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Il vice-premier Matteo Salvini vuole le telecamere negli asili nidi entro maggio: Anief si oppone

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 aprile 2019

Il vice-premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto di volere attuare, con procedura d’urgenza, entro la fine del prossimo mese: “La scuola sarà riformata”, ha detto lo stesso vice presidente del Consiglio in attesa di definire in Consiglio dei ministri i dettagli sul decreto Crescita, per poi anche ricordare che c’è un “contratto di governo che ci impegna ancora per quattro anni”.
Anief si oppone a questo modo di procedere del leader del Carroccio e di altri ministri della Lega: è un atteggiamento, che si traduce in pericolose e osteggiate attività legislative, già palesato con l’articolo 2 del cosiddetto disegno di legge ‘Concretezza’, voluto dalla Ministra per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, al fine di introdurre un serio contrasto al fenomeno dell’assenteismo nelle amministrazioni pubbliche, attraverso l’adozione obbligatoria delle impronte digitali e dei dati biometrici dei dirigenti scolastici e di tutto il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
“Come abbiamo già avuto modo di dire – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – si parte da un concetto palesemente errato: quello che nella scuola operino persone furbe, scaltre, quasi fossero dei delinquenti. Siccome le cose non stanno così, considerando che ogni anno vengono licenziati una manciata di dipendenti, a fronte di un milione di lavoratori, e ancora meno per motivi di mancata presenza sul posto di lavoro, è più che plausibile asserire che il Governo stia impegnando tempo e soldi, ben 35 milioni di euro, sull’approvazione di una norma praticamente inutile. E anche offensiva, perché nell’introdurre sistemi biometrici e telecamere si presuppone – conclude Pacifico – che la categoria necessiti di controlli per espletare il proprio dovere”. Anche i numeri diramati di recente dalla Funzione Pubblica parlano di assenteismo o di falsa attestazione della presenza in servizio nella PA come fenomeno a dir poco residuale. Vale infine la pena infine ricordare che il Garante della Privacy ha ritenuto “fondato” l’utilizzo della videosorveglianza solo per l’esigenza di tutela dei bambini (in particolare in età di nido) e per agevolare la ricostruzione probatoria rispetto a reati commessi nei confronti dei minori: mentre ha posto seri dubbi sull’eventuale impiego delle telecamere in modo sistematico e generalizzato, perché “la tutela dei soggetti fragili può avvenire efficacemente anche con mezzi meno invasivi”.Anief si è opposta in tempi non sospetti contro tali imposizioni nelle scuole: prima al Senato, chiedendo un apposito emendamento al disegno di legge S. 920; poi alla Camera chiedendo modifiche al testo del ddl, l’Atto 1433.

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Shaurli: “Editto Salvini se va bene non serve a niente”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

“Ancora una volta è arrivato dall’inquilino del Viminale l’editto che serve solo ad alzare onde mediatiche, creare divisioni e se va bene, non serve a niente. Salvini funziona così, per questo è pericoloso. Nel merito per fortuna ci hanno pensato i prefetti a spiegare che ‘il possibile intervento prefettizio sarà di supporto, dunque in nessun modo sostitutivo, alle politiche dell’ente locale in contrasto a degrado e illegalità’. Nei modi e nell’idea che lo guida, quello di Salvini invece è un atto destabilizzante” Lo afferma il segretario regionale del Pd Fvg Cristiano Shaurli, commentando la direttiva emanata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha come oggetto la previsione di “indirizzi operativi antidegrado e contro le illegalità”.“Intanto rilevo che l’autonomia e la competenza primaria sugli Enti locali – osserva Shaurli – non va davvero più di moda nel Friuli Venezia Giulia ‘normalizzato’ dalla Lega e dalla Giunta Fedriga. Mi sarei aspettato di sentire una reazione del presidente della Regione, dato che egli è l’interlocutore del Governo, che qui ha un Commissario nella persona del prefetto di Trieste. Ma forse non c’è consapevolezza o interesse perché è molto più comodo applaudire quando arriva qualsiasi ordine da Roma”.“Stupisce non poco – aggiunge Shaurli – anche lo scatto di reni dei sindaci di centrodestra, autonomi quando fa comodo e contenti di sentirsi definire ‘distratti’. Visto poi che Dipiazza concorda sul fatto che l’ordine pubblico non è competenza del Comune, informi il suo vicesindaco, che non pare altrettanto convinto. Fontanini invece, ormai da tempo ha ripudiato il suo passato di autonomista del nord, convertendosi al neocentralismo della Lega che peraltro oggi – conclude – pare aver messo una pietra sopra anche al regionalismo”.

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“Matteo Salvini getta la maschera, e per la campagna elettorale va contro Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Si torna al bossiano “Roma ladrona, il Nord non perdona”?Per Salvini Roma va trattata come qualsiasi altro Comune. La Capitale d’Italia è ora declassata a qualsiasi altro ente in Italia. Sempre le solite: la Lega prima nega fondi e poteri speciali, di cui Roma ha bisogno per gestire sia i flussi del turismo, senza paragoni con nessun’altra città italiana, che per le particolari funzioni in quanto Capitale d’Italia. Se il “Salva Roma” non sarà emanato, pagheranno lo scotto i cittadini, a causa di gravissimi disservizi alla Città. I leghisti romani cosa dicono? Evidentemente, sono utili idioti al servizio di un progetto politico antiromano.”
A sua volta Giorgia Meloni dichiara: “Sbaglia la Lega a confondere l’incapacità del sindaco di Roma Raggi con i bisogni concreti della Capitale. L’incompetenza del sindaco Cinquestelle non può essere usata come ennesimo alibi per non affrontare i problemi strutturali della Città Eterna. Chi ama Roma sa bene che la Capitale d’Italia non può essere trattata come un piccolo Comune ma che merita lo stesso status riconosciuto alle altri Capitali. È arrivato il momento di affrontare una volta per tutte la riforma di Roma Capitale, dei poteri e delle risorse che le spettano. Questo tema sarà il vero banco di prova per tutti coloro che aspirano a governare in Campidoglio”.

