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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘manifatturiera’

Industria calzaturiera: Brusco calo del fatturato

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2021

Il report di Assocalzaturifici analizza nel dettaglio l’export, da cui emerge che tra i primi 10 mercati esteri in valore cresce solo la Corea del Sud (+14,3% nei primi 11 mesi), che cede peraltro il -5,2% in quantità. Contengono le perdite la Svizzera (-7,6%, destinazione dei prodotti realizzati dalle aziende terziste per le griffe internazionali del lusso) e la Cina (-4,4%), protagonista di un forte recupero (+43%) nel bimestre ottobre-novembre. Marcato calo delle vendite sia verso i partner dell’Unione Europea (-13% in valore la UE27) che fuori dai confini comunitari (-18%), dove il Nord America perde il -30% in valore, l’area CSI il -20%, il Medio Oriente il -25%, il Far East il -13%. L’attivo del saldo commerciale è atteso ridursi a 4,2 miliardi di euro (in flessione del -14% sul 2019). Al crollo dei livelli di attività nella prima parte dell’anno, causato dal lockdown, ha fatto seguito, nei due trimestri successivi, solo un’attenuazione della caduta (rimasta peraltro a doppia cifra), anziché un rimbalzo. La seconda ondata del virus in autunno ha subito interrotto i primi timidi segnali di risalita (a settembre vendite estere e acquisti delle famiglie in Italia avevano eguagliato i volumi dell’analogo mese 2019). Nel trimestre conclusivo dell’anno, in particolare, export e consumi (con le vendite natalizie compromesse dalle misure restrittive) sono risultati ancora largamente insoddisfacenti. In merito ai consumi, secondo il Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca per Assocalzaturifici, in Italia nel 2020 sono state acquistate 26 milioni di paia in meno rispetto al 2019. Il prezzo medio al paio risulta sceso del -6,8% anche per il maggior utilizzo, nei mesi di quarantena, di pantofoleria e calzature informali di minor valore medio unitario.I segmenti merceologici più colpiti sono quelli delle scarpe “classiche” per uomo e donna (con cali di poco inferiori al -30% in quantità), mentre per le calzature da bambino e le sportive/sneakers le flessioni sono nell’ordine del -15%. Meno pesante, la frenata per il segmento pantofoleria/relax, sceso del -6,1% in paia e del -5,3% in spesa.Per quanto riguarda i canali di vendita, crescita decisa dell’online (+30% in quantità e +17% in spesa). La quota sul totale valore di tale modalità di shopping (peraltro in costante ascesa negli anni recenti) è passata dal 14,1% del consuntivo 2019 al 21,4%. Solo sette anni prima (2013) gli acquisti su internet coprivano appena il 3,6% della spesa per calzature delle famiglie.
Gli altri canali di vendita hanno invece chiuso il 2020 con profonde perdite: -28% le paia acquistate presso il dettaglio tradizionale (ma con un -42% in spesa); -44,4% quelle presso gli ambulanti; tra il -20 e il -25% quelle comprate nelle catene di negozi, nei grandi magazzini o nelle grandi superfici specializzate.

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L’industria manifatturiera italiana perde colpi

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

L’industria manifatturiera, una delle colonne portanti dell’economia del nostro Paese, nel III trimestre 2020 ha registrato 475.405 imprese attive, in calo del -0,8% rispetto al 2019 e del -13% in confronto al 2010 (al Nord Italia è del -14,8%). Una fotografia, quella realizzata da Studio Temporary Manager, società specializzata nei servizi di temporary management al fianco delle aziende in difficoltà, che mostra come gli imprenditori italiani nell’ultimo decennio si siano trovati impreparati a dover gestire le proprie aziende. Realtà per lo più familiari, spesso con figure manageriali inadeguate, soprattutto a livello direttivo, aziende quindi poco competitive, con una visione all’internazionalizzazione talvolta non ben pianificata e con una scarsa propensione agli investimenti in innovazione tecnologica. A questi aspetti si aggiunge anche il mancato ricambio generazionale (a cui andrà incontro il 50% delle aziende italiane entro il 2025), dove gli imprenditori, nonostante l’età, sono sempre più restii a pianificare il passaggio del testimone. Una situazione di crisi su cui la pandemia da Covid-19 potrebbe ulteriormente impattare.Ritornando ai dati elaborati da Studio Temporary Manager, tra i settori legati all’attività manifatturiera, dal 2010 a oggi, gli unici con il segno positivo sono quelli legati alla “Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature” (+53% di imprese attive), all’industria delle “Bevande” (+13,4%). Crolla, invece, l’industria del Tabacco (-52,2%), seguita dalla Fabbricazione di prodotti in legno, sughero, paglia, e materiali da intreccio (-28,8%). A livello regionale, a soffrire maggiormente negli ultimi dieci anni sono state la Puglia (-16,6%), il Piemonte (-16,5%), la Lombardia (-15,4%), la Valle d’Aosta (-15%), il Friuli-Venezia Giulia (-14,8%), la Sardegna (-14,7%) e il Veneto (-14,5%). Spostandosi più nel profondo del tessuto territoriale, i cali maggiori nel decennio 2010/2020 riguardano le province di Trieste (-23%), Biella (-21,6%), Varese (-20,7%), Verbano-Cusio-Ossola (-20,1%), Bari (-20%) e Belluno (-19,8%), mentre l’unica provincia che fa eccezione avendo il segno più in Italia è Ragusa (+3,5%).

