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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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La Polverini alla fine si dimette

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2012

English: Renata Polverini, italian trade union...

English: Renata Polverini, italian trade unionist. Italiano: Renata Polverini, sindacalista italiana. (Photo credit: Wikipedia)

ll tira e molla che è andato avanti per più di dieci giorni della governatora del lazio Renata Polverini ha dato a molti l’impressione che le sue dimissioni fossero diventate una sorta di leggenda metropolitana. Lo ha creduto anche il nostro amico Rosario, un attento osservatore della politica italiana e che vantiamo tra i nostri commentatori più qualitifati, ma per nostra fortuna si è sbagliato. Il caso Lazio è di quelli che gridano vendetta. Non ci riguarda, ovviamente, l’aspetto giudiziario ma quello politico, o meglio il malcostume imperante della politica che oggi si esprime con la sigla di un partito, ma non mi meraviglierei se altri movimenti politici ne venissero coinvolti, Ha un bel dire la Polverini che questo allegro andazzo delle finanze regionali sa di antico. Mi limito, per smentirla, ad un solo punto. La precedente amministrazione Marrazzo aveva disposto un milione di euro per finanziare i gruppi politici presenti in regione. In due anni e con nove delibere questa cifra ha raggiunto i 14 milioni di euro. E ancora più sconcertante è il fatto che per tentare di risanare le esangui casse della Regione si sia fatto ricorso alla più iniqua delle manovre con l’addizionale Irpef che è andata a colpire soprattutto i reddi medio-bassi e per dirla tutta i pensionati e i lavoratori monoreddito, i cassa integrati, i precari. Se tanto mi da tanto gli elettori della regione dovrebbero annotarsi questo particolare per votare contro un partito di faccendieri che si sono arricchiti a spese dei poveri. Non dico che nel Pdl non vi siano dei galantuonini come ve ne sono negli altri partiti, ma di certo anch’essi ne escono con le ossa rotte perchè non possono dire “non lo sapevamo” come intende farci credere anche la Polverini. Se invece di distribuire un milione di euro si passa a ben quattordini la scia che lascia non è certo invisibile. E’ che gli italiani sono segli “gnoccoloni” altrimenti avrebbero preso a forconate questi signori che invece di vergognarsi per le loro malefatte ne hanno tratto vanto pubblicamente e il loro dire rilanciato dalla grancassa dei media. Ma la mia reprimenda la faccio agli elettori perchè da almeno venti anni a questa parte avrebbero potuto fare delle scelte più attente ed invece si sono lasciati ubriacare sai soliti imbonitori. Usque tandem… Vedremo con il primo test regionale siciliano se il popolo italiano si è rinsavito o no. Ma sr guardo al passato consentitemi di nutrire seri dubbi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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I partiti in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2012

Bersani e Vergassola

Bersani e Vergassola (Photo credit: PD Cagliari)

L’Idv e i partiti dell’arco costituzionale sotto i raggi X. Nell’Italia del XXI secolo i partiti hanno assunto un significato particolare. Abbiamo, innanzitutto quelli a grande tradizione storico-culturale che ancora reggono la battuta e che vanno sotto il nome di PD già Ulivo e Margherita, di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani e che potremmo raggruppare nel simbolo chiamato “Arcobaleno” e di altre formazioni minori affini. Sull’altro versante regge la Fiamma tricolore tra quelli che si richiamano al fascismo e in forma più centrista la Destra nazionale e l’Udc ora Fli di Pierferdinando Casini, di Gianfranco Fini e Francesco Rutelli. Si sono poi aggiunti i partiti cosiddetti “padronali” che vanno dal Pdl già Forza Italia di Berlusconi a l’Idv di Di Pietro e tra i più piccoli il Partito pensionati di Carlo Fatuzzo. Se tralasciamo, per un momento, tutte le altre formazioni politiche e concentriamo la nostra attenzione sull’Idv (Italia dei valori) potremmo, come prima impressione paragonare tale movimento con quello dell’Uomo qualunque fondato 27 dicembre 1944 e diretto da Guglielmo Giannini. Lo scopo dell’ideatore era quello di dare voce alle opinioni dell’uomo della strada, contrario al regime dei partiti e ad ogni forma di statalizzazione. Se scremiamo quanto c’è di diverso tra l’opinione pubblica degli anni postbellici e l’attuale vi rileviamo diversi punti coincidenti. La stessa “alleanza” tra Grillo e Di Pietro e le rispettive esternazioni fanno, in qualche modo, il paio con il giornale di Giannini. Vi è anche un altro aspetto che ci fa riflettere. Di Pietro nelle ultime elezioni politiche si è avvicinato al 5% del consenso popolare e taluni politologi ritengono che possa aver raggiunto il massimo e che ora dobbiamo attenderci un suo inevitabile declino come lo è stato con l’exploit dell’Uomo qualunque. Ma Di Pietro che ha dalla sua “la furbizia contadina” già pensa ad invertire il pronostico entrando di prepotenza nel dibattito politico e proponendosi di continuo ai media avvalorando l’impressione che sia un “duro” sui principi e sui valori e che non accetti compromessi di alcun genere. Ha provato in due modi a raddoppiare virtualmente la consistenza del suo gruppetto di 42 parlamentari sia con la manifestazione popolare di Piazza Navona sia attivando un sito nel quale cerca di attrarre i tanti navigatori di internet dando spazio alle loro esternazioni. In questo modo si possono sentire più vicini alle istituzioni e poter fare, di conseguenza, un distinguo tra coloro che si rinserrano nelle loro campane di vetro del Palazzo e coloro che tengono la porta aperta anche se solo per l’accesso ad una delle sue anticamere. Oltre non si va. E’ la città proibita e resta tale. Ma i suoi avversari sono, sotto certi aspetti, più potenti. Il primo è Berlusconi e i suoi tentativi hanno una doppia funzione. La prima è quella di convincere Bersani e il Pd che se si vuole dialogare con il suo partito occorre isolare l’Idv e, in seconda battuta, pensa di convogliare la protesta su un terreno meno ostico come potrebbe essere il Fli. A sua volta Bersani alle prese con le tante anime del suo movimento ha bisogno di un raccordo che gli permetta di ridurre i distinguo sempre più insistenti e persino ostili che gli possono pervenire dalla sua stessa parte politica da Di Pietro alla sinistra diventata extraparlamentare. Tutti questi tatticismi sono, ovviamente, nella logica dei partiti che cercano una loro identità, di farsi una credibilità nei confronti dell’elettorato e di dimostrare che riescono meglio a interfacciarsi con l’opinione pubblica e a dare a essa la risposta giusta ai suoi bisogni. Fin qui l’immagine partito. Ma è sufficiente per cambiare il sistema paese e soprattutto nel contemperare la sua vocazione sociale e civile con le riforme che sappiano andare in difesa dei più deboli, in un’equa ridistribuzione delle risorse? Nutriamo in proposito forti dubbi. Oggi la partita che si gioca è di basso profilo. Si cerca da una parte d’addormentare l’opinione pubblica e, dall’altra, di distrarla su falsi problemi o con aperture riformiste solo verbali. Con questo andazzo il rischio maggiore può evidenziare una sfiducia diffusa per le istituzioni. In effetti il modello politico che si presenta rinnovato solo con un maquillage di facciata, ma con scarsi contenuti, non può reggere a lungo. Le riforme non possono attendere oltre ma nemmeno farle con la logica della “macelleria sociale” come si sta producendo Mario Monti con il solo fine di ingraziarsi la Merkel e il mondo finanziarfio e industriale tedesco ricacciando l’italia da paese industriale a società di consumi. Qui parliamo della filiera giustizia, del welfare, del lavoro, dell’assistenza sanitaria e previdenziale. Nel frattempo a subire il maggiore danno sono proprio quei partiti come Idv che proponendosi riformatori e non riuscendo nell’intento perdono, alla fine, la loro carica propulsiva. In parole povere diventano inutili e la prima avvisaglia l’abbiamo avuto con la sinistra arcobaleno. Che fare a questo punto? Credo che l’unica strada praticabile sia quella di unire le forze per una nuova costituente e per proporsi, tutti insieme, per un rinnovamento del sistema paese. Solo uniti si possono affrontare e tacitare i poteri forti, i clan del conservatorismo. Oggi hanno facile gioco mettendo sotto ricatto i partiti con l’arma del voto dato o tolto e che conduce all’impotenza, a non decidere e a lasciare le cose come sono. Alla fine le riforme non saranno perfette ma ci offriranno, per lo meno, la via di un cambiamento e la possibilità di migliorarle cammin facendo. Dobbiamo solo convincere i leader che questo è un passo obbligato se vogliamo salvare il salvabile e non rischiare di cadere nell’ingovernabilità o peggio. Riccardo Alfonso direttore del Centro studi della Fidest di educazione politica e sociale fidest@gmail.com)