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Matteo Salvini a 24mattino su radio 24

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

Governo – Matteo Salvini a 24Mattino su Radio 24: “Crisi di governo? Sciocchezze”.
“Sono sciocchezze, lo leggo da 6 mesi ma io se prendo impegno con una persona lo porto fino in fondo, non mi interessano i sondaggi”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella, rispondendo ad una domanda sulla tenuta del governo dopo il vertice di ieri sera sui migranti e la tentazione della Lega di staccare la spina per passare all’incasso, approfittando dei sondaggi favorevoli. “Vinceremo in Abruzzo e in Sardegna ma per il governo non cambia niente. C’è ancora tanto da fare”.
Migranti – Matteo Salvini: “Sì a soluzione a costo zero. I porti restano chiusi”.
“Sono molto contento del risultato ottenuto alla fine di due settimane incredibili. Finalmente l’Europa dovrà dare una risposta all’Italia. Ieri ho confermato al presidente del Consiglio Conte che prima l’Europa deve farsi carico dei 200 migranti che avevano promesso di prendersi. Allora ragionerò di altro, basta che sia a costo zero per gli italiani. E i porti sono e rimangono chiusi, perché gli scafisti non devono più mettere piede in Italia”. Lo dice Salvini a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella.
Pis – Matteo Salvini: “Alleanza con i polacchi per le europee? Siamo vicini al Pis, ma non faccio miracoli in 12 ore, capisco le loro preoccupazioni storiche”
“Abbiamo cominciato un percorso con il primo partito di Polonia, a cui ci avvicinano i temi del sostegno alla famiglia, della difesa dei confini, del sostegno all’agricoltura e alla piccola impresa. Poi miracoli in 12 ore non ne faccio. Ho ottimi rapporti con Putin e ritengo che le sanzioni contro la Russia siano un danno culturale e commerciale, Capisco le preoccupazioni storiche della Polonia ma noi siamo nella Nato. Nell’Unione europea, vedremo se la Lega riuscirà a fare da collante tra i movimenti europei che sognano un’Europa più nuova, più giusta e più sicura. Lo vedremo nelle prossime settimane”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella.
Calcio – Matteo Salvini: “Il Napoli fa male se si ferma per i cori razzisti, ha ragione Seedorf. I laziali violenti dell’altra sera mettano piede in galera”
“Il Napoli non fa bene a fermarsi in caso di cori razzisti, perché lascia uno sport bello come il calcio in mano a pochi violenti e pochi deficienti”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella, rispondendo ad una domanda sulla decisione del Napoli di smettere di giocare in caso di cori razzisti. “Fa bene un campione come Seedorf a dire che se c’è un coro sbagliato, se ci sono fischi contro un bianco un nero un giallo un verde, la risposta non deve essere la chiusura ma devono essere gli applausi del 99% dei tifosi per bene”. Il vice presidente del Consiglio a radio 24 ha poi aggiunto, commentando gli scontri avvenuti a Roma due sere fa durante la festa per i 119 anni della Lazio. “Sui teppisti che hanno fatto casino l’altra sera, farò tutto il possibile perché non mettano più piede in uno stadio, ma mettano piede in galera”.
Carige – Matteo Salvini: “Carige? Sono d’accordo con la nazionalizzazione, se lo Stato si fa carico della garanzia è giusto che poi ne tragga i benefici”
Sono d’accordo con la nazionalizzazione in passato si sono messi soldi nelle banche per aiutare qualche privato, che a basso costo si è portato via i sacrifici di decenni di risparmi. Noi vogliamo mettere una garanzia pubblica per tutelare i risparmiatori, a differenza di quanto accade a Monte Paschi, Banca Etruria e banche venete soprattutto, se poi la banca tornerà a fare utili sarà lo Stato, che si è fatto carico di questa garanzia, a raccogliere i benefici. Troppo facile mettere il denaro degli italiani per aiutare qualche grande gruppo, magari straniero. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella.
Carige 2 – Matteo Salvini: “Carige? Bankitalia non ha controllato con efficacia. Favorevole a lista dei grossi debitori”
“Bankitalia è pagata per controllare che sia tutto a posto e mi sembra che negli anni non sempre abbia controllato con efficacia che nel sistema bancario fosse tutto a posto. In Carige sono andati in fumo centinaia di milioni di euro e anche qua vorrò vedere l’elenco delle persone a cui sono stati fatti dei prestiti per vedere se ne avevano titoli e requisiti” . Lo ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella. E alla domanda se fosse d’accordo a pubblicare la lista dei grossi debitori della banca genovese, Salvini ha risposto: “Assolutamente sì”.
Fincantieri – Matteo Salvini: “Due pesi e due misure, siamo agguerriti”
“Su questa cosa siamo agguerriti, il caso Fincantieri è il classico esempio dei due pesi due misure”, Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella, rispondendo ad una domanda sulla vicenda Fincantieri-Stx, e i ricorsi presentati dalle Autorità antitrust di Francia e Germania. “Se un’azienda italiana acquisisce un’azienda straniera Parigi Berlino e Bruxelles aprono un contenzioso, se lo fanno i francesi tedeschi si può fare. L’Europa deve decidere, io voglio cambiare le regole”.

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“Clandestini parte civile contro Salvini? Surreale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

“Il processo contro il ministro Salvini si è arricchito di un nuovo, sconcertante dettaglio. Alcuni clandestini che si trovavano a bordo della nave Diciotti vorrebbero infatti costituirsi parte civile, rendendo l’intera vicenda ancora più grottesca e surreale. Se l’avvio delle indagini contro Salvini rappresentava già qualcosa di assolutamente incomprensibile, con questo ulteriore passaggio l’intero affare diventa addirittura ridicolo. L’arroganza dei clandestini non ha limiti, questo è certo”.

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Il ministro Salvini a San Luca: “Servono uomini, mezzi e risorse per contrastare la ‘ndrangheta”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

