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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘marittimi’

Marittimi bloccati in Cina

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

“Auspico un abbassamento dei toni e una fattiva collaborazione tra la Farnesina, l’Ambasciata d’Italia a Pechino e l’armatore di Napoli Michele Bottiglieri affinchè venga risolta, in tempi rapidi, la questione del cambio di equipaggio a bordo della motonave “Mba Giovanni”, bloccata a largo della Cina da più di un anno”. Lo dichiara il Questore della Camera e membro della Commissione Affari Esteri Edmondo Cirielli (FdI): “Pur apprezzando gli sforzi messi in atto dal ministro Luigi Di Maio e prendendo atto della posizione espressa, in una nota ufficiale, dal Ministero degli Affari Esteri, ritengo che ognuno dei soggetti coinvolti debba assumersi le proprie responsabilità al fine di consentire ai sedici marittimi di poter toccare terra e di ritornare finalmente dalle loro famiglie. Si evitino, quindi, polemiche che potrebbero ulteriormente paralizzare una situazione già complessa. Ciascuno faccia la propria parte. In ogni caso – conclude Cirielli – devono essere rafforzate le interlocuzioni con le Autorità cinesi, nell’interesse esclusivo dei nostri connazionali”.

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Governo aiuti i marittimi italiani bloccati sulle navi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

“In questa fase di generale emergenza dettata dal diffondersi del Covid-19 ce ne è un’altra su cui sollecito il governo ad intervenire prontamente e cioè le condizioni precarie in cui si trovano i nostri marittimi. Mi riferisco a quei tantissimi italiani a bordo delle navi da crociera, in molti casi contagiati dal Coronavirus, a cui è impedito lo sbarco nei nostri porti. Vivono in condizioni di estrema precarietà, spesso senza assistenza medica adeguata, a cui viene negata la possibilità di rientrare. Il governo non può voltarsi dall’altro lato, ha il dovere di intervenire per salvare i tanti nostri connazionali bloccati sulle navi e per dare risposte alle famiglie che chiedono per i loro cari assistenza. Peraltro, sarebbe assurdo che un governo che ha dimostrato grande disponibilità nell’accogliere i clandestini, adesso negasse assistenza a tanti italiani in difficoltà”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone.

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“A Taranto già iniziati i guai per autotrasporto e marittimi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

“Come era prevedibile, mentre il governo nicchia e i riflettori sono tutti puntati sui lavoratori diretti dell’ex Ilva, il disimpegno di ArcelorMittal sta già provocando fortissimi danni all’indotto, in particolare all’autotrasporto e ai marittimi”. Questo l’allarme lanciato dal segretario generale Fast Confsal, Pietro Serbassi, in seguito alle notizie che stanno arrivando da Taranto. “Già da qualche giorno – prosegue Serbassi – ArcelorMittal ha fermato lo scarico delle materie prime necessarie alla produzione alla banchina del molo polisettoriale del porto di Taranto. Lo stop sarebbe già avvenuto da venerdì e si collega con la decisione dell’azienda, confermata anche dai sindacati, di bloccare una delle due linee di agglomerazione del siderurgico. L’agglomerato è l’impianto dove le materie prime, una volta sbarcate dalle navi e stoccate nei parchi minerali, vengono preparate per la carica negli altiforni da cui poi esce la ghisa, successivamente trasformata in acciaio nelle acciaierie”. “La notizia, oltre a confermare l’intenzione della multinazionale indiana di abbandonare gli impianti della ex Ilva, inizia anche a dare l’idea del contraccolpo che si abbatterà sulle decine di migliaia di lavoratori dell’indotto, buona parte dei quali lavora nel settore dei trasporti. Molte delle circa 300 piccole e medie aziende hanno già attivato la cassa integrazione e altre lo faranno nelle prossime settimane. La tempesta che si scatenerà sull’area di Taranto, con il calo già cominciato dei volumi di affari nell’autotrasporto e nell’attività portuale, provocherà danni irreversibili di cui sembra che nessuno, né il governo, né le istituzioni locali, né i mezzi di informazione, si stia realmente preoccupando”.

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Tirrenia e diritti costituzionali dei sardi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 febbraio 2012

«Il Governo intervenga per garantire i diritti costituzionali che competono ai sardi e alla Sardegna». Lo ha chiesto il deputato dell’Italia dei Valori Federico Palomba intervenendo oggi alla Camera durante l’informativa urgente sulle vicende della Tirrenia e sulla continuità territoriale da e per la Sardegna. «Il caso Tirrenia è emblematico dei danni fatti alla Sardegna dal Governo Berlusconi», ha detto Palomba, spiegando che non si tratta di un favore per i sardi ma del riconoscimento di un sacrosanto diritto costituzionale che è stabilito dall’articolo 5 della Costituzione, secondo cui l’Italia è una e indivisibile, e dall’articolo 16, che prevede che tutti i cittadini italiani possano muoversi liberamente a parità di costi e a parità di tariffe. «Tirrenia nel bene e nel male ha rappresentato per i sardi la possibilità di locomozione a costi ridotti, ma la situazione è precipitata da quando c’è stato il commissariamento: da allora è diventata un disastro. Risolvere il problema della continuità territoriale dei sardi con la privatizzazione e la liberalizzazione è una strada percorribile e conforme alle direttive europee – ha spiegato il parlamentare sardo – ma a patto di salvaguardare la libera concorrenza. Se invece furbescamente i tre vettori che operavano nei porti italiani per i trasporti dall’Italia alla Sardegna si mettono insieme e fanno cartello allora le cose non funzionano e la concorrenza crolla. CIN – ha aggiunto Palomba – non vuol dire Compagnia italiana di navigazione ma «cartello italiano per la navigazione»: non lo potete consentire – ha aggiunto -, dovete dare un sostegno forte all’Unione europea, dovete dare ai sardi la garanzia che i collegamenti marittimi ci siano. Ciò vale anche per la continuità delle merci – continua Palomba -: mettere le imprese sarde in condizioni di parità rispetto a quelle della penisola non rappresenta un aiuto di Stato ma è anche in questo caso una difesa della libera concorrenza».

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