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ECON, niente golden rule per il patto di stabilità

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2012

Ci aveva provato l’eurodeputati Roberto Gualtieri (Pd – S&D) ad inserire la golden rule, cioè la norma che, ispirandosi a quanto ipotizzato dal Premier italiano Mario Monti, chiedeva di scorporare dal calcolo del deficit nel Patto di stabilità Ue i 2/5 della spesa pubblica per investimenti. Ma non c’è riuscito. E’ stata infatti bocciata nella Commissione economica (Econ) con un leggero scarto di voti. La bocciatura ha comunque avuto un effetto positivo in quanto ha riscosso un’ampia convergenza sul fatto di non imporre criteri così stringenti da bloccare la crescita economica. Per Gualtieri significa che è ancora possibile trovare nuovi consensi e vincere in Plenaria. La commissione economica dell’Europarlamento ha poi approvato un’altra proposta importante, riguardante il cosiddetto “Fondo di riscatto del debito”, una sorta di sistema di eurobond in salsa tedesca, che prospetta la mutualizzazione del debito pubblico a livello di Eurozona. (Piero Tatafiore fonte aiccre)

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Iva sui rifiuti e rimborsi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 maggio 2012

Firenze, 8 Maggio 2012. Iva sui rifiuti ancora in alto mare, e non si intravedono soluzioni a breve. Stiamo parlando del tributo sulla Tia1 che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo e, nonostante i tentativi tampone dell’Amministrazione, anche la Cassazione ha di recente sentenziato in linea con la Corte Costituzionale. Ma tutti i Comuni/gestori continuano a far pagare l’Iva, e chi fa domanda di rimborso sta per ora al palo. Il metodo del legislatore e dei governanti e’ quello navigato e paludato da tempo e in molti ambiti: “tu -contribuente- paga, altrimenti ti mando Equitalia con tutte le conseguenze che sai, non importa che ci sono pesanti dubbi sulla liceita’ di quanto ti obbligo a pagare, tanto io sono la legge e so perfettamente che se tu ti vuoi rivalere, ti costa molto di piu’ che non pagare”. Questa si chiama arroganza del potere e, in materia e non solo, la si riscontra a diversi livelli, dal nazionale al comunale.
La soluzione lontana si evince dal fatto che il Governo per il momento non ha nessuna intenzione di occuparsene (“servono ulteriori approfondimenti” dice il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani rispondendo ad un’interrogazione dei deputati Alberto Fluvi e Marco Causi).
Nel frattempo l’emendamento dello stesso on. Fluvi, con cui il deputato Pd ribadiva che la Tia1 ha natura di corrispettivo e dunque l’Iva va pagata, emendamento che stava per essere presentato nel passaggio del dl fiscale (n.16/2012) alla Camera, e’ caduto nel vuoto (1).
Il sottosegretario Ceriani, in risposta all’interrogazione, ha ricordato che dal prossimo 1 gennaio 2013 i Comuni potranno applicare il Tares, nuovo tributo comunale su rifiuti e servizi istituito dal decreto Salva-Italia. Ma i Comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione della quantita’ di rifiuti conferiti, hanno la possibilita’ di applicare al posto del Tares “una tariffa avente natura corrispettiva e come tale soggetta ad Iva”. Cosa vuol dire tutto questo? “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.. scurdammoce ‘o passato…”. Cioe’ facciamo passare tempo si’ che i Comuni si attrezzino per la riscossione con Iva legittima. Non facciamo nulla per l’oggi e il trascorso, tanto sono pochi coloro che chiedendo il rimborso con raccomandata A/R bloccano la prescrizione. E quei pochi che giustamente si rivolgono alle singole aziende comunali dei rifiuti, si vedono rifiutare il rimborso, anche perche’ le aziende non sanno come rimborsare un’Iva che hanno gia’ versato all’Erario e quest’ultimo non risponde alle loro richieste di chiarimenti e norme. I non-rimborsati difficilmente vanno giudizialmente avanti visto che i costi sarebbero maggiori dell’eventuale accoglimento delle loro richieste.
Cosi’ e’ l’Italia, anche quella del governo di Mario Monti!
E’ evidente che noi consigliamo comunque di pretendere il dovuto con raccomandata A/R al proprio gestore dei rifiuti, si’ da bloccare la prescrizione del diritto al rimborso.
Qui il modulo per il rimborso e le informazioni su tutta la vicenda:
http://sosonline.aduc.it/modulo/rimborso+iva+non+dovuta+sulla+tia+tariffa+igiene_20118.php (fonte aduc)

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Nelle banche svizzere, i cinquanta miliardi che Monti non vuole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 maggio 2012

