Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘mascherine’

Sembra non avere fine il caos delle mascherine

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Dall’inizio della pandemia ne abbiamo instancabilmente denunciato e segnalato la mancata reperibilità, anche per il personale medico e ospedaliero, i costi improponibili applicati per tali dispositivi e la messa in commercio di mascherine non certificate, carenti dal punto di vista della sicurezza, della capacità filtrante e perciò della protezione dal virus. Le indagini condotte dalla Procura di Gorizia stanno portando alla luce fatti ancora più gravi e allarmanti. Stando alle evidenze raccolte, infatti, la metà dei dispositivi di protezione individuale importati dalla struttura commissariale dalla Cina non è una valida protezione. Uno su due non filtrerebbe a sufficienza e la documentazione turca che ne attesta la conformità alle direttive Ue appare contraffatta. Si tratta, nel dettaglio, di 250 milioni di mascherine acquistate nei primi sette mesi dello scorso anno dal Commissario Domenico Arcuri e validate dal Comitato tecnico scientifico, distribuite nelle Asl di tutta Italia. Proprio laddove il virus circolava di più e dove gli operatori erano più a rischio. Un fatto gravissimo: quel che è peggio è che la provenienza pubblica di tali dispositivi gli conferiva automaticamente affidabilità, dando per scontati controlli e certificazioni in realtà inesistenti. Chiediamo che sulla vicenda sia fatta la massima chiarezza e che le indagini individuino responsabilità e abusi, con condanne esemplari per chi ha peccato di superficialità o, ancora peggio, ha lucrato su tale pandemia e sulla salute dei cittadini in una fase storica drammatica. I cittadini, che già devono fare i conti con una sofferenza immane dal punto di vista emotivo, sociale ed economico, non meritano una beffa ed una ingiustizia di tali proporzioni.

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Mascherine, non tutte sono idonee. Ecco come riconoscere quelle di qualità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

Non tutte le mascherine contro il rischio Covid sono di qualità: nel mirino sono i criteri e i materiali di fabbricazione, ma anche chi certifica e dà i codici, come quelli che si leggono sulle Ffp2. Alcuni enti che certificano secondo regole europee sono situati fuori dell’Unione europea, e accusati di avallare capacità di filtrazione dichiarata superiore a quella reale. Il “tarocco” può trovarsi in entrambi i tipi di mascherine, ma soprattutto nelle Ffp2. In ogni caso, si parla delle due tipologie classiche: le mascherine chirurgiche, dispositivi medici preposti a non far passare all’esterno i batteri di chi le indossa, che devono rispettare la norma UNI EN 14683/2019 e per qualità si dividono in livelli I, II e II R quest’ultimo impermeabile; e le mascherine professionali, dispositivi di protezione individuale nati per polveri ed inquinanti ma utili contro patogeni esterni, aderenti alla norma UNI EN 149:2009 e classificati in FFfp1, Ffp2, Ffp3 in base al livello di protezione: le prime, si legge sul sito dell’Istituto Mario Negri, filtrano in media l’80% dei patogeni, le Ffp2 il 94%, le Ffp3 il 99%. Sia mascherine chirurgiche sia filtranti facciali, a valle dell’organo internazionale di notifica, sono valutate da Istituto superiore di sanità ed Inail. Sono poi in commercio mascherine “civili” per gli usi quotidiani, di materiali disparati, che non necessitano di valutazioni istituzionali.
Pandemia e crollo della qualità -Nella prima ondata, di fronte alla grave emergenza, il decreto 14 del 9 marzo 2020 ha aperto all’uso nei reparti ospedalieri di mascherine prive di marchio CE purché avessero l’ok dell’Istituto superiore di sanità. Portavoce di un gruppo in via di formazione di medici – microbiologi, virologi, infettivologi – e ingegneri, con l’obiettivo di spingere verso una maggiore diffusione ed un più facile accesso a mascherine di qualità, il professor Antonio Vittorino Gaddi, che è anche presidente della Società Italiana di Telemedicina, teme che quella misura possa non aver aiutato a combattere la diffusione della malattia. «Invece di agevolare la produzione di dispositivi idonei da parte di eccellenze che pure in Italia abbiamo, si è dato il via a produzioni di tutti i tipi. Si sono viste mascherine -italianissime, purtroppo- fatte di tessuto ripiegato o con gommapiuma in mezzo, vendute a caro prezzo; ed altre ancora spacciate per impermeabili perché avevano all’esterno uno strato di plastica: per consentire a chi le indossava di respirare il produttore aveva praticato dei buchi e alla fine filtravano meno di buone sciarpe di lana. Ma non è tutto: la sovraproduzione si è riversata sugli organismi di notifica e di fronte al lavoro crescente alcuni, oberati, hanno esternalizzato le certificazioni …e il mondo è grande».Protezione carente – Sul fronte qualità nel complesso il panorama «non è desolante ma nemmeno rassicurante. Una pubblicazione di ingegneri italiani su “Environmental Research and Public Health” a prima firma di Francesco Tessarolo analizza oltre 100 mascherine chirurgiche e Ffp2 in commercio in relazione ai tipi di tessuto che le compongono, in genere polipropilene, spunbond termosaldato o meno, o termotessuti da fibre caotiche (queste ultime non hanno trama)», dice Gaddi. «L’articolo mostra che solo un 40% rispetta i parametri di filtrazione, un 20% è sulla linea della sufficienza, un altro 40% non li rispetta. Purtroppo, aggiungo io, il test avviene sulla capacità di filtrare i batteri: come diametro i virus come il Covid-19 sono 20-30 volte più piccoli».
Normativa internazionale inadeguata – E veniamo al punto centrale. «Che l’organismo di notifica sia italiano o asiatico, fidato o sconosciuto, le regole per misurare sono vecchie», continua Gaddi. «Malgrado il Covid-19 abbia un diametro tra 0,08 e 0,12 micron le mascherine per contrastarlo sono testate con il bacterial filtration index, tarato su batteri come lo stafilococco aureo che ha un diametro di 3 micron. Per filtrare un virus così piccolo ci vorrebbero mascherine con maglie molto fitte e molto piccole o dotate di altre particolari proprietà filtranti. Le mascherine Ffp3 migliori hanno spesso fibre molto sottili (1-2 micron), mentre alcune Ffp2 in spunbond termosaldato hanno fibre grossolane con fori da 15 micron. Di fatto, per fermare il virus si conta sulla sovrapposizione degli strati di materiale oltre che sulla qualità, nonché su altre variabili, spesso non considerate adeguatamente, come l’aerazione dei locali. Ma purtroppo sia il mondo delle autorità regolatorie sia quello della ricerca non hanno spinto per rivedere una normativa vecchia di 20 anni e nata o per le sale chirurgiche o per le industrie, come ad esempio la siderurgica, dove gli operai sono esposti anche a polveri ultrafini, grandi come il virus. Insomma: le mascherine nelle fabbriche in giro per il mondo tendono a proteggere in teoria dai virus ben più di quanto non risultino protettive quelle usate in alcuni dei nostri ospedali».I limiti dei test – C’è un’ulteriore variabile. «Anche buoni laboratori possono rilasciare, in buona fede, certificazioni positive per mascherine inidonee contro i virus, in quanto la qualità della filtrazione si misura quantificando le particelle in uscita dal tessuto in percentuale su quelle sparate in entrata, ma tra quelle particelle ce ne sono di tutti i diametri, sia PM2,5, sia PM0,3 (la “taglia” del virus, appunto). E i detector sono sensibili al totale delle particelle che passano, non alla misura della particella in uscita, salvo ad utilizzare apparecchi complessi e costosi».
Le mascherine più “taroccate” – «Imbattersi in prodotti inadeguati è più probabile quando ci si rifornisce di mascherine Ffp2-Ffp3», continua Gaddi. «Il costo del tessuto filtrante e di produzione della mascherina chirurgica è inferiore rispetto a quello delle Ffp2 con i vari strati. Però è fondamentale non solo avere buone mascherine ma anche saperle indossare e qui un “mea culpa” dovrebbero farlo anche le autorità sanitarie! Inizialmente girava dai documenti la voce che il virus si trasmettesse per contatto (prima e unica regola: lavatevi le mani); poi qualcuno ha scritto che solo “droplet” da 5 micron in su trasmettessero i patogeni. Queste ed altre corbellerie hanno ritardato la giusta e comprensibile corsa verso le mascherine. Che sono indispensabili in un setting medico, perché un virus può “galleggiare” nell’aria a lungo e ricade molto più lentamente di quanto non facciano particelle grossolane, batteri, funghi ed altri patogeni. Basta un soffio o una mossa della mano a farlo risalire in aria. Motivo per cui, ad esempio, la mascherina è bene non toglierla mai quando si resta in studio dopo aver visitato o tamponato un paziente» By Mauro Miserendino
(fonte: Doctor33)

