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I limiti della politica monetaria

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2016

Marco Jean AboavA cura di Marco Jean Aboav, Head of Asset Allocation in Moneyfarm. La politica monetaria ha fatto notizia in ritardo. La Banca d’Inghilterra ha dimezzato I tassi di interesse dello 0.25%, la Banca Centrale Europea ha avviato un programma aggressivo di acquisto di obbligazioni e il mondo è appeso ad un filo nell’attesa che la Federal Reserve alzi i tassi di interesse americani. La politica monetaria è tutta una questione di gestione del denaro all’interno di un sistema; in sostanza, è la politica macroeconomica prevista dalle banche centrali. Le banche si servono dei tassi di interesse e di altri strumenti per raggiungere obiettivi macroeconomici come l’inflazione, la crescita e la stabilità dei prezzi.
Le banche centrali hanno capito che la loro politica monetaria non ha più l’impatto che aveva un tempo. In tutto il mondo i tassi d’interesse sono stati vicini allo zero, o addirittura negativi, dopo la crisi finanziaria. Sette o, in alcuni casi, più anni di bassi tassi d’interesse hanno avuto conseguenze inaspettate sull’economia globale.
La politica monetaria sta favorendo comportamenti speculativi, le scelte degli investitori e delle società sono basate sulla prossima mossa della banca centrale e meno sugli andamenti macroeconomici.
Ciò significa che le grandi aziende stanno approfittando dei bassi tassi di interesse; e questo dà loro la possibilità di indebitarsi a basso costo e di utilizzare il debito per il riacquisto delle azioni, dando teoricamente ai dirigenti più di un incentivo a performare bene. Storicamente, il finanziamento a basso costo è stato utilizzato per investire in asset per aumentare le vendite ed i profitti futuri; con il vantaggio di creare nuovi posti di lavoro e fornire una spinta all’economia, piuttosto che riempire le tasche degli azionisti e dirigenti nel breve termine.
L’efficacia della politica monetaria ha raggiunto il limite?
Negli ultimi mesi è emerso che l’efficacia della politica monetaria potrebbe aver raggiunto il suo limite. I bassi tassi di interesse stanno comprimendo sempre di più i margini di profitto delle banche che hanno sempre meno incentivi ad erogare finanziamenti limitando la crescita economica.
L’economia globale è anche, notoriamente, in un periodo in cui il mondo ha bisogno di ridurre il debito, quasi ogni paese ha l’obiettivo di ridurre il suo debito nazionale. Ma un rapporto della scorsa settimana del Fondo Monetario Internazionale ha mostrato che in realtà il livello di indebitamento dell’economia globale è aumentato. Con un debito così a buon mercato non esistono incentivi per ridurre l’indebitamento.In questa fase del ciclo economico, la politica monetaria dovrebbe facilitare una transizione graduale da una crescita bassa e da un contesto di debito elevato ad una crescita media e ad un contesto di debito basso. La politica monetaria accomodante è stata prolungata per così tanti anni che questo si è dimostrato un obiettivo difficile da perseguire. Alcuni dicono che si sono create delle vere e proprie bolle speculative, ma nessuna crescita reale, e i dati piu’ recenti sull’economia globale in parte confermano questo scenario.
Un’alternativa potrebbe essere lo stimolo fiscale dei governi, ma l’elevato debito pubblico di molti stati rende difficile implementare una politica fiscale espansiva. Gli investitori di tutto il mondo hanno bisogno di sapere come muoversi all’interno dei diversi cicli economici. È ampiamente riconosciuto che l’asset allocation è un fattore chiave per ottenere rendimenti, ed è necessario un equilibrio di azioni, obbligazioni e materie prime per ottenere ritorni. Non esiste un asset class che da sola garantisca rendimenti sicuri, e in un mondo di rendimenti decrescenti come quello attuale dovuto alla repressione finanziaria da parte delle banche centrali, in cui i tassi d’interesse sono in continuo calo, la diversificazione è cruciale.
MoneyFarm è una società indipendente di servizi finanziari autorizzata e regolata dalla Financial Conduct Authority (FCA) e vigilata in Italia da Consob. Ad agosto 2012 è sbarcata sul web con Moneyfarm.com, aprendo la strada alla consulenza indipendente via Internet nel mercato italiano. L’azienda ha come soci principali fondi di investimento Cabot Square Capital e United Ventures, il gruppo Allianz e Vittorio Terzi (Director Emeritus di McKinsey Italia) tramite il suo veicolo d’investimento. La società guidata da Paolo Galvani e Giovanni Daprà può contare su un team di 70 professionisti di qualificato background e su oltre 80.000 utenti attivi.
La mission di Moneyfarm è quella di permettere alle persone di gestire i propri soldi in maniera semplice ed efficiente e offre un servizio unico in Europa che propone la consulenza personalizzata su ETF e l’attività di trading. (foto: Marco J. Aboav)