San Luca. Ci sarà anche una delegazione del Fsp Polizia di Stato ad accogliere oggi a San Luca il ministro dell’interno Matteo Salvini, che presiederà il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica in una villa confiscata alla ‘ndrangheta. “Accogliamo con soddisfazione la visita di Salvini a San Luca nel giorno di Ferragosto – spiega il vice presidente nazionale Fsp Franco Maccari, in Calabria per una serie di manifestazioni cui prende parte il Sindacato di Polizia – e riteniamo che quello del ministro sia un messaggio dirompente contro la criminalità organizzata. Auspichiamo che non sia una semplice passerella, ma che in maniera concreta il ministro annunci il suo programma per la sicurezza in Calabria, dando priorità nella sua agenda alle esigenze di una regione difficile e che richiede un potenziamento dell’apparato sicurezza in ogni sua articolazione, con risorse, uomini e mezzi. A San Luca bisogna riportare lo Stato e la democrazia, per questo guardiamo con attenzione anche a chi si sta proponendo la sua candidatura a sindaco, come Klaus Davi. Si tratta di una candidatura di grande impatto mediatico, che serve a riaccendere i riflettori sulla necessità di ricostruire nelle realtà più difficili del territorio il senso delle istituzioni e della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Ricordo che per la stessa ragione lo scorso anno avevamo sostenuto la proposta del giudice De Grazia che aveva lanciato la candidatura a sindaco di San Luca del nostro segretario nazionale Giuseppe Brugnano”. “Ci aspettiamo che domani a San Luca il ministro Salvini dica qual è il suo programma per la Calabria”, aggiunge il segretario nazionale Giuseppe Brugnano. “Auspichiamo che San Luca – dice ancora Brugnano – da epicentro del potere della ‘ndrangheta, possa diventare il simbolo di una inversione di rotta nelle politiche per la sicurezza del territorio. In questi anni le Forze dell’Ordine e la Magistratura hanno ottenuto successi straordinari contro la criminalità organizzata, ma è una lotta che continua ad essere impari. Per contrastare l’organizzazione criminale più potente, ricca e pervasiva del mondo servono uomini, mezzi e risorse. Consegneremo al ministro Salvini un elenco di 10 presidi della Polizia di Stato in Calabria da potenziare con priorità assoluta. Innanzitutto, proprio perché partiamo da San Luca, bisogna rafforzare i commissariati della fascia ionica reggina (Locri, Bovalino e Siderno); la questura di Reggio Calabria; i commissariati della Piana che si affacciano sul porto di Gioia Tauro; e ancora l’entroterra Vibonese (come il commissariato di Serra San Bruno che ha il personale ridotto al lumicino); il commissariato di Catanzaro Lido, che a fronte di un organico di 40 unità previsto da un decreto ministeriale può contare sulla disponibilità di meno di 20 agenti; il commissariato di Lamezia Terme, un presidio di frontiera che deve essere supportato con ogni strumento per il suo ruolo nevralgico in una realtà a forte densità criminale; la questura di Crotone, in forte sofferenza per l’emergenza sbarchi e la presenza di un grande centro di accoglienza per gli immigrati; la Questura di Cosenza che primeggia per l’avanzata età media del personale; il Commissariato di Rossano; infine la richiesta che avanziamo da tempo per l’istituzione di un reparto mobile o almeno di una sede distaccata a Catanzaro, la città capoluogo in cui più frequentemente si concentrano le manifestazioni legate all’emergenza lavorativa e al disagio sociale. Chiediamo al ministro Salvini di valutare con attenzione le nostre proposte, nella speranza che possa dare risposta anche in breve tempo ad una Calabria che ha riposto grande fiducia in lui, tanto da eleggerlo al Parlamento”.

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Dalla Seconda alla Terza Repubblica: Come nasce il governo Lega-M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Come è nato il governo Lega-M5S e quali sono gli eventi che hanno portato al passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica? Dopo oltre due decenni di alternanza centrosinistra-centrodestra le elezioni politiche del 4 marzo di quest’anno hanno portato uno tsunami elettorale che ha cambiato – forse per sempre – la politica italiana: Paolo Becchi e Giuseppe Palma presentano con Paesi EdizioniDalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S (in uscita il 25 luglio), il primo saggio in assoluto sul tema, un libro che raccoglie gli articoli più significativi che gli autori hanno scritto in larga parte sul quotidiano Libero (diretto da Vittorio Feltri) dall’ottobre 2017 al luglio 2018. Non mancano pezzi scritti su altri giornali o blog indipendenti, seppur in minima parte, e riflessioni originali su quanto sta accadendo nella politica italiana in questi giorni. Impreziosito dall’introduzione del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Interni Matteo Salvini, e dalla copertina del bravissimo e noto vignettista Alfio Krancic, il libro è la prima cronaca sul campo che racconta, passo dopo passo, come è avvenuto il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica. Un viaggio pre-elettorale tra programmi e posizionamenti delle diverse forze politiche in campo, analisi della nuova Legge elettorale e contraddizioni emerse nei partiti e nelle coalizioni prima del voto. Dopo il 4 marzo Becchi e Palma hanno raccontato, sempre con piglio critico, gli accadimenti che hanno traghettato il Paese verso una nuova e inedita fase politica, evidenziandone gli aspetti che altri hanno – più o meno volutamente – nascosto o taciuto. Editore: Paesi Edizioni (copyright copertina) Prezzo: 12,00 € Pagine: 288 In uscita: 25 luglio 2018.

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Il “fenomeno” politico che si chiama Salvini

Posted by fidest press agency su martedì, 10 luglio 2018

Può stupire, in certi ambienti politici, la sorprendente ascesa del leader della lega Matteo Salvini sia per il suo exploit elettorale del quattro marzo scorso sia dai successivi sondaggi che in pratica hanno raddoppiato il suo già vistoso consenso popolare dal Nord al Sud del paese. E’ che gli italiani, come un orso che esce dal letargo, hanno vissuto una lunga stagione di politiche soporifere che lo hanno cullato a lungo con le litanie delle promesse annunciate e regolarmente disattese ora con voce mielosa ora con le spacconate alla Renzi. E il risveglio dell’orso italiano, tanto per restare nella metafora, è stato particolarmente shoccante per chi intendeva continuare ad illudersi che il tempo si fosse fermato. E di solito, per chi si sveglia dopo una dormita alla grande, la voglia di rifarsi con una lauta libagione è più che naturale e Salvini ha avuto la fortunata occasione di essere lì pronto per offrire la pietanza giusta e abbondante per la circostanza. Ora, semmai, taluni si chiedono se dopo aver appagato tanta fame arretrata l’orso potesse guardare con altrettanta simpatia e gratitudine il generoso donatore o sentire che il pasto, trascorsa la fase contingente, gli avesse lasciato un peso di troppo nello stomaco e se la prendesse, ingenerosamente, con il suo donatore. Non avendo la classica sfera di cristallo il dubbio resta ed è la speranza che i vari detrattori di Salvini attendono al varco come farebbero le iene per raccogliere i resti lasciati dal vendicativo orso. E il banco di prova è vicino con le elezioni europee del prossimo anno. Ciò che posso dire da subito è che Salvini, senza togliergli i meriti che ha e gli riconosco, è l’uomo giusto al momento giusto come uomo di rottura ma non potrebbe reggere a lungo se si entra nella normalità. E’ ciò che probabilmente confidano i pentastellati per riconquistare il loro primato con gli elettori e possibilmente rimpinguarlo. E non sono i soli. Penso al Pd se riuscirà a togliersi la vistosa palla di piombo attaccata ai piedi che si chiama Renzi oltre la confusa e informe compagine politica che si richiama all’ex ministro Calenda e alle varie anime della sinistra e della destra storica. Che ci resta da dire? Ai posteri l’ardua sentenza. (Riccardo Alfonso)

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“La vita è troppo breve per odiare”: Pontida osanna Salvini