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Codici: chiarezza e rimborsi per le mascherine U-Mask

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2021

L’associazione Codici ha lanciato una class action per tutelare i consumatori che hanno acquistato le mascherine U-Mask. Un prodotto in voga, utilizzato da rappresentanti istituzionali, personaggi famosi e sportivi, finito sotto la lente della Procura di Milano per le reali capacità tecniche e sulla scrivania dell’Antitrust.“Stiamo ricevendo tante segnalazioni da parte dei consumatori – aggiunge Manfredi Zammataro, Segretario di Codici Sicilia –, c’è preoccupazione per l’inchiesta della Procura ed anche per l’intervento dei Nas di Trento, che hanno sequestrato il laboratorio analisi di Bolzano dove sono stati effettuati i testi sulla capacità di filtrazione delle mascherine. C’è anche rabbia, perché parliamo di prodotti non proprio economici, visto che le mascherine costano circa 30 euro ed un filtro circa 15 euro. Cifre che vanno moltiplicate, perché molti hanno ordinato più di una mascherina e si arriva anche ad acquisti di alcune centinaia di euro. Diversi consumatori – aggiunge Zammataro – stanno chiedendo il rimborso all’azienda, che però si rifiuta di riconoscerlo a chi ha aperto la confezione. Sinceramente lo troviamo assurdo oltre che ingiusto, perché è normale che quando si fa un acquisto online, una volta che si riceve il prodotto poi si apre la confezione per vedere com’è, per provarlo. La politica aziendale non rispetta il Codice del Consumo e questo è uno dei motivi alla base della class action che abbiamo avviato. L’altro punto è la reale capacità delle mascherine. Le informazioni sono poco chiare, i consumatori hanno diritto di sapere cosa stanno acquistando, a maggior ragione in un caso come questo in cui di mezzo c’è la salute”.La class action promossa da Codici per il rimborso e l’eventuale risarcimento dei consumatori va avanti. Sul sito internet http://www.codici.org è disponibile il modulo di adesione. Per chiarimenti o assistenza è possibile contattare l’associazione telefonando al numero 06.55.71.996

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Covid, Nardi: “Siano garantite mascherine sicure e prodotte in Italia”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

“Il Governo, anche attraverso il Commissario Arcuri, deve intervenire per garantire che le mascherine che usano gli italiani, con un fabbisogno di oltre 90 milioni al giorno, siano sicure e certificate. E questa sicurezza la possono dare le aziende italiane certificate e garantite che le stanno producendo in piena regola”, così la presidente della commissione Attività produttive della Camera, Martina Nardi, spiega il senso della risoluzione presentata assieme alla collega Elena Carnevali nella X e XII Commissione.“Dall’ultimo report realizzato dall’Inail – spiega Nardi – emerge infatti come in Italia solo il 5% delle mascherine analizzate siano risultate idonee alle vigenti norme tecniche di conformità: il 95 per cento risulta invece non autorizzabile per varie cause come, ad esempio, l’assenza di report sulle prove effettuate sui dispositivi o di test report carenti o non conformi alle norme di riferimento. Sono dati allarmanti”.Da qui la richiesta al Governo “di sostenere, nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie sulla concorrenza, le aziende italiane produttrici di mascherine chirurgiche e Dpi che hanno investito sul territorio e potenziato la propria capacità produttiva in un’ottica sostenibile dal punto di vista sociale, etico e ambientale”. La presidente Nardi insieme alla deputata Carnevali indica anche gli strumenti con cui il Governo potrebbe agire. “Riteniamo che sia utile – spiega Nardi – il contingentamento dell’autorizzazione ad immettere sul territorio nazionale dispositivi non marcati Ce, affiancato da un potenziamento dei controlli lungo tutta la filiera di produzione e vendita dei dispositivi medici. Inserire, inoltre, qualora la produzione diretta dello Stato non fosse sufficiente, mascherine chirurgiche e Dpi prodotti in Italia nei bandi di gara pubblici (a tutti i livelli territoriali) per l’acquisto di dispositivi medici di protezione, assieme allo stanziamento di ulteriori incentivi fiscali per sostenere la continuità economica e produttiva della filiera nei prossimi anni, al fine di mantenere una produzione nazionale di qualità e per non essere conseguentemente impreparati nel contrastare nuove possibili future pandemie”. “Serve infine – conclude la presidente Nardi – cambiare delle disposizioni relative al payback per i dispositivi medici (introdotte dall’articolo 9-ter del Decreto Legge numero 78 del 19 giugno 2015) non fissando i tetti di spesa per il 2020. Si rende necessario rivedere il meccanismo al fine di superarlo per introdurre nuove risorse e misure ad hoc per incentivare e sostenere la ricerca e lo sviluppo di prodotti e processi innovativi per le aziende”

