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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Posts Tagged ‘marchi’

Broker truffaldini usano illecitamente i marchi di società quotate

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Oltre le cosiddette “telefonate a freddo” effettuate usando liste di utenti comprate in giro e in cui si promette l’impossibile, il principale metodo di contatto usato dai broker truffaldini è quello dei banner pubblicitari e degli annunci sui social network. Le parole-chiave utilizzate per centrare il bersaglio sono sempre uguali. Parlano di poter raggiungere la libertà finanziaria tramite un lavoro da casa capace di generare entrate automatiche e rendite passive. Sono corredate da immagini che trasmettono gioia e l’aria di chi ce l’ha fatta, con messaggi che affermano che è possibile guadagnare una cospicua somma in breve tempo partendo con un importo esiguo o anche di poter guadagnare uno stipendio mensile in maniera costante. Queste ultime sono le due aspirazioni, se non proprio le necessità, di una sempre più vasta platea di potenziali clienti. Ed ecco che i pubblicitari si insinuano proprio nei punti deboli delle persone. Ancora, vengono pubblicizzate piattaforme evolute di trading, come anche software “miracolosi” che fanno tutto loro, e i cui segnali basterebbe seguire per poter guadagnare. E’ sufficiente un po’ di buon senso per capire tutte queste strategie, e di conseguenza capire che bisogna evitare chi si propone in simili maniere.Si parte con 200 euro e, trascinati dal vortice dei truffatori, si perdono cifre anche con molti zeri. E’ possibile segnalare i fatti all’Agcm ma i tempi dell’istruttoria sono lunghi e le sanzioni non commisurate alla gravità dei fatti. Peggio ancora considerando il domicilio della società. Anche la Consob è in grado di intervenire in maniera efficace, vietando le inserzioni di intermediari abusivi. Ma a costoro è sufficiente cambiare nome per proseguire indisturbati. A nostro modo di vedere, una spinta decisiva può venire dalle società interessate: per esempio, Poste Italiane non può consentire che si utilizzino il proprio nome e le immagini dei propri prodotti per offrire servizi di investimento non solo abusivi ma anche truffaldini. A tale scopo, abbiamo provveduto a segnalare loro il fenomeno. Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc

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Alberto Gambino nominato nella Commissione Ricorsi contro i provvedimenti dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

E’ previsto dall’articolo 135 del Codice della Proprietà Industriale.Si tratta di un organismo di particolare rilevanza per il comparto industriale italiano dell’innovazione, che funge da giudice di appello rispetto ai provvedimenti con i quali l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi respinge la brevettabilità di invenzioni e altri titoli di proprietà industriale.L’organo resterà in carica per il biennio 2019/2020 e sarà presieduto da Vittorio Ragonesi, magistrato ausiliario per lo svolgimento del servizio onorario presso la Corte di Cassazione in pensione.Gli altri componenti sono il Prof. Gustavo Olivieri, membro del Comitato Scientifico ella rivista DIMT “Diritto Mercato e Tecnologia” e dell’Accademia Italiana del Codice di Internet (IAIC), il Dott. Francesco Antonio Genovese, Consigliere della Corte di Cassazione, il Dott. Massimo Scuffi, magistrato in pensione.La Comunità Accademica dell’Università Europea di Roma ha accolto con soddisfazione la nomina del Prof. Gambino, segno di un impegno e di un’attenzione costante alle innovazioni e ai cambiamenti dell’economia e della tecnologia.Il Prof. Gambino è tra i promotori di InnoLawLab – Laboratorio di Diritto dell’Innovazione dell’Università Europea di Roma, che ha l’obiettivo di indagare gli aspetti legali in un’ottica di interdisciplinarità. Una proposta innovatrice rivolta ai nuovi “giuristi tecnologici”, con un’immediata spendibilità nel mondo del lavoro.L’iniziativa fa parte Profilo del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma di Diritto e Gestione delle nuove tecnologie. Questo Profilo è finalizzato a favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze oggi molto richieste nel mondo professionale, fornendo gli elementi necessari per una corretta comprensione della rivoluzione tecnologica, con un approccio multidisciplinare sotto il profilo giuridico, tecnologico ed economico.

