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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘malattie’

Rete Dermatologica” per lo Studio delle Malattie dermatologiche e sessualmente trasmissibili

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Nasce sotto l’egida del Ministero della Salute l’associazione “SKIN – Rete Dermatologica” per lo Studio delle Malattie dermatologiche e sessualmente trasmissibili.E’ costituita dagli IRCCS specialistici o impegnati in questo ambito al fine di promuovere e agevolare la ricerca scientifica e tecnologica.“L’obiettivo è fare rete – sottolinea Aldo Morrone, Direttore Scientifico dell’Istituto San Gallicano e coordinatore della rete – per raggiungere in tempi sempre più rapidi e con l’ottimizzazione delle risorse, la condivisione di dati e risultati scientifici, una migliore diagnosi, terapia e cura delle malattie dermatologiche. Altro obiettivo è la formazione perchè in dermatologia l’occhio clinico” non smette mai di imparare e la tecnologia ci mostra dettagli sempre maggiori.”I soci fondatori di SKIN sono : l’Istituto San Gallicano, l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, la Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, l’Istituto Ortopedico Galeazzi; l’Istituto Gianna Gaslini, l’Istituto Humanitas, l’Oasi Maria Santissima e la fondazione IRCCS Policlinico San Matteo. Si possono associare IRCCS pubblici o privati che dimostrino una qualificata ed articolata attività clinica e scientifica in dermatologia e venereologia verranno ammessi secondo i criteri stabiliti dal Consiglio direttivo.

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La cura delle malattie con i dispositivi laser e Tecar di ultima generazione

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Dalle ulcere cutanee e diabetiche, alle patologie della colonna vertebrale come ernie e lombosciatalgie, fino ad arrivare a lesioni del cavo orale e ai più comuni dolori articolari e muscolari, sono sempre più numerose le malattie che vengono curate con l’ausilio di dispositivi laser e Tecar di ultima generazione. Scenario clinico confermato da una recente ricerca pubblicata dalla Reuters, secondo cui il mercato mondiale della laser terapia raggiungerà il valore stimato di 1900 milioni di dollari entro il 2022, con una crescita annuale del 9,2% nel solo territorio americano. Sono proprio gli Stati Uniti infatti i protagonisti di questo settore, date l’elevata popolazione di pazienti, la spesa governativa che sostiene ricerca e sviluppo e l’ingente spesa sanitaria: basti pensare che, secondo il Centres for Disease Control and Prevention, nel 2016 quest’ultima rappresentava il 18% del PIL totale, pari a circa 3,2 trilioni di dollari. E proprio all’enorme mercato degli Stati Uniti punta Mectronic, azienda italiana ed eccellenza del Made in Italy con sede a Grassobbio (BG) che ha ottenuto per i suoi dispositivi di tecar e laser terapia l’approvazione della Food and Drug Administration, l’ente governativo che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari, sanitari e farmaceutici. Theal Therapy e Doctor Tecar costituiscono la punta di diamante di questo progetto di sviluppo nel mercato americano, che segna una nuova svolta per la strategia commerciale di espansione internazionale di Mectronic. I prodotti saranno venduti e distribuiti all’interno del mercato statunitense dal partner commerciale Luna America, che proporrà sul mercato americano le tecnologie dei prodotti iLux XP, iLux Light e Doctor Tecar.
Acronimo dell’inglese “Temperature controlled High Energy Adjustable multi-mode emission Laser”, Theal Therapy è una terapia innovativa e brevettata, basata su un’avanzata tecnologia laser fino a 8 lunghezze d’onda ad emissione ed energia modulata e termo-controllata, che consente di massimizzare gli effetti terapeutici in totale sicurezza inducendo, fin dalla prima seduta, un’intensa riduzione del dolore e la ripresa della mobilità. La terapia sfrutta diverse lunghezze d’onda che si possono dosare tra di loro in modo tale da ottenere il mix perfetto per una determinata patologia e per un determinato paziente, adattando il trattamento in base ai parametri fisiologici come età, dolore, fototipo e tipologia di tessuto, migliorando notevolmente le performance terapeutiche e riducendo i tempi di recupero. Di forte impatto è anche la Tecar Terapia, un metodo di Trasferimento Energetico CApacitivo e Resistivo in grado di stimolare il passaggio di energia nei tessuti biologici e di attivare i naturali processi di riparazione e di recupero. Doctor Tecar opera su più fronti, agendo direttamente a livello cellulare provocando diversi effetti: biostimolante, antalgico, antinfiammatorio, antiedemigeno e decontratturante. (by Matteo Gavioli)

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Trattamento delle malattie infiammatorie intestinali

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Brescia. Circa 1.000 pazienti lo scorso anno si sono rivolti a Fondazione Poliambulanza per la cura delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), come la malattia di Crohn, colite ulcerosa e altre infiammazioni della mucosa dell’intestino. E per la qualità dei trattamenti offerti l’ospedale bresciano è stato oggi ammesso nelle fila di una importante società scientifica, IG-IBD, Gruppo Italiano per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, che promuove la ricerca clinica e di base a livello nazionale e internazionale. Tra 150mila e 200mila sono le persone in Italia affette da queste patologie complesse, che impattano notevolmente sulla qualità di vita e che hanno un alto costo anche per il paziente. Secondo i dati di una associazione di pazienti (AMICI) ogni anno le famiglie con una persona colpita da queste malattie devono affrontare una spesa di circa 750 euro. Ogni anno sono 10,5 su 100 mila abitanti i nuovi casi che si registrano in territorio nazionale. Complessivamente 100 su 100mila abitanti sono affetti da malattia di Crohn, e 121 su 100mila abitanti da colite ulcerosa.Alla IG-IBD aderiscono gastroenterologi, chirurghi, anatomo-patologi, biologi, nutrizionisti, statistici. “Siamo lieti di accogliere Poliambulanza nel nostro gruppo – esordisce il prof. Alessandro Armuzzi, Segretario Generale della IG-IBD -. È per noi un’occasione per ampliare la Rete e godere di un importante contributo non solo clinico ma anche scientifico. Ma soprattutto di collaborare per un obiettivo comune: la diffusione della conoscenza e il miglioramento delle cure”. “L’alleanza terapeutica e l’approccio multidisciplinare rappresentano un aspetto indispensabile nella cura delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali – chiarisce Cristiano Spada, Responsabile Unità Operativa di Endoscopia Digestiva di Fondazione Poliambulanza -. Nello specifico il morbo di Crohn può presentare, infatti, manifestazioni extra-intestinali ed interessare anche le articolazioni, il fegato, gli occhi e l’epidermide. È quindi necessario il coinvolgimento di esperti afferenti a diversi ambiti disciplinari”. Altro elemento che caratterizza le MICI è la cronicità. “Un paziente affetto da colite ulcerosa o da malattia di Crohn – continua il dott. Cristiano Spada – è un paziente medicalizzato a vita, che ha necessità di assumere farmaci costantemente e di sottoporsi a controlli periodici e continui. La ricerca costituisce, quindi, l’unica arma a disposizione per migliorare lo scenario futuro”.
La qualità della vita dei pazienti può essere compromessa; dolori addominali, spossatezza, sanguinamenti, urgenza di correre al bagno sono infatti i sintomi che caratterizzano le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Ed è proprio per dare un contributo concreto non solo in termini di ricerca scientifica, che Poliambulanza collabora attivamente con AMICI-Lombardia (Associazione Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali).
Su questa linea il 4 maggio si terrà un incontro tra medici e pazienti dal titolo “Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino: tra vecchie certezze e nuovi orizzonti”. L’evento fornirà l’opportunità per un confronto tra pazienti e medici. I pazienti avranno l’occasione per manifestare i propri dubbi, paure e necessità mentre i medici avranno la possibilità di capire ed orientarsi verso i bisogni più sentiti dei pazienti. Sarà inoltre l’occasione per fare il punto della situazione circa le novità in ambito diagnostico e terapeutico. Poliambulanza così entra in modo diretto nel mondo dei pazienti e al contempo insieme agli altri centri della IG-IBD si impegna a creare le basi per un cambiamento necessario. “L’entrata nella rete dà una visibilità internazionale al nostro Istituto Ospedaliero – conclude Spada -. Sempre più medici di base, specialisti e pazienti avranno modo di conoscerci e di usufruire delle cure offerte”.

