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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Posts Tagged ‘matteo salvini’

Mes: Serracchiani, Salvini si autodenunci per alto tradimento

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

“Se fosse coerente con quanto va blaterando, Salvini dovrebbe autodenunciarsi per alto tradimento. Sarebbe l’occasione buona, visto che gli sta andando liscia la svendita dell’Italia a Putin”. Lo afferma la deputata dem Debora Serracchiani, a proposito delle dichiarazioni del leader della Lega Matteo Salvini sul Meccanismo europeo di stabilità.
Per la parlamentare “Salvini da bugiardo s’inventa di sana pianta un ‘pericolo Mes’ che non esiste, dopo che è stato il suo Governo a fare le trattative sulle regole di stabilità, e con l’ex ministro Tria che lo smentisce”. “Bisogna combattere colpo su colpo – aggiunge Serracchiani – la strategia del terrore e della menzogna adottata da Salvini, con cui sta inquinando la società, la politica e la comunicazione”.

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Migranti: Serracchiani, Salvini n. 1 in balle spaziali

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 novembre 2019

“Bisogna riconoscergli questo primato: Salvini è il n. 1 in balle spaziali. Lo era da ministro dell’Interno e continua a esserlo dall’opposizione. Per fotografare il suo fallimento nei fatti bastano due parole: rimpatri e sbarchi autonomi. Doveva rimandare indietro 600mila migranti e ha fatto meno di Minniti, ha puntato i fari sulle ong e l’88% degli sbarchi sono avvenuti direttamente sotto i suoi occhi. Faccia tosta non manca”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani (Pd), replicando al leader della Lega Matteo Salvini che attacca il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sui dati degli sbarchi.Per Serracchiani “Salvini si è sempre guardato bene dal parlare degli ingressi via terra e con lui sono aumentati gli episodi di illegalità connessi ai migranti, proprio grazie ai suoi decreti che hanno creato più insicurezza nelle città”.

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L’allagamento di Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

Per il 19 ottobre prossimo Matteo Salvini ha promesso (o minacciato) una riedizione della marcia su Roma, ma senza marcette, bensì con un “fiume di partecipanti”, che allagherà la capitale. L’idea sarebbe quella di superare il comizio di Berlusconi in piazza San Giovanni, quando lo stesso Berlusconi sparò la sua bordata, affermando di avere raccolto due milioni di partecipanti.Con i numeri nella destra politica non ci stanno proprio: Piazza San Giovanni è estesa otto ettari, pari a 80.000 metri quadrati, per contenere due milioni di persone bisognerebbe stiparne 25 per ogni metro quadrato.In un sistema di democrazia parlamentare governa chi dispone della maggioranza, che garantisce la fiducia al governo in carica. Si prevede, Costituzione alla mano, la presenza di una opposizione il cui ruolo dovrebbe servire ad impedire provvedimenti anti-democratici, come è accaduto con i governi Berlusconi, che hanno battuto vari record, ma in riferimento alle norme approvate dai loro governi e bocciate dalla Corte Costituzionale, come accaduto con le norme inerenti il conflitto di interessi, tanto care ai programmi predicati dalla destra liberista e oggi anche dalla destra sovranista della Meloni e di Salvini.
Cosa dimostrano le manifestazioni di piazza? Nulla, assolutamente nulla, anche perchè basta taroccare i conti per dilatare il numero dei partecipanti, che, comunque, rimangono statisticamente insignificanti, trattandosi di poche decina di migliaia a fronte di 48 milioni di cittadini italiani elettori. L’opposizione, in una democrazia parlamentare, deve essere esercitata nelle sedi istituzionali e non in una piazza condizionata da poche decine di personaggi che istigano la folla e dirigono l’orchestra degli applausi e delle ovazioni.
(Rosario Amico Roxas)

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Quando Salvini fa “paura” invocando i “pieni poteri”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

In questo vociare della politica e dei politicanti un punto fermo in tutto ciò sembra esserci: il tempo delle ideologie non è tramontato. Giustamente Carlo Mongardini faceva osservare: “Sono cambiate le forme e le caratteristiche delle ideologie, oggi più sociali che politiche, che contribuiscono alla segmentazione della società e al sostegno dei cosiddetti poteri sociali.” In altri termini si ha l’impressione di trovarci a sostenere la contrapposizione di sistemi ideologici a fronte del declino di quelli democratici e il conseguente indebolirsi dei “sistemi di protezione” costituiti dalla cultura e dalla politica. Significa pure che siamo passati troppo in fretta da una cultura contadina con spazi significativi limitati nella vita quotidiana a quella della globalizzazione generando problemi, incertezze e timori che prima non esistevano. Per dirla con Freud la “pressione della realtà” sviluppa la diffusione dell’insicurezza e delle paure. E la politica, mancandole la presa ideologica, si impadronisce di questo stato d’animo popolare e facendovi emergere l’incompiutezza della stessa democrazia. E dalle sue stesse sfaccettature nascono altre tendenze come i fondamentalismi religiosi, nazionalistici, razziali, ecc. fondati sulla paura e sul terrore. La paura, per altro, è un vecchio strumento di governo che torna utile quando si indeboliscono i “principi di legittimità” che regolano i rapporti tra governanti e governati. E’ naturale, quindi, pensare, stando alle parole di Freud, che l’uomo moderno è sempre disposto a barattare la sua libertà con un po’ di sicurezza. E i “poteri” invocati da Salvini, nella fattispecie, si fondono proprio sull’idea che solo acquisendo più potere si possa garantire la sicurezza collettiva. Poca importa, a questo punto, che si violano anche i più elementari diritti della persona. E’ il fine che giustifica i mezzi. (Riccardo Alfonso)

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La Lega di Matteo Salvini ha tradito gli italiani e il Governo del Cambiamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

