Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘malattie’

I benefici del sonno per contrastare malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Camerino Dormire bene potrebbe aiutare a prevenire malattie neurodegenerative, tra le quali l’Alzheimer, oppure a ritardarne l’insorgenza. È quanto stanno cercando di scoprire i ricercatori del laboratorio del sonno di Unicam, guidati dal prof. Michele Bellesi della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria. In Italia i malati di Alzheimer sono circa l’4,5% della popolazione over 65, percentuale che cresce se consideriamo la popolazione sopra gli 80 anni; si tratta di una malattia per la quale non esiste ancora una cura e, essendo molto invalidante, rappresenta dunque anche un importante problema sociale.Il progetto ha ottenuto un importante finanziamento da parte della fondazione inglese “Alzheimer’s Research UK”, che consentirà ai ricercatori Unicam di testare appunto per la prima volta se il miglioramento della qualità del sonno possa ritardare o bloccare l’insorgenza dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative. “Nel corso degli anni – ha sottolineato il prof. Bellesi – numerosi studi hanno dimostrato che esiste un forte legame tra la malattia di Alzheimer e la qualità del sonno. Attraverso l’utilizzo di un modello transgenico animale che sviluppa la malattia nelle sue caratteristiche principali, molto simile a quella dell’uomo, verificheremo se, potenziando il sonno grazie all’utilizzo di opportuni stimoli sensoriali durante specifici stadi del sonno, riusciremo a frenare il decorso della malattia””Se ciò accadesse, ed è quello che ci auguriamo – conclude il prof. Bellesi – si potrebbe aprire la strada allo sviluppo e applicazione di approcci che sfruttano la stimolazione sensoriale durante il sonno, come letti oscillanti intelligenti o fasce audio indossabili, che potrebbero rallentare la progressione della malattia nelle persone affette da Alzheimer attraverso il miglioramento della qualità del sonno”.

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Seduta scientifica su “Il ruolo protettivo della masticazione sullo sviluppo cognitivo e nelle malattie degenerative”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2021

Torino Martedì 12 ottobre alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una seduta scientifica in presenza, pur continuando la trasmissione via web, dal titolo “Il ruolo protettivo della masticazione sullo sviluppo cognitivo e nelle malattie degenerative”. L’incontro verrà introdotto da Elio Berutti, Professore di Endodonzia e Odontoiatria, Università di Torino e da Stefano Carossa, Professore di Odontoiatria e Protesi dentaria, Università di Torino, entrambi soci dell’Accademia di Medicina. La relatrice sarà Maria Grazia Piancino, Professore associato in Ortognatodonzia, Università di Torino. La ricerca scientifica internazionale ha recentemente dimostrato il ruolo della masticazione come stimolo alla produzione di nuovi neuroni e sinapsi nelle aree cerebrali deputate alla memoria e all’attività cognitiva quale l’ippocampo. La sua influenza è risultata chiara sia come stimolo durante la crescita che nel rallentamento del decadimento cognitivo e neurodegenerativo durante l’invecchiamento. Per questo gli autori sottolineano il ruolo protettivo della funzione masticatoria dallo svezzamento e per tutto l’arco della vita. Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass, sia collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Malattie respiratorie e anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2021

Secondo un’indagine condotta da Senior Italia FederAnziani nel 2020, il 14,9% degli over 60 privi di una diagnosi di malattia respiratoria presenta un’ostruzione respiratoria senza saperlo, la prevalenza aumenta sensibilmente con l’età e si associa a riduzione dell’attività fisica e della qualità di vita delle persone anziane. All’interno di questa popolazione quasi un paziente su due presenta un’ostruzione moderata o grave.Tuttavia, la BPCO viene spesso diagnosticata nelle fasi avanzate, spesso in occasione del ricovero ospedaliero per riacutizzazione, mentre le forme iniziali e lievi non vengono diagnosticate. Per questo Senior Italia FederAnziani, con il contributo non condizionante di Menarini, lancia una campagna di sensibilizzazione dedicata a questa patologia, con l’obiettivo di farla conoscere meglio, specialmente ai senior, che ne sono maggiormente interessati, e favorire una diagnosi tempestiva, migliorando la qualità della vita delle persone che ne sono affette.La campagna di sensibilizzazione prevede il coinvolgimento di importanti esponenti del mondo medico scientifico, dell’area pneumologica, i quali spiegheranno ai pazienti come riconoscere i sintomi della malattia, quali corretti stili di vita adottare, l’importanza dell’aderenza alla terapia. Le video-pillole con i consigli utili saranno trasmesse attraverso il Tg della federazione, Senior News, che va in onda dal lunedì al venerdì in tv su Canale Italia e su un network di oltre 120 radio su tutto il territorio nazionale, oltre ad essere presente sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della federazione.Alle interviste si affianca una campagna condotta attraverso i social per raggiungere non solo gli over 65 che li utilizzano, ma anche i familiari che possono avere un ruolo chiave nella sensibilizzazione dei propri genitori e nonni rispetto all’importanza della conoscenza della BPCO.Tra gli obiettivi della campagna anche il miglioramento dell’aderenza alla terapia: basti pensare che mentre per l’ipertensione si stima che l’aderenza sia ancora al 55,1% per la BPCO la stessa scende vertiginosamente al 21,3%.“L’entità di questi dati ci deve fare riflettere, perché la cruda realtà dei numeri nasconde la sofferenza quotidiana delle persone che ne soffrono e dei loro familiari – dichiara il Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina. – Queste cifre indicano l’urgenza di affrontare il problema crescente in tutta la sua complessità. I fattori che aiutano a migliorare la gestione delle patologie respiratorie possono essere tanti e diversi, ma tra questi l’informazione e l’empowerment dei pazienti rimangono senz’altro le strade più efficaci per anticipare (e spesso prevenire) alcune gravi complicanze di questa patologia”.