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Nuovo Position Paper sulle malattie neuromuscolari

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

Favorire il più possibile il riconoscimento precoce delle gravi malattie neuromuscolari attraverso un sempre maggiore coinvolgimento e attenzione del pediatra di famiglia. È questo l’obiettivo dell’ultimo Position Paper redatto dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), in collaborazione con l’Associazione Italiana Miologia (AIM) e la condivisione di Parent Project e UILDM, sulle Malattie Neuromuscolari e sulla Distrofia Muscolare di Duchenne in particolare. Il documento fa parte del progetto PETER PaN(PEdiatria TErritoriale eRiconoscimento Precoce MalattieNeuromuscolari), il primo realizzato in Italia su una patologia rara e dedicato alla medicina del territorio. “Può diventare un prezioso strumento di lavoro per tutti i pediatri di libera scelta italiani – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. Questa nostra presenza capillare sul territorio e il rapporto di fiducia che abbiamo con le famiglie possono essere utili anche per la presa in carico di una particolare categoria di pazienti. Si calcola che siano oltre 20mila i bambini residenti nel nostro Paese colpiti da problemi neuro muscolari. Possiamo svolgere un ruolo importante sia nel riconoscimento precoce che nel monitoraggio nel tempo della patologia”. La Distrofia di Duchenne provoca una perdita delle capacità di movimento del giovanissimo. E l’aspettativa di vita risulta ancora molto bassa, intorno ai 30 anni. “Un ritardo nel suo riconoscimento determina un ritardo nell’avvio delle strategie terapeutiche e un conseguente anticipo del danno irreversibile ai muscoli scheletrici e cardiaci – aggiunge il dott. Mattia Doria, Segretario Nazionale FIMP alle Attività Scientifiche ed Etiche -. Inoltre riduce l’efficacia delle terapie standard, in primis fisioterapia e corticosteroidi, e l’accesso a quelle molecolari di nuova generazione. La diagnosi precoce passa dall’osservazione longitudinale dello sviluppo delle abilità neuro-psico-motorie. La condivisione di un percorso diagnostico tra pediatra, specialisti di malattie neuromuscolari e genitori è cruciale per sostenere in modo significativo la gestione clinico terapeutica del bimbo”. Il progetto PETER PaN, oltre al Position Paper, prevede diverse attività formative su tutto il territorio nazionale e la distribuzione di materiale informativo per pazienti e caregiver. “Siamo orgogliosi di promuovere queste iniziative che vogliono aumentare il livello di conoscenza e riconoscimento di questi e altri importanti problemi di salute – conclude Biasci -. Come Società Scientifica siamo convinti che per salvaguardare la salute di bambini e adolescenti alla prese con malattie molto gravi e complesse sia necessario un lavoro di squadra e questo primo documento ne è un esempio”.

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Salute: a Roma su malattie, ricerca e nuove terapie per il fegato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Roma 21 e 22 febbraio, nell’aula magna dell’Università la Sapienza, si terrà la riunione annuale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF). Tale evento è una preziosa occasione di confronto per gli esperti italiani e stranieri, in un momento storico cruciale per l’epatologia. Infatti, da qualche anno lo scenario di ricerca e cura delle malattie epatiche è sottoposto a mutamenti epocali.Da un lato, la recente disponibilità, per l’epatite da virus C, di nuove terapie efficaci e di breve durata ha consentito di trattare in modo sicuro tutti i soggetti con infezione da HCV, indipendentemente dalla severità della malattia di fegato. Alla data dell’11 febbraio 2019, infatti, sono stati avviati ben 170.376 trattamenti antivirali (Fonte: Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA, Ufficio registri monitoraggio: “Aggiornamento dati Registri AIFA DAAs – Epatite C cronica -11 Febbraio 2019”), con tassi di guarigione dall’infezione superiori al 90%-95%.Tale efficacia e sicurezza ha posto le basi perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità ponesse come obiettivo, raggiungibile entro il 2030 ,“l’eliminazione del virus HCV” dai paesi industrializzati.Quanto finora fatto pone l’Italia come uno dei paesi al mondo in cui sono stati curati il maggior numero di pazienti con epatite C. Tuttavia, vi è ancora molto da fare per raggiungere l’obiettivo eliminazione in Italia, in considerazione del gran numero di pazienti ancora da diagnosticare e da trattare, stimati da un recente studio in circa 275mila-300mila (Fonte EpaC: “Stima del numero di pazienti con infezione da epatite C nota e non nota residenti in Italia” – 22 settembre 2018).Dall’altro, a causa anche della riduzione dei casi di epatite C, l’emergenza, sempre più evidente, di altre patologie epatiche, ed in particolare della steatosi/steatoepatite non alcolica (NAFLD).La NAFLD è una malattia epatica da fegato grasso la cui origine è legata all’obesità, alla dislipidemia, ed al diabete, tutte condizioni in rapido aumento in paesi, come l’Italia, caratterizzati uno stile di vita sedentario, tipico dei paesi industrializzati. Allo stato non esistono trattamenti farmacologici approvati per tale condizione, che può essere corretta solo con modifiche dello stile di vita e con la cura delle condizioni associate. La sfida, in tale condizione, è il riconoscimento dei pazienti “a rischio”.Infine, la recente o prossima disponibilità di nuovi approcci terapeutici per patologie epatiche comuni, ad esempio l’epatocarcinoma, tumore primitivo del fegato, o più rare come le malattie autoimmuni o da accumulo.Tutti questi argomenti vengono trattati nel corso della due giorni di confronto della Riunione Annuale dell’Associazione, con una formula grazie alla quale si confrontano giovani ricercatori, che hanno l’opportunità di presentare i risultati delle loro ricerche su queste tematiche, ed esperti italiani e stranieri che tengono letture magistrali e tavole rotonde sugli argomenti più dibattuti.Il tutto è coordinato dall’organizzazione dell’Associazione che promuove queste attività attraverso borse di studio per i giovani medici in formazione e premi per le ricerche più meritevoli.In particolare, quest’anno l’associazione ha promosso la presenza di giovani specializzandi delle aree mediche interessate come Gastroenterologia, Infettivologia, Medicina Interna ed Endocrinologia, aumentando il numero di borse di studio disponibili.Tale evento è la dimostrazione oggettiva del grande impegno della comunità scientifica italiana nella ricerca e cura delle malattie epatiche. (Comunicato a cura del Dott. Salvatore Petta, Segretario dell’Associazione Italiana Studio Fegato)

