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Progetto per il recupero delle materie critiche

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Circa 45 tonnellate di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) raccolte in Europa e 7 processi di recupero portati a termine con 14 modalità diverse. Sono i numeri con cui si è concluso il progetto Critical Raw Material (CRM) Closed Loop Recovery, per la sperimentazione di nuove tecniche per il recupero delle “materie critiche” provenienti dai RAEE domestici, di cui Ecodom ed ENEA sono stati partner.
L’iniziativa ha visto Ecodom, in collaborazione con AMSA, COOP Lombardia, Stena Technoworld e S.E.Val., impegnato nella raccolta e trattamento di oltre due tonnellate di vecchi cellulari e piccoli elettrodomestici fuori uso (videogiochi, videocamere, ferri da stiro, tastiere per computer, cavi elettrici, mouse, asciugacapelli, radio, torce elettriche, lettori cd e dvd, caricabatterie, ecc.), tra i principali apparecchi contenenti CRM.“Dentro i piccoli elettrodomestici – spiega Dario della Sala, responsabile della Divisione tecnologie e processi dei materiali per la sostenibilità – Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali di ENEA – si possono recuperare alcune delle principali materie prime di difficile reperimento in natura, ma che hanno un ruolo fondamentale in moltissimi settori, dall’aeronautica, all’elettronica di consumo alle energie rinnovabili, dall’eolico al fotovoltaico”.Nei tre anni e mezzo del progetto, Ecodom ed ENEA, insieme con i partner della sperimentazione RecyclingBorse, Asekol, Axion Consulting, Re-Tek hanno testato diverse modalità di recupero: dal trattamento meccanico a processi chimici, volti a incrementare il recupero dei CRM, con particolare focus su cobalto, antimonio, grafite, tantalio, terre rare, oro, argento, metalli del gruppo del platino e rame.“Secondo le stime – spiega Luca Campadello, Projects & Researches Manager di Ecodom – in Europa ogni anno vengono generati 9,9 milioni di tonnellate di RAEE. Di queste però solo il 30% viene gestito correttamente. Se tutti i RAEE prodotti in Europa fossero raccolti e riciclati adeguatamente si potrebbero recuperare 186 tonnellate di argento, 24 tonnellate di oro e 7,7 tonnellate di platino. È con questo scopo che nel 2015 è nato il progetto: aumentare il tasso di riciclo delle materie prime essenziali contenute nei RAEE del 5% entro il 2020 e del 20% entro il 2030. Ecodom e ENEA faranno tesoro delle lezioni apprese dal progetto portandole in discussione all’interno della rete di esperti europei dell’iniziativa SCRREEN che si propone di rafforzare la strategia europea per la gestione responsabile dei CRM”.In particolare, Ecodom ha collaborato con ENEA mettendo a punto una procedura per valutare l’effettiva obsolescenza dei monitor a fine vita, che è stata applicata in via sperimentale su 43 schermi piatti presso lo stabilimento STENA di Angiari (Verona): 36 sono stati avviati alla filiera di recupero di metalli e di altri materiali, mentre i restanti 7 – ancora funzionanti – sono stati recuperati e potrebbero essere pronti per l’eventuale rientro in commercio.Oltre ai monitori, grazie a questo progetto in Italia sono stati raccolte e trattate da parte di Ecodom, insieme a AMSA, COOP Lombardia, Stena Technoworld e S.E.Val, oltre 2 tonnellate tra cellulari e piccoli elettrodomestici fuori uso.Il progetto, finanziato dal programma europeo LIFE, da Innovative UK, dal Governo gallese e dal Dipartimento per l’Ambiente, l’Alimentazione e gli Affari Rurali (Department for Environment, Food and Rural Affairs – DeFRA), e guidato da WRAP, è stato articolato in quattro fasi: la sperimentazione di nuovi sistemi di raccolta dei RAEE, la sperimentazione di innovativi sistemi di trattamento per il recupero dei CRM, la valutazione dei risultati ottenuti, e l’elaborazione di raccomandazioni per i decisori politici e per l’intero sistema di gestione dei RAEE.Da qui sono nate 5 linee guida che tutti, politici e gestori, dovrebbero seguire per aumentare la raccolta e il recupero dei CRM dai RAEE: ridisegnare e armonizzare le infrastrutture di raccolta; aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’importanza dei CRM e della corretta raccolta e trattamento dei RAEE; introdurre incentivi per favorire buone pratiche per la raccolta e il trattamento dei RAEE; promuovere la ricerca e l’innovazione nel campo del recupero dei CRM incoraggiando la collaborazione internazionale; introdurre negli standard relativi al trattamento dei RAEE requisiti specifici sul recupero dei CRM.
Ecodom – Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici – è il Sistema Collettivo nazionale che gestisce, senza fini di lucro, il trasporto e il trattamento dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Costituito nel 2004 su base volontaria dai principali produttori di grandi elettrodomestici, cappe e scalda-acqua operanti nel mercato italiano, Ecodom ha l’obiettivo fondamentale di evitare la dispersione di sostanze inquinanti nell’ambiente e massimizzare il recupero dei materiali da reinserire nel ciclo produttivo, nel rispetto della normativa in materia (D. Lgs. 49/2014). Ecodom gestisce i RAEE provenienti dai nuclei domestici di tutti i Raggruppamenti – R1 (frigoriferi e condizionatori), R2 (lavatrici, lavastoviglie, cappe, forni, scalda-acqua), R3 (TV e monitor), R4 (piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, informatica, apparecchi di illuminazione) e R5 (sorgenti luminose).www.ecodom.it