Di Stefano Feltri I soldi sono lì, a portata di mano, facili da incassare. E tutti in una volta, senza stare a racimolare un miliardo qua e uno là tra accise sulla benzina e i blitz utili, e spettacolari, come quello di ieri della Guardia di Finanza negli agriturismi in vista del ponte del Primo maggio. Nelle casse delle banche svizzere si stima ci siano almeno 150 miliardi di euro degli evasori italiani e lo Stato potrebbe prendersene fino a 50. Ma al governo non sembrano interessare. “Full compliance”, piena conformità. È questa l’espressione che toglie ogni alibi al governo Monti. Nella conferenza stampa di mezzogiorno del 17 aprile il commissario europeo alla Fiscalità, Algirdas Šemeta, spiega ai giornalisti che gli accordi di Gran Bretagna, Germania e Austria con la Svizzera sono compatibili con il diritto comunitario . E quindi nel 2013 produrranno i loro effetti. Partiamo dalla fine: il 13 aprile l’Austria firma l’accordo con la Svizzera. Funziona così: nei forzieri elvetici ci sono almeno 20 miliardi di euro austriaci frutto di evasione. I residenti austriaci titolari dei conti o i beneficiari dei trust e degli altri strumenti giuridici per nascondere le tracce, se vogliono mantenere i loro capitali in Svizzera dovranno pagare una sanzione una tantum del 30 per cento, modulata poi a seconda della durata dei depositi, che può nella pratica oscillare tra il 15 e il 38 per cento. È una specie di condono fiscale, è vero, ma di entità ben diversa da quel 5 per cento applicato da Giulio Tre-monti ai suoi tempi. E soprattutto gli effetti continuano: tutti i proventi dei capitali e degli altri strumenti finanziari (dai dividendi ai capital gain) saranno tassati al 25 per cento ogni anno. La Svizzera si accolla il ruolo di esattore per conto dell’Austria e in cambio conserva il segreto bancario, l’unico vero strumento che le è rimasto per attirare i capitali nel Paese (visto che spesso derivano da evasione fiscale o altre pratiche illecite). Il governo di Berna si trova infatti sotto pressione, soprattutto dagli Stati Uniti, per rivelare i segreti dei conti bancari (celebre il caso di Ubs, che è stata costretta a farlo, in piccola parte). Preferisce quindi agire da sostituto d’imposta, ma tenere un po’ di riservatezza. Da mesi ci sono trattative tra Berna, la Germania e la Gran Bretagna che hanno raggiunto accordi simili. L’applicazione si stava complicando perché la Commissione europea temeva gli effetti distorsivi di provvedimenti che, di fatto, sanano le posizioni illecite del passato. “Ma si è trovato un escamotage, i pagamenti una tantum vengono presentati come l’acconto di quanto verrà chiesto a chi ha soldi in Svizzera dopo l’approvazione di un accordo complessivo tra i 27 Paesi Ue che il commissario Šemeta continua ad auspicare”, spiega Rita Castellani, una delle animatrici dell’iniziativa “Operazione Guardie Svizzere” per fare pressione sul governo italiano. In Germania la Spd, il partito socialdemocratico, si è opposta all’accordo negoziato dal governo di Angela Merkel e ha ottenuto condizioni ancora più punitive per gli evasori: un prelievo una tantum tra il 21 e il 41 per cento (invece che tra il 19 e il 34) e una patrimoniale colossale del 50 per cento per chi eredita un conto svizzero e non lo dichiara al fisco tedesco. Le associazioni dei contribuenti in Germania, all’inizio scettiche, ora sono entusiaste della formulazione dell’accordo e chiedono la sua immediata applicazione. I l flusso di denaro verso Berlino comincerà nel 2013. Pochi giorni fa il ministro delle Finanze elvetico, Eveline Widmer-Schlumpf, ha detto in un’intervista che “la Svizzera sta portando avanti con Italia e Francia il tema della tassazione degli asset detenuti in conti svizzeri da cittadini dei due Paesi, ma un negoziato formale deve ancora iniziare”. Il ministro del Tesoro Giulio Tremonti aveva concentrato, con un certo successo, le sue attenzioni soprattutto su San Marino. E il governo Monti ha chiarito la sua posizione all’inizio del mandato: favorevole agli accordi con la Svizzera per far pagare gli evasori ma nel quadro di un’intesa comunitaria, anche per non incorrere nel rischio di sanzioni da parte della Commissione Ue. La quale però adesso ha dato il via libera. E l’accordo fatto dall’Austria toglie ogni alibi all’Italia. A cui un po’ di gettito in più, nel 2013, farebbe comodo visto che la recessione farà diminuire le entrate attese su cui è stata impostata l’ultima manovra Salva Italia.da Il Fatto Quotidiano del 29 aprile 2012

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Monti racconta bugie

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2012

Dalla Cina al Medioriente Monti continua a raccontare bugie sulla riforma del lavoro e sull’operato del suo governo. Infatti, il presidente del Consiglio esalta la riforma delle pensioni, che sono state utilizzate come un bancomat, nonostante il sistema fosse in equilibrio fino al 2050, per produrre come unico risultato il dramma sociale degli esodati e, nei prossimi tre anni, la perdita di 800mila posti di lavoro per i giovani.
Monti definisce poi ‘bilanciato’ un provvedimento come quello sul mercato del lavoro, che non risolve minimamente la piaga del precariato e invece smantella l’articolo 18. In realtà, il ddl lavoro è un raggiro vergognoso perché trasforma il reintegro per i licenziamenti ingiustificati in un’illusione e non interviene sugli ammortizzatori sociali né sulle forme di contratto precarizzanti. Non si capisce, quindi, come questa controriforma sui licenziamenti facili possa rilanciare l’economia, far uscire l’Italia dalla recessione e abbattere la disoccupazione giovanile che ha ormai raggiunto percentuali da incubo. L’Italia dei Valori si opporrà in Parlamento con tutti i mezzi possibili per impedire che i diritti dei lavoratori vengano sacrificati sull’altare della Bce e dei banchieri europei.(Maurizio Zipponi)

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In nome dell’anticomunismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Big Three at the Potsdam Conference in Germany...

Big Three at the Potsdam Conference in Germany: Prime Minister Winston Churchill, President Harry S. Truman and Generalissimo Josef Stalin, seated in garden. (Photo credit: Wikipedia)

Il mio pensiero va oggi a coloro che nutrono delle perplessità riguardo alcune esternazioni del Presidente del Consiglio Mario Monti riguardo al fatto che in passato si è ecceduto sui diritti tralasciando i doveri con i conseguenti maggiori costi sociali. In effetti ha ragione ma con qualche riserva.
Incominciamo con il dire che il tutto ha una radice storica nella conferenza di Yalta che si tenne dal 4 all’11 febbraio del 1945, alcuni mesi prima la resa della Germania. In quell’occasione e nella successiva conferenza di Potsdam (17 luglio-2 agosto 1945) si stabilirono i termini per l’assetto geopolitico internazionale e nello specifico nella divisione dell’Europa per sfere d’influenza. Stalin in quell’occasione non mantenne gli impegni presi di favorire, nei paesi dell’Europa centro-orientale occupati dalle truppe russe, le libere elezioni e di fatto li incorporò senza mezzi termini all’U.R.S.S. Da qui ebbe inizio la Guerra fredda con le conseguenze che noi tutti sappiamo. Vi furono, inoltre, delle aree che possiamo definire “cuscinetto” come la Yugoslavia di Tito che pur dichiarandosi comunista pose dei distinguo, rispetto alla Russia, e tanto da essere blandita dall’occidente che non esitò a favorirla con il trattato di pace con l’Italia cedendole la Dalmazia. Ma anche l’Italia era vista con sospetto, avendo al suo interno il più forte partito comunista d’Occidente. E i comunisti italiani furono così pressanti sui diritti che non si trovò di meglio che allargare a dismisura questo varco in nome di una invocata pax-sociale. Diritti, stranamente a dirsi, che sia l’Urss sia l’Occidente non avrebbero riconosciuto ai loro cittadini ma che divennero per “ragioni di stato” il punto nodale della politica italiana con le deformità che ben conosciamo: sperequazioni retributive per favorire quelle corporazioni più affidabili alla tenuta dell’anticomunismo e poi ancora clientelismo, voti di scambio, corruzione, ammortizzatori sociali (gonfiando a dismisura gli organici delle imprese pubbliche e persino private dalle ferrovie alle poste e alla Fiat) e, non certo ultima, la mano tesa verso la criminalità mafiosa, per tacitarla. Di tutto questo se ne resero conto negli anni ’70 sia Moro sia Berlinguer tanto che pensarono ad un “compromesso storico” per tarpare le ali ad un andazzo che rischiava di degenerare in modo irreversibile. Ma l’occidente, ancora una volta, si mise di traverso timoroso che l’Italia, in qualche modo, potesse scivolare nell’area comunista dell’Urss. Il costo che ne derivò fu un sistematico ed irrefrenabile indebitamento pubblico da tutti conosciuto e da tutti tollerato come un male minore, doloroso ma necessario. Poi vennero, nell’ordine, il muro di Berlino e la stagione di “mani pulite”, ma la classe politica italiana non sembrò accorgersene continuando nel suo processo degenerativo. Ora siamo giunti ad un punto nodale con il governo tecnico di Mario Monti, ma è anch’esso un fallimento dichiarato non tanto per suo demerito quanto per la mancanza di una consapevolezza collettiva sui cambiamenti in atto nella comunità internazionale e la necessità che tutti, indistintamente, si sentano coinvolti in un risanamento non tanto economico quanto nell’idea stessa di società in cui dobbiamo fare i conti ed è un fatto più culturale che politico. Da qui possiamo incominciare a parlare del presente e lo farò con il successivo articolo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Monti, fiducia, garanzie costituzionali

