Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘mario draghi’

Lettera aperta al governatore Draghi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Lettera aperta del presidente del Forum, Belletti, al governatore Draghi “Quale paese lasceremo ai nostri figli?” Questa è la domanda più radicale, a mio modesto parere, posta nei giorni scorsi dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, verso la conclusione delle sue considerazioni presentate all’assemblea ordinaria dei Partecipanti a corredo della Relazione annuale sul 2010. Un testo più importante delle pur importanti consuete relazioni annuali, perché è l’ultimo pronunciato da governatore dell’istituto centrale del nostro Paese, ma subito prima della prossima nomina a presidente della BCE. Quindi, una sorta di “bilancio del passato”, ma anche un primo “progetto per il futuro”, non solo italiano. Peccato che questa domanda non abbia avuto eco nelle pagine dei giornali, che hanno percepito e comunicato una rinnovata “sfida alla fiducia”, con un doppio richiamo all’ottimismo e alla responsabilità del rigore. Questo ritorno alla crescita, nelle parole e nel tono complessivo delle Considerazioni di Draghi, appare possibile, anche se le misure analiticamente descritte – su economia, mercato del lavoro, previdenza, sistema bancario, spesa pubblica, ecc. – esigono certamente coraggio, coerenza e concretezza. Ci permettiamo però di proporre, a questo riguardo, una riflessione “con voce di famiglia”, che riguarda la riforma del fisco “a misura di famiglia”. Il governatore Draghi, rispetto al fisco, ricorda che “andrebbero inoltre ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori e delle imprese, compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l’Amministrazione fiscale ha recentemente conseguito”. Noi ci permettiamo di aggiungere che questa riduzione delle aliquote sui redditi dei lavoratori dovrà perseguire “anche” l’equità fiscale nei confronti delle famiglie con figli, perché loro per prime sono penalizzate, e perché restituire capacità di spesa alle famiglie con figli attraverso una riduzione della pressione fiscale si tradurrà immediatamente in un rilancio dell’economia, perché innescherà maggiori consumi, maggiore produzione di beni di prima necessità, nuova occupazione, maggiore protezione della povertà familiare, con minori spese socio-assistenziali. Ricordiamo poi che l’Italia presenta uno dei maggiori tassi di povertà minorile in Europa, soprattutto per bambini in famiglie numerose e monogenitoriali.
Riteniamo quindi che la nostra recente proposta di riforma del fisco basata sul Fattore Famiglia (vedi sul sito,www.forumfamiglie.org) sia in piena continuità con i richiami di Draghi, laddove ad esempio sottolinea che “per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; penalizzerebbero le amministrazioni più virtuose… Occorre invece un’accorta articolazione della manovra”. Se occorre modulare con sapienza ed equilibrio i tagli, a maggior ragione bisognerà modulare con ulteriore discernimento i destinatari di una eventuale – e necessaria – riduzione della pressione fiscale! In effetti, sempre Draghi evidenzia che “le dinamiche retributive sono da noi modeste … Le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti nel nostro paese sono rimaste pressoché ferme nel decennio, contro un aumento del 9 per cento in Francia; i consumi reali delle famiglie, cresciuti del 18% in Francia, sono aumentati da noi meno del 5, e solo in ragione di una erosione della propensione al risparmio”. Ma come far ripartire i consumi, se non investendo sulle famiglie, e soprattutto sulle famiglie con figli? Proprio l’esempio della Francia documenta che questa è una via da percorrere. Ovviamente investire sulla riduzione della pressione fiscale a favore delle famiglie con figli non basta; occorre inserire questa manovra in una logica complessiva, che sempre Draghi ha efficacemente tratteggiato: “Oggi bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l’onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti”. In questa cornice un esplicito, rigoroso e graduale investimento sulla famiglia appare pienamente coerente e decisivo, e soprattutto urgente. Perché non succede, oggi come per troppi decenni di storia del nostro Paese? Non vorremmo che anche le politiche familiari restino intrappolate da quel nemico che anche il Governatore Draghi ha segnalato con efficacia nella sua relazione: “Occorre sconfiggere gli intrecci di interessi corporativi che in più modi opprimono il Paese”. Denuncia forte (anche questa scarsamente ripresa dai media), soprattutto in considerazione del ruolo, della posizione e dell’autorevolezza di chi l’ha pronunciata. Le famiglie certamente non sono tra questi “interessi corporativi”, e forse per questo attendono ancora giustizia e sostegno; la loro pazienza, però, si sta esaurendo. (Francesco Belletti)

