropicale dell’Università Cattolica di Roma. «Anche per questo motivo il problema della scarsa copertura vaccinale è globale e riguarda sia paesi di accoglienza sia di provenienza. In molti paesi di provenienza grazie a un efficiente servizio sanitario nazionale si assiste a una buona copertura vaccinale, ma dobbiamo mantenere alta la guardia soprattutto perché in alcuni paesi, come Siria, sta avvenendo un disfacimento dello Stato e quindi l’assistenza sanitaria sta diventano molto carente. Da parte nostra il dovere dell’accoglienza delle persone provenienti da questi Paesi è vantaggioso anche per noi, perché se il migrante non viene identificato e curato può essere un pericolo, cosa che non avviene se viene accolto e gli viene garantita un’adeguata assistenza». E tra le persone più a rischio gli esperti segnalano gli individui più indifesi: le donne e i bambini. «Le donne sole con figlio sono tra le persone migranti più fragili» conferma Rosaria Giampaolo, Responsabile della Struttura Complessa “Ambulatorio Pediatrico” all’Ospedale Bambino Gesù di Roma. «La nascita di un figlio rappresenta un momento di grande fragilità perché è un momento bellissimo ma anche destabilizzante soprattutto se avviene in realtà esterna e la donna deve affrontarla da sola. Un altro momento critico riguarda i bambini e il loro inserimento a scuola. Si tratta di un traguardo, per cui di un momento positivo, però indubbiamente rappresenta anche una grossa difficoltà perché il bambino deve affrontare un’ambivalenza di messaggi: da una parte è giusto che mantenga le proprie radici e nello stesso tempo riceve richieste dalla società che ospita. Un dualismo che può determinare una grande frattura nel bambino ma anche nella famiglia. Anche l’adolescenza è un momento delicato, soprattutto per le ragazze, perché la famiglia di origine tenta in diversi modi di mantenere le proprie tradizioni e mentre i figli maschi sono generalmente più liberi, per le ragazze il maggior controllo può generare difficoltà di relazione con la famiglia». Una segnalazione infine riguardante le malattie respiratorie, a partire dalla tubercolosi. «L’incidenza della TBC è leggermente più elevata negli stranieri rispetto agli italiani: 12 casi su centomila abitanti rispetto a 7 casi su centomila abitanti, per cui si tratta di una differenza poco significativa» spiega Guglielmo Meregalli, pneumologo e volontario in ospedali e ambulatori di medicina di base in Zambia, Swaziland e Tanzania. «Il maggior rischio riguarda gli stranieri, soprattutto perché per molti è più difficile avere accesso alle cure. Il trattamento della TBC è abbastanza semplice ed efficace, ma deve essere somministrato a lungo, per quattro-sei mesi, per cui è necessaria una certa continuità di accesso alle cure. Se questa è assicurata la guarigione è pressoché completa. E per debellare la TBC nel mondo è necessario poterla diagnosticare tempestivamente anche nei paesi poveri. Purtroppo in alcune zone rurali, soprattutto in Africa, i centri per fare test diagnostici sono distanti 150-200 chilometri da molti villaggi».

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Malattie infettive: Italia sotto tiro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

