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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘malnutrizione’

Afghanistan: tra 2 milioni di bambini con malnutrizione acuta

Posted by fidest press agency su sabato, 25 maggio 2019

“In Afghanistan le condizioni nutrizionali dei bambini sono allarmanti. Tra i 2 milioni di bambini sotto i 5 anni che soffrono di malnutrizione acuta, 600.000 sono colpiti da malnutrizione acuta grave, la forma più pericolosa di denutrizione per un bambino. L’Afghanistan è uno dei paesi con il più alto numero di bambini sotto i 5 anni che soffrono di malnutrizione acuta grave, oltre a Yemen e Sud Sudan.
Nel 2018 l’UNICEF, unico fornitore di alimenti terapeutici pronti all’uso per i bambini malnutriti in Afghanistan, ha potuto finora raggiungere meno del 50% dei bambini con malnutrizione grave a causa delle scorte limitate (275.000). Per il 2019, l’obiettivo è di raggiungere il 60% di questi bambini (375.000). Non riusciremo a raggiungerli però se – entro 3 settimane – non riceveremo i 7 milioni di dollari richiesti, pari a 107.000 scatole di alimenti terapeutico pronto all’uso.
La situazione è complessa anche per le continue violenze, sfollamenti multipli dovuti a condizioni climatiche estreme (siccità e inondazioni improvvise), crescente insicurezza alimentare e abitudini alimentari scorrette. L’impatto della siccità nel 2018 ha reso le cose peggiori, e nel 2019 sta aggravando la scarsa situazione nutrizionale dei bambini. ‎Secondo un’analisi del 2018, nelle aree colpite dalla siccità si è registrato un aumento del 25% dei bambini colpiti da malnutrizione acuta grave. I risultati degli studi più recenti sulla nutrizione in Afghanistan mostrano anche che 22 delle 34 province hanno superato la soglia di emergenza della malnutrizione acuta.
L’UNICEF sta supportando l’integrazione di servizi di consulenza sulla nutrizione materno infantile e dei bambini piccoli in tutte le provincie per assicurare che madri e persone che si prendono cura dei bambini abbiano supporto per allattare e per la nutrizione complementare dei bambini fino ai 23 mesi.
L’UNICEF supporta programmi basati sulle comunità in 7 provincie che aiutano madri e persone che si prendono cura dei bambini a compiere scelte migliori sulla nutrizione dei loro bambini fino ai 23 mesi per prevenire la denutrizione”.web: http://www.unicef.it

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Cachessia è forma di malnutrizione killer

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

E’ la più grave forma di malnutrizione nel mondo occidentale, colpisce infatti 9 milioni di pazienti dei paesi industrializzati, pari all’1%. Un malato su 10 quindi sperimenta una perdita di almeno il 5% del suo peso nei 3-12 mesi precedenti la malattia combinata a disturbi come fatica, anemia, infiammazione cronica. Si riscontra tra il 5 e il15% di casi di insufficienza cardiaca cronica e tra il 60 e l’80% nei tumori in fase avanzata, per i quali è una delle principali cause di mortalità . “La cachessia deriva dalla combinazione dei due termini greci kakos=cattivo e hexis=aspetto“ spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Coordinatore Scientifico del Convegno Internazionale Nutrients Beyond Nutrition e Presidente SINuC (Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo) in corso a Napoli “è come se nel paziente oncologico l’organismo iniziasse a nutrirsi di se stesso e la malnutrizione/cachessia intesa come perdita di massa grassa e soprattutto proteine e quindi muscoli è resistente al solo introito di cibo: la perdita di peso diventa quindi progressiva e portando con sé ‘cattive compagnie come Nel paziente affetto da neoplasia, la perdita di peso è associata ad una diminuita sopravvivenza, ad una scarsa risposta e/o tolleranza ai trattamenti radioterapici e farmacologici, ad una ridotta qualità di vita, ad una più alta incidenza e durata di ospedalizzazione così come sottolineato anche lo studio italiano PreMio che ha valutato l’incidenza della malnutrizione già alla prima visita oncologica.Mentre le terapie anticancro standard sono associate ad immunosoppressione e rischio di infezioni, quelle più recenti presentano nuovi profili di tossicità come infiammazioni, reazioni autoimmuni e disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale.
Paragonate alla classica chemio i nuovi farmaci anticancro sono generalmente meno tossici ma non completamente. Le terapie CAR-T possono avere effetti collaterali a carico del sistema nervoso centrale mentre i trattamenti con anticorpi contro gli inibitori immuni del checkpoint sono correlati a colite, diarrea, danni alla mucosa orale e gastrointestinale di intensità variabile. Tutte condizioni che hanno un impatto sullo stato di nutrizione del paziente”. Gestire la tossicità delle nuove terapie è un fattore chiave del loro successo e prevedere una terapia nutrizionale adeguata permette di fronteggiarne efficacemente gli effetti avversi.

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Oncologia: Il cancro e la malnutrizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Altro che Campania felix, la regione del Vesuvio non scoppia di salute, al contrario: i campani vivono in media 4 anni meno dei toscani e muoiono più spesso di tumore (10,7 ogni 10mila abitanti) contro il 9,0 ogni 10 mila della media nazionale nella fascia di età tra i 20 e i 64 anni.Alla mortalità per cancro contribuisce anche la malnutrizione, intesa come perdita di peso si, di massa grassa, ma soprattutto della preziosa massa muscolare. Un fenomeno che solo negli ultimi anni è stato valutato nella sua gravità tanto da essere definita una vera malattia concomitante e una conseguenza diretta della maggior parte dei tumori. Il Convegno Nutrients beyond Nutrition (Nutrienti oltre la nutrizione) giunto alla sua settima edizione e previsto per il prossimo 1 febbraio all’Hotel Parker vedrà riuniti importanti esperti italiani ed europei schierati per scambiarsi conoscenze e strategie terapeutiche su quello che viene considerato un vero e proprio killer. “La malnutrizione nei pazienti oncologici ha una prevalenza stimata in un range variabile tra il 15 e l’80% a seconda degli studi” sottolinea il Professor Maurizio Muscaritoli, Coordinatore Scientifico del Convegno e Presidente SINuC (Società di Nutrizione Clinica e Metabolismo) “eppure la perdita di peso nei malati viene considerato ‘normale’ anche dai medici che ancora non hanno percorsi di valutazione del rischio malnutrizione o specialisti in nutrizione clinica nei reparti. La perdita di massa muscolare è un convitato di pietra che se ignorato ha pesanti conseguenze: in alcuni casi è una controindicazione all’intervento chirurgico, determina fatigue, alterazioni metaboliche, complicazioni, perdita delle funzioni dei vari organi. Dobbiamo pensare ai muscoli come ai mattoni che formano tutto il nostro organismo: in presenza di un soggetto malnutrito è spesso necessario ridurre la dose di farmaci e modificare il programma di radioterapia sino ad interrompere le cure. Un paziente malnutrito avrà maggiori effetti collaterali, subirà una maggiore tossicità e un organismo debole risponde meno alle terapie”. Basterebbe una valutazione sin dalle prime fasi di malattia e un programma di intervento per evitare questi rischi: sappiamo che il tumore ha un metabolismo accelerato, consuma energie per alimentarsi e produce mediatori infiammatori che determinano la perdita di grasso e soprattutto di proteine. “Eppure la nutrizione clinica ha strumenti efficaci per affrontare e contrastare il problema: da una nutrizione a base di cibi semiliquidi e alimenti a fini medici speciali iperproteici, ma anche l’applicazione di un sondino naso-gastrico (per brevi periodi) al fine di aggirare i problemi di anoressia, deglutizione e disfagia che rendono difficile raggiungere l’apporto di nutrienti necessari” spiega il Professor Franco Contaldo Professore ordinario Medicina Interna, Università Federico II Napoli anticipando il tema della sua relazione “mentre la nutrizione enterale, tramite un sondino collegato all’addome è indicato per periodi più lunghi. Si tratta, va ricordato, di misure temporanee, utili a permettere al paziente si ottenere il migliore risultato possibile”.

