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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Presentazione del libro di Maurizio Molinari: “Assedio all’Occidente”

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

Roma, giovedì 7 Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, ore 18, con Nicola Zingaretti, Antonio Tajani, modera Alessandra Sardoni; a Milano, lunedì 11 (Ispi-Palazzo Clerici, via Clerici 5, ore 16), con Paolo Gentiloni, Angelo Panebianco, Giampiero Massolo presentazione del libro di Maurizio Molinari: “Assedio al’Occidente”. (collana i Fari, pp. 240, 18 euro uscita in libreria: 7 novembre).
La seconda guerra fredda vede dittature e regimi assediare i Paesi democratici: l’epicentro dello scontro è l’Europa, le armi preferite sono ingerenze politiche e ricatti strategici, i duelli più duri avvengono nel cyberspazio, e l’Italia è uno dei più vivaci campi di battaglia. Neanche il Papa è indenne da quanto sta avvenendo. È un conflitto ibrido: per prevalere, l’Occidente deve rafforzare i diritti dei propri cittadini.
La Russia di Putin e la Cina di Xi vogliono trasformare l’Europa in un terreno di conquiste, politiche ed economiche, al fine di far implodere Nato ed Ue, allontanando quanto più possibile gli Stati Uniti dai loro alleati. Gli interventi russi in Georgia e Crimea, le imponenti infrastrutture cinesi a cavallo dell’Eurasia, il mosaico di sovranisti e populisti sul Vecchio Continente descrivono i contorni della sfida più temibile e pericolosa che le democrazie si trovano ad affrontare dalla caduta del Muro di Berlino, avvenuta esattamente 30 anni fa.
Sulle rovine della globalizzazione, la seconda guerra fredda ha colto di sorpresa l’Occidente: è radicalmente diversa dalla prima perché gli attori principali non sono più due ma molteplici, le armi più temibili non sono più nucleari ma digitali e gli scontri ad alto rischio non sono frontali bensì asimmetrici. Ma in palio c’è, oggi come allora, la sopravvivenza delle democrazie chiamate a reagire non solo dotandosi di nuovi sistemi di sicurezza contro gli avversari e di alleanze più flessibili, ma soprattutto di un arsenale di diritti capace di restituire vitalità ed energia al legame fra i loro cittadini e le istituzioni dell’Occidente.
La seconda Guerra Fredda non ha ancora una data di inizio ufficiale ma in pochi dubitano oramai che sia in pieno svolgimento e stia già cambiando il mondo in cui viviamo.
Maurizio Molinari nato a Roma nel 1964, è dal 2016 il direttore di “La Stampa”. Per 15 anni è stato corrispondente da Bruxelles, New York, Gerusalemme e Ramallah, ha coperto i conflitti in Medio Oriente, Balcani e Corno d’Africa e intervistato presidenti americani, leader europei e dittatori arabi. Questo è il suo ventunesimo libro, tra i precedenti ricordiamo Il Califfato del terrore, Jihad, Il ritorno delle tribù e, presso La nave di Teseo, Perché è successo qui.

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Libro di Maurizio Molinari: Assedio all’Occidente

