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“Aggiornamento multi-asset mensile: le nostre impressioni sul mondo di oggi”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

A cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, e Felicity Long, Gestore di portafoglio clienti di Columbia Threadneedle Investments. L’attività economica globale ha subito un’improvvisa battuta d’arresto poiché le autorità hanno cercato di contenere la diffusione del Covid-19 fermando l’economia. Dai dati sono emersi i primi segnali delle conseguenze; ad esempio, i PMI europei hanno oscillato intorno al 2-3% e negli Stati Uniti in sei settimane sono stati persi tutti i posti di lavoro creati dopo la crisi finanziaria globale. Di fatto questo trimestre, che copre gran parte del periodo di isolamento, è destinato a peggiorare notevolmente.In questo contesto, le misure di stimolo delle banche centrali e dei governi sono state colossali, e per dimensione e rapidità hanno superato di gran lunga i livelli osservati durante la crisi finanziaria globale. Bilanciando il costo delle chiusure economiche e i benefici delle misure di stimolo, secondo il nostro scenario di riferimento l’attività negli Stati Uniti dovrebbe tornare sui livelli del quarto trimestre 2019 entro la fine del prossimo anno, con una sorta di “ripresa a U”. Intanto, in Europa, Regno Unito e Giappone è più probabile un rallentamento più prolungato e il PIL dovrebbe tornare sul livello dello scorso anno dopo la fine del 2022.Di conseguenza, a nostro avviso le ripercussioni economiche della pandemia saranno molto gravi ma in definitiva temporanee, anche se dureranno più di quanto previsto dalle attuali stime di consenso. Le società ne usciranno più indebitate.
Le risposte monetarie e fiscali alla crisi nei principali mercati sviluppati sono state stupefacenti, sia per dimensione sia per rapidità. La Fed, ad esempio, ha fatto più in tre settimane di quanto non abbia fatto durante tutta la crisi finanziaria globale, e negli Stati Uniti il disavanzo pubblico sembra destinato ad aumentare dal 5% al 20% entro fine anno: si tratta di un’espansione discrezionale mai osservata finora. Intanto, la BCE si è impegnata ad acquistare titoli di Stato e obbligazioni societarie a un ritmo senza precedenti e senza le condizioni imposte dai programmi del passato, con l’aiuto delle misure di tolleranza e delle garanzie di credito dei governi per mantenere a galla i mercati e le imprese. Resta da vedere se ciò basterà a “colmare le lacune” nell’attività economica. Tuttavia, quel che è certo è che le principali banche centrali e i governi si sono mostrati disponibili a fare “tutto il necessario”, il che è incoraggiante. I mercati emergenti hanno avuto un margine di manovra più limitato per attuare misure di stimolo.
Nel prossimo futuro, sebbene gli attivi rischiosi siano molto sensibili all’andamento della crescita economica e degli utili, l’enorme livello di incertezza su queste variabili e una risposta politica imponente tesa a colmare il divario potrebbero indurre gli investitori a guardare oltre i timori di breve termine. Tuttavia, è probabile che le società escano da questa crisi più indebitate o con bilanci più vulnerabili di prima, pertanto in ambito sia azionario sia creditizio ci siamo concentrati sulle imprese di più alta qualità. Siamo prudenti riguardo ai titoli di Stato agli attuali livelli, in particolare alla luce del brusco deterioramento dei conti pubblici nel tentativo di arginare la crisi.
La debolezza dei dati economici è stata ancora più pronunciata di quanto previsto da molti e non è ancora scontata nelle previsioni sugli utili degli analisti, pertanto abbiamo cercato di ridurre la ciclicità dei portafogli multi-asset, in particolare ridimensionando l’esposizione alle azioni britanniche e giapponesi a favore di quelle statunitensi.Al tempo stesso, intendiamo operare in alcuni mercati degli attivi rischiosi, soprattutto in quelli che hanno registrato un calo delle valutazioni e che sono destinati a beneficiare delle misure di stimolo. Di conseguenza, durante la crisi, abbiamo incrementato sia la quantità sia la qualità del rischio che assumiamo.In ambito azionario, la preferenza va agli Stati Uniti e all’Asia (Giappone escluso) secondo una strategia “barbell” incentrata su crescita di qualità ed esposizione ciclica. Il mercato USA offre un’esposizione a società di qualità con bilanci solidi che sembrano in grado di registrare una crescita degli utili anche in questo contesto incerto. Intanto, nell’Asia emergente una moderata esposizione ciclica dovrebbe risultare premiante, dal momento che la regione è in procinto di superare la crisi e alcuni segmenti dell’economia, come il settore manifatturiero in Cina, sembrano tornare sui livelli pre-Covid.Intendiamo assumere rischio di qualità anche in ambito obbligazionario e abbiamo una netta preferenza per le obbligazioni societarie investment grade, in quanto le imprese adeguatamente patrimonializzate sembrano essere quelle meglio equipaggiate per affrontare la crisi. Malgrado il loro restringimento dai massimi di fine marzo, gli spread rimangono convenienti rispetto alle medie di lungo periodo. Il contesto tecnico è migliorato, con condizioni di liquidità nettamente più favorevoli e un ritorno delle emissioni sul mercato primario. Il quadro fondamentale appare relativamente solido, in quanto le obbligazioni societarie ad alto rating dovrebbero beneficiare direttamente della risposta delle autorità alla crisi. (by http://www.columbiathreadneedle.com/)