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

“Ci rivolgiamo a Lei in quanto garante della Costituzione della Repubblica Italiana, nella piena consapevolezza di quanti sforzi Ella stia facendo perché la sua difesa sia effettiva e non meramente formale. Abbiamo personalmente apprezzato come Ella non abbia mai mancato di far osservare al Governo ed al Parlamento come “i principi fondamentali della Costituzione repubblicana sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o alterarli”. Non possiamo non ricordare altresì i frequenti richiami al rispetto dei requisiti che l’articolo 77 della Costituzione richiede per l’esercizio di un provvisorio potere legislativo da parte del governo attraverso i decreti legge ed in particolare il suo più recente intervento al riguardo”. Questo è un estratto della lettera che abbiamo inviato la settimana scorsa al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che incontreremo oggi al Quirinale. Abbiamo sentito forte l’urgenza di un incontro con il presidente, massimo garante della Costituzione. ll governo Monti esagera con decreti e fiducie, mortificando il ruolo del Parlamento e impedendo ai partiti di opposizione di intervenire sui provvedimenti di fatto blindati. Non è più tollerabile una situazione in cui il governo sembra conoscere il decreto legge come unica forma di legificazione e il ricorso alla fiducia come unico percorso parlamentare.Non solo. La Ragioneria generale dello Stato, durante l’esame del provvedimento sulle liberalizzazioni, ha detto forte e chiaro che su 5 articoli mancava e manca la copertura finanziaria. Il governo ne era a conoscenza fin dal 15 marzo. Eppure, nonostante le nostre puntuali denunce in commissione e in Aula, si è andati avanti, ignorando i giusti rilievi mossi dal massimo organo che controlla coperture economiche dei decreti del governo che parla esplicitamente di nuovi maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, “non quantificati, né coperti”. In parole povere, la Ragioneria ha bollato i 5 articoli: respinti.L’articolo 81 della Costituzione dice che “ogni legge che comporti nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”. Pd, Pdl e Udc hanno votato a favore del provvedimento, solo per “ragioni politiche”. Il sottosegretario Giarda, che avevamo investito della questione, ha sostenuto in Aula la tesi fantasiosa che i giudizi della Ragioneria dello Stato potrebbero essere oggetto di “gradazione” e quindi suscettibili di una “difforme lettura anche in caso di parere negativo”. Noi riteniamo che l’approvazione di un provvedimento sui cui penda il giudizio negativo della Ragioneria rappresenti un precedente preoccupante, così come l’eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza. Questa è la preoccupazione che esprimeremo oggi al presidente della Repubblica.

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Le mie lettere a Monti

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2012

Prof. Mario_Monti

Image via Wikipedia

Giorni fa rispondendo ad una mia lettrice ho fatto riferimento ad una mia iniziativa che si è tradotta nello scrivere ben 15 lettere al presidente Monti sui temi di grande attualità e sul modo di pervenire alla crescita competitiva del sistema paese e alla possibilità d’indicare una via diversa ai soliti rimedi da manuale che un’economia capitalista ha scritto e riscritto nei suoi “testi sacri”. La prima domanda che mi sono posto è se la mia iniziativa non fosse un atto di arroganza e di presunzione considerato l’autorevolezza del mio interlocutore rispetto alle mie limitate conoscenze in materia di economia, di bilanci e quanto altro. Poi ho pensato agli esempi che la storia sottopone alla nostra riflessione riguardo personaggi che sono stati in grado d’indicare, tra la diffidenza di tanti, una strada nuova e dimostrare che si può imboccare e percorrerla con successo anche se non si è versati nella disciplina affrontata. Ecco perché non ho ceduto ai limiti che mi riconosco ma, semmai, ho sperato di non essermi imbattuto in colui che possa aver tratto dalla sua dottrina economica un rigido ed esclusivo simulacro. Intendo dire che il “modello capitalistico” che da tempo abbiamo affinato ed esaltato oggi presenta tutti i suoi limiti e se continuiamo ad accettarlo è perché siamo convinti che non vi è alternativa. Possiamo, invece, fare qualcosa di diverso, ma dovremmo anche avere l’apertura mentale per recepirne il messaggio e sperimentarne il percorso senza preclusioni ideologiche. E’ questa la sfida non da poco in quanto ci tocca esplorare un terreno sconosciuto e i timori possono essere tanti ma anche gli interessi e i privilegi acquisiti sono duri a morire.
Quindici lettere non sono di certo riassumibili in poche righe. Mi limito in questa circostanza ad indicare gli argomenti che a mio avviso sono più significativi.
Il primo in assoluto, se non altro per il dibattito che è in atto in queste ore, è quello del lavoro. Oggi la discussione sembra incentrarsi su tre punti cruciali: l’art. 18 indicato come la salvaguardia per il posto di lavoro, l’età pensionabile e il posto fisso. A mio avviso sono dei falsi problemi. Se noi partiamo dal riconoscere un diritto che è quello del lavoro, poiché è un imperativo che ci consente di vivere e di prosperare, allora dovremmo orientarci in modo diverso. Dovremmo partire dal presupposto che si debba stabilire con i lavoratori una regola che consenta loro ogni 10 anni di contributi di percepire una rendita pari al 20% della media retributiva percetta in detto periodo di tempo. Consideriamo i vantaggi di questo percorso che mette i lavoratori nella possibilità di avere una base, via via, sempre più consistente, economicamente parlando, per affrontare le variabili della vita (disoccupazione, riconversione del lavoro, corsi di aggiornamento e specializzazione, malattie invalidanti, ecc.). Da qui ci caliamo in un altro diritto: quello della salute. In proposito dobbiamo uscire dall’equivoco assistenza pubblica o privata. Se riconosciamo il primato della salute dobbiamo convenire che il problema sta a monte: la salute è un bene universale e la prevenzione universale a questo punto diventa un suo punto vitale. Anche qui abbiamo indicato una ricetta e spiegato come pervenirvi. Per il viatico migratorio un altro progetto è quello di consentire una crescita della ricchezza dei ceti meno abbienti, nelle aree depresse, con uno scambio di conoscenze con la costruzione delle cosiddette “cittadelle del sapere”. Altre soluzioni sono state indicale sul fronte delle questioni carcerarie, della sicurezza, della giustizia, della difesa, della lotta al lavoro in nero, dell’evasione fiscale, ecc. In tutto questo va precisato che non è tutta farina del mio sacco e che molti spunti sono venuti leggendo, partecipando, ascoltando quanto è stato detto e scritto in proposito, ma che hanno avuto scarsissima audience, per non dire nulla più per interessi partigiani che per intima convinzione. Convengo, quindi, che un modello di società nuova esiste già anche se i nostri occhi non riescono a riconoscerla per tale, abbagliati come siamo da interessi personali e corporativi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Liberalizzazioni e consumatori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2012