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Uscita prevista: 7 novembre. La seconda guerra fredda vede dittature e regimi assediare i Paesi democratici: l’epicentro dello scontro è l’Europa, le armi preferite sono ingerenze politiche e ricatti strategici, i duelli più duri avvengono nel cyberspazio, e l’Italia è uno dei più vivaci campi di battaglia. Neanche il Papa è indenne da quanto sta avvenendo. È un conflitto ibrido: per prevalere, l’Occidente deve rafforzare i diritti dei propri cittadini.
La Russia di Putin e la Cina di Xi vogliono trasformare l’Europa in un terreno di conquiste, politiche ed economiche, al fine di far implodere Nato ed Ue, allontanando quanto più possibile gli Stati Uniti dai loro alleati. Gli interventi russi in Georgia e Crimea, le imponenti infrastrutture cinesi a cavallo dell’Eurasia, il mosaico di sovranisti e populisti sul Vecchio Continente descrivono i contorni della sfida più temibile e pericolosa che le democrazie si trovano ad affrontare dalla caduta del Muro di Berlino, avvenuta esattamente 30 anni fa.
Sulle rovine della globalizzazione, la seconda guerra fredda ha colto di sorpresa l’Occidente: è radicalmente diversa dalla prima perché gli attori principali non sono più due ma molteplici, le armi più temibili non sono più nucleari ma digitali e gli scontri ad alto rischio non sono frontali bensì asimmetrici. Ma in palio c’è, oggi come allora, la sopravvivenza delle democrazie chiamate a reagire non solo dotandosi di nuovi sistemi di sicurezza contro gli avversari e di alleanze più flessibili, ma soprattutto di un arsenale di diritti capace di restituire vitalità ed energia al legame fra i loro cittadini e le istituzioni dell’Occidente. La seconda Guerra Fredda non ha ancora una data di inizio ufficiale ma in pochi dubitano oramai che sia in pieno svolgimento e stia già cambiando il mondo in cui viviamo. (by La Nave di Teseo)

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Torna Capalbio Libri, il festival sul piacere di leggere

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

capalbio libriCapalbio. Da sabato 29 luglio a sabato 5 agosto 2017. La manifestazione, ideato da Andrea Zagami, con la direzione editoriale di Denise Pardo, è organizzata dall’agenzia di comunicazione integrata Zigzag in collaborazione con il Comune di Capalbio, si svolgerà come di consueto in Piazza Magenta, cuore del borgo medievale di Capalbio (Gr), con inizio alle ore 19:00.La principale novità di questa undicesima edizione sarà un appuntamento interamente dedicato al piacere di leggere con la partecipazione del Ministro dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini e della scrittrice ed editrice Teresa Cremisi.
Da Maurizio Molinari con “Il ritorno delle tribù. La sfida dei nuovi clan all’ordine mondiale” (Rizzoli) ad Alan Friedman e il suo “Questa non è l’America” (Newton Compton), dalla profonda analisi di Raffaele Cantone e Francesco Caringella in “La corruzione spuzza. Tutti gli effetti sulla nostra vita quotidiana della malattia che rischia di uccidere l’Italia” (Mondadori) alla nuova opera di Luigi De Magistris, “La città ribelle. Il caso Napoli” (Chiarelettere).Alberto Asor Rosa, invece, presenterà “Amori sospesi” (Einaudi), mentre Giovanna Pacheri racconta “Il buio su Parigi. Oltre la cronaca nei giorni del terrore” (Rubbettino). In programma, inoltre, l’ultimo libro di Veronica De Romanis “L’austerità fa crescere. Quando il rigore è la soluzione” (Marsilio) e di Marco Damilano, che presenta “Processo al nuovo” (Laterza).
Capalbio Libri è una manifestazione dedicata ai libri e al piacere di leggere che si svolge dal 2007 a Capalbio (Gr) in Piazza Magenta. Capalbio Libri ha il patrocinio del MIBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Toscana, del Comune di Capalbio, e il patrocinio e il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori. Dal 2014 Capalbio Libri fa parte del network Le Città del Libro mentre da quest’anno il Comune di Capalbio fa parte del circuito Città che legge, entrambi coordinati dal CEPELL – Centro per il libro e la lettura. Capalbio Libri è un marchio di Zigzag srl che è l’organizzatore unico della manifestazione. Per ulteriori informazioni: http://www.capalbiolibri.it (foto: capalbio libri)

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Referendum: Quando la disinformazione tocca l’assurdo

