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Mario Tassone: il ricordo di Aldo Moro

Posted by fidest press agency su martedì, 11 maggio 2021

Sono trascorsi 43 anni dell’uccisione di Aldo Moro. Dopo 55 giorni dal sequestro e dall’uccisione dei cinque uomini della scorta, il Suo corpo era stato ritrovato in Via Caetani. Spesso il ricordo va a quei giorni e si ripropone il film al rallentatore di una agonia in un clima dì disumana rassegnazione, di approssimativi calcoli della “ragion di Stato”. Il Paese in quei giorni, e anche negli anni precedenti, si rivelò fragile, impreparato a contrastare il disegno criminale e destabilizzante del terrorismo. Pagine buie quelle del marzo e maggio del 1978. Con il trascorrere degli anni, le nebbie di addensano sempre di più e il mistero dell’assassinio di Moro e della Sua scorta diventa una “categoria”, un fortino di segreti inespugnabile, un dato acquisito, un vaso di Pandora che ancora non si riesce a scoprire. Moro ha pagato per la Sua visione profetica, per il Suo amore per l’Italia, per il Suo disegno volto ad allargare la base della democrazia coinvolgendo realtà che avevano calcato le vie sterili dell’utopia. Aveva compreso oltre dieci prima la caduta del muro di Berlino e il fallimento del comunismo. Il governo che nasceva il 16 marzo del 1978 era il risultato del grande impegno di Moro per assicurare all’Italia una democrazia compiuta dell’alternanza. Il compromesso storico, come venne chiamato, non inseguiva un calcolo di basso profilo di un ‘alleanza con Berlinguer, ma indicava una strategia in cui il Paese si ritrovasse per costruire il futuro nella libertà e nella democrazia. Era la visione dei cristiani democratici, dei laici riformisti, era la lezione degasperiana che Moro offriva anche a chi aveva creduto nel comunismo per rafforzare la base del consenso verso le istituzioni democratiche. Moro ha pagato per questo? Certamente sì! Fu vittima di oscure trame di pezzi infedeli delle istituzioni che hanno ipotecato il futuro. È noto lo scontro fra coloro che erano per trattare la liberazione del presidente della D.C e coloro che erano per il no. Passò la linea della ”fermezza” per difendere la dignità della Nazione ,come si disse. In questi 43 anni dalla morte di Moro il Pase ha subito un lento declino. Non si trattò allora, ma ci siamo arresi a spinte che hanno alterato lo spirito della Costituzione. L’Italia è meno libera, meno democratica. Poteri non investiti dal popolo occupano spazi impropri. Lo snodo delle decisioni non è il Parlamento o il governo. L’Italia è parcellizzata da un neo-feudalesimo politico. Nuove baronie e inediti salvatori della Patria si impongono; acrobati travestiti da politici prendono la scena. La partecipazione, la democrazia, la libertà di un Paese normale per cui si è battuto Moro? Sono un richiamo formale. Rimane una morte che grida vendetta. La nostra vendetta è costruire la democrazia, recuperare la politica restituire ai loro “spazi naturali” i tanti abusivi che hanno occupato e mortificato questo Paese. Così avremo onorato Moro bandendo la ritualità delle parole, ma con la coerenza delle scelte.

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Mario Tassone: bisogna ritrovare la politica…