Ospedale Spallanzani, RomaC’è l’influenza, che ogni anno colpisce in Italia circa 5 milioni di persone. Le polmoniti, spesso associate all’influenza, con circa 200.000 casi l’anno e 10.000 decessi, e le meningiti. L’Herpes Zoster, che insieme a influenza e pneumococco forma la cosiddetta “triade maledetta” che minaccia le persone anziane. Ci sono le epatiti B e C con centinaia di migliaia di portatori cronici. Le infezioni batteriche multiresistenti che colpiscono ogni anno dal 7% al 10% dei pazienti con migliaia di decessi. E ancora, le infezioni da Papillomavirus che possono causare tumori anogenitali. Ritenute debellate o sotto controllo, con una mortalità inferiore rispetto ai tumori e alle patologie cardiovascolari, le malattie infettive, di origine batterica o virale, in realtà sono più che mai tra noi.
«Le malattie infettive rappresentano tuttora un capitolo rilevante in termini di incidenza e mortalità in Italia», afferma Walter Ricciardi, Presidente Istituto Superiore di Sanità (ISS). «L’Italia è maglia nera per quanto riguarda le resistenze di germi come le klebsielle e altri batteri Gram negativi nei confronti di diversi antibiotici, primi fra tutti i carbapenemi. Ma anche malattie virali prevenibili, come ad esempio l’influenza, possono causare indirettamente migliaia di decessi ogni anno, per complicanze batteriche o cardiovascolari. Le emergenze infettivologiche poi costituiscono un caso a parte, e il caso meningite in Toscana e i focolai di chikungunya o West Nile rappresentano solo alcuni dei tanti episodi che siamo costretti ogni anno a fronteggiare».L’avanzata delle infezioni è favorita dalla flessione delle coperture che si registra in Europa e in Italia per quasi tutte le vaccinazioni, alcune delle quali sono scese sotto la soglia di sicurezza fissata al 95%, mettendo a rischio
la cosiddetta “immunità di gregge”, che protegge chi non si può vaccinare o i neonati.
Una grande opportunità per arginare questo fenomeno è il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019, collegato ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, che ha aumentato l’offerta vaccinale e ha reso accessibili i vaccini senza pagamento del ticket.
«Il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, approvato in Conferenza Stato-Regioni il 19 gennaio 2017, individua strategie efficaci e omogenee da implementare sull’intero territorio nazionale dando ampio rilievo alla garanzia dell’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni prioritarie per le fasce d’età e popolazioni a rischio indicate. L’offerta vaccinale adesso è ampia e tra le più avanzate nel mondo», afferma Ranieri Guerra, Direttore Generale Prevenzione Sanitaria, Ministero della Salute.
La prossima sfida è l’applicazione uniforme del nuovo Piano in tutte le Regioni italiane per assicurare a tutti i cittadini l’accesso equo ai vaccini.
Altro fronte aperto è quello dell’infezione da virus dell’epatite C (HCV), un’epidemia globale con una prevalenza di circa 180 milioni di persone cronicamente infette. L’Italia è il Paese europeo a maggiore prevalenza di HCV, con circa 1 milione di portatori del virus. Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato l’obiettivo dell’eliminazione delle epatiti a livello globale entro il 2030 e tutti i Governi dei Paesi industrializzati – Italia in testa – stanno adottando misure in tal senso. L’eliminazione dell’epatite C passa attraverso l’accesso a terapie antivirali di nuova generazione in grado di eradicare il virus nella maggioranza dei casi.
Se negli ultimi 70 anni l’avanzata delle malattie infettive di origine batterica ha trovato un muro, questo muro è stato rappresentato dagli antibiotici. Ma in anni recenti, l’antibiotico-resistenza, la capacità cioè dei batteri di resistere agli antibiotici, è cresciuta fino a diventare un problema drammatico. Entro il 2050, le infezioni resistenti agli antibiotici potrebbero essere la prima causa di morte al mondo, con un tributo annuo di oltre 10 milioni di vite. In Italia, la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate in Europa. Nel nostro Paese, le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) colpiscono ogni anno circa 284.100 pazienti causando non meno di 5.000 decessi.
La risposta da dare su questo altro fronte passa per procedure di buona pratica clinica, uso appropriato degli antibiotici introducendo il concetto di stewardship, ossia la possibilità di razionalizzare l’uso degli antibiotici, e la ricerca di nuove terapie antibiotiche in grado di sconfiggere i batteri resistenti. Principi che ispirano il Piano contro la resistenza agli antibiotici che sarà varato in primavera.
Altro aspetto fondamentale è la disponibilità degli antibiotici di nuova generazione, che devono essere resi accessibili al paziente nel rispetto dei criteri di una corretta stewardship», afferma Mario Marazziti, Presidente XII Commissione “Affari Sociali”, Camera dei Deputati.
In prima linea insieme alle Istituzioni, nella ricerca di nuove terapie e nella definizione di una adeguata stewardship antimicrobica, anche un’azienda farmaceutica come MSD, che ha scritto alcune delle pagine fondamentali nella storia della lotta alle malattie infettive.