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Pontida “Lasciamo che siano altri a esaurire le scorte di Maloox nelle farmacie italiane”. Dal Palco di Pontida, Matteo Salvini inizia il suo discorso premettendo che la “vita è troppo breve per odiare”. Poi scende tra la gente (“perché questa è casa mia”), mentre il suono di una cornamusa ricorda i leghisti che non ci sono più. Il segretario, commosso, abbraccia la mamma di Gianluca Buonanno, eurodeputato della Lega, scomparso due anni fa in un incidente stradale. Il suo intervento – con il leader che parla circa un’ora – lo vede più volte ribadire la nuova rotta da prendere: “Io penso a una ‘Lega della Leghe’ in Europa, che metta insieme tutti i movimenti liberi che vogliono difendere i propri confini e il benessere dei propri figli: è questo il futuro, pacifico e sorridente, cui stiamo lavorando”. Tema nuovo, che si aggiunge ai cavalli di battaglia della Lega sovranista, dalla lotta ai flussi migratori, alla legittima difesa, alla difesa della famiglia tradizionale, alla lotta alla criminalità. Sulla svolta europeista, la rivoluzione copernicana di Salvini, che ora più che a uscire dall’Europa, punta a esportare il modello della Lega nel vecchio continente, Salvini garantisce: “Noi abbatteremo il muro di Bruxelles”.“Un popolo così – dice rivolto ai leghisti a migliaia sul pratone – cambia la storia. Far cadere il muro di Berlino era impensabile e noi faremo cadere il muro di Bruxelles, non dico che lo faremo a colpi di ruspa perché sennò dicono che sono cattivo”. Il “coraggio della Lega contagerà tutti gli altri paesi europei, e le nostre idee arriveranno in Francia, Spagna Portogallo, in Europa”, dice tra gli applausi. Poi arrivano i temi cari alla Lega. Innanzi tutto, ribadisce il leader “l’impegno a cancellare la legge Fornero, ingiusta e disumana, alla faccia dei chiacchieroni, che dicono che grazie alla legge sulle pensioni i conti pubblici sono in sicurezza”. “Ci proveremo, rispettando i vincoli imposti”, promette Salvini.Poi il tema migranti. Cita due volte Simone Weil, Salvini, che ricorda come la filosofa “diceva che ‘i doveri vengono prima dei diritti’ e questo se lo deve metter in testa chi vive in Italia da tempo, ma soprattutto chi arriva domani mattina”. E poi, l’altra citazione: ‘è criminale tutto ciò che ha come effetto di sradicare un essere umano o d’impedirgli di mettere radici’, che viene usata dal segretario del Carroccio per ribadire l’idea della necessità di aiutare i migranti a casa loro. Perché in tema di accoglienza “i limiti del possibile sono stati raggiunti, come dice il catechismo che parla di accoglienza degli stranieri ‘nel limite del possibile’. Noi accoglieremo in aereo solo chi fugge dalle guerre, gli altri no”, promette, ribadendo che “è il ministro dell’Interno a decidere se si aprono o chiudono i porti”. Sulla famiglia Salvini rinnova la benedizione leghista a quella tradizionale, aggiungendo come “mi fa schifo il solo pensiero dell’utero in affitto” che “non è progresso, ma la fine della civiltà”. “Sindaci e governatori della Lega rimettano al centro le politiche per le famiglie”, chiede ai suoi Salvini. Non manca l’attacco al Pd: “Renzi si sta riposando e leggo che scorre gli annunci immobiliari a Firenze, buon per lui”, dice, mentre i fischi salgono alti. “Oggi è un mese dal giuramento del primo giugno – aggiunge respingendo al mittente le critiche di immobilismo contro il governo gialloverde – e tutta Europa si è accorta che abbiamo fatto più noi in un mese che altri in sei anni di dormite”. “Si mettano l’anima in pace a sinistra – scandisce – perché Italia che governeremo per i prossimi trenta anni, sarà orgogliosa, diversa, fondata sulle autonomie”. Da ministro dell’Interno promette lotta senza quartiere alla criminalità: “Stradicheremo le schifezze di mafia, camorra e ‘ndrangheta. A noi fanno schifo, li combatteremo con ogni mezzo necessario, prendendo esempio da chi ha combattuto non a parole” dice riferendosi a Rosario Livatino, “morto a 38 anni vittima della mafia, un giudice che non andava in tv, che non aveva fatto milioni di euro con l’antimafia delle parole”. “Da Pontida arriva l’avviso – è lo slogan di Salvini – anche per mafiosi e camorristi è finita la pacchia”. (fonte: Secolo d’Italia)

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Brunetta invita Salvini a rompere con 5Stelle

Posted by fidest press agency su martedì, 26 giugno 2018

“In questa fase, nel centrodestra la Lega è certamente l’elemento trainante e predominante della coalizione, sicuramente al Nord e al Centro, meno al Sud. Ma senza Forza Italia, non si vince. L’egemonismo della Lega, che pure abbiamo visto in questi ultimi tempi, è destinato a fallire. Il centrodestra vince se è unito ed è plurale. Questo è un bel segnale, un bel monito a Matteo Salvini, a questo governo, che non ha rappresentanza nel Paese, perché il Paese ci dice tutt’altro. Gli italiani che sono andati a votare nelle recenti elezioni politiche (il 37% ha voluto il centrodestra al governo), regionali e amministrative vogliono il centrodestra. Che questa formula Lega-M5s è una formula illegittima, che non ha alcuna rispondenza con la volontà degli italiani, che cioè questa somma di populismi, di destra e pentastellato, non ha una propria consistenza a livello di opinione pubblica e di voto degli italiani. Questa è la realtà. Prima si fa questa riflessione tutti insieme all’interno del centrodestra, meglio è, perché allora si tratterà di dare i confini e i contorni a questa esperienza del governo Conte. Esperienza che io considero fallimentare, fatta di annunci strampalati, di populismi senza costrutto”.Così il deputato di Forza Italia Renato Brunetta, in un’intervista a ‘Radio Radicale’, commentando l’esito elettorale dei ballottaggi delle elezioni amministrative.“La realtà è che tra Lega e M5s non c’è mai stata alcuna luna di miele. Se ci pensiamo, la luna di miele è legata unicamente all’unica cosa di centrodestra che questo governo sta facendo, vale a dire un ‘basta all’immigrazione clandestina’, che era ed è la posizione di tutto il centrodestra. Il blocco dei porti lo avevamo proposto noi un anno fa, come anche il blocco delle Ong lo aveva proposto una mozione di Forza Italia al Senato. Inaccettabile, invece, per il centrodestra l’introduzione del reddito di cittadinanza e del decreto dignità di Di Maio, come anche l’atteggiamento che sta assumendo l’Italia nei confronti dell’Europa e a livello di politica internazionale”.“Per questo io dico – conclude – che prima si chiude questa esperienza politica, meglio è. Invito Salvini a fare un ragionamento col centrodestra, conferendo pari dignità a tutte le forze politiche interne alla coalizione. Sì al rilancio dei contenuti, dei programmi e della leadership, per prendere atto che il centrodestra è maggioritario nel Paese, e che il centrodestra può governare”.