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Malattie reumatologiche

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Dopo il grande successo dello scorso anno ritorna nella piazze italiane il progetto #Reumadays 2019. Saranno 11 le nuove città coinvolte nell’iniziativa che vuole sensibilizzare i cittadini sulle malattie reumatiche: Mantova, Ferrara, Roma, Milano, Bari, Catania, Cosenza, Genova, Torino, Trento e Napoli. In ogni tappa saranno installati info point, dove gli specialisti della Società Italiana di Reumatologia (SIR) incontreranno i cittadini. Sono previsti: speciali lezioni di salute, distribuzione di materiale informativo, consulti medici gratuiti e dimostrazioni pratiche di alcuni esami diagnostici. Il tutto sarà realizzato anche grazie all’aiuto delle associazioni dei pazienti. “Informazione e prevenzione sono due armi contro malattie serie ed invalidanti che colpiscono oltre cinque milioni di italiani – afferma il prof. Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della SIR -. Le patologie reumatiche, nel nostro Paese, determinano un rischio invalidità per oltre 800mila persone, più di 600mila ricoveri ospedalieri ogni anno e costi sociali diretti e indiretti di circa 4 miliardi l’anno. Imparare a riconoscere i campanelli d’allarme risulta fondamentale perché prima riusciamo ad intervenire meglio è per la salute del paziente. Esistono alcuni segnali che contraddistinguono le diverse malattie come dolore e gonfiore alle articolazioni delle mani e dei piedi, rigidità articolare mattutina che interessa soprattutto le mani e può perdurare per qualche ora dopo il risveglio, stanchezza non altrimenti motivabile, presenza di una febbricola persistente, dolore lombare prevalentemente notturno e mattutino non correlato a sforzi. Altri sintomi d’allarme possono essere cefalea, particolare sensibilità della cute alla luce solare, impallidimento delle dita delle mani dopo esposizione al freddo, sensazione di occhio secco o bocca secca, frattura ossea che compare senza un trauma importante”. “Adesso grazie alla ricerca sappiamo che l’epigenetica e l’ambiente svolgono un ruolo importante nell’insorgenza delle malattie reumatologiche – spiega Guido Valesini, Vice Presidente SIR -. Al tempo stesso anche abitudini non sane come il fumo o il grave eccesso di peso sono dei fattori di rischio rilevanti. Dopo i 65 anni, circa un italiano su 10 è tabagista, e circa il 15% è obeso. Per questo, attraverso la nostra campagna, vogliamo riuscire a trasmettere ai cittadini l’importanza di seguire stili di vita sani”.

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Prevenzione personalizzata per prevenire le malattie

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

L’Università di Parma è l’unico ateneo italiano coinvolto nella partnership del progetto europeo Preventomics (Empowering consumers to PREVENT diet-related diseases through OMICS sciences), focalizzato sulla nutrizione personalizzata come strumento per migliorare la salute e prevenire l’insorgenza di malattie. Per l’Ateneo (destinatario di un finanziamento di 540mila euro per le attività di ricerca del progetto) sono coinvolti il Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie con il prof. Daniele Del Rio, responsabile scientifico per l’Università di Parma, il Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco con le prof.sse Francesca Scazzina, Chiara Dall’Asta e Augusta Caligiani, e il Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche con il prof. Federico Bergenti.Per i prossimi tre anni Preventomics svilupperà piani personalizzati per la nutrizione e gli stili di vita al fine di migliorare la salute delle persone, basandosi su caratteristiche individuali come quelle fisiche e comportamentali, lo stile di vita, il genotipo, le preferenze e la condizione fisica. I piani di salute personalizzati terranno in considerazione le esigenze e i fabbisogni degli utenti per fornire indicazioni sui comportamenti da seguire, sfruttando le potenzialità delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT).Grazie al potenziale delle tecniche omiche, soprattutto della metabolomica, il progetto permetterà di conoscere lo stato di salute metabolica, e si focalizzerà su tecniche orientate a indurre un cambiamento nel comportamento delle persone con strumenti di nutrizione preventiva personalizzata, accessibili a tutti, per promuovere mutamenti nelle abitudini e realizzare il miglioramento della salute in maniera sostenibile e duratura.Da un punto di vista sociale, la ricerca svolta da Preventomics faciliterà l’adozione di abitudini alimentari salutari, aumenterà la soddisfazione e la fiducia nei confronti di una dieta più personalizzata e promuoverà una maggiore aderenza alla dieta mediterranea come modello alimentare salutare, in linea con le raccomandazioni dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).Il progetto Preventomics si concluderà con l’introduzione sul mercato di sei nuovi prodotti, sia scaturiti dall’applicazione di nuove tecnologie per migliorare la salute (e-business) sia sotto forma di prodotti alimentari per il consumo umano.
La partnership di Preventomics, coordinata da Eurecat, vanta 19 realtà europee da 7 diversi paesi. Oltre all’Università di Parma e ad Eurecat ne fanno parte ALDI, Alimentòmica, Onmi, Simple Feast, METEDA, Carinsa and Practio, University of Southampton, Institute of Communication and Computer Systems, Erasmus Universiteit Rotterdam, Leitat, Wageningen University, Uniwersytet Jagiellonski a Cracovia e Universiteit Maastricht, l’associazione dei pazienti affetti da osteoartrosi Osteoarthritis Foundation International (OAFI), l’Organizzazione dei Consumatori Spagnoli (OCU) e l’Associazione Spagnola per la Standardizzazione (UNE).