Godeva del sostegno del 60% dei cittadini, precipitando il Paese nel caos in pieno agosto e rischiando di provocare danni innumerevoli: dall’aumento dell’IVA, al blocco della riforma della Giustizia e delle leggi sull’acqua pubblica, sul salario minimo o per salvare il nostro mare.Salterà anche il lavoro della Commissione d’inchiesta sugli affidi che avrebbe dovuto restituire giustizia alle famiglie coinvolte nel “Caso Bibbiano” e, in questa settimana di dolore in cui ricorre l’anniversario del crollo del Ponte Morandi, è triste ricordare che questa decisione scellerata farà saltare anche la revoca delle concessioni ad Autostrade.
È stata probabilmente proprio la necessità di preservare i potenti di sempre, la vera causa di una crisi innescata da chi, oltre a preservare gli interessi dei Benetton, doveva scongiurare che si arrivasse all’ultimo voto utile sulla riforma portata avanti dal MoVimento 5 Stelle per tagliare ben 345 parlamentari e altrettante poltrone di amici degli amici.Il MoVimento 5 Stelle ha tenuto la barra dritta: prima il taglio dei parlamentari e poi torniamo al voto subito e senza problemi. Salvini messo alle corde prima si è detto sfavorevole (ad una riforma che la stessa Lega ha votato favorevolmente per ben tre volte), poi dopo essere stato contestato in piazza, incalzato dal MoVimento e dai suoi stessi sostenitori che stanno abbandonando in massa la sua pagina Facebook, martedì in Senato si è detto favorevole a tagliare le 345 poltrone. Peccato che fosse un bluff, la “mossa della disperazione”: se la Lega sfiducerà il Governo il 20 agosto, infatti, le attività parlamentari si bloccheranno e salterà il voto sul taglio dei parlamentari previsto per il 22 agosto. Insomma solo un altro tentativo di prendere in giro gli italiani. Cosa aspettarsi d’altronde da chi, nell’ultima settimana, ha annunciato di voler votare contro il suo stesso Governo e quindi anche contro se stesso. Salvini infatti, nonostante gli annunci, non ha ancora neanche rassegnato le dimissioni da ministro del Governo che intende sfiduciare.
La verità è che Salvini ha tradito gli italiani, ha gettato la maschera ed è tornato subito ad Arcore dall’amico di sempre Silvio Berlusconi. A difendere i cittadini italiani rimane ancora una volta soltanto il MoVimento 5 Stelle. Saremo al fianco del Presidente Conte in aula e accetteremo le decisioni del Presidente della Repubblica, l’unico a poter decidere come e quando si va al voto.

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Salvini e il rinnovato Vespro Siciliano

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

By Rosario Amico Roxas. Con la sua imprudente presenza in Sicilia per una pretesa azione di rivalsa e di autoaffermazione, Matteo Salvini è riuscito a risvegliare l’antico orgoglio dei Vespri Siciliani; tutto cominciò il lunedì dell’Angelo del 1282, quando un focoso soldatino dell’esercito francese, tale Drouet, tentò di palpare il seno di una nobildonna accompagnata dal marito. La reazione dello sposo fu estremamente decisa, sottrasse la spada al soldatino e lo uccise con la sua stessa arma. Sono trascorsi più di otto secoli, ma il senso della “sicilianità” è rimasto tuttora vivo e vegeto . Stavolta è toccato a Matteo Salvini subire le conseguenze di un orgoglio ferito e di una dignità mortificata. Attratto dalla possibilità di impadronirsi del “fondo schiena” dei Siciliani, imponendo un governo sfacciatamente nordista, ha voluto sfidare la sorte e appropriarsi del Palazzo comunale di Catania, accolto dal fragile sindaco Salvo Poglisi di Avanguardia Nazionale, da dove avrebbe voluto arringare la folla di cittadini che si erano spontaneamente riuniti per far valere il diritto di non essere considerati “terroni”. Ma è toccato a Salvini “alzare… il fondo schiena” e fuggire dal Palazzo comunale dalla presidiatissima uscita di servizio.E’ stato il “Vespro” di ferragosto 2019, per fortuna senza armi da taglio, ma semplicemente con uova, pomodori, ortaggi vari e insulti come se piovesse. Ora si spera che tale orgogliosa rivolta morale si dilati per tutta la Sicilia dove abbiamo già il nostro coloratissimo “carretto siciliano” e non sapremmo mai cosa farcene del loro “carroccio”

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Il rebus di Ferragosto: I giochi politici dove ci portano?

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Partiamo dal dato di fatto: la mozione di sfiducia parlamentare della lega al Governo per provocarne le dimissioni. Dalle piazze Salvini afferma due cose: la prima che occorre andare alle urne senza indugio esercitando di fatto una “indebita” pressioni nei confronti del Presidente della Repubblica che è l’unico a dover decidere in tal senso. La seconda è che paventa la possibilità di un’intesa sottobanco tra il PD e i Pentastellati per un governo alternativo. E’ il classico modo di mettere le mani davanti e anche dietro… non si sa mai.
Certo è che ha scelto un momento molto difficile in quanto tra settembre ed ottobre, con la legge di bilancio, occorre prendere delle decisioni oltre ad essere improcrastinabili richiedono la presenza di un governo nel pieno delle sue funzioni. Poiché Salvini è un uomo notoriamente “navigato” in politica non possiamo pensare che questo stato di cose non sia stato preso in considerazione. Ergo dobbiamo desumere che sia possibile in questa crisi una chiave di lettura diversa. E quale? Non avendo la sfera di cristallo dobbiamo limitarci almeno ad un paio di ipotesi messe in campo non solo da noi ma anche dai soliti ben informati del Palazzo. La prima è che si tratti di un “bluff” e che Salvini non ha in effetti nessun interesse a staccare la spina, tanto che non fa dimettere i suoi ministri e sottosegretari e pensa ad un rientro da “salvatore della patria” sacrificandosi a restare per evitare che gli impegni internazionali lo travolgano mettendolo in cattiva luce presso il suo elettorato. D’altra parte deve far ingoiare il rospo sia ai suoi fan domestici, con la non approvazione della legge sulle autonomie, sia a quelli internazionali considerato che i Pentastellati hanno votato a favore della neo presidente della Commissione Europea. A loro volta i grillini non si sbilanciano più di tanto facendo il gioco di sponda con i leghisti. L’altro sbocco sarebbe senza meno più traumatico e vedrebbe un Salvini “sfascia tutto” per imporre una svolta autoritaria al Paese. Ci sarebbe una terza ipotesi ma non la proponiamo perché la consideriamo “fantascientifica” ma la lasciamo alla fantasia dei nostri lettori. (Riccardo Alfonso)

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Sindacati militari contro Salvini: “ministro vuole una nostra felpa”?