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Malattie da accumulo lisosomiale: screening neonatale

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2021

Una diagnosi precoce può cambiare l’approccio terapeutico e la vita del paziente: questo è vero soprattutto per le malattie da accumulo lisosomiale, come Malattia di Gaucher, Malattia di Fabry e Sindrome di Hunter, o Mucopolisaccaridosi tipo II, patologie croniche di origine genetica che si manifestano nei primissimi anni di vita, causate da un difetto o assenza di uno degli enzimi contenuti nei lisosomi. La possibilità di iniziare tempestivamente la terapia grazie a un riconoscimento precoce della malattia permette di ridurre notevolmente, e in qualche caso azzerare, gli effetti di queste patologie, che nel loro sviluppo determinano danni permanenti e irreversibili al sistema nervoso, disabilità intellettive, fisiche e dello sviluppo, portando a un’importante riduzione dell’aspettativa di vita o alla morte. I numeri parlano di un nuovo caso su 7.700 nascite ogni anno, ma la realtà è che esiste un ampio sommerso a causa di forti ritardi diagnostici, che possono arrivare fino a 10-14 anni e portare a gravi conseguenze. Lo screening neonatale è uno strumento clinico efficace e affidabile, implementato già da molti anni per diverse patologie rare e metaboliche. «Lo screening neonatale è una delle conquiste della medicina moderna, perché dal punto di vista pratico è un atto di analisi di massa per delle patologie che se riconosciute in tempo possono essere in alcuni casi curate o trattate efficacemente, evitando conseguenze a lungo termine – dichiara Maurizio Scarpa, Direttore Centro di Coordinamento per le Malattie Rare, Azienda Sanitaria Friuli Centrale – In Italia c’è sempre stata grande attenzione per lo screening neonatale, fin dagli anni ’60 con l’introduzione dello screening per la fenilchetonuria: si può dire che il nostro Paese, insieme all’Inghilterra, sia stata la culla dello studio delle malattie metaboliche, di cui si sono gettate le fondamenta grazie a importanti scuole come Roma, Genova, Firenze, Cagliari, Padova. È fondamentale che lo screening neonatale non sia considerato ‘solo’ un test ma che sia compreso all’interno di un sistema che deve servire a migliorare la storia naturale della malattia: deve essere un atto medico che inizia dalla gravidanza, spiegando alla coppia di cosa si tratta, quali sono le malattie che possono essere individuate, cosa si può fare, cosa è previsto in caso di positività, l’eventuale presa in carico da parte di un centro specialistico che seguirà il bambino e i suoi genitori. Se viene fatto tutto in modo frettoloso e non strutturato, ad esempio il consenso viene preso a ridosso del parto, allora l’efficacia di questo sistema viene meno». Lo screening neonatale per le malattie da accumulo lisosomiale è disponibile ed è già stato applicato, con risultati rilevanti, per alcune di queste patologie in programmi pilota in Veneto, Toscana e Umbria, ma non ancora su larga scala.

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Filler e malattie autoimmuni

Posted by fidest press agency su martedì, 20 luglio 2021

By dottor Felice Strollo, presidente dell’Accademia Italiana di Medicina Anti-Aging (AIMAA). Le persone affette da malattie autoimmuni (come la tiroidite di Hashimoto o l’artrite reumatoide) possono fare tranquillamente i filler? Ma anche alcuni pazienti che non partono con una malattia autoimmune di base, nel tempo, possono presentare la comparsa di una forma di autoimmunità. Allora ci siamo chiesti: non sarà meglio in questi soggetti evitare i filler in quanto tali? La presenza di anticorpi si accentuerà con l’applicazione dei filler? E chi ha familiarità con l’autoimmunità non rischia la comparsa di una risposta autoimmunitaria che prima non esisteva? Sono domande che non hanno ancora una risposta, ma il mondo della medicina estetica sta provvedendo a colmare questo gap di conoscenza e una sessione del Congresso della SIME sarà dedicata appunto a questi temi.I dubbi sono nati dalla constatazione che l’uso dell’acido ialuronico in medicina estetica può scatenare qualche reazione proprio perché si tratta di una molecola che non essendo ‘estranea’ all’organismo, quando viene iniettata è vissuta come qualcosa da ‘elaborare’. Di certo, prima di sottoporre un paziente a trattamenti di medicina estetica, è molto importante verificare il suo stato di salute globale e l’eventuale presenza di segnali di autoimmunità, come la presenza degli anticorpi anti-tiroidei (antitireoglobulina e antiperossidasi).Ma in tema di medicina estetica e autoimmunità non riguarda solo ai prodotti applicati, ma anche le metodiche utilizzate, che possono anch’esse provocare una risposta immunitaria. È il caso ad esempio del ‘danno da ago’. Nei prossimi anni dedicheremo grande attenzione alle risposte immunitarie da piccoli traumi, e andremo ad approfondire temi come la diagnostica e le reazioni ritardate all’acido ialuronico in rapporto alle caratteristiche immunitarie, alla cute e al sistema immunitario del paziente. Per migliorare le conoscenze in questo campo abbiamo messo a punto un semplice questionario di 16 domande che, se utilizzato in ogni ambulatorio di medicina estetica, potrebbe darci informazioni ‘real life’ preziose sul paziente. La raccolta di questi dati offrirà grandi vantaggi in termini di sicurezza, sia dei medici, che soprattutto dei pazienti.“La sicurezza del paziente è sempre al primo posto tra le priorità della medicina estetica – sottolinea il presidente SIME Emanuele Bartoletti – Molti eventi avversi descritti sono dovuti a reazioni immunitarie dovute ai più diversi fattori. La qualità delle sostanze iniettate è importantissima, come fondamentale è lo studio del paziente prima di qualsiasi terapia. Diffidare di chi ci tratta senza averci sottoposto ad un check up di medicina estetica e di chi esegue trattamenti a basso costo: i materiali di qualità hanno sempre un alto costo e il medico non riduce il suo guadagno…”

