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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

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Italia e la meccanica delle valutazioni post Draghi

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

A cura di Antonio Amendola, Fund Manager Equity Italia ed Europa di AcomeA SGR La nomina di Draghi come premier incaricato dal Presidente Mattarella ha innescato reazioni di giubilo nei mercati, in particolare in quello italiano. L’effetto più tangibile lo abbiamo visto sullo spread Btp/Bund che ha trovato la doppia cifra dopo più di 5 anni. Ma andiamo a vedere cosa vuol dire, al livello valutativo, avere questo tipo di Governo per i titoli quotati italiani.Il concetto che analizzeremo è quello dell’Equity Risk Premium e del Country Risk Premium. Questi sono due fattori cruciali nelle valutazioni classiche (DCF, DDM ecc) perché sono le leve principali nella determinazione del fattore di sconto per attualizzare i flussi di cassa: ERP (Equity Risk Premium), è il rendimento atteso in eccesso di un mercato azionario rispetto alle attività prive di rischio. Tradotto: quanto gli investitori chiedono in termini di rendimento atteso per investire in un mercato rischioso; CRP (Country Risk Premium) è una sottosezione dell’ERP e tiene conto del rischio Paese. Più un Paese è percepito rischioso, più rendimento chiederanno gli investitori e vice versa. I modi per calcolarli sono molteplici, e sono sia di natura diretta (reciproco del P/E – rendimento decennale) sia indiretta (tramite un DCF sui dividendi attesi dell’indice). La cosa cruciale però è che questi valori sono influenzati da percezione di stabilità di un Paese, andamento del titolo decennale e grado di liquidità del mercato di riferimento. Una volta calcolato questo valore, questi viene inserito nella famosa formula del costo del capitale secondo il CAPM (), che a sua volta rappresenta il denominatore del modello dei flussi di cassa attualizzati, alla base di tutti i modelli di valutazione azionaria e non. Ancora una volta, maggiore l’ERP, maggiore il tasso di attualizzazione, minore il valore attuale dei flussi di cassa, e vice versa. Quindi la famosa domanda che si sente spesso “È caro o a buon prezzo?”, dipende in buona parte da questo valore. Come si può notare, l’Italia è la seconda in Europa per valori di ERP e CRP al pari del Portogallo. Complice sicuramente l’alto debito/Pil, ma soprattutto l’instabilità politica e l’incertezza sugli investimenti del Next Generation EU. Addirittura, si potrebbe dire che la seconda ragione vale più della prima (quella macroeconomica), viste le importanti misure di supporto messe in campo dalla BCE che di fatto mettono in sicurezza i Paesi ad alto debito. Questo “posto sul podio”, influenza il grado di sopra/sottovalutazione del nostro Paese: se ad esempio per la Germania un P/E di 20 volte è “a buon mercato” per l’Italia si parla già di un valore sulla media storica, quindi con poca possibilità di andare oltre (a parità di condizioni). Cosa comparta quindi una eventuale riduzione dell’ERP e del CRP? Comporta che i multipli che prima erano percepiti come “medi” per il nostro Paese, adesso possono essere “la parte bassa” della forchetta di valutazione, innescando un meccanismo di Re-Rating nelle nostre aziende. Di seguito il valore di P/E storico e medio del mercato italiano calcolato da Equita SIM. Come vedete siamo vicino al valore medio di 21, tuttavia con una riduzione dell’ERP quel valore medio dovrebbe spostare l’asticella più in alto. E, tornando al grafico di sopra, non è da escludere un valore di ERP e CRP tra Francia e Regno Unito nel prossimo futuro.
Crediamo quindi che ci sia spazio per un importante re-rating, in primis meccanico, per le aziende italiane. Le prime a beneficiarne sono le Large Cap che però hanno già dato tanto nei mesi scorsi, grazie anche alla loro liquidità. Tendenzialmente gli operatori internazionali per prendere velocemente esposizione su di un Paese in chiave tattica, si buttano sulle società a più alta capitalizzazione (Enel, Stellantis, ecc.). Successivamente, se e solo se, l’interesse per il Paese è concreto iniziano a scendere sulle Mid e Small cap. Interesse subordinato ad un grado accettabile di stabilità e visibilità sulla politica interna. Grado e condizione che stiamo per raggiungere, pertanto riteniamo che ci possano essere flussi di acquisto sui veri gioielli italiani ovvero le Mid e Small cap.