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

(GRNET.IT) «Le scriventi associazioni sindacali militari gradirebbero consegnarLe in dono alcune felpe di quelle che vengono indossate in servizio dai “cittadini con le stellette” appartenenti alle Forze Armate».E’ l’incipit di una lettera dal tono ironico recapitata al ministro degli Interni Matteo Salvini, redatta da quattro dei maggiori sindacati militari (Sim Guardia Di Finanza, Sim Aeronautica, Sim Guardia Costiera e SIULM).«Siamo consapevoli della preziosità del suo tempo – prosegue la lettera -, ma ci terremmo particolarmente a che la consegna possa essere effettuata di persona dai nostri rappresentanti. Infatti l’occasione sarebbe congeniale per interloquire con Lei e conoscere la sua posizione, in quanto capo politico della Lega, in merito alla proposta di legge “libertà sindacali del personale delle Forze Armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare”».I sindacalisti militari – rileva il sito web GrNet.it Sicurezza e Difesa – motivano la richiesta al leader del Carroccio poiché «in Commissione Difesa alcuni rappresentanti del suo partito hanno assunto delle posizioni conservatrici. Ciò sta inducendo il personale delle Forze Armate a sentirsi “diverso” e meno tutelato nei diritti rispetto alle altre forze di polizia a ordinamento civile».La lettera scaturisce da una serie di azioni politiche cha hanno visto i rappresentanti della Lega votare addirittura insieme al Partito Democratico delle mozioni contrarie alle libertà sindacali per i militari, che hanno mandato sotto la maggioranza.(fonte: GRNET.IT).

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Scuola – Regionalizzazione: Salvini non demorde

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Roma Alle 14.00 di lunedì 8 luglio è prevista a palazzo Chigi “una nuova riunione sull’autonomia”, che per il Carroccio potrebbe essere decisiva. Soprattutto per la scuola, sulla quale i pentastellati continuano a non essere convinti, perché sanno bene che verrebbe bene l’unitarietà della scuola, calpestando anche l’accordo del premier Giuseppe Conte di fine aprile con i sindacati e le indicazioni del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ancora di più perché l’autonomia differenziata nel capitolo Scuola del contratto di Governo non c’era. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “le due sentenze della Corte Costituzionale, la n. 107/2018 (sulla L. regione Veneto) e la n. 6/2017 e 242/2011 sulla Legge Trento 5/2006, hanno messo in evidenza i rischi di disposizioni incostituzionali, in un caso sulla materia dei servizi per l’infanzia, di competenza esclusiva delle regioni, e nell’altro sul reclutamento del personale. Quindi, la Consulta è già intervenuta con la dichiarazione di incostituzionalità, a riprova di quanto sia facile scrivere norme che sembrano utili e funzionali, ma poi nella realtà irrispettose dei principi fondamentali della madre di tutte le leggi italiane”.
In aggiunta i tecnici del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alcuni giorni fa hanno inviato al premier Giuseppe Conte un dettagliato documento, composto da 12 pagine, nel quale parlano di pericolo di approvazione dell’importante provvedimento di legge con l’aggiramento del dibattito parlamentare: per il Dipartimento, non basta l’accordo tra Stato e Regioni per dar via all’applicazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Soprattutto perché “gli schemi di intesa sulle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno necessità di un passaggio legislativo”, in quanto si teme “l’ingiustificato spostamento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre (doverosamente postulandosi l’invarianza di spesa complessiva)”.
Alcuni profili di illegittimità costituzionale si potrebbero riscontare in diversi punti: nella parte in cui si prevede una modifica della Costituzione con modalità non previste (le modifiche delle disposizioni costituzionali sono disciplinate dall’art. 139 Cost.); per alcune materie appare molto problematica un’attribuzione completa alle regioni in quanto necessitano di interventi unitari; la devoluzione delle materie di competenza esclusiva non può totalmente essere devoluta alle Regioni, in quanto lo Stato dovrebbe definire le prestazioni essenziali; l’attribuzione delle risorse finanziarie alle Regioni sia basata, nelle more della definizione dei fabbisogni standard per ogni singola materia, sulla spesa storica riferita alle funzioni trasferite e destinata a carattere permanente, a legislazione vigente, dallo Stato alla Regione coinvolta. A questo va aggiunto che in considerazione delle difficoltà riscontrate nella definizione dei fabbisogni standard, gli schemi di intesa prevedono un meccanismo alternativo di determinazione delle risorse finanziarie per l’ipotesi in cui, trascorsi tre anni dall’entrata in vigore dei decreti attuativi, non siano stati ancora definiti i fabbisogni standard (articolo 5, comma 1, lett. b), degli schemi di intesa). Infine, gli schemi di intesa non prevedono un termine di durata dell’intesa medesima: sarebbe opportuno la previsione di un termine di durata per evitare la definizione di processi irreversibili. E anche sulla clausola di cedevolezza delle disposizioni statali, c’è da dire che non possono essere le Regioni a stabilire quali norme statali cesseranno di essere applicate.

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Il vice-premier Matteo Salvini vuole le telecamere negli asili nidi entro maggio: Anief si oppone

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 aprile 2019

Il vice-premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto di volere attuare, con procedura d’urgenza, entro la fine del prossimo mese: “La scuola sarà riformata”, ha detto lo stesso vice presidente del Consiglio in attesa di definire in Consiglio dei ministri i dettagli sul decreto Crescita, per poi anche ricordare che c’è un “contratto di governo che ci impegna ancora per quattro anni”.
Anief si oppone a questo modo di procedere del leader del Carroccio e di altri ministri della Lega: è un atteggiamento, che si traduce in pericolose e osteggiate attività legislative, già palesato con l’articolo 2 del cosiddetto disegno di legge ‘Concretezza’, voluto dalla Ministra per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, al fine di introdurre un serio contrasto al fenomeno dell’assenteismo nelle amministrazioni pubbliche, attraverso l’adozione obbligatoria delle impronte digitali e dei dati biometrici dei dirigenti scolastici e di tutto il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
“Come abbiamo già avuto modo di dire – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – si parte da un concetto palesemente errato: quello che nella scuola operino persone furbe, scaltre, quasi fossero dei delinquenti. Siccome le cose non stanno così, considerando che ogni anno vengono licenziati una manciata di dipendenti, a fronte di un milione di lavoratori, e ancora meno per motivi di mancata presenza sul posto di lavoro, è più che plausibile asserire che il Governo stia impegnando tempo e soldi, ben 35 milioni di euro, sull’approvazione di una norma praticamente inutile. E anche offensiva, perché nell’introdurre sistemi biometrici e telecamere si presuppone – conclude Pacifico – che la categoria necessiti di controlli per espletare il proprio dovere”. Anche i numeri diramati di recente dalla Funzione Pubblica parlano di assenteismo o di falsa attestazione della presenza in servizio nella PA come fenomeno a dir poco residuale. Vale infine la pena infine ricordare che il Garante della Privacy ha ritenuto “fondato” l’utilizzo della videosorveglianza solo per l’esigenza di tutela dei bambini (in particolare in età di nido) e per agevolare la ricostruzione probatoria rispetto a reati commessi nei confronti dei minori: mentre ha posto seri dubbi sull’eventuale impiego delle telecamere in modo sistematico e generalizzato, perché “la tutela dei soggetti fragili può avvenire efficacemente anche con mezzi meno invasivi”.Anief si è opposta in tempi non sospetti contro tali imposizioni nelle scuole: prima al Senato, chiedendo un apposito emendamento al disegno di legge S. 920; poi alla Camera chiedendo modifiche al testo del ddl, l’Atto 1433.

