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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘marea nera’

Golfo Messico: marea nera

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

I recenti disastri ambientali nel Golfo del Messico e nel porto di Dalian in Cina hanno evidenziato la gravità degli effetti di una fuoriuscita di petrolio greggio di incredibile vastità e le difficoltà che derivano nel fronteggiare un evento di questa portata. Con effetti sulla popolazione locale in termini di malattie respiratorie, patologie della pelle e di aumento statistico di tumori e aborti, le catastrofi in mare rappresentano un vero e proprio problema per le sorti dell’uomo e di numerosi animali. Il petrolio, infatti,  essendo più leggero dell’acqua, forma in superficie uno strato compatto che porta il soffocamento della vita nell’ecosistema acquatico oltre che la tendenza a formare depositi bituminosi su tutto ciò che incontra. Attualmente la soluzione che viene utilizzata è quella di prodotti disperdenti che abbassano la tensione superficiale dello stato oleoso e disperdere le macchie in piccole particelle. Queste miscele però contengono solventi e derivati di idrocarburi, come il butossietanolo, dannosissimo  per l’uomo, per la riproduzione e per l’ambiente. Un eminente esperto di biologia marina quale Richard Charter scrive: “I solventi hanno componenti chimiche tossiche che possono rivelarsi per certi versi peggiori del petrolio”. Disperdere il petrolio è considerato uno dei modi migliori di proteggere gli uccelli ed evitare che l’olio si depositi, ma i solventi contengono tossine capaci di uccidere i pesci e di conseguenza tutto l’ecosistema dell’area. Può capitare però che nel mondo, in Italia, ci sia un ricercatore, un’azienda a vocazione ambientalista che sia riuscita dopo 40 anni di studio ad inventare una soluzione composta da estratti vegetali capaci di disperdere il petrolio solubilizzando il manto oleoso. In questo modo, grazie al moto delle onde e alla vastità dell’oceano, quella che era una chiazza circoscritta diventa un inquinante disperso in concentrazione minima, così riducendo al minimo l’impatto ambientale. Questo prodotto si chiama Maggiordomo Ecoremover. Nato dall’esperienza dei prodotti de “Il Maggiordomo”, l’Ecoremover è un innovativo prodotto disinquinante presentato come rimedio ai danni provocati all’ecosistema dalla fuoriuscita del petrolio in mare perché emulsiona e disgrega senza essere infiammabile. Adatto per dissolvere petrolio, greggio, graffiti, gasolio, oli, catrame, solventi, vernici, inchiostri e colle, il prodotto si differenzia da quelli della stessa famiglia per l’aspetto della sicurezza per l’uomo e per l’ambiente, poiché la soluzione è biodegradabile e ipoallergenica così come in linea con la normativa Europea 67/548/EEC e succ. Questo significa che può essere utilizzato come detergente sicuro e rispettoso del ph della pelle degli uomini e degli animali, che attualmente a causa della mancanza di un prodotto sicuro ed efficace non vengono più ripuliti dal petrolio. Disponibile sugli scaffali dei supermercati italiani, il Maggiordomo Ecoremover non richiede particolare stoccaggio e l’utilizzo di guanti ed altri dispositivi. La miscela formata da estratti vegetali non è pericolosa ai sensi del Regolamento CE 1272/2008. L’azienda che lo produce dagli inizi di settembre ha aperto le sue porte a tutti coloro, associazioni ambientaliste e giornalisti in special modo, che vogliono provare il prodotto per testarne la veridicità e l’efficacia oltre a rendersi disponibili a fornire un campione del prodotto per eventuali prove.

