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Personale di Marina Falco: “Il tempo dell’acqua”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 maggio 2019

Mantova inaugurazione sabato 11 maggio alle ore 18.00 Galleria Arianna Sartori di Mantova in via Cappello 17. La mostra è realizzata a cura di Felice Bonalumi e Massimo Cassani.
Affianca la mostra un catalogo, realizzato su progetto grafico di Massimo Cassani, con testo di Felice Bonalumi, traduzione di Monica Colombo e con la collaborazione di Nicoletta Colombo Lazzari. La mostra mantovana, curata da Arianna Sartori, si potrà visitare fino al 23 maggio, dal lunedì al sabato con orario di apertura 10.00/12.30 – 15.30/19.30.
Scrive tra l’altro Felice Bonalumi: “Il tempo dell’acqua, titolo della mostra, si può considerare un ossimoro. Perché l’acqua, a livello simbolico, rappresenta la luna con il suo dualismo, faccia illuminata – faccia nascosta, e il contrasto latente chiama in causa sentimenti, emozioni e legami.Come simbolo l’acqua è eterna, sta fuori dal tempo o, meglio, è prima del tempo e infatti per gli antichi è all’origine di tutti gli esseri viventi (Oceano padre degli dei). Cioè della vita, quindi del bene e del male e allora l’acqua è anche distruzione e morte, vale a dire il lato oscuro della personalità. Nel caso di Marina Falco la tematica ha anche un valore esistenziale con quello che sembra uno iato fra un prima, l’indagine sul corpo umano, e un dopo che è il presente con la centralità dell’acqua. Dal microcosmo al macrocosmo? Sì, credo sia una possibile chiave di lettura sottolineando la contemporanea presenza nei suoi lavori attuali di acqua e terra in quanto la prima, elemento indifferenziato, trova la sua dimensione e delimitazione solo nel rapporto con la seconda, isola o bosco o marcita della pianura padana poco importa.
Il rischio nell’affrontare il tema del paesaggio è il déjà vu o, peggio, la banalità e Marina Falco li evita reinterpretando la tradizione: in primo piano l’acqua resa con pennellate orizzontali e verticali, a volte ampie altre di superficie minore, con sfumature di bianco in cui possono riflettersi o meno parti del paesaggio circostante e nei disegni spesso con linee che sembrano essere graffi.Insomma, non c’è descrizione realistica nel senso di rappresentazione del vero, ma neppure una dimensione sentimentale-romantica con l’idillio o la tragedia conseguenti. Qui scatta l’altro aspetto, decisivo nel lavoro dell’artista: la materia è luce, diretta nella serie di oli su tela e disegni del Lago, delle Isole e delle Marcite, riflessa nella serie intitolata appunto Riflessi o filtrata attraverso gli alberi del bosco in tanti lavori fino all’olio su tela Nemus (2015) in cui è il bosco a creare la chiazza di luce.
Sulla scia degli impressionisti? Ancora una volta sì, ma con due precisazioni. La prima è la rinuncia ad ogni descrizione realistica, come già detto, ma anche a ogni frammentazione della realtà che si costruisce per piani, per fasci e non per atomi di luce. Il mistero è dentro le cose e analizzare queste ultime significa sovrapporvi il piano razionale e non accettare l’irrappresentabile o, meglio, la parte di realtà che in un quadro/disegno possono essere rappresentati.
La seconda precisazione è tecnicamente e concettualmente molto interessante: luce diretta, riflessa, filtrata sono solo apparentemente momenti diversi nel tempo e nello spazio. Lo sguardo attento dice che sono contemporaneamente presenti perché il mistero non è mai lineare: bastano due-tre tonalità, campiture differenti, tratti orizzontali e verticali che si incontrano e sovrappongono, un particolare che richiama e riassume l’intera scena. È la complessità della visione e della riflessione ed è un motivo che si ripete sia nei quadri sia nei disegni. Ecco allora ritornare la parola tempo. Nel senso che tonalità, campiture, linee e particolari costruiscono il mistero che è un oltre ma si realizza in un qui che è sensoriale e sono le stagioni. Nelle singole opere di Marina Falco è possibile indicare la stagione in cui l’occhio dell’artista ha catturato quel paesaggio, perché è il tempo, attraverso il cambiamento delle cose, a darci il mistero del macrocosmo. A noi il compito di parteciparvi con la nostra interiorità, anch’essa misteriosa”.

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