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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘mattarella’

Delegazione di AIL dal Presidente della repubblica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

Roma Il 21 giugno alle ore 11, in occasione della Giornata Nazionale contro leucemie, linfomi e mieloma e dei 50 anni di attività di AIL al fianco dei pazienti ematologici, una delegazione di AIL sarà ricevuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Palazzo del Quirinale. La delegazione di AIL sarà composta dai Presidenti delle 81 Sezioni provinciali AIL guidati dal Presidente Nazionale AIL, professor Sergio Amadori, da esponenti del comitato scientifico di AIL, del mondo del volontariato, della ricerca scientifica e da ex pazienti che hanno combattuto la malattia.L’Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma farà dono al Capo dello Stato della medaglia celebrativa, coniata per ricordare l’impegno di AIL sul territorio a favore dell’assistenza ai pazienti ematologici e della ricerca contro i tumori del sangue, e della prima copia del folder filatelico contenente il francobollo appartenente alla serie tematica “Il senso civico” riservata all’assistenza ai malati, emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico, realizzato in collaborazione con Poste Italiane e Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, e dedicato ad AIL in ragione dell’impegno costante dell’Associazione al fianco dei pazienti.In occasione della Giornata nazionale contro leucemie, linfomi e mieloma, come ogni anno, alcuni tra i più illustri ematologi italiani saranno a disposizione per fornire risposte e consigli al NUMERO VERDE AIL – PROBLEMI EMATOLOGICI: 800.226.524 dalle ore 8.00 alle ore 20.00 di venerdì 21 giugno.

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Mattarella in difesa di insegnanti e dirigenti scolastici vittime di genitori e figli bulli

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Purtroppo non possiamo che constatare un clima negativo, sia culturale che politico, di un Paese che si ostina, contro ogni evidenza, a dipingere i dirigenti scolastici come nemici del Collegio docenti o del personale Ata, come potenziali corrotti e corruttori che grazie all’autonomia scolastica penserebbero a interessi personali. Attaccati talvolta, verbalmente e fisicamente, da genitori violenti. Così non va bene: condividiamo a pieno il pensiero del presidente Mattarella e continuiamo a sperare ancora nella costruzione di una scuola migliore. Durante l’inaugurazione dell’anno scolastico, davanti a una platea di mille studenti a Porto Ferraio all’isola d’Elba, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha parlato largamente di uno dei problemi che affligge le nostre scuole: scorrendo i dati, è emerso che in Italia un ragazzino su due è vittima di episodi di bullismo. Si è soffermato sul fatto che la società ha subito qualche tipo di strappo che è necessario ricucire, e al più presto: “Alcuni gravi episodi di violenza – genitori che hanno aggredito gli insegnanti dei propri figli – rappresentano un segnale d’allarme che non va sottovalutato. Il genitore-bullo non è meno distruttivo dello studente-bullo, il cui rifiuto cresce sempre di più nell’animo degli studenti, a scuola e nel web”. Purtroppo gli atti di violenza contro insegnanti e dirigenti scolastici ricoprono una lista numerosissima: i casi alla fine dell’anno scolastico aumentano, con “l’esposizione dei giudizi finali e l’ira dei genitori per bocciature o voti inaspettati che si riversa sugli insegnanti”. Proprio all’inizio dell’anno scolastico, il presidente ha voluto lanciare un appello affinché ciò non si ripeta più e, a difesa di docenti e DS, ha fatto riferimento anche alle tante aggressioni verbali, certamente non meno violente. Il giovane sindacato, nato con l’intento di tutelare i dirigenti scolastici, ha più volte denunciato ciò che appare una crepa, oramai, ben definita: ha infatti mostrato come “quasi la metà (esattamente 15 su 33) delle aggressioni note è stata opera di genitori”. Del fenomeno della violenza gratuita contro i docenti e dirigenti scolastici si sono interessati Anief e Udir che, qualche mese fa, hanno pure organizzato una giornata di discussione. Tutti i relatori – esperti, rappresentanti dei lavoratori, delle famiglie, dei discenti nonché dei dirigenti scolastici – si sono trovati d’accordo su un punto: l’escalation di violenza si deve anche e soprattutto allo scadimento dell’autorevolezza della figura del maestro e dell’insegnante agli occhi delle famiglie e dell’opinione pubblica.Marcello Pacifico ha più volte affermato che “la scuola è una di quelle poche istituzioni che agiscono in modo diretto per il rispetto delle regole, la trasmissione della cultura e per rimarcare i valori cardini costituzionali dello Stato che vanno trasmessi sempre e a prescindere. Le famiglie e gli studenti che non gradiscono questo genere di messaggi, votati alla legalità e alla trasmissione di valori in tale direzione, si lasciano andare ad atteggiamenti intimidatori che sempre più spesso si tramutano in aggressioni fisiche”.Il sindacalista autonomo sottolinea, altresì, come “siamo arrivati al punto che professori e presidi vengono percepiti come nemici dello Stato e, di conseguenza, delle persone. Contrariamente a ciò che si pensa siamo tutti al servizio dello Stato, del cittadino e, quando si parla di scuola, ci dobbiamo impegnare per garantire un servizio fondamentale per la nostra società. Viviamo in una società che ha perso i valori e si crede di poter rivendicare un diritto in questa maniera. Ma è questo ciò che vogliamo? Certamente no. Siamo fermamente convinti che l’educazione e la formazione, armi contro la violenza, debbano passare per le aule scolastiche sì, ma anche e soprattutto germogliare all’interno delle famiglie, embrione della società civile”.

