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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘malefatte’

Il quarto potere

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

GiornalistiMi viene da sorridere pensando che il quarto potere è attribuito ai giornalisti, in specie se guardo le vicende che accadono in Italia. Semmai dovremmo considerarlo un potere a “mezzo servizio” nella triangolare: editori, politici e sponsor pubblicitari. Vi sono dentro ma ad autonomia limitata. La libertà di stampa dovrebbe essere tutt’altra cosa. Ma cos’è questa libertà di cui tutti ne parlano ma non sempre ci è chiaro il suo significato reale? Se penso ai tanti giornalisti che sono morti ammazzati dalla criminalità organizzata per non aver taciuto non tanto sulle loro malefatte quanto sui loro rapporti sottobosco con le istituzioni, che muoiono per raccontarci in prima linea le storie di guerra, le rivolte popolari, le repressioni feroci delle dittature, ritengo che per essi vada espresso, senza riserve, tutta la stima e la considerazione che si meritano. Questo è un modo per dimostrarci che la libertà di stampa esiste e ha un prezzo che spesso non è rilevato nella giusta misura dal popolo dei lettori e più in generale dal grosso pubblico. Vi è anche un giornalismo di tutt’altra natura che convive con il mondo degli eroi, che non si abbevera alla fonte dei riscontri obiettivi, che non rispetta il dolore e la sofferenza altrui e che trasforma i carnefici in vittime e le vittime in negrieri. In questa tendenza alle “devianze” il giornalista, da una parte, entra in un gioco più grande di lui e ne rimane avviluppato forse per inesperienza, forse per la maggiore abilità dei cultori della disinformazione, forse per le logiche della pubblicità che trova negli scandali, nelle situazioni scabrose un modello di attenzione pubblica che giornalistiturchiaprocura più ritorni finanziari. In queste anormalità sono complici gli stessi lettori che alzano l’indice d’ascolto se un politico passa una notte brava in un night, ha una relazione omosessuale e bacia un boss della malavita pluriricercato ma, nella fattispecie, è a piede libero.
Non è giusto, ovviamente, tacere se si hanno prove concrete, ma dovremmo curarne, in ogni caso, la moderazione. Dovremmo evitare che da un episodio si faccia di tutta l’erba un fascio e spingere il lettore a credere che la classe politica sia costituita in massima parte da corrotti e corruttori. In questo la responsabilità non è sola del cronista, o meglio del suo modo di rappresentare certi fatti, ma anche di quella società civile che una volta individuata la mela marcia, nel loro paniere, non si affretta a toglierla di mezzo invece di approntare una difesa corporativa e leziosa e prendersela con chi ne ha pubblicata la notizia.
Dovremmo, insieme, imparare ad avere maggiore rispetto per il prossimo, a saper distinguere i diversi ruoli e a renderci conto che uno scritto può diventare un’arma impropria ma fare altrettanto male e che il ruolo del giornalista non è solo quello d’informare ma di saperlo fare con intelligenza e una buona dose di prudenza nel vagliare la bontà delle sue fonti. (Riccardo Alfonso)

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Non fare domande…Non avrai menzogne