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A un mese dalle Elezioni Usa

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2016

hillaryA cura di Marco Jean Aboav, Head of Asset Allocation in Moneyfarm. Quest’anno ci sono state molte sorprese nella corsa alle elezioni statunitensi. I favoriti sono inciampati al primo ostacolo, i candidati che venivano considerati fuori dai giochi sono in testa e un pubblico di oltre 80 milioni di persone si è sintonizzato sul primo confronto. Ma che significa tutto questo per i mercati finanziari, l’economia globale e, in ultima istanza, i tuoi investimenti? Ciò che i mercati odiano più di ogni altra cosa è l’incertezza. Ne abbiamo visto l’impatto dopo il Referendum europeo, e le elezioni Usa si stanno avviando lungo la stessa corsa a ostacoli. È una volatilità la cui causa principale è da rintracciare nella dipartita di un presidente dal doppio mandato. Obama è stato presidente per 8 anni e questo ha determinato un certo grado di stabilità, oltre alle politiche sociali e, in generale, a un mondo di più facile comprensione.
Secondo Merrill Lynch, dal 1928, il benchmark azionario Standard and Poor’s 500 è sempre sceso in media del 2.8% all’anno quando un presidente non cercava la rielezione. Questo perché chi è in carica dà la priorità alla stabilità, vuole dimostrare che l’economia è in crescita e la disoccupazione in calo; cose che conquistano la fiducia dell’elettorato, confermano la bontà del suo operato e rafforzano i mercati.Quando invece un presidente in carica non dà certezze, la volatilità aumenta. E quest’anno la situazione è aggravata dal fatto che si è presentato un candidato con scarsa esperienza politica. Ciò significa che non sappiamo come tratterà con il Congresso e con il Senato e quanto sostegno gli assicurerà; quindi, in ultima analisi, non sappiamo come verrà guidata la più grande potenza economica del mondo. Questo ulteriore livello di incertezza è destinato a rendere i mercati nervosi e ad aumentare la volatilità, in particolare nelle settimane a cavallo delle elezioni.
Gli investitori devono essere consapevoli che il rischio viene da entrambi i lati. Se abbiamo imparato qualcosa da queste elezioni è che le parole sono importanti. Le posizioni estreme possono influenzare significativamente il mercato, lo abbiamo già visto con le valute dei mercati emergenti e lo rivedremo con l’approssimarsi dell’8 novembre.L’incertezza si manifesta anche nella forma di una decisione della Banca Centrale Usa sui tassi di interesse. I suoi portavoce hanno lasciato capire che un aumento dei tassi di interesse potrebbe già arrivare a dicembre non appena gli Stati Uniti cercheranno di normalizzare l’economia.Gli investitori devono evitare di concentrare l’assunzione di rischio nella corsa alle elezioni, un portafoglio deve essere bilanciato in modo da resistere alla tempesta su entrambi i fronti. Il 2016 verrà ricordato come uno degli anni più volatili, non ci sono segnali che possano far pensare a un’imminente inversione di rotta. L’unica salvezza che ci suggerisce l’esperienza è che potremmo assistere a una ripresa del mercato nel 2017, poiché il primo anno di un nuovo mandato presidenziale vede sempre crescere i mercati in media del 6%. Resta comunque il fatto che con le elezioni in Germania e in Francia nel 2017 gli investitori dovranno gestire il rischio molto più di quanto abbiano fatto in passato.

