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Posts Tagged ‘mani pulite’

“Le celebrazioni per i 25 anni di Mani Pulite? E’una tragedia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

davigoDopo 25 anni siamo sostanzialmente ad un punto simile a quello che era il punto di partenza”. Così Piercamillo Davigo, presidente dell’ANM e giudice del pool di ‘Mani Pulite’, ospite della trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotta da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Intende dire che siamo è come se Mani Pulite non fosse servita a niente? “Intanto è servita a far saper quello che succedeva. Magari qualcuno ha imparato, facendo però un cattivo uso di quel che ha imparato”. Per esempio? “Per 15 anni la politica, più che occuparsi di impedire la corruzione, si è occupata di impedire le indagini sui processi alla corruzione”. Alla politica dà fastidio la Magistratura? “Evidentemente si. Non a tutti, ovvio, ma mi pare – ha spiegato Davigo a Rai Radio1 – che quelli perbene che ci sono non siano abbastana determinati a prendere le distanze da quelli ‘per male’”. Come nasce il nome Mani Pulite? “Nasce dal fatto che dei giornalisti avevano intercettato una conversazione dei Carabinieri, che usavano il termine MP. Dato che non sapevano cosa volesse dire, l’hanno interpretato come Mani Pulite”. E’ vero che durante il periodo di Mani Pulite i giornalisti la chiamavano dottor Sottile? “Si, perché secondo loro ero bravo a risolver questioni di diritto”. Leggenda vuole che i giornalisti si nascondessero dietro la parete del suo ufficio per ascoltare i suoi interrogatori. “No, secondo me non si sente attraverso la parete”. E’ vero che in passato le chiesero di far parte del governo Berlusconi? “L’onorevole La Russa, anni fa, mi propose di fare il Ministro nel governo Berlusconi. Ho detto no”, ha detto Davigo a Un Giorno da Pecora Rai Radio1. Piercamillo Davigo guarda i molti programmi tv che raccontano casi processuali? “No, mi occupo tutti i giorni di processi, figuriamoci se guardo quelli che fanno in tv”. Nemmeno il seguitissimo ‘Storie Maledette’? No, non sapevo nemmeno che esistesse!”. Lei ha detto che non ricorda politici la cui carriera sia stata bloccata dai processi. “Di quelli che ho processato io si. Anzi, c’è stato un periodo in cui temevo di aver il tocco di Re Mida: tutti quelli che processavo e veniva condannato iniziava una folgorante carriera politica”. E Berlusconi? “Ha fatto il Presidente del Consiglio a lungo…”

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Riforma della giustizia e intercettazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2015