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Salvini sui media oscura Mattarella

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 maggio 2018

Matteo Salvini nelle ultime due settimane è stato il “padrone” indiscusso dei media italiani oscurando, per numero di citazioni, Luigi di Maio e perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A mettere in evidenza questi risultati è il monitoraggio[1] svolto su oltre 1500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da 30 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Mediamonitor.it ha rilevato le citazioni avute dal 14 al 28 maggio sui media nazionali e locali dai principali protagonisti del dibattito politico di questi giorni.Il leader leghista ha raccolto sui media 13.533 menzioni, lasciandosi alle spalle il pentastellato Di Maio (12.605) e Giuseppe Conte (12.361), che avrebbe dovuto guidare il “Governo del cambiamento” di Lega e Movimento 5 Stelle. Nonostante sia stato l’uomo “decisivo” di questa crisi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha raccolto sui mezzi di informazione italiani il 32% di menzioni in meno rispetto a quelle del leader leghista (9140).Nell’ultima settimana ha conquistato il palcoscenico mediatico l’economista Paolo Savona, sul cui nome si è innescato lo scontro istituzionale tra Presidenza della Repubblica, Lega e M5S: è stato nominato sui media 6220 volte, quasi quanto lo stesso Salvini. Mediamonitor.it evidenzia come Silvio Berlusconi, sesto con 4.705 menzioni, continui a far parlare di sé anche quando non è al centro del dibattito politico.Tra gli “uomini nuovi” dell’era leghista emerge Giancarlo Giorgetti, fedelissimo del segretario e coinvolto nella contesa per il ministero dell’Economia, che con le sue 2588 citazioni si posiziona al settimo posto della graduatoria stilata da Mediamonitor.it.Resta sempre nella top ten il senatore “semplice” Matteo Renzi, che non esce dalla ribalta mediatica e porta a casa 2506 citazioni facendo molta ombra al segretario reggente del Pd Maurizio Martina (1632 menzioni). Al 10° posto della graduatoria elaborata da Mediamonitor.it sale Carlo Cottarelli, che ha raccolto il 75% delle sue 1730 menzioni nel giorno in cui ha ricevuto dal presidente Mattarella l’incarico di formare il nuovo governo.Nelle ultime due settimane è tornato a far parlare di sé anche il pentastellato Alessandro Di Battista, che dal 14 al 28 maggio ha totalizzato 1222 menzioni, circa il triplo (424) di quelle avute nelle due settimane precedenti. I motori sono già caldi per le prossime elezioni: il “Dibba” è pronto a sospendere il viaggio negli States e a scendere in campo in prima persona non appena sarà aperta la nuova campagna elettorale.

