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McConnell ritrova il filibuster: l’arma per frenare l’agenda di Biden?

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

By Domenico Maceri, PhD. L’eliminazione del filibuster potrebbe essere la strada alla protezione dei diritti civili di tutti gli americani. Questa una sintesi dell’elogio funebre di Barack Obama nel luglio del 2020 al funerale di John Lewis, l’icona dei diritti civili alla Chiesa Ebenezer di Atlanta. Il legame diretto tra il filibuster, la regola al Senato che permette a una minoranza di 41 senatori di bloccare i disegni di legge e i diritti civili non è una esagerazione. Alcuni considerano il filibuster una reliquia delle leggi di Jim Crow, usate negli Stati del Sud dal 19esimo al 20esimo secolo per mantenere la segregazione razziale. Di questi giorni, con le vittorie di Raphael Warnock e Jon Ossoff nel ballottaggio per i due seggi nello Stato della Georgia, i democratici hanno eguagliato il numero dei senatori repubblicani (50-50). Considerando il fatto che, Kamala Harris, la nuova vicepresidente, può rompere il perfetto equilibrio a favore del suo partito, i democratici potrebbero approfittare per eliminare il filibuster. Difatti, ciò non avverrà secondo il recentissimo accordo fra Chuck Schumer (New York), il nuovo leader democratico della maggioranza, e Mitch McConnell (Kentucky), leader della minoranza repubblicana. Per almeno due anni i democratici hanno promesso di non procedere all’eliminazione del filibuster causando un probabile rallentamento alle componenti progressiste dell’agenda del nuovo presidente Joe BidenSchumer si trovava in una posizione di svantaggio nel confronto con McConnell perché, secondo le regole, i repubblicani potevano mantenere il controllo delle commissioni, controllando le decisioni sulle nomine dei membri del Cabinet di Biden. Con l’accordo fra i due leader del Senato, Schumer ha promesso di non toccare il filibuster, ottenendo in cambio il controllo dell’agenda nella Camera Alta. Schumer avrebbe voluto eliminare il filibuster ma due dei senatori del suo partito, Joe Manchin (West Virginia) e Kyrsten Sinema (Arizona), erano contrari quindi con ogni probabilità non avrebbe avuto i voti necessari. McConnell ottiene dunque la sua arma per avere una forte influenza sull’agenda legislativa di Biden poiché 60 voti al Senato saranno necessari per approvare i nuovi disegni di legge.Nei primi giorni del suo mandato Biden ha annunciato una lunga serie di ordini esecutivi sul riscaldamento globale, la pandemia, la protezione dei lavoratori, ecc., per ribaltare quelli più dannosi del suo predecessore. Questi decreti non richiedono approvazione legislativa né risolvono completamente i problemi più gravi ma mettono in moto, almeno in parte, l’agenda politica promessa nella sua campagna elettorale. Per nuove leggi, come il già annunciato stimolo economico di 1900 miliardi, bisognerà che il Senato lo consideri ed eventualmente approvi. Il problema è che ottenere 60 voti è cosa poco facile considerando la storia ostruzionista di McConnell, specialmente durante gli otto anni della presidenza di Obama.In realtà il senatore del Kentucky non è il primo a fare uso del filibuster per limitare disegni di legge approvati dalla Camera, modificarli, o in casi estremi bloccarli mediante la