andrea franceschi-enrico cisnetto-iole cisnetto  DSC_1326Si dice, ed è vero, che certe cose ti devono capitare personalmente per capire la reale portata dei loro effetti. Dovrebbe essere così anche per Matteo Renzi, almeno dopo che si è visto spiattellare sui giornali il testo delle telefonate intercettate tra lui e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, in cui tra le altre cose dava dell’incapace a Enrico Letta un mese prima di defenestrarlo e prenderne il posto a Palazzo Chigi. Forse avrà meglio compreso, dopo questa mascalzonata di cui è stato vittima, cosa significhi finire nel tritacarne del famoso circuito mediatico-giudiziario, quando questo prima intercetta cose che nulla hanno a che fare con le indagini per le quali gli ascolti sono stati autorizzati e poi, a orologeria, le fa diventare arma di sputtanamento politico e personale. Certo, nel frattempo c’è stata la presunta telefonata con i silenzi di Crocetta – che sarebbe bene smettesse di far danno alla Sicilia, ma per tutt’altri motivi – e quelle su Tirreno Power del sottosegretario De Vincenti – dalle quali si capisce che egli, da persona perbene qual è, aveva la sacrosanta e benemerita intenzione di riparare quell’azienda e i suoi dipendenti dalla furia iconoclasta della magistratura militante – ma siamo sicuri che, da buon egoista, Renzi abbia dato più peso alla vicenda Adinolfi, anche perché non può che essere letta (tranquilli, la minuscola non è un refuso) come un tentativo di sgambetto nei suoi confronti. Dunque, è sperabile che il presidente del Consiglio reagisca di conseguenza. Intendiamo dire, reagisca ben di più di quanto potrebbe prevedere la “disciplina” sulle intercettazioni telefoniche o telematiche che arriva alla Camera lunedì 27 luglio, all’interno della legge delega sul processo penale. Par di capire che essa tenda ad assicurare una maggiore tutela dei diritti alla riservatezza dei “terzi estranei”, dei “soggetti soltanto casualmente intercettati” e delle conversazioni “del tutto estranee all’oggetto dell’accertamento e quindi del tutto irrilevanti”. Bene. Peccato, però, che questa formulazione risulti decisamente vaga e quindi facilmente aggirabile: tutto dipende da chi e come vengono valutate la “non rilevanza” delle conversazioni e il “non coinvolgimento” dei soggetti. Basterà usare la stessa furbizia che già ora, per esempio, consente di intercettare senza limiti di tempo nonostante che sia espressamente prevista una scadenza oltre la quale andrebbero spente le “cimici”: i richiedenti l’autorizzazione spesso e volentieri dimenticano di apporre la data di inizio dell’ascolto, e altrettanta disattenzione ci mettono coloro che devono dare l’okay; quindi si spia fino a quando non si pesca qualcosa ritenuta utile, magari per tutt’altre ragioni rispetto al contenuto delle indagini cui l’intercettazione è collegata, e in quel momento si appone la data della settimana prima. Tutto regolare, no? Insomma, invece di piantare paletti perfettamente aggirabili, figli di superfetazioni barocche del pensiero giuridico, Renzi si rilegga l’articolo 15 della Costituzione, che solennemente protegge l’inviolabile segreto delle conversazioni, e poi predisponga un decreto molto semplice: le intercettazioni possono essere solo uno strumento d’indagine e non di prova, uno spunto investigativo senza alcun valore probatorio che stimoli la ricerca di riscontri oggettivi, e come tali non debbono per alcun motivo diventare, tutto o in parte, oggetto di divulgazione, neppure alle parti interessate. D’altronde, già ora il codice descrive la loro funzione quale mezzo di ricerca della prova, e non di prova in sé, ma visto che farle finire nei fascicoli processuali e quindi sui giornali è diventata barbara abitudine, adesso occorre intervenire. Non cerchi di regolare l’irregolabile. Per esempio, è inutile far periziare (come peraltro il codice già prevede) i brogliacci della polizia giudiziaria con le trascrizioni delle telefonate per avere maggiore garanzia di autenticità, o intervenire sulla loro selezione, oggi lasciata alla discrezionalità (arbitrio) di chi ascolta, per evitare che siano fonte di rappresentazione ingannevole: se non sono prove esibibili, non serve.Insomma, Renzi non dia retta ai farisei che raccontano agli italiani che le intercettazioni tutelano la loro sicurezza, che senza di esse tante indagini non sarebbero nemmeno iniziate e che così si scoprono le nefandezze della “casta”. Viceversa, si legga ciò che un magistrato come Carlo Nordio scrive dai tempi di Mani Pulite, e lo ascolti quando pubblicamente lo invita a “intervenire ora, con l’energia che gli è congeniale, usando lo strumento del decreto legge, per eliminare questa barbarie giuridica”.E magari, già che c’è, Renzi di una regolata anche alla normativa che, meritoriamente, ha già prodotto per salvare le imprese (nella fattispecie Ilva e Fincantieri) i cui cantieri vengono posti sotto sequestro dalle procure senza nessun riguardo per la tutela della continuità produttiva e dell’occupazione. Il suo decreto è stato molto utile, ma non è giusto, perché si riferisce solo agli “impianti strategici” (chi stabilisce quelli che lo sono?), lasciando tutti gli altri al loro destino. La politica industriale può (e in certi casi deve) discriminare tra chi è grande e strategico, e chi no, ma il diritto non può e non deve farlo. Il tema va affrontato da un altro angolo visuale: lo strabordante potere d’intervento delle procure, preventivo rispetto alle sentenze, richiede che si cambino le garanzie relative alla procedura. Come dimostra l’abuso dei provvedimenti cautelari, sta nella fase preliminare degli iter giudiziari il nocciolo dei problemi della (cattiva) giustizia italica. Ma questo richiede una riforma organica, non interventi spot, per di più timidi. Se davvero Renzi vuole dimostrare la differenza (che c’è) tra lui e Berlusconi e dare una svolta al Paese – e al suo governo – questo della giustizia, insieme a quello dell’economia (di cui parleremo la settimana prossima), è il terreno su cui si deve misurare. Con coraggio e, per una volta, senza concedere nulla al teatrino mediatico. (Enrico Cisnetto da Terzarepubblica.it)