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L’impegno dell’UNICEF per combattere la malnutrizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

Nel mondo oltre 200 milioni di bambini soffrono di una qualche forma di malnutrizione. Secondo gli ultimi dati sono circa 151 milioni i bambini affetti da malnutrizione cronica, 50,5 sono colpiti da malnutrizione acuta. Nel 2017, la malnutrizione è stata concausa di circa 3 milioni di decessi infantili. Africa e Asia sopportano il peso maggiore delle diverse forme di malnutrizione: nel 2017, il 55% dei bambini affetti da malnutrizione cronica viveva in Asia, il 39% in Africa; il 69% di quelli con malnutrizione acuta si trovava in Asia, il 27% in Africa: questi i principali dati del nuovo rapporto dell’UNICEF “Diamogli peso: l’impegno dell’UNICEF per combattere la malnutrizione”, lanciato oggi.
Altrettanto preoccupanti i dati sull’obesità dei bambini, visto che da più di 15 anni non si registrano progressi nell’arginare la crescita del tasso di sovrappeso: nel 2017, 38,3 milioni di bambini sotto i 5 anni risultavano in sovrappeso, 8 milioni in più rispetto ai 30,1 milioni del 2000. Nel 2017, il 5,6% della popolazione infantile mondiale sotto i 5 anni risultava sovrappeso. In Europa 1 bambino su 3 è in sovrappeso. In Italia la percentuale di bambini e adolescenti obesi è aumentata di quasi 3 volte nel 2016 rispetto al 1975.
L’obesità infantile in Italia non è dovuta soltanto ad una cattiva alimentazione (eccesso anche in età infantile di consumo di zuccheri e di grassi), ma anche ad uno stile di vita spesso troppo sedentario. Secondo gli ultimi dati ISTAT la quota dei bambini sedentari è molto alta nella fascia di età 3-5 anni (48,8%) diminuisce nelle fasce di età successive, ma inizia a risalire e a mantenersi alta a partire dalla fascia di età 18 – 19 anni (20,8%).
I disturbi del comportamento alimentare sono patologie di estrema potenziale gravità anche per l’alto tasso di complicanze/comorbidità mediche e psichiatriche. A livello internazionale, nei soggetti di età compresa tra i 9 e i 14 anni, il 7,1% dei maschi e il 13,4% delle femmine presenta un comportamento alimentare disturbato. I disturbi del comportamento alimentare si presentano con maggior frequenza nei paesi industrializzati e ad alto reddito.“Quando si parla di malnutrizione il nostro immaginario ci porta direttamente a situazioni legate ai paesi più poveri”, ha dichiarato Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia – Infatti, uno dei maggiori problemi per l’infanzia nel mondo è quello dei bambini malnutriti a causa della sotto-alimentazione. Tuttavia, malnutrizione non significa solo non avere da mangiare a sufficienza, ma anche mangiare in modo errato o malsano. Per questo, attraverso questo rapporto, vogliamo mettere in luce anche il problema dell’obesità infantile che sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria epidemia. Infine, grazie al contributo di esperti, vogliamo presentare altri due aspetti legati alla questione della cattiva alimentazione, in particolare nel nostro paese. Il primo è quello della sicurezza alimentare: anche in Italia bambini e bambine che vivono nei nuclei familiari più poveri non hanno accesso a fonti di cibo sicure e sufficienti. Il secondo è quello dei disordini alimentari, che porta alla luce una forma crescente di disagio tra gli adolescenti e presta il fianco ad una serie di altre problematiche quali quelle del bullismo legato all’immagine fisica”, ha concluso il Presidente dell’UNICEF Italia.

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«Lo Yemen oggi è un inferno per i bambini»

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

«Nello Yemen ci sono, ogni anno, 1,8 milioni di bambini che soffrono di malnutrizione acuta. 400.000 bambini che ogni giorno soffrono di una forma di malnutrizione acuta grave e pericolosa per la vita. Il 40% di questi 400.000 bambini vivono a Hodeida e nei governatorati vicini, dove infuria la guerra.30.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno per malattie che hanno come concausa la malnutrizione.La metà dei bambini yemeniti (sotto i 5 anni) – la metà – sono cronicamente malnutriti. Questo è un circolo vizioso. 1,1 milioni di donne in gravidanza o in allattamento sono anemiche. Quando partoriscono, queste donne sanno che i loro figli nasceranno di basso peso alla nascita, iniziando quel ciclo di malnutrizione che porta alla malnutrizione cronica e a tutte le conseguenze per la salute di questi ragazzi e ragazze. Come tutti sappiamo, la malnutrizione cronica ha un impatto incredibilmente importante sullo sviluppo cerebrale del bambino. Così il 50% dei bambini yemeniti sotto i 5 anni che oggi sono cronicamente malnutriti sono tutti bambini che non svilupperanno mai il loro pieno potenziale intellettivo. Questo è un male per i bambini e un male per lo Yemen, se vogliamo che lo Yemen sia un paese dove è bello vivere da bambini».
«In Yemen oggi, ogni 10 minuti, muore un bambino per malattie che possono essere facilmente prevenute. I livelli di vaccinazione sono scesi drasticamente dall’inizio della guerra. Già prima della guerra, i livelli di vaccinazione non erano così buoni. Sono scesi ulteriormente. Non esiste un programma nazionale di vaccinazione, quindi assistiamo a focolai di morbillo e difterite, con un impatto fatale sui bambini». «Sono 1,5 milioni le famiglie più vulnerabili e più povere dello Yemen. Le famiglie ricevono mensilmente una piccola somma di denaro dall’UNICEF. Queste famiglie ci hanno detto che non possono più permettersi i prodotti essenziali, come comprare frutta e verdura. Non perché la frutta e la verdura fresca non sono disponibili sul mercato, ma perché hanno prezzi insostenibili». «Tutte le sofferenze di milioni di bambini in Yemen sono state causate dall’uomo. Se oggi ci troviamo di fronte al rischio di una potenziale carestia nello Yemen, non c’è una sola causa naturale. E’ semplicemente per motivi di cui sono responsabili gli adulti, ma per i quali i bambini pagheranno il prezzo più alto».