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Sulla pandemia c’è una continua oscillazione sulle misure da assumere. Non ci sono certezze. Il mondo della scienza si diversifica al suo interno: la scienza non c’è! Emergono i vecchi mali con il carico di antiche inadempienze e degli approfittatori. Si assiste al gioco del pendolo, ai colori cangianti, a una approssimazione disarmante. Le regioni operano con le “loro” regole che si contrappongono a quelle a livello nazionale, come la Costituzione impone. Si aggrava la situazione economica dei lavoratori, degli esercenti che non trovano adeguate copertura nei provvedimenti “ristori”. La crisi della pandemia sta rendendo insostenibile la condizione dei cittadini che non danno più affidamento al Parlamento: una crisi nella crisi! Infatti il vuoto della democrazia risalta pericolosamente con la gente sommersa dai rigagnoli delle troppo approssimazioni. E’ strano che a una esigenza di corrispondere alla domanda di partecipazione democratica, il segretario del Partito Democratico riproponga una legge elettorale quasi analoga a quella del 1994. Quella riforma, che fu voluta da chi guidava il Partito Popolare come catarsi purificatrice dopo tangentopoli, penalizzò solo la storia della DC, dei partiti riformisti, lasciando indenne la sinistra verso la quale dopo la scissione del Ppi aderirono gli amici che oggi sono nel PD dopo le esperienze della Margherita e dell’Ulivo. Quella legge, che avrebbe dovuto garantire l’alternanza e più democrazia, non ha mai funzionato come non hanno funzionato le altre successive. La legge elettorale non può prescindere dalla forma di Stato e di governo, dalla modifica del titolo V della Costituzione introdotta nel 2001. Vagheggiare il maggioritario mitigato eventualmente da una quota di proporzionale o doppio turno, senza preferenze è un grimaldello alla repubblica parlamentare prevista dalla Costituzione. Con una Costituzione invariata, infatti, il ripercorrere le strade dei sistemi maggioritari con deputati “nominati” rende ardua l’agibilità democratica con un reticolato di capi e sottocapi. Non comprendiamo cosa intende fare Letta con i cinque stelle. Uno schieramento unico? Sarebbe un brutto epilogo per un PD se cercasse la propria identità in una alleanza strutturale con un movimento che è andato in senso contrario della storia. Bisogna puntare sulla democrazia. Bisogna rendere vivi valori accantonati. Bisogna ritrovare l’onore della coerenza. Bisogna offrire alla gente lo strumento della politica, spazzato via dalle leggi elettorali approvate dal 1994 in poi. A ciascuno il suo! Il compito oggi di costruire il centro a noi che ci ispiriamo al popolarismo cristiano e a quanti si rifanno al riformismo liberal-sociale e democratico.

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Mario Tassone: ora più che mai c’è bisogno di un centro per governare!

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Gli irriducibili ottimisti avevano pronosticato che la “soluzione” Draghi del presidente della repubblica, (non aveva altre scelte), avrebbe aperto una discussione serrata tra le forze politiche sulla evaporazione della politica, sul sovraccarico delle improvvisazioni. Nulla di tutto questo. Il governo Draghi, con quasi “tutti dentro”, è il naturale approdo di una lunga storia della “non politica”, di partiti non veri, di sindacati senza invettiva e di un pluralismo associativo culturale e sociale in sofferenza. Ci auguriamo che l’ex presidente della BCE, sciolga i complessi nodi sanitari ed economici di una stagione terribile. Il governo Draghi è una parentesi. Trascorso questa fase congiunturale rischiamo di ritrovarci nel magma delle debolezze. Questa fase, invece, può essere utilizzata per uscire dalla minorità della politica e delineare un progetto di comunità, per troppo tempo sostituito dalla scomposta folla di capi e sotto capi, portatori di visioni anguste. Bisogna ritrovare la strada della democrazia, del primato della politica, della sacralità del Parlamento, depositario della sovranità popolare. Ma tutto questo non si raggiunge per decreto o per appelli. Un mondo della cultura, del lavoro, dei ceti medi produttivi, dei giovani, oggi smarrito deve riprendere a vivere. Bisogna dare delle prospettive senza illusioni alla comunità. Il 2018 vinse il progetto ignobile del VFC del grillismo, il punto massimo di degrado morale, del becero sovranismo. Oggi bisogna ritrovarsi con una idea di Paese, con la forza della responsabilità. Gli adattamenti strumentali del momento non ci tranquillizzano. Un’area centrale deve avere voce e rappresentanza. Le ultime vicende hanno smentito quanti dicevano che il centro ormai era improponibile. C’è bisogno di centro per governare con saggezza. Le esperienze democratiche cristiane e laiche riformiste debbono essere riferimento. Ognuno faccia la propria parte per ritrovare nella nostra storia migliore le ragioni per costruire!