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Da manipulite a portafogli sporchi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Crisi, Piazza Affari torna a scendere (Il Messaggero del 18 luglio 2011) E Rosario Amico Roxas commenta: “C’è poco o nulla da commentare: i governi europei, che influenzano i mercati anche internazionali, non nutrono alcuna fiducia nell’attuale governo, proteso a difendere i corruttori, i corrotti e i corruttibili, nonchè il presidente del consiglio che queste tre categorie rappresenta ai massimi livelli. Solo gli schiavetti beneficiati ammanniscono parole al vento, tutte concordate per dimostrare una solidale omogeneità di questa fumosa maggioranza che si sostiene con un vergognoso mercato delle vacche. Inquisiti, per i quali c’è la richiesta di arresto, difesi per evitare che si apra una maglia dalle conseguenze imprevedibili. Altro che manipulite, ora si tratta di portafogli sporchi, di reiterazioni di reati fiscali, nella consapevolezza di correre verso il baratro, per cui si evidenzia la corsa all’accaparramento per tentare, al momento giusto, la grande fuga verso paradisi fiscali che godono della non estradizione. La manovra messa in atto serve solo a tacitare, temporaneamente, i governi europei e con essi i mercati, per profittare del momentaneo silenzio e non palesare chiaramente i veri programmi. Berlusconi non può lasciare il bunker di palazzo Ghigi, perchè sa bene cosa lo aspetta. (Rosario Amico Roxas)

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Processo a Cavour

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

Torino 15 e sabato 16 aprile 2011, ore 21 teatro Colosseo è in via Madama Cristina 71  in collaborazione con Biennale Democrazia Autobiografia di una nazione o “Addio, mia bella addio” di Corrado Augias e Giorgio Ruffolo con Gherardo Colombo Il pubblico ministero Ruggero Cara Camillo Benso Conte di Cavour Marta Iagatti – Italia Regia di Ruggero Cara  Uno spettacolo sui generis che porta in scena un’accusa: l’aver favorito l’unificazione dell’Italia. Una finzione talmente ben articolata da riuscire ad elevare il pubblico dal ruolo di spettatore per renderlo parte integrante di un processo.  In scena, nell’insolita veste di attore, Gherardo Colombo, l’ex magistrato del pool di Mani Pulite, nel ruolo, neanche a dirlo, di PM impegnato a processare uno dei padri del Risorgimento. Il conte Camillo Benso di Cavour (magistralmente interpretato da Ruggero Cara) è messo alla sbarra per aver, con colpevole leggerezza, favorito, o quanto meno non impedito, l’unificazione di un paese che non possedeva i requisiti politici, etnici, culturali per affrontare responsabilmente un tale profonda modificazione. Colpevole di aver scritto in una lettera a Rattazzi “L’unità d’Italia? una corbelleria: ma ogni tanto la storia fa delle corbellerie”. Secondo qualcuno il Risorgimento fu addirittura il suo soliloquio. Ma è così? L’accusa concentrerà la sua requisitoria su tre punti portanti e importanti anche per la collocazione geografica nonché per i momenti in cui i fatti contestati si svolsero:  Milano e Venezia: Cosa furono le cinque giornate di Milano, un ‘diavolezzo’ come lo chiamò Cattaneo? Oppure la dimostrazione della volontà di un popolo? La questione meridionale: L’accusa sosterrà che aver riunito alla corona sabauda un Mezzogiorno di cui si ignorava tutto, fu gesto sconsiderato. La questione romana. Aver sottratto Roma al Papa non fu anch’esso gesto sconsiderato dal punto di vista religioso ma anche civile e politico? Come ribatterà Cavour? Le accuse sono pesanti ma la sua difesa dispone di ottime frecce. I richiami saranno alla storia culturale, alla lingua, alle aspirazioni profonde quanto meno delle élite, al sogno lungamente delineato fin dal XIII secolo con Dante, In scena tre attori, due uomini e una donna; l’accusa, Cavour che si difenderà da solo e…l’Italia. Una giovane e brava attrice, (Marta Iagatti) rivestita dal tricolore come nei varietà di una volta, interromperà di tanto in tanto i due contendenti per prendere lei la parola in prima persona: voi state raccontando la mia vita, dirà, dovete ascoltare la mia versione della storia.  Tutti i biglietti (poltronissima, poltrona e galleria) a 16,30 €

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Testamento biologico, legittimo impedimento, ecc.