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Sindrome dell’intestino irritabile Una malattia ‘in cerca d’autore’

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 giugno 2017

intestinoDolori addominali, gonfiore, diarrea o stipsi sono i sintomi più frequenti di questa patologia che colpisce almeno un italiano su tre, con una netta prevalenza del sesso femminile, con un costo annuo per paziente di quasi 1800 euro.  Qualcuno l’ha definita una malattia inventata, ma è piuttosto una condizione ancora in gran parte da chiarire nelle cause e nei meccanismi, che compromette anche in maniera significativa la qualità di vita di chi ne soffre. Dolori addominali, gonfiore, diarrea o stipsi: sono i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile, una condizione che in forme diverse e con gradi diversi di gravità colpisce il 20-40 per cento degli italiani, con costi stimati di circa 1.700 € l’anno a paziente. Le cause non sono note, anche se di certo le alterazioni del microbiota intestinale e l’interferenza nelle complesse relazioni tra intestino e cervello, dovuta allo stress, giocano un ruolo importante. La ricerca italiana è all’avanguardia nel mondo in questo campo, sia nello studio dei fattori alla base della malattia che nei criteri diagnostici, messi nero su bianco per la prima volta a Roma e dalla allora chiamati appunto ‘criteri di Roma’.
La sindrome dell’intestino irritabile è senz’altro una patologia vera, tutt’altro che inventata, molto complessa ed estremamente diffusa. Si stima che a soffrirne sia dal 20 al 40 per cento della popolazione generale con una netta prevalenza del sesso femminile, in rapporto di 2-3 a 1 rispetto al sesso maschile. Negli USA rappresenta il 12 per cento delle visite dal medico di famiglia ed è il motivo di una visita su 3 dal gastroenterologo. Forti le ricadute anche nel mondo del lavoro. Dati Usa evidenziano che le assenze per malattia dovute a sindrome dell’intestino irritabile superano quelle per l’influenza. E’ anche una sindrome complessa e costosa perché chi ne soffre prima di arrivare ad una diagnosi, passa da un medico all’altro e fa moltissimi esami, spesso inutili. I costi complessivi (diretti e indiretti) annui di questa patologia si aggirano in media su 1,761 € per paziente. Per quanto riguarda i costi a carico del servizio sanitario nazionale, oltre il 76 per cento di questi è dovuto ai ricoveri, più dell’11 per cento alla spesa per gli esami diagnostici e solo lo 0,6 per cento ai farmaci prescrivibili (fonte V. Stanghellini et al., 2015).
“La sindrome del colon irritabile è una patologia che appartiene al gruppo dei disordini funzionali gastrointestinali – precisa il professor Antonio Craxì, presidente della Sige – una categoria diagnostica identificata in base alla sola presentazione clinica e caratterizzata dall’assenza di un danno organico come causa patogenetica. La IBS viene definita come dolore o fastidio addominale ricorrente, presente per almeno 3 mesi all’anno, associato ad almeno due dei seguenti sintomi: alterazioni della frequenza dell’alvo, alterazioni della consistenza delle feci, miglioramento sintomatologico al passaggio delle feci. Sembra una patologia banale, ma sia per i costi diretti (visite mediche, indagini diagnostiche, farmaci) che per quelli indiretti (assenza dal lavoro) costa 30 miliardi di euro per anno nei primi 10 Paesi dell’Ue. Solo in Italia ne soffrono oltre 3 milioni di persone con forme più gravi e la IBS risulta ad oggi tra le principali cause di assenza dal posto di lavoro.
Professor Marchi, come viene fatta la diagnosi di questa condizione?
