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Posts Tagged ‘mammiferi’

Il cammino dei mammiferi: a rischio la sopravvivenza di molte specie

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Un nuovo studio del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin della Sapienza ha valutato l’impatto delle attività umane sull’estinzione locale dei mammiferi negli ultimi 50 anni. Solo poche specie sono riuscite a trarre vantaggio dalla convivenza con l’uomo colonizzando nuove aree. Il lavoro è pubblicato su Nature Communications. L’impatto delle attività umane sull’ambiente, che ha avuto un notevole incremento a partire dagli anni ‘70 del secolo scorso con la terza rivoluzione industriale, sta alterando sensibilmente i processi ecologici alla base della vita sulla Terra. Uno degli effetti principali dell’intensificarsi delle attività antropiche è la progressiva scomparsa di alcune specie autoctone, con risvolti drammatici sugli equilibri ecosistemici a esse associati. I mammiferi, in particolare, sono stati oggetto di importanti diminuzioni, con il 25% delle specie viventi ritenuto oggi a rischio di estinzione. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, il team di ricercatori coordinato da Michela Pacifici del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin ha confrontato le distribuzioni di un campione rappresentativo di mammiferi terrestri negli anni ‘70 e oggi, riscontrando che circa il 75% di queste ha subito cambiamenti. I ricercatori hanno inoltre individuato i fattori associati al declino e all’espansione dell’areale, ovvero della superfice normalmente abitata da una specie, includendo tra queste variabili sia quelle di natura antropica sia quelle legate alla biologia delle specie, come il peso e le strategie riproduttive. Comprendere quali variabili siano implicate nel declino dei mammiferi è fondamentale per focalizzare le azioni di conservazione necessarie, specialmente in considerazione delle molteplici minacce alle quali i mammiferi sono soggetti, incluso il cambiamento climatico.“Studi precedenti – commenta Carlo Rondinini, coautore dello studio e coordinatore del Global Mammal Assessment, una partnership tra Sapienza e l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) – evidenziano che le uniche specie in grado di spostarsi abbastanza velocemente per seguire il clima che cambia sono i grandi mammiferi. Da questo studio si evidenzia che proprio i grandi mammiferi hanno maggiormente sofferto l’azione diretta dell’uomo. Resta quindi fondamentale, per evitare la scomparsa dei grandi mammiferi, mettere in atto tutte le misure per consentire il loro spostamento naturale alla ricerca di ambienti adatti”.Per quanto riguarda l’espansione di areale, i risultati dello studio evidenziano che le specie che ne hanno beneficiato sono in numero inferiore e che le variabili determinanti sono maggiormente legate alle caratteristiche intrinseche, favorendo le specie con tassi riproduttivi veloci, dieta generalista e massa corporea inferiore.

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Evoluzione: i geni condivisi da invertebrati e mammiferi