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Studiare materie scientifiche apre la porta al lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

Il gap tra domanda e offerta di competenze professionali è destinato ad aumentare poiché non c’è un numero sufficiente di giovani che intraprende percorsi di studio in materie scientifiche e tecniche, ovvero nelle cosiddette discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Secondo gli esperti Hays, società leader nel recruitment specializzato, i giovani che studiano materie scientifiche risultano, infatti, ancora in minoranza e ciò comporta una mancanza di profili in grado di ricoprire ruoli tecnici tra coloro che si affacciano al mondo del lavoro.
Una delle ragioni dietro la poca popolarità delle materie STEM è sicuramente il modo in cui vengono percepite. Molti, infatti, le considerano noiose, altri ancora le ritengono troppo difficili. “I giovani devono trarre ispirazione dai professionisti STEM che svolgono lavori all’avanguardia, risolvono ogni giorno problematiche reali e giocano un ruolo chiave nel plasmare il nostro futuro – spiegano gli esperti Hays -. Questi percorsi di carriera sono in realtà tra i più interessanti e gratificanti, ma spesso ragazzi e ragazze non lo sanno. Lo sforzo per abbattere i falsi miti deve cominciare dalla famiglia, ma è responsabilità anche degli istituti scolastici, delle imprese e delle istituzioni. Tutti dobbiamo impegnarci di più per presentare le STEM come un’opzione attraente e accessibile per le nuove generazioni, fornendo reali opportunità ed esperienze che coinvolgano attivamente i giovani studenti”.
Le scuole dovrebbero incoraggiare di più gli studenti ad avvicinarsi alle materie STEM e un buon punto di partenza potrebbe essere una solida consulenza per la scelta del percorso accademico e professionale. I giovani devono essere indirizzati verso carriere in linea con le richieste del mercato e la consulenza deve essere a loro disposizione durante tutto l’excursus scolastico, non solo nel momento in cui devono prendere decisioni per il futuro. In questo modo le loro scelte saranno più consapevoli. Gli studenti devono essere trattati da adulti e devono essere informati con onestà su quali sono le skill richieste dal mercato e quali saranno le opportunità lavorative a loro disposizione.
Anche le imprese devono contribuire a colmare il divario tra scuola e mondo del lavoro, ad esempio potrebbero offrire più tirocini in ambito STEM da svolgere durante gli studi perché i giovani che sperimentano esperienze di lavoro in questo campo, sono più inclini a considerarlo come un possibile percorso professionale. Inoltre, le aziende dovrebbero “educare” le persone alle carriere STEM come ha fatto, ad esempio, Facebook che ha rilasciato una serie di video informativi per spiegare cos’è e come funziona l’Intelligenza Artificiale, nella speranza di avvicinare un numero sempre maggiore di persone al tema.
Far avvicinare i giovani alle STEM è indispensabile per colmare il gap tra domanda e offerta di competenze, ma soprattutto è doveroso per garantire loro la possibilità di una carriera gratificante che contribuisca all’innovazione tecnologica e al progresso scientifico.