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Antitrust: chiuso procedimento su Amazon per mascherine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 dicembre 2020

L’Antitrust ha pubblicato ora nel bollettino settimanale la chiusura del procedimento con accettazione di impegni su Amazon, oltre che su E-Bay.”Una importantissima vittoria dei consumatori sull’E-commerce. Con la chiusura di questi procedimenti è introdotto, infatti, un nuovo sacrosanto principio per tutte le vendite on line. D’ora in poi, sarà chiaro che tutte le piattaforme, da Amazon ad E-bay, sono responsabili delle vendite effettuate sui loro siti e sono pertanto tenute ad adottare sistemi di controllo e monitoraggio per evitare sia le vendite di prodotti farlocchi, come quelli presentati, appena scoppiata la pandemia, come efficaci contro il Covid, sia fenomeni speculativi e rialzi dei prezzi sproporzionati e ingiustificati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, l’associazione che ha segnalato E-bay all’Antitrust per la vendita di prodotti come mascherine e disinfettanti per le mani.”Ora i due colossi dell’E-commerce si sono impegnati a prevenire l’utilizzazione di claim e diciture che inducono i consumatori in errore rispetto alla caratteristiche del prodotto e che vengono presentati come indicati per limitare la diffusione del Covid. Un passo avanti significativo a tutela di chi acquista su internet che, anche se formalmente sono stati assunti fino al termine dell’emergenza Covid, creano un precedente che potrà essere applicato anche in futuro, indipendentemente dall’attuale pandemia” conclude Dona.

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Scuola: Le mascherine prodotte da FCA sono a norma?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Queste le principali problematiche emerse dalle segnalazioni: La forma della mascherina e l’assenza di un “fermaglio pieghevole” per il naso rendono difficile capire la modalità corretta d’utilizzo. Le “fascette di fissaggio”, dietro la nuca, rendono difficile indossare e togliere la mascherina; difficoltà che aumenta quando ad usarle sono gli studenti, in particolare quelli delle scuole primarie. Se si tiene conto che uno studente in media toglie e indossa la mascherina 7-8 volte nel corso di una giornata, appare evidente come queste possano essere utilizzate in modo non corretto. A tali problemi si aggiungono la progressiva perdita di elasticità delle fascette, dopo qualche ora di utilizzo, e della loro rottura causata dalla difficoltà per toglierla e indossarla.L’assenza del “fermaglio pieghevole” sul naso le rende meno stabili, non aderiscono bene al viso e, di conseguenza, non garantiscono un livello adeguatodi protezione sia in entrata che in uscita. La scarsa aderenza al viso, con all’assenza di un dispositivo con banda “antifogging” di rinforzo posta nella parte superiore, provoca frequenti appannamenti degli occhiali rendendo difficile l’utilizzo per chi ha problemi di vista. Questi fattori determinano un livello di protezione non adeguato per chi le utilizza, tanto che sia gli insegnanti che gli alunni preferiscono utilizzarne di proprie, inficiando però in questo modo il livello di uniformità di prevenzione del contagio. Il fatto che le Istituzioni pubbliche forniscano ogni giorno alle scuole milioni di mascherine di difficile utilizzo, acquistate da Fca, riduce fortemente l’efficacia di una delle misure primarie per la prevenzione del: la protezione delle vie respiratorie. Chiediamo quindi all’Istituto Superiore di Sanità, in quanto deputato alla certificazione, di verificare empiricamente la “veridicità” dei problemi descritti e ad adottare delle misure affinchè FCA Italy S.p.A produca mascherine veramente conformi alle normative di riferimento, che rispettino i requisiti di usabilità e vestibilità e garantiscano una protezione adeguata dal rischio di contagio da Sars-Cov-2.

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Mascherine anti-covid. Facciamo il punto su usi e costumi