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L’industria meccanica chiude

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

«Condividiamo la preoccupazione dei sindacati», dice Marco Nocivelli, presidente di Anima Confindustria, «ma contestualmente alla chiusura delle attività produttive, chiediamo al governo di iniziare a metterci in condizioni di recuperare i dispositivi necessari per poter riaprire al più presto e far lavorare in sicurezza i nostri collaboratori». Nocivelli commenta così la modifica alla lista dei codici ATECO comunicata ieri per decreto del ministero dello Sviluppo economico. Molta parte dell’industria meccanica italiana in tre giorni si vede costretta a chiudere i battenti e con lei centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione. «Sappiamo che questa sospensione, però, deve avere un termine previsionale. Se la sicurezza è legata alla disponibilità dei dispositivi, come mascherine, guanti, occhiali e camici, abbiamo bisogno di un aiuto. Gli ordini dei Dpi da noi effettuati sono stati bloccati alle dogane con il risultato che nella maggior parte dei casi non risulta possibile reperirli in quantità sufficiente e in tempi adeguati».Nocivelli guarda alla data del 6 aprile come un ultimatum perché «se si ferma l’industria meccanica, si ferma il Paese. Dobbiamo garantire una continuità. Sia al mercato domestico, dato che i nostri macchinari sono alla base di ogni filiera produttiva italiana. Sia al mondo perché non possiamo nemmeno perdere il nostro secondo polmone, quello dell’export. Proponiamo, allora, la possibilità di riaprire i magazzini a inizio aprile per evadere gli ordini esteri, di poter lavorare a turni e orari ridotti. Siamo anche convinti che sia necessario identificare un modello simile a quello israeliano o individuare il modello in base alle fasce d’età, che sta circolando in questi giorni. Non fermateci perché non si fermi il Paese. Siamo consapevoli che noi come tutta l’Italia stiamo andando incontro a un nuovo equilibrio: come industriali conosciamo la necessità di un piano strategico utile a far fronte a una situazione nuova e di forte crisi. Siamo disponibili a collaborare con le istituzioni e alle autorità. Allo stesso tempo, chiediamo al governo di aiutarci a rassicurare i sindacati e i lavoratori continuando così a costruire il bene comune per i singoli, le famiglie e l’intera Italia. Ci vuole massimo sforzo, perché la vita delle persone passa dalla salute e dalla dignità del posto di lavoro».

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Osservatorio MECSPE sulle PMI italiane della meccanica

