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Posts Tagged ‘mammografia’

Tumore al seno, nuovo marcatore per diagnosi prima della mammografia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

marcatoreUno studio appena pubblicato su Genome Medicine descrive un nuovo marcatore che potrebbe essere usato per diagnosticare una neoplasia mammaria potenzialmente mortale fino a un anno prima dei metodi attuali. Un gruppo di ricercatori coordinato da Martin Widschwendter, direttore del Dipartimento di ginecologia oncologica all’University College London (UCL), ha scoperto che una regione del DNA contrassegnata come EFC#93 mostra anomalie di metilazione in campioni di cancro al seno prima che il cancro diventi rilevabile. «Il marcatore di metilazione del DNA EFC#93 è un indicatore altamente specifico il cui riscontro nel siero potrebbe consentire un trattamento individualizzato, da iniziare anche in assenza di riscontro radiologico» scrivono gli autori, spiegando che la metilazione del DNA consiste nell’aggiunta di un gruppo metilico che spesso influenza l’espressione genica, evento che nello sviluppo del cancro al seno si verifica precocemente. Gli autori dello studio hanno analizzato la metilazione di EFC#93 nei campioni di sangue prelevati da 419 donne con carcinoma mammario in due tempi: il primo dopo l’intervento chirurgico e l’altro dopo la chemioterapia. E i risultati ottenuti dimostrano che la metilazione aberrante del DNA nei campioni prelevati prima della chemioterapia è un indicatore di prognosi infausta. Spiega l’autore: «La presenza nel siero del marker EFC#93 ha identificato in modo corretto sei mesi prima della diagnosi mammografica il 43% delle donne successivamente decedute per cancro al seno». Secondo gli autori servono ora studi clinici mirati a verificare se le donne positive per il marcatore di metilazione del DNA EFC#93, ma che non hanno un tumore al seno evidente alla mammografia, possano beneficiare della terapia ormonale prima che il cancro diventi rilevabile. Il gruppo di Widschwendter sta attualmente preparando un programma di ricerca sul DNA non cellulare su larga scala basato sulla popolazione, che dovrebbe, tra l’altro, dare una risposta a questa domanda. (fonte: doctor33) (foto: marcatore)

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Mammografia in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

