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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘matteo renzi’

L’Italia viva di Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

“E’ una questione tutta interna alla sinistra italiana e sarebbe opportuno e utile che venisse trattata da quell’area culturale. Ma un suggerimento lo do, non solo rivolto a Renzi ma a tutti: è necessario dismettere una certa dottrina pragmatista leninista della subordinazione dei mezzi al perseguimento dell’obiettivo ed entrare in maggiore sintonia con i precetti della democrazia”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervistato da Radio Radicale sulla scissione di Matteo Renzi.
“Non voglio dare lezioni – ha aggiunto – ma mi viene da pensare a Fdi che nasce da una scissione del Pdl. Una scissione che, però, non avvenne nel bel mezzo della legislatura. Per essere coerenti e fedeli, ci presentammo con il nostro simbolo e il nostro nome senza avere la possibilità di pubblicizzarli vista la velocità dei tempi con cui ci siamo organizzati dalla fine della legislatura (dicembre 2012) alle nuove elezioni (febbraio 2013). Abbiamo rischiato grosso. Ma non ho mai considerato corretto chiedere di voti per un partito e generarne un altro nel bel mezzo della legislatura. L’atto di Renzi mi lascia perplesso sul piano dell’etica politica. Ma rientra nel personaggio”. “Il sospetto è che una volta liberatosi della sinistra più oltranzista, – ha precisato Rampelli- Matteo Renzi aspiri a comporre un disegno neocentrista per attrarre anche Forza Italia. Bisogna capire cosa vorrà lasciare Berlusconi del suo passaggio in politica. La cifra oggettiva di Berlusconi fu la saldatura del popolarismo italiano con la destra storica, oggi sovranista o populista. La novità in Italia non fu quella di consentire alla destra di andare al governo, ma di consentire agli italiani di conquistare la democrazia dell’alternanza. Dal 1994 con la nascita di Forza Italia – ha concluso Rampelli – abbiamo avuto governi di centrodestra e governi centrosinistra, dopo 50 di governi monocolore”. (n.r. Non crediamo si tratti di una collocazione politica di destra, di centro o di sinistra. A nostro avviso è il frutto di uno smisurato desiderio di emergere considerato che il Pd era diventato per lui un abito troppo stretto. Ora, semmai, andrà in cerca di chi è disposto a sentire le sue “pifferate” e il governo è avvisato: lo “stai tranquillo” è incominciato. E sappiamo che già la prima mossa è stata compiuta con la telefonata a Conte.)

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Immigrazione: un problema che risale a Renzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

“L’atteggiamento e l’azione della sinistra sull’immigrazione, prima di Minniti, sono stati fallimentari. La sinistra è andata in Europa a chiedere più flessibilità sui conti pubblici in cambio di un’accoglienza non regolamentata nel nostro Paese”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Radio Anch’io”, su Rai Radio1.“I toni di Salvini non sono i nostri e non abbiamo lo stesso linguaggio, però gli va dato atto, soprattutto ieri, di aver fatto una scelta simbolica che è quella di porre con decisione all’Europa il tema dell’immigrazione. Purtroppo fino ad oggi l’Europa non ha battuto un colpo, lasciando l’emergenza all’Italia: questo è un fatto oggettivo.Io che appartengo ad un partito fortemente europeista, come Forza Italia non ho argomenti per difendere l’Europa, perché l’Europa non può pensare che il tema dell’immigrazione debba essere scaricato sull’Italia o liquidato come una tensione tra Malta e l’Italia. Ieri a perdere è stata l’Unione europea”.

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That someone and something too much

Posted by fidest press agency su domenica, 13 Mag 2018

The idea, a few years ago, of Matteo Renzi of wanting to scrap the “old glories” of his party to make room for young people has served, in a short time, just to make shoes for uncomfortable rivals. The same struggle for the “succession” would not have spared the center right if it had not been that one of the parties, Forza Italia, had and has a master who holds 100% of his share and the money needed to neutralize hostile climbs in the bud both internally and in terms of its allies. In this way a portion of the electorate that looks to the right has been blocked by the old patterns of conservation in continuity. In other respects the classic right played by Brothers of Italy led by Giorgia Meloni has greatly reduced if we compare it to the times of Almirante and even Fini and what is worse does not seem able to get out of this impasse that engages to remain under the yoke of the chosen allies.
At this point we are with two parties, Forza Italy and the Democratic Party, intended to represent themselves regardless of the location they have given (center right and center left) because they have customized their role by identifying with that part of the electorate that has and it is not for this reason that they receive their consent even if they know they are a minority in the country. Their ability was, if anything, to be able to board even parties of different backgrounds but weak electorally but in order to survive they need visibility.
Everything would have run smoothly if it had not happened, in the last round of elections, that the leading party, Forza Italia had lost its primacy in the coalition and its potential external ally, the Democratic Party had come out battered and moreover a movement , 5Stelle, had obtained a good electoral exploit. We have therefore come to an unavoidable outlet: either return to the polls or shoot the cards. This last solution was chosen as a lesser evil, and it remains to be seen whether for the pentastellati it is a trap to eat them, in due course, with a single bite or we have really come to the awareness that we can realistically make a policy even for those who are and not just for those who have. There remains, however, a doubt: do we really believe that those with money are willing to cede a part of it in the name of so-called populism? And from the way things are done if we do not talk about the open hostility of the “strong and wealthy” powers, we lack little and now that the “virginity” has been returned to a certain gentleman who stops them more? Their king is a joiner. (Riccardo Alfonso)

