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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘mea culpa’

Il coraggio di un mea culpa

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

africa10I nostri contemporanei non sembrano ancora in grado di fare ammenda dei propri errori continuando a cavalcare le logiche del passato: Crociate, colonialismo, apartheid, xenofobia e quanto altro, in senso laico e religioso. E’ un veleno che ha attraversato le Chiese mescolandosi con i rispettivi credi inquinando gli animi e accendendo le passioni. Giovanni Paolo II ha avuto il merito, durante il suo apostolato, di pronunciare quelle parole che nell’infallibilità dei pontefici e della dottrina cattolica sembravano quasi un’eresia. Ha significato ammettere un errore, tanti errori e di saper chiedere perdono alle vittime di ieri e agli eredi di oggi. Lo ha fatto per la scienza professata da Galilei ed ingiustamente posta all’indice, per le chiusure poste all’ebraismo, per i pregiudizi nei confronti delle altre professioni di fede e via di questo passo. Ma ciò che pesa più di tutti nella lunga storia della Chiesa di Roma è l’antigiudaismo cristiano nel Nuovo Testamento. Lo faceva osservare lo stesso Cardinale Martini, eminente biblista, allorché affermava che: “non possiamo non provare dolore, quando leggiamo nelle lettere di Paolo affermazioni come questa che i giudei non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini e che oramai l’ira è arrivata al colmo sul loro capo.” Un pregiudizio che affiora anche in campo laico e si traduce con le crescenti accuse europee contro la condotta d’Israele in Palestina. Ma oggi la questione non è solo la sopravvivenza d’Israele. Pensiamo alla guerra civile in Siria che dura da circa sei anni e sembra non avere mai fine, alle guerre tribali, religiose, o pseudo tali, in Africa e in alcuni paesi asiatici e via di questo passo. Ora non è più il tempo di essere dalla parte degli uni o da quella degli altri, è il momento d’essere invece dalla parte di tutti e due gli antagonisti, di provare compassione per i morti dell’uno e dell’altro, sperando che questo serva, se mai fosse possibile, a riavvicinarli. Lo stesso discorso vale per i credi religiosi  dall’islamismo al buddismo e alle altre religioni. Ma il tema crociale che è diventato in taluni casi un tabù, sta nella nostra incapacità di fermare i mandanti che lucrano sulle miserie altrui a partire dai mercanti d’armi e nello sfruttamento delle ricchezze naturali di un paese affamandone la popolazione. (Riccardo Alfonso)

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Il coraggio di un mea culpa

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

Crociate, colonialismo, proselitismo, e quanto altro hanno in senso laico e religioso attraversato le Chiese e si sono mescolate con i rispettivi credi avvelenando gli animi e accendendo le passioni. Giovanni Paolo II ha avuto il merito, durante il suo pontificato di pronunciare quelle parole che nell’infallibilità dei pontefici e della dottrina cattolica sembravano quasi un’eresia. Ha significato ammettere un errore, tanti errori e di saper chiedere perdono alle vittime di ieri e agli eredi di oggi. Lo ha fatto per la scienza professata da Galilei ed ingiustamente posta all’indice, per le chiusure poste all’ebraismo, per i pregiudizi nei confronti delle altre professioni di fede e via di questo passo. Ma ciò che pesa più di tutti nella lunga storia della Chiesa di Roma è l’antigiudaismo cristiano nel Nuovo Testamento. Lo faceva osservare lo stesso Cardinale Martini, eminente biblista, allorché affermava che: “non possiamo non provare dolore, quando leggiamo nelle lettere di Paolo affermazioni come questa che i giudei non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini e che oramai l’ira è arrivata al colmo sul loro capo.” Un pregiudizio che affiora anche in campo laico e si traduce con le crescenti accuse europee contro la condotta d’Israele in Palestina. Ma oggi la questione non è la sopravvivenza d’Israele. E’ la tragica impossibilità d’arrestare la carneficina che insanguina da oltre un anno Israele e le terre dei palestinesi. Ora non è più il tempo di essere dalla parte degli uni o da quella degli altri, è il momento d’essere invece dalla parte di tutti e due gli antagonisti, di provare compassione per i morti dell’uno e dell’altro, sperando che questo serva, se mai fosse possibile, a riavvicinarli.

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Rifondazione comunista fa il mea culpa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2009

In un comunicati di questi giorni emesso dalla segreteria di Rifondazione comunista si fa il punto sul risultato elettorale delle europee. A loro avviso “è stato evidenziato che quello che era nella testa dell’attuale premier non ha trovato completo riscontro nella testa di buona parte degli italiani. Così come è evidente che il “sogno americano” di Veltroni è stato per l’ennesima volta distrutto nel giro di appena un anno e con quel miraggio è stata bocciata l’idea di un sistema bipartitico in Italia. Detto questo non c’è da essere affatto tranquilli, posto che buona parte dei voti persi dai due maggiori partiti nazionali sono andati ad incrementare la xenofoba Lega e non solo nelle regioni del nord, il MPA in Sicilia, l’UDC dell’antiabortista Casini e soprattutto l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che culturalmente e politicamente di certo non è uomo di sinistra ma che è riuscito bene a pescare nel malcontento di moltissimi elettori anche di sinistra. L’astensionismo molto alto, anche se in verità minore rispetto agli altri paesi europei, non ha portato giovamento alla lista unitaria con la falce e martello sulla bandiera rossa; ma era prevedibile che ciò accadesse posto che gli ultimi anni politici di Rifondazione Comunista l’avevano caratterizzata agli occhi dei molti elettori di sinistra come una forza sempre più attaccata alle poltrone giuste e sempre meno disposta a stare nei quartieri, nei movimenti, nelle vertenze e tra la gente. Pratica questa allora prevalente nel gruppo dirigente (Bertinotti in primis) e presente ancora nel partito sino alla rottura congressuale dello scorso anno, con la successiva uscita di tutti gli “aristocratici” e dei loro seguaci del vecchio gruppo dirigente che poi hanno vita alla lista Sinistra-Arcobaleno bis, alias Sinistra e Libertà, con i verdi, Fava e Craxi”. Liquidata in questi termini la questione si pensa al “milione di voti raccolti dalla lista comunista” e come vanno gestiti e incrementati. Alla spalle vi sono i  disastri politici (vedi la disastrosa esperienza all’interno del governo Prodi e quella della lista Sinistra-Arcobaleno), sociali e morali. Posta in questi termini la questione ora si pensa al recupero delle altre forze di sinistra come quella del PCL di Marco Ferrando, che ha partecipato alle elezioni senza convergere sulla lista unitaria comunista e anticapitalista, pur non avendo una piattaforma elettorale così diversa da Rifondazione”. Ma tutto questo, ci chiediamo, era così difficile da pensare? Non ritengono, gli strateghi della sinistra, che le loro divisioni, solo strumentali e non ideologiche, li hanno portati fuori dall’Europa e con la perdita secca di almeno 5 deputati europei?

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