deliberazione. All’inizio della storia americana il Senato richiedeva solo una semplice maggioranza per approvare nuove leggi anche se alcuni senatori potevano deliberare senza interruzione e stancare i loro colleghi con lunghi discorsi. Nel 1917 però si creò la regola di “cloture” (chiusura), cioè una manovra per porre fine alle deliberazioni con il consenso di 67 senatori, numero ridotto a 60 nel 1974. Questa regola del Senato è continuata ed è stata usata da senatori di ambedue i partiti per limitare leggi considerate troppo estremiste approvate dalla Camera dove vige la maggioranza semplice.Il filibuster fa del Senato un’istituzione antidemocratica poiché la minoranza invece della maggioranza può decidere il destino dei disegni di legge. Ma il Senato è anche poco democratico considerando la sua composizione che è tutt’altro che proporzionale dal punto di vista dei cittadini. Ognuno dei 50 Stati ha diritto a due senatori. Ciò vuol dire che il Wyoming (popolazione 600mila abitanti), l’Alaska, il North Dakota e il South Dakota, anche con bassissime popolazioni, hanno due senatori e la California, con quasi 40 milioni, ne ha altrettanti: due. Una sproporzione notevole che esisteva anche agli inizi del Paese poco dopo la rivoluzione americana. Di questi giorni però le cose sono divenute persino meno democratiche favorendo gli Stati piccoli che spesso tendono ad essere popolati da gruppi principalmente di bianchi. Questi tendono in grande misura ad essere “red states”, ossia che votano per i repubblicani. Questa situazione influisce anche sull’elezione presidenziale mediante l’Electoral College, composto da elettori che riflettono proporzionalmente il numero di parlamentari ma anche di due senatori per ogni Stato. La California, ovviamente, con quasi 40 milioni di abitanti, ha 55 voti elettorali (53 parlamentari + due per i senatori) mentre il Wyoming, l’Alaska, il North Dakota, il South Dakota e il Vermont, ne hanno 3 (1 parlamentare e 2 senatori).Il senatore liberal Bernie Sanders del Vermont ha già indicato che per mettere in atto l’agenda del Partito Democratico, che al momento controlla la Casa Bianca, la Camera e lievemente anche il Senato, bisognerà cooperare con i colleghi repubblicani. Ciononostante ha anche chiarito che i democratici dovrebbero essere pronti a fare uso della tortuosa strada della “reconciliation” per raggirare il possibile filibuster. La manovra della reconciliation non richiede una maggioranza del 60 percento purché i disegni di leggi abbiano a che fare con questioni di bilancio. Si tratta di un meccanismo spesso usato dai repubblicani come hanno fatto esattamente nei tagli alle imposte del 2017 di cui hanno beneficiato in grande misura le classi più abbienti.
Biden ha rappresentato lo Stato del Delaware al Senato per 36 anni ed avrebbe buoni rapporti con McConnell che però non hanno prodotto buoni risultati negli otto anni come vicepresidente di Obama. Sarà diverso adesso come presidente? Al momento le nomine dei membri per il suo Cabinet sono approvati gradualmente senza problemi. Il vero test si vedrà con la sua agenda legislativa e che uso farà McConnell dell’arma del filibuster. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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McConnell e Trump, esperti ostruzionisti: strada in salita per Biden