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Quel qualcuno e qualcosa di troppo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 Mag 2018

L’idea, alcuni anni fa, di Matteo Renzi di voler rottamare le “vecchie glorie” del suo partito per far spazio ai giovani è servito, nel giro di poco tempo, solo per fare le scarpe ai rivali scomodi. La stessa lotta per la “successione” non avrebbe risparmiato il centro destra se non si fosse trattato che uno dei partiti, Forza Italia, aveva ed ha un padrone che detiene il 100% della sua quota azionaria e i soldi necessari per neutralizzare sul nascere scalate ostili sia al proprio interno sia nei riguardi dei suoi alleati. In questo modo una quota dell’elettorato che guarda a destra è rimasto bloccato dai vecchi schemi della conservazione nella continuità. Per altri versi la destra classica impersonata da Fratelli d’Italia guidata da Giorgia Meloni si è ridotta di molto se la confrontiamo ai tempi di Almirante e persino di Fini e quel che è peggio non sembra in grado d’uscire da questa impasse che la impegna a restare sotto il giogo degli alleati che si è scelto.
A questo punto ci troviamo con due partiti, Forza Italia e il Pd, destinati a rappresentare se stessi a prescindere dalla collocazione che si sono data (centro destra e centro sinistra) perché hanno personalizzato il loro ruolo identificandosi con quella parte dell’elettorato che ha e non è e per questo ricevendone il relativo consenso anche se sanno d’essere una minoranza nel paese. La loro abilità è stata, semmai, quella di riuscire ad imbarcare anche partiti di diversa estrazione ma deboli elettoralmente ma che per sopravvivere hanno bisogno di visibilità. Tutto sarebbe filato liscio se non fosse accaduto, nell’ultima tornata elettorale, che il partito guida, Forza Italia avesse perso il suo primato all’interno della coalizione e il suo potenziale alleato esterno, il Pd ne fosse uscito malconcio e per giunta un movimento, 5Stelle, avesse ottenuto un buon exploit elettorale. Siamo, quindi, giunti ad uno sbocco inevitabile: o ritornare alle urne o sparigliare le carte. E’ stata scelta quest’ultima soluzione, come male minore, e resta da capire se per i pentastellati si tratti di una trappola per mangiarseli, a tempo debito, con un sol boccone oppure siamo veramente giunti alla consapevolezza che si possa realisticamente fare una politica anche per chi è e non solo per chi ha. Resta, tuttavia, un dubbio: siamo proprio convinti che chi ha i soldi sia disposto a cederne una parte in nome del cosiddetto populismo? E dal come si stanno mettendo le cose se non si parla di aperta ostilità dei poteri “forti e danarosi” ci manca poco e ora che è stata restituita la “verginità” a un certo signore chi li ferma più? Rianno il loro re travicello. (Riccardo Alfonso)

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Il capriccio di Matteo Renzi: un mega aereo di Stato a noleggio

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 febbraio 2018

renzi-jetI 150 milioni dell’Air Force Renzi sono opportunamente “nascosti” in una tabella allegata – che proponiamo in pagina – “distrattamente” neppure presente all’interno del faldone pubblicato (si tratta del dossier CCXLV, cioè 245 in latino, che per legge deve essere diffuso ogni anno assieme al bilancio della Difesa). Oltre al costo per l’affitto, si scopre pure la durata dell’accordo con gli emiratini: sette anni, che scadono nel 2023.Etihad ha consegnato l’Airbus 340-500 nel gennaio del 2016, dopo ripetuti interventi di conversione e riqualificazione del mezzo che ha effettuato il primo volo il 31 marzo 2006. La giustificazione dell’operazione è spiegata nel documento con la necessità di ottemperare alla normativa “Etops”, le limitazioni a cui sono sottoposti gli aerei commerciali quando sorvolano gli oceani. Ma è una menzogna: i quadrimotori commerciali non esistono quasi più. L’Alitalia, per dire, ne è sprovvista. Per colpa dell’azienda disastrata?L’americana Delta Airlines, che ha oltre mille aerei in servizio, dispone di quattro quadrimotori, degli anziani Boeing 747, i Jumbo Jet. Etihad, su 124 aerei, solo 13. Il primo volo transatlantico su un bimotore risale addirittura all’aprile 1985 e venne compiuto da un aereo della Twa. Parliamo di 32 anni fa, dunque. Da Londra a Tokyo servono 12 ore di volo. La British Airways copre la rotta con dei bimotori Boeing 787 Dreamliner, il costo per ora di volo è la metà esatta dell’aereo di Stato.
renzi jetIl quadrimotore turbofan, ritirato dal mercato nel 2011, subito ribattezzato Air Force Renzi, è talmente grosso che deve atterrare a Fiumicino e non a Ciampino, dove opera il 31° stormo dell’Aeronautica militare e dove sono parcheggiati gli aerei di Stato. Il fiorentino ha bramato a lungo l’anacronistico Airbus per le traversate oceaniche, le riunioni ad alta quota, soprattutto con le connessioni internet a bordo, ma per aggirare le polemiche (e la trasparenza) ha costretto il governo a secretare i contratti e non l’ha mai neanche utilizzato per non danneggiare la campagna elettorale sul referendum costituzionale. L’Airbus 340-500 con le insegne provvisorie della Repubblica italiana, dopo un anno e mezzo di rullaggi tecnici e addestramenti del personale, ha esordito in una trasferta negli Stati Uniti e in Canada dell’aprile 2017 con Paolo Gentiloni presidente del Consiglio. In sostanza: per un quinto del tempo del noleggio, l’Italia ha pagato Etihad senza usare l’Air Force Renzi, se non – va ricordato – per una missione del sottosegretario Ivan Scalfarotto a Cuba. L’ex premier ha sempre negato spese folli per l’Airbus, confidando sulla riservatezza nella triangolazione Difesa-Etihad-Alitalia. (foto: renzi jet)