tumore al senoIl 30% delle donne italiane, d’età compresa fra i 50 e i 69 anni, non ha mai eseguito una mammografia pur avendo diritto a ricevere dalla propria Regione l’invito gratuito a eseguire il test. Per incentivare l’organizzazione dell’esame da parte delle istituzioni competenti e favorire la partecipazione ai programmi di screening parte oggi Pink is Good – Prevenzione Seno: obiettivo 100%, la nuova edizione della campagna nazionale della Fondazione Veronesi, presentata oggi in un incontro coi giornalisti a Milano. Per la prima volta, partecipano all’iniziativa le società scientifiche più coinvolte nella gestione della salute delle donne: l’AIOM (l’Associazione Italiana di Oncologia Medica), la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), la Società Italiana di Medicina Generale SIMG) e l’Osservatorio Nazionale Screening (ONS). “Con la mammografia possiamo sconfiggere il carcinoma mammario – afferma Umberto Veronesi -. Se la malattia viene identificata nelle fasi iniziali e adeguatamente curata la sopravvivenza può arrivare fino al 98%. Ecco perché la prevenzione è un’arma così importante per tutte le donne. Si tratta poi di un esame sicuro e poco invasivo per il corpo femminile. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto il 2% in più di adesioni ai programmi di screening organizzati sul territorio nazionale. E’ un dato incoraggiante, ma ancora insufficiente. Pigrizia, paura o noncuranza del pericolo spingono ancora troppe italiane a non svolgere i controlli. Il nostro compito oggi è invitarle ad essere più attente, a prendere coscienza di quanto la loro salute dipenda principalmente da una doverosa e consapevole “attenzione personale”. “Solo il 70% delle donne ha svolto una mammografia negli ultimi due anni – dice Marco Zappa, direttore dell’Osservatorio Nazionale Screening -. Di queste il 57% ha aderito allo screening ma con forti differenze percentuali tra i vari territori. Si va dal 76% registrato nella provincia di Trento al 20% di Campania e 26% della Calabria. Dobbiamo invece, in tutta Italia, aumentare la partecipazione al test che, ricordiamo, è garantito gratuitamente ogni 24 mesi a tutte le donne dai 50 ai 69 anni”.
Il problema da risolvere non è solo quello di convincere tutte le donne che ricevono l’invito ad accoglierlo e fare il test. “C’è anche una marcata differenza di copertura fra il Centro-Nord e il Sud – prosegue Zappa -. Ovvero, in pratica, molte più abitanti delle regioni centrosettentrionali ricevono l’invito a fare gratis i test che permettono di scoprire precocemente l’eventuale presenza di un tumore (e di salvarsi la vita), mentre al Sud troppo spesso accade che le Regioni non si organizzino e l’invito a casa non arriva”.
Lo screening è un servizio compreso nei Livelli essenziali di assistenza, cioè nelle prestazioni sanitarie che spettano a tutti i cittadini indipendentemente dalla regione di residenza. Ad oggi, tutte le donne dopo i 50 anni e prima dei 70, ogni due anni, dovrebbero ricevere la chiamata a effettuare una mammografia.
Guardando i dati più recenti dell’ONS nel dettaglio si nota che circa 3 donne su 4 della popolazione target sono regolarmente invitate a fare la mammografia, ma permane una grande e purtroppo immutata differenza fra Nord (più di 9 donne su 10), Centro (più di 8 su 10) e Sud (solo 4 su 10). “Questo è il “minimo sindacale” che andrebbe garantito a tutti – aggiunge Zappa -. Ci sono poi regioni che hanno già esteso le fasce d’età, coinvolgendo nello screening anche persone più giovani o più anziane”. Per raggiungere l’obiettivo del 100% di adesione la Fondazione Veronesi nelle prossime settimane distribuirà materiale informativo in tutti gli ospedali italiani, ASL, consultori e ambulatori di ginecologi e medici di famiglia. “Oggi nel nostro Paese il tumore del seno fa meno paura e ben otto pazienti su dieci riescono a sconfiggerlo – sottolinea Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. La ricerca medico-scientifica ha portato a terapie sempre più efficaci e “personalizzate”. E poi c’è l’indubbio ruolo della diagnosi precoce. La mammografia è il più importante strumento con il quale possiamo individuare la neoplasia. Grazie al test la grande maggioranza dei carcinomi accertati ha dimensioni inferiori ai due centimetri. Così possiamo intervenire subito e con la massima efficacia possibile”. Fondamentale per la prevenzione del cancro del seno è anche il ruolo del ginecologo. “Siamo i migliori alleati del benessere femminile e seguiamo una donna dal menarca fino alla terza età – afferma Paolo Scollo, presidente nazionale SIGO -. I ginecologi dovrebbero sempre insegnare alle loro pazienti come fare l’autopalpazione del seno e durante la visita ginecologica è buona norma che il medico svolga un controllo approfondito anche del seno. Capita così che molte volte siamo noi a individuare noduli alla mammella e ad indirizzare la paziente da un senologo o un medico oncologo. E troppo spesso siamo costretti a spronare le nostre assistite a sottoporsi regolarmente ai programmi di screening. Purtroppo a volte un esame non svolto può comportare una diagnosi peggiore poco tempo dopo”.
I programmi di prevenzione organizzati sul territorio sono rivolti anche alle donne di origine straniera diventate cittadine italiane, ma fra le immigrate i tassi di adesione agli screening sono ancora critici.
“Solo il 43% di loro si sottopone alla mammografia – aggiunge Claudio Cricelli, presidente nazionale SIMG -. Le differenze culturali, prima fra tutte la lingua, non favoriscono il ricorso agli esami preventivi. L’integrazione degli stranieri nel nostro sistema nazionale di prevenzione del cancro deve cominciare proprio negli ambulatori dei medici di famiglia. E’ molto più facile che sia una donna a venire da noi rispetto ad un uomo. Siamo molte volte gli unici camici bianchi che vedono, visitano o semplicemente parlano con loro. Dobbiamo convincere anche loro a partecipare ai programmi di screening”. Pink is GOOD è una campagna della Fondazione Veronesi che si pone l’obiettivo di sconfiggere il tumore al seno. Per questo vuole promuovere la prevenzione (indispensabile per evitare la malattia o individuarla nelle primissime fasi); fare informazione sul tema in modo serio, accurato, aggiornato; e sostenere la ricerca contro il cancro grazie al finanziamento di borse e progetti di ricerca per medici e scienziati che hanno deciso di dedicare la loro vita allo studio. “La ricerca ha cambiato la vita di migliaia di donne – conclude Veronesi -. E’ importante sostenerla perché continui ad individuare soluzioni innovative per anticipare il più possibile la diagnosi, trovare nuove terapie, nuovi farmaci, in grado di sconfiggere definitivamente il carcinoma mammario. Per migliorare ulteriormente la possibilità di diagnosi precoce, come Fondazione stiamo elaborando una proposta al Ministero della Salute per includere nello screening mammografico le donne dai 40 e fino ai 75 anni, come hanno già iniziato a fare alcune regioni. Bisogna poi valutare l’ipotesi di proporla annualmente e non ogni due anni. Si deve anche studiare la possibilità offrire gratuitamente alle donne dai 35 anni ai 50 ogni anno un’ecografia, che meglio “vede” attraverso i tessuti più densi di un seno giovane. Infine, non dobbiamo dimenticare l’importanza della prevenzione primaria: gli stili di vita sani rimangono infatti la prima arma a nostra disposizione per tenere lontani i tumori”.