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Ogni minuto, nel mondo, 5 bambini sotto i 5 anni muoiono per malnutrizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Ề per loro che oggi Save the Children lancia la campagna globale Fino all’ultimo bambino, per salvare i bambini che soffrono di malnutrizione e tenere alta l’attenzione su un killer silente e devastante che contribuisce in maniera decisiva alla morte di circa la metà dei 5,4 milioni di minori con meno di cinque anni che ogni anno, a livello globale, perdono la vita per malattie facilmente curabili e prevenibili.
Il numero di persone che oggi soffrono la malnutrizione e l’insicurezza alimentare, inoltre, è ancora aumentato, passando da 804 milioni nel 2016 a 821 milioni nel 2017, circa 1 persona su 9 al mondo. Conflitti, disastri naturali provocati dai cambiamenti climatici e povertà, evidenzia il rapporto di Save the Children, sono i tre principali fattori che determinano il dilagare della malnutrizione infantile. Nelle zone di conflitto, tra cui Yemen, Siria e Repubblica Democratica del Congo, più di mezzo milione di bambini sotto i 5 anni, potrebbero morire entro la fine dell’anno per malnutrizione se non riceveranno urgente assistenza umanitaria. Allo stesso modo, gli effetti devastanti di una prolungata siccità hanno lasciato 700 mila bambini gravemente malnutriti nel Corno d’Africa, mentre nei contesti particolarmente segnati dalla povertà i minori hanno maggiori probabilità di morire prima di aver compiuto i 5 anni, con 9 bambini su 10 colpiti da malnutrizione acuta che vivono in paesi a medio o basso reddito.
Due bambini su 3 che soffrono di malnutrizione cronica si trovano in paesi dove c’è la guerra, mentre nelle 10 aree maggiormente devastate dai conflitti – RD Congo, Sudan, Afghanistan, Yemen, Somalia, Sud Sudan, Siria, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Iraq – più di 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni (in aumento del 20% rispetto al 2016) sono colpiti da malnutrizione acuta grave, la forma più estrema e pericolosa di malnutrizione, con sintomi che includono costole esposte e rilassamento cutaneo, forte perdita di massa corporea, rigonfiamenti dell’addome, delle caviglie e dei piedi, cedimento dei vasi sottocutanei e grave depressione del sistema immunitario. In questi paesi, più di 590.000 bambini, in media 1.600 al giorno o uno al minuto, rischiano di morire entro la fine dell’anno se non riceveranno trattamenti urgenti e adeguati contro la malnutrizione, di cui oltre 327.000 solo nella Repubblica Democratica del Congo, più di 105.000 in Sudan e circa 72.000 in Afghanistan. In Yemen, a oltre tre anni e mezzo dall’inizio dell’escalation del feroce conflitto, gli ostacoli posti alla distribuzione di cibo e medicine da tutte le parti in causa e i recenti combattimenti per il controllo del porto strategico di Hodeidah hanno spinto il paese sull’orlo della carestia, con più di 5 milioni di bambini costretti ad affrontare la quotidiana carenza di cibo. Quanto alla Siria, dove attualmente circa 3,5 milioni di persone continuano a vivere in zone assediate nelle quali l’accesso ai convogli umanitari viene ancora negato, più di 13 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria con quasi 2.400 bambini sotto i 5 anni a rischio di morte entro fine anno per cause legate alla malnutrizione.
Molti minori che vivono in tali contesti potrebbero essere salvati, se si interviene in maniera efficace e puntuale, come ad esempio è avvenuto nei 3 stati nordorientali della Nigeria colpiti duramente dagli scontri armati, Borno, Adamawa e Yobe. Secondo le stime, dopo due anni di intervento continuo, i casi di malnutrizione acuta grave non trattati si sono ridotti a 12.000, anche se 2.000 di questi sono a rischio per la vita se non riceveranno le cure necessarie, ma questo rappresenta un risultato positivo rispetto ai più di 300.000 casi stimati di mancato trattamento e 60.000 bambini morti nel 2016 nei tre Stati.
Oggi fino a 500 milioni di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo e che producono fino all’80% del cibo totale in Asia e Africa subsahariana sono esposti agli effetti dei cambiamenti climatici, spesso costrette ad abbandonare le proprie terre in cerca di condizioni di vita migliori. Le conseguenze sono particolarmente gravi sugli individui più vulnerabili, tra cui soprattutto i bambini i quali in molti casi, oltre ad essere privati del cibo necessario per il loro sano sviluppo, sono esposti a meccanismi di sopravvivenza che ne compromettono irrimediabilmente il futuro, come i matrimoni precoci, il lavoro minorile o la prostituzione. Disastri naturali come siccità e inondazioni, inoltre, provocano l’interruzione scolastica per i minori, privandoli così di uno spazio sicuro dove molto spesso viene fornito a loro e alle loro famiglie cibo adeguato, acqua pulita e servizi sanitari. Nel Corno d’Africa, dove una prolungata siccità ha colpito più di 17 milioni di persone, si stima che oltre 6 milioni di bambini rischiano di abbandonare la scuola.
In Etiopia, che nel 2017 ha subito la peggiore crisi idrica degli ultimi 30 anni a causa delle ripetute siccità provocate da El Niňo, l’insicurezza alimentare ha colpito circa 5,6 milioni di persone, tra cui 2,7 milioni di bambini e donne in gravidanza o in fase di allattamento. Anche in Kenya la gravissima siccità dello scorso anno, che ha significativamente ridotto la resa dei campi e del bestiame, ha avuto conseguenze devastanti sulla popolazione, specialmente nelle zone più aride, lasciando circa 370 mila bambini e 37 mila donne incinte e neomamme in necessità di assistenza alimentare. L’assenza di cibo e acqua pulita nelle scuole, inoltre, ha costretto quasi 1 milione di bambini ad abbandonare gli studi, così come si sono moltiplicati i casi di colera, dengue e malaria. In Somalia, inoltre, un paese martoriato da un mix micidiale di guerra e cambiamenti climatici dove si conta quasi 1 milione di minori sfollati, nel 2017 più di 6 milioni di persone, di cui la gran parte bambini, aveva bisogno di assistenza umanitaria urgente. Qui si registra il tasso di mortalità infantile più elevato della regione (127 bambini morti ogni 1.000 nati)[19] e il rischio di contrarre malattie fatali come morbillo o colera è 9 volte superiore alla media. All’inizio del 2018, infine, più di 7 minori su 10, nel paese, non andava a scuola, esposti pertanto ai gravi rischi di sfruttamento, reclutamento forzato nelle guerriglie locali, matrimoni e gravidanze precoci. La povertà continua a rappresentare un freno significativo nella lotta alla malnutrizione. Nei paesi più poveri, infatti, oggi circa 385 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà estrema, spesso privati di cibo adeguato, acqua, servizi sanitari e della possibilità di andare a scuola. Emblematico, da questo punto di vista, è il dato in base al quale il 90% dei bambini colpiti da malnutrizione acuta vive in paesi a medio o basso reddito. In India, la povertà è il principale fattore scatenante della malnutrizione infantile. Solo in Africa subsahariana, inoltre, il 40% della popolazione non ha accesso ad acqua sicura, con punte del 60% nelle zone rurali dell’Africa orientale, e 7 persone su 10 non possono usufruire di servizi sanitari essenziali, con altissimi rischi per i più piccoli di morire per malattie facilmente curabili e prevenibili.
Da numerosi anni Save the Children è impegnata su scala mondiale per lottare contro la malnutrizione e salvare le vite dei bambini e delle loro mamme, in aree colpite da conflitti o disastri e dove i sistemi sanitari scarseggiano, attraverso un approccio integrato e multisettoriale alla nutrizione e allo sviluppo. Solo nel 2017, grazie alla campagna Fino all’ultimo bambino, Save the Children ha raggiunto 33 milioni di bambini con i suoi programmi di salute e nutrizione. I progetti dell’Organizzazione, oltre a prevedere azioni specifiche per trattare i casi di malnutrizione, si estendono anche ai settori dell’istruzione, dell’igiene, della salute e della resilienza ai disastri climatici con l’obiettivo di contribuire anche in maniera indiretta ad aumentare il livello di nutrizione di madri e bambini. Anche quest’anno tutti potranno sostenere la campagna Fino all’ultimo bambino attraverso il numero solidale 45533, attivo dal 15 ottobre al 14 novembre.