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Settimana Europea dell’Immunizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2015

Sanofi Pasteur MSD festeggia la Settimana Europea dell’Immunizzazione (European Immunization Week – EIW), campagna di sensibilizzazione sulle vaccinazioni promossa dal 20 al 25 aprile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), giunta quest’anno alla sua decima edizione.Per questo importante anniversario, la Settimana Europea dell’Immunizzazione si concentra sulla necessità di un rinnovato impegno per l’immunizzazione a livello politico, immunizationprofessionale e personale e sugli interventi immediati da attuare per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi europei di protezione della salute e prevenzione delle malattie infettive, quest’anno volti, in particolare, all’eliminazione di morbillo e rosolia, al mantenimento dello status polio-free della Regione europea e all’introduzione di nuovi vaccini.La campagna europea 2015 coincide con la più ampia campagna mondiale, il cui slogan è: “Close the immunization gap”, ossia “Colma il divario di immunizzazione”. L’obiettivo è, dunque, veicolare l’urgenza di raggiungere l’equità nei livelli di immunizzazione, come indicato nel Piano d’Azione Globale per i Vaccini (Global Vaccine Action Plan – GVAP), il piano che mira a prevenire milioni di morti entro il 2020 attraverso l’accesso universale ai vaccini per le popolazioni di tutto il mondo. Per l’occasione, Sanofi Pasteur MSD, azienda europea dedicata esclusivamente ai vaccini, realizza in tutta Europa numerose iniziative, facendosi ancora una volta partner delle Organizzazioni Non Governative e delle Autorità Sanitarie nella promozione di una sempre maggiore conoscenza sulle vaccinazioni e sugli importanti benefici che esse sono in grado di offrire, per la salute e per la sostenibilità dei sistemi sanitari.”I vaccini sono ampiamente riconosciuti come uno degli investimenti sanitari più efficienti e siamo chiamati a rispondere collettivamente per colmare il divario di immunizzazione in Europa”, ha affermato il Dott. Jean-Paul Kress, Presidente di Sanofi Pasteur MSD. “Sanofi Pasteur MSD è fortemente impegnata nella partecipazione agli sforzi per un’immunizzazione che possa accompagnare lungo tutto il corso della vita i cittadini europei di tutte le età”, ha aggiunto. “Nonostante la disponibilità di un vaccino sicuro ed efficace in uso per 50 anni, il morbillo rimane una delle principali cause di morte e disabilità tra i bambini”, ha inoltre affermato il Dott. Kress. “Crediamo che gli attori pubblici e privati ​​debbano lavorare insieme per garantire che nessuno soffra o muoia più per una malattia prevenibile mediante la vaccinazione”, ha concluso.”Sanofi Pasteur MSD promuove un programma di immunizzazione forte e sostenibile, offrendo a supporto i più innovativi strumenti in grado di proteggere la vita dei più piccoli e degli adolescenti e di accompagnare gli adulti verso un invecchiamento in buona salute”, ha dichiarato la Dott.ssa Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di Sanofi Pasteur MSD Italia. “Riteniamo che una tale strategia rappresenti un pilastro del sistema sanitario per la salvaguardia della salute e la crescita del Paese. Inoltre – ha aggiunto – facendo seguito al monito dell’OMS, quest’anno Sanofi Pasteur MSD ha deciso di aderire al Measles Elimination Program, nello sforzo di eliminare il morbillo in Europa, obiettivo che l’OMS aveva indicato di raggiungere entro il 2015”.
Nel corso della Settimana Europea dell’Immunizzazione 2015, tutte le affiliate di Sanofi Pasteur MSD e la sua Sede Corporate sono impegnate con gli attori interessati, le società scientifiche e i cittadini in una serie di iniziative volte a porre l’immunizzazione al centro dell’agenda sanitaria europea.In questa cornice, Sanofi Pasteur MSD Italia promuove un importante momento informativo destinato alla sensibilizzazione di pubblico e stampa, con l’obiettivo di lasciare la parola alla verità scientifica – l’unica voce che dovrebbe guidare l’agire di tutti in tema di salute e di cure – attraverso il coinvolgimento attivo di scienziati ed esperti.Con l’iniziativa “I vaccini a piccole dosi”, gli esperti raccontano i vaccini sul portale istituzionale di Sanofi Pasteur MSD (www.spmsd.it). A partire da questa settimana, il sito web ospiterà e via via si popolerà di brevi videointerviste ai rappresentanti della scienza sui benefici delle vaccinazioni, le prospettive di vaccinazione a disposizione per un’efficace immunizzazione che copra tutto l’arco della vita, le strade da intraprendere per sensibilizzare l’opinione pubblica a una corretta conoscenza e all’uso di questo strumento di prevenzione. Sono disponibili ad oggi le interviste alla Prof.ssa Chiara Azzari, Direttore della II Clinica Pediatrica all’Ospedale Meyer, Università di Firenze, al Prof. Paolo Bonanni, Ordinario di Igiene all’Università di Firenze, al Prof. Giancarlo Icardi, Ordinario di Igiene all’Università degli Studi di Genova, e al Dott. Luciano Mariani, Responsabile dell’HPV-UNIT dell’Istituto Nazionale dei Tumori “Regina Elena” di Roma.Visibile, inoltre, l’efficace e creativo Video Tutorial “Come funzionano i vaccini?”, una narrazione per immagini realizzata con la tecnica del fast drawing, concepito per Sanofi Pasteur MSD da Lorenzo Terranera, famoso illustratore e scenografo.”Come ribadito con convinzione dal Ministro Lorenzin, occorre “favorire il confronto tra le Istituzioni, il mondo scientifico, gli organi di stampa e i cittadini in merito agli inappropriati luoghi comuni che in ambito sanitario possono incidere negativamente e pericolosamente sulla salute dei cittadini”. Sanofi Pasteur MSD invita ancora una volta i suoi interlocutori e tutti gli attori del comparto a lavorare insieme, attraverso partnership trasparenti, e con decisione nel supporto di un’informazione che si alimenti di scienza e che si attenga ai dati. Di quali dati parliamo? Secondo l’OMS, soltanto per il periodo 2011-2020, i vaccini sono stati, sono e saranno in grado di salvare 2,5 milioni di vita l’anno. Significa 7 mila vite al giorno, 300 all’ora, 5 al minuto. E nel prossimo futuro, con l’arrivo di nuovi e più efficaci vaccini, questo numero è destinato ad aumentare. Non lasciamo che l’impulso di questa campagna mondiale non si traduca in interventi immediati e reali”, ha concluso Luppi.