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Il nostro nuovo capo d’abbigliamento, la mascherina, è bene conoscerla nei minimi particolari. Indosseremmo un paio di mutande che ci provocherebbero fastidi/ infiammazioni alle parti intime? No. Bene, lo stesso vale per la mascherina, con l’aggiunta che l’eventuale danno non sarebbe solo un’infiammazione, ma il contagio planetario del secolo. Facciamo il punto rispetto ad informazioni diffuse. Ovviamente non possiamo essere esaustivi, ma intendiamo fornire alcune indicazioni orientative, per cui, per i casi particolari (fisici e psicologici), sarò bene rivolgersi ad un proprio medico di fiducia. Le mascherine chirurgiche: difendono gli altri dal nostro respiro ma non chi le indossa dal respiro altrui. Dal laboratorio Gemtex di Ensait a Roubaix (Francia), apprendiamo che la mascherina chirurgica deriva la sua efficacia da due punti. Primo, il suo materiale, costituito da tre spessori: uno strato di meltblown, un tessuto non tessuto molto filtrante derivato dal polipropilene, inserito tra due strati di spunbond, con fibre molto più grandi e che funge da materiale di supporto. In secondo luogo, a questa mascherina viene aggiunta una carica elettrostatica che “trattiene” le particelle virali. Sempre secondo questo laboratorio, quando si bagna, la mascherina perde la sua carica elettrostatica: per questo si consiglia di cambiarla quando è bagnata. “Ma poiché questa mascherina ha un’efficienza complessivamente maggiore rispetto ad altre mascherine, anche dopo essere stata lavata e quindi perso la sua carica elettrostatica, rimane complessivamente più efficace delle altre”. Una volta lavato, il meltblown filtra ancora il 95% delle particelle inferiori a tre micron, contro il 90% delle maschere in tessuto. A conferma di questo, secondo i test condotti da UFC-Que Choisir (https://www.quechoisir.org/actualite-masques-chirurgicaux-vous-pouvez-les-laver-et-les-reutiliser-n85015/), sembra che le mascherine chirurgiche mantengano buone capacità di filtrazione anche dopo 10 lavaggi in lavatrice a 60 gradi. L’associazione francese dei consumatori ha effettuato test su tre modelli acquistati in supermercati e farmacie che mostrano una capacità di filtrazione compresa tra il 90% e il 100% anche dopo 10 lavaggi, e altrettante volte in asciugatrice e stiratura delicata. “Nonostante un leggero infeltrimento, le maschere chirurgiche lavate sono quindi alla pari, e non solo, con le maschere in tessuto più efficienti con garanzia Afnor / DGA”, attesta l’UFC-Que Choisir. Per l’associazione, le maschere usa e getta sono quindi altrettanto efficienti, pur essendo meno costose per unità. Una maschera usa e getta viene così venduta tra i 10 ei 60 centesimi ciascuna, contro 3/15 euro per una maschera in tessuto, riutilizzabile anche 10 volte. A ottobre, un gruppo di ricercatori ha sostenuto la “tecnica della busta” (https://www.adioscorona.org/questions-reponses/2020-10-01-pollution-masque-chirurgical-plusieurs-fois-porter-utiliser-mer-ocean.html), che consiste nel riporre le maschere in buste di carta per una settimana, in modo da poterle riutilizzare. “Il 99,9% dei coronavirus SARS-CoV-2 è inattivo dopo sette giorni sulla facciata esterna e quattro giorni sulla facciata interna, certificano i ricercatori. Possiamo così conservare la maschera per un tempo molto lungo e riciclarla almeno 20 o 30 volte, il che consente più di sei mesi di utilizzo.” Le mascherine di protezione delle nostre vie aeree e quelle degli altri Sono di diversi tipi – FFP1, con copertura da patogeni dell’80%, ma riducono l’ossigeno dal 5 al 20%, quindi non tutti sono in grado di utilizzare e non sono ideali quando fa caldo. – FFP2 (N95), son le più efficaci per limitare i contagi. Sono infatti quelle che usate dagli operatori sanitari, che stanno a contatto con persone affette da Covid-19. Queste mascherine riescono a bloccare il 94% delle particelle sospese nell’aria, tra cui il coronavirus e diversi altri patogeni. Con il caldo però non vanno utilizzate perché non lasciano fluire il calore, facendo quindi aumentare la temperatura del viso. Queste mascherine, indossate per molto tempo provocano anche un significativo aumento dell’umidità, della difficoltà respiratoria e un generale disagio. – FFP3, offrono la migliore filtrazione e proteggono anche da particelle molto fini, come per esempio quelle dell’amianto. Mascherine lavabili certificate.Registrate dal Ministero della salute e testate secondo le normative vigenti, sono sanificate e pronte all’uso. Tessuto traspirabile e resistenti a numerosi lavaggi. In tessuto, 100% cotone ed uno strato protettivo esterno 100% tnt. Si possono lavare a mano o in lavatrice con igienizzanti o disinfettanti, non superando i 40 gradi. Proteggono dalle goccioline di saliva e riducono la diffusione di agenti infettivi che possono essere emessi da starnuti o tosse. L’obbligo ad indossarle è dai 6 anni in poi. Importante è trovarle di dimesnioni ridotte rispetto a quelle standard sì da aderire e coprire naso e bocca. Per invogliare i bambini ad indossarle (chirurgiche o in tessuto) in commercio ce ne sono colorate o con motivi da loro amati, come quelli dei cartoni animati. Come per gli adulti, anche per i bambini è bene ricordarsi che l’uso prolungato delle ffp2 non permette una buona ventilazione.

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Distanziamento e mascherine possono abbassare la carica di virus circolante

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

Secondo uno studio portato avanti dall’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona), e pubblicato su Clinical Microbiology and Infection, l’uso delle mascherine e il rispetto del distanziamento fisico possono far sì che la seconda ondata di Covid-19 abbia un minore impatto sugli ospedali e sui reparti di terapia intensiva, abbassando la quantità di virus in circolazione.I ricercatori hanno analizzato 373 casi di Covid-19 arrivati all’osservazione del Pronto soccorso del loro ospedale fra il 1 marzo e il 31 maggio scorso. «Per ciascun caso è stato valutato il carico virale tramite tampone, quindi i pazienti sono stati seguiti per registrare la gravità dei sintomi e l’evoluzione della malattia» esordiscono Dora Buonfrate, autrice senior dello studio, e Chiara Piubelli, autrice principale. «I dati raccolti indicano chiaramente che al diminuire della circolazione di Sars-CoV-2 grazie alle misure di contenimento, la diffusione del virus si è abbassata e in parallelo lo ha fatto, di ben mille volte, la carica virale riscontrabile nei pazienti» proseguono. Proprio per questo motivo, i casi arrivati in ospedale a maggio erano entrati in contatto con quantità di virus inferiori e ne avevano quindi meno in circolazione, per cui la loro gravità era minore. «A maggio i pazienti avevano in media sintomi di Covid-19 meno gravi e una minore probabilità di complicazioni; si è ridotta allo stesso tempo la percentuale di malati che hanno avuto bisogno di un ricovero in terapia intensiva» spiegano Buonfrate e Piubelli. Mantenere bassa la circolazione del virus e l’esposizione al contagio con l’uso di mascherine e il rispetto del distanziamento può avere quindi un impatto non solo sul numero assoluto di casi, ma anche sulla gravità dei casi stessi, contribuendo a mantenere i reparti Covid e quelli di terapia intensiva al di sotto della soglia critica di occupazione dei letti di degenza. Le esperte sottolineano che il rispetto delle norme di distanziamento sociale è fondamentale. «Queste norme possono realmente contribuire a rendere più gestibile la seconda ondata, riducendo la pressione sul Sistema sanitario nazionale e facendo sì che la maggioranza dei casi di Covid-19 non si aggravi e possa risolversi senza conseguenze negative» concludono le autrici. (fonte Doctor33)