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Malnutrizione in oncologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Nonostante la sua elevata frequenza e le due pesanti conseguenze, la malnutrizione nel malato oncologico è ancora un problema largamente sottovalutato, non riconosciuto e molto raramente trattato in maniera adeguata.Per questo motivo si è svolto alla Camera dei Deputati l’incontro che ha visto seduti allo stesso tavolo clinici, pazienti e rappresentanti delle istituzioni per valutare le azioni necessarie per assegnare alla terapia nutrizionale il suo ruolo decisivo: migliorare l’outcome dei pazienti oncologici e scongiurare decessi evitabili.“Sono necessari modelli organizzativi capaci di assicurare ai pazienti interventi nutrizionali adeguati, tempestivi, efficaci e sicuri. I dati continuamente forniti dalla letteratura scientifica rendono questo intervento inderogabile. Il problema della malnutrizione infatti è indifferibile perché determina decessi evitabili con corrette strategie mediche.
In Italia manca una legge nazionale che regolamenti e garantisca l’accesso uniforme ai trattamenti di nutrizione clinica ed artificiale domiciliare sia nel periodo delle cure attive che in quello delle cure palliative. “Appare quindi opportuno valutare e prevedere l’inserimento dello screening nutrizionale e del trattamento della malnutrizione anche, ma non solo, all’interno di PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) delle diverse patologie” sottolinea il professor Maurizio Muscaritoli, Professore Ordinario di Medicina Interna alla Sapienza di Roma e Presidente SINUC – Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo. Lo studio PreMiO (Prevalence of Malnutrition in Oncology) ha dimostrato che la perdita di peso è presente già al momento della prima visita oncologica. Dei quasi 2000 pazienti arruolati, il 51% presentava un deficit nutrizionale e il 64% dei soggetti valutati aveva perso da 1 a 10 kg nei sei mesi precedenti. La malnutrizione è determinata sia da un aumento del metabolismo da parte delle cellule tumorali che consumano le riserve energetiche, che dalla diminuzione dell’appetito, la capacità di percepire i sapori, di deglutire, dalla nausea e da un malassorbimento diffuso dei nutrienti.La malnutrizione in Oncologia rappresenta ancora un bisogno non riconosciuto, causa d’inaccettabili disparità nelle cure.“Chiediamo alla politica che intervenga affinchè le cure nutrizionali entrino a far parte della buona pratica clinica, anche con la eventuale previsione di sanzioni per chi non garantisce ai malati cure adeguate, in analogia a quanto fatto in passato con la legge 38 che garantisce l’accesso alle terapie del dolore”, prosegue il professor Muscaritoli, “Servono anche strumenti di governance che possano ovviare alla cronica assenza di medici nutrizionisti e dietisti in tutte le aziende sanitarie, ed in particolare dove vengono trattati i pazienti oncologici, a cui si dovrebbe aggiungere la costituzione di reti regionali che prevedano un’interazione stretta con territorio, medici di medicina generale e ospedale”.A illustrare i pilastri e gli obiettivi delle Linee d’indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici siglate dal Ministero della Salute in Conferenza Stato Regioni a dicembre 2017, è stato chiamato il dottor Giuseppe Ruocco, Segretario Generale del Ministero della Salute, che ha evidenziato come “il documento valorizzi diversi aspetti: dall’utilizzo di Screening nutrizionale e bisogni specifici in ambito nutrizione alla diagnosi, durante il percorso terapeutico, al follow-up; la proposta di un Modello per la risposta organizzativa attraverso un percorso integrato che coinvolga Ospedale, Day Surgery e Reti territoriali, promuova una Continuità assistenziale attraverso MMG – Medici di Medicina Generale e PLS – Pediatri di Libera Scelta fino alla definizione di Assistenza domiciliare e Nutrizione artificiale; ed infine, percorsi di formazione ed informazione agli operatori sanitari. Un corretto e consapevole impiego delle conoscenze relative agli adeguati screening nutrizionali e agli approcci di nutrizione clinica integrata, illustrati nelle Linee di indirizzo, potrà avere una ricaduta positiva, contribuendo ad un favorevole impatto sugli esiti, sulla qualità di vita di questi pazienti e sulla spesa sanitaria”.“La malnutrizione è in grado di condizionare negativamente l’efficacia delle terapie chirurgiche e di quelle mediche, in Oncologia (e non solo). Prevenire la progressione della perdita di peso riduce la tossicità dei farmaci, migliora la sensibilità delle cellule a ricevere i trattamenti, diminuisce la frequenza e la durata dei ricoveri e le complicanze post operatorie” spiega il professor Paolo Marchetti, Ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza di Roma
Il cancro può determinare uno stato d’infiammazione e una accelerazione del metabolismo. L’intensa risposta infiammatoria porta a perdita di peso, di appetito, di massa muscolare, un deperimento generalizzato chiamato cachessia. “A cio’ si aggiungono alterazioni metaboliche e uno stato infiammatorio generalizzato” ha sottolineato il dr. Giuseppe Aprile, Direttore del Polo Oncologico di Vicenza e Consigliere Nazionale AIOM – Associazione Italiana Oncologia Medica. “La sindrome cachettica, che colpisce circa la metà dei pazienti oncologici con malattia avanzata, determina possibile perdita di efficacia delle cure antitumorali, aumento degli effetti collaterali e impatta negativamente sulla qualità della vita dei malati”.Ricevere un corretto trattamento nutrizionale dovrebbe essere considerato un diritto erogato da personale competente in nutrizione clinica che fornisca anche informazioni corrette, comprensibili e basate sulle evidenze scientifiche. E’ questa la posizione di Cittadinanzattiva – Tribunale del malato espressa dal suo coordinatore nazionale Tonino Aceti: “la malnutrizione deve essere individuata precocemente, trattata tempestivamente e non deve concorrere ad aumentare le già insopportabili disuguaglianze che caratterizzano il nostro Servizio Sanitario Pubblico. È utile una sua misurazione e valutazione sin dalla presa in carico sino al follow up. È necessario inserire le terapie nutrizionali nel contesto delle cure simultanee e informare i pazienti sui suoi benefici. È inoltre molto importante sensibilizzare anche gli operatori sanitari (medici e infermieri) al tema della malnutrizione prevedendo programmi di formazione ad hoc”. “La nutrizione è un’emergenza per i malati oncologici e di malnutrizione si può morire. Le associazioni di pazienti come la nostra – conclude Claudia Santangelo, presidente dell’Associazione Vivere senza Stomaco – confidano nella reale applicazione delle Linee d’indirizzo siglate il 15 dicembre 2017 con l’accordo Stato Regioni. Grazie agli estensori del documento e al professor Maurizio Muscaritoli che si sono adoperati per far sì che la nutrizione nei pazienti oncologici sia una buona nutrizione e non una malnutrizione”.