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Relazione governatore Draghi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

“Le considerazioni di Draghi rappresentano una lucida analisi dei fallimenti dell’azione di questo governo e del ministro Tremonti. Come anche Italia dei Valori ribadisce da tempo, non si esce dalla crisi senza interventi strutturali per la crescita, come il taglio delle tasse al lavoro e alle imprese. Tagliare in maniera lineare, come ha fatto il governo, è un errore. Occorre sì tagliare ma in maniera specifica, colpendo le vere sacche di spreco e non in maniera selvaggia ed indiscriminata” lo dichiara in una nota Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera. “Il ministro Tremonti ancora non ha fatto sapere dove intende reperire le risorse necessarie per far quadrare i conti con l’Unione Europea. Nell’attesa che sciolga il suo riserbo, Italia dei Valori presenterà a breve una sua proposta di manovra complessiva, indicando in dettaglio dove reperire risorse da destinare allo sviluppo. Ci auguriamo che, per una volta, questo Governo si voglia confrontare in Parlamento con l’opposizione” conclude Borghesi.

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A quando la diminuzione delle tasse?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2011

Aumentano le entrate della lotta all’evasione ma non diminuiscono le tasse. Questa la sintesi di quanto e’ successo nel 2010 e che succederà nel 2011. Nel 2010 sono entrate ben 25,4 miliardi di euro in piu’ ad opera di Agenzia delle Entrate, Equitalia e Inps, più della manovra fiscale biennale. Ci si potrebbe aspettare una dichiarazione del governo che annunci una diminuzione della pressione fiscale, che attualmente si attesta sul 43% del Pil, ma che in effetti e’ maggiore ed arriva al 52%, come dichiarato dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Ancora di piu’ si potrebbe fare razionalizzando la spesa pubblica ma questo governo non sembra ne abbia l’intenzione, visti i recenti accordi sul pubblico impiego che, di fatto, hanno vanificato i tentativi di riforma del ministro Brunetta. Ricordiamo, per color che hanno memoria corta, che nel 2001 Berlusconi promise solo due aliquote fiscali, 23% fino a 100mila euro e 33% oltre tale cifra. Siamo nel 2011, dieci anni dopo, e nulla e’ cambiato: le solite promesse da marinaio! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Presidenza BCE: Draghi in pole per i bookmaker

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

‘Mario Draghi è un “ottimo candidato” per la presidenza della Bce’. Le dichiarazioni di Thomas Mirow, presidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, trovano subito eco sulla lavagna dei bookmaker d’oltremanica. La sigla irlandese Paddy Power, riporta Agipronews, lo dà come principale favorito per la carica a 1,44. Primo inseguitore il Governatore della Banca di Finalndia, a quota 3,00. Yves Merch e Nout Wellink consiglieri del direttivo della Banca centrale europea, sono più indietro a 9,00. Ultimo nome in tabellone il Chiude i pronostici a 21,00, Klaus Regling, CEO dell’European Financial Stability Facility.

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Carlo Azeglio Ciampi a Radio 24