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Cassazione e Covid: vendibili senza il marchio CE le mascherine di collettività

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Stop al sequestro preventivo senza la prova che le mascherine senza marchio CE siano vendute come presidio medico anti-Covid. Non commette alcun reato, infatti, il grossista di “mascherine di collettività” prive di certificazioni. Soltanto le “mascherine chirurgiche”, o comunque quelle vendute come presidi medici, qualora sprovviste del marchio CE possono dar luogo alla truffa in commercio (515 del c.p.). Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 29578 pubblicata ieri 26 ottobre dalla tera sezione penale della Cassazione, accogliendo il ricorso di due imprenditori contro il sequestro (probatorio e preventivo) convalidato nel maggio scorso dal Pm e dal Gip del Tribunale di Genova di 26mila mascherine. Secondo i ricorrenti, i prodotti sequestrati non erano qualificabili né come dispositivi medicali, né come mascherine chirurgiche e nepure come dispositivi di protezione individuale ma, semplicemente, come mascherine della collettività, sicché non erano soggette alla presenza dei requisiti indicati dal Tribunale. Una lettura condivisa dalla III Sezione penale secondo cui il giudice è caduto in una vera e propria “petizione di principio”. Nel provvedimento di sequestro infatti il tribunale qualificando come “chirurgiche” le mascherine ne ha poi dedotto la contraffazione. Mentre, spiega la Corte, non è vero che “la cessione di qualsivoglia tipologia di mascherine da apporre di fronte al viso al fine di evitare la emissione di particelle di saliva nell’atto del respirare e del parlare o comunque di schermare gli organi periferici della respirazione”, laddove prive della certificazione di regolarità della normativa anti Covid-19, integri la violazione dell’art. 515 del codice penale. Tale norma infatti sanziona penalmente la cessione di beni “laddove questi siano diversi, per origine, provenienza, qualità o quantità, rispetto ai beni dichiarati o pattuiti”. Nel caso specifico non è stata fornita alcuna evidenza che le mascherine fossero state vendute come “presidi medici ai fini della prevenzione del contagio da Covid-19, unica condizione questa che, imponendo le certificazioni sarebbe stata necessaria e idonea a far ritenere astrattamente integrato il reato”. Un errore di diritto, poiché un’opinione del genere, osserva il collegio, costituisce in un’errata qualificazione di un fatto come illecito penale. Del resto, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, elemento non trascurabile è che il sequestro è avvenuto in un negozio di ferramenta e non presso una farmacia.

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Gdf: sequestrati 57 milioni di mascherine, ricarichi del 6000%

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Nei primi nove mesi del 2020, sono stati denunciati 1.172 soggetti per i reati di frode in commercio e altri reati, sono stati sottoposti a sequestro circa 57 milioni di mascherine, nonché 765 mila confezioni e 158 mila litri di igienizzanti venduti, fraudolentemente, come disinfettanti. Ricarichi di oltre il 6.000 per cento sui prodotti legati alla lotta alla pandemia. “Bene, ottima notizia! E’ inaccettabile speculare sulla pelle degli italiani, in un momento così grave per il Paese. Abbiamo subito denunciato i prezzi stellari di un’infinità di prodotti, la vergognosa speculazione iniziata fin dal mese di febbraio, la vendita di mascherine farlocche che non avevano alcuna efficacia, prodotti spacciati come anti-Covid, tipo i materassi capaci di allontanare i virus e i batteri durante il sonno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ora speriamo che chi si è reso responsabile di tali misfatti subisca la giusta condanna” conclude Dona.

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Due miliardi e 200 milioni di mascherine: quasi 9 mila tonnellate da smaltire in un anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Scrive Tuttoscuola: La generazione di Greta in pochi mesi si trova a dover passare dalle borracce a un ulteriore potenziale problema ecologico: lo smaltimento delle mascherine chirurgiche a scuola. Ogni giorno ne verranno consegnate 11 milioni per tutti gli alunni e il personale scolastico. Lo ha comunicato pochi giorni fa il commissario straordinario Domenico Arcuri. Saranno mascherine usa e getta come ha deciso il Comitato tecnico scientifico (Cts) che ha anche stabilito che saranno abbassabili “in condizioni di staticità, con il rispetto del metro di distanza e in assenza di possibilità di aerosolizzazione (es. canto)”.Se la consegna di quell’ingente quantità di mascherine sarà mantenuta per tutto l’anno scolastico, alla fine, considerati i 200 giorni minimi di lezione e senza considerare la coda degli esami di Stato del primo e del secondo ciclo, la distribuzione raggiungerà l’astronomica cifra di due miliardi e duecento milioni di mascherine non riciclabili, usa e getta, da smaltire quotidianamente nella indifferenziata.” Secondo i calcoli di Tuttoscuola, per un peso medio di circa 4 grammi l’una, quei 2,2 miliardi di mascherine da smaltire tra i rifiuti indifferenziati toccheranno il ragguardevole peso di 8 mila e 800 tonnellate. Se si considera anche il peso degli imballaggi in cui vengono racchiuse le mascherine per la consegna alle scuole, lo smaltimento complessivo andrà ad aggravare le operazioni di smaltimento che, come si sa, in alcuni territori sono in difficoltà costante. Per ora in molte scuole sono state consegnate piccole quantità di mascherine, sufficienti per tre o quattro giorni. Sono previsti rifornimenti continui? E in tal caso non si andrà incontro a spese di spedizione e consegna molto più elevate? Il commissario Arcuri ha anche annunciato la consegna alle scuole di 170.000 litri di gel igienizzante per le mani a settimana. Perdurando la consegna per tutto l’anno scolastico, nelle 33 settimane previste a calendario si supereranno i 5,5 milioni di litri di gel, contenuti in circa 11 milioni di flaconi da ½ litro l’uno. Ovviamente anche quei flaconi di gel non sono riciclabili e dovranno essere smaltiti. Per il servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) nelle istituzioni scolastiche statali, il Miur corrisponde direttamente ai Comuni, quale importo forfettario, la somma di 38,734 milioni di euro. Alla luce della nuova emergenza, quell’importo (già definito in sede di Conferenza Stato-Città) potrebbe essere ridefinito. Di più su http://www.tuttoscuola.com