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Sanità Lazio: tempi di attesa

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2010

Si iniziano a riscontrare i primi segnali di miglioramento nei tempi di attesa sulle visite specialistiche e sugli esami diagnostici e strumentali nel Lazio. Lo dice in una nota il Dirigente Regionale Ugl Sanità Lazio. Rispetto alla nostra ultima ricerca sul confronto dei dati estratti tra il Novembre 2008 e Novembre 2009, nei quali abbiamo riscontrato un aumento esponenziale dei tempi di attesa sugli esami ritenuti più critici, abbiamo esaminato anche i dati del Maggio 2010 notando alcuni risultati incoraggianti.  Per la mammografia bilaterale nel III Distretto della Roma B si è passati dai 132 giorni di attesa ai 118 attuali, alla Roma C nel IV Distretto siamo a 24 giorni di attesa, nel Distretto di Formia – Gaeta un utente deve attendere 45 giorni rispetto ai 133 giorni riscontrati nel Novembre 2009.  Per l’Ecocolordoppler dei Tronchi Sovraortici nell’Ente Roma A nel III distretto a maggio si devono attendere 35 giorni contro i 105 del novembre 2009, alla Roma D nel IV distretto si passa da 139 g. a 100, a Rieti nel III Distretto da 82 a 74. Dei miglioramenti si sono riscontrati anche su alcune prime visite, come quella cardiologica, dermatologica, ortopedica scendendo in alcuni distretti sotto la soglia dei 30 giorni previsti. Appreziamo pertanto lo sforzo che l’attuale Presidente della Giunta Regionale del Lazio On. Renata Polverini sta mettendo in campo su questo tema come dimostrano i dati in nostro possesso, anche se ancora molto deve essere fatto visto i tempi di attesa complessivamente ancora troppo elevati, che non sono degni secondo noi di una società civile. Per questo – conclude Bardoscia – occorre  proseguire su alcuni punti chiave : 1) includere nel Re.cup le strutture private accreditate che dovrebbero offrire le loro agende almeno sugli esami più critici,  2) obbligare tutte le strutture sanitarie pubbliche ad ampliare la loro offerta al Re.cup dall’attuale 35%  ad almeno il 70%, 3) prolungare l’orario di utilizzo dei macchinari per arrivare a tenere aperti tutto il giorno servizi di analisi e diagnosi, 4) effettuare maggiori controlli e sanzioni verso quegli utenti che senza giustificato motivo prenotano visite o esami diagnostici senza poi presentarsi al reparto,  sottraendo in questo modo dei posti a chi ha realmente necessità di curarsi oltre ad incidere notevolmente sul prolungamento dei tempi di attesa.

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Solo 1 donna su 2 pensa alla mammografia

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2009

Nonostante le campagne di sensibilizzazione e i progressi scientifici, il cancro alla mammella preoccupa ancora le donne, che però non fanno molto per saperne di più e per prevenire la malattia. “Soltanto il 28% si dice informata. E solo una donna su due ha eseguito la mammografia a fini di prevenzione, per la prima volta dopo i 35 anni nel 75% dei casi. La cadenza d’effettuazione diviene poi regolare, ma con frequenza comunque ridotta: almeno una volta all’anno soltanto per il 40% del campione”. Sono i dati resi noti ieri a Roma da Massimo Sumberesi, dell’istituto di ricerca Tomorrow Swg, che ha intervistato 1.000 donne dai 18 ai 64 anni. Sentimenti contrastanti quelli che suscita il cancro nelle italiane: molte (27%) si definiscono preoccupate, il 31% interessato all’argomento, il 12% confuso. “Il livello informativo sulle terapie attuali, poi – ha proseguito Sumberesi – è assai modesto: si dicono del tutto o molto informate soltanto 13 donne su 100. Sui costi dei medicinali non hanno un’idea precisa. Il campione li considera elevati, ma quattro donne su dieci non sono in grado di esprimere alcuna opinione. Nonostante ciò, l’auspicio di sei donne su dieci è che le terapie più innovative siano comunque impiegate anche per le pazienti in fase terminale e senza speranza di guarigione, e che sia lo Stato a provvedere al rimborso integrale del loro costo”. “A sembrarmi più preoccupante – ha commentato Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia medica A dell’Istituto Regina Elena di Roma – è il dato sulla metà delle donne che non fa prevenzione, per una diagnosi precoce della malattia. C’è ancora molto da fare in Italia sotto questo aspetto: deve far allarmare che anche gli screening ormai considerati standard siano così disattesi”.