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Meloni: appello a Mattarella

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

“Presidente Mattarella, noi non abbiamo condiviso alcuna delle scelte che ha fatto nelle ultime settimane. Però l’Italia è sotto attacco e l’Italia non può permettersi in questo momento né un governo che vada in Aula prendendo forse 20 voti per farci ridere dietro dal mondo; né di tornare a votare il 29 luglio o il 5 agosto con l’attacco finanziario della speculazione in atto. Allora un gesto di responsabilità deve arrivare da tutti, soprattutto da chi si considera un patriota. Noi abbiamo da chiederle: provi a fare l’unica cosa che non ha fatto sinora, dare un incarico a chi era arrivato primo alle elezioni, al centrodestra, per formare un governo e verificare se in Aula – anche grazie magari all’astensione di altri partiti con la stessa responsabilità – c’è la possibilità di formare un governo, di calmare la situazione internazionale e di occuparci dei problemi degli italiani. O in subordine, c’è comunque una maggioranza che si è formata in queste settimane: era la maggioranza che metteva insieme la Lega e il M5S. Era pronta a fare un governo e aveva stipulato un contratto di governo. Noi siamo stati critici, però arrivati a questo punto siamo anche disponibili a rafforzare quella maggioranza con Fratelli d’Italia, perché crediamo che bisogna fare tutto quello che c’è da fare in questo momento per tirare fuori l’Italia dalla situazione di caos nella quale rischia di gettarsi. Presidente, ci rifletta perché non avremo molto altro tempo”. Così Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia in un video pubblicato su Facebook.

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Silenzio di Mattarella su Oettinger

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

“Desolante che perfino il Presidente del Consiglio europeo Tusk si sia sentito in dovere di intervenire contro le intimidazioni mafiose di Oettinger, mentre le istituzioni italiane rimanevano in patetico silenzio. Perché Mattarella, così attivo in questi giorni, non ha chiesto le scuse e le dimissioni del commissario europeo Oettinger? Forse per timore di apparire troppo “sovranista”? La situazione sembra ormai sfuggita di mano al Capo dello Stato. L’unica strada percorribile per il bene della Nazione è quella chiesta da Giorgia Meloni: dimissioni di Mattarella e riforma presidenziale della nostra Repubblica. Per ribadire che la sovranità appartiene al popolo.” E’ quanto dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari.

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Si chiedono le dimissioni di Mattarella

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

«Da oggi Fratelli d’Italia inizia a raccogliere, con banchetti in tutta Italia e con una petizione online, le firme per chiedere le dimissioni del Presidente Mattarella e per introdurre il presidenzialismo perché l’elezione diretta del Capo dello Stato è la più grande riforma che possiamo fare. Se il Capo dello Stato vuole scegliere i ministri, allora lo devono votare gli italiani. È la prima regola. Solo così sarà rispettato il voto dei cittadini». È quanto ha annunciato il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ad Imperia nel corso di un incontro per le elezioni amministrative.

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Mattarella: cancellati anni di lavoro, mesi di partecipazione e giorni di speranze

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

“E’ successo qualcosa di incredibile, ma soprattutto di pericoloso. E’ caduto anche l’ultimo velo. Al Presidente della Repubblica italiana non interessa il voto espresso dagli italiani, interessa ciò che gli impongono gli interessi del mercato. Con queste parole sono stati cancellati anni di lavoro, mesi di partecipazione e giorni di speranze. Con queste parole è stato abortito il governo del cambiamento. Riavvolgendo il nastro, riguardando il film di questi ultimi mesi tornano in mente tutti segnali, ai quali non avremmo mai voluto credere, che ci hanno portati a questo giorno. Uno dei più bui della nostra storia politica. La legge elettorale pensata per non farci vincere, la fretta che c’era prima e che ora a quanto pare sembra non esserci più, lo spread che sale a comando. Ora il Presidente è preoccupato dei nostri risparmi. Dov’era quando i nostri risparmi venivano cancellati nella notte dal decreto salva-Boschi? In Italia puoi governare se sei stato condannato, se hai avuto rapporti con la mafia, se non sei laureato, ma non se sei del Movimento Cinque Stelle. Io, come voi, non so cosa succederà domani. Il Presidente ci ha raccontato che questa è la scelta migliore, quella più rassicurante. Domani ci sveglieremo sì senza il ministro dell’Economia che l’Europa non voleva, ma anche senza un governo, con il rischio di impeachment per il Presidente della Repubblica e con un clima di tensione che la mia generazione non ha mai respirato. Presidente chi dobbiamo ringraziare per questo? Gli interessi di chi possono valere tanto?”, così Massimo De Rosa, consigliere regionale del M5S Lombardia.