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Banche popolari e la partita giocata da Renzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

BANCA

“Quanto emerge dagli atti giunti alla Commissione d’inchiesta sulle banche in merito a colloqui tra Renzi e De Benedetti sulla riforma delle popolari, conferma che su questo tema il Governo Renzi ha giocato una partita poco pulita in danno dei risparmiatori del Paese e nell’interesse di pochi intimi. Lo slogan di quella presunta riforma era ‘meno banche, più credito, più investitori’, ma ad oggi abbiamo visto solo più interessi di pochi, più trame oscure, meno trasparenza. E ora è spiegato anche perchè su quel Decreto il Governo si blindò respingendo tutti gli emendamenti di maggioranza e opposizione, in molti casi senza una giustificazione, e anche perchè fu scelto caparbiamente il tetto di 8 miliardi contravvenendo anche ai dettami europei che prevedevano invece un tetto di 30 miliardi. È l’ennesimo inganno svelato da parte di un Governo che su temi cruciali come la tutela del risparmio, ha tutelato e difeso solo i propri interessi e quelli di pochi intimi amici”. Lo afferma in una nota il Deputato di Forza Italia, Rocco Palese, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera.

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Jyrki Katainen su governi Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 novembre 2017

Jyrki KatainenDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Apprendiamo con preoccupazione che il vicepresidente della Commissione Europea, Jyrki Katainen, ha dichiarato che Bruxelles è pronta ad inviare una lettera ufficiale al Tesoro italiano nella quale verranno richiesti chiarimenti dettagliati sulla bozza della Legge di Bilancio per il 2018, e dove verrà ricordato al Governo di Paolo Gentiloni e al suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che, purtroppo, la situazione economica italiana non è affatto migliorata.La lettera, come anticipato dallo stesso Katainen, arriverà a Roma la prossima settimana, ma il vicepresidente della Commissione ha dichiarato che ‘tutti possono vedere dai numeri che la situazione italiana non migliora’ e che ‘tutti gli italiani dovrebbero sapere qual è la vera situazione economica in Italia’, ovvero ‘una deviazione dagli obiettivi di medio termine per quanto riguarda il saldo strutturale’ Dichiarazioni pesantissime che rappresentano una sentenza senza appello sulla gestione dissennata che i governi Gentiloni e Renzi hanno fatto dei conti pubblici. Abbiamo avuto, purtroppo, la conferma che quanto il premier Gentiloni e il ministro Padoan hanno raccontato agli italiani negli ultimi mesi è soltanto un mucchio di bugie, un vero e proprio falso in bilancio realizzato nella speranza che la Commissione chiudesse per l’ennesima volta gli occhi e concedesse l’ennesimo sconto alla ennesima manovra finanziaria fatta in deficit, piena di mance elettorali per guadagnare consensi. Questa volta, invece, Bruxelles sembra aver proprio esaurito la pazienza con i nostri membri del Governo ed è pronta ad usare il pugno duro. Purtroppo, le decisioni sull’esecutivo verranno rinviate soltanto al prossimo maggio, in luogo del prossimo novembre, come previsto, per evitare di agitare i mercati finanziari prima delle prossime elezioni nazionali. Così, la lettera draconiana della Commissione se la dovrà subire il prossimo governo, per il quale voci insistenti provenienti dai palazzi europei parlano già di una manovra correttiva da 3,5 miliardi di euro da effettuare in primavera. L’ultimo atto del Governo Gentiloni si chiude, quindi, come peggio non si potrebbe. L’eredità di tale scempio la dovranno pagare come sempre gli italiani”.

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Il PD è ufficialmente morto?