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Quanto sono innovative le PMI del manifatturiero italiano? L’Osservatorio MECSPE, presentato da Senaf in occasione del nuovo tour dei “LABORATORI MECSPE FABBRICA DIGITALE, La via italiana per l’industria 4.0”, fa un bilancio sul I semestre del 2018, raccontando lo stato di salute delle imprese del made in Italy e il loro rapporto con la trasformazione digitale. Un processo di cambiamento che negli ultimi anni ha trasformato molto o abbastanza oltre 6 aziende su 10, in un panorama che a livello generale le vede digitalizzate ormai in buona parte (47,4%), interamente (37,8%) o anche solo in pochi nodi (9,6%). Il 55,8% degli imprenditori italiani percepisce la propria azienda molto o abbastanza innovativa, mentre 7 su 10 ritengono che tra i migliori strumenti di avvicinamento all’innovazione ci sia innanzitutto il trasferimento di conoscenza, a seguire la consulenza mirata (64,8%), le comparazioni con aziende analoghe (36,4%), i workshop (31,8%) e la tutorship di un’accademia o università (23,3%). L’87,6% ritiene di avere un livello di conoscenza medio-alto rispetto alle opportunità tecnologiche e digitali sul mercato, il 21,2% investirà nel 2018 dal 10% al 20% del fatturato in ricerca e innovazione, e in molti credono che l’innovazione abbia consentito alle aziende di fare sistema e di creare nuove filiere. Seppure, infatti, una parte degli intervistati non abbia ancora attivato partnership tecnologiche, il 30,9% sta prendendo in considerazione di farlo, mentre il 30,4% ha fiducia nel concetto di filiera e ha già puntato su queste collaborazioni per favorire lo sviluppo tecnologico della propria azienda. Confermate le intenzioni di investimento nelle nuove tecnologie abilitanti, già in largo uso nelle PMI della meccanica e della subfornitura, che ad oggi hanno introdotto soluzioni in particolare per la sicurezza informatica (89,2%) e la connettività (79,7%), il cloud computing (67,1%), la robotica collaborativa (35,4%), la simulazione (31%), i big data (29,1%), la produzione additiva (28,5%) e l’Internet of Things (27,8%). La realtà aumentata è stata privilegiata dal 15,2%, così come i materiali intelligenti, mentre le nanotecnologie dal 7%. Al momento, i principali fattori di rallentamento della digitalizzazione sono rappresentati da un rapporto incerto tra investimenti e benefici (per il 43,5% delle aziende), dagli investimenti richiesti troppo alti (35,7%), dalla mancanza di competenze interne (26,2%), dall’arretratezza delle imprese con cui si collabora (17,9%), nonché dall’assenza di un’infrastruttura tecnologica di base adeguata (14,3%), dalla mancanza di una chiara visione del top management (12,5%) e da troppi dubbi sulla sicurezza dei dati e sulla possibilità di cyber attack (4,8%).
Nel processo di trasformazione digitale, il rapporto uomo-macchina viene visto sotto più punti di vista. Oltre la metà del campione (54,8%), ritiene che le persone abbiano sempre un ruolo fondamentale, di centralità nei processi, e che la percezione umana sia il vero driver del cambiamento. Per il 36%, invece, è la tecnologia ad avere un ruolo di primo piano, ma solo se supportata da un’adeguata formazione umana e da un cambiamento culturale. L’8,6% ritiene la tecnologia fondamentale e l’unico fattore abilitante per la costruzione di soluzioni, che consentono di migliorare paradigmi di processo ormai obsoleti, mentre solo lo 0,5% ha una visione catastrofica, secondo cui le persone non assumono più un ruolo centrale e sono destinate ad essere sostituite dalle macchine. Guardando al futuro, ai giovani e alle digital skill, i profili specializzati più richiesti entro il 2030 saranno il Robotic engineer (30,3%), gli specialisti dei big data (17,9%), i programmatori di intelligenze artificiali (13,8%); a seguire lo specialista IoT (9,2%), il multichannel architect (7,7%) e gli esperti di cybersicurezza (6,2%). Dal punto di vista della preparazione complessiva che la quarta rivoluzione industriale richiede al personale nell’analisi e gestione dei dati, il livello di competenze è giudicato alto da quasi 6 imprenditori su 10 (56,2%) e medio dal 38,4% degli intervistati. Per la ricerca di nuove professionalità che facciano fronte alla sfida dell’industria 4.0, l’azienda si indirizza verso agenzie di ricerca del personale (53,4%), Università (38,9%), Istituti tecnici (36,1%), società di consulenza (24,5%), Istituti e scuole professionali (24%). Non mancano però come punto di riferimento anche le inserzioni (15,4%) e gli uffici di collocamento (9,6%).L’export resta fattore di traino per le PMI italiane del manifatturiero con 7 su 10 (70,1%) che dichiarano di esportare i propri prodotti e servizi, con un’incidenza variabile. Il 25,4% dichiara di realizzare all’estero meno del 10% del proprio fatturato, il 12,9% “dal 10% al 25%”, il 15,2% “dal 26% al 45%”, il 12,1% “dal 46% al 70%” e il 4,5% “oltre il 70%”. Chi esporta punta prevalentemente verso gli Stati dell’Europa Centro-Occidentale (82,4%), seguiti da quelli dell’Europa dell’Est (49,5%) e dell’Asia (30,8%). Circa il 26,4% esporta in Nord America, mentre la Russia per il 14,3%, il Medio Oriente e il Sud America per il 12,6%, l’Africa Settentrionale per il 9,9%, l’Oceania per il 4,9% e l’Africa Meridionale per il 2,7% rappresentano gli altri mercati di sbocco. Non ci sono dubbi sul futuro del mercato in cui si trovano a operare le singole aziende: nei prossimi 3 anni, solo il 6,5% si aspetta una contrazione dello scenario in cui opera contro un 59,8% apertamente convinto dello sviluppo del proprio mercato di riferimento e un 33,7% che crede non ci saranno grosse variazioni rispetto all’andamento attuale.