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Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 Maggio 2021

(oltre il 40%) e una delle cause principali di morbosità e invalidità. Lo abbiamo scoperto drammaticamente in quest’anno di pandemia, che ha visto molti cardiopatici disertare gli ospedali e quindi sottrarsi ad accertamenti diagnostici e terapie. Va ricordato che chi sopravvive ad un attacco cardiaco diventa un malato cronico e la malattia modifica la qualità della vita. La prevenzione, pertanto, è l’unica possibile soluzione per intervenire tempestivamente sui diversi fattori di rischio modificabili (l’ipertensione arteriosa, l’eccesso di grassi e zuccheri nel sangue, il fumo, l’alcool, la sedentarietà e l’alimentazione scorretta). Su queste variabili intervengono sia la prevenzione primaria, che riguarda chi non ha mai sviluppato una malattia cardiovascolare, sia la prevenzione secondaria, volta a prevenire eventuali recidive in chi ha già subito un evento avverso. «I fattori di rischio modificabili sono il terreno sul quale possiamo giocare la nostra partita per il cuore, attraverso la prevenzione. E vincerla. Gli studi epidemiologici l’hanno dimostrato da tempo: il rischio cardiovascolare è reversibile e abbassare i livelli dei fattori di rischio riduce gli eventi cardiovascolari e la loro gravità. Uno stile di vita corretto – insieme alla terapia farmacologica quando è necessario – possono fare molto per la salute del cuore e la prevenzione delle conseguenze più gravi»- spiega la dottoressa Cristina Giannattasio, responsabile del Cardiocenter del Dipartimento Cardiotoracovascolare Ospedale Niguarda, sostenuto dalla Fondazione De Gasperis. Per ottenere risultati significati, sottolineano al Cardiocenter, la prevenzione deve divenire parte della nostra cultura, del livello sociale, a partire dai giovani, che dovrebbero adottare sin da subito uno stile di vita corretto. La prevenzione nasce dalla consapevolezza, ma se un comportamento favorevole alla salute del cuore viene vissuto come normale sarà più naturale farlo proprio e mantenerlo nel tempo.

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Malattie rare gastrointestinali ed epatologiche

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

Le malattie rare d’interesse gastroenterologico o epatologico rappresentano una “fetta” consistente nel più ampio ambito delle patologie rare. Ve ne sono di differenti forme ma con un elemento in comune: un impatto forte e invalidante sulla qualità della vita dei pazienti. A pochi giorni dalla Giornata Mondiale dedicata in tutto il mondo alle malattie rare la SIGE fa il punto su queste patologie. Una malattia è definita rara quando colpisce meno di una persona su 2000 nella popolazione europea. Sfortunatamente la lista di malattie rare è molto lunga e, di conseguenza, le persone affette sono complessivamente moltissime. Si stima, infatti, che in Europa circa 36 milioni di persone sono affette da una malattia rara. “Le malattie rare d’interesse gastroenterologico o epatologico rappresentano una sfida per i pazienti, i medici e i ricercatori – spiega Antonio Benedetti, presidente SIGE -. Molte di queste patologie, come ad esempio le malattie autoimmuni epatiche o i disordini di motilità intestinale rari, causano sintomi cronici di gestione complessa, sono difficili da diagnosticare o hanno un esordio in età infantile. Il primo passo per aiutare i pazienti affetti da malattie rare è aumentare la consapevolezza globale di queste patologie. In questa ottica, la settimana dedicata alle malattie rare è un evento fondamentale. Rappresenta, infatti, il primo sforzo per la creazione di reti che permettano non solo di supportare i pazienti e le loro famiglie ma anche di favorire l’expertise medica e la collaborazione ai fini della ricerca di base e clinica. Le società scientifiche quali la SIGE hanno il compito fondamentale di favorire e sostenere la creazione di queste reti, mediante l’intermediazione tra pazienti, associazioni, medici e ricercatori e il supporto alle campagne di sensibilizzazione globale.Le malattie rare in ambito gastroenterologico: acalasia esofagea, esofagite eosinofila e gastroenterite eosinofila sono le patologie diagnosticate con maggior frequenza. L’acalasia esofagea, patologia dell’esofago caratterizzata da assenza di rilasciamento dello sfintere esofageo e assenza della peristalsi fisiologica, ha un’incidenza di 1 su 100mila abitanti ogni anno, con una maggiore prevalenza tra le persone anziane e con differenze minime tra uomini e donne. Chi soffre di acalasia va incontro ad un rischio alto, ben cinque volte superiore alla media, di ammalarsi di carcinoma dell’esofago.Sull’esofagite eosinofila si sta concentrando un’attenzione particolare da parte della comunità scientifica internazionale. I dati di incidenza fissati in una forbice che oscilla tra 1 e 20 pazienti ogni 100mila abitanti ogni anno, con una predilezione verso il sesso maschile e l’età giovane, la pongono tra le patologie “in evoluzione” e in preoccupante aumento. Un’incidenza minore, invece, con meno di 1 caso ogni 100mila abitanti, viene registrata per la gastroenterite eosinofila, che può colpire qualsiasi tratto dallo stomaco al colon.In generale, le patologie rare di questo tipo presentano una sintomatologia simile al loro esordio. Sia l’esofagite eosinofila, sia l’acalasia esofagea sono caratterizzate da sintomi come disfagia (difficoltà al transito del cibo in esofago), occasionali rigurgiti o episodi di bruciore; segnali che possono essere scambiati con una malattia da reflusso gastroesofageo e che possono, quindi, ritardare l’iter diagnostico di malattia rara. (abstract da ufficio stampa Adnkronos Comunicazione per SIGE-Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva)

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Malattie rare, un’emergenza nell’emergenza