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Impeachment per Mattarella?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

Ieri sera abbiamo dovuto prendere atto del fallimento del contratto di programma tra i pentastellati e i leghisti per un dissenso su un nome da parte del presidente della repubblica. E qui siamo di fronte alla prima anomalia poiché i contraenti rappresentano la maggioranza parlamentare. E allora? ci si chiede. Era proprio necessario che il presidente della Repubblica si mettesse di traverso per un nome indigesto al colle? La percezione che emerge è che si tratti per Mattarella di un clamoroso flop anche perché se il paese attende d’essere governato e sono stati trovati i numeri in parlamento questa condizione di stallo appare innaturale e difficilmente digeribile dall’opinione pubblica. E la domanda che segue è conseguenziale. Ha il presidente rispettato, come afferma, il dettato costituzionale o è andato oltre il suo compito violando le stesse regole che a sua volta cita a suo sostegno? Da qui parte la riflessione dei pentastellati sull’opportunità o meno di mettere in stato d’accusa il Presidente anche se i passaggi sono laboriosi e lunghi e la parola finale non spetta al parlamento bensì alla Corte Costituzionale e il che vuol dire il luogo di provenienza di Mattarella. Il sospetto, quindi, è che non se ne faccia nulla. Resta il vulnus con un governo del Presidente privo del consenso popolare, capace di suscitare un dissenso crescente nell’opinione pubblica e una lacerazione che rischia d’indebolire ulteriormente il rispetto per le istituzioni già in caduta libera nel sentire popolare. Del resto il timore da parte del colle che si arrivi per strade trasverse all’uscita del paese dall’euro non è suffragata dai fatti. Il prof. Savona l’aveva messa in conto come una provocazione per indurre le autorità europee ad accettare un dialogo costruttivo sulla riforma dei trattati e che è auspicato da tutte le forze politiche oggi rappresentate in parlamento e nella società civile.

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Politica italiana: In Savona “veritas”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 maggio 2018

Per quanto ci è dato di sapere il “peccato che non prevede assoluzioni” del prof. Paolo Savona già ministro ed economista di valore è quello di aver scritto un libro dove tra le altre cose si dicono “verità” forse spiacevoli (veritas odium parit) sulla leadership tedesca, in ambito comunitario, che sono, per altro, riposte nei pensieri di molti italiani per non parlare del comune sentire mondiale. D’altra parte non si può costruire una comunità di popoli senza annettervi quella identità di vedute e di appartenenza che non richiedono necessariamente dei distingui o dei primati, semmai si può essere “primus inter pares” ma per questa funzione vi è già una “commissione europea” che dovrebbe coprire tale ruolo. A questo punto la posizione del Presidente Mattarella diventa insostenibile. Non dimentichiamo che da alcuni anni a questa parte abbiamo demonizzato non poche istituzioni a partire da quelle rappresentative del parlamento e persino della Corte costituzionale e ora ci manca solo che dentro questo primato ci vada a finire proprio il massimo organo di rappresentatività istituzionale. Nello stesso tempo andiamo a risvegliare negli italiani sentimenti anti-tedeschi che pensavamo appartenessero solo al passato. D’altra parte cosa si dice di tanto esecrabile se non il fatto che il sistema di governo della Comunità europea è da rivedere perché non si può andare avanti in questo modo in un contesto di politica internazionale dove le decisioni vanno prese con forza e determinazione e non a tante voci come accade oggi e lo costatiamo con le sanzioni contro la Russia, la guerra dei dazi degli statunitensi e le nostre ambiguità sulle guerre regionali nel vicino oriente e alla stessa difesa dei confini europei da politiche migratorie che hanno trasformato l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. All’inerzia delle istituzioni europee forse ci vuole un elettrochoc, una cura da cavallo e forse ci giunge provvidenziale l’anatema di Savona per scuotere i più tentennanti. (Riccardo Alfonso)

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Benvenuto in Argentina Presidente Mattarella