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Governo a totale trazione salviniana

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Sarà per il dilettantismo degli alleati di maggioranza e l’inesistenza delle opposizioni, ma di colpo tutta la politica italiana sembra esaurirsi in quello che dice e fa Matteo Salvini. Può piacere o non piacere, può indurre o meno a trarne la conclusione che se così fosse della Repubblica ci sarebbe rimasto ben poco, ma è incontestabilmente un dato di fatto. Tuttavia, ci pare sia un film già visto. Tant’è che più d’uno ha già suggerito a Salvini di tenersi sulla scrivania e fors’anche sul comodino in camera da letto la fotografia di un altro Matteo, ma che di cognome fa Renzi, ritratto nel momento della massima euforia, subito dopo le trionfali elezioni europee del maggio 2014 che portarono il Pd al 40% dei voti espressi. Il consiglio – per taluni nutrito di un intento malevolo, per altri, come nel nostro caso, dispensato con sincero spirito costruttivo – intende ricordare al leader della Lega che l’allora segretario del Pd riuscì prima a compromettere quel patrimonio di consenso in soli 30 mesi (referendum costituzionale del dicembre 2016) e poi a disperderlo definitivamente in altri 15 mesi.Immaginiamo l’estroverso Salvini intento a fare tutti gli scongiuri padani che conosce, e lo capiamo. Tuttavia, lo esortiamo a riflettere e a fare comunque tesoro di quel clamoroso caso di meteora politica che è stato il renzismo. Perché forse può trarre utili insegnamenti su come evitare di ritrovarsi rapidamente dalle stelle – rappresentate dal ruolo di primazia che si è conquistato a danno dei suoi alleati, sia quelli di maggioranza (5stelle) che di opposizione (Forza Italia) – alle stalle, come è capitato a Renzi e ai Democratici.Se Salvini ci pensa bene, non è solo questione di iattanza – che pure ha mostrato, per esempio nei confronti del meno visibile Di Maio, cui ha destinato frasi apparentemente gentili ma in realtà cinicamente crudeli, tipo “mi fa tenerezza” – di arroganza del potere o voglia di strafare (difficile dichiarare guerra tutti i giorni a qualche entità straniera, i paesi si esauriscono in fretta), cioè i difetti mostrati con nitida evidenza dall’ex segretario del Pd. No, il rischio che il consenso di oggi diventi un boomerang domani risiede soprattutto in quel demoltiplicare istituzionale che il Matteo con la cravatta verde mostra di maneggiare con disinvoltura. Ci riferiamo alla progressiva disintermediazione tra rappresentanti e rappresentati che sono generate dalle moderne forme di comunicazione politica (e non solo), social media in testa, usate da Salvini più e meglio di quanto non facesse Renzi. Come ha giustamente notato Paolo Madron su Lettera 43, esse hanno finito per azzerare completamente qualunque gerarchia sociale e istituzionale. Generando un appiattimento che, oltre a delegittimare ogni elité fino al punto da esporla al più totale disprezzo da parte della pubblica opinione, ha trasformato chiunque ricopra un ruolo pubblico o, peggio, rappresenti una figura istituzionale, in un cittadino come un altro cui, di conseguenza, ci si sente in diritto di essere oggi complici e domani nemici che applicano sconti. La fine del principio di autorità, spacciato come una conquista di democrazia, il rovesciamento del rapporto tra eletto ed elettore, per cui non si conquistano i voti per le idee originali che si propongono ma per la capacità di “ascoltare il paese e i suoi bisogni”, sono tutti fenomeni che hanno prodotto e stanno producendo effetti tremendamente deleteri. Per esempio, è grazie a questo andazzo se oggi gli studenti posso mobbizzare gli insegnanti e i loro genitori si sentono in diritto di picchiarli. In questi giorni circola sulla Rete un video in cui si vede il presidente francese Emmanuel Macron redarguire con veemenza un giovane studente che durante una sua uscita pubblica lo aveva apostrofato dandogli del tu e chiamandolo con l’appellativo “Manu”. L’atteggiamento del giovanotto non sembrava aggressivo e l’intento non pareva malevolo. Semplicemente, il garçon si è sentito in diritto di “stare alla pari” con il Presidente della Repubblica, probabilmente in nome della versione transalpina di quel “uno uguale a uno” che circola dalle nostre parti. Ovviamente, noi ben comprendiamo la reazione di monsieur le Président, ma fatichiamo ad essergli solidali. Perché l’idea di quel giovane francese di essere al cospetto non di chi incarna la suprema istituzione del suo Paese, bensì di un amico, solo più noto di lui, cui può dare la massima confidenza, deriva dalla medesima frequentazione che i due, lo studente e Macron, fanno di quello che qualcuno ha efficacemente chiamato “bar di Twitter”. Dove è naturale che tra avventori ci si rivolga in quel modo. Insomma, viene da dire che “chi è causa del suo mal…”.Sia chiaro, qui non si vogliono demonizzare i social media, che pure noi usiamo (con molta moderazione). E sappiamo che già la televisione, nello stesso tempo artefice e vittima della mediocretizzazione della società, è da tempo passata dalla sacralizzazione dei divi alla loro trasformazione in gente comune, alla stessa stregua di quelli che partecipano ai talent show, nella più prosaica delle contiguità. Diciamo soltanto che tutto converge, nella società come nella politica, verso la totale disintermediazione, per cui è leader quello che più somiglia – nell’estetica come nel linguaggio e nei suoi contenuti – alla massa indistinta di coloro che dovranno votarlo. Ma così, le leadership sono per forza di cose destinate a durare poco. Anzi, più passa il tempo, e più il loro ciclo si accorcia. Perché tra amici è facile deludere, e tra pari ci si manda a quel paese.Salvini, con la sua ossessiva presenza sui social, l’uso di un linguaggio più che basico, la continua forzatura semplificativa che banalizza i problemi complessi, è un campione di questo sistema di destrutturazione della politica. Solo che fino a ieri era solo un capo partito, un peones. Oggi, invece, è ministro e vicepresidente del Consiglio, e per di più leader incontrastato della maggioranza di governo. La cosa fa una certa differenza. Tenerne conto non farebbe male, a lui e a noi. Certo, ci rendiamo conto, caro Salvini, che i nostri sono consigli non richiesti. Tuttavia vogliamo offrirglieli ugualmente. Perché ora e per ora è seduto al posto di guida del nostro paese, e su questa macchina – che da troppo tempo sbanda pericolosamente – ci siamo sopra tutti in egual misura. Rifletta, per esempio, sui danni – gravi – procurati dalla disintermediazione delle parti sociali e dei corpi intermedi diffusi nella società, promossa dall’altro Matteo. Renzi, nel farlo, si è sentito forte, perché saltando ogni forma di mediazione, parlava a tu per tu con la gente. E non ha badato al fatto che senza classe dirigente intorno, surrogata da famigli, non si va da nessuna parte. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal trionfo all’ignominia in meno di tre anni. Ancora: rifletta che se si vuole durare occorre generare e crescere delle élite intorno alle leadership politiche. I voti vanno e vengono, le tecnostrutture restano. Gli italiani non hanno bisogno di “avvocati del popolo”, ma di guide solide – plurime, che con gli uomini soli al comando abbiamo già dato – che sappiano indicare loro la strada perché hanno un’idea di paese, sanno dove si è e, di conseguenza, sanno dove occorre andare.(fonte: Enrico Cisnetto direttorewww.terzarepubblica.it)