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Rivoluzionari kit diagnostici per individuare velocemente le malattie

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 dicembre 2018

ROMA – Il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) ha recentemente reso noti i risultati relativi all’ultimo bando dei finanziamenti “Consolidator”, considerati tra i più prestigiosi finanziamenti per la ricerca a livello europeo. Il bando ha visto assegnati ben 573 milioni di euro a 291 ricercatori (in media 2 milioni per ogni progetto). Gli italiani premiati, in tutto 35, ottengono ancora una volta un ottimo risultato piazzandosi al secondo posto, superati solo dai tedeschi.Purtroppo soltanto 15 di questi italiani svolgeranno la loro ricerca in Italia. Tra questi c’è Francesco Ricci, professore associato di Chimica Analitica nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’Università di Roma Tor Vergata che, con il progetto denominato “PRO-TOOLKITS”, ha ottenuto un finanziamento di 2 milioni di euro per 5 anni.Il progetto prevede lo svilluppo di sensori rapidi, sensibili e a basso costo per la misura di molecole (definiti “marker” diagnostici), che rilevano la presenza di diverse malattie tra cui tumori e virus. L’idea del progetto è rivoluzionaria e prevede di sviluppare un kit diagnostico basato sull’utilizzo di quelli che il professor Ricci chiama “circuiti genetici” e sfrutta il complesso sistema con cui ogni cellula traduce l’informazione genetica presente nel DNA.
“Ogni gene nel nostro corpo contiene l’informazione necessaria per la sintesi di proteine ed enzimi essenziali alla vita di ogni cellula”, spiega il prof. Ricci.
“Lo scopo del nostro progetto è quello di sintetizzare in laboratorio un “gene” artificiale progettato in modo da riconoscere uno specifico marker diagnostico ed essere attivato soltanto in seguito al legame con esso”. “Tale “gene” sintetico – continua Ricci – verrà immobilizzato su un piccolo chip su cui sarà deposta la goccia di sangue da analizzare”.
“Una volta a contatto con il marker diagnostico il “gene” sintetico sarà attivato portando alla sintesi di una proteina in grado di dare un segnale luminoso, facilmente misurabile e che permetterà di avere informazioni diagnostiche circa la presenza del marker nel campione di sangue.”
Questo è il terzo finanziamento del Consiglio Europeo della Ricerca ottenuto dal prof. Ricci dopo lo “Starting Grant” (1.5 milioni di euro) del 2013 e il “Proof of Concept grant” (150.000 euro) ottenuto nel 2017 ad ulteriore dimostrazione di una ricerca d’eccellenza condotta nell’università italiana che, anche grazie ai fondi europei, riesce ad affermarsi a livello internazionale.

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Artrite Psoriasica: 6 malattie in una

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

Celgene, azienda biofarmaceutica fortemente impegnata nel campo delle malattie infiammatorie e autoimmuni, ha promosso una sessione di formazione, rivolta alla stampa, dedicata all’artrite psoriasica (PsA). Questa patologia colpisce 250 mila persone in Italia, di età compresa tra i 30 e i 50 anni e in egual proporzione tra uomini e donne. Si parla di una malattia e 6 manifestazioni cliniche, perché coinvolge diverse parti del corpo, sia a livello di articolazioni sia di cute. In media quasi 1 paziente su 2 con Artrite Psoriasica presenta, agli esordi della malattia, la forma oligoarticolare. “L’Artrite Psoriasica oligoarticolare non è oligosintomatica. Il fatto che colpisca un numero limitato di articolazioni può portare erroneamente a considerarla una forma meno grave, sottovalutandola e sotto-diagnosticandola” – spiega il Prof. Roberto Caporali, Associato di Reumatologia, Università di Pavia e Responsabile Early Arthritis Clinic della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. “A torto, perché riguarda una quota significativa di pazienti, può avere manifestazioni cliniche importanti con un impatto rilevante sulla qualità di vita e può inoltre associarsi a comorbilità. Per questo, diagnosticarla correttamente e precocemente, valutando l’appropriato intervento terapeutico, rappresenta oggi una priorità nella cura della patologia”.Sono proprio i pazienti oligoarticolari quelli che più spesso rischiano di andare incontro a ritardi diagnostici. In queste fasi precoci, risulta, infatti, più difficile sia per il medico sia per il paziente identificare e misurare correttamente l’attività della malattia.
Le manifestazioni cliniche dell’Artrite Psoriasica includono: l’artrite periferica, che più comunemente interessa piedi e mani, seguiti da ginocchia, polsi, caviglie e spalle:
queste articolazioni risultano gonfie, rigide e provocano dolore; il coinvolgimento assiale: ovvero l’infiammazione della colonna vertebrale; il paziente avverte un dolore di tipo infiammatorio nella zona sacro-iliaca o nella colonna cervicale, toracica e lombare; l’entesite: consiste in un’infiammazione della zona in cui legamenti, tendini e capsule articolari si attaccano all’osso; la dattilite, che abitualmente si presenta con un dito molto dolente, con mobilità ridotta, spesso gonfio e arrossato. A queste manifestazioni articolari, si sommano quelle dermatologiche: la psoriasi, presente nella maggior parte dei pazienti nella forma a placche (chiazze eritematose rosate o rossastre, che possono essere di dimensioni e spessore variabili e possono associarsi a prurito e bruciore. Se irritate, possono arrivare a sanguinare) e il coinvolgimento ungueale: ovvero un’alterazione delle unghie.
Quella oligoarticolare rappresenta il sottotipo di PsA maggiormente frequente nelle fasi iniziali della patologia, eppure è poco conosciuto, studiato e spesso sottovalutato. Nonostante il numero di articolazioni coinvolte sia circoscritto, i pazienti con oligoartrite riportano un impatto della patologia più alto rispetto ai pazienti colpiti dalla forma poliarticolare. Possono emergere complicanze associate (cardiovascolari o sistemiche) e il paziente può soffrire sia di danni alle articolazioni (dolore e gonfiore), sia di compromissione della cute, in zone molto esposte come volto e mani, con significative conseguenze a livello emotivo e sociale, oltre che fisico.
Diagnosticando precocemente, è possibile intervenire precocemente. Le linee guida del Gruppo per la Ricerca e la Misurazione della Psoriasi e dell’Artrite Psoriasica (GRAPPA – Group for Research and Assessment of Psoriasis and Psoriatic Arthritis), affermano che uno dei principali e più importanti obiettivi nel trattamento della PsA è oggi rappresentato dal traguardo di ottenere il minor livello possibile di attività di malattia in tutte le sue manifestazioni cliniche[iv]. Gli studi condotti finora dimostrano che un trattamento come Apremilast – una small molecule che si somministra per via orale (a differenza delle altre terapie disponibili, che hanno formulazione iniettabile), potrebbe essere efficace su più manifestazioni cliniche, in particolare l’artrite periferica, la psoriasi a placche, l’entesite, la dattilite e la psoriasi ungueale.