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Tumore del seno

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2009

La mammografia dovrà essere “su misura”: la presenza di uno o più casi di tumore del seno in famiglia, il sovrappeso, l’aver o meno avuto figli, la sedentarietà, l’assunzione della terapia ormonale sostitutiva, particolari caratteristiche della mammella e interventi precedenti diventeranno criteri per dividere le donne in tre categorie di rischio (normale, medio e alto “Lo screening ha consentito di ridurre del 50% la mortalità, ma ora è necessario rinnovare i criteri – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma e presidente del Convegno International Meeting on new drugs in breast cancer.  Un’italiana su 11 rischia di ricevere una diagnosi di tumore del seno nel corso della vita e una su 50 di morirne. L’incidenza è simile in tutte le regioni ma ciò, purtroppo, non è vero per i programmi di screening. “Esiste una grave differenza fra Centro-Nord, Sud e Isole – spiega Cognetti –. Se nel settentrione 8 donne su 10 dichiarano di aver eseguito almeno una mammografia preventiva, la percentuale scende a una su 2 nell’Italia meridionale. L’estensione effettiva dei programmi di screening attivi al 2007 è pari all’82.9% al Nord, al 73.3% al Centro e solo al 27.6 % al Sud. E la sopravvivenza cambia di conseguenza: al nord è del 10% più elevata. Su questo tema si sta impegnando in particolare la Commissione Prevenzione e Screening del Ministero, con progetti e proposte concreti per garantire pari accesso all’assistenza sanitaria a tutti i cittadini”. Altra battaglia che vede gli specialisti uniti e determinati è il contrasto dello screening “opportunistico”: “Troppe donne si rivolgono per la mammografia alla piccola struttura “sotto casa” e questo rischia di minare la serietà dei controlli e la credibilità dei risultati. Va invece potenziato l’accreditamento istituzionale di Centri specialistici nazionali di livello”. Sull’importanza di potenziare le strutture di eccellenza interviene anche il prof. Francesco Bevere, Direttore Generale dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e dell’Istituto Dermatologico San Gallicano “Bisogna investire per creare reti oncologiche regionali fortemente collegate e coordinate da centri di altissima specializzazione, quali il Regina Elena ed il S. Gallicano di Roma per la Regione Lazio, in grado di esprimere la centralizzazione di tutte le tecniche diagnostiche necessarie anche alla identificazione dei più avanzati  fattori prognostici e predittivi di risposta, in un’ottica di innovazione e di appropriatezza ed in un contesto di sicurezza e di una elevata performance scientifica”. Le italiane guarite dal tumore del seno sono oggi circa 500.000, merito di una strategia su più fronti: prevenzione, nuove terapie, ma anche ricerca.

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Radiologia, non più lastre ma cd

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2009

Dal 2002 la radiologia dell’Asl 11 dispone (la prima in Toscana) di un sistema completamente digitale. Si tratta del sistema P.A.C.S. (Picture Archiving and Communication System) che consente la gestione di tutti gli esami eseguiti presso un qualsiasi ospedale dell’Asl 11 sia di radiologia che di TAC o di risonanza, in forma digitale e, quindi, la possibilità di trattarli come un normale documento all’interno del computer.  Grazie a questo sistema innovativo, adottato ora anche dalle altre Asl della Toscana e di molte altre Regioni, gli esami radiografici, di TAC e di risonanza magnetica, vengono consegnati su un cd dotato di un programma autoinstallante perché si possano vedere  facilmente su qualsiasi monitor. Grazie al P.A.C.S. ogni esame eseguito nelle radiologie dei nostri ospedali (ad eccezione temporaneamente della mammografia) viene subito registrato in maniera indelebile nell’archivio centralizzato di Empoli, in via Boccaccio. Ciò migliora la qualità del lavoro e dell’interpretazione degli esami, garantendo una gestione snella e sicura dell’archivio e ci consente di fare il confronto con gli esami precedenti anche se il paziente non li porta al controllo o li ha perduti.La radiologia digitale ed il P.A.C.S. permettono, inoltre, una riduzione della dose di radiazioni verso la popolazione ed una diminuzione dell’inquinamento per la quasi totale scomparsa dei prodotti di sviluppo.

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