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

“Da alcuni anni a questa parte i due punti di riferimento, i valori e le istituzioni, sono state messe da parte. La base di tutto nella vita di un popolo sono le istituzioni, per quanto riguarda il Paese, la collettività, e i valori per quanto riguarda i singoli”. Lo ha dichiarato il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in una conversazione con Radio 24 per “Italia in controluce”. Così Ciampi spiega perché l’Italia di oggi non è il Paese che sognava da giovane. Ed è questo il titolo del libro appena pubblicato (“Non è il Paese che sognavo”), frutto di un colloquio con Ciampi del vicedirettore del Sole 24 Ore Alberto Orioli. “La classe dirigente che ha perso questi riferimenti” e manca, dunque, l’esempio: “Ci sono persone nei posti di responsabilità che non si rendono conto di quanto male facciano con certi comportamenti”, ha aggiunto Ciampi, con riferimento agli scandali che quotidianamente sono in prima pagina sui giornali, dalla corruzione all’evasione fiscale, dagli attacchi alle istituzioni e alla Costituzione alle prostitute nei letti dei potenti. Ma la stagione di Berlusconi “non è finita perché ancora non ha preso prevalenza il riferimento fondamentale ai valori e alle istituzioni. Non è questione di alcuni singoli atti, ma di forma mentis che ancora non è tornata ad essere quella della classe politica italiana”, aggiunge il presidente.  In questo degradamento morale, fa la sua parte anche la televisione: “Non c’è dubbio che paghiamo la diseducazione degli strumenti televisivi. Oggi vediamo balletti, fanciulle che volteggiano. Non voglio fare il moralista, ma di cervello se ne sente poco in giro”. Nell’intervista a Radio 24 Ciampi denuncia anche il tradimento dell’impegno assunto con l’Europa di conseguire un avanzo primario (il saldo di finanza pubblica al netto degli interessi da pagare per il debito) pari al 4,5% del Pil ogni anno: “Se noi torniamo a quell’impegno, automaticamente il rapporto debito/Pil che, invece di scendere, è salito, oggi sarebbe al 60-50%. Con un avanzo primario del 4,5% automaticamente lei ci paga gli interessi per i quattro quinti”. L’impegno assunto con l’Europa al momento di entrare nell’euro “è stato subito, nel giro di due anni, abbandonato. Noi fummo accolti nell’euro sulla base di quel’impegno che io presi come ministro del Tesoro, non come Carlo Ciampi, ma come Governo italiano”. Mario Draghi potrebbe essere un nuovo punto di riferimento in questa fase, magari come presidente del Consiglio? “Con Draghi ho lavorato, non sono però – dice Ciampi a Radio 24 – in grado di valutare sulle sue capacità come uomo politico, come statista: sarei disonesto. L’ho ritenuto abile a fare il Governatore. Quando salvai la Banca d’Italia dai rischi che stava correndo di incorrere in una procedura di spartizione, lasciai al Governo, a Berlusconi e Tremonti, la scelta fra tre nomi. In ordine alfabetico: Mario Draghi, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa. Per chiarire le mie preferenze misi in mano a loro il curriculum dei tre, dicendo: tutti sono abili a fare il Governatore; le attitudini maggiori o minori le potete ricavare dalla lettura dei curriculum. La scelta del Governo cadde su Draghi”.

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Draghi e il futuro dei giovani

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2010

Il Governatore della Banca d’Italia è tornato  stigmatizzare il profondo egoismo e la grande miopia della società italiana e dei suoi governanti: essi, pur di mantenere i propri privilegi, rinunciano al futuro delle giovani generazioni. La crescita è la cura individuata da Draghi, per «tornare a ragionare sulle scelte strategiche collettive per creare un ambiente istituzionale e normativo, un contesto civile che coltivino i valori di cultura, conoscenza e spirito innovativo al tempo stesso rafforzando la coesione sociale». La mozione generale approvata dal IX Congresso di Radicali italiani lunedì scorso ha stabilito una priorità: la necessità di “aiutarci a crescere” con una proposta in grado di generare un sistema efficiente. Ciò è ottenibile solo proponendo una Riforma  che consenta una reale liberalizzazione del sistema economico: per raggiungere tali obiettivi è necessario realizzare una rivoluzione delle infrastrutture giuridiche, delle regole, unico strumento che può consentire di superare i permanenti conflitti di interesse che corrompono da un sessantennio, il capitalismo italiano a causa del profondo legame che vincola le strutture partitocratiche ad un capitalismo come inquinato, familistico, bancocentrico, senza capitali. Senza queste riforme, il dazio più alto sarà pagato come sempre dai giovani, soprattutto da quelli più meritevoli e con famiglie meno influenti economicamente, socialmente, culturalmente . Il Paese, senza il loro apporto, sarà sempre più povero.