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Malattie Cardiovascolari: come prevenire e diminuire la mortalità

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

Roma 20 Novembre 2018; ore 09.00 – 13.00 Ministero della salute Sala Auditorium Lungotevere Ripa, 1 Duecentomila casi all’anno di morte per ictus, un tasso di mortalità elevato (maggiore nelle donne) prima dei 75 anni, per un totale che ricopre il 44% delle morti a causa della malattia cardiovascolare in Italia.Combattere efficacemente i fattori di rischio quali ipertensione, ipercolesterolemia, fumo, sedentarietà è lo sforzo congiunto di diverse Società Medico-Scientifiche hanno, di recente, portato alla pubblicazione di documenti e linee guida, sulla prevenzione secondaria della malattia cardiovascolare ischemica aterosclerotica, principale causa di morte nella popolazione italiana.Nei vari testi, frutto di un attento lavoro di sintesi, vengono indicati i percorsi clinici di maggiore efficacia ed appropriatezza per le attività di prevenzione secondaria delle recidive ischemiche nei pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica. Di fatto, il clinico pratico dispone di forti evidenze scientifiche e di molti documenti di sintesi, nazionali e locali, che dovrebbero indirizzare coerentemente la loro azione quotidiana.
Eppure i dati che emergono dagli studi di osservazione nel cosiddetto “mondo reale” ci dicono che non è così. In effetti, le informazioni disponibili per il nostro paese sembrano indicare che tutte le misure di prevenzione secondaria, seppure certamente efficaci, vengono prescritte ed applicate significativamente meno di quanto si dovrebbe. Nel complesso si deve constatare con sorpresa e rammarico che le raccomandazioni contenute nelle linee guida sono spesso disattese nella pratica clinica corrente. I fattori di rischio, come ipertensione, ipercolesterolemia, fumo, sedentarietà, non vengono combattuti efficacemente.Questa situazione comporta un inevitabile tributo in termini di recidive ischemiche, spesso invalidanti o potenzialmente letali. In questo momento, tuttavia, le più sensibili associazioni scientifiche mediche ritengono necessario tentare il superamento delle difficoltà che impediscono il dispiegarsi di efficaci attività di prevenzione secondaria in favore dei pazienti che hanno sofferto un evento coronarico o cerebrovascolare acuto. Questa particolare popolazione di pazienti è infatti gravata dal maggiore possibile rischio di ulteriori complicanze cardiovascolari a breve termine. L’evento si propone di fare il punto sulla Prevenzione Cardiovascolare Secondaria e definire scenari sostenibili di implementazione efficace delle evidenze scientifiche attualmente disponibili.

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Malattie cardiovascolari: nuove prospettive per la riduzione del colesterolo

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

Come diminuire l’impatto delle malattie cardiovascolari in Italia, sia in termini di vite umane perdute e di morbilità, sia per le ricadute economiche? Se n’è parlato a Meridiano Cardio “Nuove prospettive nella prevenzione secondaria cardiovascolare: focus sull’ipercolesterolemia” giunto alla seconda edizione. «Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel nostro Paese, essendo responsabili del 35% delle morti totali. Non deve dunque sorprendere che i costi sanitari associati a tali patologie, ammontino circa a 21 miliardi di euro/anno. In particolare i costi diretti, riconducibili per l’84% alle ospedalizzazioni, ammontano a 16 miliardi» esordisce Francesco Saverio Mennini, professore di economia sanitaria all’Università Roma Tor Vergata. Cifre considerevoli che potrebbero essere ridotte anche grazie a interventi di prevenzione secondaria dopo un primo evento cardiovascolare. Per esempio, da uno studio dell’European Atherosclerosis Society Consensus Panel emerge che una riduzione del colesterolo LDL di 39 mg/dL si associa a un calo del rischio relativo di eventi cardiovascolari del 10% al primo anno, del 16% al secondo anno e del 20% dopo tre anni di trattamento. «Si stima che in prevenzione secondaria poco meno del 50% dei pazienti raggiungano il target dei livelli di colesterolo LDL» afferma Marcello Arca, direttore dell’UOS Centro arteriosclerosi del Policlinico Umberto I di Roma e segretario nazionale SISA, Società italiana per lo studio dell’Aterosclerosi. E Pasquale Perrone Filardi, direttore della scuola di specializzazione in malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università “Federico II” di Napoli, aggiunge: «In quest’ambito giocano un ruolo chiave i nuovi farmaci come gli inibitori di PCSK9, composti innovativi dal punto di vista della farmacologia cardiovascolare che riducono i livelli di colesterolo anche oltre il 50% a fronte di una buona tollerabilità e sicurezza». Tuttavia Federico Spandonaro, professore di economia sanitaria all’Università Roma Tor Vergata, puntualizza che nonostante gli inibitori di PCSK9 siano un’opportunità terapeutica di indubbia rilevanza, il loro utilizzo resta limitato al 13-14% dei pazienti eleggibili. «È come se i pazienti si perdessero in una rete assistenziale dalle maglie troppo larghe. Le criticità che emergono dimostrano la necessità di percorsi reali di presa in carico dei pazienti ipercolesterolemici, integrati fra i diversi servizi sul territorio» conclude Sabrina Nardi, Direttore Coordinamento nazionale delle Associazioni di Malati Cronici di Cittadinanzattiva. (fonte doctor33)

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Malattie respiratorie infantili

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 ottobre 2018

Sono le patologie più comuni del bambino- dichiara il professor Diego Peroni, direttore dell’Unità operativa di Pediatria dell’Aoup: da settembre rappresenta per i pediatri l’inizio della vera “stagione calda”, dal momento che, a causa delle mutate condizioni climatiche e della riapertura di asili e scuole, i bambini riprendono ad ammalarsi, andando incontro soprattutto ad infezioni a carico dell’apparato respiratorio. Inoltre, gli stili di vita odierni, la peggiorata qualità dell’aria per il crescente traffico veicolare, l’inquinamento industriale e l’esposizione al fumo di sigaretta, hanno provocato un incremento delle malattie respiratorie acute e croniche anche in età pediatrica. La Pneumologia pediatrica è, dunque – prosegue il professor Peroni – una branca fondamentale della Pediatria. In Aoup, sin dalla fondazione della SIMRI, i pediatri portano avanti l’attività della Scuola pisana di broncopneumologia pediatrica, nata più di 40 anni fa grazie all’attività del compianto professor Giuliano Baldini (già segretario del Gruppo di studio di Broncopneumologia pediatrica della Società Italiana di Pediatria e successivamente tra i soci fondatori). A Pisa è presente inoltre una crescente e apprezzata attività di ricerca e di assistenza clinica relativa alla diagnosi e al trattamento di tutta la patologia respiratoria in età pediatrica: in particolare per la Discinesia ciliare primaria, malattia rara per la quale la Pediatria pisana è diventata oggi un punto di riferimento nazionale, grazie anche all’attività del dottor Massimo Pifferi, entrando anche a far parte della rete europea per le malattie respiratorie rare (ERN – Lung). Tutto ciò – prosegue il professor Peroni – è stato reso possibile anche dalla disponibilità di un laboratorio di fisiopatologia respiratoria che, nel tempo, è stato dotato di strumentazione all’avanguardia per la valutazione della funzione respiratoria nel bambino a 360 gradi. A questo proposito, grazie anche al sostegno dell’Associazione Grande Giò, l’Unità operativa di Pediatria dell’Aoup si è recentemente dotata di nuovi strumenti in grado di permettere la valutazione della funzionalità respiratoria sin dai primissimi anni di vita. In occasione di questo congresso – conclude Peroni- tutto lo staff della Pediatria e in particolare la dottoressa Maria Elisa Di Cicco ha partecipato, sia con i medici strutturati sia con gli specializzandi, alla campagna educazionale “Dai un calcio al fumo”, realizzando, in collaborazione con la dirigente scolastica e le insegnanti, incontri nelle classi dell’Istituto comprensivo Fibonacci oltreché presso la scuola calcio Pisa Ovest, per illustrare ai ragazzi i rischi legati al vizio del fumo e a stili di vita scorretti.”