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Corso di giornalismo e materiale mancante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Lettera al direttore. Ho fatto una ricerca su internet per appurare se tra le tante materie insegnate nei corsi di giornalismo, ce ne fosse una, a mio parere di fondamentale importanza, soprattutto oggi in Italia, ma niente, non l’ho trovata. In un master di giornalismo ho trovato: comunicazione e società; bioetica; comunicazione politica, diritto privato, diritto pubblico, diritto penale, e poi geografia politica, giornalismo della moda, giornalismo culturale, giornalismo economico, giornalismo scientifico, insomma un’infinità di materie, ma quella che cercavo non l’ho proprio trovata. Stranamente l’arte del fango non è considerata materia di studio. Eppure, oggi, per un giornalista che si rispetti, il giornalismo del fango mi sembra conoscenza indispensabile. Come rovinare il buon nome di un uomo politico, ma anche di un semplice cittadino, senza una conoscenza approfondita della materia? E come dedicare ore e ore di trasmissioni televisive alle vicende tragiche di cronaca nera, senza la sottile elegante raffinata arte del fango? Se non si ha familiarità con questa nobile arte, come sfruttare l’uccisione di creature innocenti, di minorenni che, una volta nell’altro mondo,  non sono tutelate dalla legge, e neppure dalla Chiesa, la quale non dice una parola a riguardo? Stranezza: il direttore didattico del corso accennato, era Lamberto Sposini. (Attilio Doni Genova) (n.r. la “materia mancante” è ovviamente articolata e complessa e si nutre al suo interno di sensibilità e buon senso. Il giornalista ha probabilmente il demerito di voler troppo seguire la moda del tempo e le sensazioni forti che certe notizie e taluni spettacoli tendono ad esaltare. Di proposito evito, per quanto mi riguarda, la cronaca “nera” e quella più generica di “costume” ma mi rendo anche conto che è stata una scelta che mi costa la perdita di almeno il 30% dei miei soliti visitatori. Se infatti, sia pure raramente, mi soffermo su un fatto di cronaca scabroso l’indice d’accesso balza in maniera impressionante. Non so proprio come si riesce su internet a cogliere per una testata modesta come la mia quella certa “notizia” che pure altri hanno evidenziato e con molti più particolari e persino foto rispetto al mio lancio. Ne convengo che fare del “giornalismo” in contro corrente è un mestiere duro, quasi impossibile e lo è ancora meno se si pensa che i media vivono sui “numeri” sulle “tirature” e che da essi discendono i guadagni pubblicitari. In altri termini è l’editore e non il giornalista ad esigerlo perché non si va da nessuna parte se non si vende il prodotto editoriale. Manca, semmai, una cultura che ponga in primo piano il riconoscimento dei valori, del rispetto per gli altri, del capire entro quali limiti si può dare la notizia ed entro quali limiti si è disposti ad accettarla. Ma se questi limiti, da ambo le parti, vanno oltre c’è senza dubbio qualcosa che non funziona nella nostra cultura, nella nostra civiltà, nel nostro rapporto interumano.)

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Voglia di agriturismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2010

La voglia di natura, di aria pulita e di cibi genuini ha conquistato gli italiani, e non solo, e ha fatto decollare una formula che incontra sempre piu’ successo. I dati 2009 parlano chiaro: 19mila aziende agrituristiche, 192mila posti letto e 2,7 milioni di arrivi. Tutto bene dunque? Ci permettiamo qualche dubbio per i servizi e soprattutto per la ristorazione. L’agriturismo e’ un’ attivita’ complementare rispetto a quella propriamente agricola, vale a dire che l’agricoltore integra le entrate derivanti dalla propria attività di conduzione del podere con l’offerta di  vitto e/o alloggio. La ristorazione prevede la somministrazione di pasti e bevande ricavati prevalentemente dalle materie prime dell’azienda e da prodotti di aziende agricole della zona. Un’ottima iniziativa, prevista dalla normativa nazionale  e da quelle attuative regionali, che ha lo scopo di valorizzare i prodotti locali e nel contempo fornire un’ulteriore fonte di reddito per l’agricoltore. Per questo, oltre ai tradizionali sostegni all’agricoltura, le aziende agrituristiche ricevono finanziamenti pubblici aggiuntivi e facilitazioni (deroghe urbanistiche e sanitarie, formazione, promozione, ecc.), destinati a sostenere questa benemerita attivita’. Insomma il consumatore nel momento in cui siede a tavola ha gia’ dato un contributo, con le proprie tasse, allo sviluppo dell’azienda agrituristica e vorrebbe tranquillamente gustare i “prodotti del contadino”. Succede, a volte, che le materie prime non siano… “prevalentemente ricavate” dall’attivita’ del podere e di quelli di zona e che ci si trovi di fronte ad un comune ristorante di campagna. Al consumatore consigliamo di chiedere informazioni sui “prodotti del contadino” e alle Regioni e Province, che hanno compiti in materia, una verifica dell’attivita’ delle aziende agrituristiche per evitare che un promettente settore venga travolto, tra qualche anno, dai soliti scandali dei soliti furbi. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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Mostra collettiva: Colori, Materie, Segni