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 maggio 2017

mattarella1Per un italiano all’estero l’arrivo del primo cittadino é un evento sicuramente storico. Dall’ultima visita di Ciampi sono passati molti anni e crediamo che la comunità più grande del mondo non e giusto che sia abbandonata in questo modo dalla patria. Soltanto in Argentina risiede la quarta parte di tutti gli iscritti all’AIRE, senza dimenticare il piccolo Uruguay, forse, il paese più italiano del mondo.
Mattarella, giurista, politico, uomo DC, poi Ulivo e PD (come tanti) è uno dei pochi politici della “vecchia guardia” con esperienza e moderatezza. Dagli anni ’80 è stato un protagonista in silenzio della storia repubblicana, dopo aver occupato il Parlamento con la DC, il Partito Popolare, la Margherita e il PD. Vicesegretario della DC, Ministro della Pubblica Istruzione, Vicepresidente del Consiglio, Ministro della Difesa e Giudice Costituzionale. Insomma, un politico di stirpe che, a basso profilo, è giunto alla massima carica dello Stato in un momento difficilissimo della vita italiana, dopo un settennale allargato di Napolitano ed un’eterna crisi. Visitare l’America Latina, più che un piacere, per un Presidente italiano dovrebbe essere un dovere. Qui risiede quasi la metà di tutti gli italiani all’estero e qui le radici di Cristoforo Colombo sono calate in profondità. Ma perché Argentina? Perché Uruguay? Suvvia! Perché qui c’è stato Garibaldi, all’Associazione Unione e Benevolenza di Buenos Aires si fece la prima colletta per i 1000 di Garibaldi, a Montevideo l’eroe dei due mondi ebbe 4 figli e fu un fiero combattente per le idee d’indipendenza.
Come si fa per recuperare lo spirito italiano? Non è facile! Il mondo è cambiato profondamente e cambia giorno dopo giorno, senza pausa. I movimenti emigratori, nel 2017 sono ormai pane quotidiano e, con rammarico, ma anche con piacere, vediamo che stiamo difronte all’ennesimo flusso di italiani verso il Sudamerica, un continente che, con i suoi “comodities”, continua a dar cibo ed energia a tutto il pianeta. Il tessuto produttivo italiano in America Latina è spaventoso. Soltanto una delle più grandi multinazionali italiane come la Pirelli, in Brasile produce la terza parte del suo fatturato, la FIAT ha grandi impianti, la Benetton 1 milione di ettari in Argentina, insomma, il “hardware” italiano continua a farsi strada e non da ieri. La visita di un Presidente della Repubblica è una necessità strutturale per il mondo emigratorio, un obbligo istituzionale e argentinacommerciale. Nel deposito più grande del mondo di acqua, petrolio, gas naturale o la più ricca fauna e flora, la presenza del nostro paese è strategica, ma, non possiamo negare che, in alcuni settori, gli obblighi sono tralasciati e di brutto. Ancora, nel nostro paese, non esiste una politica precisa e coerente sull’emigrazione. Mentre la Spagna, la Francia o la Gran Bretagna, con molto meno “figli” di noi, hanno presenza e scommettono con serietà, la nostra Italia fa acqua dappertutto. Le banche se ne sono andate cercando fortuna altrove, gli investimenti e la cooperazione calano e le reti consolari fanno pena. C’è sempre quell’Italia che lavora, che riforma, che gioca in Serie A, ma anche quell’altra che non definisce strategie e continua a parlarci come se fossimo degli ignoranti. Quante volte abbiamo ascoltato frasi fatte come: “Gli italiani all’estero sono un’enorme risorsa per l’Italia”? Da una parte facciamo finta di essere un paese sul serio e approviamo una legge per la quale, chiunque voglia adottare la cittadinanza italiana, presentando la documentazione giusta e pagando 300 Euro, la potrà ottenere, dall’altra abbiamo una pagina web del consolato che non ci risponde mai e ci lascia mesi senza un semplice rinnovo di passaporto, senza parlare di coloro che vogliono la nostra cittadinanza e devono aspettare, in certi casi, oltre 10 anni per vidimarla. Presidente Mattarella, non vogliamo ascoltare in questa visita le solite parole “gli italiani all’estero sono una risorsa per il nostro paese” o “….faremo di tutto per avvicinarci a voi”! Siamo stufi di tante chiacchiere, di CGIE che non ottengono risultati, siamo stufi di caramelle o aspirine. Vogliamo sentirci cittadini di Serie A, come quelli che sono nati a Roma, Milano o Morano Calabro. È per questo che il nostro appello, Sig. Presidente, è di starci a sentire, di capirci, di portare avanti un discorso idoneo e coerente. (Adriano Cairo)