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2021

“In questo 2021 in cui siamo ancora alle prese con una crisi pandemica che ha sottoposto a una durissima prova i servizi sanitari di tutto il mondo, ostacolando l’assistenza per larghe fasce della popolazione, è fondamentale non dimenticare i 300 milioni di persone affette dalle 6000 malattie rare oggi conosciute, per le quali ricevere le cure necessarie è sempre difficile” dichiara il presidente della FOFI Andrea Mandelli alla vigilia della Giornata Mondiale delle Malattie Rare (28 febbraio). Si stima che queste patologie coinvolgano in Italia circa un milione di persone e, prosegue il presidente della FOFI, “per molte di queste persone essere visitate dallo specialista o ricevere i trattamenti previsti comporta spesso trasferte in centri lontani dalla propria abitazione, un disagio che è stato aggravato nel periodo del lockdown e non soltanto, senza contare che numerose malattie rare, come quelle polmonari croniche o i deficit immunitari, possono favorire il contagio da SARS-CoV-2. La pandemia ha dimostrato che in Italia è indispensabile un ripensamento dell’assistenza territoriale e questo dovrà assolutamente tenere conto anche dei bisogni di questi pazienti”.

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Il 28 febbraio ricorre la Giornata Mondiale delle Malattie Rare

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2021

Sono patologie spesso trascurate, che tuttavia rappresentano un’emergenza sanitaria socialmente rilevante. La posizione di prima linea di Takeda in questa area terapeutica, e la collaborazione con l’intera comunità delle malattie rare, è stata recentemente riconosciuta con l’EURORDIS Black Pearl Award per il Patient Engagement.Le malattie rare rappresentano un’area di grande attualità, non solo per la natura stessa delle patologie, spesso complesse e fortemente invalidanti, ma anche perché pongono al Sistema Sanitario e alle aziende farmaceutiche che se ne occupano sfide particolari nella gestione dei pazienti e della ricerca farmacologica.Rita Cataldo, Amministratore Delegato Takeda Italia, commenta: “La pandemia ha ridotto drasticamente i ricoveri, le visite e gli esami diagnostici, una situazione che penalizza ancora di più le persone con patologie rare, data la loro maggiore fragilità. In Italia l’accesso immediato alle terapie, anche in epoca pre-Covid, non era omogeneo o ugualmente tempestivo sul territorio: questo è adesso un diritto non rinviabile. Allo stesso modo, è essenziale garantire e allargare l’accesso ai programmi di supporto per i pazienti, in primis home therapy e telemedicina. Ogni piano di sviluppo nazionale dovrebbe tenerne conto. I benefici attesi sono molti: dalla maggiore aderenza alla terapia al miglior monitoraggio della patologia, fino al minimizzare i possibili rischi di contagio per il paziente”.
In tutto il mondo l’impegno di Takeda con la comunità dei pazienti contribuisce attivamente alla sensibilizzazione sulle malattie rare e si proietta anche nel futuro, attraverso un flusso costante di terapie di prossima generazione. Le imprese farmaceutiche affrontano in questo campo problemi specifici legati ai bassi numeri di persone colpite da queste patologie e relativi centri specializzati, alla limitatezza dei dati epidemiologici disponibili e alle difficoltà di comprensione delle stesse malattie. Le patologie rare – un’incidenza fino a 5 casi ogni 10.000 persone – sono tra 5.000 e 8.000 nel mondo e colpiscono prevalentemente i bambini in una percentuale che va dal 50% al 75%. Takeda Italia mette in campo un impegno specifico verso questa tipologia di pazienti, con terapie che spesso rappresentano l’unico trattamento disponibile ed anche alla base del suo programma di investimenti di nuovi farmaci che verranno lanciati entro il 2024.Programmi che Takeda Italia ha fatto propri, con servizi e terapie innovative su cui ha una forte eredità, come i trattamenti per le malattie da accumulo lisosomiale, l’angioedema ereditario, i disordini della coagulazione (emofilia A congenita con o senza inibitori, emofilia A acquisita, malattia di von Willebrand), le immunodeficienze primitive e secondarie. Takeda è, inoltre, focalizzata nello studio e sviluppo delle Terapie Avanzate (ATMP): strumenti di cura innovativi, che contengono materiale genetico o cellule staminali e offrono nuove opportunità per il trattamento di malattie gravi. Allo sviluppo di terapie biotech è destinato il 70% dell’impegno di R&S.

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Malattie cardiovascolari e Covid-19

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

Il vaccino contro Covid-19 dovrebbe essere somministrato prima alle persone con malattia cardiovascolare (Cvd) avanzata rispetto a quelle con malattia ben gestita, secondo una dichiarazione dell’American College of Cardiology (Acc) pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology (Jacc). «Secondo la guida dei Centers for Disease Control and Prevention, tutti i pazienti di età compresa tra 16 e 64 anni con patologie mediche che aumentano il rischio di infezione grave da Covid-19 dovrebbero ricevere il vaccino con priorità e, sebbene il documento affermi che le malattie cardiache, l’ipertensione, il diabete, l’obesità e il fumo siano compresi in questa indicazione, non si è espresso sui livelli di rischio delle malattie cardiovascolari» afferma Thomas Maddox, della Washington University School of Medicine di St. Louis, che ha partecipato al comitato di scrittura della dichiarazione.Per questo motivo, gli esperti hanno sviluppato una dichiarazione che fornisce considerazioni generali sul rischio clinico e sull’esposizione e hanno proposto uno schema a più livelli del rischio di Cvd da incorporare nelle decisioni di assegnazione del vaccino. Inoltre, hanno evidenziato le grandi disparità negli esiti di Covid-19 e Cvd tra i gruppi razziali ed etnici e i diversi livelli di stato socioeconomico, e hanno richiesto di prendere in considerazione queste disuguaglianze nelle decisioni di assegnazione. Per esempio, nello schema di allocazione del vaccino si indica che i pazienti con ipertensione scarsamente controllata, diabete insulino-dipendente o diabete con complicanze microvascolari e macrovascolari a causa di uno scarso controllo glicemico dovrebbero essere considerati a rischio più elevato rispetto ai pazienti con controllo glicemico ottimizzato. Allo stesso modo, i pazienti con obesità patologica dovrebbero essere considerati a maggior rischio rispetto ai pazienti in sovrappeso. Secondo i ricercatori, il rischio clinico di infezione grave da Covid-19 è associato sia all’età avanzata che a condizioni mediche preesistenti, specialmente quando siano presenti due o più di esse, e anche alla fragilità. Per questo, esortano a dare la priorità per la vaccinazione Covid-19 ai pazienti più anziani con comorbilità multiple, comprese le patologie cardiovascolari. (Fonte doctor33)