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Spallanzani: non solo ebola

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 settembre 2014

Ospedale Spallanzani, RomaIl Commissario Straordinario Valerio Fabio Alberti e il direttore scientifico Giuseppe Ippolito hanno accompagnato il Presidente della Regione Nicola Zingaretti a visitare il centro di alto isolamento costruito dalla protezione civile. “ E’ un importante momento di riorganizzazione– ha dichiarato Alberti all’apertura dell’incontro – un occasione di rilancio del ‘polo scientifico romano’ che porterà ad ulteriori risultati di qualità e sviluppo dei singoli Istituti.” Lo Spallanzani è la struttura di riferimento nazionale ed internazionale per il virus Ebola. E’ di questi giorni infatti l’attivazione del laboratorio mobile coordinato dagli esperti dell’Istituto a Foya in Liberia, con il finanziamento della Commissione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo che l’Istituto ha già attivato nei mesi scorsi laboratori in Guinea e in Sierra Leone. Da lunedì 22 settembre lo Spallanzani gestirà i Corsi di formazione sulla malattia da virus Ebola rivolti ai medici di tutti i servizi di Pronto Soccorso del Lazio, l’avvio di un percorso per definire la gestione dei pazienti con patologie infettive che arrivano in pronto soccorso.Lo Spallanzani ha un ruolo storico nell’affrontare tutte le patologie infettive e svolge funzioni cruciali in occasione di epidemie o emergenze sanitarie. “Rispondere in tempi rapidi – ha sottolineato Giuseppe Ippolito, direttore scientifico INMI – alle richieste di diagnosi, assistenza e formazione degli operatori è possibile grazie al costante investimento di energie e risorse nella clinica, nella ricerca e nei modelli organizzativi, oltre a grande dedizione e spirito di appartenenza di tutto il personale.“L’Istituto sta definendo con il Ministero degli affari esteri le modalità di supporto tecnico-scientifico per l’intervento italiano in Sierra Leone sempre in merito al contrasto dell’epidemia di Ebola. “E’ una delle punte di diamante – ha sottolineato Zingaretti – del cambiamento del sistema sanitario che abbiamo messo in atto. È perno del sistema di risposta agli eventi infettivi per il Lazio ed il Paese, e per la comunità internazionale”.
Lo Spallanzani non è solo Ebola: assiste nel Lazio il maggior numero di pazienti con HIV (oltre 6000 pazienti seguiti in day service per 35000 accessi); è riferimento per la tubercolosi nella Regione ed assiste il 65% dei pazienti, il 100% delle tubercolosi multi resistenti del Lazio e accoglie pazienti da altre regioni, è riferimento per le epatiti virali acute e croniche (oltre 5000 i pazienti seguiti) e per le infezioni gravi, ospedaliere e post trapianto. Senza dimenticare le attività legate ad aspetti sociali di malattie con circa 20.000 interventi per assistenza domiciliare, inserimenti in case famiglia o centri diurni, stranieri irregolari, rifugiati e senza fissa dimora, detenuti.