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Marea nera: rischio aree ornitologiche

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2010

Migliaia di volontari stanno intervenendo nel Golfo del Messico in aiuto degli uccelli selvatici e degli animali colpiti dal petrolio. Lo rende noto la LIPU-BirdLife Italia: i volontari sono coordinati dall’associazione ambientalista americana Audubon, che rappresenta BirdLife International negli USA. E’ grande la preoccupazione per la sorte delle 25 importantissime aree ornitologiche che sorgono sulla linea di costa del Golfo, dalla Louisiana al Sud del Florida. Sono aree “IBA” (Important Bird Areas) essenziali per la nidificazione e la sosta di centinaia di specie di uccelli. La LIPU denuncia i rischi per milioni di volatili che in questo periodo migrano attraverso il Golfo del Messico di ritorno dai siti di svernamento in Sud America. In questo ore una delle vittime privilegiate è la Sula, uccello marino pelagico che vive in alto mare. Alle isole Candelora, ultima barriera, sono invece toccati dalla marea nera il pellicano bruno, una specie appena uscita dalla lista USA delle specie a rischio di estinzione, il beccapesci e la sterna maggiore americana. Di fronte all’emergenza, BirdLife International (tramite l’Audubon) si sta attrezzando per assicurare il soccorso e la cura per gli animali selvatici che saranno colpiti.(pellican)

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La Louisiana raggiunta dalla marea nera

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2010

E’ un disastro ecologico di proporzioni immani. E’ questo il giudizio di tutti gli osservatori politici ed economici del mondo intero. E siamo solo all’inizio. E’ a rischio l’ecosistema di quattro stati: Louisiana, l’Alabama, la Florida e il Mississippi, ma il danno potrebbe dilatarsi ulteriormente. Si cerca ora di capire come sia stato possibile una tragedia di queste proporzioni e quali tecnologie verranno messe in campo in futuro per evitare il loro ripetersi. Questo perché è da escludere che si possa in avvenire evitare altre trivellazioni off shore. Tutto questo è accaduto poichè vi è “la necessità di aumentare la produzione interna di energia.” E’ un imperativo imposto dall’industria americana ma può alla fine rendere un cattivo servizio alle risorse naturali americane non proteggendole adeguatamente. Per dare un’idea del danno incombente basta pensare che la fuoriuscita di petrolio è sui cinquemila barili al giorno e questo flusso sembra inarrestabile e lo sarà di certo per molti altri giorni e il mare grosso e i venti concorrono a spingere la “marea nera” lungo le coste del Nord America.

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Marea nera: anche il Mediterraneo è a rischio

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2010

«Non basta l’ultima tragedia in Louisiana dove la macchia di petrolio fuoriuscito dalla piattaforma della BP nel Golfo del Messico ha raggiunto il delta del Mississippi. per agire con prudenza. Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, ha  già dichiarato lo stato di emergenza e chiesto l’intervento federale per dislocare 6mila soldati della Guardia nazionale sul territorio interessato dalla catastrofe ambientale. Ma è difficile che possa arginare con efficacia questa marea che si addensa minacciosa davanti le coste statunitensi. Per quanto riguarda l’Europa, e l’Italia nello specifico, abbiamo già dovuto, complessivamente, affrontare decenni di maree nere eppure non sembra ci abbiano insegnato qualcosa: in Italia, il Governo continua a rilasciare autorizzazioni a valanga, soprattutto in Adriatico e, da ultimo, pure al largo delle Isole Tremiti – denuncia Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace – Ormai è tempo di dedicarsi davvero alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica. Così, invece di uccidere i lavoratori, potremo creare migliaia di posti di lavoro e raggiungere una maggiore indipendenza energetica». «L’unica soluzione – conclude Alessandro Giannì – è smetterla con le esplorazioni offshore e avviare una decisa rivoluzione energetica per liberarci dalla schiavitù del petrolio e dai pericoli del trasporto degli idrocarburi» Lo sta già facendo l’amministrazione Usa che ora ha deciso di non autorizzare nuove perforazioni petrolifere  fino a quando non saranno accertate le cause dell’esplosione del 20 aprile a bordo della piattaforma Deepwater Horizon che ha provocato la marea nera nel Golfo del Messico. Questa pazza corsa alla ricerca della “ultima goccia di petrolio” sta diventando una mina vagante che è pronta ad esplodere ogni volta che le esplorazioni diventano più speculative in barba ad ogni misura protettiva per l’ecosistema. E dire che il danno ambientale è di proporzioni enormi sia per estensione sia per la inagibilità del territorio per svariati anni. Approfittiamo del gentile invio di alcune foto da Greenpeace per dare un’idea della gravità del danno in atto.

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