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

Editoriale Fidest I politici coinvolti nei casi giudiziari e quelli che stanno alla finestra, certamente in modo più  defilato, concordano nel fatto che la magistratura stia svolgendo un ruolo di supplenza del legislatore. D’altra parte la stessa opinione pubblica ne è convinta e non è solo una pura percezione. Ma chi è di questo avviso e vive nelle prestigiose sale del “palazzo” non ci dice tutta la verità. Questo “sostituto” del legislatore è lo stesso legislatore che lo ha spinto a fare ciò che oggi per altri versi si rimprovera. Pensiamo a “mani pulite”: ci voleva proprio una equipe di magistrati della procura di Milano per perseguire quegli amministratori pubblici corrotti e corruttori? E dire che un 20 anni prima di Mani pulite a parlarne e a denunciare il malcostume imperante dei politici e i loro intrallazzi con la malavita organizzata ci furono uomini politici d’eccellenza a partire da Amintore Fanfani ad Aldo Moro e Berlinguer. Rimasero inascoltati. Lo stesso caso Berlusconi, e non mi riferisco solo al legittimo impedimento ma anche ai processi che sono stati avviati a suo carico oramai da 17 anni a questa parte e il suo conflitto d’interessi potevano essere risolti da anni. La verità è che conveniva a molti tenere sulla brace il Presidente del Consiglio per varie convenienze di natura strettamente politica. E allora perché ce la prendiamo con la magistratura se è il sistema che non funziona poiché, a dir poco, è assurdo che si debba processare a vita una persona senza che si arrivi ad un atto conclusivo. Perché non abbiamo una autorità che ad un certo punto sentenziasse che prima di diventare presidente del consiglio occorresse che Berlusconi e anche altri come lui chiudessero in via definitiva il loro contenzioso con la giustizia? Lo stesso discorso vale per il testamento biologico, l’eutanasia et similia. Noi formalmente ci scandalizziamo che si possa legiferare contro la “morte a richiesta” dei congiunti o dello stesso malato terminale, ma in pratica tutti i giorni si arriva alla stessa conclusione allorché facciamo mancare l’assistenza ai malati gravi, per lo più anziani, perché si dice, dal sommo della saggezza di questi signori, che se l’assistenza non ha risorse le poche che esistono dobbiamo riservarle ai giovani. Ma non ci dicono che la scarsezza delle risorse dipende anche dagli sprechi, dagli abusi, dagli scarsi controlli esistenti. E allora invece di provocare conflitti generazionali perché non facciamo tutti insieme una seria riflessione sulle tante cose che potremmo evitare se si pensa che a fronte di pochi che vivono nell’agiatezza il restante 90% della popolazione mondiale ne resta emarginato. Ciò che ci manca è una seria ridistribuzione delle risorse e un deciso taglio agli sprechi che si chiamano guerre, armamenti, logiche consumistiche e quanto altro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Mani pulite. 20 secondi con acqua calda

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2009

Ovviamente, non ci riferiamo ad un periodo della storia patria che risale ai primi anni ’90 ma all’offerta di detergenti antibatterici, sia per la casa che per il corpo ed in particolare per le mani. Servono i prodotti antibatterici usati per le pulizie di casa? Rispondiamo con una ricerca condotta dall’Associazione dei medici americani che ha analizzato le relazioni scientifiche sull’argomento: non ci sono riscontri che questi prodotti siano necessari. Utilizzare un prodotto antibatterico per rendere sterile un pavimento ha poco senso o meglio, lo ha per le industrie che lo vendono. La cucina non puo’ essere trasformata in una sala operatoria, dove le condizioni di igiene e di assenza di contaminanti microbici e’ essenziale per il paziente sottoposto ad intervento chirurgico. Eliminare tutti i batteri e’ una operazione sostanzialmente inutile, anche perche’ le superfici interessate dopo un po’ di tempo tornano a popolarsi di microrganismi, che tra l’altro hanno anche la funzione di indurre la risposta immunitaria nel nostro organismo. Per ottenere una buona igiene, per la casa e il corpo, bastano i normali detergenti e un po’ di… olio di gomito. Per fare un esempio basta sfregare le mani sotto l’acqua calda, per 20 secondi, per eliminare il 95% dei microbi, il 96% è eliminato con il comune sapone e il 99% con i detergenti antibatterici. Per analogia si possono estendere le considerazioni anche ai virus. Vale la pena spendere di più per rimuovere il 3% in piu’ di microorganismi? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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