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Mario Tassone: più che una crisi di governo è una crisi del sistema!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

Non si conosce lo sbocco della crisi del governo. Si stanno seguendo gli schemi tradizionali con il corredo dii esploratori. Oggi tocca al presidente della Camera accertare, integrando il lavoro del Capo della Stato, se Conte ha la maggioranza per varare il suo “terzo” governo. Fioriscono le ipotesi di governi a maggioranze variabili. La più accreditata sembra un mix istituzionale-politico con un presidente di alto profilo e ministri indicati dai partiti che formeranno la maggioranza. Questa secondo alcune ipotesi potrebbe allargarsi a Forza Italia che “avrebbe” il “permesso” della Lega. Sono rappresentazioni ardite non aderenti alla realtà. Si dice che la crisi economica e sanitaria richiederebbe un governo di salute pubblica: tutti dentro. Sarebbe un percorso legittimo se ci trovassimo solo difronte una crisi di governo e non al collasso del sistema. Le forze politiche di maggioranza hanno consentito all’esecutivo di espropriare il Parlamento e di gestire la crisi sanitaria forzando la Costituzione. Le garanzie costituzionali debbono essere salvaguardate per poter uscire dalle difficoltà altrimenti si entra in una fase pericolosa. Sconfiggemmo il terrorismo con la forza dei valori democratici. Si è tollerato che fosse lo stesso presidente a guidare due governi a maggioranze diverse, si è tollerato che il governo operasse con Dpcm anche in tema di diritti e di libertà, si è tollerato che nascesse un neo-cesarismo a palazzo Chigi che pretende di gestire tutto anche i fondi europei, si è tollerato che una potente lobby prendesse il sopravvento senza pudore, si è tollerato che un presidente del consiglio e i suoi accoliti trasformassero un ramo del parlamento in un mercato medio orientale “acquistando senatori “ Molti i complici! I cinque stelle all’inizio avevano promesso che avrebbero aperto il Parlamento come una scatoletta. Ci sono riusciti in buona parte. E gli altri partiti di maggioranza? Silenti, impotenti, senza anima con un PD che non ha trovato nessun aggancio alle tante culture e storie pomposamente rivendicate. La crisi aperta da Renzi, che si è fatto un nome come rottamatore, può essere l’occasione per una serie riflessione. Ci sarà un approdo alla crisi ma nel contempo bisogna aprire un cantiere per riparare i guasti arrecati alle istituzioni. Se c’è la volontà si troveranno gli strumenti. Bisogna evitare di far finta che questa era una semplice crisi di governo e non una crisi del sistema datata : anni 1992-93!

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Mario Tassone: il nuovo Presidente degli USA

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Biden è il nuovo presidente degli USA. Le analisi sul voto sono un fiume in piena. Negli Stati Uniti vi è un sistema elettorale di cui si invoca il cambiamento anche se fu introdotto per assicurare unità a una Federazione con un territorio vasto e diversificato. Il vero problema non sono le regole con cui si è votato, ma i tormenti di un grande Paese dove, dalle profondità delle periferie, vi sono spinte per modificare equilibri e ruolo dell’America nel mondo. Trump è espressione di un sovranismo e populismo che fa leva su disagi, sofferenze e differenze sociali. Si inserisce nel flusso di movimenti che coinvolge parte del vecchio continente. Sono in crisi le vecchie solidarietà internazionali rette dalle condivisioni su valori inespugnabili di libertà, di democrazia e di intese fra i popoli. Anche se Trump non Vince ha dimostrato di essere espressione di una realtà non trascurabile. In Italia I sovranisti e I populisti fanno il tifo per Trump. Nulla di male. Ma l’interesse vero non è per Trump ma per un sistema nei Paesi europei dove si tenta di far riemergere gli egoismi, i nazionalismi, gli isolazionismi, i negazionismi. Un tentativo di fermare il tempo e di riportare indietro il quadrante della storia.

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Mario Tassone: ridiamo centralità al Parlamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