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CGM esporta in Kenya la meccanica “made in Ravenna”

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

kenyaSACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, ha supportato la romagnola CGM nella vendita in Kenya di macchine per prodotti in calcestruzzo del valore di oltre 200 mila euro. Grazie ai servizi di assicurazione del credito di SACE, CGM ha offerto all’acquirente keniota dilazioni di pagamento competitive in sicurezza. Si consolida così la partnership tra SACE e CGM, che, ha permesso all’azienda del ravennate di utilizzare, nel corso degli anni, servizi di export credit e di ottenere liquidità attraverso lo smobilizzo dei crediti.
Assistita dagli uffici di Bologna e Nairobi di SACE, CGM ha scelto di crescere nel continente africano partendo dal Kenya. “L’esperienza di CGM in East Africa sta a dimostrare come il continente africano possa rappresentare per le aziende italiane una grande opportunità di crescita, non solo per il futuro, ma già nel presente”, ha dichiarato Luca Grandonico, General Manager di CGM che opera dal Kenya. “Grazie al contributo di SACE, questa interessante sfida che racchiude inevitabilmente numerose difficoltà e rischi, può essere vissuta e portata avanti con la consapevolezza di poter minimizzare il rischio del credito e allo stesso momento offrire alle controparti africane soluzioni finanziare dedicate, imprescindibili per poter rendere l’offerta tecnologica interessante dal punto di vista commerciale”. La meta scelta da CGM come opportunità di business non è frutto della casualità: come evidenziato dal nuovo Rapporto “Export Unchained. Dove la crescita attende il Made in Italy” di SACE, le previsioni indicano un rafforzamento delle esportazioni italiane di beni verso il Kenya di circa il 5,7% nell’anno in corso e del 6,5% nel triennio 2018-2020, grazie alla dinamicità e alla diversificazione della struttura economica del Paese.

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Continua la crescita di LSWR Group: acquisito il 50% di Quine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2016