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

rassegna stampaMolinari Strano ma significativo caso quello che possiamo raccontare oggi in merito al comportamento del quotidiano ‘La Stampa’ e del suo direttore (informato della vicenda o all’oscuro di tutto?) Maurizio Molinari. Parliamo del sondaggio Piepoli sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Il 5 settembre il giornale torinese pubblicava una rilevazione che dava il ‘no’ al 51% e il ‘sì’ al 49%. Oggi, 7 ottobre, un mese dopo, altro sondaggio, sempre di Nicola Piepoli. Risultato? ‘No’ al 54%, ‘sì’ al 46%. Qualsiasi giornalista degno di questo nome avrebbe titolato: ‘Crescono i No’, ‘Sì in picchiata’, ‘Il No aumenta il vantaggio: da +2 a +8’. Niente di tutto questo. ‘La Stampa’ di oggi titola, in prima pagina: ‘Riforma Costituzione, rimonta il Sì’. E poi, a pagina tre: ‘Sorpresa referendum, il Sì in rimonta’.La sorpresa francamente ha colto anche noi. Cavolo, ci siamo detti, cosa sarà successo? Poi leggendo il pezzo, in mezzo al corpo dell’articolo abbiamo scoperto che il ‘no’ è cresciuto dal 51 al 54% e il ‘sì’ è crollato dal 49 al 46%. Come giustifica ‘La Stampa’ questa assurda titolazione? Il sondaggista Piepoli ha diviso, in modo arbitrario, il quesito referendario in 8 sotto-quesitini, e nella sotto-rilevazione è emerso che, testuale, ‘ben 6 ottengono la maggioranza assoluta dei ‘sì’, e solo 2 ottengono una netta sconfitta, cioè un ‘no’ da parte degli elettori’.In poche parole hanno preso il quesito truffa del referendum e l’hanno trasformato in 8 quesitini super truffa da somministrare agli intervistati. Roba da ospedale psichiatrico. Non bastava il ‘vuoi bene alla mamma?’ del quesito ufficiale (per ora) della consultazione. Piepoli si è inventato il ‘vuoi molto bene alla mamma?’, ‘vuoi molto bene al papà?’, ‘vuoi molto bene alla nonna?’, etc… Tra i due quesitini respinti magari c’era ‘vuoi molto bene alla suocera?’. E lì gli intervistati sono effettivamente andati in crisi…E ‘La Stampa’, ignorando il 54-46 del sondaggio, il clamoroso +8, titola in prima pagina che il ‘Sì rimonta’. Un vero e proprio depistaggio da parte del quotidiano torinese. Capiamo il renzismo a prescindere, capiamo Marchionne, capiamo la Fiat, capiamo tutto. Ma al ridicolo dovrebbe ad ogni modo esserci un limite. Che tipo di giornalismo è mai questo? Che credibilità ha un direttore che acconsente porcate di questo tipo? Siamo quasi certi che il bravo Molinari sia stato tenuto all’oscuro di tutto ciò. I cittadini italiani, che per fortuna leggono poco questi elitari giornaloni, non si faranno fregare, non cadranno certo nelle trappole dei servi di Matteo Renzi. Il 4 dicembre sarà il nuovo 25 aprile. E magari dal giorno dopo anche dalle parti de ‘La Stampa’ si faranno qualche domanda su cosa è il giornalismo, la deontologia professionale e su come interpretare un mestiere che non dovrebbe essere solo sottomissione al potente di turno. Auguri…”, conclude Brunetta. (n.r. Noi non siamo amanti dei sondaggi e nemmeno degli exit poll, ma di certo quello del cronista politico diventa con i sondaggi un “giochetto” un po’ velenoso e ambiguo. A distanza di tantissimi giorni, che ancora ci separano dalla fatidica data referendaria, noi consideriamo il sondaggio una sola e semplice esercitazione muscolare per tenere desta l’attenzione su un evento che comincia a far abbassare il livello d’attenzione dell’opinione pubblica e solo con questi balletti del su e del giù si pensa di voler tenere desto il potenziale elettore mentre da parte nostra riteniamo che potremmo finire con il far aumentare l’astensionismo.)

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