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2010

Roma dal 21 marzo al 2 aprile 2010 (inaugurazione domenica 21 marzo ore 17.00) VISTA Arte e Comunicazione, Via Ostilia 41, (zona Colosseo). All’inaugurazione interviene  Daniela Valentini   Assessore alle politiche agricole della Regione Lazio. In questo luogo Soqquadro espone la collettiva Colori Materie Segni curata da Linda Filacchione e Marina Zatta;  una mostra che esplora l’utilizzo dei principali strumenti del lavoro artistico. Nell’esposizione sono presenti artisti che lavorano su diversi stilemi artistici, dal figurativo alla pop art, dall’informale all’astratto, molte delle principali correnti  culturali dell’arte sono rappresentate in questa esposizione. Lo scopo è un’esplorazione sull’uso del colore, della materia pittorica e del segno grafico a 360 gradi. Tra gli artisti partecipanti alcuni approfondiscono maggiormente lo strumento coloristico, altri quello materico ed altri ancora il segno grafico, nell’insieme sono quindi rappresentati tutti gli aspetti legati alla modalità della creazione artistica. Nell’opera esposta da Duccio Andreini c’è l’idea del giuoco dell’ombra come segno acheiropoietico, come non creato da mano umana. Lo stile di Ieva Sara Breiksa è leggero, in continuo movimento. Alessandra De Sanctis, abituata a riempire la superficie per raccontare, con la sua serie di sedie, desolate o accompagnate dalla presenza umana, dislocate in spazi asettici, senza tempo, allude alla condizione dell’uomo moderno.  Il lavoro di Gianluca Elia si snoda su due tematiche principali: il jazz, raccontato attraverso l’utilizzo della tecnica dell’incisione che gli consente di esprimere atmosfere rarefatte dense di piccoli segni attraverso i quali emergono, quasi dal buio, le figure o gli strumenti protagonisti del racconto.  Le motivazioni artistiche di Elisabetta Fontana nascono da una grande passione per l’arte.  Andreina Guerrieri è nata a Montaione, in provincia di Firenze,  e vive tra Firenze e la campagna toscana.  L’espressione artistica di Antonio Nuvoli è evidente nelle sue opere dall’aspetto plastico e dinamico e nella  pulizia assoluta del colore e delle forme, frutto di una continua semplificazione dello stile e della ricerca del particolare effetto cromatico. Il lavoro di Miky Pedro negli anni ha spaziato in una ricerca di sensazioni intime create con segni stilistici diversi ma sempre improntati su una base figurativa. Il lavoro di Angela Scappaticci è riassumibile nella parola “materia”, solida e invadente nello spazio e contrapposta a parti più impalpabili della tela. spettatore. Gloria Tranchida realizza i suoi quadri con l’uso di carta e cartone riciclati, associati ad una tecnica materica nella quale spicca l’uso dell’oro e di altri colori metallici. (gianluca)

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Scuola: a settembre iniziano i dolori

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2009

Ultimo suono della campanella per la scuola che conosciamo. A settembre alunni e genitori si troveranno con buona probabilità in un mondo tutto nuovo, fatto di ‘maestri unici’ e di ‘maestri mordi e fuggi’, due ore qua, tre là per tappare i buchi orari. Perché, e i genitori iniziano ad accorgersene adesso, per far tornare i conti con la Riforma Gelmini le scuole stanno facendo un puzzle certosino di materie e di orari e, dove i conti non tornano, semplicemente tagliano.  Basta con le solite maestre, basta con i tre pomeriggi di rientro. Puoi trovarti con una sola delle vecchie maestre e sentirti dire che di pomeriggi non è possibile averne più di due   …e non c’è niente che tu possa fare. Le prime elementari sono le più penalizzate: avendo già in partenza una dotazione organica ridotta (27 ore invece di 30) e nell’incertezza per gli anni a venire, i dirigenti costituiscono nuove classi a orario ridotto, indipendentemente da quello che hanno scelto i genitori in sede di iscrizioni. E la colpa non è neppure del Ministero, ma delle scuole che non si saprebbero organizzare. Si salvano solo le classi a tempo pieno, perché restano due insegnanti e, con le ore di compresenza che sono state tagliate, è possibile mantenere un po’ di flessibilità e anche assicurare la sorveglianza a pranzo per i bambini dei moduli, a patto però che si trovino all’interno del medesimo edificio. Fatto sta che il Ministro Gelmini ha riformato la scuola dell’obbligo senza preoccuparsi dei contratti di lavoro e della normativa preesistente e adesso i nodi giungono al pettine. Fioccano le prime proteste sui tavoli degli Uffici Scolastici Provinciali, ma tanto si sa, fra poco arriva messer Agosto e a settembre chi vivrà vedrà. Intanto il Consiglio dei Ministri approva i regolamenti per i nuovi licei e per gli istituti tecnici e professionali. Andranno verificati alla prova dei fatti, ma non sembrano male, con il potenziamento delle materie scientifiche e della lingua straniera e il ritorno del latino ai licei. Almeno, dietro a questa riforma c’è il serio lavoro di studio e di approfondimento fatto a suo tempo dal Ministro Moratti e dai suoi tecnici.

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