Quella conclusa il 29 dicembre 2015 è la quarta acquisizione dell’anno di LSWR Group. Attraverso Edra S.p.A il Gruppo ha rilevato il 50% di Quine Business Publisher con contestuale conferimento in Quine delle proprie testate tecniche Meccanica&Automazione, Officina Moderna, Pulizia Industriale e Sanificazione. “Dopo l’acquisizione avvenuta a gennaio delle attività di Elsevier Urban & Partner, branch polacca del gruppo internazionale Elsevier, l’acquisizione del catalogo libri di UTET Scienze Mediche e la recente acquisizione del 50% dell’agenzia di comunicazione Imagine S.r.l., abbiamo deciso di investire in un’azienda focalizzata come Quine per consolidare e crescere le attività votate allo sviluppo della conoscenza tecnicaprofessionale, nonché per diffondere l’entusiasmo e il know how che hanno portato il nostro Gruppo a raddoppiare il fatturato negli ultimi tre anni” ha affermato Giorgio Albonetti, presidente di LSWR Group.”Abbiamo individuato in Quine Business Publisher un’interessante opportunità di investimento poiché condivide con Edra la stessa focalizzazione sui contenuti tecnici, la riconosciuta autorevolezza e la leadership nei settori dell’aggiornamento e della formazione tecnica e professionale in cui opera. Quine è il veicolo ideale per svilupparvi all’interno i nostri asset tecnici della meccanica, del cleaning e dell’automotive in sinergia con le testate già pubblicate da Quine – ha spiegato Ludovico Baldessin, COO di LSWR Group – supportando Quine nell’evoluzione della propria offerta di soluzioni di marketing, formazione, aggiornamenti professionali e strumenti digitali replicheremo velocemente il caso di successo di LSWR Group”.”Il nostro partner ha saputo dimostrare che investendo nei prodotti e in soluzioni innovative si possono creare nuovi posti di lavoro nell’editoria: siamo felici di poter crescere in un Gruppo che ci porterà grandi sinergie nell’ambito scientifico grazie ad Edra e in quello normativo professionale con la casa editrice La Tribuna” ha commentato Marco Zani, Amministratore Delegato di Quine.La gestione di Quine sarà affidata, in continuità con il passato, all’AD Marco Zani, con la carica di Presidente assegnata a Giorgio Albonetti. L’operazione di acquisizione è stata coordinata, da un lato, da Giovanni Viganò, CFO di LSWR Group, assistito dal team di Orrick, Herrington & Sutcliffe, composto da Anna Spanò, Special Counsel, e Daniele Sotgiu, Associate e dall’altro dallo Studio legale Riva e Associati, con un team coordinato dal partner Simone Riva.LSWR Group è un Gruppo internazionale con sede a Milano, riferimento delle comunità medicoscientifiche, tecniche e giuridicolegali e leader in 4 aree: marketing solutions, education, professional update e advanced tools. Nato con l’acquisizione del ramo d’azienda delle attività di Elsevier in Italia nel 2013, il Gruppo ha registrato un fatturato consolidato pari a 23.5 milioni di Euro nel 2014 ed opera oggi con un network di più di 160 dipendenti. Tra le attività più note si ricordano, tra le altre: Edra, Dica33.it, DoctorNews, Farmacista33, FarmacistaPiù, FarmaMagazine, PuntoEffe, DentalCadmos, Medikey, L’informatore Farmaceutico – Codifa, La Tribuna.
Quine Business Publisher, è l’editore di riferimento nella sostenibilità del costruito. Con le testate AiCARR journal, Blu&Rosso, CASA&CLIMA, Guida dell’installatore Professionale, il Giornale dell’Ingegnere e il Quotidiano digitale casaeclima.com, ogni giorno raggiunge migliaia di progettisti e operatori dell’efficienza energetica, garantendo aggiornamento professionale e un appezzato know how tecnico.

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Il futuro della filiera meccanica?

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Roma 29 settembre p.v. si terrà il convegno “Rappresentare la domanda formativa delle filiere meccaniche” organizzato da FormaMec e Ial-CISL al Grand Hotel Palatino, realizzato con il coordinamento dell’Università Statale di Milano grazie ai Piani Formativi Conto Sistema finanziati da Fondimpresa. FormaMec svelerà i risultati della ricerca volta a dare una risposta efficace ai bisogni di tutte le aziende della filiera meccanica che vogliono superare con successo la crisi economico-finanziaria. Dati e conclusioni sorprendenti che non mancheranno di destare interesse nei player di mercato e della politica italiana. Interverrà all’evento, tra gli altri, il D.G. di Fondimpresa Michele Lignola e i rappresentanti delle principali organizzazioni datoriali e sindacali del settore. Verrà, infatti, animata una tavola rotonda per analizzare criticità e potenzialità del nuovo ruolo delle Parti sociali visti non più come meri regolatori del mercato del lavoro, ma come parte attiva nella formazione di un’economia della conoscenza basata sull’innovazione e sul ruolo strategico della formazione bilaterale.

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Il futuro della filiera meccanica?

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

Roma 29 settembre p.v. si terrà a il convegno “Rappresentare la domanda formativa delle filiere meccaniche” organizzato da FormaMec e Ial-CISL al Grand Hotel Palatino, realizzato con il coordinamento dell’Università Statale di Milano grazie ai Piani Formativi Conto Sistema finanziati da Fondimpresa. FormaMec svelerà i risultati della ricerca volta a dare una risposta efficace ai bisogni di tutte le aziende della filiera meccanica che vogliono superare con successo la crisi economico-finanziaria. Dati e conclusioni sorprendenti che non mancheranno di destare interesse nei player di mercato e della politica italiana. Interverrà all’evento, tra gli altri, il D.G. di Fondimpresa Michele Lignola e i rappresentanti delle principali organizzazioni datoriali e sindacali del settore. Verrà, infatti, animata una tavola rotonda per analizzare criticità e potenzialità del nuovo ruolo delle Parti sociali visti non più come meri regolatori del mercato del lavoro, ma come parte attiva nella formazione di un’economia della conoscenza basata sull’innovazione e sul ruolo strategico della formazione bilaterale.