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Malattie infiammatorie croniche intestinali

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Roma venerdì 28 settembre, ore 18, presso l’NH Collection Roma Palazzo Cinquecento,Piazza dei Cinquecento, 90 sarà presentata la nuova campagna di sensibilizzazione di IG-IBD. “Il nostro primo obiettivo è la sensibilizzazione, a livello generale e mediatico, relativamente a queste malattie – spiega il Prof. Armuzzi – Per l’occasione abbiamo chiesto al nuotatore, campione italiano a livello internazionale, Simone Sabbioni di essere nostro testimonial, in quanto esempio di come si possa comunque giungere, nonostante tali malattie, a grandi risultati sportivi, e alla realizzazione di importantissimi obiettivi. Sebbene queste patologie, quando non gestite in maniera costante e seria, limitino in maniera pesante la vita di chi vi è affetto, una corretta informazione e un intervento immediato non provocherà effetti sulla qualità della vita, né a livello sociale né affettivo”.
I meccanismi alla base dello sviluppo delle MICI non sono ancora completamente noti, ma si pensa che il maggior ruolo sia attribuibile, in soggetti suscettibili dal punto di vista genetico, ad una alterata risposta immunitaria nei confronti del microbiota, cioè quell’insieme di microorganismi presenti all’interno dell’intestino, che viene alterato da fattori ambientali ancora poco conosciuti. “Alla base di questa malattia, allo stato attuale della ricerca scientifica, è un misto di concause: c’è innanzitutto una predisposizione genetica, quindi un background di fondo “fertile”. Da studi genetici, infatti, si è visto che sono presenti, in oltre 160 geni, piccole mutazioni che, nell’insieme, favoriscono la suscettibilità alla malattia. Ma ci sono anche fattori ambientali, ancora non bene identificati, come alimentazione e inquinamento. Tutti questi elementi modificano di fatto la flora batterica dell’intestino, stimolando una risposta immunitaria. Da questa nasce l’infiammazione, che con il tempo si cronicizza, provocando così i sintomi di questa malattia”.

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Cumuli rifiuti e possibili malattie correlate

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

In relazione all’emergenza rifiuti che in forma più o meno grave colpisce soprattutto i grandi centri urbani ove si rende sempre più difficile il loro smaltimento in tempi relativamente brevi il rischio da non sottovalutare l’insorgenza di patologie, aggravati dalla presenza di animali che convivono nell’ambiente antropico liberamente e si procacciano il cibo laddove l’uomo non cura l’igiene”. Ma il vero allarme è sul piano sanitario. Esaminiamo nello specifico i relativi casi:
• la Borreliosi di Lyme (malattia causata dal batterio spirocheta Borrelia burgdorferi sensu lato e i cui sintomi sono gravi e diffusi dolori agli arti, eritemi migranti multipli, meningiti e miocarditi);
• la Leptospirosi o malattia di Weil, causata dal batterio Leptospira, trasmessa all’uomo dalla puntura delle zecche parassite dei roditori infetti, dal contatto con l’urina di animali infetti; causa malessere, febbri prolungate, peggioramento delle funzioni renali, congiuntiviti, itterizia, anoressia, nausee, vomito, emorragie del tratto intestinale, dolori muscolari, debolezza e prostrazione; se non diagnosticata e curata tempestivamente può portare alla morte;
• la Salmonellosi, zoonosi causata dal batterio Salmonella enteridis, si manifesta con acute infezioni gastroenteriche, vomito, febbre e diarrea; è contratta a seguito del consumo di acqua o cibi contaminati dai roditori, o mediante l’ingestione di uova e carni infette non ben cotte.
Oltre alle più tradizionali malattie batteriche sopra accennate, i roditori sono vettori d’importanti malattie virali (encefalite da zecche, encefalite equina venezuelana, sindromi da arenavirus e hantavirus, vaiolo bovino), rickettsiosi (tifo murino, febbre bottonosa mediterranea, ehrlichiosi granulocitica umana), malattie causate da protozoi (toxoplasmosi, leishmaniosi, babesiosi, morbo di Chagas, cripto-sporidiosi, giardiasi) e d’infezioni di elminti (schisto-somiasi, angiostrongilosi, echinococcosi alveolare).
Per rendere meno nocivi i cumuli d’immondizia, aggiunge ANID, andrebbero effettuate nebulizzazioni diverse di insetticidi specifici, coadiuvate da larvicidi per contenere lo sviluppo dei focolai d’infestazione. Ovviamente sarebbe un programma di lavoro che andrebbe ripetuto con la stessa frequenza con cui si modificano i cumuli e andrebbe alternata con trattamenti di disinfezione, per abbattere i contaminanti patogeni proliferanti, ma anche con prodotti che inibiscano i processi di fermentazione, per sollevare i cittadini almeno dalle esalazioni che ne originano. Le amministrazioni comunali sono avvertite. Anche in questo caso la prevenzione è la migliore risposta terapeutica. (Servizio Fidest)

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Prevenzione delle malattie cardiovascolari e respiratorie