La diagnosi della sindrome dell’intestino irritabile si basa su alcuni sintomi e segni, descritti all’interno dei cosiddetti ‘criteri di Roma’, giunti alla quarta edizione (Roma 4) I criteri di Roma riguardano tutta la patologia funzionale del tubo digerente e in riferimento alla sindrome dell’intestino irritabile la definizione attuale prevede che per fare diagnosi di IBS debba esserci dolore addominale (basso non a livello dello stomaco) diffuso a tutto l’addome, ricorrente (almeno un giorno alla settimana negli ultimi tre mesi) e associato ad almeno due altri criteri, che sono il miglioramento o la scomparsa del dolore con la defecazione e il cambiamento nelle modalità di defecazione, per esempio da un alvo normale passare a un alvo diarroico o a un alvo stitico (si distinguono diverse varianti di Ibs, quali la variante diarroica e la variante stitica) oppure un alvo alternante (alternanza di periodi di stipsi e periodi di diarrea), e questa è la forma mista, la terza forma di sindrome dell’intestino irritabile. Il quarto sintomo che caratterizza la sindrome dell’intestino irritabile è la modificazione delle caratteristiche delle feci, che magari passano da essere feci caprine – nella variante stitica – a feci acquose o comunque non formate nella variante prevalentemente diarroica.
Il dolore addominale (almeno una volta alla settimana negli ultimi tre mesi), le modificazioni e il miglioramento del dolore in seguito alla defecazione, la variazione delle modalità di defecazione nel tempo e la variazione delle caratteristiche delle feci sono i criteri che definiscono la sindrome dell’intestino irritabile. Sulla base di questi sintomi che compaiano in un soggetto giovane e ovviamente in assenza di qualunque sintomo di allarme (come dimagrimento, anemia, familiarità per il cancro del colon) che devono portare ad una valutazione più approfondita è possibile fare con ragionevole certezza una diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile.
Perché la diagnosi è così difficile e come può esordire la sindrome dell’intestino irritabile?
Il paziente con sindrome dell’intestino irritabile arriva anche dopo molto tempo dall’insorgenza dei sintomi a una valutazione medica, perché spesso diventa quasi ‘tollerante’ nei confronti del suo problema, si adegua cioè alla sua situazione. La sindrome dell’intestino irritabile si associa spesso ad altri sintomi funzionali, quali ad esempio un esofago ipersensibile. Alcuni pazienti, per un certo periodo della loro vita, possono avvertire sintomi da reflusso gastroesofageo, bruciore retrosternale e per questo possono andare incontro ad una valutazione endoscopica o ad esami ancora più approfonditi. Salvo scoprire poi che non hanno nessun tipo di reflusso, ma solo un esofago ipersensibile. Può capitare che dopo un certo periodo questa sintomatologia svanisca e compaiono invece sintomi riconducibili alla parte bassa dell’intestino. Si tratta di una sorta di switch sintomatologico tra la sindrome funzionale esofagea e la sindrome funzionale intestinale.
Qual è l’identikit del paziente con sindrome dell’intestino irritabile? Questa condizione si presenta in soggetti abbastanza giovani, di età media compresa tra i 20 e i 40 anni. L’altro elemento caratterizzante è che spesso questi soggetti presentano altre patologie, come una sindrome depressiva, disturbi d’ansia, problemi nella vita sessuale (ad esempio dispareunia, cioè rapporti sessuali dolorosi). E’ sempre bene indagare a fondo tutta la componente della sfera psicologica perché sono spesso presenti comorbilità di questo tipo.
Quando invece bisogna sospettare che non si tratti di sindrome dell’intestino irritabile ma di altre patologie?
I ‘segni rossi’, i sintomi d’allarme e questi sono estremamente importanti che devono far pensare ad altre patologie sono ad esempio la perdita di peso e l’anemizzazione. Un soggetto con dolori addominali va sempre visitato con attenzione perchè la palpazione dell’addome può portare a scoprire ad esempio masse addominali sospette. Molto importante è poi la fascia d’età di comparsa dei sintomi addominali. Una sintomatologia tipo sindrome dell’intestino irritabile che compare nei soggetti al di sopra dei 50 anni, che non abbiano mai avuto alterazioni della funzione intestinale, né sintomatologia di quel tipo è sicuramente un elemento che ci deve portare a riflettere e a fare altre indagini che sicuramente in un soggetto giovane non faremmo.
Quali altre patologie vanno tenute presenti nella diagnosi differenziale?