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

renato-brunetta“Renzi chi? Il segretario del Pd non è più un leader credibile né affidabile. È tornato quello del referendum, chiuso in un fortino contro tutti. Ha provato a fare i giretti con il suo trenino da 300mila euro, e gli è andata male: ha beccato solo contestazioni e nulla più”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista ad “Affaritaliani.it”.“Ha fatto bene Luigi Di Maio a non concedergli una vetrina mediatica che avrebbe resettato e riscattato l’immagine e la sostanza di perdente. Renzi ha snobbato la Sicilia e i siciliani, non ha voluto metterci la faccia perché non è stato in grado di ‘rottamare’ il passato ingombrante rappresentato dal nulla di Rosario Crocetta”.
“Il Partito democratico è ufficialmente morto, dalle prossime settimane avremo a che fare con un’entità diversa da quella che abbiamo conosciuto in questi anni. Decideranno loro se fare fuori Renzi prima o dopo le elezioni politiche, ma una cosa è certa: la sinistra non è più un competitor per la vittoria, ma è la terza forza, visibilmente staccata, di questo nostro tripolarismo”.

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Renzi l’infiltrato?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 ottobre 2017

matteo renziE’ notorio che Silvio Berlusconi da anni cerca d’individuare quello che potrebbe essere il suo successore in politica. Di nomi, a questo riguardo, ve ne sono stati da Fini ad Alfano, da Totti a Zaia e diversi altri, ma alla prova dei fatti non hanno soddisfatto le sue aspettative anche in seguito alla fiera opposizione interna di altri che si ritenevano i suoi eredi naturali e hanno cercato in tutti i modi di tarpare le ali allo “uccello reale”. Da qui il sospetto che abbia voluto ovviare alle difficoltà nella scelta e nella tenuta del candidato cercando di catturarlo altrove con il doppio raffinato proposito di prendere due piccioni con una fava. Ora se analizziamo la storia politica di un Matteo Renzi, pervenuto dal nulla, che di colpo conquista la segreteria politica del PD e qualche mese dopo diventa presidente del Consiglio e poi fa di tutto per scompaginare le carte nell’ambito del proprio movimento politico liberandosi degli avversari scomodi e, guarda caso, lo sono anche di Berlusconi, per imprimere una svolta tutta “centrista” per quello che era un centro-sinistra, sembra proprio che ogni casella del puzzle vada al suo posto. Persino nell’operato del governo le vicinanze dei due uomini si rendono più evidenti. Renzi ottiene quello che Berlusconi non era riuscito a fare: l’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e la conseguente riduzione dei loro diritti, un maggiore sostegno economico agli imprenditori, l’affossamento delle politiche meridionaliste e via di questo passo in chiave di giustizia e d’istruzione con quella presa in giro che si chiama “buona scuola”. Che vogliamo di più e di meglio? Oggi nonostante il passo falso del referendum costituzionale dello scorso anno che lo ha visto perdente scatenando le ire dell’ex suo sostenitore Giorgio Napolitano, c’è ancora il buon Silvio che preferisce nuovamente metterlo alla prova. Male che vada può sempre contare su un certo numero di voti che Renzi, in qualche modo, racimolerà e che permetteranno al centro destra di governare agevolmente per buona pace di tutti. (Riccardo Alfonso)

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Banca Italia e il suo governatore: Il caso Renzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 ottobre 2017

banca d'itaa“Trovo grottesco che Renzi si chiami fuori quando per primo non ha mai fatto convocare il Comitato di Sicurezza Finanziaria, pur emergendo crisi di rilievo, e in secondo luogo ha fatto adottare il bail in pur non capendo cosa fosse e questa è una colpa che riguarda non solo lui ma tutte le classi dirigenti, inclusa la Banca di Italia”. Con queste parole Giulio Tremonti a Focus Economia di Sebastiano Barisoni su Radio 24 critica il comportamento di Renzi in merito alla mozione contro Visco e aggiunge: “Trovo aberrante quello che ha fatto Renzi, cioè metterla in termini di regolamento dei conti sul passato. A lui non interessa che vada il migliore, gli interessa dissociarsi in campagna elettorale dalla Boschi e da Etruria e da quelle attività non particolarmente positive che hanno fatto da quelle parti”. Giulio Tremonti sottolinea ancora a Radio 24: “Renzi non ha mai fatto il suo dovere sul comitato di sicurezza, che è scomparso, e soprattutto non ha capito che il bail in è stato la causa di tutto questo, l’Italia poteva rinviarlo, io avevo scritto contro il bail in e ho votato contro. Devono essere assolti per non avere compreso il fatto”.Sulla nomina del nuovo Governatore l’ex ministro Giulio Tremonti chiarisce a Radio 24: “La nomina la deve fare il Capo dello Stato. La legge dà al Capo dello Stato un grossissimo potere, un’indicazione viene dal Governo, ma la nomina la fa il Capo dello Stato. L’interesse del paese è che il Capo dello Stato nomini una persona capace, fuori dalle polemiche della campagna elettorale. Non dobbiamo dire uno o l’altro nome, è responsabilità del Capo dello Stato, ma non dobbiamo fare l’errore di utilizzare la nomina per fare vendetta”.