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Caro investimento, quanto mi costi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2016

borsa milanoA cura di Marco Jean Aboav, Macro Portfolio Manager in MoneyFarm. Siamo rientrati dalle vacanze, i ragazzi tornano a scuola e anche noi torniamo alla routine quotidiana pensando ai prossimi mesi. In un certo senso facciamo lo stesso con le nostre finanze e per questo, nel mese di settembre, è piuttosto comune assistere a una crescita dell’interesse per il mondo del risparmio e le sue soluzioni.D’altronde ci lasciamo alle spalle un’estate ricca di eventi importanti: prima la Brexit con la volatilità schizzata alle stelle nei giorni immediatamente successivi al referendum, poi la Bank of England che si è aggiunta al club delle banche centrali con una politica monetaria accomodante e infine gli asset rischiosi che hanno portato rendimenti interessanti con bassa volatilità.
In molti ora si chiedono quindi cosa fare con i propri risparmi considerando che i tassi di interesse a livello globale sono anche più bassi se confrontati a quelli di 6 mesi fa, e che molte asset class sono difficili da valutare, a causa della presenza di una politica monetaria espansiva che ne modifica i fondamentali. Gli investitori saggi riconoscono la fragilità dell’attuale quadro macro e intervengono sull’unica cosa che possono controllare: minimizzare i costi per ottenere risultati migliori nel lungo termine. Così come in una grande azienda si possono ottenere profitti più alti tagliando semplicemente i costi anziché battere i competitor sul terreno del fatturato, altrettanto possono fare gli investitori, soprattutto in un periodo di incertezza come quello che stiamo vivendo.Dati alla mano: come cresce il rendimento se si riduce il peso delle commissioni.Nel mondo dell’azionario, negli ultimi 3 anni, il rendimento annuale in dollari di un indice ben diversificato come l’MSCI World è stato dell’8%.Ipotizziamo un rendimento annuale come quello degli ultimi 3 anni (previsione parecchio ottimistica per alcuni investitori) e carichiamoci un 2% di commissioni annue in un orizzonte temporale di 5 (che in alcuni Paesi europei è ancora la norma per gli investitori). In questo modo dovremmo ottenere un rendimento del 34%. In apparenza un buon risultato. Ma cosa succede se si abbassano le commissioni dell’1%? In questo caso il rendimento sale al 40.4%, quindi molto di più di quanto ci si possa aspettare per effetto della capitalizzazione composta, la regola d’oro degli investimenti!Se facessimo lo stesso esercizio con un orizzonte temporale di 15 anni, otterremmo un rendimento del 144.6% con una commissione pari al 2%, e un rendimento del 177% con commissioni più basse, all’1%.
Ecco perché diciamo che riducendo il peso delle commissioni il quadro cambia considerevolmente.
Forse l’ipotesi di rendimento si discosterà un poco dalla previsione, forse un consulente finanziario o un servizio di gestione dei risparmi non chiederà una commissione del 2%, ma l’unica certezza è che il risultato dell’abbassamento dei costi dell’investimento in un’ottica di lungo periodo è impressionante.Con i tassi attuali sempre più bassi, sembra quindi irresponsabile pagare commissioni annuali del 2-3%, consderando che i rendimenti degli asset più rischiosi si aggireranno realisticamente intorno al 3-5% all’anno, ancora per molti anni.L’adozione in massa di soluzioni di investimento a basso costo, sembra essere la strada migliore, l’unico punto fermo in uno scenario incerto e in continuo cambiamento.

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