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Sos banche zombie

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2010

La recente dichiarazione del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, sul rischio rappresentato anche in Europa da certe «banche zombie» è veramente inquietante. Non tanto per il colore delle parole usate quanto per la pesante verità che esse nascondono.  Draghi ha detto che «alcune banche sono diventate molto dipendenti dalle emissioni di liquidità  della Banca Centrale Europea, sono diventate addicted rispetto ai fondi ottenuti». Esse hanno preso a prestito a zero tasso di interesse la liquidità che la Bce da due anni sta fornendo a piene mani. Si tratta di una replica minore del «quantitative easing», cioè dell’espansione della base monetaria attivata dalla Federal Reserve americana. I soldi ottenuti in prestito dalle banche sono stati utilizzati dalle stesse per operazioni ad alto rischio, con l’intento di un’immediata redditività finanziaria. Come abbiamo più volte sottolineato, certi settori più aggressivi del mondo bancario hanno sfruttato l’emergenza finanziaria per accaparrarsi fondi da «giocare» sui tavoli della speculazione. Proprio come prima della crisi.  Queste banche hanno abusato del moral hazard, sottovalutando i rischi e confidando sempre negli stati come creditori di ultima istanza. Cosa succederebbe se i tassi di interesse dovessero salire per contenere i rischi inflazionistici di una liquidità smisurata? Avremmo una nuova reazione a catena di collassi bancari innestata su un sistema fortemente indebolito da due anni di recessione e già enormemente indebitato.  Draghi dovrebbe dirci se simili zombie bancari esistono anche in Italia. Di certo alcune banche irlandesi entrano a pieno titolo in questa categoria. L’anno scorso una parte dei loro titoli tossici, circa 80 miliardi di euro, furono trasferiti nella National Assets Management Agency (Nama), una sorta di bad bank messa in piedi dal governo di Dublino. Adesso si prospettano altri aiuti per circa 50 miliardi di euro per tamponare le nuove falle della Anglo Irish Bank e della Allied Irish Bank. L’Irlanda rappresenta un rischio concreto per l’Europa e per le banche internazionali, soprattutto europee, che sono esposte per 844 miliardi di dollari immessi nell’economia irlandese. Questo piccolo stato, con una popolazione pari a quella del Lazio, con un Pil in caduta libera e con un deficit di bilancio del 32% previsto nel 2010, è diventato una piccola «bomba atomica finanziaria». I primi a soffrire sono gli stessi irlandesi ma i rischi sono per l’intera Europa.  Si consideri inoltre che la Fed e la Bce sono in continua fibrillazione per la crescente bolla del debito pubblico degli stati. Entrambe hanno deciso di acquistare i rispettivi titoli di stato per evitare rischi di insolvenza, ma anche per cercare di contenere i tassi di interesse sui titoli stessi ed evitare buchi di bilancio più grandi. Dal programma di salvataggio della Grecia di maggio, la Bce ha acquistato circa 65 miliardi di euro di obbligazioni emesse dai singoli stati europei. Tanti, ma pochi rispetto agli acquisti di Treasury bond fatti dalla Fed.  Queste politiche hanno fallito il loro scopo di riportare l’economia globale fuori dalla crisi. Anche Obama ha riconosciuto che lo squilibrio del bilancio americano è insostenibile. Adesso si appresterebbe ad apportare tagli di bilancio che faranno sentire gli effetti negativi sulla produzione e sull’occupazione, mentre però la liquidità continua a rifluire verso i settori finanziari. È un mix esplosivo. Perfino il Fondo Monetario Internazionale recentemente ha evidenziato il danno che l’eccessiva forbice di «bassi tassi di interesse e tagli di bilancio» produrrebbe nel breve periodo al sistema economico. E’ anche da prendere come un serio avviso la recente ipotesi di studio sul rischio di «iper inflazione» fatta dall’International Accounting Standards Board (IASB), l’ente responsabile dei principi contabili internazionali. Nonostante il tanto parlare di grandi riforme, il sistema finanziario continua ad operare come prima. Basti un dato. L’ultimo bollettino dell’Office of the Comptroller of the Currency (Occ) americano sull’andamento dei derivati finanziari Otc conferma che a giugno, alla fine del secondo trimestre 2010, essi sono aumentati di 9 trilioni di dollari, pari al 3 % rispetto al trimestre precedente. Se l’economia americana va alla deriva con un deficit di bilancio di 1.500 miliardi di dollari, come è possibile che si tolleri un’ulteriore crescita della speculazione? Si avrà la forza di deliberare un’effettiva exit strategy a Seul il prossimo novembre? (di Mario Lettieri Sottosegretario dell’economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi Economista fonte Italia oggi)

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Draghi: tra crisi del debito e mancanza di crediti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2010