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Congo: 850 mila bambini sfollati e 400 mila a rischio malnutriz. acuta grave

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

congo“Il mondo non deve chiudere un occhio di fronte alla tragica situazione in cui si trovano bambini e famiglie nella regione del Grand Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 12 mesi, oltre 1,4 milioni di persone – fra cui 850.000 bambini – sono state costrette a lasciare le proprie case, e le loro vite sono state sconvolte dai diffusi atti di estrema violenza. I bambini e le donne raccontano di terribili abusi. Molti bambini sono stati reclutati dalle forze armate, costretti ad assumere droghe e travolti dalle violenze. Nulla può giustificare queste azioni.
La situazione per i bambini sta peggiorando e le famiglie sfollate a causa del conflitto non hanno accesso ai servizi di base. Oltre 200 centri medici sono stati distrutti, 1 su 4 non è più regolarmente operativo. Si stima siano 400.000 i bambini a rischio di malnutrizione acuta grave. I bambini hanno perso un anno di istruzione, mentre centinaia di scuole sono state prese di mira e depredate, gli insegnanti sono stati uccisi o sono scappati alla ricerca di salvezza. A causa della paura generata dalle violenze gli insegnanti non possono andare a lavorare, mentre i genitori spaventati non mandano i bambini a scuola. Tutte le parti in conflitto devono proteggere i bambini, porre fine alle gravi violazioni contro di loro, e tutelare le scuole e i servizi sanitari. Gli operatori umanitari devono avere libero accesso alle popolazioni colpite, in modo da poter raggiungere tutti coloro che hanno bisogno di assistenza. Grazie alla prolungata presenza nella regione e alla rete estesa di partner a livello locale, l’UNICEF sta rispondendo ai crescenti bisogni umanitari, raggiungendo oltre 150.000 persone colpite dalla crisi attraverso interventi per la nutrizione, la salute, l’istruzione, l’acqua e i servizi igienico-sanitari, contributi dirette in denaro, e tutela dell’infanzia. Ma, se queste violenze non dovessero terminare, anche il nostro meglio non sarà abbastanza. Le vite di migliaia di bambini sono in pericolo”.

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Siccità in Etiopia: Save the Children, 400.000 bambini a rischio di malnutrizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2015

etiopiaCirca 10,1 milioni di persone, tra cui 5,75 milioni di bambini, si troveranno ad affrontare una critica mancanza di cibo nel 2016, in seguito al peggioramento della crisi alimentare causata dalla siccità provocata da El Nino. Save the Children, l’organizzazione internazionale indipendente dedicata dal 1919 a salvare i bambini e difenderne i diritti, stima inoltre che circa 400mila bambini rischiano di sviluppare forme di malnutrizione acuta con conseguenze drammatiche per la loro salute, che possono portare ad un blocco della crescita e a ritardi fisici e mentali nella fase dello sviluppo.“Siamo di fronte alla peggiore siccità in Etiopia degli ultimi 50 anni e si stima che la risposta a questa emergenza abbia un costo complessivo di 1,4 miliardi di dollari. I leader mondiali riuniti a Parigi per il vertice sul clima devono reagire concretamente prima che sia troppo tardi”, avverte John Graham, Direttore di Save the Children in Etiopia. “Già nel 2011 la comunità internazionale era rimasta a guardare senza fare nulla, mentre la devastante siccità che si era abbattuta su Somalia, Etiopia e Kenya aveva portato ad una drammatica crisi alimentare, colpendo le comunità più povere e vulnerabili. Oggi la storia rischia di ripetersi nei prossimi mesi se non si agisce immediatamente”.La scarsità delle piogge del Belg all’inizio dell’anno, così come delle piogge estive del Kiremt, solitamente affidabili, hanno avuto un impatto devastante sul raccolto in Etiopia e fino a giugno del 2016 non se ne prevedono altri. Inoltre i progressi significativi fatti nella sicurezza alimentare, nell’educazione e nella salute della popolazione rischiano di essere seriamente compromessi in alcune zone del paese. Il governo etiope si è già impegnato per uno stanziamento senza precedenti di 192 milioni di dollari per combattere la crisi, come parte di un ampio sforzo del paese per mitigare l’impatto della siccità. Ma è urgente che i donatori e la comunità internazionale sostengano il governo per evitare che la situazione degeneri ulteriormente.“Secondo recenti rapporti che tengono conto dei dati delle Nazioni Unite sul costo necessario a fornire interventi di supporto e di quello dell’impatto economico della siccità, una risposta immediata potrebbe far risparmiare 8 milioni di dollari al giorno. Investire subito non significa perdere denaro, poiché questo aiuta ad assicurare risorse ad interventi per la resilienza e la riduzione del rischio. Stavolta non possiamo aspettare che la situazione peggiori ulteriormente”, aggiunge Graham.
Secondo un rapporto di Save the Children, sul lungo termine le risposte a crisi di questo tipo si possono trovare all’interno degli stessi paesi in via di sviluppo, attraverso il sostegno ai mercati e alla produzione alimentare locale, proteggendo i più poveri e i più vulnerabili, offrendo cibo a prezzi accessibili e garantendo una forte risposta nazionale alle possibili crisi. “Dobbiamo migliorare molto il funzionamento della risposta del sistema umanitario nel momento in cui ci sono i primi segnali di una crisi e le comunità cominciano ad avere bisogno di aiuto. Se oggi verranno prese le misure giuste, sarà possibile evitare la sofferenza di milioni di persone e alleviare la miseria opprimente e duratura che questo tipo di emergenze così acute tendono a lasciare per molto tempo”, spiega Graham.
Save the Children opera in Etiopia dal 1984 con programmi di lungo termine ed è presente nel 70% dei distretti più colpiti del paese, con la fornitura di cibo, acqua, medicine e un sostegno fondamentale alle famiglie che hanno perso il loro reddito. La principale area d’intervento dell’organizzazione è l’aiuto alimentare e il trasporto dell’acqua, cui si aggiunge la formazione di operatori sanitari nelle comunità per curare la malnutrizione, il supporto per salvare il bestiame e i raccolti laddove possibile e la fornitura di aiuti alle famiglie che non hanno mezzi di sussistenza.

