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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

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I governi sono tutti uguali?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Enrico Letta

Image via Wikipedia

È la domanda a cui si propone di rispondere Marco Stradiotto, senatore del PD autore di importanti studi sul federalismo fiscale e municipale, nella sua più recente analisi: una ricerca storica che indaga l’andamento di alcuni tra i più rilevanti parametri economici in relazione ai governi che si sono succeduti dal 1993 ad oggi, svolta all’interno del laboratorio TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta, e pubblicata sul sito. “Quante volte – spiega Marco Stradiotto, a presentazione dello studio – , nelle riunioni e negli incontri sul territorio mi sono sentito dire che siamo tutti uguali e che, se siamo arrivati a questa situazione, le responsabilità sono equamente divise tra governi di centrodestra e centrosinistra. Eppure dai dati elaborati, che si soffermano in particolare sul periodo della cosiddetta Seconda Repubblica, emerge una risposta chiara alla domanda posta dal titolo: i governi non sono tutti uguali”. “Il dato più sorprendente – commenta Stradiotto – , è quello relativo all’avanzo primario, ossia quello che resta delle entrate, tolte le spese e al netto degli interessi del debito pubblico, la vera cartina di tornasole per l’attività di un governo. I dati e il grafico elaborati dimostrano che ogni qualvolta il centrodestra è al governo il dato sull’avanzo primario diminuisce. Mentre sono significativi, da questo punto di vista, i dati dei governi Prodi nel 1997 e nel 2007, in entrambi i casi solo dopo il primo anno di attività”.
“Vogliamo davvero invertire i dati su debito, deficit, avanzo primario, inflazione? Se la risposta è si, c’è una cosa da fare subito: cambiare l’attuale governo! In tutti questi anni – conclude Stradiotto – , Berlusconi e Tremonti hanno dimostrato solo di essere bravi a fare aumentare debito e deficit e senza peraltro diminuire la pressione fiscale”. http://www.associazione360.it

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La Lega e il Federalismo fiscale

Posted by fidest press agency su domenica, 23 gennaio 2011

“Caro ministro Bossi, le stanno portando via il federalismo fiscale. Lo soffocano sotto il peso di emergenze  che nulla hanno a che vedere con gli interessi reali del Paese.  Lo depotenziano perché distratti dalla sopravvivenza di un governo in apnea, quasi non si rendessero conto che in agenda c’è la definizione della più importante riforma sul funzionamento dello Stato del gli ultimi decenni”. Lo scrivono, in una lunga  lettera aperta pubblicata ieri mattina sul sito di TrecentoSessanta, il senatore Marco Stradiotto e il deputato Francesco Boccia, entrambi componenti PD della Commissione Bicamerale per l’Attuazione del Federalismo Fiscale ed entrambi tra i fondatori dell’Associazione di Enrico Letta.  “È ormai chiaro a tutti – proseguono – che questo, semplicemente, non è federalismo. È un ibrido che rischia di trasformarsi in un pasticcio che non determinerà né autonomia né equità. Noi lo ripetiamo da mesi: al federalismo crediamo tanto quanto la Lega, ma vogliamo farlo bene. Chi amministra  correttamente va premiato, chi amministra male va sanzionato. Per questo sostituire le entrate proprie con quelle derivate distorce il principio cardine del federalismo, ossia lo stretto legame tra autonomia finanziaria e responsabilità, e tradisce l’assioma ‘pago-vedo-voto'”.  “Allo stesso modo – continuano – i paletti messi dal ministro Tremonti rischiano di mortificare sul nascere la riforma. La legittima preoccupazione di far quadrare i conti, anziché tradursi in veti preventivi, potrebbe infatti risolversi con ordinarie clausole di salvaguardia sui vincoli di finanza pubblica e sul divieto di aumentare  la pressione fiscale. Per questi motivi ripetiamo a lei, e ai ministri Calderoli e Tremonti, che servono garanzie reali sui servizi una volta definiti i fabbisogni. Prima si definiscono i fabbisogni, poi la perequazione. Le rilanciamo inoltre la proposta Letta sulle  detrazioni fiscali per 4 milioni di inquilini non proprietari, attraverso la cedolare secca. Infine, insistiamo sull’autonomia vera: i sindaci ottengono le risorse, i sindaci devono utilizzarle bene, i sindaci sono mandati a casa o riconfermati in funzione di questo utilizzo”. “Facciamo ancora in tempo – concludono – a evitare un corto circuito istituzionale. Il Paese, tutto intero, non ce lo perdonerebbe e a nessuno potremo dire, per scusarci: ‘E’ colpa di Ruby!’”

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