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

By Domenico Maceri “Il Collegio Elettorale si è espresso. Quindi voglio congratularmi con il presidente eletto Joe Biden”. Così Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky e leader del Senato, dopo sei settimane dall’esito elettorale che aveva determinato la sconfitta di Donald Trump. McConnell aveva inizialmente riconosciuto pubblicamente tutti i diritti dell’attuale inquilino della Casa Bianca di contestare la votazione. In effetti, aveva dato la sua benedizione a Trump di ostruire secondo i suoi desideri. Questi, come si sa, le ha tentate tutte, da ricorsi legali, politici, minacce, ed ancora non ha ammesso sconfitta anche se non gli rimangono che pochissime carte da giocare. L’ultima e remotissima opportunità potrebbe essere la proclamazione del nuovo presidente da parte della Camera e Senato che avverrà il 6 gennaio. In quell’occasione, come per tradizione, il vice presidente, Mike Pence in questo caso, dovrà formalizzare l’esito elettorale e annunciare che Biden ha vinto ed è il nuovo presidente.McConnell non ha partecipato attivamente all’ostruzione di impedire a Biden di iniziare la transizione e lanciare le preparazioni per il suo governo, che ufficialmente inizia il 20 gennaio. Lo ha fatto però per queste sei settimane passivamente e silenziosamente. Il leader del Senato è un esperto ostruzionista quando i democratici controllano la Casa Bianca. Lo ha fatto per tutti gli otto anni del mandato di Barack Obama ma anche quando i repubblicani erano in minoranza nelle due Camere legislative (2008-10). McConnell riuscì a limitare anche se non completamente l’agenda del presidente. Nei due anni del primo mandato di Obama in cui i democratici ebbero la maggioranza in ambedue le Camere riuscirono a fare approvare uno stimolo per l’economia che versava in condizioni disastrose e approvarono la riforma sulla sanità, la cosiddetta Obamacare. Nonostante gli attacchi politici e legali sferrati dai repubblicani il programma continua tuttora. Con la perdita della maggioranza democratica alla Camera nell’elezione di midterm del 2010 e quella del Senato nel 2012 l’ostruzionismo di McConnell divenne più potente. Va ricordato l’esempio più eclatante. Nel 2016, dopo la morte del giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, Obama nominò Merrick Garland come sostituto. McConnell si rifiutò di concedergli le audizioni negandogli la conferma. L’ostruzionismo di McConnell fu così efficace che Obama si trovò con le mani legate, costretto a fare uso di ordini esecutivi per promuovere anche se in maniera limitata la sua agenda. Uno di questi ordini esecutivi più noti ed efficaci fu la protezione dei “dreamers”, i giovani portati dai loro genitori in America senza permesso legale. L’ordine di Obama, il Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca), diede autorizzazione legale temporanea a questi giovani, permettendo loro di studiare e lavorare legalmente. Trump, da presidente, revocò l’ordine di Obama ma il sistema giudiziario glielo ha impedito e il programma rimane ancora in vigore.Joe Biden fu vice presidente di Obama per otto anni ed è a piena conoscenza dell’ostruzionismo dei repubblicani. Nel suo caso, però, l’ostruzionismo è iniziato prima della sua inaugurazione con il rifiuto di Trump di accettare l’esito elettorale. Il presidente uscente ha temporeggiato per tre settimane prima di permettere a Emily Murphy, direttrice della General Service Administration, di informare Biden dell’inizio della transizione presidenziale. Biden ha dunque perso tre preziose settimane per l’inizio dell’organizzazione del suo governo perché non aveva accesso a risorse e informazioni necessarie.L’ostruzione di Trump però ha incluso una ottantina di denunce, pressione a governatori e legislature di alcuni Stati, cercando di ribaltare l’esito elettorale, facendo persino uso di minacce poco velate con i suoi velenosi tweet. I sostenitori del presidente uscente hanno creduto alla frode elettorale e non poche sono state le minacce ricevute da leader repubblicani di alcuni Stati. Nel caso della Georgia, Arizona, Michigan e Nevada, i pericoli non sono stati solo diretti ai leader statali ma anche ai dipendenti e semplici funzionari della burocrazia elettorale. Il clima è divenuto così pericoloso che non pochi di questi individui hanno dovuto fare ricorso a scorte di polizia, temendo possibili attacchi fisici e persino letali. Un alto funzionario della Georgia, Gabriel Sterling, è stato costretto a fare una conferenza stampa in cui ha chiesto direttamente a Trump di incoraggiare i suoi sostenitori a calmare le acque. L’attuale inquilino della Casa Bianca non ha ascoltato le parole ed ha continuato ad incoraggiare la lotta per ribaltare i risultati elettorali. La campagna di Trump di ostruire Biden anche prima che inizi il suo mandato sta producendo frutti corrosivi. Il 70 percento degli elettori repubblicani crede che l’elezione di Biden sia illegittima. Il 45esimo presidente ha il grande talento di creare una realtà basata sul nulla. Trump è riuscito a convincere i suoi sostenitori a non credere ai suoi avversari né a quello che dicono i media. La verità per i suoi sostenitori esce solo dalla bocca del loro leader. Considerando le sue menzogne che il Washington Post aveva calcolato a più di 20mila, Trump è anche riuscito a convincere giustamente i suoi avversari a non credere quello che lui dice. In effetti, Trump è riuscito a ferire gravemente la realtà condivisa che permette il funzionamento della democrazia.Biden sa benissimo che il suo compito non sarà facile poiché la sua agenda è già ostruita dal partito avversario. Trump alla fine uscirà dalla Casa Bianca ma continuerà a ostruire la politica dal di fuori del governo. Il ballottaggio in Georgia del 5 gennaio per determinare i due senatori dello Stato potrebbe rivelarsi determinante per stabilire la maggioranza al Senato. In caso di vittoria democratica in ambedue i seggi della Georgia, Biden avrebbe la maggioranza (50 a 50) con il voto decisivo della vicepresidente Kamala Harris. Comunque vada, il fatto che McConnell abbia riconosciuto l’esito elettorale del 3 novembre, andrebbe visto come l’offerta di un ramo di olivo. Biden, conosce bene McConnell e sa benissimo che durante la sua presidenza la strada sarà difficile. L’ostruzionismo gli arriverà non solo da McConnell ma anche da Trump. Ambedue gli sbarreranno la strada dalla parte interna del sistema ma anche dal di fuori. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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L’impeachment di Trump al Senato e il dilemma di McConnell