“Le norme a tutela dei consumatori contenute nel capo 2 del decreto ‘Cresci Italia’ hanno un importante significato simbolico: per questo vanno preservate dagli attacchi delle lobby ed anzi meriterebbero di essere potenziate almeno nella parte che riguarda l’azione di classe”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando la bozza di decreto sulle liberalizzazioni che, dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, passerà nei prossimi giorni al vaglio del Parlamento. “L’iniziativa in materia di clausole vessatorie (art. 5) -afferma Dona- è significativa per la capacità di incidere anche culturalmente su un settore, quello dei contratti standard, nel quale la consapevolezza dei consumatori è estremamente ridotta spesso a causa della fretta con la quale è richiesto al cliente di apporre una firma su moduli che è generalmente impossibile leggere con la dovuta attenzione: proprio in questi giorni -prosegue l’avvocato Dona- solo per fare un esempio, abbiamo denunciato la vessatorietà del contratto fatto sottoscrivere ai turisti da Costa Crociere”. “Deludente -sostiene il Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori- è però il giudizio sull’articolo 6 riguardante le azioni di classe perché, al di là della limatura lessicale che ha riguardato l’identità dei diritti fatti valere, nel suo testo definitivo trascura le norme che nelle precedenti bozze erano rivolte ad accelerare la procedura e a consentire l’adesione per un termine più ampio e quindi fino al giudizio di appello”. “Sulla class action -conclude Massimiliano Dona- deve essere chiaro che il limite principale è dato dalle modalità di adesione dei consumatori danneggiati: per questo proponiamo che, almeno in caso di small claims (e cioè per controversie fino a mille euro), possa essere adottato un meccanismo di opt-out che cioè includa di diritto tutti i soggetti che si trovano nella stessa situazione dell’attore”.

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La vecchia politica

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Prof. Mario_Monti

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Non è un caso che Silvio Berlusconi abbia sentito il bisogno di tornare sulla scena politica dopo un lungo silenzio con un giudizio lapidario sul governo Monti, “la cura non ha dato alcun frutto”, e con un warning, “ci aspettiamo di essere richiamati”, lanciato al Quirinale ma anche agli italiani. Sull’altro fronte, Bersani è più cauto ma non manca di sottolineare i limiti dell’azione del governo. Non sappiamo se tutto questo sia il preludio di una riapertura del dossier “elezioni anticipate”, o la partenza lunga della campagna elettorale del 2013. Di sicuro è un campanello d’allarme per Mario Monti, ed è bene che come tale suoni alle orecchie del governo. Perché non c’è dubbio che la sua azione vada ritarata, sia in sede nazionale che europea. Società Aperta si è dichiarata favorevole al governo Monti fin dall’inizio, ha respinto al mittente le infondate accuse di illegittimità o di scarsa legittimità democratica ad esso rivolte, ha difeso il Capo dello Stato che dell’operazione di chiusura dell’esperienza Berlusconi e di nascita di un governo cosiddetto tecnico è stato l’assoluto protagonista. Per questo le preoccupazioni che intendiamo esprimere oggi non possono essere scambiate per critiche distruttive e preconcette. Ma non possiamo non dire che altre sono le strade che occorrerebbe battere. Questo è un governo nato sull’onda di una drammatica emergenza finanziaria, allorquando per l’Italia, completamente isolata in Europa, si cominciava a temere la deriva greca verso il default. E come baluardo a quella eventualità deve continuare a comportarsi. Sia perché quel pericolo non è scongiurato – per motivi prevalentemente europei, ma ciò ne diminuisce, anzi, l’incombenza su di noi – sia perché è utile al cammino di un governo privo di una propria base parlamentare la reiterazione del monito “chiunque ci metta i bastoni tra le ruote si assume la responsabilità davanti agli italiani di esporli al pericolo”. Era dunque legittimo attendersi una forte manovra economica che avesse la capacità sia di ridurre il principale motivo di debolezza che ci espone alla pressione dei mercati, l’eccesso di debito, sia di mettere in condizioni il sistema economico di rilanciarsi. Fronteggiando e minimizzando la recessione. Così non è stato. La “fase uno” si è tradotta in un intervento sul deficit che, a parte il buon intervento sulle pensioni, non risolve i nostri problemi di finanza pubblica così non risolsero tutti i tagli precedenti (575 miliardi negli ultimi 12 anni). E ora la “fase due” si riduce ad un intervento, utile ma relativamente marginale, sulle liberalizzazioni. Ma perché il governo dell’emergenza finanziaria, nato per evitarci il default, dovrebbe occuparsi di taxi e farmacie? Sia chiaro, è perfettamente legittimo che questo governo si occupi di liberalizzazioni, e sano per l’economia (asfittica) del Paese che esse si facciano. Ma ci si chiede se le questioni oggetto dei provvedimenti contenuti nel decreto, al di là che essi siano giusti o sbagliati nel merito, stiano o meno ai primi posti nella lista delle cose da fare. E se si considera che non c’è ancora all’ordine del giorno nulla che riguardi il tema cruciale della riduzione del debito – da cui dipende la nostra salvezza, sia per evitare la disfatta dell’euro sia, ancor più, nel caso che crolli tutto e si debba tornare alle monete nazionali – è difficile considerare prioritarie le liberalizzazioni, quale che esse siano. Mettiamola così: tanto la manovra per l’azzeramento del deficit, quanto le liberalizzazioni sono misure necessarie ma insufficienti. Nel primo caso, perché è il nostro problema è il debito, non il deficit, e nel secondo perché gli effetti delle liberalizzazioni non possono che essere lenti e a medio termine, mentre noi abbiamo bisogno di uscire dalla recessione al più presto. Occorre dunque far cassa mettendo in gioco patrimonio pubblico e privato, e con essa sia ridurre il debito sotto il 100% del pil sia fare investimenti in conto capitale per il rilancio dell’economia. Insomma, la priorità è la politica industriale. Magari partendo dalla tutela di quello (poco e sempre meno) che ci è rimasto. E invece sui nodi cruciali degli assetti del capitalismo non si è visto ancora nulla.Ma a preoccupare è anche un’altra questione: l’atteggiamento sull’Europa. In un’intervista al giornale tedesco Die Welt, il nostro presidente del consiglio sostiene un po’ arditamente che “non c’è nessuna crisi dell’euro” e che la situazione difficile che stiamo vivendo “non è la conseguenza di un difetto del modello europeo”, per poi trarre la conclusione che “non avremo mai gli Stati Uniti d’Europa, anche perché non ne abbiamo bisogno” e che l’Unione Europea basta e avanza. Non c’è bisogno di vedere nelle parole di Monti un tradimento dell’aspirazione unitaria dei padri fondatori dell’idea stessa di Europa per essere contrari, basta stare sul più banale terreno del pragmatismo per capire che il ragionamento di Monti inciampa. E che rischia di indurre l’Italia a commettere un errore esiziale.Ma partiamo dalla valutazione iniziale: la crisi non è europea. Ciò è vero se ci si riferisce alla crisi finanziaria scoppiata nell’estate del 2007 (mutui subprime), poi diventata nel 2008 crisi del sistema bancario (caso Lehman) e quindi recessione (2009). Quel disastro è nato negli Stati Uniti, ha colpe quasi esclusivamente americane e sulle sue cause ben poco rimedio è stato posto sia dall’amministrazione Obama sia dai vari vertici G8 e G20 che si sono succeduti. Ma è altrettanto vero che i timori dei mercati circa la non finanziabilità del debito denominato in euro nascono dal congenito difetto dell’eurosistema, quello di avere una moneta unica ma 17 economie diverse regolate da altrettanti stati sovrani. Certo, questa era la condizione dell’euro fin dal suo concepimento nel 2002 dopo un decennio di incubazione. Ma fintanto che le cose andavano bene, del problema si occupava solo qualche economista rompiscatole. Poi con la crisi e l’esplosione del debito, a metterlo in risalto ci ha pensato la speculazione. Che ha cominciato dalla Grecia, poi ha messo nel mirino Irlanda e Portogallo, quindi Spagna ma soprattutto Italia, ma avendo sempre come obiettivo l’euro. Ora, se la speculazione finanziaria internazionale scommette sulla tenuta dell’eurosistema, è difficile negare l’esistenza di una crisi. La quale c’è non fosse altro per l’esistenza stessa della pressione speculativa. E quando questa dura due anni e si fa così arrembante da costringere la Bce a emettere warning quotidiani e i leader europei a riunirsi in continui vertici d’emergenza, dire che il problema è americano appare un tantino fuori luogo.Ma la cosa più importante è che se si parte da una diagnosi sbagliata, non si può che arrivare ad una terapia sbagliata. E dire che di un governo federale sul modello degli Usa non c’è bisogno perché vanno bene gli strumenti di governance che l’Unione Europea si è data significa non aver capito quale risposta i mercati pretendono per togliere la pistola della speculazione dalla tempia dell’eurosistema. Il che rende questa operazione di trasferimento di sovranità dagli stati nazionali ad un governo europeo centrale direttamente eletto dai cittadini non un’utopia spinelliana, ma una ben più materiale necessità.Forse le parole di Monti hanno fatto piacere alla Merkel, ma certo non aiutano la formazione di una consapevolezza, prima, e di una volontà, poi, di quale sia il drammatico problema dell’Europa oggi e di come si possa risolverlo prima che sia troppo tardi. In tutti i casi, sarebbe bene che l’Italia finisca di distrarsi – presa com’è tra il risentimento collettivo verso il comandante Schettino e quello corporativo di taxisti e altre categorie – e cominci a discutere di un tema fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro come quello della moneta che abbiamo in tasca. Altrimenti, come ci hanno ricordato Berlusconi e Bersani, il “vecchio” torna a bussare alla porta…. (fonte redazione Terza repubblica)