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Malnutrizione e funzioni del sistema nervoso

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

Milano-Expo-250x150Milano. Venerdì 25 settembre 2015, dalle ore 11.00 alle ore 14.00, si terrà a Expo Milano 2015, presso lo spazio Bicocca del Cluster Mare, Isole e Cibo, la tavola rotonda “Feeding the Nervous System: correlazione tra malnutrizione e le funzioni del sistema nervoso”, in occasione della quale alcune tra le più importanti autorità italiane e internazionali nel campo della neurologia si confronteranno – alla presenza di istituzioni politiche responsabili del settore sanitario nazionale – sul tema della malnutrizione e delle sue conseguenze sulle funzioni cerebrali.La tavola rotonda, patrocinata dall’assessorato alla salute della Regione Lombardia, è finanziata ed organizzata dalla Camera di Commercio ItalAfrica Centrale, ente no –profit, presieduta dall’ Ing. Alfredo Cestari, che persegue finalità economiche (internazionalizzazione delle imprese Italiane verso i paesi dell’Africa Centrale) educative, culturali, formative, filantropiche e di solidarietà sociale, ricreative, scientifiche, artistiche, di promozione di studi, con un particolare riferimento ed attenzione all’attualità politica, economica e sanitaria.“È ormai innegabile – sottolinea il professor Antonio Federico, Direttore del Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Comportamento Università degli studi di Siena e promotore della tavola rotonda – lo stretto legame tra dieta mediterranea e bassi rischi di demenza. Allo stesso tempo, i dati portati dagli esperti presenti alla tavola rotonda mettono in luce come le manifestazioni cliniche di alcune importanti malattie neurologiche discendano da una dieta carente dei principali elementi nutritivi.”Verrà quindi indagata, nel corso dell’incontro, l’influenza della nutrizione/malnutrizione sulle funzioni neurologiche (Prof. Federico), sulla demenza (Prof. El ALaoui Faris), sulle neuropatie periferiche (Prof. Gouider) e sul sistema nervoso in generale (Prof. Gallo), oltre che la correlazione della dieta con lo sviluppo di altre patologie.
La correlazione tra malnutrizione e malattie del sistema nervoso è uno degli argomenti su cui collaborano attivamente da quasi due anni i membri del Neuromediterranean Forum, associazione presieduta dal Professor Federico e nata con lo scopo di favorire lo scambio scientifico e didattico tra i diversi Paesi che affacciano sul Mediterraneo, in particolare attraverso il progetto Migration Neurology.“In relazione all’alto numero di migranti presenti nel nostro paese – conclude Federico – ci siamo resi conto che il ricovero ospedaliero di un paziente migrante è superiore a quello di un paziente italiano, sia per motivi gestionali e linguistici, ma anche perché le manifestazioni cliniche delle malattie neurologiche sono diverse, in pazienti di diversi paesi, dove esistono malattie spesso in altri completamente sconosciute. Quindi la necessità di una interazione.”

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Allattamento al seno per fronteggiare malattie e malnutrizione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2015

allattamento al senoFar crescere il numero dei bambini allattati al seno è una delle strade migliori per far progredire il mondo nella lotta alla malnutrizione. Nella settimana mondiale dedicata all’allattamento esclusivo al seno (1-7 agosto), Amref – la più grande organizzazione no profit sanitaria in Africa – promuove l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di vita del neonato. Come avviene in tutti i suoi progetti sul campo, in particolare, nei suoi programmi di formazione per ostetriche, infermieri e volontari sanitari a livello comunitario. Un impegno che non ha risvolti solo in termini di salute, ma anche in termini di progresso sociale ed economico.
A livello mondiale solo il 38% dei bambini tra 0 e 6 mesi viene nutrito tramite allattamento esclusivo. Secondo una recente analisi – rileva l’Organizzazione Mondiale della Sanità – pratiche di allattamento al seno non ottimali, come l’allattamento non esclusivo, contribuiscono per l’11,6% alla alla mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni. Questo equivarrebbe a circa 800 mila morti in un anno. Il mondo si è dato un obiettivo per il 2025: aumentare il tasso di allattamento esclusivo nei primi sei mesi di vita del bambino: arrivare al 50%.
Salute del bambino e salute della madre. Il latte materno rappresenta il miglior alimento per i neonati, perché fornisce tutte le sostanze nutrienti di cui hanno bisogno nella prima fase della loro vita. Protegge il nuovo nato da malattie infettive e croniche (come le infezioni respiratorie, aiuta a diminuire la mortalità infantile causata da diarrea e polmonite, e accelera il processo di riabilitazione dalle stesse). L’’allattamento al seno ha delle ricadute positive anche sulla salute della madre. In linea generale aiuta a diminuire il rischio di cancro alla mammella prima della menopausa, accelera la ripresa dal parto e l’involuzione dell’utero e riduce il rischio di emorragia e di mortalità, prolunga il periodo di infertilità post parto, assicurando così che il periodo tra una gravidanza e l’altra sia più lungo. Non solo questione di latte. Importante intervenire a livello di sistemi sanitari, far arrivare alle comunità la bontà di questa pratica e a livello politico-legislativo ribadire il ruolo della donna. Migliorare, negli ospedali e nelle strutture sanitarie, il supporto all’allattamento esclusivo, rendendolo più facile e più comprensibile, lì dove ancora ci fossero delle remore. Arrivare nelle comunità e nei villaggi attraverso operatori che possano spiegare l’importanza di allattare. Investire nella formazione. Ma anche battersi contro pubblicità aggressive e non appropriate che presentano prodotti sostituitivi al latte materno. Fondamentale promuovere politiche in grado di conciliare l’allattamento al seno e il rientro all’attività lavorativa. Amref sostiene l’allattamento al seno insegnando le buone pratiche attraverso un manuale, elaborato appositamente nel 1992 e rivisto nel 2002, intitolato “Allattamento al seno: come aiutare le madri” di Felicity Savage King (pediatra e docente presso il Centro per la Salute Internazionale del Bambino all’Istituto per l’Infanzia di Londra). Il manuale, tradotto in più lingue, si è rivelato essere uno strumento essenziale per combattere la mortalità materna in Africa.
Amref Health Africa promuove la salute materna anche attraverso Stand Up for African Mothers, una campagna che vuole formare 15.000 ostetriche dell’Africa sub-Sahariana e contribuire ad una riduzione del 25% della mortalità materna nel continente. La sezione italiana di Amref Health Africa promuove la campagna in Mozambico, dove nell’arco di 6 anni saranno formati 1,100 ostetriche (825 attraverso corsi di aggiornamento, 275 attraverso corsi di formazione di durata biennale) e 30 formatori di ostetriche.

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Un milione di bambini del Sahel a rischio malnutrizione nel 2012

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2011

Landscape of Sahel

Image by CIFOR via Flickr

“Si stima che nel 2012, se la comunità internazionale non interverrà un milione di bambini nella regione africana del Sahel occidentale e centrale sarà a rischio malnutrizione”.”Della zona del Sahel sono otto i paesi coinvolti in questa crisi che coinvolgerà soprattutto i bambini. Tra pioggie insufficienti e scarsi raccolti, la “stagione arida” – quando il cibo dell’ultimo raccolto sarà esaurito – potrebbe cominciare in alcuni paesi già dal mese di marzo, invece che dal mese di giugno, come consuetudine.
“Qualsiasi riduzione di quantità e qualità nutrizionale degli alimenti di una famiglia ha un impatto sui bambini, soprattutto sui più piccoli. Un numero significativo di bambini nel Sahel già soffre di malnutrizione, tutto questo lì renderà ancora più vulnerabili. Appositi alimenti terapeutici pronti all’usosono il modo migliore per curare la malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni, in modo da avere la possibilità di sopravvivere e rimettersi. La più grande sfida che dobbiamo affrontare ora è garantire ai bambini una quantità sufficiente di questi alimenti fondamentali, che possa aumentare nei prossimi mesi.
Nel 2010 l’impegno dei donatori, la generosità della comunità internazionale e il duro lavoro degli operatori umanitari hanno evitato una grande tragedia nel Sahel. Insieme possiamo farlo di nuovo. Ma dobbiamo cominciare subito, perché la regione è vasta, la sfida è grande e la finestra si sta chiudendo.
“I bambini a rischio nel Sahel non sono solo statistiche con cui si può misurare la grandezza di un potenziale disastro umanitario. Sono bambine e bambini e ciascuno ha il diritto di sopravvivere, crescere e contribuire allo sviluppo della sua società. Non dobbiamo fallire “.