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

Le accuse di impeachment a Donald Trump risulterebbero in una “sentenza di condanna in tre minuti precisi”. Così Jeff Nadler, presidente della Commissione Giudiziaria alla Camera mentre spiega la serietà dei capi di accusa sull’attuale inquilino della Casa Bianca. I democratici hanno deciso su due capi d’accusa dopo le indagini sull’Ucrainagate. Il primo consiste dell’abuso al potere e il secondo di ostruzione al Congresso, ambedue approvati dalla Commissione Giudiziaria con 23 voti favorevoli (tutti democratici) e 17 contrari (tutti repubblicani). L’aula voterà la prossima settimana e in caso di approvazione la palla passerà al Senato nel 2020 per il processo.
Nadler è ovviamente di parte come parlamentare democratico ma le indagini della Commissione Intelligence alla Camera hanno riscontrato chiare evidenze che Trump ha infatti abusato i suoi poteri. Com’è ormai noto, il presidente americano ha chiesto a Volodymyr Zelensky, suo omologo ucraino, di aprire un’indagine su Joe Biden, suo possibile avversario presidenziale alle elezioni del 2020. Così facendo, Trump ha cercato per la seconda volta di usare l’interferenza straniera per influenzare il risultato dell’elezione a suo favore.
La prima occasione avvenne nella campagna elettorale del 2016 quando l’allora candidato Trump chiese pubblicamente ai russi di rilasciare le e-mail di Hillary Clinton. I russi lo fecero mediante Wikileaks. Le indagini di Robert Mueller sul Russiagate hanno chiarito categoricamente che la Russia ha interferito nell’elezione del 2016 per aiutare Trump anche se non furono delineate prove di collusione fra le due parti.Nel caso sull’Ucrainagate però la richiesta di aiuto per essere rieletto ci è pervenuta dalle trascrizioni della telefonata di Trump con Zelensky, confermata anche dal noto whistleblower (informatore). Le testimonianze in audizioni a porte aperte e anche a porte chiuse alla Commissione Intelligence ci hanno confermato il tentativo corrotto di Trump.Come nel caso di Russiagate, Trump ha classificato le recentissime indagini sull’interferenza ucraina di caccia alle streghe. I suoi collaboratori repubblicani alla Camera lo hanno assecondato e hanno fatto di tutto per ostacolare le indagini. Hanno anche criticato i loro colleghi democratici di non dare l’opportunità al presidente di potere difendersi.Quando poi verso la fine delle indagini i leader democratici hanno offerto l’opportunità al presidente di partecipare, l’avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone ha inviato una risposta negativa. Trump non invierebbe nessun legale a rappresentarlo. In effetti, Trump ha criticato la metodologia dei democratici e poi non ha accettato il loro invito di giocare la partita.Trump sa benissimo che alla Camera, dominata dai democratici, la partita è perduta e sta scommettendo tutto sul processo al Senato dove lui giocherà in “casa” considerando la maggioranza repubblicana alla Camera Alta. Giocare in “casa” ha il grande vantaggio per Trump poiché si prevede che la maggioranza repubblicana (53 vs. 47) sotto la guida di Mitch McConnell, senatore del Kentucky, non lo condannerà anche per il fatto che tale verdetto richiede 67 dei 100 voti al Senato. Ciononostante le “filosofie” di McConnell e Trump non coincidono sulla procedura. Il presidente del Senato vuole programmare un processo rapido per mettere tutto da parte e ritornare alla sua agenda regolare. McConnell si preoccupa di mantenere Trump alla Casa Bianca ma è egualmente interessato alle elezioni del 2020 per mantenere la risicata maggioranza al Senato. Da ricordare anche che i singoli senatori sono preoccupati dalla loro rielezione. Quindi dovendo scegliere fra il loro futuro politico e quello di Trump non sarebbe una scelta troppo difficile per loro soprattutto per una manciata di senatori repubblicani in Stati in bilico dove Trump non li può aiutare in modo significativo.Trump invece vorrebbe un lungo processo in cui parecchi leader democratici verrebbero al Senato per offrire testimonianze. Questi includono Adam Schiff, il presidente della Commissione Intelligence che tanto ha fatto per l’impeachment alla Camera, la speaker Nancy Pelosi, Joe Biden, ex vicepresidente, e il figlio Hunter. Trump non vuole solo l’assoluzione al Senato ma vorrebbe creare uno spettacolo nella Camera Alta le cui immagini potrebbero essere usate come materiale in campagna politica nell’elezione del 2020. In effetti il Senato sarebbe costretto a divenire una specie di reality per il beneficio personale e elettorale dell’attuale inquilino della Casa Bianca.
Richiedere la testimonianza di leader democratici al processo di impeachment al Senato potrebbe condurre anche alla minoranza democratica a richiedere le testimonianze di simili individui dalla parte repubblicana, come l’attuale vicepresidente Mike Pence e Mick Mulvaney, il chief-of-staff di Trump. Le regole dei processi di impeachment al Senato non fanno parte della costituzione americana ma sono stabilite dalla Camera Alta stessa. Quindi, nonostante la loro minoranza, i democratici potrebbero spingere per fare valere almeno in parte le loro ragioni.McConnell riconosce il pericolo di un’atmosfera di circo che potrebbe emergere con le testimonianze di individui chiave da ambedue le parti. In un pranzo con colleghi repubblicani il presidente del Senato avrebbe espresso le sue preoccupazioni che potrebbero essere dannose a ambedue i partiti ma anche al Senato come istituzione decorosa. Un’incognita da aggiungere sarebbe il comportamento della presenza di John Roberts, presidente della Corte Suprema, il quale, secondo la costituzione americana, dirigerebbe il processo di impeachment a Trump. La presenza di Roberts toglierebbe il timone del Senato a McConnell durante il processo, una situazione poco allettante per McConnell. (Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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D.A. Davidson & Co. Hires Senior Technology Investment Banker Grady McConnell