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Industria manifatturiera in provincia di Firenze

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2010

Torna positiva la variazione della produzione industriale su base annua, dopo otto trimestri consecutivi di calo, caratterizzandosi per un aumento del 9,5%, facendo così entrare anche l’economia locale  nella fase di ripresa congiunturale che sta interessando l’economia nazionale; per il momento, sembrerebbero temporaneamente lontani i rischi di un paventato e ulteriore rallentamento ciclico. Rispetto al precedente trimestre, ovvero in un’ottica congiunturale, la produzione torna su terreno ampiamente positivo (da -2,3% a +8,7%). Continua anche la risalita del fatturato, sebbene in misura più moderata rispetto alla produzione (tendenziale +2,2%; congiunturale +0,6%). Ripartono anche i prezzi alla produzione (da +0,8% a +1,5%) insieme all’aumento del grado di utilizzo della capacità produttiva (da 69,4% a 77%); su tutto si evidenzia il forte traino esercitato dagli ordinativi esteri (+8,8%)mentre il portafoglio ordini sul mercato domestico si contrae ulteriormente (-7,2%). Ancora critico il mercato del lavoro con un calo su base tendenziale dell’1,9%, ma più moderato in termini congiunturali (-0,2%).  Si deteriora il saldo sulle aspettative per il prossimo trimestre che rimane comunque positivo, scendendo da 23,3% a 9,5%. (…)

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Artigianato veneziano: occupazione in calo

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2009

Mestre (VE) La prima metà del 2009 amplifica la dinamica di calo occupazionale nelle imprese artigiane in provincia di Venezia registrata nel 2008. I dati statistici del primo semestre 2009 segnano infatti un -4,3%, risultato che conferma e rafforza il -2,8% del secondo semestre dello scorso anno.  La congiuntura negativa non risparmia nessun settore: soffre soprattutto il macrocomparto delle costruzioni, che dopo il -4,5% del secondo semestre 2008, nel periodo gennaio-giugno 2009 crolla al -6,2%; e quello del manifatturiero, che passa dal -3,2% al -5,9%. Unico dato positivo, la lieve ripresa del terziario, con i servizi che crescono dello 0,3%. Nel territorio provinciale la maglia nera spetta al mandamento di Portogruaro con un -7,6%, seguito da San Donà di Piave con -7,2% e Venezia centro storico con -6,4%. Di converso, spicca la risalita di Chioggia, che passa dal -9% del secondo semestre 2008 a un incoraggiante +4,2%, unico mandamento con segno positivo.  Incrementando, poi, i numeri al ribasso del secondo semestre 2008, il dato occupazionale negativo investe sia i lavoratori italiani (la maggioranza dello stock complessivo) sia quelli stranieri, rispettivamente con  -3,4% e – 10,9%.  Sono questi i dati più significativi che emergono dal Report semestrale sull’artigianato veneziano realizzato dalla Confartigianato Provinciale. E la situazione non è incoraggiante. “Siamo di fronte a una crisi che non molla la presa e i numeri del primo semestre 2009 acuiscono il trend negativo fatto registrare nei primi sei mesi dello scorso anno – rileva il presidente di Confartigianato Provinciale di Venezia Giuseppe Molin -. Come detto in più occasioni, le aziende devono imboccare la strada del cambiamento per far fronte alla crisi, ma ciò non basta. Le 1400 sospensioni dal lavoro registrate in provincia nei primi sei mesi del 2009 devono far capire al sistema-Stato che deve intervenire al sostegno delle PMI con misure ad hoc. Da più parti arrivano rassicurazioni sul fatto che la crisi ha toccato ormai il punto più profondo e che sta per iniziare la risalita, ma la situazione, per ora, rimane bloccata. Per questo cercheremo di intensificare ulteriormente il nostro apporto alle PMI, guidandole verso l’uscita dal tunnel: vogliamo essere ottimisti sul fatto che dai prossimi mesi si possano affacciare i primi segni di ripresa. Secondo Molin, però, le aziende artigiane non devono essere attendiste, ma sviluppare strategie mirate e pensare in grande: “è necessaria una nuova semina per rafforzare una propensione all’internazionalizzazione che già esiste tra le PMI venete – spiega –. A chi oggi potrebbe guardare al mondo ma non se la sente di farlo in solitudine, proponiamo servizi innovativi per continuare a crescere, considerando la globalizzazione non come una minaccia ma come una risorsa da sfruttare. Penetrare i mercati internazionali con i giusti strumenti può rappresentare infatti un’ancora di salvezza in quest’epoca di recessione. Senza dimenticare, inoltre, la norma sul Made in Italy voluta dal governo, che qualcuno sembra osteggiare ma che costituisce un segnale importante a tutela delle aziende italiane che lavorano seriamente e dei consumatori”.