Dopo anni di campagne demolitrici del centro politico, molti di coloro che ne teorizzavano la fine oggi progettano l’occupazione di un’area mediana. Il Centro non è per costoro più un fardello improponibile, la causa dei mali della repubblica. Le supponenze di ieri scompaiono e le riflessioni non sono più liquidatorie. Il Centro non può essere considerato, lo abbiamo sempre detto, un dato geometrico ma l’architrave del sistema di garanzie dei diritti, di libertà e di democrazia. Chi nel 1993-94 ha pensato, attraverso una riforma elettorale, di assicurare stabilità ed efficienza ha dovuto fare i conti con frammentazioni, confusioni e approssimazioni nella gestione. I partiti sono stati sostituiti da uno indecente proliferare di tribù’ con i propri capi senza visione di crescita complessiva mentre i fenomeni di corruzione non sono diminuiti ma aumentati. Si recupera il Centro non attraverso “conteggi” di convenienza, ma correggendo errori e ridando senso alla politica da tempo rimossa assieme alle istituzioni di democrazia rappresentativa. Bisogna ridare centralità al Parlamento da tempo sotto attacco da populismi che inseguono il nulla in un crogiolo di odii, di slogan che sono l’antitesi dei progetti e della ragione. Si ricredono quanti pensavano che i protagonisti di una stagione, come la D.C., era un “mondo” scomparso. Il Centro è un dato culturale, di equilibrio, di ricerca di soluzioni. Chiudiamo, quindi, la parentesi apertesi il 1994.Il contributo dei cristiani democratici sarà indispensabile per riempire di contenuti i tanti vuoti e per eliminare le tante tribù attraverso una ritrovata partecipazione popolare. Coloro che si richiamano alla tradizione del popolarismo Cristiano sociale, debbono trovare il filo unificante. Se prevarranno i sedicenti detentori di verità e gli egoismi sarà l’eclissi definitiva di una storia e di una speranza da molti coltivata con umiltà e spirito di servizio.

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Mario Tassone: la riforma della giustizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Si riprende la scena la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura da tempo auspicata. Ci sono state nel passato delle modifiche (ministri Castelli e Mastella) che non hanno raggiunto effetti apprezzabili. Ora se ne avverte l’urgenza dopo la vicenda Palamara che non può essere derubricata a episodio ma è la spia di un malessere profondo. Tutto questo è stato da tempo rilevato. Il Parlamento ha mostrato debolezza nei confronti di un ordinamento, non organo costituzionale. Con tangentopoli la politica si è arresa allo strapotere delle procure lasciando che il percorso della espansione della democrazia e delle libertà fosse interrotto e alterato. I cittadini hanno applaudito anche quando lo “Stato di diritto” e le istituzioni di democrazia rappresentativa venivano umiliati. Per interesse veniva e viene fatto un “unicum” tra i responsabili di comportamenti illegali e le istituzioni depositari della sovranità popolare. La riforma del CSM è urgente. Una riforma vera e non gli aggiustamenti tecnici-amministrativi del Ministro della giustizia. Come si fa a proporre la elezione per sorteggio dei membri del CSM e per sorteggio la designazione dei componenti le commissioni come quella disciplinare sempre del CSM? Il problema vero è che senza una “rivisitazione” complessiva dell’ordinamento giudiziario ogni tentativo di riformare il CSM è destinato ad essere un “diversivo”. Le questioni vera, a mio avviso, non è la separazione delle carriere tra inquirenti e magistrati giudicanti, ma il superamento dei due “status” diversi. Infatti gli inquirenti promuovono l’azione penale ma non giudicano. Quindi non possono far parte dell’ordinamento dei giudici ma per essi va studiato un ordinamento proprio e un ordine di autogoverno. L’accusa e la difesa non possono essere squilibrate. Inoltre nel CSM non possono fare parte più gli eletti del Parlamento. Così si va verso la pienezza dell’indipendenza (non dalla legge come è stato più volte inteso con comportamenti “consequenziali”) della magistratura giudicante. Va, poi, regolato il funzionamento dell’organismo degli inquirenti che non è un CSM. Un’ultima considerazione. Da più parti si chiede chiarezza per i concorsi in magistratura. C’è chi propone come l’avv. Raimondi, ottimo professionista, una commissione parlamentare di inchiesta per valutare le criticità dei concorsi e apportare le necessarie correzioni. La selezione dei magistrati e la trasparenza dei concorsi è vitale: condizione Imprescindibile di una riforma della giustizia altrimenti continua lo spettacolo che non diverte ma uccide il Paese!