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Shaurli: “Editto Salvini se va bene non serve a niente”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

“Ancora una volta è arrivato dall’inquilino del Viminale l’editto che serve solo ad alzare onde mediatiche, creare divisioni e se va bene, non serve a niente. Salvini funziona così, per questo è pericoloso. Nel merito per fortuna ci hanno pensato i prefetti a spiegare che ‘il possibile intervento prefettizio sarà di supporto, dunque in nessun modo sostitutivo, alle politiche dell’ente locale in contrasto a degrado e illegalità’. Nei modi e nell’idea che lo guida, quello di Salvini invece è un atto destabilizzante” Lo afferma il segretario regionale del Pd Fvg Cristiano Shaurli, commentando la direttiva emanata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha come oggetto la previsione di “indirizzi operativi antidegrado e contro le illegalità”.“Intanto rilevo che l’autonomia e la competenza primaria sugli Enti locali – osserva Shaurli – non va davvero più di moda nel Friuli Venezia Giulia ‘normalizzato’ dalla Lega e dalla Giunta Fedriga. Mi sarei aspettato di sentire una reazione del presidente della Regione, dato che egli è l’interlocutore del Governo, che qui ha un Commissario nella persona del prefetto di Trieste. Ma forse non c’è consapevolezza o interesse perché è molto più comodo applaudire quando arriva qualsiasi ordine da Roma”.“Stupisce non poco – aggiunge Shaurli – anche lo scatto di reni dei sindaci di centrodestra, autonomi quando fa comodo e contenti di sentirsi definire ‘distratti’. Visto poi che Dipiazza concorda sul fatto che l’ordine pubblico non è competenza del Comune, informi il suo vicesindaco, che non pare altrettanto convinto. Fontanini invece, ormai da tempo ha ripudiato il suo passato di autonomista del nord, convertendosi al neocentralismo della Lega che peraltro oggi – conclude – pare aver messo una pietra sopra anche al regionalismo”.

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“Matteo Salvini getta la maschera, e per la campagna elettorale va contro Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Si torna al bossiano “Roma ladrona, il Nord non perdona”?Per Salvini Roma va trattata come qualsiasi altro Comune. La Capitale d’Italia è ora declassata a qualsiasi altro ente in Italia. Sempre le solite: la Lega prima nega fondi e poteri speciali, di cui Roma ha bisogno per gestire sia i flussi del turismo, senza paragoni con nessun’altra città italiana, che per le particolari funzioni in quanto Capitale d’Italia. Se il “Salva Roma” non sarà emanato, pagheranno lo scotto i cittadini, a causa di gravissimi disservizi alla Città. I leghisti romani cosa dicono? Evidentemente, sono utili idioti al servizio di un progetto politico antiromano.”
A sua volta Giorgia Meloni dichiara: “Sbaglia la Lega a confondere l’incapacità del sindaco di Roma Raggi con i bisogni concreti della Capitale. L’incompetenza del sindaco Cinquestelle non può essere usata come ennesimo alibi per non affrontare i problemi strutturali della Città Eterna. Chi ama Roma sa bene che la Capitale d’Italia non può essere trattata come un piccolo Comune ma che merita lo stesso status riconosciuto alle altri Capitali. È arrivato il momento di affrontare una volta per tutte la riforma di Roma Capitale, dei poteri e delle risorse che le spettano. Questo tema sarà il vero banco di prova per tutti coloro che aspirano a governare in Campidoglio”.

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Matteo Salvini a 24mattino su radio 24