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Produzione industriale veneta

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2009

Nel secondo trimestre 2009, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, la produzione industriale ha registrato una flessione del -19,5 per cento rispetto al secondo trimestre 2008, stabilizzandosi sulla variazione negativa dei primi tre mesi dell’anno. Nel confronto con il trimestre precedente il livello produttivo ha evidenziato una lieve diminuzione del -1,6 per cento.  L’analisi congiunturale del secondo trimestre 2009 sull’industria manifatturiera di Unioncamere del Veneto con la collaborazione della Confartigianato del Veneto, è stata effettuata su un campione di 1.826 imprese con almeno 2 addetti.   Il rallentamento della caduta della produzione è confermato anche dall’indicatore del grado di utilizzo degli impianti, fermatosi al 63,4 per cento e in linea con il valore registrato nel primo trimestre 2009 (63,6%).Sotto il profilo dimensionale, nel periodo aprile – giugno 2009 il calo della produzione industriale ha interessato principalmente le grandi (250 addetti e più) e le microimprese (2-9 addetti), dove le perdite sono state inferiori al -20 per cento (rispettivamente -25,9% e -21,8%). Sotto la media regionale le medie (50-249 addetti) e le piccole imprese (10-49 addetti) che hanno segnato un -19,3 per cento e un -16,6 per cento. Analizzando l’andamento della produzione nelle imprese che a fine giugno 2009 segnalavano lavoratori in Cassa Integrazione (CIG) emerge come i livelli produttivi si siano ridotti su base annua di circa il 30 per cento con una punta del -50 per cento per le aziende che hanno dichiarato una quota di lavoratori in CIG compresa tra il 30 e il 60 per cento.   La dinamica negativa dell’indicatore si rileva soprattutto nelle imprese che producono beni di investimento e beni intermedi che hanno messo a segno entrambe un –23,5 per cento. Migliore la performance per le imprese che producono beni di consumo dove la produzione ha evidenziato un -12,9 per cento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Sotto il profilo settoriale, l’indice della produzione industriale ha segnato, nel confronto con lo stesso trimestre del 2008, variazioni negative per quasi tutti i settori d’attività, ad eccezione dell’alimentare, che ha registrato un incremento del +0,7 per cento. Le diminuzioni tendenziali più marcate hanno riguardato il comparto dei metalli e prodotti in metallo (-29,6%), delle macchine utensili (-25,8%), delle macchine elettriche ed elettroniche (-23,5%), delle altre imprese manifatturiere (dove prevale il settore orafo) (-23,2%) e della gomma e plastica (-20,3%). In linea con la media regionale la performance dell’industria del legno e mobile (-19,5%), mentre dinamiche meno accentuate sono state registrate dal tessile-abbigliamento-calzature (-12,8%), dall’industria della carta, stampa ed editoria (-11,8%) e dall’industria del marmo, vetro, ceramica e altri minerali non metalliferi (-11,6%).

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