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Immigrazione: rischio epidemie

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2011

“Soltanto un mese fa il Ministro della Salute aveva allertato sul rischio di diffusione di malattie infettive a causa delle precarie condizioni sanitarie dell’ondata migratoria dall’Africa, dove, è bene ricordarlo, malattie come l’epatite, la TBC, la febbre tifoide o il colera sono ancora oggi fortemente diffuse. Oggi Fazio afferma invece che non bisogna preoccuparsi. Ieri l’arrivo degli ispettori sanitari sul posto. Ci auguriamo che si possa avere un quadro più chiaro di quanto sia stato fino ad ora. Chiediamo, comunque, al governo un intervento tempestivo e concreto che possa garantire migliori condizioni igienico-sanitarie e scongiurare il rischio di un’epidemia, di certo favorito da una condizione igienico-sanitaria così precaria”. Lo dice in una nota Antonio Palagiano, capogruppo Idv in Commissione Affari Sociali e Responsabile Sanità del partito “Il rischio della diffusione di malattie infettive nella Lampedusa ormai trasformata in accampamento di fortuna, infatti, è alto, nonostante le rassicurazioni del governo – aggiunge Palagiano – Le condizioni igieniche degli immigrati sono sempre più precarie. E’ necessario, pertanto, un intervento concreto ed immediato”. “Molte le emergenze – conclude Palagiano – un solo servizio igienico nel porto, dove si concentra la maggior parte degli immigrati; mancanza di medicinali, di cibo e, soprattutto, scarsità d’acqua, che potrebbe essere determinante per la diffusione delle infezioni derivanti dalla progressiva contaminazione del territorio con materiale fecale”.

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Genomica e malattie infettive

Posted by fidest press agency su sabato, 22 maggio 2010

Roma 28 maggio, ore 10.00 Centro Multimediale – INMI “L. Spallanzani” Via Portuense, 292. La genomica, la branca della biologia molecolare che si occupa dello studio del DNA, apre nuove prospettive per lo studio dei virus. Grazie ad una piattaforma di sequenziamento completo di nuova generazione, l’INMI “L. Spallanzani” è oggi in grado di rilevare la presenza di varianti virali minoritarie di resistenza ai farmaci usati per il trattamento dell’HIV e dei virus epatitici. Tale tecnologia potrà essere anche applicata alla scoperta di nuovi virus emergenti (come per esempio la SARS, l’influenza pandemica H1N1, etc.) direttamente nel campione clinico. Obiettivo della Tavola Rotonda organizzata dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” è mettere in luce potenzialità e criticità delle tecnologie di sequenziamento del DNA di ultima generazione, presentandone le prime applicazioni nel campo della virologia molecolare.

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Influenza A/H1N1

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2009

Empoli 11 Novembre  2009, alle ore 12.00, nei locali del reparto di pediatria del nuovo ospedale “San Giuseppe” (blocco B, piano II), in via Boccaccio, a Empoli conferenza stampa sull’influenza A/H1N1. Interverranno: il direttore sanitario Enrico Roccato, il direttore della rete specialistica Renato Colombai,  il direttore del dipartimento materno infantile Marco Filippeschi, il direttore dell’unità operativa complessa di pediatria Roberto Bernardini, il direttore dell’unità operativa complessa igiene e sanità pubblica Gabriele Mazzoni, il referente della prevenzione delle malattie infettive Paolo Filidei.

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Attivazione servizio trasfusionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2009

E’ stato attivato all’interno dell’Ospedale Veterinario Universitario Didattico del Dipartimento di Salute Animale – Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Ateneo di Parma, del Servizio Trasfusionale, di cui è referente il Prof. Ezio Bianchi, del Dipartimento di Salute Animale. Si tratta di una struttura operativa che si occupa della raccolta e della conservazione del sangue di cane e gatto; le unità di sangue raccolte vanno a costituire una banca del sangue e sono disponibili per l’utilizzo nei pazienti dell’Ospedale Veterinario che necessitano di questo tipo di intervento terapeutico. Il Servizio Trasfusionale si avvale della collaborazione delle Unità Operative di Medicina Interna, di Malattie Infettive e di Parassitologia del Dipartimento di Salute Animale, nonché del Canile e Gattile municipale di Parma.

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