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Renzi ha rotto il Nazareno per arroganza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 agosto 2017

renato-brunetta“Renzi è un personaggio a suo modo straordinario, rapido, veloce, anche troppo. Arriva al potere con grande intelligenza, con grande spudoratezza, con la rottamazione, non guarda in faccia a nessuno. Parte bene, dicendo che le riforme si fanno insieme e nasce quello che venne chiamato il ‘Nazareno’, un patto politico-parlamentare per fare la legge elettorale e la riforma della Costituzione”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo al “Caffè della Versiliana”, a Marina di Pietrasanta (Lucca).“Renzi ha esagerato, ha sbagliato, aveva in mano l’Italia, era partito un periodo di pacificazione che ci avrebbe dato le regole del gioco condivise. Ha voluto strafare, ha avuto la sindrome dello scorpione, non ha rispettato i patti, si è fatto del male da solo.
Renzi ha rotto il ‘Nazareno’ per arroganza, per quello che io chiamo azzardo morale. Ha forzato ed ha distrutto tutto. Al referendum del 4 dicembre io ero uno dei pochi a dire che avremmo vinto alla grande, che avrebbe vinto il ‘no’. Renzi cercava una grande legittimazione popolare, giocandosi il tutto per tutto, e gli è andata male”.

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Renzi e il debito pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

debito_pubblico_euro“Renzi dovrebbe fare mea culpa. In tre anni ha aumentato il debito, senza ridurre il deficit e con una clausola di salvaguardia di aumento dell`Iva che ancora incombe minacciosa. E ha sprecato 20 miliardi di flessibilità, metà sull’inutile Jobs act e metà sugli 80 euro. Mentre i veri bisogni delle famiglie non sono stati soddisfatti”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista ad “Avvenire”.”Noi siamo all`opposizione. Sempre disponibili, ma proposte serie per la famiglia finora non ne abbiamo viste. Se c`è una proposta delle associazioni familiari siamo disposti a valutarla, è la sinistra che non ha mostrato fin qui interesse, preferendo salvare i banchieri. Sono scettico, ma in Parlamento possono succedere anche i miracoli”, conclude.

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A proposito del Pd e di Renzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

Prodi Berlusconi

Il tutto, a mio avviso, è incominciato dal vuoto politico che è derivato negli anni novanta con l’operazione “mani pulite”. Gli italiani che si riconoscevano nell’area di centro dello schieramento politico avevano bisogno di un nuovo partito e di un nuovo leader. Berlusconi colse al volo questa “attesa” e la trasformò in realtà e non si fece scrupolo di allearsi con la destra di Fini e la Lega di Bossi pur di raccogliere il massimo dei consensi possibili in chiave elettorale. Così mentre il centro destra tentava l’esperienza di coalizzarsi dall’altra parte si continuava a litigare e a dividersi. I maggiorenti dell’area di centro-sinistra alla fine compresero che la sola strategia che restava loro, per vincere il confronto, era quella di contrapporre a Berlusconi un altro leader di pari se non superiore “prestigio” e si pensò in primis a Prodi per il semplice fatto che poteva incarnare l’ex anima democristiana e non avrebbe dispiaciuto del tutto la sinistra. Ma la ricetta “salvifica” non funzionò del tutto. Prodi non aveva lo stesso carisma di Berlusconi. Prodi non aveva alle spalle un partito coeso. Prodi non poteva sbandierare un programma elettorale e di legislatura senza compromessi umilianti per una parte o per l’altra del suo schieramento composito. Qualcuno, a questo punto, si chiese: perché non proviamo a cambiare fantino? Lo si fece ma fu un fallimento. Allora si pensò che l’unica strada fosse quella di spezzare gli antichi steccati e avvicinare solo le due “anime” politiche più consistenti e con un forte collante ideologico che reggevano lo schieramento di centro-sinistra: la Margherita e il partito che allora era di Fassino. Oggi ci rendiamo conto che è stata un’operazione sbagliata non tanto perché si mettevano insieme due partiti ideologicamente diversi ma perché a guidarli non vi era l’uomo dal grande carisma. Non vi era il giusto sostegno dei maggiorenti dei due ex-schieramenti in quanto erano solo interessati a manovre di potere. Vi era solo e vi è la frenesia di dimostrare che si seguono le regole democratiche per le elezioni della dirigenza del partito. Non solo. Si sta creando nell’immaginario collettivo degli elettori la convinzione che le opposizioni sanno essere coerenti con se stesse solo se litigano e si dividono. Così abbiamo, bene o male, un centro destra con una leadership che sa essere ancora una forza aggregante, un centro sinistra litigioso e con un Renzi che coltiva il culto del divide et impera diventando, elettoralmente parlando, sempre più piccolo e antipatico, e con un astro nascente costituito da 5 stelle. Per questi ultimi a dar loro una mano è il fallimento del centro-sinistra proposto da Renzi. Ha forse fatto qualcosa per i precari, per la scuola, per la giustizia? Ha solo tolto i soldi alla povera gente. Lo fa anche il centro destra, ovviamente, ma questo è il suo mestiere ma non è quello degli altri, beninteso. Vogliamo una ricetta per il futuro? Incominciamo ad essere uniti e a capire una cosa semplicissima: oggi esistono solo due partiti. Sono quelli che hanno e quelli che sono e il più modellato per rappresentare la parte più debole del Paese ma che costituisce anche la stragrande maggioranza dei suoi abitanti è il Movimento cinque stelle. (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi politici e sociali della Fidest)