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L’appello di Codici al Capo dello Stato: “Non firmi la legge “salvamedici”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

mattarella1L’Associazione Codici lancia un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinchè non firmi la legge #salvamedici.I casi di malasanità che vengono segnalati all’Associazione Codici sono sempre più numerosi, così come le vittime coinvolte e mentre i colpevoli continuano ad operare impuniti, la giustizia appare sempre più irraggiungibile. Con l’approvazione della Legge sulla Responsabilità Professionale, legge pensata e confezionata dal “Partito dei medici” contro i cittadini malati, sarà il paziente a dover dimostrare l’errore medico, in quanto risulta invertito l’onere della prova. Dunque, non solo il paziente non sarà minimamente tutelato in caso di errore medico, ma ci saranno gravi ripercussioni anche sul bilancio pubblico. E’ evidente che, con l’approvazione di questa legge, nessun avvocato farà causa al singolo medico, che risponde solo di responsabilità extracontrattuale, ma agirà nei confronti della struttura sanitaria, che, invece, risponde per responsabilità di natura contrattuale.Ciò significa che, essendo tutte le cause di responsabilità rivolte alla struttura sanitaria, questa voce si andrà a caricare ulteriormente sulle tasse dei cittadini in quanto questi procedimenti incideranno sul funzionamento degli ospedali e delle strutture sanitarie che gravano già sulle tasche dei cittadini.Codici chiede che il Capo dello Stato non firmi questa legge affinchè i cittadini vittima di errori medici e malasanità possano ottenere giustizia e opportuni risarcimenti. Altrimenti chi tutelerà il cittadino, chi difenderà i pazienti? Aderite alla petizione lanciata da Codici contro la legge #salvamedici. Possiamo ancora fermarli http://www.codici.org/home/petizioni/vota-contro-il-ddl-salvamedici.html.

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Referendum: Meno male che c’è Sergio Mattarella