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Mario Tassone: l’equilibrio tra potere esecutivo, potere legislativo ed ordine giudiziario

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Più volte ci si richiama a Montesquieu per la tripartizione tra Esecutivo, Legislativo e Giudiziario. Un equilibrio fra i primi due poteri e il terzo ordine che si è raggiunto dopo un lungo processo democratico. Tenere distinti, in ossequio alle norme fondamentali, i due poteri esecutivo, legislativo e l’ordine giudiziario è un giusto equilibrio perché si affermi lo Stato di diritto. Nel rispetto dei distinti ruoli, I due poterti e l’ordine giudiziario convergono perché democrazia, libertà che sono alla base delle Costituzioni moderne, siano saldo riferimento di sviluppo civile. Sembrava che l’intuizione di Montesquieu fosse granitica e che pulsioni autoritarie fossero affidate alla storia. I diritti civili, la partecipazione, la democrazia si affermavano e si affermano attraverso i Parlamenti. La “prevaricazione” regia fu contenuta e l’equilibrio fra i tre “poteri“ raggiunto dispiegò i suoi effetti positivi. Tutto viene messo in discussione quando uno delle tre articolazioni costituzionali subisce delle attenuazioni nel proprio ruolo e gli altri acquisiscono competenze improprie. E’ quanto sta accadendo nel nostro Paese, e non solo, dove la rappresentanza parlamentare è svuotata. Un Parlamento declinante significa crisi della democrazia, fine dello stato di diritto. Altri poteri prendono il sopravvento come la magistratura che si considera detentrice di un potere assoluto e un esecutivo, che senza controllo parlamentare e quindi dei cittadini, scivola verso l’autoritarismo. La riduzione dei parlamentari, il tentativo di introdurre per i deputati e i senatori il voto a distanza, la democrazia plebiscitaria in cui le leggi vengano approvate a colpi di referendum, il ricorrere smisurato alla decretazione d’urgenza, i continui voti di fiducia sono una espropriazione del Parlamento. I penta stellati, producono attraverso l’uso discrezionale della rete, i parlamentari. È un insulto alla storia democratica del Paese. Fa senso vedere il PD che ha la presunzione di ritenersi erede di tante storie, per dire la verità “opposte “, annullarsi nei 5-Stelle rivedendo posizioni importanti pur di stare al governo. Le maggioranze in democrazia debbono trovare comuni punti programmatici che non possono essere il solo potere.
Le grandi sfide sono la scelta della forma di governo. Le leggi elettorali debbono essere funzionali a questa scelta (repubblica presidenziale, semi presidenziale, cancellierato con il bilanciamento del parlamento, repubblica parlamentare). E’ inutile parlare di riforme elettorali se non si scioglie il nodo della forma di Stato e di governo, in passato affrontato e non risolto! Cerchiamo di mettere ordine nelle istituzioni altrimenti confusione, pressappochismo continueranno ad attentare i diritti dei cittadini.

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Mario Tassone: riannodare i fili spezzati delle idee di De Gasperi e Sturzo

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

La volontà di andare avanti nel progetto politico di ricostruzione di un’area di centro dove riferimenti culturali e valoriali del popolarismo Cristiano democratico ritrovino attualità dopo un lungo periodo di oblio, sono state in estrema sintesi le conclusioni dell’Assemblea della Federazione popolare dei democratici cristiani. Un compito storico per dare senso alla politica, agibilità alla democrazia e ai diritti. Oggi viviamo da troppo tempo l’inerzia della supponenza, del velleitarismo senza ragione e senza passione. Ricomporre i circuiti del liberalismo, della sinistra democratica, del popolarismo democratico cristiano significa schiudere orizzonti in cui una comunità ritrovi la propria identità. Ritrovarci dopo gli anni della diaspora ha il significato di riannodare i fili spezzati delle grandi idee sturziane e degasperiane. L’Assemblea ha deciso di fare liste della Federazione nelle regioni che andranno al voto il 20-21 settembre con il simbolo dello scudo crociato con il richiamo al popolarismo e all’Unione dei democratici cristiani che era il nome con cui nasceva l’Udc nel dicembre del 2002 nel congresso di fondazione di cui fui presidente. Tale nome fu sostituito forzosamente. Oggi ritorna per ridare slancio a una intuizione progettuale inspiegabilmente abbandonata. Per fare il centro c’è bisogno di ampie convergenze. Forza Italia deve scegliere tra essere il partito liberal-democratico così come dichiara di essere sin dalla nascita oppure perdere la propria originarietà e diluirsi in movimenti di destra. Si sta cercando di costruire una storia dove gli ideali di dignità umana e di libertà siano riferimenti di un Paese che si sottrae da populismi ed estremismi. Restituire equilibrio e saggezza significa ritrovare il giusto percorso per andare avanti. I cristiani democratici dovranno esserci per fare giustizia di tante amnesie della storia.