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Investimenti: “Un sentiero ancor più angusto”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

a cura di Maya Bhandari – Gestore di portafoglio, Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments. Il rally della duration del mese di agosto è stato impressionante. L’intera curva delle obbligazioni sovrane tedesche, incluse le scadenze trentennali, presenta rendimenti negativi, al pari della metà delle obbligazioni investment grade europee. Parallelamente, nel Regno Unito e negli Stati Uniti i mercati scontano ormai tassi di interesse più bassi rispetto a quelli attuali per i prossimi dieci e trent’anni, rispettivamente. Ancor più sorprendente è il fatto che tutto ciò abbia coinciso con un significativo repricing dei tassi a breve termine nei mercati sviluppati. Il messaggio di fondo che emerge dall’insieme dei mercati dei tassi è: più bassi e più bassi più a lungo. Nella misura in cui i tassi di sconto sono diminuiti (o aumentati), gli utili azionari futuri appaiono oggi più (o meno) appetibili. Questa relazione è stata messa alla prova ad agosto, quando le azioni hanno ignorato la virata al ribasso dei premi obbligazionari. Cosa sta accadendo? È possibile che il sentiero tortuoso scontato dai mercati (in base al quale le banche centrali taglierebbero i tassi in misura sufficiente a scongiurare una recessione ma non a rafforzare l’inflazione in modo tale che i tassi potrebbero dover aumentare nuovamente) si stia facendo ancor più angusto. Il riacuirsi delle guerre commerciali globali ha riacceso le incertezze sul futuro delle catene di produzione, mettendo un freno ai piani di investimento delle aziende e causando forti variazioni delle scorte. Poiché le variazioni degli investimenti e delle scorte sono a loro volta state all’origine di tutte le contrazioni economiche (nessuna esclusa) a partire dagli anni ’40,, è plausibile che gli investitori azionari stiano iniziando a rivalutare la situazione.L’economia tedesca, orientata alle esportazioni e all’attività manifatturiera, è probabilmente appena entrata in recessione, e gran parte delle principali economie ha riportato significative riduzioni delle scorte. Di conseguenza, a parità di altre condizioni, i prezzi delle azioni dovrebbero essere più bassi.

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“Sussurri cinesi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

A cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. Prevediamo che la crescita economica mondiale rallenterà a un livello appena inferiore alle stime di consenso, trainata dagli Stati Uniti. Tuttavia non crediamo all’allentamento (o all’atteggiamento relativamente accomodante) scontato nei mercati dei tassi negli Stati Uniti, in Europa o nel Regno Unito. In altre parole, le nostre aspettative principali sono di tassi di attualizzazione più elevati di quelli scontati attualmente nei mercati, anche se non in misura molto significativa. Nel complesso, a parità di altre condizioni, i divari tra le nostre aspettative di politica monetaria e quelle implicite nei mercati dei tassi finanziari non sembrano sufficienti a dar luogo a uno shock negativo dei tassi di attualizzazione.Un miglioramento della crescita e dei cash flow, al contempo, è senz’altro plausibile. I dati economici globali si sono stabilizzati e le revisioni delle stime sugli utili a livello mondiale sono appena divenute positive per la prima volta dall’autunno. Entrambi i fattori sono incoraggianti e l’attuale stagione dei risultati rappresenterà un’importante “prova del nove”. Un altro sviluppo che potrebbe corroborare la validità del recente ottimismo è l’evidenza che l’allentamento operato dalle autorità cinesi, che ha chiaramente favorito la Cina, si sta trasmettendo positivamente ad altre economie e agli utili aziendali. La Cina rappresenta un quinto del PIL mondiale, oltre un terzo della crescita economica mondiale e la metà o anche più della domanda totale per alcuni mercati di commodity, e pertanto anche un semplice sussurro di stimolo cinese è spesso sufficiente.
Non è ancora possibile stabilire se “questa volta è diverso” in merito all’influenza della Cina sul resto del mondo, ma vi è un motivo in particolare per pensare che potrebbe davvero esserlo. L’enfasi delle autorità sulla riduzione della leva da una parte e sul raggiungimento di un obiettivo di crescita dall’altra crea un vero e proprio dilemma, il cui esito potrebbe risultare molto meno favorevole per altre economie mondiali. Secondo l’elegante formulazione del mio amico ed ex collega David Lubin di Citi: “A causa della dipendenza del modello di crescita cinese dal credito, il paese non può raggiungere quegli obiettivi simultaneamente. L’aumento del PIL comporta un incremento dell’indebitamento, che crea vulnerabilità finanziaria; e l’aumento della stabilità finanziaria richiede una riduzione della leva, che incide negativamente sul PIL”.Un risultato di questo dilemma è che la Cina alterna continuamente due obiettivi incompatibili, creando cicli più brevi e più volatili. Un altro è che ha scelto di puntare sulla spinta ai consumi anziché sugli investimenti fortemente finanziati a debito, il che altera il meccanismo di trasmissione dalla Cina ad altri paesi. Quanto affermato non vuol dire per nulla che non vi saranno effetti benefici dagli stimoli cinesi, ma piuttosto che tali effetti potrebbero non essere la “boccata d’ossigeno” che erano in passato.La nostra decisione di ridimensionare i budget di rischio complessivi nella nostra gamma di fondi dinamici ci sembra opportuna per il momento, ma siamo consapevoli degli sviluppi che potrebbero modificare le nostre valutazioni sui cash flow e sui tassi di attualizzazione, in entrambe le direzioni. I portafogli hanno un rischio di duration contenuto e utilizzano asset assimilabili alla liquidità e credito a bassa duration per stabilizzare posizioni più volatili quali quelle in azioni dell’Asia emergente, giapponesi ed europee.

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