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

E’ quanto vorrei dire ad un mio lettore a proposito di alcune dichiarazioni espresse da certi personaggi della politica italiana. Non credo, tuttavia, che sia cambiato molto dal passato recente o remoto che sia nella storia dell’umanità dove tanti affabulatori hanno espresso giudizi sconcertanti rispetto ai fatti accaduti, ma se i loro contemporanei si azzardavano a formulare domande si ritrovavano invariabilmente al cospetto di un nugolo di menzogne pur di coprire le loro malefatte. Un aspetto che m’induce ad una riflessione. Penso che oggi più che mai, con l’ampliamento delle fonti d’informazione e di rimbalzo quelle della disinformazione o enfatizzazione di un problema per distrarci da altri più seri, s’imponga una nostra maggiore attenzione su quanto accade nel mondo per evitare che ci ammanniscono fatti e circostanze ad usum delphini. Un esempio tratto dagli eventi drammatici che il Giappone attraversa con l’incubo di una nube radioattiva sui cieli di quel paese e altrove mi ricorda un dibattito tra esperti tenuto giorni fa in una trasmissione televisiva dove uno di essi favorevole alla costruzioni di centrali atomiche sosteneva che questi “danni” alle centrali atomiche, con fuoriuscita di materiale radioattivo, non era più grave di quanto potesse accadere in una centrale idroelettrica o a carbone. Il suo contraddittore, a questo punto, si è guardato bene da rispondergli a tono preferendo altre argomentazioni. La verità è che le ricadute, vedasi Chernobyl, di una dispersione di materiale radioattivo nello spazio sono più gravi di altre calamità che interessano centrali energetiche perché l’inquinamento è più insidioso, per i danni che provoca sulla salute umana anche a distanza di anni e rendendo inutilizzabile la centrale e il terreno circostante per un’area alquanto vasta e con un grado di contaminazione prolungato nel tempo. Ragione vorrebbe che si cercassero energie più pulite, e ve ne sono, ma la verità è che non sono incoraggiate poichè non rispondono a criteri di convenienza economica. In pratica prevale la logica capitalistica del “mordi e fuggi”, fare soldi oggi, costi quel che costi. Al domani ci penseranno altri. Ma gli altri ci sono già, sono i nostri figli e nipoti e per essi è giusto e sacrosanto tenere gli occhi aperti e capire ciò che va capito e non è necessario, a questo punto, fare domande per evitare risposte menzognere, perché abbiamo già dentro di noi le risposte giuste, basta essere conseguenti senza lasciarsi sedurre dalle sirene di turno. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il quarto potere

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2009

Editoriale fidest. Mi viene da sorridere pensando che il quarto potere è attribuito ai giornalisti, in specie se guardo le vicende che accadono in Italia. Semmai dovremmo considerarlo un potere a “mezzo servizio” nella triangolare: editori, politici e sponsor pubblicitari. Vi sono dentro ma ad autonomia limitata. La libertà di stampa dovrebbe essere tutt’altra cosa. Ma cos’è questa libertà di cui tutti ne parlano ma non sempre ci è chiaro il suo significato reale? Se penso ai tanti giornalisti che sono morti ammazzati dalla criminalità organizzata per non aver taciuto non tanto sulle loro malefatte quanto sui loro rapporti sottobosco con le istituzioni, che muoiono per raccontarci in prima linea le storie di guerra, le rivolte popolari, le repressioni feroci delle dittature, ritengo che per essi vada espresso, senza riserve, tutta la stima e la considerazione che si meritano. Questo è un modo per dimostrarci che la libertà di stampa esiste e ha un prezzo che spesso non è rilevato nella giusta misura dal popolo dei lettori e più in generale dal grosso pubblico. Ma vi è anche un giornalismo di tutt’altra natura che convive con il mondo degli eroi, che non si abbevera alla fonte dei riscontri obiettivi, che non rispetta il dolore e la sofferenza altrui e che trasforma i carnefici in vittime e le vittime in negrieri. Ma in questa tendenza alle “devianze” il giornalista, da una parte, entra in un gioco più grande di lui e ne rimane avviluppato forse per inesperienza, forse per la maggiore abilità dei cultori della disinformazione, forse per le logiche della pubblicità che trova negli scandali, nelle situazioni scabrose un modello di attenzione pubblica che procura più vantaggi economici. In queste devianze sono complici gli stessi lettori che alzano l’indice d’ascolto se un politico passa una notte brava in un night, ha un relazione omosessuale e bacia un boss della malavita pluriricercato ma, nella fattispecie, è a piede libero. Non è giusto, ovviamente, tacere se si hanno prove concrete, ma dovremmo curarne, in ogni caso, la moderazione. Dovremmo evitare che da un episodio si faccia di tutta l’erba un fascio e spingere il lettore a credere che la classe politica è costituita in massima parte da corrotti e corruttori. Ma in questo la responsabilità non è solo del cronista, o meglio del suo modo di rappresentare certi fatti, ma anche di quelle classi sociali che una volta individuata la mela marcia nel loro paniere non si affrettano a toglierla di mezzo invece di approntare una difesa corporativa e leziosa e prendersela con chi ne ha dato la notizia. Dovremmo, insieme, imparare ad avere maggiore rispetto per il prossimo, a saper distinguere i diversi ruoli e a renderci conto che uno scritto può diventare un’arma impropria ma fare altrettanto male e che il ruolo del giornalista non è solo quello d’informare ma di saperlo fare con intelligenza e una buona dose di prudenza nel vagliare la bontà delle sue fonti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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