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“Le mascherine d’artista del maestro Carlo Iacomucci”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

di Patrizia Minnozzi. In tempo di pandemia e di isolamento forzato in casa, il maestro Carlo Iacomucci ci delizia la vista e lo spirito, con le sue creazioni frutto di una indomita e inesauribile voglia di “fare arte” nonostante tutte le restrizioni e le privazioni imposte dal momento contingente. Le mascherine d’artista sono un messaggio di speranza per il futuro, rappresentando un simbolo di protezione verso l’esterno, ma al tempo stesso anche un palcoscenico cromatico, quasi un inno alla vita e alla rinascita, di fronte al nemico invisibile che colpisce silenzioso, provocando una sensazione di sgomento e di impotenza. Fuori dai contorni della mascherina, la presenza di un arcobaleno particolarmente vivido, a testimoniare la speranza di un futuro migliore libero, una volta per tutte, dalla malattia e dal dolore. L’arte, ancora una volta, costituisce un’arma molto potente per contrastare gli effetti di questa particolare situazione di solitudine e di isolamento, rappresenta un momento positivo per non farsi venire pensieri negativi e perciò la realizzazione di opere, diventa un motivo in più per riflettere e approfondire temi umanamente e psicologicamente poco piacevoli.
Il messaggio del Maestro Carlo Iacomucci, vuole essere semplicemente un invito a cercare la luce in fondo ad ognuno di noi, per poter arrivare, un giorno non troppo lontano, alla salvezza materiale e spirituale della condizione umana.

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Arcuri, mascherine per maturità e nuovo anno scolastico

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Il commissario Domenico Arcuri ha annunciato che non solo metterà a disposizione 5 milioni e 200 mila mascherine per gli esami di maturità, ma anche che “ci stiamo preparando per dotare tutte le nostre scuole delle mascherine alla riapertura di settembre”.
“Bene, speriamo che questa volta la promessa sia mantenuta, visto che finora è successo raramente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Sarà bene, comunque, che Arcuri ed il ministro dell’Istruzione Azzolina si preparino in fretta, considerato che, come confermato oggi dal presidente dell’Iss Brusaferro, agli studenti servirà una mascherina al giorno, dal momento che le chirurgiche possono esser utilizzate massimo da 2 a 6 ore e non si possono riutilizzare in sicurezza e, quindi, serviranno, per le sole scuole statali, 7,6 milioni di mascherine al giorno, considerando i dati dell’anno scolastico 2019/2020, quasi 6,7 mln escludendo le scuole dell’infanzia, più di 8,4 mln includendo la paritarie” conclude Dona.

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Antitrust: ok su accordo mascherine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

L’Antitrust ha verificato la compatibilità concorrenziale degli accordi di cooperazione tra imprese per la distribuzione delle mascherine.”Bene. L’eccezionalità della situazione e, soprattutto, la finalità pubblica che sottende l’accordo, di garantire una distribuzione efficace e capillare delle mascherine, devono prevalere rispetto alla possibile restrizione della concorrenza, non essendoci un fine speculativo ed essendo l’accordo limitato nel tempo alla sola fase emergenziale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Certo che se il Commissario Arcuri avesse svolto il suo ruolo e avesse smistato le mascherine tramite i Comuni, come da noi richiesto, la distribuzione sarebbe stata molto più omogenea e non ci sarebbe stato bisogno di alcun accordo di cooperazione. Speriamo che questo avvenga almeno a settembre per gli studenti, sui quali non devono gravare ulteriori costi oltre a quelli già esorbitanti per libri, corredo, mensa e scuolabus. Serve una distribuzione pubblica fatta tramite le scuole” conclude Dona.

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Servono 2,7 miliardi di mascherine per il prossimo anno. Chi paga?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Maggio 2020

Quante mascherine servirebbero per tutto l’anno scolastico 2020-21 a protezione dell’intera popolazione scolastica e del personale, docenti e Ata, nelle scuole statali? Per tutti gli alunni sono previsti almeno 200 giorni di lezione. Per gli alunni impegnati nell’esame di Stato del primo e del secondo ciclo sono da aggiungere ai giorni di lezione altri quattro per le prove scritte e il colloquio finale.
Consideriamo, altresì, un consumo giornaliero di due mascherine al giorno per ognuno dei 6.693.000 alunni (infanzia esclusa). Il fabbisogno complessivo di mascherine sarà di 2 miliardi, 685 milioni e 264 mila mascherine per proteggere per l’intero anno l’intera popolazione scolastica delle scuole statali.Se il costo calmierato per mascherina sarà confermato a 0,50 centesimi, si spenderà oltre un miliardo e 342 milioni di euro per far fronte all’intero fabbisogno.Chi sosterrà la spesa? Se saranno le famiglie ad acquistare per l’intero anno scolastico almeno 400 mascherine (due al giorno), spenderanno 200 euro per figlio. Se saranno le scuole a dovere fornire gratuitamente agli alunni la dotazione giornaliera, ognuna delle 8.094 istituzioni scolastiche avrà bisogno mediamente di un finanziamento aggiuntivo rispetto all’ordinario di quasi 166 mila euro. Senza calcolare i costi di mascherine per il personale. Una cifra impensabile per i bilanci scolastici. Ad esempio un istituto comprensivo (cioè il 60% delle scuole italiane) di medie dimensioni riceve dal Ministero dell’istruzione fondi per il funzionamento didattico e amministrativo inferiori a 30 mila euro l’anno.I 331 milioni stanziati dal DL 34 “Rilancio” a favore delle istituzioni scolastiche per fronteggiare l’emergenza sanitaria non bastano, occorrerebbe un altro miliardo solo per pagare le mascherine. Chi ha fatto i conti ha sottostimato la spesa, oppure c’è dietro una decisione ben precisa, ossia che siano le famiglie a doversi far carico di questa spesa? Per gli imminenti esami di maturità il documento è chiaro a riguardo: “Il candidato e l’eventuale accompagnatore dovranno indossare per l’intera permanenza nei locali scolastici una mascherina chirurgica o di comunità di propria dotazione”…Dopo la carta igienica, le salviette per le mani, le risme per le fotocopie, che tante scuole sono ancora purtroppo costrette a chiedere ai genitori degli studenti (è brutto ricordarlo, ma è la triste verità, ed è anche rappresentativa del rilievo che si dà alla scuola nel bilancio generale), le famiglie italiane – povere o ricche – dovranno farsi carico anche di questa spesa?Se a settembre a scuola invece delle mascherine si usassero le visiere?
Negli USA alcuni studiosi sostengono che gli schermi facciali (le visiere trasparenti in plexiglas o altro) possano rappresentare una scelta migliore delle mascherine. Se ne parla in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Jama da parte di studiosi statunitensi. Gli schermi facciali possono essere prodotti e distribuiti in modo rapido e conveniente: non richiedono materiali speciali per la fabbricazione e le linee di produzione possono essere riconvertite abbastanza rapidamente. Numerose aziende lo hanno già fatto (anche in Italia), pertanto la loro disponibilità è attualmente buona.