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

Governo – Matteo Salvini a 24Mattino su Radio 24: “Crisi di governo? Sciocchezze”.
“Sono sciocchezze, lo leggo da 6 mesi ma io se prendo impegno con una persona lo porto fino in fondo, non mi interessano i sondaggi”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella, rispondendo ad una domanda sulla tenuta del governo dopo il vertice di ieri sera sui migranti e la tentazione della Lega di staccare la spina per passare all’incasso, approfittando dei sondaggi favorevoli. “Vinceremo in Abruzzo e in Sardegna ma per il governo non cambia niente. C’è ancora tanto da fare”.
Migranti – Matteo Salvini: “Sì a soluzione a costo zero. I porti restano chiusi”.
“Sono molto contento del risultato ottenuto alla fine di due settimane incredibili. Finalmente l’Europa dovrà dare una risposta all’Italia. Ieri ho confermato al presidente del Consiglio Conte che prima l’Europa deve farsi carico dei 200 migranti che avevano promesso di prendersi. Allora ragionerò di altro, basta che sia a costo zero per gli italiani. E i porti sono e rimangono chiusi, perché gli scafisti non devono più mettere piede in Italia”. Lo dice Salvini a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella.
Pis – Matteo Salvini: “Alleanza con i polacchi per le europee? Siamo vicini al Pis, ma non faccio miracoli in 12 ore, capisco le loro preoccupazioni storiche”
“Abbiamo cominciato un percorso con il primo partito di Polonia, a cui ci avvicinano i temi del sostegno alla famiglia, della difesa dei confini, del sostegno all’agricoltura e alla piccola impresa. Poi miracoli in 12 ore non ne faccio. Ho ottimi rapporti con Putin e ritengo che le sanzioni contro la Russia siano un danno culturale e commerciale, Capisco le preoccupazioni storiche della Polonia ma noi siamo nella Nato. Nell’Unione europea, vedremo se la Lega riuscirà a fare da collante tra i movimenti europei che sognano un’Europa più nuova, più giusta e più sicura. Lo vedremo nelle prossime settimane”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella.
Calcio – Matteo Salvini: “Il Napoli fa male se si ferma per i cori razzisti, ha ragione Seedorf. I laziali violenti dell’altra sera mettano piede in galera”
“Il Napoli non fa bene a fermarsi in caso di cori razzisti, perché lascia uno sport bello come il calcio in mano a pochi violenti e pochi deficienti”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella, rispondendo ad una domanda sulla decisione del Napoli di smettere di giocare in caso di cori razzisti. “Fa bene un campione come Seedorf a dire che se c’è un coro sbagliato, se ci sono fischi contro un bianco un nero un giallo un verde, la risposta non deve essere la chiusura ma devono essere gli applausi del 99% dei tifosi per bene”. Il vice presidente del Consiglio a radio 24 ha poi aggiunto, commentando gli scontri avvenuti a Roma due sere fa durante la festa per i 119 anni della Lazio. “Sui teppisti che hanno fatto casino l’altra sera, farò tutto il possibile perché non mettano più piede in uno stadio, ma mettano piede in galera”.
Carige – Matteo Salvini: “Carige? Sono d’accordo con la nazionalizzazione, se lo Stato si fa carico della garanzia è giusto che poi ne tragga i benefici”
Sono d’accordo con la nazionalizzazione in passato si sono messi soldi nelle banche per aiutare qualche privato, che a basso costo si è portato via i sacrifici di decenni di risparmi. Noi vogliamo mettere una garanzia pubblica per tutelare i risparmiatori, a differenza di quanto accade a Monte Paschi, Banca Etruria e banche venete soprattutto, se poi la banca tornerà a fare utili sarà lo Stato, che si è fatto carico di questa garanzia, a raccogliere i benefici. Troppo facile mettere il denaro degli italiani per aiutare qualche grande gruppo, magari straniero. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella.
Carige 2 – Matteo Salvini: “Carige? Bankitalia non ha controllato con efficacia. Favorevole a lista dei grossi debitori”
“Bankitalia è pagata per controllare che sia tutto a posto e mi sembra che negli anni non sempre abbia controllato con efficacia che nel sistema bancario fosse tutto a posto. In Carige sono andati in fumo centinaia di milioni di euro e anche qua vorrò vedere l’elenco delle persone a cui sono stati fatti dei prestiti per vedere se ne avevano titoli e requisiti” . Lo ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella. E alla domanda se fosse d’accordo a pubblicare la lista dei grossi debitori della banca genovese, Salvini ha risposto: “Assolutamente sì”.
Fincantieri – Matteo Salvini: “Due pesi e due misure, siamo agguerriti”
“Su questa cosa siamo agguerriti, il caso Fincantieri è il classico esempio dei due pesi due misure”, Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella, rispondendo ad una domanda sulla vicenda Fincantieri-Stx, e i ricorsi presentati dalle Autorità antitrust di Francia e Germania. “Se un’azienda italiana acquisisce un’azienda straniera Parigi Berlino e Bruxelles aprono un contenzioso, se lo fanno i francesi tedeschi si può fare. L’Europa deve decidere, io voglio cambiare le regole”.

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“Clandestini parte civile contro Salvini? Surreale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

“Il processo contro il ministro Salvini si è arricchito di un nuovo, sconcertante dettaglio. Alcuni clandestini che si trovavano a bordo della nave Diciotti vorrebbero infatti costituirsi parte civile, rendendo l’intera vicenda ancora più grottesca e surreale. Se l’avvio delle indagini contro Salvini rappresentava già qualcosa di assolutamente incomprensibile, con questo ulteriore passaggio l’intero affare diventa addirittura ridicolo. L’arroganza dei clandestini non ha limiti, questo è certo”.

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Il ministro Salvini a San Luca: “Servono uomini, mezzi e risorse per contrastare la ‘ndrangheta”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

San Luca. Ci sarà anche una delegazione del Fsp Polizia di Stato ad accogliere oggi a San Luca il ministro dell’interno Matteo Salvini, che presiederà il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica in una villa confiscata alla ‘ndrangheta. “Accogliamo con soddisfazione la visita di Salvini a San Luca nel giorno di Ferragosto – spiega il vice presidente nazionale Fsp Franco Maccari, in Calabria per una serie di manifestazioni cui prende parte il Sindacato di Polizia – e riteniamo che quello del ministro sia un messaggio dirompente contro la criminalità organizzata. Auspichiamo che non sia una semplice passerella, ma che in maniera concreta il ministro annunci il suo programma per la sicurezza in Calabria, dando priorità nella sua agenda alle esigenze di una regione difficile e che richiede un potenziamento dell’apparato sicurezza in ogni sua articolazione, con risorse, uomini e mezzi. A San Luca bisogna riportare lo Stato e la democrazia, per questo guardiamo con attenzione anche a chi si sta proponendo la sua candidatura a sindaco, come Klaus Davi. Si tratta di una candidatura di grande impatto mediatico, che serve a riaccendere i riflettori sulla necessità di ricostruire nelle realtà più difficili del territorio il senso delle istituzioni e della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Ricordo che per la stessa ragione lo scorso anno avevamo sostenuto la proposta del giudice De Grazia che aveva lanciato la candidatura a sindaco di San Luca del nostro segretario nazionale Giuseppe Brugnano”. “Ci aspettiamo che domani a San Luca il ministro Salvini dica qual è il suo programma per la Calabria”, aggiunge il segretario nazionale Giuseppe Brugnano. “Auspichiamo che San Luca – dice ancora Brugnano – da epicentro del potere della ‘ndrangheta, possa diventare il simbolo di una inversione di rotta nelle politiche per la sicurezza del territorio. In questi anni le Forze dell’Ordine e la Magistratura hanno ottenuto successi straordinari contro la criminalità organizzata, ma è una lotta che continua ad essere impari. Per contrastare l’organizzazione criminale più potente, ricca e pervasiva del mondo servono uomini, mezzi e risorse. Consegneremo al ministro Salvini un elenco di 10 presidi della Polizia di Stato in Calabria da potenziare con priorità assoluta. Innanzitutto, proprio perché partiamo da San Luca, bisogna rafforzare i commissariati della fascia ionica reggina (Locri, Bovalino e Siderno); la questura di Reggio Calabria; i commissariati della Piana che si affacciano sul porto di Gioia Tauro; e ancora l’entroterra Vibonese (come il commissariato di Serra San Bruno che ha il personale ridotto al lumicino); il commissariato di Catanzaro Lido, che a fronte di un organico di 40 unità previsto da un decreto ministeriale può contare sulla disponibilità di meno di 20 agenti; il commissariato di Lamezia Terme, un presidio di frontiera che deve essere supportato con ogni strumento per il suo ruolo nevralgico in una realtà a forte densità criminale; la questura di Crotone, in forte sofferenza per l’emergenza sbarchi e la presenza di un grande centro di accoglienza per gli immigrati; la Questura di Cosenza che primeggia per l’avanzata età media del personale; il Commissariato di Rossano; infine la richiesta che avanziamo da tempo per l’istituzione di un reparto mobile o almeno di una sede distaccata a Catanzaro, la città capoluogo in cui più frequentemente si concentrano le manifestazioni legate all’emergenza lavorativa e al disagio sociale. Chiediamo al ministro Salvini di valutare con attenzione le nostre proposte, nella speranza che possa dare risposta anche in breve tempo ad una Calabria che ha riposto grande fiducia in lui, tanto da eleggerlo al Parlamento”.