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Giuseppe Conte non riesce a sottrarre la scena mediatica al suo ‘vice’ Matteo Salvini

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

Nonostante il suo debutto internazionale al G7 del Canada, il premier Giuseppe Conte non riesce a sottrarre la scena mediatica al suo ‘vice’ Matteo Salvini. A mettere in evidenza questo risultato è il monitoraggio svolto su oltre 1.500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da 30 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Mediamonitor.it ha rilevato le citazioni avute dal 31 maggio al 11 giugno sui media nazionali e locali dai membri del Governo appena costituito.Dalla formazione del Governo all’11 giugno, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha raccolto sui mezzi di informazione nazionali 12.769 citazioni, quasi l’11% in meno rispetto al ministro dell’Interno Salvini, che a sua volta con 14.287 menzioni si lascia nettamente alle spalle il ‘collega’ vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, con il 33% in meno (9.554).Al di fuori dello stretto vertice della squadra di Governo, Paolo Savona, titolare del dicastero degli Affari Europei e che era stato oggetto del contezioso con il Quirinale per la formazione del Governo, è stato il ministro più presente sui mezzi di informazione ottenendo 3.686 menzioni. Nella classifica elaborata da Mediamonitor.it si posiziona al quinto posto il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che nei primi 12 giorni del suo mandato è stato nominato 2.879 volte sui media.Il pentastellato Danilo Toninelli nelle prime due settimane da ministro delle Infrastrutture è stato uno dei membri del governo più presenti sui mezzi di informazione (2342 menzioni, 6° nella classifica di Mediamonitor.it), anche in relazione alla chiusura dei porti italiani per evitare l’ingresso della nave Aquarius. Le dichiarazioni sul non riconoscimento delle “famiglie arcobaleno” ha fatto salire al settimo posto della graduatoria il leghista Lorenzo Fontana (1.899 citazioni), neo ministro per la Famiglia e le Disabilità.Chiudono la top ten dei ministri più presenti sui media Elisabetta Trenta (1.532 menzioni), titolare del dicastero della Difesa, il leghista Giancarlo Giorgetti (1.344), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e il pentastellato ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (1.321), decimo nella classifica di Mediamonitor.it.Il ministro che al momento ha la più bassa visibilità sui mezzi di informazione italiani è Sergio Costa, titolare del dicastero dell’Ambiente ed ex generale dei carabinieri, che secondo la rilevazione di Mediamonitor.it ha totalizzato 749 citazioni.

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Salvini sui media oscura Mattarella

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 maggio 2018

Matteo Salvini nelle ultime due settimane è stato il “padrone” indiscusso dei media italiani oscurando, per numero di citazioni, Luigi di Maio e perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A mettere in evidenza questi risultati è il monitoraggio[1] svolto su oltre 1500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da 30 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Mediamonitor.it ha rilevato le citazioni avute dal 14 al 28 maggio sui media nazionali e locali dai principali protagonisti del dibattito politico di questi giorni.Il leader leghista ha raccolto sui media 13.533 menzioni, lasciandosi alle spalle il pentastellato Di Maio (12.605) e Giuseppe Conte (12.361), che avrebbe dovuto guidare il “Governo del cambiamento” di Lega e Movimento 5 Stelle. Nonostante sia stato l’uomo “decisivo” di questa crisi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha raccolto sui mezzi di informazione italiani il 32% di menzioni in meno rispetto a quelle del leader leghista (9140).Nell’ultima settimana ha conquistato il palcoscenico mediatico l’economista Paolo Savona, sul cui nome si è innescato lo scontro istituzionale tra Presidenza della Repubblica, Lega e M5S: è stato nominato sui media 6220 volte, quasi quanto lo stesso Salvini. Mediamonitor.it evidenzia come Silvio Berlusconi, sesto con 4.705 menzioni, continui a far parlare di sé anche quando non è al centro del dibattito politico.Tra gli “uomini nuovi” dell’era leghista emerge Giancarlo Giorgetti, fedelissimo del segretario e coinvolto nella contesa per il ministero dell’Economia, che con le sue 2588 citazioni si posiziona al settimo posto della graduatoria stilata da Mediamonitor.it.Resta sempre nella top ten il senatore “semplice” Matteo Renzi, che non esce dalla ribalta mediatica e porta a casa 2506 citazioni facendo molta ombra al segretario reggente del Pd Maurizio Martina (1632 menzioni). Al 10° posto della graduatoria elaborata da Mediamonitor.it sale Carlo Cottarelli, che ha raccolto il 75% delle sue 1730 menzioni nel giorno in cui ha ricevuto dal presidente Mattarella l’incarico di formare il nuovo governo.Nelle ultime due settimane è tornato a far parlare di sé anche il pentastellato Alessandro Di Battista, che dal 14 al 28 maggio ha totalizzato 1222 menzioni, circa il triplo (424) di quelle avute nelle due settimane precedenti. I motori sono già caldi per le prossime elezioni: il “Dibba” è pronto a sospendere il viaggio negli States e a scendere in campo in prima persona non appena sarà aperta la nuova campagna elettorale.

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L’aut aut di Salvini su Forza Italia?