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Lazio: Le mascherine “fantasma” e problemi epidemiologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Maggio 2020

“Noi non muoviamo accuse tanto per criticare, capiamo le difficoltà che ci sono state, ma non crediamo che il contenimento dell’epidemia nel Lazio sia merito della maggioranza, piuttosto è dovuto al provvedimento nazionale di fermo delle attività e divieto degli spostamenti.Il problema del Lazio è il doppio ruolo di Zingaretti: non può lamentarsi dei ritardi del governo sull’erogazione della CIG, essendo segretario del principale partito della coalizione.Illogico anche il comportamento dei consiglieri della sua maggioranza che muovono critiche ai provvedimenti dell’esecutivo quando avrebbero dovuto dedicarsi a sciogliere quei nodi burocratici che rallentano i tempi di accesso agli strumenti di sostegno economico per chi è in difficoltà.Sul caso mascherine nulla ha funzionato, come implicitamente ammesso anche da Zingaretti. Molti esponenti di maggioranza si sono lamentati dei ritardi e delle insufficienti distribuzioni di mascherine ai sanitari. Pur comprendendo le difficoltà del momento, non possiamo giustificare l’affidamento di una commessa da 35milioni di euro ad una società che ha 10.000 euro di capitale .Solo Fdi ha chiesto di affrontare il caso, la maggioranza non ha voluto parlarne né in Commissione Protezione Civile, né davanti al Comitato di Controllo Contabile, ma abbiamo continuato la battaglia per la trasparenza ed i fatti ci hanno dato ragione. I responsabili sono facilmente individuabili e se hanno infranto la legge dovranno essere rimossi dall’incarico. Sul fronte economico la Regione Lazio non può essere penalizzata dal doppio incarico di Zingaretti. Mancano poche ore al 18 Maggio, se il governo non si muove la Regione deve fare pressione su Conte affinché si decida ad emanare le indicazioni sulla riapertura alle aziende, altrimenti rischiamo che i cittadini si sentano presi in giro .Basta proclami con cifre sballate,come il provvedimento di 23ml di euro per il contributo affitti di negozi e laboratori che non è stato più varato. Noi abbiamo presentato proposte concrete, non ci è stato neanche risposto. In questa fase di sospensione della democrazia era indispensabile maggiore disponibilità al confronto. Troppi provvedimenti sono stati calati dall’alto senza discussione. In questa complessa e drammatica congiuntura è stato un errore sottrarsi dai consigli e dalle commissioni. Ci interessano battaglie nel merito delle questioni e per l’interesse dei cittadini, non per interesse di parte.” Così nel suo secondo intervento Fabrizio Ghera, capogruppo di Fdi alla Regione Lazio.

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La questione delle mascherine è risolta?

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 Maggio 2020

Per il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, l’accordo raggiunto con le associazioni dei distributori e farmacie (Federfarma e Assofarm) permette di concorrere alla soluzione della questione mascherine.”Purtroppo la questione delle mascherine è del tutto irrisolta. Quand’anche fossero mantenute le promesse, cosa finora mai avvenuta, l’approvvigionamento previsto è del tutto inadeguato” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerato che in Italia risiedono più di 60 milioni di persone, e che quando il consumatore le trova in farmacia ne acquista più di una, è evidente che 19 milioni di mascherine per tutto il mese di maggio, 9 dai distributori e 10 promesse da Arcuri, sono del tutto insufficienti. Anche i 20 milioni previsti a settimana, a partire dal mese di giugno, per quanto siano un passo avanti, non possono bastare. Gli italiani avrebbero dovuto averle con la partenza della fase 2 e l’introduzione dell’obbligo di indossarle, non a partire da fine giugno” conclude Dona.

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Le mascherine ai cuochi fanno più danno che bene

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 Maggio 2020

Il presidente Ristoworld Italy Marcello Proietto di Silvestro ha inviato una nota all’Inail che assieme all’Istituto Superiore di Sanità ha licenziato un contestato piano per la riapertura della ristorazione post Covid 19. Desidero richiamare l’attenzione – scrive Proietto di Silvestro – su un passaggio del piano redatto da Inail e Iss a proposito della riapertura della Ristorazione. Cito: “In particolare per il personale di cucina, in condivisione di spazi confinati, va indossata la mascherina chirurgica; dovranno essere utilizzati altresì guanti in nitrile in tutte le attività in cui ciò sia possibile…». «Come da protocollo in materia sanitaria covid 19 indice sicurezza – scrive ancora Proietto assieme allo chef patron Pasquale Vinci delegato Ristoworld Italy per la città di Agrigento – si evidenzia una sostanziale e insormontabile difficoltà logistica nella pratica dello stesso. Nello specifico, l’uso delle mascherine in cucina. Come ben si sa uno chef vive di emozioni olfattive. Usando la mascherina, che copre bocca e naso, tutto viene meno e, inoltre, sussiste un altro problema sanitario. In cucina sono presenti tre fattori: alte temperature, massicce quantità vapore, areazione forzata. Queste tre condizioni fanno si che la mascherina vada in saturazione forzata in brevissimo tempo nuocendo all’attività polmonare e respiratoria di chi opera». Opportuno dunque l’utilizzo della visiera di protezione certificata all’interno della cucina ma non la mascherina.