La relazione annuale del governatore della Banca d’Italia è solitamente il documento economico pubblico più cauto, i cui argomenti sono scelti e misurati quasi con il bilancino di precisione usato per pesare oro e pietre preziose. Il tentativo di molti di ricondurlo dentro il minimo comun denominatore studiato per definire il sostegno alla recente manovra di tagli di bilancio è un po’ provinciale e comunque limitativo. Piuttosto bisognerebbe condividere la preoccupazione del governatore per la diffusa corruzione, per l’illegalità non solo fiscale e per la mancata riorganizzazione della Pubblica Amministrazione. A nostro avviso, però, il discordo di Mario Draghi contiene alcune importanti criticità che necessiterebbero di un maggior approfondimento. Salta subito all’occhio il fatto che ha ripetuto più volte che “le banche centrali hanno fornito liquidità in misura senza precedenti” sia nel caso della Lehman Brothers che in quello più recente dell’euro. “Le misure eccezionali di espansione della liquidità hanno evitato una crisi sistemica”, ha ricordato.  Ma proprio questa liquidità  è andata tra l’altro a coprire “disavanzi e debiti pubblici che sono aumentati vistosamente”. Per l’area dell’euro, “l’imponente creazione di debito pubblico, in una fase in cui arrivano a scadenza sui mercati quantità straordinarie di obbligazioni bancarie, ha improvvisamente accresciuto il premio di rischio su alcuni debitori sovrani”, ha spiegato Draghi, mettendo in luce questa grande e seria preoccupazione che assilla tutti i responsabili delle istituzioni di governance e di controllo dell’economia e della finanza.  I titoli di debito pubblico dei paesi dell’euro, che arriveranno a scadenza nel 2010, saranno di 540 miliardi di euro, a cui si vanno ad aggiungere nuovi titoli di debito per un totale di quasi 930 miliardi di nuove emissioni. Nel 2010 l’Italia dovrà rimborsare titoli per 250 miliardi. Poi 192 nel 2011 e 168 nel 2012. Rimborsare, come noto, significa semplicemente emettere dei nuovi titoli per rimpiazzare quelli vecchi. Il problema è trovare acquirenti disposti a comprarli ad un tasso di interesse equo e non punitivo.  Oltre al problema dei crescenti debiti sovrani, sta emergendo una forte competizione tra le banche europee e quelle americane per accaparrarsi i compratori istituzionali di bond. Secondo alcune stime, circa il 40% dei 2.000 miliardi di dollari dei grandi fondi americani è costituito da titoli di 16 grandi banche europee. Anche Draghi ha detto che “con l’insorgere della crisi greca, le forti tensioni di liquidità sul mercato interbancario sono tornate e l’operatività è concentrata sul brevissimo termine”. Attualmente gli investitori americani forniscono circa 500 miliardi di dollari in crediti a breve termine per le operazioni delle banche europee.  Il vento sta cambiano e alcuni fondi americani stanno cominciando a ritirare i loro finanziamenti dall’Europa. Non si tratta solo di giochi di geopolitica finanziaria, ma sono decisioni dipendenti dall’aggravamento della situazione debitoria negli USA. Un esempio per tutti è dato dalla recente richiesta del gigante assicurativo immobiliare americano di interesse nazionale, Fannie Mae, di nuovi aiuti di emergenza per 8,4 miliardi di dollari. Fannie Mae, che era stato salvato dal fallimento nel 2008 con fondi pubblici, ha in portafoglio 3.000 miliardi in ipoteche immobiliari il cui valore si sta deteriorando. Ha fatto registrare 11,5 miliardi di perdite soltanto nel primo trimestre 2010. Il totale delle sue perdite accumulato dall’esplosione dei subprime è di 145 miliardi. Quasi la metà del Pil della Grecia, per intenderci.
Anche se con tono pacato, Draghi ha ammonito che “le banche devono essere preparate ad affrontare periodi anche prolungati e ricorrenti di anomalie sui mercati”. Dopo le recenti esperienze, sarebbe irresponsabile lasciare al mercato il magico compito di rispondere a questa emergenza. Diventano perciò di estrema urgenza gli accordi tra gli stati e i governi del G 20 per approntare una nuova governance e nuove regole sulla finanza di cui lo stesso Draghi si è fatto portavoce come presidente del Financial Stability Board.  Affrontando poi, relativamente al nostro paese, il nodo centrale del rapporto tra ripresa economica e accesso al credito e solvibilità delle piccole e medie imprese, il governatore ha riportato che il “credito alle imprese era sceso del 3,7% a dicembre 2009 rispetto a settembre, in ragione d’anno”. Percentualmente, la flessione maggiore si è registrata di più per le industrie del Nord rispetto al già risicato accesso al credito del Mezzogiorno. Segnali di miglioramento sono stati spazzati via dalla crisi dell’euro.    Come si evince dalla relazione della Banca d’Italia, “la recessione peggiora la liquidità dei prestiti bancari e nel 2009 le perdite su crediti dei cinque maggior gruppi bancari italiani hanno assorbito quasi il 70% del risultato di gestione”. Nonostante il recente pacchetto di aiuti finanziari UE, la BCE stima, ottimisticamente, che le banche europee dovranno affrontare svalutazioni per sofferenze creditizie pari a 187 miliardi di euro da oggi a fine 2011. Nello stesso periodo le stesse banche europee entreranno in competizione nei e con i paesi dell’UE perché “vedranno addensarsi scadenze di obbligazioni bancarie per importi significativi”.  In questa corsa dei governi e delle banche al finanziamento dei propri titoli, le PMI, il solo motore produttivo della ripresa insieme al lavoro, rischiano di trovare chiusi i rubinetti del credito. Sarebbe ingenuo affidarsi soltanto a una ritrovata buona volontà delle banche.   Riteniamo urgente che il governo renda operativo il progetto della Cassa Depositi e Prestiti di creare un fondo speciale per il finanziamento di progetti a lungo termine e tecnologicamente avanzati delle piccola e media industria italiana. Le PMI sono l’unico cammello che lavora. Può resistere a lungo alla siccità, ma anche lui senza acqua muore!  (Di Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi   Economista)