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Dalla Seconda alla Terza Repubblica: Come nasce il governo Lega-M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Come è nato il governo Lega-M5S e quali sono gli eventi che hanno portato al passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica? Dopo oltre due decenni di alternanza centrosinistra-centrodestra le elezioni politiche del 4 marzo di quest’anno hanno portato uno tsunami elettorale che ha cambiato – forse per sempre – la politica italiana: Paolo Becchi e Giuseppe Palma presentano con Paesi EdizioniDalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S (in uscita il 25 luglio), il primo saggio in assoluto sul tema, un libro che raccoglie gli articoli più significativi che gli autori hanno scritto in larga parte sul quotidiano Libero (diretto da Vittorio Feltri) dall’ottobre 2017 al luglio 2018. Non mancano pezzi scritti su altri giornali o blog indipendenti, seppur in minima parte, e riflessioni originali su quanto sta accadendo nella politica italiana in questi giorni. Impreziosito dall’introduzione del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Interni Matteo Salvini, e dalla copertina del bravissimo e noto vignettista Alfio Krancic, il libro è la prima cronaca sul campo che racconta, passo dopo passo, come è avvenuto il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica. Un viaggio pre-elettorale tra programmi e posizionamenti delle diverse forze politiche in campo, analisi della nuova Legge elettorale e contraddizioni emerse nei partiti e nelle coalizioni prima del voto. Dopo il 4 marzo Becchi e Palma hanno raccontato, sempre con piglio critico, gli accadimenti che hanno traghettato il Paese verso una nuova e inedita fase politica, evidenziandone gli aspetti che altri hanno – più o meno volutamente – nascosto o taciuto. Editore: Paesi Edizioni (copyright copertina) Prezzo: 12,00 € Pagine: 288 In uscita: 25 luglio 2018.

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Il “fenomeno” politico che si chiama Salvini

Posted by fidest press agency su martedì, 10 luglio 2018

Può stupire, in certi ambienti politici, la sorprendente ascesa del leader della lega Matteo Salvini sia per il suo exploit elettorale del quattro marzo scorso sia dai successivi sondaggi che in pratica hanno raddoppiato il suo già vistoso consenso popolare dal Nord al Sud del paese. E’ che gli italiani, come un orso che esce dal letargo, hanno vissuto una lunga stagione di politiche soporifere che lo hanno cullato a lungo con le litanie delle promesse annunciate e regolarmente disattese ora con voce mielosa ora con le spacconate alla Renzi. E il risveglio dell’orso italiano, tanto per restare nella metafora, è stato particolarmente shoccante per chi intendeva continuare ad illudersi che il tempo si fosse fermato. E di solito, per chi si sveglia dopo una dormita alla grande, la voglia di rifarsi con una lauta libagione è più che naturale e Salvini ha avuto la fortunata occasione di essere lì pronto per offrire la pietanza giusta e abbondante per la circostanza. Ora, semmai, taluni si chiedono se dopo aver appagato tanta fame arretrata l’orso potesse guardare con altrettanta simpatia e gratitudine il generoso donatore o sentire che il pasto, trascorsa la fase contingente, gli avesse lasciato un peso di troppo nello stomaco e se la prendesse, ingenerosamente, con il suo donatore. Non avendo la classica sfera di cristallo il dubbio resta ed è la speranza che i vari detrattori di Salvini attendono al varco come farebbero le iene per raccogliere i resti lasciati dal vendicativo orso. E il banco di prova è vicino con le elezioni europee del prossimo anno. Ciò che posso dire da subito è che Salvini, senza togliergli i meriti che ha e gli riconosco, è l’uomo giusto al momento giusto come uomo di rottura ma non potrebbe reggere a lungo se si entra nella normalità. E’ ciò che probabilmente confidano i pentastellati per riconquistare il loro primato con gli elettori e possibilmente rimpinguarlo. E non sono i soli. Penso al Pd se riuscirà a togliersi la vistosa palla di piombo attaccata ai piedi che si chiama Renzi oltre la confusa e informe compagine politica che si richiama all’ex ministro Calenda e alle varie anime della sinistra e della destra storica. Che ci resta da dire? Ai posteri l’ardua sentenza. (Riccardo Alfonso)

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“La vita è troppo breve per odiare”: Pontida osanna Salvini