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Bortezomib, precauzioni per non sbagliare somministrazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2012

Illustration of the proteasome inhibitor borte...

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Una nota dell’Aifa, concordata con l’Ema, ribadisce che l’unica via di somministrazione autorizzata di bortezomib, farmaco indicato per il trattamento di pazienti con mieloma multiplo, è la via endovenosa e non deve essere somministrato attraverso altre vie. Per ridurre i rischi di errore vengono suggerite alcune misure precauzionali da attuare qualora fosse possibile. In primo luogo vanno utilizzati raccordi per infusione diversi per i farmaci che devono essere somministrati per via intratecale o endovenosa, inoltre la chemioterapia intratecale va somministrata in un momento diverso dalle altre chemioterapie parenterali. Si suggerisce di ettichettare chiaramente le siringhe con il nome del farmaco contenuto e la via di somministrazione e di assicurarsi che siano applicate le procedure per la doppia verifica delle etichette delle siringhe prima della somministrazione. La somministrazione per via intratecale ed endovenosa deve essere effettuata solo da operatori sanitari specializzati. Infine, gli operatori sanitari coinvolti nella somministrazione e/o gestione dei farmaci oncologici vanno istruiti adeguatamente sui pericoli legati alla somministrazione intratecale di bortezomib e su tutte le misure precauzionali necessarie.

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Avanade ospita la 7a conferenza UgiAlt.NET

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2012

Avanade logo

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Milano 21 gennaio presso la sede milanese in via Lepetit, 8/10 Avanade (http://www.avanade.com/it-it/pages/default.aspx), società fornitrice di soluzioni tecnologiche e servizi informatici per le aziende, è lieta di ospitare, per il terzo anno consecutivo, la 7a edizione della conferenza UgiAlt.NET, la divisione italiana della community internazionale ALT.NET, presso la propria sede di Milano, in via Lepetit 8/10, sabato 21 gennaio 2012. “Siamo molto felici del fatto che UgiAlt.NET Conference si svolga anche quest’anno nei nostri uffici. Avanade riflette appieno lo spirito della filosofia Alt.NET che, come afferma la stessa community, significa essere liberi di usare gli strumenti preferiti, continuando a cercarne di migliori, essere agili, voler imparare ed essere sempre alla ricerca della qualità, senza accontentarsi del codice generato dal wizard. Riassumendo in una parola, significa divertirsi ”, ha dichiarato Roberto Chinelli, ApplicationDevelopment Service Line Director di Avanade Italia. “Attualmente lo UserGroup, nato nel 2007, è diventato un punto di riferimento all’interno del mondo Microsoft. Si tratta di un momento unico, in cui sviluppatori e appassionati della piattaforma avranno l’occasione di discutere insieme dubbi e nuove idee, condividendo le proprie esperienze”.
Sul sito UgiAlt.NET è disponibile l’agenda della conferenza, che si svolgerà durante l’intero arco della giornata, dalle ore 9:00 fino alle 18:00. Le sessioni previste sono 19, e saranno suddivise in 4 sale: blu, magenta, verde e gialla.
Tra i relatori, presenzieranno importanti esponenti emergenti del panorama IT italiano, come Alberto Brandolini, professionista dell’information technology, Daniela Panfili, UX/UI designer, Lorenzo Barbieri, Developer Platform Evangelist in Microsoft Italy e Andrea Saltarello, CTO Managed Design e fondatore dello UG UGIdotNET.
Tra le tematiche affrontate, particolare attenzione verrà rivolta ad argomenti quali realtime web e metodologie, web mobile e le applicazioni di gaming online. http://ugialt.net/

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Giù le mani dall’acqua

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2012

Bosco dei Monti Sibillini

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Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica. Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.
Noi non ci stiamo.
L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato. I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria. Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano. Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano. Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