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Mario Tassone: Il sequesto Moro, un ricordo

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

Il 16 marzo del 1978 veniva sequestrato Aldo Moro e trucidata la scorta. Iniziava l’agonia del presidente della D.C. e della Repubblica. Ricordo bene quel giorno, la confusione a Montecitorio, lo sbandamento di tutti, la percezione della minaccia seria alle istituzioni per opera di un nemico potente, distruttivo, da tempo in “attività” con le scie di sangue. Una pericolosità sottostimata, un coacervo di intrecci e di spinte eversive che hanno reso lo Stato debole nel contrastare le brigate rosse e tutti gli estremismi. Dopo il 16 marzo e il 9 maggio del ’78, giorno dell’assassinio di Moro, tutto è cambiato. Il brigatismo e gli estremismi sono stati sconfitti dopo la presa di coscienza e la mobilitazione del Paese, ma la democrazia è entrata in una bolla di declino. È entrata in crisi la politica, si sono spenti gli entusiasmi, si sono attenuati gli strumenti della partecipazione dei cittadini, si sono scardinati i presupposti della democrazia liberale. Oggi viviamo un momento difficile. C’è un nemico invisibile, corona virus, che sta inginocchiando non solo il nostro Paese ma tutto il pianeta. Bisogna ringraziare il mondo della sanità, i volontari, le forze dell’ordine, gli amministratori per il sacrificio e l’impegno profuso. Esprimiamo vicinanza alle tante famiglie colpite. Sconfiggeremo anche questo nemico. Ma bisogna sconfiggere il disegno di quanti, approfittando di questa tragica situazione, vagheggiano svolte autoritarie attraverso lo svuotamento delle istituzioni di rappresentanza. Durante i conflitti bellici ci sono stati gli approfittatori e gli sciacalli che si sono arricchiti. Tra dittatura e democrazia noi scegliamo la democrazia. Non una democrazia esangue ma vera dove c’è la politica e una classe dirigente meno approssimativa. (n.r. Un ricordo che resta vivo anche nella nostra memoria. In seguito abbiamo pubblicato, con i tipi della Fidest, un libro nel riportare la storia di un giornalista, Mino Pecorelli, che  avrebbe potuto raccontarci particolari  sul sequestro Moro e di quel che ne è seguito, se non fosse stato ucciso. Ma in proposito qualcosa abbiamo saputo e lo abbiamo scritto, ma non abbiamo fatto i conti con la “censura di Stato”.)

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Mario Tassone: la prima Repubblica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Molti commentatori difronte la confusione di oggi stanno rivedendo i giudizi negativi sulla prima fase della repubblica che va impropriamente sotto il nome di “prima repubblica”. Condanne ingiuste di un periodo storico, hanno prodotto i risultati che oggi rendono precarie le istituzioni rappresentative, restringono l’area dei diritti, comprimono sempre di più gli spazi di libertà. Oggi parlare di “prima repubblica” non è più un insulto ma per molti è una rivisitazione storica e il desiderio di ritornare ad un tempo dove c’era la politica oggi sostituita da un movimentismo che esprime impulsi e non progetti, emotività e non razionalità, estremismi e non i necessari equilibri e sintesi fra le varie esigenze. Oggi si afferma che senza un’area di centro non si governa. È giusto. Con le improvvisazioni si possono fare spettacoli con gli effetti speciali ma non si amministra. Le illusioni non costruiscono ma condannano una comunità alla disperazione. Dunque, dicevamo c’è bisogno di un centro e di un recupero dell’unità dei cristiani democratici. Un centro vero libero, senza trattini, nei giudizi che si sottrae a preventive alleanze. Un centro che rifiuta sovranismi e populismi, che non accetta l’imperio della negazione del diritto e della regione, che rifiuta gli estremismi che offendono sensibilità umane. Un centro che sia in condizione di costruire democrazia con le forze disponibili così com’è avvenuto nella stagione della ricostruzione del nostro paese. La federazione popolare dei democratici cristiani, costituitasi qualche mese or sono, deve procedere speditamente a fare il Partito. Un appello da rinnovare a quanti, consapevoli della grave situazione, si ritrovino insieme per rinnovare con il popolo italiano il patto antico, ma sempre attuale, per difendere i valori di crescita e di umanità oggi sempre offuscati dall’antipolitica. (by Lorenzo Annoni)