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Gli investimenti di Renzi: le mance

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

Maastricht“Il ritorno a Maastricht aveva un senso tre anni fa, quattro anni fa, quando eravamo in piena crisi e quindi serviva fare deficit. Ma serviva per fare investimenti, non per fare consumi, non per dare mance. E invece Renzi scelse, insieme a Padoan, di fare deficit per dare mance”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un’intervista a “Radio Radicale”. “Renzi e Padoan si dovrebbero nascondere perché hanno prodotto uno squilibrio inaccettabile nei nostri conti pubblici. La teoria economica lo dice da sempre, dai tempi di David Ricardo: non si può fare deficit per favorire i consumi, ossia per diminuire le tasse, perché i cittadini, i contribuenti, non la bevono. Il deficit si può fare se serve per gli investimenti.Ma evidentemente né Renzi né Padoan hanno studiato abbastanza l’economia, ed infatti si sono comportati in maniera irresponsabile: hanno fatto deficit, 20 miliardi della cosiddetta flessibilità e li hanno trasformati in mance, gli 80 euro e il Jobs Act. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: tassi di disoccupazione altissimi, mercato del lavoro caotico e gli 80 euro in restituzione, con effetti di rabbia crescente da parte dei percettori relativi. E Renzi vorrebbe fare ancora tutto questo? E Padoan sbotta evocando qualche santo o qualche divinità? No non ci sto, che vadano a casa tutti e due”.

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Ius soli: Renzi punta solo a far saltare il banco

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

montecitorio“Il voto forzato, con fiducia, sullo Ius soli è l’ennesimo tentativo di Renzi per far saltare tutto e portare il Paese al voto anticipato in sfregio ai doveri dell’Italia sulle tante partite, legge di Bilancio in primis, che ci attendono in autunno”.Lo dichiara in una nota il componente della segreteria nazionale di Alternativa popolare, Sergio Pizzolante. “D’altronde le ‘svolte’ di Renzi di questi giorni sugli immigrati e le polemiche in chiave leghista sull’Europa, dimostrano una sola cosa: Renzi è in piena campagna elettorale e il suo problema è uno solo, la campagna elettorale non può durare 8/9 mesi, deve andare a votare prima. Il resto non conta. Il Paese non conta. È così dal 4 dicembre. All’inizio dell’anno cercava la nostra complicità, poi ha cercato solo reazioni scomposte alle sue tante provocazioni. Cercare di portare al voto leggi indigeribili pur di creare l’incidente che porterebbe alla crisi. Io sullo Ius soli non ho problemi di merito, ma credo sia un pugno in un occhio agli italiani approvarlo adesso. In piena crisi sbarchi e con l’Europa assente. La combinazione di tutto ciò con lo Ius Soli sarebbe devastante. Un accavallamento di situazioni che non permetterebbe di spiegare e far capire anche il buono del provvedimento. E tutto questo per la campagna elettorale di Renzi? No, il Paese non può permetterselo”, conclude Pizzolante.

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Immigrati: “ennesima fake news renziana”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

Schengen“Sulla questione migranti Matteo Renzi continua imperterrito nella sua falsa narrazione. Quella su Dublino è l’ennesima fake news renziana spacciata per verità”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “L’accordo di Dublino, così come stipulato nel 2003 dal governo Berlusconi – aggiunge -, non ha nulla a che vedere con il dramma dei tanti disperati che ogni giorno vengono soccorsi dalle navi delle Ong, indirizzate poi dalla nostra Guardia Costiera nei porti della penisola.Così come ha più volte spiegato la parlamentare di Forza Italia Laura Ravetto, presidente del Comitato Schengen, se quell’accordo fosse stato rispettato sbarcherebbero nei nostri porti solo quei migranti soccorsi da navi battenti bandiera italiana. Oggi non è più così perché il governo Renzi, sottoscrivendo nel 2014 l’accordo per l’avvio dell’operazione Triton, ha espressamente derogato al fondamentale principio per il quale se un migrante sale su una nave battente bandiera di uno Stato straniero quello è lo Stato da considerarsi di ‘primo approdo’ del migrante stesso, con le conseguenze del caso.Ciò che Renzi non racconta – sottolinea Brunetta – è la ragione vera per la quale ha avallato questa scellerata decisione. Si è trattato forse di un do ut des? Noi abbiamo preso i migranti che l’Europa non voleva in cambio della concessione di ulteriore deficit, per proseguire con la stagione degli ’80 euro’ in vista del referendum costituzionale del dicembre scorso? È questo il vero quesito al quale Matteo Renzi dovrebbe dare una risposta immediata. Ripetendo all’infinito una notizia falsa, questa non diventerà mai vera. Ci sarà sempre qualcuno che la smentirà. Il Fiorentino continui pure all’infinito a raccontare la finta storiellina di Dublino, noi lo smentiremo sempre. I fatti sono fatti, conclude Brunetta.