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Patto di stabilità e crisi greca

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 Mag 2010

Il profondo disagio che attraversa la società greca è il risultato di una società europea fragile ed esposta a diversi rischi per mancanza di un disegno politico che vada oltre le intese finanziarie sulle quali si è voluto fissare l’unità continentale. Ma la Grecia non è la sola ad essere esposta a un possibile tracollo economico e sociale. Lo dobbiamo all’incapacità di esprimere la propria solidarietà “corale” degli altri stati. Agli egoismi che ciascuno di essi mostra di nutrire a danno degli altri se si pensa che lo stesso prestito concesso alla Grecia ha degli interessi alquanto alti. Faceva osservare giustamente giorni fa, in un suo intervento alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che se non si riforma il patto di stabilità e si rafforza il governo economico dell’Unione il caso della Grecia è destinato a moltiplicarsi. In altre parole non basta avere un meccanismo di osservazione dei bilanci ma occorre poter intervenire per imporre le riforme strutturali dei bilanci pubblici, renderle più incisive, perché su di loro pesa la mancata crescita di alcuni paesi e l’Italia è tra questi. D’altra parte è impensabile prescindere dalla solidità del sistema finanziario e questo non si rafforza se il tessuto sociale è incapace di essere virtuoso e, nel caso italiano, significa anche evitare gli sprechi e non fare le riforme onerose perché non si è in grado di eliminare le fonti degli sperperi pubblici e privati a vantaggio di settori imprenditoriali che puntano solo alla speculazione e a facili guadagni. (ar)

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Draghi preoccupato e Tremonti ha “la paura” del nuovo