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L’alieno e il prof. Monti

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2012

La crisi di democrazia vista da Danilo Perolio Diinabandhu, nel suo reportage del 3 dicembre 2011 fa una carrellata sulle ultime vicende che come italiani ci hanno interessati in prima persona e che hanno il loro punto clou con le dimissioni di Berlusconi e l’arrivo di Mario Monti. Questo “nuovo”, si fa per dire, innesto nella politica del palazzo non è una novità se già alcuni mesi prima a 8½ la Gruber parlò con il diretto interessato su una sua possibile candidatura alla presidenza e ricevendone una risposta che, per quanto ammantata da un giro fumoso di parole, vi trovò conferma. Ma l’impietoso giudizio di Diinabandhu sulla figura di Monti non si ferma qui. Ci ricorda, ad esempio, che è il Presidente del Consiglio Europeo della Commissione Trilaterale e che ospita, di norma, dirigenti di multinazionali, governanti di paesi ricchi e sostenitori del liberismo economico. Si ricorda in proposito che fu David Rockefeller, figura di spicco del capitalismo mondiale, a lanciare la commissione nel luglio del 1973. Nacque come organo privato di concertazione e orientamento della politica internazionale dei paesi della “triade” (Stati Uniti, Europa occidentale, Giappone). Oggi la Commissione Trilaterale è un circolo blindato il cui obbiettivo finale dichiarato è l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale (definizione coniata dall’ex presidente americano George Bush), dove gli “eccessi di democrazia” devono essere combattuti e banditi (Nuovo Ordine Mondiale). Inoltre la Commissione Trilaterale è molto attiva attraverso una rete di influenze dalle molteplici ramificazioni, e conta circa 300 membri, personaggi selezionati ai vertici di vari settori strategici. Tra i più importanti membri: George Bush senior, Bill Clinton, Henry Kissinger, David Rockefeller, Edmund Rotschild. Ma non finisce qui per il prof. Monti. Egli è anche International Advisor per la Goldman Sachs, una delle più potenti banche del mondo e se vogliamo dare credito al giornalista investigativo Greg Palast, collaboratore di Bbc, Observer, e Guardian, esperto di frodi commerciali e scandali finanziari dobbiamo imputare proprio alla Goldman Sachs il default greco. In Italia la notizia è riportata sia da “Il fatto” sia da Repubblica. Quest’ultima il 15 novembre titolava un suo articolo: “Le mani di Goldman Sachs sulla crisi europea”. Secondo poi la stampa francese, la triade Draghi-Monti-Papademos è l’esempio di come la rete della banca Goldman Sachs abbia un’enorme influenza sull’economia mondiale. In questo contesto sappiamo che Mario Draghi ne è stato vice-presidente per l’Europa dal 2002 al 2005, Mario Monti ne è consigliere internazionale dal 2005, mentre Lucas Papademos, nuovo premier greco, è stato governatore della banca centrale del suo paese.
Mario Monti è anche membro del Bilderberg Group, che prende il nome dall’albergo Bilderberg, nella cittadina di Oosterbeek in Olanda, dove nasce nel 1952 per iniziativa della Famiglia Reale Olandese. Le riunioni del Bilderberg sono segretissime. . Uno tra i principali ricercatori sul Bilderberg Group, Daniel Estulin, scopre e rivela nel suo libro “La vera storia del Bilderberg Group” come il Bilderberg sia dietro ai maggiori misteri della storia recente: il Piano Marshall, lo scandalo Watergate, lo scandalo Iran-Contra, ecc.
Mario Monti è, altresì, membro del consiglio dell’Aspen Institute. Una struttura internazionale finanziata, al momento della nascita, dalla Rockefeller Brothers Fund e dalla Fondazione Ford. In Italia, Aspen è stata fondata da Gianni Letta e oggi è presieduta da Giulio Tremonti e ha, fra i vicepresidenti, Enrico Letta. Come si vede in un certo senso il cerchio si chiude intorno all’alta finanza e ai suoi interessi mondiali. Così ci ritroviamo con un governo che si maschera con norme che si fanno passare per impopolari ma necessarie mentre, invece, sono impopolari, e basta. Le opposizioni, a loro volta, c’è da chiedersi se sono cadute nel trappolone per inettitudine, in quanto incapaci di una proposta alternativa concreta, o per complicità.
Ora una domanda finale per te, cittadino che stai leggendo queste parole: Draghi, Napolitano e Monti, da chi sono stati eletti? Da te? Glie lo hai dato tu il permesso di cedere la tua Sovranità? Rifletti, e cerca di svegliarti, prima che sia troppo tardi! Qualcuno ha già fatto un passo importante. Orazio Fergnani di AlbaMediterranea, intervistato da “Servizio Pubblico” di Michele Santoro, dichiara di aver denunciato per alto tradimento il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, altri politici italiani, oltre che Mario Draghi e Silvio Berlusconi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it) (1jpg)

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Costi della politica: la mia lettera aperta a Mario Monti

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2012

Italiano: L'On. Antonio Di Pietro, Presidente ...

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Lettera aperta di Antonio Di Pietro a Monti: Illustrissimo Professor Monti, come certamente Ella ricorderà, i Gruppi Parlamentari dell’Italia dei Valori hanno inteso conferire a Lei ed al Suo Governo una fiducia motivata, formalmente depositata in Parlamento, fondata su contenuti chiari, precisi ed inequivocabili. Parte essenziale della nostra fiducia era basata sulla significativa decurtazione dei costi della politica e sull’equità sociale. L’opera di razionalizzazione istituzionale rappresenta, infatti, una “questione di credibilità” dinanzi all’Italia e non solo si rivela urgente sotto il profilo finanziario, ma si rende necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, vista la delicata fase che sta attraversando il Paese.
Nell’ambito delle Sue comunicazioni programmatiche, Lei ebbe a dichiarare che: «Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini, sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi». Tale ineludibilità, Illustre Presidente, implica necessariamente un immediato, efficace e reale intervento in tal senso, partendo da tutto ciò che è possibile fare subito dando così al Paese il buon esempio. Le nostre proposte sono:
– Soppressione immediata delle Province con compiti, funzioni e personale dipendente da affidare a Comuni e Regioni;
– Diminuzione del numero dei deputati e dei senatori (complessivamente a 500), dei componenti dei consigli e delle giunte regionali;
– Riduzione di tutti i consigli di amministrazione delle società pubbliche mentre in quelle che hanno fatturati minimi vanno sciolti o ridotti ad un solo componente;
– Riduzione dell’indennità e soppressione degli assegni vitalizi per i membri del Parlamento e dei consiglieri regionali, nonché il contestuale incremento delle dotazioni del fondo nazionale per le politiche sociali;
– Modifiche al rimborso delle spese per consultazioni elettorali;
– Soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, per la riduzione dei costi della politica;
– Soppressione dei rimborsi delle spese di viaggio e di trasporto per i parlamentari cessati dal mandato;
– Modifiche con tagli sostanziali alle sedi di rappresentanza delle regioni all’estero e all’istituzione di un ‘Palazzo Italia’ a Bruxelles;
– Taglio radicale della dotazione e l’uso di autovetture di servizio delle pubbliche amministrazioni;
E’ importante che la parola “equità” da Lei usata trovi una coerenza tra il dire e il fare del governo, in particolare sulla riduzione dei costi della politica, anche con provvedimenti legislativi urgenti. Questo, nella piena consapevolezza che i cittadini, martoriati ed angosciati dalla perdurante crisi economica e dall’ultima manovra finanziaria, possano riscontrare un cenno di dignità da parte delle Istituzioni repubblicane. Sappiamo bene che alcuni provvedimenti non rientrano nelle competenze del governo, ma la maggior parte di essi possono essere presi in considerazione.

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Governo Monti: fase due

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2011

Mario Monti - Caricature

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Oggi Monti è rientrato a Roma dopo la breve pausa natalizia trascorsa a Milano in famiglia. Dal suo entourage ci dicono che ha presso già contatto con i suoi ministri per preparare la riunione di domani dell’esecutivo e per mettere a punto la fase due della manovra. I mercati, come si sa, tengono alto i valori dello spread come a significare che bisogna fare in fretta e bene. L’Italia è in fase recessiva. I consumi sono calati sotto le feste, rispetto all’anno precedente, del 15% e cresce il malumore della gente nei confronti del governo in quanto si è convinti, a ragione, che il maggior peso della crisi è stata caricata nella sua totalità sui redditi da lavoro dipendente. Anche a livello politico monta il dissenso in specie tra i partiti extraparlamentari e i sindacati continuano ad essere sul piede di guerra sospinti dalle pressioni continue dei loro iscritti. Da più parti si vocifera che il Governo Monti intende alleggerire la pressione fiscale sui redditi da lavoro per attenuare il forte malumore degli italiani così duramente provati dalla crisi.