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Malnutrizione infantile

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2011

St. Pio of Pietrelcina

Image by Jim, the Photographer via Flickr

Al via una nuova iniziativa internazionale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in aiuto della popolazione del Benin grazie all’intesa siglata con l’Ospedale San Padre Pio di N’Dali, area rurale a nord dello stato africano, a 500 km dalla capitale Cotonou, dove vivono bambini e famiglie bisognose di cure e di assistenza sanitaria soprattutto sul fronte della malnutrizione acuta.L’accordo – che si inserisce nell’ambito dell’intensa attività internazionale del Bambino Gesù a favore dei bambini di ogni continente – prevede la formazione di personale medico per fronteggiare un fenomeno dilagante tra le fasce più povere e a rischio della popolazione: i bambini e le donne. La malnutrizione è stata riscontrata soprattutto nell’etnia Peulh, tribù di seminomadi provenienti dagli altipiani dell’Est Africa. L’Ospedale di N’Dali in Benin – meta in questi giorni della visita del Santo Padre Benedetto XVI – gestito dalla Congregazione Beninese delle Figlie di San Padre Pio e dai frati cappuccini, grazie alla collaborazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sarà in grado di garantire assistenza e cure a una popolazione di oltre 500.000 abitanti e potrà diventare un punto di riferimento prezioso in un Paese segnato da una profonda necessità di strutture sanitarie.

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Migliaia di bambini rischiano di morire per fame

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Migliaia di bambini somali e kenioti stanno soffrendo la fame in quella che le Nazioni Unite hanno definito la peggiore siccità che il Corno d’Africa abbia vissuto negli ultimi 60 anni. Una mortale combinazione di mancanza di pioggia unita all’inevitabile innalzamento dei prezzi del cibo, ha lasciato oltre 9 milioni di persone nella aree più remote dell’Africa Orientale senza cibo, acqua a sufficienza e a grave rischio malnutrizione. Più di un quarto dei bambini delle aree più colpite dalla siccità in Kenya, sono ora pericolosamente malnutriti mentre in Somalia i tassi di malnutrizione hanno raggiunto picchi del 30% in alcune zone, rendendo il Corno d’Africa uno dei posti che maggiormente soffre la fame al mondo. Save the Children ha già adottato una massiccia risposta umanitaria in Kenya, Somalia ed Etiopia, fornendo nutrimenti, medicine e acqua potabile a migliaia di bambini sottopeso e a numerose comunità. Ma la situazione peggiora giorno dopo giorno e – con la mancanza di piogge prevista fino a settembre – l’Organizzazione ha bisogno di risorse per far fronte a questa drammatica emergenza e per questo ha lanciato un appello mondiale per raccogliere 65 milioni di dollari. Nell’ultimo anno, i prezzi delle derrate alimentari nell’Africa Orientale sono aumentati del 240 per cento. Le famiglie hanno fatto ricorso a soluzioni inverosimili per sopravvivere. Un semplice kit composto di acqua potabile e di cibo ad alto valore nutritivo potrebbero strapparli a questi pericoli.
Save the Children ha creato il Fondo Emergenze per i Bambini per portare soccorso dove serve, immediatamente. Il lavoro di risposta alle emergenze dell’Organizzazione in Etiopia, Kenya, Somalia e in tutto il mondo, può essere sostenuto aderendo al Fondo Emergenze per i bambini: http://www.savethechildren.it/fondoemergenze

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Bambini a rischio malnutrizione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

Un milione e 200.000 bambini in Niger sono a grave rischio malnutrizione, 378.000 stanno affrontando la fame: questo l’allarme lanciato oggi da Save the Children. Il Niger è uno dei paesi più poveri dell’Africa, dove 1 bambino su 6 muore prima dei cinque anni e il 50% della mortalità infantile è legata alla malnutrizione. Secondo l’Organizzazione, senza un aiuto immediato, questa situazione già di per sé drammatica, rischia di precipitare nei prossimi mesi, con la morte di migliaia di bambini. In tutto il Sahel, le piogge sono sempre meno frequenti e la siccità è in continuo aumento. Tutto ciò ha causato una progressiva desertificazione, e la conseguente scarsità di raccolti che, unitamente all’elevato tasso di crescita demografica, hanno reso le famiglie altamente vulnerabili. Infine, l’incessante  aumento dei prezzi degli alimenti, ha impedito loro di acquistare cibo a sufficienza. Dal 2007, infatti, i prezzi alimentari sono aumentati annualmente del 20%, toccando dei picchi del 30% in alcune regioni, soprattutto dallo scorso anno ad oggi. In base alle stime ufficiali, 7,8 milioni di persone, pari al 58% della popolazione, sono a rischio di malnutrizione: Save the Children ritiene che tale cifra sia destinata ad aumentare se le famiglie non avranno la possibilità di procurarsi derrate alimentari sufficienti. Le persone stanno già riducendo il numero di pasti giornalieri, si stanno nutrendo con cibi destinati agli animali, stanno smettendo di mandare i bambini a scuola. Inoltre si sta verificando una migrazione verso le aree urbane, alla ricerca di aiuto e per vendere il loro bestiame al di sotto dei prezzi di mercato per comprare del cibo – riducendo, così, ulteriormente la loro capacità di acquisto nel futuro e la possibilità di uscire da questa grave crisi. Molte famiglie hanno totalmente esaurito le scorte di cibo e il Paese sta entrando nella stagione di massima diffusione della malaria e ciò potrebbe creare una combinazione letale, causando migliaia di morti nei prossimi mesi. Save the Children, che ha iniziato a lavorare in Niger nel 2005 in risposta alla crisi alimentare, lancia l’appello di raccolta fondi per fornire alle famiglie cibi salvavita e cure mediche. http://www.savethechildren.it/fondoemergenze