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

mattarella1Con la discrezione che gli è propria, il presidente della Repubblica sta svolgendo una diuturna e preziosa opera di contenimento degli errori (ormai seriali) di Matteo Renzi, e di faticosa compensazione delle conseguenze del rapido consumarsi del credito che il presidente del Consiglio si era conquistato due anni fa e che le elezioni europee avevano certificato. Non capendo, pur atteggiandosi a mago della comunicazione, che paga di più una sana autocritica che il voler tenere il punto a tutti i costi, Renzi non si è dato per vinto neppure dopo l’esito disastroso delle amministrative, su referendum costituzionale e legge elettorale, costringendo così Mattarella a lavorarlo ai fianchi per spingerlo su una strada meno disastrosa – soprattutto per il Paese, delle sue fortune personali poco importa – di quella in cui si è infilato. Sempre in silenzio, il capo dello Stato ha cominciato a far passare l’idea che il referendum debba tenersi solo dopo che la legge di Stabilità abbia passato il vaglio di almeno una delle due camere, se non addirittura alla fine del suo percorso parlamentare. Di qui le voci su una data di novembre. Cosa, questa, che darebbe il tempo alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sull’Italicum. E siccome Mattarella sa bene cosa i suoi ex colleghi sono intenzionati a dire – e cioè che il meccanismo di voto non ha i requisiti di costituzionalità e la legge va rifatta, esattamente come per il Porcellum, a cui peraltro somiglia come una goccia d’acqua – ecco che verrebbe sgombrato dal campo della battaglia referendaria l’elemento del cosiddetto “combinato disposto”.Infatti, la parte preponderante di coloro che sono per il NO – e noi siamo tra questi – hanno questa posizione per la contrarietà all’effetto perverso che produce il sommarsi della riforma del Senato con la legge elettorale che prevede il premio di maggioranza e il doppio turno per la Camera. Non solo. Il pronunciamento negativo della Corte sull’Italicum, oltre a costringere a riscrivere daccapo la legge e non semplicemente a introdurre la variante del premio alla coalizione e non più alla lista, toglierebbe di mezzo le ragioni politiche per cui si è ripensato così il Senato – dandolo in mano alle Regioni proprio mentre si vuole, giustamente, controriformare in senso più centralista il titolo V – e questo potrebbe indurre Renzi ad accettare le pressioni di chi gli chiede, anche tra la fila del Pd renziano e della maggioranza di governo, di ripensare la riforma o quantomeno di accogliere l’idea (non casualmente sempre più gettonata, nel mondo politico e in quello accademico) dello spacchettamento dei quesiti referendari.D’altra parte, l’Italia ha un disperato bisogno di incrementare tanto la governabilità quanto l’efficienza e l’efficacia del Parlamento. E non può ottenere questo risultato forzando la mano a scapito dell’uno o dell’altro obiettivo, che vanno perseguiti insieme. Mentre il combinato disposto tra l’Italicum e il finto smontaggio del bicameralismo paritario non va in nessuna delle due direzioni, perché il premio di maggioranza (sempre, ma tanto più come lo assegna la legge appena entrata in vigore) rende illusorio l’aumento di capacità decisionale (vinci ma non governi) e penalizza la funzione di rappresentanza e di proposta del Parlamento, riducendone ancor più la già bassissima funzionalità. Il timore, quindi, è che alla fine ne esca vincitrice l’antipolitica, sia perché l’Italicum è il mezzo più sicuro per mandare i 5 Stelle a palazzo Chigi, sia perché non si sarà affatto sanata, anzi, la frattura tra elettori ed eletti. Ed è un timore che un uomo della storia politica e culturale, oltre che della prudenza caratteriale, di Mattarella non può non avere presente e orientarlo a fare quelle scelte che taluni gli rimproverano di non aver fatto fin qui.Ma se tutto questo il presidente della Repubblica lo sta facendo o lo farà, non sarà certo per una scelta di campo nei confronti di Renzi – che finora ha saggiamente evitato di giudicare – bensì per risparmiare al Paese una crisi politica che, evidentemente, giudica sarebbe esiziale. Di fronte a questi passaggi, fatti con mano felpata ma decisa, Renzi ha due possibilità: o si lascia guidare da Mattarella sulla strada di questo generale reset e smonta, in un modo o nell’altro, il referendum, sapendo che da quel momento in avanti non sarà più palazzo Chigi ma il Quirinale – seppure con modi ben diversi da quelli di Napolitano – a dettare l’agenda politica; oppure punta i piedi, come ha fatto finora (o almeno, fino a qualche giorno fa), e si gioca il tutto per tutto sapendo che a quel punto, se dovesse inciampare, Mattarella non potrà più allungare la mano per evitargli la caduta.
Difficile dire cosa farà Renzi. Di certo sappiamo che se scegliesse la prima opzione userebbe la testa, se optasse per la seconda la pancia. In tutti i casi, è evidente che non può più essere lui, o comunque solo lui, il perno intorno a cui costruire l’alternativa al populismo grillino e leghista. E questo comunque vada a finire la partita interna al Pd. Così come è evidente che la “nuova” centralità del Quirinale è destinata a pesare sullo scenario politico in modo determinante. Poi tutto dipenderà se avrà prevalso la testa o la pancia. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Mattarella a Campobasso: presidio lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

campobasso comuneIn occasione della visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il 22 aprile si recherà a Campobasso presso l’UNIMOL, l’USB Molise ha organizzato un presidio davanti alla sede universitaria, dalle ore 10.00 in via Scardocchia. Con questa iniziativa l’Unione Sindacale di Base intende sensibilizzare il Presidente sulle istanze della petizione VOGLIO LAVORO E STATO SOCIALE, promossa dall’USB nei luoghi di lavoro, nei territori ed on line. Al Presidente Mattarella, che parteciperà alla cerimonia di inaugurazione del Centro di Ricerca sulle Aree Interne e gli Appennini dell’Università degli Studi del Molise, l’USB intende così mettere in evidenza i temi prioritari per il Paese: la difesa del lavoro, del welfare, contro le privatizzazioni e per lo sviluppo dell’occupazione.

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