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

“Mi rivolgo con simpatia a Matteo Salvini replicandogli che non è tempo per lui di porre aut aut a Forza Italia, su Cottarelli o su qualsiasi altro tema, minacciando in caso di risposta sgradita di mandare all’aria la storica alleanza di centrodestra.Tocca invece al leader della Lega rispondere ad un quesito elementare: intende prepararsi alle assai prossime elezioni facendosi carico con Forza Italia e Fratelli d’Italia del programma in dieci punti elaborato insieme, ed in cui sta la chiave dell’autentico cambiamento che abbiamo promesso agli italiani? O forse vuole trasformare in manifesto elettorale il ‘contratto’ elaborato con i 5 Stelle presentandosi con loro davanti agli italiani?Il problema non è Cottarelli, che non avrà comunque la fiducia, ma la scelta di Salvini per il presente e per il futuro.Rinnega l’alleanza che per 25 anni si è costruita in Italia tra liberali, federalisti e destra democratica intorno a Berlusconi, oppure, sull’onda del recente infelice fidanzamento della Lega con M5S, preferisce infilare se stesso e i suoi nell’altro forno, quello dell’avventurismo giustizialista e irresponsabile dei grillini?
Non c’è più tempo, si decida. Per noi la firma sotto il programma scritto assieme è sacra. Ci dica se lo è anche per lui, o se preferisce quella siglata unilateralmente con Di Maio. Faccia presto, che la casa brucia”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Aosta: CasaPound Italia entra in consiglio comunale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Aosta, CasaPound conquista un consigliere comunale ad Aosta. Lorenzo Aiello, candidato per CasaPound Italia nella lista della Lega nel 2015 e secondo escluso da quella tornata, subentra infatti in consiglio, dopo il boom del partito di Matteo Salvini alle regionali con l’elezione di sette candidati tra cui due consiglieri comunali.“Questo esito premia anni di presenza sul territorio, in particolare ad Aosta, dove il movimento ha mosso i suoi primi passi – commenta il neoeletto e coordinatore regionale del movimento – Immigrazione, lotta al crescente degrado, lavoro e diritto alla casa saranno i punti cardine della nostra azione politica in consiglio comunale, dove siamo pronti a fare un’opposizione dura ma costruttiva alla giunta Centoz, a nostro avviso la peggiore che Aosta abbia mai avuto. In contemporanea continueremo a portare avanti tutte le attività che ci contraddistinguono, a cominciare dalla raccolta alimentare per le famiglie italiane in difficoltà e dalla presenza fisica nei quartieri. L’entrata nelle istituzioni non rappresenta un punto di arrivo ma un nuovo punto di partenza: saremo sempre al fianco dei valdostani per difenderne i diritti non più solo nelle strade ma anche sugli scranni del consiglio”. “Con Aiello sale a 22 il numero dei rappresentanti nei Comuni di CasaPound Italia tra sindaci e consiglieri – sottolinea il segretario nazionale di Cpi Simone Di Stefano – Una pattuglia di combattenti che non potrà che uscire rafforzata dalle amministrative del 10 giugno, che vedono CasaPound correre in oltre 20 Comuni, 15 dei quali sopra i 15mila abitanti, oltre che nel III e nell’VIII Municipio di Roma”.

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Giocare a poker con un baro

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2018

E’ stata la chiusa dell’articolo di spalla scritto qualche giorno fa dal direttore de “Il Fatto” Marco Travaglio. L’argomento trattato ha riguardato l’insolito balletto politico tra intese e smentite che ha visto in primo piano l’attivismo del capo politico pentastellato Luigi Di Maio nel tentativo di gestire delle alleanze con gli altri partiti e nello specifico il Pd e la Lega di Salvini per la formazione di un governo. E a proposito del PD va detto che nel 2013 abbiamo dovuto prendere atto della indisponibilità di 5Stelle nei confronti dei democratici per dar vita a un governo oggi ce lo ritroviamo “pimpante” sulla strada opposta. E’ che la situazione da allora è mutata profondamente. Da queste ultime elezioni abbiamo non uno ma due vincitori: La Lega in virtù di una coalizione di centro destra con il 37% delle preferenze e il Movimento 5Stelle che pur viaggiando da solo ha conseguito il 32% dei consensi dal precedente 25%. Entrambi non avendo la maggioranza assoluta si sono resi conto che la strada da imboccare era a due corsie: o ritornare a votare o tentare un’intesa almeno sui programmi. Scartata l’ipotesi di un governo PD-5Stelle per l’opposizione netta del suo leader ombra e onnipresente Matteo Renzi che si dice deluso dal fatto che non avrebbe potuto fare un’alleanza con il Centro destra (senza la Lega), perché i numeri non lo favorivano, (ricordate la favola della volpe e dell’uva?) restava sul tappeto l’unica alternativa possibile: accordarsi con la Lega. E si badi bene, non con Forza Italia per via di un certo signore chiamato Berlusconi uomo troppo impegnato ad avere il piede in tantissime staffe e soprattutto significativamente legato ad un passato che si vuole dimenticare, ma con Salvini vincitore all’interno del Centro destra del braccio di ferro con l’ex-cavaliere. E ora ritorniamo all’idea del baro citato da Travaglio. Chi alla luce delle ultime vicende e conoscendo i personaggi sa che pensando male si fa peccato ma spesso non si sbaglia? D’altra parte di là dei numeri in parlamento sui quali si appoggiano i “i giallo verdi” di Salvini e Di Maio questo governo, che sembra voler convolare a nozze, nasce debole perché ha troppi potenti nemici che gli stanno scavando la fossa. E il timore che qualcuno stia giocando “sporco” per indebolire l’unico Movimento che ha le mani pulite e per questo fa paura agli inciuciari di turno (unione europea compresa) per poi ritornare al voto tra qualche anno volendo dimostrare che i pentastellati sono incapaci di governare è un qualcosa che non si può escludere. (Riccardo Alfonso)

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Un governo all’Italia: Salvini premier?

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

Da oltre due mesi i partiti si “palleggiano” le ricette salvifiche per uscire dallo stallo che li inchioda in una posizione, ai più, oltremodo scomoda. Lo è di certo per il Pd di Renzi che cerca di uscire da una crisi profonda di identità volendo fare la parte di chi dice: ve lo avevamo detto, rivolgendosi agli elettori, che chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non quel che trova? Vi è poi da una parte una “coalizione” che ha raccolto nel paniere il 37% dei consensi elettorali e i pentastellati che da soli hanno superato il 32% dei consensi.
Alla fine non si è trovato di meglio che lasciar dialogare quelli che hanno ottenuto il maggiore gradimento come singolo partito: i leghisti e 5Stelle. Per giorni si sono incontrati per stilare una sorta di “contratto” sui programmi e per la scelta del Premier: Salvini o Di Maio o un “terzo” tra le file di partito o un outsider? A questo riguardo avvertiamo tra la gente un certo scetticismo forse anche pensando all’ombra ingombrante del Cavaliere che da restituita “verginità” sta mordendo il freno per ritornare in lizza per sedersi sullo scranno più alto di palazzo Chigi. A questo punto il più scaltro degli osservatori potrebbe pensare a una soluzione al tempo stesso semplice e geniale: Perché non facciamo presidente del consiglio Salvini? Potrebbe essere l’uomo giusto nel giusto momento. Prima perché sancirebbe la definitiva incoronazione con la sua leadership nella coalizione di centrodestra. Come potrebbe Berlusconi sfiduciare un suo uomo proprio ora che ce l’ha fatta? E sarebbe anche un effetto “trascinamento” che comporterebbe l’appoggio del partito di Giorgia Meloni e lo sfaldamento della stessa Forza Italia. E non dimentichiamo, inoltre, che c’è oltralpe un nostro interlocutore alquanto tignoso e che probabilmente proprio il carattere irruente e determinato di Salvini può meglio contrapporsi ai falchi e ai falchetti della commissione europea. Ci rifletta Di Maio. Potrebbe avere come contropartita i ministeri che più gli interessano e ridurre al tempo stesso l’influenza berlusconiana sulla politica italiana. D’altra parte la storia c’insegna che non sempre perdere un’occasione può significare una sconfitta. (Riccardo Alfonso direttore dei Centri studi economici e politici della Fidest)