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Crisi alimentare in Niger

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

Dakar – Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha annunciato oggi che il numero di persone affamate  in Niger, a cui l’agenzia fornisce assistenza alimentare, è più che raddoppiato. Sono 2,3 milioni le persone assistite dal WFP colpite da una crisi alimentare che si sta aggravando a causa della siccità nel Sahel orientale.  Nel Sahel orientale, piogge scarse e irregolari hanno distrutto i raccolti e seccato i terreni usati dalle comunità  di pastori per il bestiame. A gennaio, un’indagine  nazionale ha mostrato che più della metà dell’intera popolazione (13,5 milioni) vive in uno stato d’insicurezza alimentare.  L’ampliamento delle operazioni del WFP mira a ridurre la malnutrizione attraverso distribuzioni di cibo a 1,5 milioni di persone, di alimentazione rinforzata per i bambini sotto i due anni di età e di alimentazione supplementare per i bambini sotto i cinque anni, nelle aree più colpite.  Il WFP si occuperà anche delle donne incinte e di quelle che allattano, e lavorerà alla creazione delle cosiddette banche di cereali. Si tratta di riserve di cereali per l’intera comunità dove le donne comprano grano a prezzi sovvenzionati nel pieno della stagione secca quando il precedente raccolto si è esaurito. Le comunità riforniscono le banche di cereali durante il raccolto successivo quando i prezzi sono più bassi.  Il WFP ha richiesto 182 milioni di dollari per ampliare le proprie operazioni in uno dei paesi più poveri del mondo. Il debito attuale è di 96 milioni di dollari. “ Dobbiamo agire velocemente per garantire alla popolazione e al governo del Niger una qualche protezione dagli effetti della crisi alimentare,” ha detto Thomas Yanga, Direttore Regionale del WFP in Africa Occidentale. Inoltre, per venire incontro ai bisogni alimentari delle persone colpite dalla siccità nel Niger, il WFP fornisce pasti a centinaia di migliaia di bambini in età scolare e aiuta le persone colpite da HIV/AIDS e da tubercolosi.

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La nutrizione artificiale

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2010

Sovigliana di Vinci il 23 e 24 aprile si terrà il convegno sul tema della nutrizione artificiale, che si svolgerà nei locali dell’Agenzia per la formazione in via Oberdan. Le cui iscrizioni potranno essere effettuate entro il  18 aprile. Il convegno “La nutrizione artificiale nel trattamento della malnutrizione” è rivolto principalmente a infermieri, medici e dietisti. La giornata di apertura affronterà argomenti sulla valutazione e gestione del rischio di malnutrizione, la giornata conclusiva affronterà gli aspetti assistenziali, etici e giuridici della nutrizione artificiale. L’obiettivo del convegno è di diffondere la cultura dell’agire con competenza e responsabilità professionale sul tema della malnutrizione, come diritto fondamentale di ogni utente.

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Vertice Fao: Save the Children

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2009

Bastano meno di 170 euro all’anno, meno di 27 centesimi al giorno, fino al compimento del secondo anno  di vita, per garantire ad un bambino una corretta nutrizione e contribuire ad arrestare  le morti per malnutrizione. Questo il dato diffuso da Save the Children, attraverso il nuovo rapporto Fame di Cambiamento, che intende essere un chiaro monito ai grandi della terra riuniti a Roma in occasione del vertice Fao e il cui contributo per sconfiggere la fame nel mondo continua a rimanere molto basso.
Più di 178 milioni di bambini al mondo soffrono di malnutrizione cronica che, come ribadito oggi dal segretario generale dell’Onu, è causa di morte per milioni di bambini ogni anno. Metà dei bambini malnutriti vivono in otto paesi in via di sviluppo: Afghanistan, Bangladesh, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, India, Kenya, Sudan e Vietnam. Secondo il rapporto di Save the Children basterebbero 5,85 miliardi di euro  all’anno per combattere la fame in queste nazioni e ridurre drasticamente il numero di bambini rachitici o malnutriti. Save the Children chiede che ad ogni bambino vengano garantite 170 euro all’anno fino al compimento del secondo anno d’età e che tale somma venga impiegata per fornire soluzioni efficaci per la riduzione della malnutrizione infantile, come la promozione dell’allattamento al seno, l’allocazione di piccoli budget per l’acquisto di cibo e la somministrazione di vitamine supplementari ai bambini. Tale investimento di primo livello, avrà una ricaduta positiva in termini di miglioramenti culturali ed economici.

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Sicurezza Alimentare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2009

Roma 11 novembre 2009, ore 11.30 Hotel Nazionale – Sala Cristallo Piazza Montecitorio, 131
Medici Senza Frontiere (MSF), alla vigilia del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare della FAO a Roma (16 – 18 novembre), presenta alla stampa italiana e internazionale il rapporto “Malnutrizione: quanto è stato speso? Un’analisi dei flussi finanziari a sostegno della lotta alla malnutrizione”. Il rapporto presenta un’analisi su quanto viene speso, a livello globale, per la cura e la prevenzione della malnutrizione infantile.Interverranno: – Nathalie  Ernoult, esperta di nutrizione, Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenziali di MSF – Silvia Mancini, esperta di salute pubblica internazionale, MSF Italia – Loris De Filippi, responsabile dei progetti, MSF Italia – Daniel Berman, vice direttore, Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenziali di MSF Il focus del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare della FAO, dove si discuterà sul modo di affrontare la crescente fame nel mondo, sarà l’agricoltura. Sebbene questo sia estremamente importante, sarebbe un grave errore ignorare la questione di come affrontare la malnutrizione infantile. La malnutrizione è un’emergenza medica e umanitaria: ogni anno nel mondo muoiono, per patologie collegate alla malnutrizione, tra i 3,5 e i 5 milioni di bambini. Nel mondo sono 178 milioni i bambini sotto peso, e ogni anno sono 20 milioni i bambini gravemente malnutriti che rischiano la vita. Durante la conferenza stampa, che si terrà in inglese e in italiano, sarà disponibile un servizio di traduzione simultanea.

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Rapporto Fao: Save the Children

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2009

La  morte di 3,2 milioni di bambini l’anno – quasi un terzo di tutti quelli che muoiono prima dei 5 anni – è associata alla malnutrizione, che è la principale concausa di morte per i bambini che muoiono prima di compiere 5 anni. Inoltre, si stima che a causa della crisi economica e finanziaria globale, tra il 2009 e il 2015, ci potrebbero essere dai  200.000 ai 400.000 bambini morti in più ogni anno. Questo l’allarme di Save the Children, commentando i dati diffusi dalla Fao e dal Programma Alimentare Mondiale. Globalmente ogni anno 18 milioni di bambini nascono con un peso molto basso in quanto prematuri o perché hanno ricevuto una scarsa nutrizione durante la gravidanza o nel periodo immediatamente post-gravidanza. L’Asia Meridionale ha la più alta incidenza di basso peso alla nascita – un quarto dei neonati pesa meno di 2,5 chili – nonché la più alta prevalenza di bambini sottopeso. La denutrizione indebolisce il sistema immunitario del bambino, rendendolo più esposto alle malattie e meno capace di combattere le infezioni, così come la carenza di certi micronutrienti indispensabili può anche danneggiare la salute della madre e del figlio e incrementare il rischio di mortalità materna e infantile. Ad esempio l’anemia, che interessa il 42% delle donne incinte in tutto il mondo, aumenta il rischio di parto prematuro, peso basso alla nascita, emorragia, setticemia. L’organizzazione, che ha appena lanciato la campagna EVERY ONE, per dire basta alla mortalità infantile, ricorda che basterebbero interventi semplici e a basso costo per fermare queste morti, che per la maggior parte avvengono in paesi in via di sviluppo, dove le principali cause di mortalità infantile (complicazioni neonatali, polmonite, diarrea, malaria e morbillo) sono aggravate da povertà endemica e malnutrizione.

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