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Covid-19 e i pazienti con malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

Articolo a cura di SIAPAV- Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare. La pandemia da Covid-19 in cui stiamo vivendo ormai da molti mesi – in una sorta di tempo sospeso – sta influenzando in modo eccezionale gli ambiti sociali e professionali: in particolare per chi si occupa di malattie cardiovascolari, il quadro è assolutamente drammatico. Come ben sappiamo queste malattie hanno una diffusione amplissima nella popolazione e rappresentano la prima causa di morte (oltre il 30% secondo OECD Health Statistics 2020), con percentuali più alte anche di quelle delle malattie oncologiche. Questi dati sono ancora più tragici nella loro semplicità se li interpretiamo alla luce del periodo in cui viviamo: il Covid ha comportato in tutta Italia, e probabilmente non solo in Italia, la riduzione – e per un certo periodo il blocco – di tutte le prestazioni da erogare sia nell’ambito della valutazione clinica della popolazione a rischio sia in quello del trattamento terapeutico e del follow up. In ambito diagnostico il nostro lavoro prevede l’effettuazione di visite ed esami di diagnostica non invasiva mediante EcoDoppler per individuare, all’interno della popolazione a rischio, i pazienti affetti da malattie vascolari. Tutto questo è stato praticamente soppresso per molti mesi con un danno sanitario enorme che verrà pagato nei prossimi anni in termini di eventi vascolari: non aver individuato e trattato una stenosi carotidea significa che potremmo aspettarci che quel paziente arrivi prossimamente alla nostra attenzione con un evento ischemico cerebrale (TIA o ictus). Sul versante terapeutico i trattamenti chirurgici ed endovascolari nel trattamento delle patologie vascolari sono stati ovunque fortemente ridotti – quando non addirittura cancellati – durante il lockdown in cui è stato possibile soddisfare solo le urgenze. Ma le malattie vascolari non aspettano e progrediscono spesso in modo drammatico: un aneurisma dell’aorta addominale non trattato può portare a rottura dell’aorta e alla morte del paziente in percentuali sino al 40% dei casi (ESVS 2019 Guidelines on AAA).
La drammaticità del periodo in cui stiamo vivendo è che il carico di morbilità̀ e mortalità̀ delle patologie non trattate in questo frangente storico rischia di lasciare sul campo più danni e vittime della stessa pandemia. Nonostante tutti gli sforzi che il nostro sistema sanitario sta facendo, in questi giorni stiamo apprendendo con grande preoccupazione notizie di sospensione dell’attività clinica non urgente. Eppure, il lockdown primaverile ci dovrebbe avere insegnato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che le malattie vascolari non sono seconde a nessuno per gravità, neppure al Covid-19. Nella primavera scorsa la pandemia ci ha colto di sorpresa spingendoci a una chiusura generalizzata, ma ora conosciamo meglio il Covid-19 e abbiamo armi per fronteggiarlo per cui un nuovo blocco dell’attività sarebbe ingiustificato per i nostri pazienti.Limitare di nuovo l’accesso agli ospedali ai soggetti con patologie vascolari (sia per la valutazione diagnostica che per il trattamento e il follow up) sarebbe un errore imperdonabile, moralmente inaccettabile. Le conseguenze del primo lockdown le stanno pagando sulla propria pelle i pazienti con arteriopatia periferica (circa 200 milioni nel mondo secondo le ESVM Guidelines on PAD 2019). Questi pazienti, non recatisi in ospedale durante il lockdown, hanno poi affollato i reparti della nostra disciplina con arti in gangrena da amputare unicamente perché non trattati in precedenza con una semplice angioplastica o un bypass.È inoltre indispensabile che i pazienti siano consapevoli del fatto che l’accesso agli ospedali è sicuro con sanitari periodicamente sottoposti a screening con tamponi e test sierologici e con percorsi differenziati, e che è estremamente più rischioso rimanere a casa che recarsi in ospedale per prendersi cura di una malattia vascolare.In questo contesto pesano negativamente sulla qualità dell’assistenza anche i ritardi nella costruzione delle reti cliniche che si occupano su base regionale di patologia vascolare. Purtroppo, il Covid-19 allontana ancora di più la possibilità di portare a operatività questa rete che permetterebbe un accesso alle cure più omogeneo sul territorio, un migliore utilizzo delle risorse umane e tecnologiche e di conseguenza un forte guadagno per la salute dei pazienti.I “nostri” malati hanno già un carico di malattia pesante e permanente: non meritano proprio che questa pandemia glielo aumenti ancor più di quanto non ha già fatto.