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Pontida “Lasciamo che siano altri a esaurire le scorte di Maloox nelle farmacie italiane”. Dal Palco di Pontida, Matteo Salvini inizia il suo discorso premettendo che la “vita è troppo breve per odiare”. Poi scende tra la gente (“perché questa è casa mia”), mentre il suono di una cornamusa ricorda i leghisti che non ci sono più. Il segretario, commosso, abbraccia la mamma di Gianluca Buonanno, eurodeputato della Lega, scomparso due anni fa in un incidente stradale. Il suo intervento – con il leader che parla circa un’ora – lo vede più volte ribadire la nuova rotta da prendere: “Io penso a una ‘Lega della Leghe’ in Europa, che metta insieme tutti i movimenti liberi che vogliono difendere i propri confini e il benessere dei propri figli: è questo il futuro, pacifico e sorridente, cui stiamo lavorando”. Tema nuovo, che si aggiunge ai cavalli di battaglia della Lega sovranista, dalla lotta ai flussi migratori, alla legittima difesa, alla difesa della famiglia tradizionale, alla lotta alla criminalità. Sulla svolta europeista, la rivoluzione copernicana di Salvini, che ora più che a uscire dall’Europa, punta a esportare il modello della Lega nel vecchio continente, Salvini garantisce: “Noi abbatteremo il muro di Bruxelles”.“Un popolo così – dice rivolto ai leghisti a migliaia sul pratone – cambia la storia. Far cadere il muro di Berlino era impensabile e noi faremo cadere il muro di Bruxelles, non dico che lo faremo a colpi di ruspa perché sennò dicono che sono cattivo”. Il “coraggio della Lega contagerà tutti gli altri paesi europei, e le nostre idee arriveranno in Francia, Spagna Portogallo, in Europa”, dice tra gli applausi. Poi arrivano i temi cari alla Lega. Innanzi tutto, ribadisce il leader “l’impegno a cancellare la legge Fornero, ingiusta e disumana, alla faccia dei chiacchieroni, che dicono che grazie alla legge sulle pensioni i conti pubblici sono in sicurezza”. “Ci proveremo, rispettando i vincoli imposti”, promette Salvini.Poi il tema migranti. Cita due volte Simone Weil, Salvini, che ricorda come la filosofa “diceva che ‘i doveri vengono prima dei diritti’ e questo se lo deve metter in testa chi vive in Italia da tempo, ma soprattutto chi arriva domani mattina”. E poi, l’altra citazione: ‘è criminale tutto ciò che ha come effetto di sradicare un essere umano o d’impedirgli di mettere radici’, che viene usata dal segretario del Carroccio per ribadire l’idea della necessità di aiutare i migranti a casa loro. Perché in tema di accoglienza “i limiti del possibile sono stati raggiunti, come dice il catechismo che parla di accoglienza degli stranieri ‘nel limite del possibile’. Noi accoglieremo in aereo solo chi fugge dalle guerre, gli altri no”, promette, ribadendo che “è il ministro dell’Interno a decidere se si aprono o chiudono i porti”. Sulla famiglia Salvini rinnova la benedizione leghista a quella tradizionale, aggiungendo come “mi fa schifo il solo pensiero dell’utero in affitto” che “non è progresso, ma la fine della civiltà”. “Sindaci e governatori della Lega rimettano al centro le politiche per le famiglie”, chiede ai suoi Salvini. Non manca l’attacco al Pd: “Renzi si sta riposando e leggo che scorre gli annunci immobiliari a Firenze, buon per lui”, dice, mentre i fischi salgono alti. “Oggi è un mese dal giuramento del primo giugno – aggiunge respingendo al mittente le critiche di immobilismo contro il governo gialloverde – e tutta Europa si è accorta che abbiamo fatto più noi in un mese che altri in sei anni di dormite”. “Si mettano l’anima in pace a sinistra – scandisce – perché Italia che governeremo per i prossimi trenta anni, sarà orgogliosa, diversa, fondata sulle autonomie”. Da ministro dell’Interno promette lotta senza quartiere alla criminalità: “Stradicheremo le schifezze di mafia, camorra e ‘ndrangheta. A noi fanno schifo, li combatteremo con ogni mezzo necessario, prendendo esempio da chi ha combattuto non a parole” dice riferendosi a Rosario Livatino, “morto a 38 anni vittima della mafia, un giudice che non andava in tv, che non aveva fatto milioni di euro con l’antimafia delle parole”. “Da Pontida arriva l’avviso – è lo slogan di Salvini – anche per mafiosi e camorristi è finita la pacchia”. (fonte: Secolo d’Italia)

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Brunetta invita Salvini a rompere con 5Stelle

Posted by fidest press agency su martedì, 26 giugno 2018

“In questa fase, nel centrodestra la Lega è certamente l’elemento trainante e predominante della coalizione, sicuramente al Nord e al Centro, meno al Sud. Ma senza Forza Italia, non si vince. L’egemonismo della Lega, che pure abbiamo visto in questi ultimi tempi, è destinato a fallire. Il centrodestra vince se è unito ed è plurale. Questo è un bel segnale, un bel monito a Matteo Salvini, a questo governo, che non ha rappresentanza nel Paese, perché il Paese ci dice tutt’altro. Gli italiani che sono andati a votare nelle recenti elezioni politiche (il 37% ha voluto il centrodestra al governo), regionali e amministrative vogliono il centrodestra. Che questa formula Lega-M5s è una formula illegittima, che non ha alcuna rispondenza con la volontà degli italiani, che cioè questa somma di populismi, di destra e pentastellato, non ha una propria consistenza a livello di opinione pubblica e di voto degli italiani. Questa è la realtà. Prima si fa questa riflessione tutti insieme all’interno del centrodestra, meglio è, perché allora si tratterà di dare i confini e i contorni a questa esperienza del governo Conte. Esperienza che io considero fallimentare, fatta di annunci strampalati, di populismi senza costrutto”.Così il deputato di Forza Italia Renato Brunetta, in un’intervista a ‘Radio Radicale’, commentando l’esito elettorale dei ballottaggi delle elezioni amministrative.“La realtà è che tra Lega e M5s non c’è mai stata alcuna luna di miele. Se ci pensiamo, la luna di miele è legata unicamente all’unica cosa di centrodestra che questo governo sta facendo, vale a dire un ‘basta all’immigrazione clandestina’, che era ed è la posizione di tutto il centrodestra. Il blocco dei porti lo avevamo proposto noi un anno fa, come anche il blocco delle Ong lo aveva proposto una mozione di Forza Italia al Senato. Inaccettabile, invece, per il centrodestra l’introduzione del reddito di cittadinanza e del decreto dignità di Di Maio, come anche l’atteggiamento che sta assumendo l’Italia nei confronti dell’Europa e a livello di politica internazionale”.“Per questo io dico – conclude – che prima si chiude questa esperienza politica, meglio è. Invito Salvini a fare un ragionamento col centrodestra, conferendo pari dignità a tutte le forze politiche interne alla coalizione. Sì al rilancio dei contenuti, dei programmi e della leadership, per prendere atto che il centrodestra è maggioritario nel Paese, e che il centrodestra può governare”.