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Politica: il solco è tracciato

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2011

Prof. Mario_Monti

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Editoriale Fidest. Il governo Monti ha ottenuto il suo primo risultato con il decreto cosiddetto “Salva Italia” approvato dai due rami del Parlamento. Questo passaggio, purtroppo, non è stato indolore. Non mi riferisco tanto ai provvedimenti che hanno inciso negativamente sullo stato sociale del Paese e sulle fasce di reddito medio-basse, quanto al modo come sono usciti da questa prova sia il Pd sia il Pdl e il terzo polo. E’ stata una debacle umiliante e sconcertante. Umiliante in quanto Mario Monti ha detto e ripetuto più volte che il suo stare al governo era motivato dal fatto che i partiti non erano in grado di mettere mano alle riforme ed erano troppo litigiosi per stendere un programma credibile. Sconcertante perchè nell’ultimo suo intervento al Senato Monti ha anche rivelato la doppiezza dei partiti che pubblicamente criticavano la manovra, ma sottobanco l’approvavano. Come si fa a questo punto dare credito a movimenti che non hanno il coraggio delle loro azioni, sono dei pavidi e dei doppio giochisti? Tutto questo accade perchè noi lo permettiamo con la nostra tolleranza, con la nostra voglia di evitare tensioni sociali pericolose, con la nostra smania di condurre, nonostante tutto, una vita normale. Se non avessimo questo “carattere” fondamentalmente pacifico e pronto a credere al primo imbonitore di turno, non vi sarebbe stato nel nostro destino politico un Berlusconi ma anche una classe politica di mediocri, di furbi, di intrallazzatori, di opportunisti. Ma chi oggi si straccia le vesti e si lamenta affermando che come elettori non abbiamo scelta non vuole rendersi conto che la risposta che possiamo dare è quella non di disertare le urne o votare scheda bianca o rifugiarsi dietro una dichiarata indecisione, ma di appoggiare, sebbene per altri versi non lo meriterebbero, quei partiti che sono “ufficialmente” fuori dall’inciucio. Mi riferisco all’Idv di Antonio di Pietro e alla Lega ma anche a tutta quella costellazione di partiti extra parlamentari che vanno da Grillo a Niki Vendola a Rifondazione Comunista ecc. Credo che, in questo modo, noi possiamo fare la nostra “rivoluzione” in maniera democratica, scompaginando le carte a quei partiti che tutto fanno fuorchè gli interessi dei loro rappresentati. Vi figurate un Pd, un Pdl e un Terzo polo in grado solo di rappresentare il 20% del consenso popolare e un Idv, una Lega e tutti gli altri all’80%? In un sol colpo mandiamo in pensione una intera classe dirigente che ha fatto della politica un mestiere, che ha ciurlato nel manico a più non posso e in diversi casi è in odore di intrallazzo mafioso. E’ utopia? Forse, ma lo è di sicuro se ci affidiamo al popolo degli “gnoccoloni”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Sondaggio: fiducia al premier

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 dicembre 2011

Prof. Mario_Monti

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Secondo i dati diffusi dall’istituto Crespi Ricerche, diretto da Luigi Crespi, la fiducia degli Italiani nel Premier Mario Monti è al 56%. Le preferenze per il Governo sono al 60%. Alla domanda “Lei crede che mario Monti, con il suo Governo, sia la persona giusta per risolvere la crisi del nostro Paese” ha risposto in modo affermativo il 54,2% degli intervistati, un calo rispetto al 58,4% del 2 dicembre e all’86,8% del 18 novembre. Per quanto riguarda i ministri, ad occupare il podio delle preferenze sono tre donne: Elsa Fornero al 56%, Anna Maria Cancellieri al 56% e Paola Severino al 50%.

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Una manovra per il cambiamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2011

Monti, tremonti o anarchia?

Image by Michele Ficara Manganelli via Flickr

(parte seconda) Mario Monti ci ha presentato una manovra che non convince. Non lo è per le ragioni che ritengo banali, anche se per i diretti interessati sono importanti e riguardano le pensioni e taluni inasprimenti fiscali. Ciò che delude riguarda la mancanza di una politica economica in grado di rilanciare la domanda, lo sviluppo e l’occupazione. Mi limito a questo riguardo a riprendere le parole contenute in una petizione rivolta ai parlamentari italiani da un gruppo di economisti e docenti universitari da quasi tutte le università italiane. Dopo una doverosa premessa nella quale senza mezzi termini si richiama la classe politica nazionale alle sue responsabilità, non avendo saputo attuare “politiche che favorissero lo sviluppo del paese” si rileva, come conseguenza, “la stagnazione dell’economia domestica”. Ma le ragioni vanno anche oltre nell’indicare “l’assenza, nella costruzione dell’Unione Monetaria, di un quadro di politiche fiscali e monetarie coordinate volte alla crescita, alla piena occupazione, all’equilibrio commerciale fra gli stati membri, e a una maggiore equità distributiva nei paesi e fra i paesi”. E si soggiunge: “La crisi europea e il suo aggravamento, in particolare con l’attacco ai titoli del debito pubblico italiano, trovano la loro origine in questa assenza e sono solo parzialmente riconducibili alla progressiva caduta di credibilità del governo sinora in carica. La mancata iscrizione tra i compiti della Banca Centrale Europea del tradizionale ruolo di prestatore di ultima istanza nei confronti dei debiti sovrani ha contribuito ad esporre all’attacco i titoli del debito italiano e di altri paesi europei. Le misure intraprese dai paesi dell’Eurozona per sostenere i debiti sovrani, e in primo luogo il cosiddetto Fondo Salva-Stati, risultano del tutto insufficienti anche per i debiti delle economie più piccole, e a maggior ragione per quelli dei paesi più grandi. Per di più le misure di restrizione dei bilanci pubblici che vengono richieste in cambio di quegli aiuti hanno aggravato la recessione e la stessa crisi finanziaria nei paesi beneficiari. Attualmente l’Eurozona è senza una bussola”. Manca quindi una politica europea che consenta “un più pieno coordinamento delle politiche fiscali, monetarie e salariali in Europa, che includa a pieno titolo la piena occupazione fra gli obiettivi”. Sta quindi al governo Monti “ottenere una garanzia ferma e illimitata della BCE sul debito sovrano italiano e degli altri paesi dell’Eurozona, volto a ricondurre i tassi di interesse ai livelli pre-crisi -intervento da tempo sostenuto anche dall’Amministrazione americana e da molti autorevoli economisti di diverso orientamento teorico”. Per contro: “Un nuovo esecutivo, tecnico o politico, che si configurasse invece come mero esecutore delle richieste europee, quali espresse nelle scorse settimane, determinerebbe un aggravamento della crisi economica e finanziaria in Italia e in Europa, con devastanti conseguenze sociali e l’insostenibilità degli attuali accordi, monetari e commerciali,nell’UE.” Ecco perchè la manovra presentata da Monti non ci convince più ancora dei tagli che preannuncia e dei sacrifici che richiede. Un paese non si deprime per accontentare qualcuno oltr’Alpe ma per ridargli fiducia riaccendendo i motori della crescita e riconciliandolo con le istituzioni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)  per la parte prima clicca qui

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