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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘maledizione’

La maledizione dell’emigrante

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

68 milioni di fuggiaschi ogni anno lasciano le loro terre per sfuggire alle guerre, alle carestie e alla povertà. E’ un dato davvero ragguardevole che genera destabilizzazioni e ricadute sociali nei paesi ospitanti che non sono necessariamente ai confini delle terre disastrate. C’è chi, in Africa, attraversa il deserto per affacciarsi lungo le coste del Mediterraneo e, prima di tentare su esili imbarcazioni il grande balzo verso l’Europa, resta vittima dei mercanti d’esseri umani che li schiavizzano e li trattano come merce di scambio per lucrosi affari. E’ un esodo di massa che coinvolge tutti i continenti e gran parte delle nazioni del mondo. Porvi riparo è un dovere che non possiamo disattendere come cittadini e istituzioni. Eppure questa catena solidaristica che dovrebbe trovarci tutti concordi si scontra con la natura più perversa ed egoista di chi vive la sua avventura terrena in condizioni di prosperità e non pensa di spezzare il suo pane per dividerlo con chi ne è privo. Ma vi è anche un aspetto più grave se pensiamo che le guerre sono foraggiate dai mercanti di armi, dai governi corrotti e dai fanatismi religiosi e tribali. A tutto questo vi aggiungiamo il pietismo di maniera che esalta la povertà per sfruttarla con bambini con abiti laceri e sporchi che questuano un obolo agli angoli delle strade o invalidi di tutte le età. L’Italia più degli altri paesi Europei sta vivendo questo dramma esistenziale e a dispetto di quanti cercano di alleviare le sofferenze dei più deboli da parte, per lo più, delle associazioni di volontariato, non ha avuto il doveroso sostegno da parte dei governi che si sono succeduti in questi ultimi anni. I loro rappresentanti sono pronti a stracciarsi le vesti per le conclamate miserie altrui ma di là delle parole non vanno oltre. Non cercano di risolvere i problemi ma sono pronti solo a criticare asetticamente e a vedere il fuscello nell’occhio del vicino e non la trave che penetra nel proprio. Ma noi cerchiamo di non imitarli e ci siamo impegnati a continuare a corroborare una proposta per la costruzione di “trenta cittadelle del sapere”, sotto il protettorato dell’Onu, lungo le coste africane che si affacciano nel Mediterraneo e prevedendo che il progetto fosse finanziato con il 5% dei profitti ricavati dalla produzione di armi e la loro vendita. La nostra iniziativa già da tempo è stata sottoposta all’Onu, ai governi di alcuni paesi occidentali ma sono ormai trascorsi dieci anni e nessuno ha provato a risponderci se non qualche funzionario a titolo personale lodando la nostra iniziativa ma anche avvertendoci che l’idea era troppo buona perché l’egoismo degli stati e l’avidità dei privati potessero dare un qualche sostegno. (Riccardo Alfonso)

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La maledizione

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

Editoriale Fidest. L’umanità è divisa, fortemente divisa e conflittuale tra chi possiede e chi no, tra ricchi e poveri, tra la giustizia e l’ingiustizia. E’ la torre di babele che si ripete ma questa volta non per le diverse lingue che parliamo ma dal frutto avvelenato che ci offre un capitalismo sfrenato, avido e cinico. Restiamo, anche noi che non siamo ricchi o poveri ma ci troviamo nel mezzo del guado, rassegnati a vedere che una parte dei nostri simili diventi la vittima sacrificale degli egoismi di una classe politica, di una oligarchia di potenti e nel nostro agnosticismo non abbiamo netta la consapevolezza che si sta frantumando quanto di buono l’essere umano può generare ed esprimere. Mentre scriviamo migliaia di bambini muoiono di fame e di stenti. Mentre scriviamo migliaia di donne muoiono di parto. Mentre scriviamo migliaia di persone di tutte le età muoiono per mancanza di farmaci salvavita. E l’egoismo è stato tale che persino negli Usa, definita per antonomasia, la patria dei diritti civili, per assicurare l’assistenza sanitaria a milioni di suoi cittadini c’è voluta la ferma determinazione di un suo presidente anche se il risultato non è del tutto soddisfacente. In pratica se non si è benestanti si continua a morire e in Italia ci stiamo avviando su questa strada dopo che decenni di lotte ci hanno portato all’esaltazione dei nostri diritti per vivere con dignità e per morire con dignità. La prova è oggi sotto i nostri occhi con la manovra economica del governo che taglia risorse al sociale e umilia i più deboli e li condanna all’emarginazione. Nessuno si solleva perché le risorse vadano individuate altrove tagliando i rami secchi della politica, degli interessi corporativi, delle rendite milionarie. E’ questa l’ennesima prova della nostra incapacità di renderci consapevoli che di fronte alle sirene di un possibile guadagno ci illudiamo di poter salire sul carro del potente mentre si matura l’ennesimo inganno per tacitare le nostre coscienze, per allontanarci dal dramma che ci sovrasta. Cosa ci serve di più per avere la consapevolezza d’essere sull’orlo di un baratro non tanto e non solo come singole persone ma come figli di un padre comune. Homo homini lupus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Lode ad Allah

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 gennaio 2010

Lode ad Allah che dice: «O Profeta, combatti contro gli infedeli e gli ipocriti» e pace e preghiere siano sul capo dei mujaheddin e dei leader di quelli che nel Giorno del Giudizio saranno identificati dagli emblemi scintillanti sulla fronte e sulle braccia, e pace e preghiera siano sulla stirpe del Profeta e sui suoi compagni che hanno portato la bandiera e difeso la fede islamica e il santuario musulmano. L’Onnipotente dice: «Coloro che nascondono ciò che abbiamo rivelato dei chiari segni dopo che li abbiamo resi chiari nella Scrittura, costoro avranno la maledizione di Allah e saranno maledetti da coloro che maledicono». La Ummah (la comunità islamica, ndr) che conta un miliardo (di aderenti, ndr), alla Ummah del Jihad, l’Ummah del martirio e del martirio di se stessi, alla Ummah che è divenuta la miglior comunità mai sorta per l’umanità, alla nostra Ummah islamica (diciamo): Quanto identica è stanotte a ieri, quanto numerosi sono gliinsegnamenti ma quanto poco è l’apprendimento, per quanto tempo abbiamo dovuto bere dalcalice dell’umiliazione e siamo stati costretti ad abbandonare i padri da quando i nostri affari sono stati diretti dagli inferiori. La Ummah ora ha conosciuto che quando la clemenza danneggia il perdono è un segno di incapacità, che la pazienza normalmente è buona tranne quando si porta pericolo alla religione, che la perseveranza è normalmente da lodare tranne quando viene il momento dell’azione. La Ummah si è sollevata nella forma di al-Aqsa e la pietra ha parlato nelle mani dei nobili mujaheddin, siano essi uomini o donne, giovani o vecchi. Come risultato, gli Ebrei hanno cercato di fuggire ma invano. Non hanno trovato rifugio e sono stati messi totalmente allo scoperto, anche se nascosti dietro le mura, e hanno dovuto affrontare corpi umani che esplodono e fanno loro gustare la morte, che dà loro la caccia con il terrore e infligge loro un tremito che li spaventa come se dovessero fuggire da un leone. Poi venne la spedizione militare di New York ad appiccare il fuoco dell’odierna Habul, frantumando le sue torri, umiliando la sua arroganza, sciogliendo i suoi incantesimi, strappando tutte le bandiere che marciavano al suo seguito e proclamando l’inizio della sua rovina, a Dio piacendo. È questo jihad che è in grado di incitare e dare impulso ai figli della Ummah.

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