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2009

Durante la Giornata Mondiale del Risparmio il Governatore Draghi ha chiarito per l’ennesima volta un concetto tanto chiaro quanto inascoltato: “Le cose non torneranno come prima. E’ bene che tutti gli attori sui mercati finanziari, a cominciare dalle banche, ne prendano atto”. Anche da qui deriva la necessità, ”urgente”, di riprendere “il cammino delle riforme”.  Tremonti ne ha preso atto? Non sembra. In rapida sequenza, passando dagli Appennini alle Ande ha tessuto l’incoerente elogio:   dell’utopia mondiale:” Nuove regole tecniche e giuridiche alla base di un trattato globale. Sembra una utopia, ma le utopie spesso sono necessarie”; Ricordiamo parole e libri in contrasto con questi auspici utopici; della localizzazione: “Facciamo una riflessione tutti insieme, riducendo al massimo i conflitti per realizzare un’azione comune per il bene dei nostri figli e del paese”. E poi ancora “E’ necessaria una convergenza, un ritorno sui territori. Non si può avere un sistema bancario orientato soprattutto sulla grande industria quando la forma predominante e’ la media o piccola impresa”. Finalmente si accorge di chi fornisce il cibo ai figli ed al fisco, la spina dorsale dell’economia italiana; delle tasse: a livello europeo c’e’ “la convinzione che si deve agire tutti insieme”. Insomma. “in Europa si discute davvero su come usare la leva fiscale: serve? Non serve? Ci sono esperienze negative e altre positive”. Tutto, insiste, e’ “oggetto di discussione che noi facciamo in sede europea”: per l’Italia, comunque, e’ “fondamentale” avere “una responsabile politica di consenso europeo”. Della serie, pur di non fare le riforme ci si appella al debito pubblico; dello status quo: “Il sistema pensionistico italiano é fra i più stabili d’Europa. Certo non è un sistema ottimo ma il nostro sistema è fra i più stabili d’Europa anche grazie all’aiuto portato dalle famiglie”. Stabilissimo, visto che non si vuol proprio riformare. Il ministro però tace sul fatto che è anche uno dei sistemi più iniqui del mondo, tipico esempio di “colpe dei padri che ricadono sui figli”. del federalismo fiscale : ” è la riforma da cui dipende il futuro del nostro Paese”. “La riforma fiscale è la madre di tutte le riforme”. Un Tremonti in stile Saddam, che infatti comandava in uno Stato federale. della “fantasia al potere”: “Credo che la morfologia, la fenomenologia e la patologia della crisi siano in continuo divenire, come in una videogame”. Visionarie parole, quale sarà la Lara Croft in grado di salvarci?  Ministro, l’Italia non ha bisogno di spaziare dalle esperienze della provincia Italia, passando per l’UE o la mondializzazione. Ha bisogno di riforme, non di chiacchiere bizzarre, contraddittorie, e opportunistiche. Coraggio, proponga nelle sedi opportune le riforme necessarie: del welfare, della sanità, del pubblico impiego, del socialismo municipale, della legge finanziaria, del sistema elettorale, della forma di governo con un federalismo vero, non limitata alla “roba” del federalismo fiscale. Altro che videogame, questa è vita reale! Esilarante poi il richiamo alla famiglia come forma di welfare. I nonni hanno pensioni illogicamente ed iniquamente ricche? Nessun problema, basta che le redistribuiscano tra figli e nipoti precari. Nella speranza che tutti abbiano nonni pensionati (e generosi). Parole da cui emerge la paura del nuovo e la speranza che nulla cambi. Non sembrano le qualità che dovrebbe possedere uno statista. Infatti per Tremonti è sufficiente essere “statalista”. (Alessandro Massari)

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Crisi economica: apprezzamento per le parole di Draghi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2009

“Apprezziamo le considerazioni del Governatore Draghi sull’impatto che la crisi economica internazionale sta avendo sui paesi in via di sviluppo e ci auguriamo che anche questo monito serva da stimolo al nostro governo per portare delle proposte concrete per arginare la crisi al G8 di luglio e produrre finalmente un’inversione di tendenza nella lotta alla povertà”. Questo il commento di Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid alle dichiarazioni rilasciate dal Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, durante il suo intervento al Development Committee di Washington.  “Le parole del Governatore”, prosegue De Ponte, “seguono gli allarmanti dati prodotti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale la scorsa settimana: la crisi economica, che ridurrà la crescita dei Paesi in via di sviluppo all’1,9% quest’anno contro una media dell’8,1% tra il 2006 e il 2007, farà scivolare altri 55-90 milioni di persone nella povertà estrema. “Oramai, la soglia del miliardo di persone che soffrono la fame è stata sfondata. Non siamo mai stati così lontani dal raggiungimento del primo e fondamentale Obiettivo del Millennio di dimezzare la povertà estrema entro il 2015. Ci auguriamo”, conclude De Ponte “che anche questo monito del Governatore Draghi, serva da stimolo all’Italia, presidente di turno del G8, per portare alla riunione dei Capi di Stato di luglio, proposte concrete per permettere ai paesi più colpiti dalla crisi di risollevarsi e produrre finalmente cambiamenti tangibili nella lotta alla povertà”.

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