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

planariaTutti gli animali in grado di rigenerarsi, da quelli capaci di far ricrescere una parte del loro corpo fino a quelli che riescono a rigenerare il loro intero organismo, possiedono un set di geni simili fra di loro. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori del Centro della Complessità e i Biosistemi (CC&B) dell’Università di Milano.La capacità di riformare organi o arti danneggiati, senza cicatrici o perdita di funzionalità, è molto diffusa fra gli animali, ma con grandi differenze da specie a specie. Alcuni sono infatti in grado di ripristinare un tessuto danneggiato, ma ci sono anche organismi che possono far ricrescere il loro intero corpo partendo da un solo frammento, come alcuni invertebrati. La capacità rigenerativa può anche variare in base al ciclo vitale e con l’età dell’animale. Fra i vertebrati, solo gli anfibi sono in grado di ricostruire organi e tessuti anatomicamente completi e funzionali. Nei mammiferi, questa capacità è presente ma è limitata al fegato, la cui massa può essere rigenerata in seguito a un danno.“Ci siamo concentrati sui geni coinvolti nella rigenerazione in diversi animali, per cercare di capire come mai i mammiferi hanno perso la capacità di far ricrescere arti amputati”, spiega Maria Rita Fumagalli, ricercatrice postdoc al CC&B e principale autrice dello studio, pubblicato su NPJ Systems Biology and Applications.
I ricercatori hanno selezionato tre organismi modello noti per le loro elevate capacità rigenerative – l’idra, la planaria e il cetriolo di mare – li hanno danneggiati e poi hanno analizzato il loro genoma in momenti diversi del processo di rigenerazione, per vedere quali geni si attivavano e in quale fase specifica. I risultati ottenuti sono poi stati confrontati con quelli ricavati da studi precedenti sul fegato di topo.Hanno così scoperto che fra i geni attivati nella prima fase della rigenerazione ce ne sono alcuni che sono simili anche fra animali molto diversi. Ciò suggerisce che tutti gli organismi, mammiferi inclusi, potrebbero aver conservato, nel corso dell’evoluzione, una parte primordiale di questo processo. Nella fase più tardiva della rigenerazione, i geni coinvolti sono invece specifici dell’organismo e del tipo di tessuto in fase di riparazione.
I ricercatori del CC&B hanno anche studiato i geni coinvolti nella risposta infiammatoria, che non è solo un meccanismo di difesa contro microrganismi esterni ma gioca anche un ruolo cruciale nella ricostruzione di un tessuto danneggiato. Quel che hanno scoperto è che nelle cellule del sistema immunitario di idre, planarie e cetrioli di mare, all’inizio della risposta infiammatoria si attivano geni molto simili a quelli dei macrofagi e dei neutrofili che intervengono in caso di infezione nei topi. Ciò significa che, nei mammiferi, la perdita della capacità rigenerativa potrebbe essere stata compensata da una complessa reazione immunitaria che entra in gioco durante la riparazione dei tessuti danneggiati.Nel complesso, questo studio ha consentito di svelare la presenza di un set di geni – fondamentali per dare inizio alla rigenerazione e quindi cruciali per la sopravvivenza – che sono rimasti conservati nel corso dell’evoluzione, in animali anche molto diversi fra di loro.
“La scoperta di questa firma genetica condivisa ci consente di capire meglio l’evoluzione della rigenerazione e potrebbe rivelarsi molto utile per lo sviluppo di future terapie rigenerative”, commenta Caterina La Porta, professoressa di patologia generale al Dipartimento di scienze e politiche ambientali dell’Università di Milano e coordinatrice di questa ricerca. Inibire questi geni potrebbe inoltre aiutare a contrastare le patologie dovute a un eccesso di fibrosi.

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L’orso della riserva naturale di Torricchio

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2009

orsoCamerino, Eccezionale segnalazione nella Riserva naturale Montagna di Torricchio, la prima area protetta istituita dalla Regione Marche e gestita dall’Università di Camerino. Lo scorso 23 giugno, infatti, alle prime luci del mattino, è stata immortalata la presenza dell’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus).  L’eccezionale segnalazione rientra nell’ambito del progetto di studio dell’Associazione Smilax Onlus e del Centro di Educazione Ambientale (CEA) della Riserva di Torricchio “Renzo Videsott”, denominato “Gli animali intorno a noi”. Al progetto, che consiste nel rilevare e monitorare la presenza dei mammiferi attraverso l’uso di video e fototrappole, e che è cofinanziato dal Centro Servizi per il Volontariato Marche, hanno aderito anche l’Ekoclub, l’Aneam, l’AIN, la Comunità Montana di San Severino Marche, la Comunità Montana di Camerino e gli Istituti Comprensivi di Matelica e di Pievetorina.   Nel corso di circa due anni di rilevamenti svolti dal gruppo di lavoro coordinato dal dott. Vincenzo Di Martino, presidente della Smilax e referente del CEA Torricchio, e dal dott. Paolo Forconi, dello Studio Faunistico Chiros, sono state fotografate nella Riserva di Torricchio quasi tutte le specie di mammiferi che popolano le nostre montagne, documentando con certezza dal lupo al gatto selvatico e tante altre specie (faina, tasso, volpe, scoiattolo, capriolo, cinghiale).   “L’anno scorso – affermano con entusiamo Paolo Forconi e Vincenzo di Martino – abbiamo fotografato anche una cerva, di quelle reintrodotte dal Parco dei Sibillini, una bellissima scoperta! E poi finalmente l’evento tanto atteso … l’orso bruno marsicano!” “È molto probabile – ci racconta Paolo Forconi – che si tratti dello stesso orso presente nel Parco dei Monti Sibillini e che è stato chiamato Ulisse per il suo continuo girovagare.”.
L’orso bruno marsicano è un animale onnivoro che si nutre prevalentemente di erbe, frutti ed insetti; solo occasionalmente preda animali vivi. Ha inoltre un grande timore dell’uomo. Avvistarlo è un evento assai difficile, dato che la specie è prevalentemente notturna, ma sapere che l’orso vive nei boschi dei Monti Sibillini e della Riserva di Torricchio o poterne osservare le tracce, aggiunge senz’altro fascino alle escursioni in montagna.(orso)

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