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

D.A. Davidson & Co. announced that it has hired Grady McConnell to join the firm’s technology investment banking team in Costa Mesa, Calif.“I’m thrilled to expand our technology practice with the addition of Grady,” said Rory McKinney, head of investment banking at D.A. Davidson. “Grady’s expertise over the last decade in software, services and digital media will add to the strong momentum of our technology sector. Not only have we delivered significant results in our investment banking practice, but our equity capital markets group has grown exponentially over the last few years as well, and we believe Grady is the right banker to help deepen our expertise and relationships as we continue to build our growing technology team.”“I’m extremely privileged to be joining the investment banking group at D.A. Davidson,” said Grady McConnell, director at D.A. Davidson. “I truly believe in the values of the firm and their approach to advising clients. I look forward to working alongside the technology team and assisting in building upon the firm’s success across the technology sector.” McConnell brings more than 10 years of experience executing middle-market transactions in the technology industry advising clients with SaaS delivery models and companies involved in the digital space. Prior to joining D.A. Davidson, he served as vice president at Intrepid Investment Bankers, and held investment banking positions with JMP Securities and Lane Berry, which was acquired by Raymond James. McConnell holds a bachelor’s degree from Georgetown University.D.A. Davidson’s technology investment banking team has successfully completed eight transactions since March 2018.
D.A. Davidson’s investment banking division is a leading full-service investment bank that offers comprehensive financial advisory and capital markets expertise. The group has extensive transaction experience serving middle market clients worldwide across five industry verticals: consumer, diversified industrials, financial institutions, real estate and technology.
Together with its European strategic partner, MCF Corporate Finance, D.A. Davidson originates and executes transatlantic M&A transactions under the common brand of D.A. Davidson MCF International.

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