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Mario Tassone: ricostruire un’area di centro

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Il processo per costruire un’area del centro politico che sia riferimento delle tante realtà che si richiamano alla esperienza dei cristiani democratici e dei laici riformisti é avviato. “È un dato importante – afferma l’on.le Mario Tassone – in uno scenario confuso. Le vicende della nascita degli ultimi due governi hanno confermato che “il sistema” non tiene. In un arco temporale molto ampio iniziato con il sistema elettorale del 1994 sono stati abbandonati riferimenti valoriali e culturali imprescindibili per preservare, arricchire la vita democratica. Le soluzioni “tecniciste “non possono essere risolutrici. Non ci possono essere governi forti se si insegue il nuovo e il nuovo si traduce in una frattura con quel filone umanistico che ha dato una spinta rigeneratrice morale e civile al nostro Paese. Gli orizzonti si riducono. Si affievoliscono la partecipazione e la responsabilità con sistemi che hanno delineato un inedito centro gravitazionale con nuovi protagonismi: non più i cittadini, non più il prezioso e diffuso associazionismo ma un reticolato di capi e sottocapi detentori di un potere invasivo che trova, con la nomina dei parlamentare, in seguito al l’eliminazione delle preferenze, l’epicentro. La sovranità non più al popolo ma all’insieme delle caste e dei gruppi di interessi che agiscono senza controllo. Se la politica va in crisi gli spazi sono occupati da “espressioni” non legittimate dal consenso popolare. Il centro che si sta formando intende recuperare la politica. Il “centro” non può essere una indicazione geometrica per strumentalizzazioni di ritorno. È la scelta di una democrazia che vive se energie sopite ritrovino le ragioni di un impegno che superi le inerzie, le arrendevolezze, gli opportunismi e i trasformismi umilianti. Un centro del popolarismo cristiano e democratico che intercetti travagli e speranze. Un centro che assicuri dignità alle istituzioni democratiche. Un centro che attraverso un rinato protagonismo dei cristiani democratici. ritenuto erroneamente superato, ridia fiducia alla crisi di oggi. Una crisi da cui si esce se antiche saggezze e nuove sensibilità prevalgano sul vuoto delle mediocrità autoreferenziali travestite da statisti”.

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Mario Tassone: ritrovare le ragioni per ritrovarsi!