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Preoccupazione Ue sui conti pubblici italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

“Mentre gli italiani stanno aspettando, ormai da giorni, il programma economico da libro dei sogni a firma Lega a Movimento Cinque Stelle, a non aspettare è il nostro debito pubblico, che lo scorso marzo è tornato a crescere di +15,9 miliardi di euro, riportandosi sopra la soglia dei 2.300 miliardi, esattamente a 2.302 miliardi. Il nostro debito si riavvicina così pericolosamente al record storico del luglio 2017, quando arrivò a toccare un livello pari a 2.308 miliardi.
Una notizia da leggere con apprensione, soprattutto considerando che i recenti dati sulla crescita del Pil e sulla produzione industriale relativi al primo trimestre dell’anno sono decisamente inferiori alle attese e lasciano presagire un 2018 difficile per la nostra economia. Tra gli altri effetti negativi che la riduzione della crescita può comportare, c’è il peggioramento dell’indicatore più importante sullo stato di salute delle nostre finanze pubbliche, quello del rapporto debito/Pil, che, dopo questi dati, rischia di dover essere rivisto nuovamente al rialzo.
La delicata situazione del debito pubblico italiano sta preoccupando non poco le istituzioni europee, che oggi, tramite il vicepresidente della commissione Europea, Valdis Dombrovskis, hanno lanciato un duro monito sulla necessità da parte dell’Italia di ridurre la montagna di debito e rispettare il percorso di rientro dall’eccessivo deficit concordato con Bruxelles. Il vicepresidente Dombrovskis ha lanciato anche un avvertimento a Matteo Salvini e Luigi Di Maio, dichiarando che “l’approccio alla formazione del nuovo Governo e l’approccio rispetto alla stabilità finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale, riducendo gradualmente il deficit e riducendo gradualmente il debito pubblico”.A rincarare la dose, nei già tesissimi rapporti tra il tandem Lega – Movimento Cinque Stelle e i funzionari europei, sono arrivate anche le parole di Jirki Katainen, vicepresidente della Commissione, il quale ha affermato di non vedere “segnali che gli Stati membri vogliano cambiare le regole o concedere eccezioni a Stati membri” sul Patto di Stabilità e Crescita, confermando che la Commissione è “guardiano dei trattati” e che “tutte le regole del Patto di Stabilità e Crescita si applicano” anche all’Italia.Cosa faranno Matteo Salvini e Luigi di Maio dopo le parole di Dombrovskis e Katainen? Entreranno in uno scontro aperto, senza precedenti, con la Commissione Europea, senza aver alcun alleato a Bruxelles e rischiando di esporre l’Italia ad una durissima rappresaglia dell’Europa, o proseguiranno nel tentativo di formare un nuovo governo ma rinunciando al loro programma economico sfora-debito? Dopo l’ultimatum europeo, i due leader dovranno prendere una decisione definitiva già nelle prossime ore, perché il tempo per le parole sembra ormai essere finito”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Il patto del diavolo con Salvini

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Dopo il “burlesque” dal Quirinale di Berlusconi ora sappiamo per certo, dopo tante illazioni, che il mattatore della politica italiana è sempre lui da circa 25 anni a questa parte. Ai tempi era amico di Craxi e dei comunisti post berlingueriani ed ora tiene al guinzaglio Matteo Salvini come aveva già fatto con Bossi. E’ la mossa di riserva messa in atto dopo il default elettorale studiato a tavolino nel caso che il Pd renziano fosse sceso al di sotto del 18% e la Lega avesse superato Forza Italia. In questo organigramma Salvini non costituiva un problema. Avrebbe seguito alla lettera le istruzioni del “maestro” che prevedeva necessariamente il funzionamento del Parlamento per lasciare uno sfogo ai grillini e la formazione di un governo con l’appoggio del Pd avendo al suo interno la maggioranza capace di dettare la linea politica indicata da Renzi che già aveva raggiunto un accordo in tal senso con Berlusconi. L’alternativa, per nulla temuta, sarebbe stata quella di un ritorno alle urne dove a detta dei consiglieri del centro-destra sarebbe stato possibile erodere di un paio di punti elettorali i pentastellati e di migliorare il consenso nei confronti del PD. E’ così che il rinnovamento del paese va a carte quarantotto e ritorneranno gli uomini e le donne di sempre per una nuova operazione di maquillage mediatico e nel mettere in cantiere i soliti inciuci e gli intrighi di palazzo dove chi ha, continua ad avere, e chi è, continua ad essere suonato. E il popolo sovrano? Gli spetta una sonora pernacchia. (Riccardo Alfonso)

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Chi vuole governare l’Italia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Abbiamo l’impressione che i due principali attori di questa commedia, Salvini (centro-destra) e Di Maio (M5S), non abbiano l’intenzione di assumere il comando della nave. Eppure, dichiarano il contrario. Facciamo un semplice ragionamento: per governare occorre avere la maggioranza alla Camera dei Deputati e al Senato. I due contendenti non hanno i numeri sufficienti, ma si sbracciano per rivendicare la carica di Presidente del Consiglio. Salvini dichiara di aver avuto, come coalizione, il 37% dei voti, quindi i maggiori consensi, Di Maio dichiara di essere il primo partito con il 32,6% dei voti. Nessuno ha la maggioranza parlamentare. Occorre che qualcuno lo ricordi. E’ probabile, ma questo comporta che i due concorrenti facciano un passo indietro. Faranno i dioscuri di un premier proposto dal presidente Mattarella o appoggeranno un governo tecnico? In entrambi i casi dovranno dare la fiducia al nuovo governo, il che significa che dovranno modificare il programma con il quale si sono presentati agli elettori. Della serie: vi avevamo promesso tanto ma abbiamo le mani legate. Tutto proseguirà come prima, salvo piccoli aggiustamenti, con molto fumo e poco arrosto.D’altronde, con un debito di 2300 miliardi è difficile, se non impossibile, realizzare le promesse elettorali. E’ come entrare in una casa con il tetto pericolante che può cadere sulla testa degli avventori. Meglio evitare. Nel frattempo un po’ di teatro non guasta.Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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