I tumori del colon, ma anche le malattie infiammatorie croniche intestinali, come la colite ulcerosa e soprattutto il morbo Crohn. La malattia di Crohn, specie nella sua localizzazione ileale, alta (nel 70 per cento dei casi interessa la sede ileo-cecale), viene molto spesso confusa con una sindrome dell’intestino irritabile. Anche la celiachia può presentare caratteristiche abbastanza vicine alla sindrome dell’intestino irritabile soprattutto nella variante diarroica.
Nel caso dell’IBS sono stati individuati degli eventi scatenanti?
Un tempo si ipotizzava che fosse lo stress a scatenare la sindrome dell’intestino irritabile. Ma sicuramente la genesi è multifattoriale. Di certo lo stress ha un ruolo importante, ma altrettanto importanti sono le infezioni intestinali che, anche se guarite, possono lasciare un’alterazione funzionale dell’intestino (Ibs post-infettiva), i cui sintomi persistono a lungo e possono sfociare nella sindrome dell’intestino irritabile. Se indagate correttamente, il 30 per cento delle forme di IBS risultano di genesi post-infettiva. Le infezioni intestinali alterano le difese della mucosa intestinale e soprattutto il microbiota intestinale, che appare sempre più importante patogenesi della sindrome dell’intestino irritabile. Tornando allo stress, c’è una stretta connessione tra funzione cerebrale e funzione intestinale, tradotta nel concetto di brain-gut axis, asse cervello-intestino. Il cervello con i suoi mediatori, nervosi e neuroendocrini, agisce modificando la funzionalità, la motilità, la secrezione, la percezione del dolore intestinale. E viceversa, sappiamo anche che un’alterazione della funzione intestinale e del microbiota possono condizionare lo stato d’animo del paziente.
La diagnosi di IBS è soprattutto clinica e anamnestica; ma ci sono esami strumentali o di laboratorio che possono facilitarla?
Si possono fare alcune indagini, indagini che però non devono essere caotiche o eccessive. Basta un emocromo e gli esami ematochimici di base. La tiroide va sempre studiata perché in qualche modo può dare alterazioni dell’alvo – sia in senso diarroico (ipertiroidismo), sia dando stipsi (ipotiroidismo). Si può richiedere poi la calprotectina fecale, una proteina infiammatoria, ch risulta alta nelle malattie infiammatorie croniche intestinale (Mici), come il Crohn e la retto colite ulcerosa e bassa nella sindrome dell’intestino irritabile.
Come si tratta la sindrome dell’intestino irritabile?
Intanto dobbiamo valutare la tipologia di paziente che ci troviamo di fronte: il trattamento sarà diverso se il paziente ha un’Ibs diarroica o stitica. Abbiamo a disposizione farmaci per entrambi i casi. Per la forma stitica sono certamente utili le fibre, soprattutto quelle solubili e i liquidi, perché rendono le feci più soffici e in grado di avanzare più facilmente all’interno del colon. Più di recente è stata proposta una dieta cosiddetta ‘low-FODMAPs’, che esclude inizialmente tutti gli oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentabili e i polioli, presenti in moltissimi alimenti (in pratica i carboidrati e alcuni frutti, come pere e mele). Si fa per qualche settimana; poi si reintroducono poco a poco gli alimenti eliminati, sotto la guida del nutrizionista che ci affianca, che individua l’alimentazione più adatta al singolo soggetto. In questo modo è anche possibile individuare i cibi che scatenano i sintomi. Questa dieta ha effetti positivi sia sul dolore intestinale, che sul meteorismo (gonfiore).
Terapia farmacologica. La rifamixina, un antibiotico utilizzato nelle infezioni intestinali, migliora in maniera significativa i sintomi (dolore, gonfiore e consistenza fecale) nelle forme diarroiche. Per la variante ‘IBS-stipsi’, la linaclotide è efficace sul dolore addominale e sul meteorismo, oltre ad aumentare la frequenza delle evacuazioni. Per la variante diarroica, oltre alla rifamixina e alle fibre, è di recente stata approvata da FDA e EMA una nuova molecola, l’eluxadolina, che riduce la motilità gastrointestinale, facilita il riassorbimento della quota idrica, riduce la secrezione intestinale, rendendo così più compatte le feci. Il nuovo farmaco inoltre riduce la sensibilità viscerale presente nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, alla base del dolore.