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

corte costituzionaleIn questi giorni si sta sviluppando un confronto all’interno degli schieramenti politici che si smorza e si arena quando si dovrebbe passare alla definizione dei progetti politici. I messaggi che il responso referendario del 4 dicembre ci ha consegnato sono ignorati. Il sistema proporzionale, che sostanzialmente la Consulta ha delineato bocciando alcune parti della riforma costituzionale, viene visto con fastidio, come una improponibile conclusione di una lunga stagione di schiere di capi autoreferenziali e autosufficienti. Come nel passato sul banco degli accusati, anche per alcune note firme del giornalismo, vengono posti non quelli che hanno spezzato le strutture portanti della nostra democrazia ma quelli che operano per riannodare i fili di storie e di valori sopiti per troppo tempo. C’è il tentativo di restaurazioni che alimentano estremismi. In una situazione dove il confronto avviene fra cerchie ristrette, prendono corpo forze disgregatrici. L’assise del Pd, la “Leopolda”, che si è conclusa a Torino, lascia in sospeso interrogativi importanti e rende più impervio il percorso. Nel 2014, il nuovo CDU celebrava a Roma il suo congresso che aveva come tema “Dall’Io al Noi”. Oggi la parte del Pd del giovane Renzi per la Leopolda ha avuto lo stesso tema. Un tema, per dire la verità, affrontato è sviluppato con un ragionamento che ha portato a conclusioni opposte rispetto alle nostre. Infatti a Torino si è detto che senza l’lo non c’è il Noi. Noi dicemmo nel 2014 e diciamo che senza il Noi non c’è l’Io. Una comunità va ricomposta dove ci sono certo gli “Io” perché investiti di responsabilità dalla comunità per interpretarne i bisogni e assumere decisioni consequenziali. Alla comunità appartiene il controllo attraverso gli organi di rappresentanza democratica. Diciamo no ad una elegante riproposizione di un disegno, che comunque presentato, è elitario e divide! Così come diciamo no alle primarie che consolida sistemi di potere personale attraverso un itinerario che non allarga la base democratica ma, in una finzione, la restringe. La sinistra deve misurarsi con la sua storia e non con gli ingredienti del presente che non riscaldano i cuori. Parlare ancora di intellettuali organici si ritorna ad antiche velleità di una certa sinistra di egemonizzare la società. Il centro- destra è alle prese con variegate situazioni di difficoltà progettuali. Ma un centro- destra non esiste in quanto tale se il centro soffre di nanismo. Il centro non è la destra. La destra non è la parte estrema intollerante e xenofoba. Il 9 marzo dopo la riunione dell’ufficio politico del n. CDU, accogliendo un cortese invito, sono andato con moltissimi amici della segreteria politica del n. CDU al Consiglio Nazionale dell’UDC. Sono intervenuto per illustrare le nostre posizioni. L’augurio che facciamo è che quanti si richiamano all’esperienza del cattolicesimo democratico ritrovino le ragioni per ritrovarsi. Ragioni per molto tempo disperse e soffocate.

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Riflessione dell’On. Mario Tassone sul Meeting di CL a Rimini!

Posted by fidest press agency su martedì, 23 agosto 2016

riminiIl Meeting di Rimini, che Comunione e Liberazione organizza da molti anni, è un appuntamento a cui non mancano i detentori pro tempore del potere e personaggi famosi. Anzi per i primi è l’occasione per riproporre, più che idee e programmi, leadership a volte appannate. Una tribuna per gli esponenti del governo e nessun riscontro equilibrato a posizioni diverse! Una presenza a un salotto divenuto esclusivo per la sapiente regia degli organizzatori impegnati a presentare C.L. come realtà profetica dai progetti di ampio respiro, dalle verità indiscusse. Una oasi incontaminata dai mali di questo mondo, affollato da peccatori e inadeguati. E allora si comprende la corsa a partecipare per conquistare benemerenza e un salvacondotto. Mai Rimini ha visto in primo piano personaggi di un “mondo diverso”. E quando ci sono, anche in questa edizione, sono risucchiati da un conformismo fastidioso. Si parla degli altri, di quelli che stanno fuori perché nel Meeting tutto è ritenuto perfetto. Certo il dato positivo è la presenza di tanti giovani che partecipano con l’entusiasmo della fede, questa si vera, e della generosità propria del loro tempo. E poi cosa rimane? Non si sa in un anno, aspettando l’agosto successivo, cosa fanno Cl e le sue potenti strutture collaterali. Quanto si è discusso a Rimini, temi ripassati per la verità, non trova sbocchi. Tutto si consuma nell’apparire. Quanto serve per continuare un impegno talmente esclusivo che scompare dai rader della conoscenza . Si dice che la scelta politica è individuale. Ma molti personaggi, noti alle cronache, non sarebbero andati lontani se non ci fossero state le adesioni di giovani, e non, a cui si chiede servizio verso gli ultimi…. e qualche supplemento in più. Rimini ha sempre sdoganato tutto anche quando si soffocavano i vecchi partiti, la D.C. veniva vilipesa e la storia democratica contraffatta. C’è sempre una zona grigia in certe vicende: la dicotomia fra valori con forza affermati e la pratica. Un imbroglio e una offesa! Il presidente della repubblica, che non si è sottratto al richiamo riminese, nel suo intervento ha detto: “molti si isolano in circuiti ristretti, illudendosi che il mondo appartenga solo a chi la pensa come loro e riversano astio e livore su chi pensa diversamente”. Una riflessione che condivido. Mi auguro che Mattarella l’abbia fatto pensando anche ai suoi ospitanti, gestori di una organizzazione sempre più esclusiva dalle élites spinte e disinvolte!

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