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Le grandi perdite nel trasporto marittimo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 giugno 2019

Secondo il Safety & Shipping Review 2019 di Allianz Global Corporate & Specialty SE (AGCS), le grandi perdite nel trasporto marittimo sono al livello più basso registrato in questo secolo, con un calo di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. Lo studio annuale analizza le perdite di navi di oltre 100 tonnellate lorde (GT). Nel 2018 sono state segnalate in tutto il mondo 46 perdite totali di grandi navi, in diminuzione rispetto alle 98 di 12 mesi prima, a causa di un calo significativo dell’attività nel Sud-Est asiatico, punto critico per le perdite globali, mentre quelle dovute alle condizioni meteo (10) si dimezzano dopo stagioni più tranquille di uragani e tifoni.
Se il crollo delle perdite totali è incoraggiante, il numero complessivo di incidenti di navigazione segnalati nel 2018 (2.698) mostra un calo decisamente più contenuto, meno dell’1% rispetto all’anno precedente. La causa principale sono i danni ai macchinari e rappresentano più di un terzo degli oltre 26.000 incidenti dell’ultimo decennio, il doppio della seconda causa più importante, la collisione. I danni ai macchinari sono una delle cause più costose dei sinistri dell’assicurazione marittima, per un totale di oltre 1 miliardo di dollari in cinque anni. I luoghi dove avvengono maggiormente gli incidenti e le cause più diffuse di perdite totaliLa regione marittima della Cina meridionale, Indocina, Indonesia e Filippine rimane il luogo dove si sono registrate le maggiori perdite (12). Nel 2018 un incidente su quattro si è verificato in quest’area, anche se si evidenzia un calo significativo rispetto ai 29 dell’anno precedente. Il Mediterraneo orientale e il Mar Nero (6) e le isole britanniche (4) sono al secondo e terzo posto. Nonostante i segnali di miglioramento, l’Asia rimarrà un punto critico per i sinistri marittimi a causa dell’elevato livello di scambi commerciali, delle rotte di navigazione trafficate e delle flotte più datate. Tuttavia, nuove infrastrutture, migliori operazioni portuali e strumenti di navigazione più aggiornati aiuteranno ad affrontare le sfide per il futuro. Nell’ultimo anno le navi da carico (15) hanno rappresentato un terzo delle perdite totali in tutto il mondo. La causa più frequente rimane il naufragio/affondamento, che ha riguardato oltre la metà (551) delle 1.036 navi perse nell’ultimo decennio. Nel 2018 sono stati segnalati 30 casi.Gli incendi continuano a generare ingenti perdite a bordo e il numero di incidenti segnalati (174) tende ad aumentare. Questa tendenza è proseguita anche nel 2019, con una serie di problemi recenti sulle navi portacontainer e tre incidenti significativi sulle navi per il trasporto di auto. I carichi dichiarati erroneamente, sbagliate indicazioni di etichettatura e di imballaggio di merci pericolose, sono tra le cause principali di incendi in mare. La capacità antincendio a bordo può essere limitata e il ricorso a importanti interventi esterni, con conseguente aumento dei tempi di reazione, possono provocare ingenti danni alle navi, con un incremento significativo del valore delle richieste di risarcimento.
Inoltre, la perdita di centinaia di container a bordo di una grande nave all’inizio del 2019 ci ricorda che le merci danneggiate sono la causa più frequente di risarcimento da parte dell’assicurazione marittima, ovvero una su cinque in cinque anni1.
Il rischio politico è aumentato in tutto il mondo e rappresenta sempre più una minaccia per la sicurezza della navigazione, il commercio e le supply chain a causa di conflitti, dispute territoriali, cyber-attacchi, sanzioni, pirateria e persino sabotaggi, come dimostrato dai recenti attacchi alle petroliere in Medio Oriente.

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Liberalizzazione trasporto marittimo

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2010

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani: “La vicenda Tirrenia rende manifesta l’assoluta incapacità del Governo Berlusconi di realizzare riforme liberali. Sotto la spinta dell’Unione europea, il Governo ha avuto la possibilità di liberalizzare il trasporto marittimo, valorizzare, privatizzandola, la più grande compagnia di navigazione italiana e restituire ai cittadini servizi efficienti e minori spese per lo Stato. È stato scelto invece di far passare Tirrenia dalle mani dello Stato a quelle della Regione Sicilia, prevedendo sussidi pubblici per 1,3 miliardi euro senza aver nemmeno definito gli obblighi di servizio universale. Intanto i bandi regionali, con altri 700 milioni di euro di sussidi in palio,  sono fermi e i lavoratori rimangono nell’assoluta incertezza, mentre le procedure di infrazione della UE pendono come un macigno. È evidente oramai che occorre separare il processo di privatizzazione da quello per l’affidamento dei servizi sussidiati e liberalizzare davvero il settore, con una nuova gara per individuare il fornitore che richieda i sussidi più bassi per effettuare i servizi  e che non sia necessariamente l’acquirente delle società del gruppo Tirrenia

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