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 maggio 2018

Roma 25 maggio 2018, ore 14.00 Area di Cardiologia e Cardiochirurgia – Policlinico Umberto I – Viale del Policlinico 155 sarà inaugurata, presso la Sala Convegni “Pietro Valdoni” del Policlinico Umberto I, la XV Giornata nazionale della Prevenzione delle malattie cardiovascolari e respiratorie”; la manifestazione è promossa da Carlo Gaudio – Direttore del Dipartimento di Scienze cardiovascolari, respiratorie, nefrologiche, anestesiologiche e geriatriche della Sapienza di Roma – con il patrocinio del Comune di Roma e dalla Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio.
Sono previsti gli interventi di Mons. Andrea Manto, Direttore del Centro per la Pastorale familiare del Vicariato di Roma, del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e dell’Assessore alla Sanità Alessio D’Amato, del Sindaco di Roma Virginia Raggi, del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli. Faranno gli onori di casa il Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio e il Direttore Generale del Policlinico Umberto I, Vincenzo Panella.
Per l’occasione sarà inaugurato il nuovo sistema di trasmissione ad alta definizione degli interventi in diretta e in streaming dalle sale di Cardiologia interventistica e di Cardiochirurgia del Dipartimento Cuore e grossi vasi. Sarà eseguito e proiettato in Sala Valdoni un intervento di angioplastica coronarica, cui assisteranno – oltre ai medici e agli specializzandi – anche gli studenti di una scuola superiore, nell’ambito del progetto di Alternanza Scuola-Lavoro.La XV Giornata Nazionale della Prevenzione delle malattie cardiovascolari e respiratorie ospiterà anche il tradizionale convegno promosso da Carlo Gaudio, di formazione medica continua accreditato presso il Ministero della Salute con 14 ecm, rivolto a 200 medici del territorio, studenti, specializzandi e dottorandi di tutta Italia.Uno spazio centrale del corso sarà dedicato alla prevenzione cardiovascolare a costo zero, attuabile tramite i cambiamenti nell’alimentazione e nello stile di vita, che saranno illustrati nella prima sessione del Congresso da Carlo Gaudio e dall’alimentarista, Giorgio Calabrese.
Nel secondo giorno saranno trattate le tematiche relative alle terapie farmacologiche più attuali e alle ultime, sofisticate metodiche diagnostiche per immagini e tecniche chirurgiche, con la presenza dei nomi più prestigiosi della Cardiochirurgia e della Cardiologia interventistica nazionale e internazionale, come il professor Carlo Di Mario. Verranno trattati, infine, i nuovi percorsi terapeutici nelle patologie bronco-polmonari e nelle infezioni respiratorie.

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I docenti sono tra i più esposti a malattie psichiatriche ed oncologiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 febbraio 2018

Oggi più che mai il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i più docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi. Sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori autori di un’indagine su larga scala, utilizzando quattro questionari, volti ad indagare diversi ambiti problematici connessi con lo sviluppo della sindrome. I risultati della ricerca, presentati oggi su Orizzonte Scuola, indicano che bisogna “sensibilizzare i docenti sulle malattie professionali alle quali risultano maggiormente esposti (prevalentemente psichiatriche ed oncologiche), sulle caratteristiche d’insorgenza e sui sintomi più comuni, sulle modalità per affrontarle, e sugli strumenti medici, burocratici e legali dei quali servirsi”. A partire dai meno esperti, perché “sono gli insegnanti più giovani, e con meno anni di servizio, a mostrare un maggior livello di depersonalizzazione, ovvero di distanziamento emotivo e relazionale dai propri allievi, spesso per la mancanza di un adeguato sostegno nei momenti di difficoltà, e per lo scollamento tra aspettative e realtà”. Lo studio ha anche “permesso di evidenziare che spesso ciò che manca nel lavoro docente è la possibilità di essere sostenuti da una rete (di esperti, di colleghi, etc.), che contribuisca a fornire un supporto sempre presente e disponibile nei momenti di difficoltà vissuti a scuola”.
Tuttoscuola: Per gli insegnanti, come si sa, non è previsto alcun controllo né all’inizio della carriera né successivamente. Non è il caso di pensarci? Quei rari casi, anche recenti, di violenze su bambini nelle scuole dell’infanzia da parte di insegnanti anziani non sono forse un campanello d’allarme?Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si confermano le conclusioni dello studio decennale ‘Getsemani Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti’. Anche il personale è cosciente: lo testimonia il successo della petizione pubblica, promossa nelle scorse settimane dal medico esperto di “stress da lavoro”, il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, attraverso cui si chiedevano stipendi adeguati, pensione anticipata e tutela della salute dei docenti. In assoluto, riteniamo che per tutti i lavoratori debba essere adeguata l’uscita dal lavoro all’età media oggi in vigore nei Paesi europei, ovvero 63 anni, e non all’aspettativa di vita. Le statistiche non possono ledere i diritti. E chi opera nelle nostre scuole è stato molto penalizzato dal nuovo meccanismo pensionistico. Tra l’altro, si dice ai lavoratori italiani di andare in pensione a quasi 70 anni di età oppure 43 anni di contributi, percependo nel frattempo stipendi divorati dall’inflazione e ritoccati ogni dieci anni con aumenti ridicoli, come si sta facendo in questi giorni con la scuola: così si ritroveranno pure con assegni di pensione ridotti perché nel frattempo è stato imposto il sistema contributivo meno vantaggioso.

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Visite fiscali: un decreto da bocciare in toto

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

medicoCon decreto n.206 del 17 ottobre 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.302 del 29/12/2017, entrerà in vigore, dal 13 gennaio 2018, il nuovo regolamento sulle visite fiscali, e sulle modalità di accertamento delle assenze dal servizio.Tra le note negative contenute nel decreto, va posto sicuramente l’accento sulla mancata armonizzazione delle fasce orarie di reperibilità tra settori, che rimangono di 7 ore per quello pubblico (9-13 15-18) e di 4 ore per quello privato (10-12 17-19). L’obbligo di reperibilità sussisterà anche nei giorni non lavorativi e festivi.Le altre disposizioni contenute nel decreto Madia-Poletti, stabiliscono che la visita fiscale può essere richiesta dal datore di lavoro sin dal primo giorno di assenza, e che la stessa può essere ripetuta in prossimità di giornate festive o di riposo, o durante la giornata stessa; anche l’INPS può disporre la visita secondo gli stessi criteri.Infine, in un’ottica di inasprimento dei controlli, è contenuta una stretta sui motivi di esclusione dall’obbligo di reperibilità, che in precedenza erano 5 (Legge Brunetta) ed ora scendono a 3. Rimangono comunque esclusi tutti quei lavoratori con patologie gravi che richiedono terapie salvavita, quelli con malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio e quelli con stati patologici connessi alla situazione d’invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.
Un decreto da bocciare in toto, sia perché mantiene una condizione di sfavore per i lavoratori del pubblico impiego, ma anche perché introduce il nuovo principio delle visite fiscali sempre, comunque e a ripetizione, come se il lavoratore stesse simulando le malattie a prescindere, in barba anche a quanto prescritto dal proprio medico curante.