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E’ Renzi che ha chiesto lo sbarco di tutti gli immigrati in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

tritondi Luigi Di Maio. Oggi abbiamo incontrato a Bruxelles il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri. Ci ha confermato, dopo averlo chiarito anche in audizione al Parlamento Ue, che Triton, voluta da Renzi, prevede che tutti i migranti siano portati in Italia. Questa è la verità: Renzi e il Pd ci hanno svenduto per 80 euro trasformandoci nel più grande porto d’Europa, convinti che saremmo rimasti in silenzio. Non solo: ci hanno mentito e pensano di farla franca. In qualsiasi Paese del mondo chi dice bugie ai cittadini si dimette, è tempo che questa pratica venga introdotta anche in Italia. Abbiamo chiesto oggi a Gentiloni, che quando è stato firmato questo accordo era il ministro degli Esteri, di venire a riferire immediatamente in aula.Sulle Ong siamo stati molto chiari: la Libia è un tema di sicurezza nazionale, massimo rispetto per i volontari, ma a chi non rispetta le regole dobbiamo chiudere i nostri porti. Bilanci trasparenti e una stretta collaborazione con l’autorità giudiziaria italiana sono per il MoVimento 5 Stelle due punti imprescindibili. Abbiamo depositato una legge a prima firma Bonafede che prevede la presenza di ufficiali a bordo delle imbarcazioni battenti bandiere straniere che trasportano migranti. Chi non si trova d’accordo, non attracca sulle nostre coste. Chi arriva a entrare in acque libiche per portare i migranti in Italia, non attracca sulle nostre coste. Non possiamo più aspettare. L’Europa prima si è preso tutto dall’Italia, grazie all’accondiscendenza dei governi degli ultimi anni, e poi ci ha sbattuto la porta in faccia. Noi chiediamo di chiudere la rotta mediterranea così come è stato fatto con quella balcanica, ma se nessuno ci ascolta allora facciamo da noi, sottraendo parte del contributo italiano al budget Ue e re-investendolo nella gestione dei rimpatri. E’ assurdo che l’Ue riesca a stringere accordi per importare l’olio tunisino e poi non sia in grado di stringere accordi per i rimpatri con i Paesi di transito in Africa. Manca, la volontà politica da parte di tutti, ma non da parte nostra. Adesso ci presentano questo pseudo-Codice sulle Ong, solo fumo negli occhi. Noi crediamo nelle leggi dello Stato non nei codici. E se, come ha sottolineato oggi nuovamente Frontex, in Italia la maggior parte degli ingressi riguarda i migranti economici, allora devono essere rimpatriati, in sicurezza, nei Paesi da dove provengono con i soldi dell’UE.
Ci domandavamo come fosse possibile l’arrivo di 12.000 migranti in Italia in sole 48 ore, più di quanti non ne siano arrivati in Spagna in un anno intero. Lo abbiamo capito. Renzi, Gentiloni, Alfano, tutto il Pd ma anche una buona parte del centrodestra hanno siglato accordi indicibili con i burocrati UE mettendo in ginocchio la nazione. Hanno trasformato l’Italia in un grandissimo campo profughi, per far contenti anche i loro amici nel coop, in cambio di qualche spicciolo. Di poche briciole. Che loro chiamano flessibilità. I giochi però sono finiti. E a giudicarli saranno prima di tutto gli italiani. (fonte: blog 5 stelle)

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Renzi Zelig: copia gli altri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

europaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Renzi Zelig: copia gli altri (anche inconsapevolmente). Peccato che lo faccia tardi, male e, ovviamente, senza citare. La proposta di tenere il deficit al 2,9% per 5 anni in cambio di riforme è vecchia e ha anche un nome. Sono gli arcinoti ‘Contractual Arrangements’, strategia di cui si è a lungo parlato in Europa nel 2014 per cui i singoli Paesi siglano accordi bilaterali con la Commissione Ue per le riforme strutturali in cambio di una deroga alla regola del cosiddetto ‘braccio preventivo’ che prevede un progressivo avvicinamento al pareggio di bilancio attraverso una riduzione annua del deficit dello 0,5%. Strategia che da presidente del Consiglio Renzi non solo ha sempre snobbato, ma durante i suoi anni di governo ha fatto l’esatto contrario: zero riforme e tanto deficit, con il conseguente aumento del debito pubblico. Tra l’altro, proprio a questo proposito segnaliamo a Renzi che chiedere margini all’Europa per fare più deficit senza impegnarsi nella riduzione del debito è semplicemente folle. Anzi, peggio: ridicolo.
Allo stesso modo, parlare di veto dell’Italia all’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei è tutto un bluff, come suo solito. Rinfreschiamo ancora una volta la memoria al giovane statista fiorentino, che non sa di cosa parla e persiste nell’errore.
All’origine, il Fiscal Compact avrebbe dovuto essere un atto europeo, si pensava a un regolamento per ‘compattare’ (copyright Mario Draghi) in un testo unico tutte le normative che erano state adottate nel periodo della grande crisi dell’eurozona (Six Pack, Two Pack). Ma per il Regno Unito un regolamento avrebbe avuto un’influenza eccessiva anche per i paesi non euro, limitando, per esempio, la libertà di circolazione dei servizi finanziari, e si oppose.Per superare questa impasse si usò la formula dell’accordo internazionale, la stessa utilizzata in precedenza anche per Schengen, e fu inserito l’articolo 16 per cui a 5 anni data dalla firma (quindi nel 2017) si sarebbe valutata la possibilità di recepire l’accordo internazionale nell’ambito dei Trattati europei (come è effettivamente accaduto, in altra sede e con altri tempi, per Schengen).Quindi l’appuntamento dei 5 anni non è una scadenza, a cui fa continuo richiamo Renzi per farsi il bello, non è un rinnovo, non è neanche un tagliando/controllo.Al massimo, quello che l’Italia può fare è, come per ogni accordo internazionale, ritirare la firma e uscire dal Fiscal Compact. Restiamo comunque, come Stato dell’Ue, vincolati a tutte le regole del Six Pack e del Two Pack, che rimangono in vigore. L’unico vincolo di cui Renzi si libererebbe sarebbe l’equilibrio di bilancio, se non fosse che lo abbiamo inserito nella nostra Costituzione. Quindi saremmo tenuti a rispettarlo comunque, salvo nuove modifiche costituzionali.Questa è l’analisi corretta e la spiegazione che Renzi continua a non voler capire. Altra cosa è, invece, la necessità che l’Italia apra una riflessione più generale in sede europea per ritornare, come abbiamo avuto occasione di sostenere più volte in Parlamento, al Trattato di Maastricht nella sua versione originale, quella fortemente voluta dall’allora ministro del Tesoro, Guido Carli, sospendendo le successive modifiche, da noi ritenute illegittime, del Six Pack, del Fiscal Compact e del Two Pack.Sarebbe ora di parlare di Europa con competenza e cognizione di causa. In caso contrario si finisce male: derisi e isolati”.

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Franceschini: Il nuovo bersaglio di Renzi

Posted by fidest press agency su domenica, 9 luglio 2017

“Quindi il mirino di Renzi ha un nuovo bersaglio. Rifacciamo i conti: D’Alema, Bersani, Letta, Cuperlo, Orlando, Alfano e oggi Franceschini. Si può governare un partito e aspirare a rigovernare il Paese così? Franceschini gli ha ricordato una cosa semplice: ” da soli non si vince e gli alleati minori vanno aiutati a tornare in parlamento non il contrario. È quello che faceva la DC, anche quando aveva più del 40%.” Così fanno i grandi partiti. Anche il PCI e poi il Pds coltivavano buone relazioni con gli alleati minori. È l’abc della politica. Per Renzi no. Vede il pericolo M5S e la crescita dei populismi, ma la sua principale attività è quella di far fuori gli alleati interni ed esterni. È come se De Gasperi, di fronte alla minaccia del frontismo, si fosse impegnato a cacciare Saragat dal Parlamento! È come se Fanfani, di fronte alla grande crescita del PCI, fosse interessato solo a punire Malagodi e La Malfa! Boh… ” così in una nota Sergio Pizzolante, componente la segreteria nazionale di Alternativa popolare.

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Il fallimento del jobs act di Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

infortuni-lavoro“Ancora una volta il miglioramento del mercato del lavoro è durato ben poco. I dati dell’Istat di oggi mostrano che nel mese di maggio non vi è creazione di occupazione, aumenta la disoccupazione e aumenta disoccupazione giovanile. Il fallimento del Jobs Act di Renzi è dimostrato dal fatto che calano i lavoratori permanenti mentre aumentano i contratti a termine. Con i dati di maggio torniamo indietro di due mesi e soprattutto il mercato del lavoro non si stabilizza positivamente anche perché manca una vera ripresa del Pil”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. A sua volta Fabio Rampelli capo gruppo di Fratelli d’Italia- Alleanza nazionale dichiara: “L’aumento di giovani disoccupati in Italia, + 1,8% a maggio e 37% complessivo, rappresenta il record negativo dell’intera Europa. Se consideriamo le farneticanti dichiarazioni dei governi Pd di questi anni c’è da restare senza fiato. La disoccupazione giovanile nella zona euro a maggio è rimasta stabile a 18,9% rispetto ad aprile. Stabile anche nella Ue a 16,9%. Solo la Grecia (46,6% a marzo) e la Spagna (38,6%) hanno un indice peggiore del nostro, seppure superate nei dati di maggio. Mentre i nostri giovani emigrano in massa, soprattutto dal Mezzogiorno, la Germania esibisce il suo 6,7%. Un divario imbarazzante che dovrebbe indurre Gentiloni e Poletti, al di là di qualunque polemica, ad ammettere il loro fallimento”.

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