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Malattie cardiache prima causa di morte nel mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

Le malattie cardiache rimangono la principale causa di morte in tutto il mondo, secondo l’aggiornamento 2021 delle American Heart Association’s Heart Disease and Stroke Statistics, pubblicato su Circulation. Sulla base dell’aggiornamento statistico del 2021, che ha fornito i dati sulla mortalità degli Stati Uniti dal 2018, le malattie cardiovascolari rimangono la principale causa di morte negli Stati Uniti.
A livello globale, quasi 18,6 milioni di persone sono decedute per malattie cardiovascolari nel 2019, l’ultimo anno per il quale sono state calcolate le statistiche mondiali, con un aumento del 17,1% nell’ultimo decennio. Ci sono stati più di 523,2 milioni di casi di malattie cardiovascolari nel 2019, il che significa un aumento del 26,6% rispetto al 2010. Ma secondo gli esperti, l’onere globale delle malattie cardiovascolari crescerà esponenzialmente nei prossimi anni a causa degli effetti a lungo termine della pandemia da Covid-19. «Covid-19 influenzerà direttamente e indirettamente i tassi di prevalenza e di morte delle malattie cardiovascolari per gli anni a venire. La ricerca sta dimostrando che il coronavirus può causare danni al cuore. Inoltre, le persone stanno ritardando la cura di infarti e ictus, il che può portare a esiti peggiori» spiega Salim Virani, del Baylor College of Medicine di Houston, negli Stati Uniti, che ha presieduto il comitato di scrittura. E i ricercatori sottolineano che un problema ancora più critico saranno i comportamenti e lo stile di vita che sono prevalenti durante la pandemia, molti dei quali fanno aumentare il rischio di malattie cardiache e ictus. «Abitudini alimentari malsane, aumento del consumo di alcol, mancanza di attività fisica e il costo mentale dell’isolamento da quarantena, e persino la paura di contrarre il virus, possono avere un impatto negativo sul rischio di una persona per la malattia cardiovascolare» prosegue Virani.La novità del rapporto di quest’anno è un capitolo dedicato agli esiti avversi della gravidanza, che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari nelle madri e nei loro bambini. Le complicazioni della gravidanza, tra cui problemi ipertensivi, diabete gestazionale, nascite pretermine, e bambini piccoli per l’età gestazionale, si verificano nel 10-20% di tutte le gravidanze negli Stati Uniti, e un problema cardiovascolare è la causa più comune di morte materna nel paese. «Dobbiamo tenere conto di questo problema per salvare la vita delle madri e migliorare quella dei bambini» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

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Indagine sulla gestione delle malattie reumatologiche in epoca Covid-19 realizzata da ANMAR

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

E’ promossa dall’Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus e APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare APS con la collaborazione scientifica del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità. Il questionario – veicolato attraverso i canali di comunicazione web e social delle associazioni promotrici – è stato proposto ai pazienti di malattie reumatologiche e ai loro caregiver per indagare l’impatto dell’emergenza Covid-19, soprattutto nei mesi da febbraio a giugno 2020, e le preoccupazioni che vivono attualmente, nella nuova fase della pandemia in Italia.

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Malattie reumatologiche auto-immuni

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2020

È necessario rafforzare la cooperazione tra lo specialista reumatologo e lo pneumologo per gestire al meglio le complicanze polmonari che possono determinare diverse malattie reumatologiche auto-immuni. La gestione multidisciplinare risulta infatti fondamentale soprattutto per ottenere diagnosi precoci dell’interstiziopatia che può avere gravi conseguenze sulla salute generale del paziente. È quanto è emerso durante il meeting virtuale “I medical unmet needs e le prospettive future nelle ILDs” che si è svolto nelle scorse settimane e che è stato reso possibile con il supporto non condizionante di Boehringer Ingelheim. “Alcune patologie come la sclerodermia colpiscono non solo ossa e articolazioni ma anche organi interni come i polmoni – afferma il prof. Roberto Gerli, Presidente Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) -. Le interstiziopatie sono molto frequenti e si determinano in seguito ad un danneggiamento delle cellule degli alveoli. Vanno individuate il prima possibile in quanto causano una progressione della patologia che può portare anche alla necessità di un trapianto di polmone. A seconda della sintomatologia, e di alcuni specifici valori clinici, le interstiziopatie possono essere prese in carico dallo pneumologo o dal reumatologo. Per tutti questi motivi riteniamo fondamentale una stretta collaborazione tra gli specialisti di diverse aree”. “Bisogna agire a livello informativo e formativo per migliorare il livello di conoscenza da parte dei pazienti, medici di famiglia e specialisti pneumologi, reumatologi, internisti – aggiunge il prof. Clodoveo Ferri, ex direttore della Cattedra di Reumatologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia -. I clinici devono saper districarsi all’interno di quella particolare “area grigia” compresa tra le fibrosi polmonari idiopatiche e quelle secondarie a malattie autoimmuni sistemiche. Si tratta di una miscellanea di disordini che si manifestano clinicamente come interstiziopatia polmonare ma non sono facilmente inquadrabili in un disordine ben definito”. “La collaborazione multidisciplinare può consentire di effettuare non solo una diagnosi precoce ma anche garantire al paziente un percorso terapeutico idoneo – sottolinea il prof. Mauro Galeazzi, Past President SIR -. Importante è anche riuscire a intervenire in tempi congrui laddove risultasse necessario e attivare un sistema di assistenza e riabilitazione adeguato. Creare una rete, con un disease manager, in grado di captare a 360 gradi le necessità del paziente, permetterebbe di ottenere una maggiore individuazione del sommerso e migliori esiti. Inoltre è da apprezzare il ruolo fondamentale della telemedicina che consentirebbe di mettere realmente in pratica una collaborazione multidisciplinare. Infatti, il confronto con il medico di medicina generale e le Associazioni dei pazienti, unito alla medicina digitale e alla telemedicina consentirebbe di migliorare la presa in carico del paziente affetto da interstiziopatia con malattia reumatica autoimmune sul territorio”.