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Malattie reumatiche: subdole e silenziose

Posted by fidest press agency su domenica, 26 novembre 2017

psoriasiDanneggiano a poco a poco le cartilagini ed i tessuti circostanti e all’inizio non danno segni evidenti. Solo in un secondo momento si manifestano con forti dolori a cui seguono le prime difficoltà di movimento. Sono le malattie reumatiche e in Italia oltre 800mila persone sono a rischio di invalidità a causa delle forme più gravi di patologie come artrite reumatoide, artriti sieronegative, spondilite o artrite psoriasica. Questo è dovuto anche alle troppe diagnosi che arrivano in ritardo e che quindi rendono le cure per il paziente meno efficaci. Nel caso delle spondiliti anchilosanti dall’inizio dei sintomi alla diagnosi passano in media 7 anni. Per individuare la fibromialgia in media ci vogliono 5 anni e nei tre quarti dei casi inizialmente viene scambiata per un semplice mal di schiena. Per aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza su questi gravi disturbi all’apparato locomotore la Società Italiana di Reumatologia (SIR) lancia la sua prima campagna nazionale itinerante. Si chiama #ReumaDays la SIR incontra i cittadini e toccherà 11 città della Penisola. In ogni tappa sono installati nelle piazze degli info point nei quali viene distribuito materiale informativo e dove i medici della SIR spiegano le principali malattie reumatiche e le più importanti terapie per contrastarle. Il progetto viene presentato al 54° congresso della Società scientifica che si svolge a Rimini fino a sabato. Proprio nella città romagnola oggi e domani si tiene la prima tappa della campagna presso il Centro commerciale “Le Befane” (Via Caduti di Nassiriya 20). “Le malattie reumatiche colpiscono oltre 5 milioni di italiani e interessano una persona su tre dopo i 65 anni – afferma il prof. Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale della SIR -. Nonostante la loro grande diffusione, sono ancora sottovalutate e molti cittadini sono convinti che siano solo dei semplici dolori provocati dall’invecchiamento o dal clima. In realtà, si tratta di patologie che, oltre a minare seriamente la qualità della vita, possono essere potenzialmente mortali. Le connettiviti, per esempio, se non curate possono compromettere la funzione di organi e apparati vitali come cuore e cervello. Con ReumaDays vogliamo favorire a 360° gradi la corretta informazione e insegnare quali sono i principali campanelli d’allarme da non sottovalutare”. “Quelle reumatiche sono le patologie che comportano i maggiori costi sociali all’INPS dopo il cancro e le malattie cardiovascolari – sottolinea il prof. Luigi di Matteo, vice presidente SIR -. Una delle patologie più gravi è senza dubbio l’artrite reumatoide che, se non curata, determina il 30% di invalidità entro cinque anni. Riesce a impattare in maniera significativa sulla vita sociale e lavorativa di una persona obbligando a cambiare radicalmente le proprie abitudini. E’ quindi fondamentale riuscire a mettere in guardia tutti i cittadini sui rischi che possono correre”. Negli info point allestiti nelle varie città italiane i cittadini potranno ascoltare anche i consigli degli specialisti sulla prevenzione primaria delle malattie. “Gli stili di vita sono fondamentali anche in ambito reumatologico – prosegue Galeazzi -. E’ accertato da numerosi studi scientifici che il fumo è coinvolto nell’insorgenza dell’artrite reumatoide, del lupus e di altre malattie autoimmuni sistemiche. L’obesità è invece una condizione tipica di chi soffre di artrite psoriasica e aumenta il rischio di artrosi all’articolazioni. Nel nostro Paese, alcuni comportamenti scorretti sono ancora troppo diffusi e, infatti, oltre 11 milioni di italiani sono tabagisti mentre il 45% degli adulti è in sovrappeso. Durante la campagna insegneremo anche le principali regole della salute che possono salvaguardare l’apparato muscolo-scheletrico e più in generale il nostro benessere”.
Dopo Rimini #ReumaDays si fermerà nelle piazze di Ancona, Pescara, Potenza, Ragusa, Cagliari, Siena, Perugia, Brescia, Padova e Udine. Tutta la campagna gode dell’appoggio della Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite – FIRA, l’Onlus istituita su impulso della SIR nel 2006. “Siamo lieti di sostenere questa importante iniziativa educazionale che vuole accendere i riflettori sulle malattie reumatiche – sostiene il prof. Carlomaurizio Montecucco, Presidente Nazionale della Fondazione FIRA -. Sono in totale oltre 150 diversi disturbi e di molti non conosciamo ancora i reali motivi da cui sono originati. Rappresentano complessivamente la prima causa di disabilità nel nostro Paese e per contrastarli efficacemente è necessario aumentare il numero delle diagnosi precoci. Al tempo stesso però bisogna promuovere con maggiore forza la ricerca scientifica in questo ambito della medicina”.

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Malattie aterosclerotiche, aumento della tiroxina libera associata a eccesso di rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

malattie ateroscleroticheLivelli elevati, ma anche ai limiti superiori della norma, di tiroxina libera (FT4) si associano a maggiori probabilità di decessi legati a vasculopatie aterosclerotiche nelle persone anziane e di mezza età, secondo uno studio appena pubblicato su Circulation Research. I ricercatori, coordinati da Arjola Bano dell’Erasmus University di Rotterdam in Olanda, hanno analizzato i dati di 9.420 partecipanti al Rotterdam Study (età media 65 anni, 57% donne) verificando eventuali correlazioni tra livelli di FT4 e ormone tireostimolante (TSH) con la presenza di aterosclerosi, malattie cerebrovascolari o altre vasculopatie correlate. E dopo un follow-up mediano di 8,8 anni, è emerso che aumentati livelli di FT4 si associano a un raddoppio delle probabilità di aumenti patologici delle calcificazioni coronariche, che indicano un’aterosclerosi subclinica. Inoltre un incremento dei valori di tiroxina libera si associa a un aumento dell’87% delle probabilità di eventi cardiovascolari da aterosclerosi e a un raddoppio del rischio di morte cardiovascolare aterosclerosi correlata.«Ci aspettavamo che la funzione tiroidea influenzasse il rischio di aterosclerosi attraverso fattori di rischio cardiovascolari tradizionali come l’ipertensione, ma i nostri dati suggeriscono un ruolo importante di meccanismi fisiopatologici diversi» scrivono i ricercatori, sottolineando che il dosaggio della tiroxina libera potrebbe aiutare a individuare gli individui a maggior rischio di aterosclerosi. «Crediamo che questo sia il primo studio di coorte a indagare il rapporto tra funzione tiroidea e aterosclerosi dalla fase subclinica a quella gravemente sintomatica o addirittura mortale» riprendono gli autori, precisando che limiti dello studio sono la mancanza di dosaggi ormonali seriati e la casistica limitata ad adulti caucasici anziani e di mezza età, cosa che impedisce l’estensione dei risultati ad altre popolazioni. «Questi dati aprono la strada a studi che chiariscano i meccanismi alla base del legame tra aterosclerosi e funzione tiroidea, permettendo di individuare potenziali obiettivi per strategie preventive future» conclude Bano. (fonte: doctor33) (foto: malattie aterosclerotiche)

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