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La protezione dei marchi della grande e media impresa

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

impreseMilano Giovedì 12 novembre 2015, Via dell’Orso 2, Ore 16:00 – 18.00. incontro avrà la formula della tavola rotonda, con una discussione aperta su temi di attualità.Vi sarà una breve presentazione sui seguenti argomenti:
• panoramica sui rimedi tipici nella lotta alla contraffazione;
• la sorveglianza doganale ex Reg. UE 608/2013 e l’esperienza di Bottega Veneta;
• il ruolo delle associazioni: Indicam e la nuova “Carta Italia” sottoscritta con il MISE;
• aspetti critici e peculiari della contraffazione nel mondo digital.
Interverranno:
Davide Bresner, Federica De Santis e Micael Montinari di Portolano Cavallo
Carlotta Corazza, Senior Intellectual Property Manager di Bottega Veneta
Claudio Bergonzi, Segretario Generale di Indicam

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Nuova disciplina di marchi e Made in Italy

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2010

Le recentissime disposizioni introdotte prima dalla legge n. 99/2009 e poi dal decreto legge n. 135/2009,  incidono pesantemente sull’operatività delle nostre imprese, comportando anche rilevanti problemi di costituzionalità e compatibilità con il diritto comunitario. Questi problemi saranno anzi acuiti dall’entrata in vigore, nell’ottobre prossimo, delle norme contenute nella legge cosiddetta “Reguzzoni-Versace”, appena approvata dal Parlamento. A tali problematiche è dedicato un importante Convegno, organizzato da Paradigma che si svolgerà a Milano i prossimi 18 e 19 maggio, e del quale ho coordinato il programma, con un taglio particolarmente mirato alle esigenze della pratica. (Avv. Cesare Galli)

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Codice della proprietà industriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2010

È entrato in vigore il 10 marzo 2010 il decreto del ministero dello Sviluppo Economico contenente il Regolamento di attuazione del Codice della proprietà industriale. Obiettivo, offrire agli utenti procedure agevolate nell’ottenimento e nella gestione dei titoli della proprietà industriale, garantendo maggiore tutela e semplificazione delle procedure, nel rispetto della normativa comunitaria e internazionale. Il Codice della proprietà industriale è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano dal decreto legislativo n. 30 del 10 febbraio 2005. Riguarda brevetti per invenzione, marchi e altri segni distintivi, regolando l’oggetto del diritto di proprietà industriale, i requisiti per ottenerlo, gli effetti della tutela, la durata, i diritti e gli oneri ad essa connessi. Favorisce, pertanto, il contrasto del fenomeno della contraffazione a tutela dei cittadini e potenzia la competitività del sistema. Il Regolamento recepisce le esigenze di disciplina del deposito delle domande, delle istanze, delle modalità di applicazione delle norme sul procedimento di opposizione, nonché dell’attività svolta dai consulenti in proprietà industriale. Introduce novità e modalità semplificate riguardo alle domande di brevettazione nazionale, ai brevetti europei ed internazionali, ai marchi.

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Marchi e brevetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2009