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“Le malattie delle valvole cardiache”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2020

“Colpiscono milioni di europei ma hanno ricevuto fino ad oggi poca attenzione rispetto ad altre malattie cardiovascolari. In tutta Europa, i dati sulle malattie valvolari cardiache sono scarsi e troppi pazienti ricevono trattamenti potenzialmente salvavita troppo tardi a causa di una combinazione di scarsa consapevolezza, opportunità di diagnosi mancate e ritardi nella diagnosi e nell’accesso alle cure”. Comincia così il messaggio di Will Won Presidente del Consiglio dei pazienti affetti da patologie valvolari cardiache (Heart Valve Disease Patient Council) nella premessa del rapporto “MALATTIE DELLE VALVOLE CARDIACHE: Lavorare insieme per creare un percorso migliore per il paziente” sviluppato in partnership tra Global Heart Hub e The Health Policy Partnership, un’organizzazione indipendente di ricerca sulle politiche sanitarie, lanciato oggi 10 dicembre 2020.Il rapporto “MALATTIE DELLE VALVOLE CARDIACHE: Lavorare insieme per creare un percorso migliore per il paziente” è stato sviluppato sotto la guida di un gruppo consultivo multidisciplinare, i cui membri comprendevano rappresentanti dei pazienti e diversi professionisti sanitari impegnati nella cura delle malattie valvolari cardiache provenienti da tutta Europa. Il rapporto esplora come si presenta un percorso di cura ottimale per le persone affette da patologie valvolari cardiache in tutta Europa, dalla sensibilizzazione alle cure di follow-up. Vengono discusse le lacune esistenti nell’assistenza e il modo migliore per affrontarle. Il rapporto si basa sugli sforzi nazionali e assume una prospettiva europea su come dovrebbe essere un percorso di cura ottimale per le persone affette da patologie valvolari cardiache. Il punto di vista del paziente è stato il filo conduttore di tutto il rapporto.I rapporti sui pazienti, come questo, aiuteranno l’ambizione collettiva a raggiungere risultati ottimali per i pazienti e sosterranno gli obiettivi nazionali relativi alle malattie valvolari cardiache in tutta Europa.

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Malattie cardiovascolari, il ruolo dei cibi ad azione infiammatoria nella dieta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Secondo una ricerca pubblicata su Journal of the American College of Cardiology, una dieta con un alto contenuto di cibi associati all’aumento dell’infiammazione (quali carne rossa e processata, cereali raffinati e bevande zuccherate) può aumentare il rischio di cardiopatia e di ictus, rispetto a una dieta ricca di cibi anti-infiammatori. Inoltre, come suggerisce uno studio randomizzato apparso sulla stessa rivista, il consumo di noci, un cibo anti-infiammatorio, potrebbe avere effetti positivi sulla diminuzione del rischio di infiammazione e cardiopatia.«Il nostro studio è tra i primi a collegare un indice infiammatorio alimentare basato sul cibo con il rischio a lungo termine di malattie cardiovascolari» ha affermato Jun Li, della Harvard T.H. Chan School of Public Health degli Stati Uniti, autrice del primo studio in cui sono stati utilizzati i dati di oltre 210.000 partecipanti ai Nurses’ Health Studies I e II e all’Health Professionals Follow-up Study con un follow-up fino a oltre 30 anni. Gli autori hanno valutato la dieta dei partecipanti mediante un questionario alimentare ogni 4 anni e il potenziale infiammatorio della dieta utilizzando un punteggio Edip (empirical dietary infiammatory pattern) basato sul cibo che è stato predefinito in base ai livelli di 3 biomarcatori infiammatori sistemici. Dopo aver controllato per diversi fattori di rischio, tra cui l’indice di massa corporea e la storia familiare di malattie cardiache, le diete pro-infiammatorie sono risultate associate a un aumentato rischio di malattia coronarica (46%) e ictus (28%) rispetto a quelle anti-infiammatorie. Al contempo, il secondo studio mostra che dopo un follow-up di due anni, nelle persone che avevano consumato noci regolarmente (circa 30-60 grammi al giorno) rispetto a quelle randomizzate a una dieta priva di noci, si osservavano livelli minori di alcuni biomarcatori infiammatori circolanti. Così, l’effetto anti-infiammatorio delle noci, oltre a quello dell’abbassamento del colesterolo, potrebbe fornire un meccanismo per spiegare la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari (Cvd). «Una migliore conoscenza dei meccanismi di protezione della salute date da diversi alimenti e modelli dietetici, principalmente le loro proprietà antinfiammatorie […], dovrebbe fornire la base per progettare modelli dietetici più sani e potenziare i loro effetti protettivi contro le Cvd» si legge in un editoriale correlato. «Quando scegliamo gli alimenti nella nostra dieta, dovremmo effettivamente fare attenzione al loro potenziale pro- e anti-infiammatorio» concludono gli autori. (fonte doctor33)

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Il Covid non ha mandato in lockdown le altre malattie”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2020

“Il Rapporto “Diritto alla salute e Covid-19, ripartiamo dall’equità”, presentato oggi dalla neonata associazione SALUTEQUITÀ (il report su http://www.salutequita.it ), rimarca, con la chiarezza e l’evidenza dei dati, quello che noi diciamo dall’inizio della pandemia: il Covid non ha mandato in lockdown le altre malattie. Al contrario, sottraendo risorse organizzative, finanziarie e umane alla loro cura, ha aumentato le disuguaglianze di salute. Per questo, oltre alle vittime dell’epidemia, dobbiamo cominciare a contare tutte le vite perse in maniera indiretta, per patologie non curate in tempo o nel modo più appropriato”.Così il Presidente della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, commenta il Report, divulgato in occasione della presentazione della nuova associazione, presieduta da Tonino Aceti, alla quale tutto il Comitato Centrale manda i migliori auguri.“Fa impressione constatare come, nel primo semestre del 2020, siano calate del 40%, rispetto allo stesso periodo del 2019, le ospedalizzazioni per i malati non Covid; come sia crollato del 58% il numero di ricette per prestazioni di specialistica ambulatoriale, e si siano più che dimezzati gli screening oncologici – continua -.Questo Rapporto evidenzia una preoccupazione che anche noi condividiamo, e abbiamo espresso nelle sedi opportune, sulla tenuta del Servizio Sanitario Nazionale, e sulla salute dei 26 milioni di malati cronici e di tutti gli altri italiani colpiti da patologie non Covid”.“Riteniamo che le misure restrittive volte a raffreddare la curva dei contagi non debbano essere commisurate solo agli indicatori direttamente legati al Covid, ma alla capacità dei sistemi sanitari di assicurare cure appropriate ed equità di accesso ai pazienti di tutte le patologie – conclude -. Un calo dei contagi ha infatti come effetto benefico anche quello di liberare risorse per la cura di tutte le altre malattie, croniche e acute”.“L’allarme lanciato da SALUTEQUITÀ sui pazienti non Covid è fondamentale – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – e gli infermieri lo condividono pienamente perché tutti i giorni si scontrano con questa evidenza che non può non essere al centro delle scelte di politica sanitaria nazionale. La legge di Bilancio 2021 sarà il primo banco di prova e ci aspettiamo risposte concrete ed efficaci dal Governo a partire dal rafforzamento e dalla valorizzazione delle nostre professioni”.