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Obbligo mascherine nelle scuole italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

Interviene l’Unione Nazionale Consumatori sull’ipotesi di rendere obbligatorie le mascherine in tutte le scuole italiane.”In tal caso le mascherine vanno distribuite gratuitamente dallo Stato, tramite le scuole. Non è accettabile che sulle famiglie gravi una spesa ulteriore, che andrebbe ad aggiungersi alla stangata che già devono sostenere per mandare i figli a scuola, tra libri, corredo, trasporto, mensa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerando 200 giorni minimi di calendario scolastico ed una mascherina chirurgica al giorno, si tratta di una batosta da 100 euro a studente, sempre se l’Iva sarà esclusa ed il prezzo resterà a 0,50 cent. Certo, le famiglie potranno anche optare per le mascherine di comunità lavabili o auto-prodotte, ma, per usare le parole dell’ISS, le prime funzionano impedendo la trasmissione, le seconde sono solo utili a ridurre la diffusione del virus” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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Mascherine calmierate, effetto prezzo su altri Dpi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

Mentre è in corso il confronto sul cosiddetto Decreto Rilancio – la riunione del pre-consiglio, preparatoria del Consiglio dei ministri è slittata al tardo pomeriggio di oggi – che dovrebbe contenere alcune misure su dispositivi di protezione individuale, è ancora aperto il dibattito sulle mascherine a prezzo calmierato. Secondo la terza indagine di Altroconsumo, dedicata a rilevare prezzi ed eventuali carenze di mascherine nei vari canali, dopo l’Ordinanza del commissario straordinario Domenico Arcuri ci sarebbe stato un abbassamento dei prezzi anche sugli altri prodotti non compresi, anche se permangono criticità sulla disponibilità sul territorio e online (i dati si fermano a giovedì). Intanto, ci sono novità per quanto riguarda la possibilità di vendere mascherine sfuse in parafarmacia e Gdo e sulla procedura di sblocco alla dogana di lotti.Secondo l’indagine di Altroconsumo, che è stata condotta «in 200 tra farmacie e parafarmacie e in 60 supermercati di 10 città italiane (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma e Torino) tra il 4 e il 6 maggio, nonché su siti e piattaforme online tra il 5 e il 7 maggio, «le mascherine a prezzo calmierato si trovano in una farmacia su quattro (il 26% del campione), con una distribuzione disomogenea e profonde differenze da città a città, mentre due settimane fa il dato era migliore, con una presenza in due farmacie su 3 (66%)». In generale, «nella maggior parte delle farmacie sono effettivamente proposte al prezzo concordato», mentre «a metà aprile», ricorda l’indagine, prima dell’Ordinanza, il costo «si attestava sui 1,85 euro». A essere rilevata, nel canale, è poi una generale discesa dei prezzi: «Per i respiratori FFP2 i costi calano del 16% rispetto a due settimane fa, con una media 7,41 euro, contro i 8,86 euro di prima. Aumenta poi la disponibilità di mascherine lavabili e, anche per questi dispositivi, si registra un calo dei prezzi medi: 5,58 euro contro i 6,67 euro di due settimane fa». Ma a seconda dei punti vendita e della qualità del prodotto «i prezzi possono variare da 1,45 a 18 euro».
Per quanto riguarda la disponibilità nei supermercati di mascherine chirurgiche, «nonostante non siano un prodotto tenuto in assortimento, sulla scia dell’aumento delle richieste, anche questo canale si sta organizzando. Dei 60 supermercati contattati, in 27 le hanno a disposizione, pari al 45% dei casi. La tipologia più diffusa è quella chirurgica (27%) venduta in media a 1,03 euro, seguita dalla lavabile (17%) in vendita a un prezzo medio di 3,43 euro e dalla tipologia FFP1 o FFP2 presenti in soli 4 punti vendita a circa 6 euro». Mentre per quanto riguarda l’online, sui principali market il prezzo è generalmente sotto i 50 centesimi, pur con variazioni, ma i tempi di consegna sono piuttosto elevati e vanno dai 20 giorni ai 45, mentre per i siti specializzati di farmacie e parafarmacie da Altroconsumo viene rilevata poca chiarezza sulla tipologia delle mascherine, in particolare per quelle chirurgiche non risulta sempre chiara la presenza del marchio Ce.Intanto, sempre in tema di mascherine ci sono due novità, contenute in due diverse Ordinanze del Commissario Straordinario di sabato. La prima (13/2020) estende di fatto gli effetti dell’Ordinanza 6/2020 anche agli aderenti alle rappresentanze di farmacie e parafarmacie e in generale a tutti i firmatari degli accordi sul prezzo calmierato (Federfarma, Assofarm, Farmacie Unite, Unaftisp, FTPI, FNP, PI, Federfardis, MNLS, ULPI, Federfarma Servizi ed ADF, Confcommercio, Federdistribuzione ed ANCD Conad). Con questo provvedimento viene data la possibilità di ricorrere alla «celere sdoganalizzazione di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale (di seguito “DPI”) ed in particolare i DPI di protezione via aerea FFP2, FFP3, N95, KN95, indicati nella circolare del Ministero della Salute prot. 4373 del 12 febbraio 2020». In sostanza, «i soggetti hanno diritto a utilizzare le procedure doganali di svincolo diretto e/o di svincolo celere per l’importazione cumulativa, assoggettata a IVA e imposte doganali, dei materiali destinati alla vendita al consumo». Un provvedimento che potrebbe proteggere le forniture da eventuali requisizioni.Ora, si legge nel nuovo testo, «nel procedere alla vendita al consumo, laddove il soggetto ritenga di apporre il proprio marchio, compatibilmente con le normative per la tutela dei marchi e dei brevetti, eÌ, comunque, tenuto a garantire l’informazione al consumatore delle seguenti specifiche:
– luogo e anno di produzione;
– indicazione, ove presente, del marchio CE, ovvero di altra validazione di efficienza, o eventuale esenzione ai sensi del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, cosi come modificato dalla Legge 30 aprile 2020, n. 27;
– che non si tratta di un presidio medico chirurgico;
– che è monouso». ( by Francesca Giani fonte: Farmacista33)

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