Monopoli (Bari) 11 Dicembre 2009 ore 9,30. Castello Carlo V – P.zza Castello Unioncamere Puglia, con il consorzio Bridg€conomies, partner della rete Enterprise Europe Network, in collaborazione con la Camera di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura di Bari e lo studio De Tullio Liberatore & Partners, con il Patrocinio del Comune di Monopoli, organizza e promuove il workshop ” Marchi e brevetti: innovare, difendere e comunicare”. Il workshop sarà finalizzato a trasmettere gli strumenti necessari per riconoscere all’interno della propria impresa se e in che termini vi sono conoscenze tutelabili sotto il profilo della proprietà intellettuale, in che modo proteggerle e utilizzarle per aumentare la propria competitività, per affrontare i mercati internazionali e per accedere a finanziamenti sulla base di fondi pubblici e privati.
Sulla base delle norme in materia di proprietà intellettuale possono costituire oggetto di protezione, per fare degli esempi, le attività di ricerca (di nuove varietà vegetali, di nuovi processi di ottimizzazione, di nuove soluzioni meccaniche per la raccolta o la selezione delle materie prime) attraverso il brevetto, il packaging (o, in alcuni casi, addirittura la composizione “estetica” e la presentazione del prodotto come nel caso del food design nella ristorazione) attraverso il design, il branding e le campagne di comunicazione attraverso il marchio. Il tutto finalizzato al marketing vale a dire alla corretta collocazione del prodotto sul mercato in chiave di penetrazione ed espansione internazionale. La proprietà intellettuale può rappresentare un valido strumento per dare valore ai prodotti, penetrare i mercati, avviare strategie di comunicazione e creare valore all’interno della propria impresa. Nel corso del workshop saranno affrontati alcuni temi tradizionali e suggerite alcune indicazioni sulle più efficaci strategie di gestione e valorizzazione degli asset di proprietà intellettuale e sulle principali forme di sfruttamento attraverso contratti di vario tipo (licenza, trasferimento di tecnologia, distribuzione). Sarà successivamente approfondito il tema della lotta alla contraffazione e della tutela giudiziale dei diritti di proprietà intellettuale oltre che  del trasferimento tecnologico.  Esperti in comunicazione illustreranno le strategie più efficaci nel marketing e nella comunicazione dei prodotti agroalimentari. Interverranno tra gli altri dopo i saluti dei rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni coinvolte: Elio De Tullio (De Tullio & Partners – Intellectual Property Attorneys); Giuseppe Miccolis (ordinario di procedura civile – Facoltà di Giurisprudenza – Università degli Studi di Lecce); Prof. Bernardo de Gennaro (professore Associato di marketing agroalimentare – Facoltà di Agraria – Università degli Studi di Bari); Antonio Rotondo (assessore Attività Produttive e Ambiente Comune di Monopoli)  che presenterà il “Marchio d’area/Qualità Città di Monopoli”, quale strumento di valorizzazione del territorio.

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I Nas sequestrano cosmetici pericolosi

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

Circa 175.000 confezioni di cosmetici irritanti per un valore di circa 850.000 euro sono stati sequestrati dai Carabinieri del Nas che hanno denunciato in totale 45 persone. Le confezioni di shampoo, balsami e altri articoli per la cosmesi, commercializzate da alcune catene di discount, supermercati ed esercizi commerciali, contenevano sostanze vietate dalla normativa. All’interno dei prodotti era, infatti, presente un conservante, il methyildibromo glutaronitrile, utilizzato in passato con funzione antibatterica e antimicotica e da tempo vietato nei prodotti cosmetici commercializzati nel territorio dell’Unione Europea, perché in grado di causare dermatiti e irritazioni della pelle. In totale sono state effettuate 280 ispezioni che hanno portato al sequestro di circa 96mila confezioni di cosmetici, di diversi marchi e lotti di produzione, contenenti il methyildibromo glutaronitrile, che sono state pertanto sottratte alla rete distributiva. Il Nucleo del capoluogo lombardo ha inoltre individuato e sottoposto a sequestro oltre 31.000 confezioni di cosmetici di varia natura, prodotti all’estero e importati nel territorio nazionale senza averne data preventiva comunicazione al competente ufficio ministeriale.

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Made in Friuli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2009

Udine Venerdì 13 marzo 2009 alle ore 11.00 nella Sala Giunta (quinto piano) della Cciaa presentazione di due nuovi bandi per promuovere la registrazione dei marchi “made in Friuli” all’estero e tutelare i prodotti brevettati. Li propone la Camera di Commercio di Udine alle micro, piccole e medie imprese che potranno usufruire di contributi  per registrare i propri marchi in alcuni Paesi esteri (anche extra UE) e sostenere le spese legali per proteggere modelli e invenzioni dalle contraffazioni. A illustrare i contenuti dei due bandi di concorso, sarà il componente della Giunta camerale Massimo Masotti, supportato da Michela Mingone, responsabile dell’istruttoria per la Cciaa udinese, che spiegherà i dettagli tecnici. Davide Luigi Petraz dello studio Glp di Udine, esperto di consulenza sui brevetti, traccerà una panoramica generale sulla situazione di crisi di brevetti e invenzioni industriali.

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