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Governo a totale trazione salviniana

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Sarà per il dilettantismo degli alleati di maggioranza e l’inesistenza delle opposizioni, ma di colpo tutta la politica italiana sembra esaurirsi in quello che dice e fa Matteo Salvini. Può piacere o non piacere, può indurre o meno a trarne la conclusione che se così fosse della Repubblica ci sarebbe rimasto ben poco, ma è incontestabilmente un dato di fatto. Tuttavia, ci pare sia un film già visto. Tant’è che più d’uno ha già suggerito a Salvini di tenersi sulla scrivania e fors’anche sul comodino in camera da letto la fotografia di un altro Matteo, ma che di cognome fa Renzi, ritratto nel momento della massima euforia, subito dopo le trionfali elezioni europee del maggio 2014 che portarono il Pd al 40% dei voti espressi. Il consiglio – per taluni nutrito di un intento malevolo, per altri, come nel nostro caso, dispensato con sincero spirito costruttivo – intende ricordare al leader della Lega che l’allora segretario del Pd riuscì prima a compromettere quel patrimonio di consenso in soli 30 mesi (referendum costituzionale del dicembre 2016) e poi a disperderlo definitivamente in altri 15 mesi.Immaginiamo l’estroverso Salvini intento a fare tutti gli scongiuri padani che conosce, e lo capiamo. Tuttavia, lo esortiamo a riflettere e a fare comunque tesoro di quel clamoroso caso di meteora politica che è stato il renzismo. Perché forse può trarre utili insegnamenti su come evitare di ritrovarsi rapidamente dalle stelle – rappresentate dal ruolo di primazia che si è conquistato a danno dei suoi alleati, sia quelli di maggioranza (5stelle) che di opposizione (Forza Italia) – alle stalle, come è capitato a Renzi e ai Democratici.Se Salvini ci pensa bene, non è solo questione di iattanza – che pure ha mostrato, per esempio nei confronti del meno visibile Di Maio, cui ha destinato frasi apparentemente gentili ma in realtà cinicamente crudeli, tipo “mi fa tenerezza” – di arroganza del potere o voglia di strafare (difficile dichiarare guerra tutti i giorni a qualche entità straniera, i paesi si esauriscono in fretta), cioè i difetti mostrati con nitida evidenza dall’ex segretario del Pd. No, il rischio che il consenso di oggi diventi un boomerang domani risiede soprattutto in quel demoltiplicare istituzionale che il Matteo con la cravatta verde mostra di maneggiare con disinvoltura. Ci riferiamo alla progressiva disintermediazione tra rappresentanti e rappresentati che sono generate dalle moderne forme di comunicazione politica (e non solo), social media in testa, usate da Salvini più e meglio di quanto non facesse Renzi. Come ha giustamente notato Paolo Madron su Lettera 43, esse hanno finito per azzerare completamente qualunque gerarchia sociale e istituzionale. Generando un appiattimento che, oltre a delegittimare ogni elité fino al punto da esporla al più totale disprezzo da parte della pubblica opinione, ha trasformato chiunque ricopra un ruolo pubblico o, peggio, rappresenti una figura istituzionale, in un cittadino come un altro cui, di conseguenza, ci si sente in diritto di essere oggi complici e domani nemici che applicano sconti. La fine del principio di autorità, spacciato come una conquista di democrazia, il rovesciamento del rapporto tra eletto ed elettore, per cui non si conquistano i voti per le idee originali che si propongono ma per la capacità di “ascoltare il paese e i suoi bisogni”, sono tutti fenomeni che hanno prodotto e stanno producendo effetti tremendamente deleteri. Per esempio, è grazie a questo andazzo se oggi gli studenti posso mobbizzare gli insegnanti e i loro genitori si sentono in diritto di picchiarli. In questi giorni circola sulla Rete un video in cui si vede il presidente francese Emmanuel Macron redarguire con veemenza un giovane studente che durante una sua uscita pubblica lo aveva apostrofato dandogli del tu e chiamandolo con l’appellativo “Manu”. L’atteggiamento del giovanotto non sembrava aggressivo e l’intento non pareva malevolo. Semplicemente, il garçon si è sentito in diritto di “stare alla pari” con il Presidente della Repubblica, probabilmente in nome della versione transalpina di quel “uno uguale a uno” che circola dalle nostre parti. Ovviamente, noi ben comprendiamo la reazione di monsieur le Président, ma fatichiamo ad essergli solidali. Perché l’idea di quel giovane francese di essere al cospetto non di chi incarna la suprema istituzione del suo Paese, bensì di un amico, solo più noto di lui, cui può dare la massima confidenza, deriva dalla medesima frequentazione che i due, lo studente e Macron, fanno di quello che qualcuno ha efficacemente chiamato “bar di Twitter”. Dove è naturale che tra avventori ci si rivolga in quel modo. Insomma, viene da dire che “chi è causa del suo mal…”.Sia chiaro, qui non si vogliono demonizzare i social media, che pure noi usiamo (con molta moderazione). E sappiamo che già la televisione, nello stesso tempo artefice e vittima della mediocretizzazione della società, è da tempo passata dalla sacralizzazione dei divi alla loro trasformazione in gente comune, alla stessa stregua di quelli che partecipano ai talent show, nella più prosaica delle contiguità. Diciamo soltanto che tutto converge, nella società come nella politica, verso la totale disintermediazione, per cui è leader quello che più somiglia – nell’estetica come nel linguaggio e nei suoi contenuti – alla massa indistinta di coloro che dovranno votarlo. Ma così, le leadership sono per forza di cose destinate a durare poco. Anzi, più passa il tempo, e più il loro ciclo si accorcia. Perché tra amici è facile deludere, e tra pari ci si manda a quel paese.Salvini, con la sua ossessiva presenza sui social, l’uso di un linguaggio più che basico, la continua forzatura semplificativa che banalizza i problemi complessi, è un campione di questo sistema di destrutturazione della politica. Solo che fino a ieri era solo un capo partito, un peones. Oggi, invece, è ministro e vicepresidente del Consiglio, e per di più leader incontrastato della maggioranza di governo. La cosa fa una certa differenza. Tenerne conto non farebbe male, a lui e a noi. Certo, ci rendiamo conto, caro Salvini, che i nostri sono consigli non richiesti. Tuttavia vogliamo offrirglieli ugualmente. Perché ora e per ora è seduto al posto di guida del nostro paese, e su questa macchina – che da troppo tempo sbanda pericolosamente – ci siamo sopra tutti in egual misura. Rifletta, per esempio, sui danni – gravi – procurati dalla disintermediazione delle parti sociali e dei corpi intermedi diffusi nella società, promossa dall’altro Matteo. Renzi, nel farlo, si è sentito forte, perché saltando ogni forma di mediazione, parlava a tu per tu con la gente. E non ha badato al fatto che senza classe dirigente intorno, surrogata da famigli, non si va da nessuna parte. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal trionfo all’ignominia in meno di tre anni. Ancora: rifletta che se si vuole durare occorre generare e crescere delle élite intorno alle leadership politiche. I voti vanno e vengono, le tecnostrutture restano. Gli italiani non hanno bisogno di “avvocati del popolo”, ma di guide solide – plurime, che con gli uomini soli al comando abbiamo già dato – che sappiano indicare loro la strada perché hanno un’idea di paese, sanno dove si è e, di conseguenza, sanno dove occorre andare.(fonte: Enrico Cisnetto direttorewww.terzarepubblica.it)

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