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Malattie reumatologiche: La parola d’ordine è remissione

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Si parla di remissione, un concetto inimmaginabile per molte malattie reumatologiche fino a pochi anni fa. Oggi è possibile ridurre ai minimi termini le conseguenze di alcune gravi patologie reumatologiche come l’artrite reumatoide. Se l’intervento terapeutico è precoce, grazie a cure estremamente efficaci e a una strategia terapeutica ottimale, è possibile ottenerla nel 50% dei pazienti. Si ottiene così una condizione di controllo dei principali sintomi e di tutte le manifestazioni di attività della patologia. Non si può ancora parlare di guarigione ma di remissione, che quando è sostenuta nel tempo consente al paziente una vita normale dal punto di vista della sintomatologia clinica con un ritorno alla piena efficienza lavorativa e sociale. Tuttavia ancora troppi pazienti e caregiver hanno poca conoscenza su questa opportunità garantita dall’innovazione e dalla ricerca medico-scientifica. Per questo la Società Italiana di Reumatologia (SIR) ha deciso di avviare una nuova campagna nazionale informativa rivolta sia ai cittadini sia ai clinici sia ai pazienti portatori di gravi patologie potenzialmente invalidanti. Il progetto prevede una survey tra i reumatologi, la realizzazione di un booklet e l’apertura di uno specifico canale sulla remissione su SIR TV. L’iniziativa viene presentata oggi con una conferenza stampa virtuale in occasione del penultimo giorno del 57° congresso nazionale della Società Scientifica. L’evento si svolge on line e vede la partecipazione di oltre 2.000 specialisti da tutta Italia. “La remissione è l’obiettivo prioritario che ci prefiggiamo nella maggior parte dei nostri pazienti – afferma Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della SIR -. Possiamo conseguirla ma molto dipende dal momento in cui riusciamo ad intervenire con le cure. Se un malato viene trattato troppo tardi è difficile, e a volte addirittura impossibile conseguire un risultato così ambizioso. Quando la malattia viene intercettata in stadio avanzato l’obiettivo può essere solo quello di raggiungere una bassa attività di malattia. Anche nei pazienti che hanno già fallito alcune terapie con biologici la remissione resta un obbiettivo difficile ma se la diagnosi viene posta precocemente e la strategia terapeutica viene applicata correttamente fin dagli esordi, l’obiettivo della remissione oggi è reale e concreto. E remissione così come viene modernamente valutata sulla base di parametri clinici molto stringenti significa assenza di sintomi e possibilità per il paziente di una vita normale ed esente dagli effetti della malattia.

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Conferenza “Malattie cardiovascolari: differenze di genere, prevenzione e cura”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

L’Accademia di Medicina e l’Accademia delle Scienze organizzano il 9 novembre alle 16 una conferenza dal titolo “Malattie cardiovascolari: differenze di genere, prevenzione e cura”. Intervengono Patrizia Presbitero, primario di chirurgia interventistica presso l’Istituto Humanitas di Rozzano (MI), nonché socia dell’Accademia di Medicina e Silvia De Francia, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Chimiche e Biologiche presso l’Ospedale San Luigi Gonzaga a Orbassano. L’incontro verrà introdotto dalla dott.ssa Gabriella Tanturri che ha contribuito al documento elaborato dall’Accademia di Medicina sulla pandemia da Covid 19: “Rischio di esposizione, suscettibilità biologica alle infezioni, socio-economia, scelte individuali: tutte variabili che si modificano secondo il genere delle persone e le loro interazioni con il tessuto sociale”. A seguito del DPCM del 18 ottobre 2020 si potrà assistere alla conferenza solamente da remoto. Per seguire la diretta streaming occorre collegarsi al canale youtube dell’Accademia. Il link è il seguente(www.youtube.com/c/AccademiadelleScienzediTorino).

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Le malattie cardiovascolari sono nel nostro Paese la causa di oltre una morte su tre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Un milione di italiani con più di 65 anni soffre di patologie strutturali dovute al deterioramento delle valvole cardiache. Una popolazione vulnerabile nel caso di infezione da Covid-19, ma il cui destino è reso ancora più fragile dagli effetti che il virus ha avuto, e di nuovo sta avendo in questi giorni, sul blocco dei ricoveri, il differimento degli interventi in elezione e l’inesorabile allungamento delle liste d’attesa per le procedure valvolari mini-invasive. Il GISE, la Società Italiana di Cardiologia Interventistica, propone i risultati di una survey effettuata in 130 emodinamiche italiane, traccia il quadro della contrazione di attività, delle cause che l’hanno prodotta, della direzione che stiamo prendendo e della necessaria correzione di rotta per tutelare le persone malate di cuore.A presentare il Manifesto a tutela del paziente cardiopatico, nel corso di una conferenza stampa virtuale, saranno il Presidente della Società Italiana di Cardiologia Interventistica Giuseppe Tarantini, il Presidente Eletto del GISE Giovanni Esposito e il Segretario Generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso.

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