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Accessibilità ai mezzi pubblici

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2010

Parma 2 febbraio, dalle 10 alle 12, presso il Centro Congressi S. Elisabetta dell’Ateneo di Parma (Campus Universitario), si terrà l’incontro “Soluzioni per l’accessibilità ai mezzi pubblici secondo il principio della progettazione universale”, riguardante sistemi innovativi per eliminare i gradini tra il piano stradale e il veicolo, che costituiscono una barriera per l’accesso agli autobus di linea.  All’incontro, organizzato nell’ambito dell’insegnamento di Meccanica delle macchine industriali, tenuto dal Prof. Marco Silvestri presso la Facoltà di Ingegneria dell’Ateneo, parteciperanno la Prof.ssa Emilia Caronna, Delegata del Rettore per le iniziative per studenti disabili e fasce deboli, Giovanni Bernini, Assessore del Comune di Parma e Responsabile dell’Agenzia per le Politiche a favore dei disabili e Ferdinando Sandroni, Responsabile dell’Agenzia del Comune di Parma per l’Associazionismo e la Cooperazione internazionale, oltre a rappresentanti di associazioni che si occupano dei problemi delle persone disabili.  Tale iniziativa completa le attività svolte presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Ateneo nel corso di una borsa di studio sull’argomento, finanziata con un contributo di € 5.000 da parte della ditta G.E.A. SAS di A. Milani, grazie all’opera di sensibilizzazione svolta dalla Consulta per i Disabili e dell’Amministrazione Comunale di Parma. La borsa era stata assegnata all’Ing. Daniel Mian, che ha svolto le sue ricerche da maggio a settembre 2009. Oltre ai risultati ottenuti dall’Ing. Mian, durante l’incontro verranno anche presentati i lavori svolti su questa problematica da gruppi di studenti dell’ultimo anno del Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica.

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Workshop aziendale

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2010

Forlì 9 febbraio, Reggio Emilia (c/o Camera di Commercio) e Mercoledì 10, (c/o Camera di Commercio) 15 operatori serbi incontreranno, nel corso di un workshop, le aziende della regione Emilia-Romagna, che operano nel settore della meccanica, con focus sull’agroindustria e abitare e costruire % L’iniziativa, che rientra nell’ambito del progetto “Promozione delle filiere produttive in Serbia”, è promossa da ICE, Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Emilia-Romagna, Sprint-ER, in collaborazione col sistema camerale regionale e rientra tra le  attività della rete Enterprise Europe Network * L’evento, rivolto specificatamente alle imprese che operano nei settori della meccanica agricola, impiantistica alimentare, packaging alimentare, macchine industria ceramica, macchine movimento terra, macchine ed attrezzature per costruzioni edili, mira a sostenere le aziende regionali nella ricerca di nuove opportunità commerciali e industriali verso il mercato serbo, facilitando il contatto tra operatori emiliano – romagnoli e potenziali controparti straniere % Il termine ultimo per l’adesione al workshop è il 29 gennaio % I profili degli operatori serbi e la scheda di adesione sono disponibili sul sito http://www.re.camcom.it. (fonte: j.buongiorno impresa)

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La meccanica friulana piace alla Russia

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2009

L’industria meccanica russa si apre alle collaborazioni con le imprese friulane. Comparto molto sviluppato, specie nelle regioni di Sverdlovsk negli Urali (con capoluogo la città di Ekaterinburg) e della Siberia (guidata dal centro di Novosibirsk), la meccanica russa offre diverse possibilità di sviluppo alle aziende regionali. Opportunità che sono state evidenziate, nel corso di un seminario alla Cciaa di Udine, da una delegazione di 10 operatori russi del settore, in visita (nel contesto dell’incoming organizzato dall’Azienda Speciale Imprese e Territorio – I.TER e da Concentro, aziende speciali delle Cciaa di Udine e Pordenone) alle realtà imprenditoriali della nostra regione. «L’area di Sverdlosk conta 220 gruppi industriali, 11 istituti di ricerca, 3 parchi tecnologici e 140 pmi», ha sottolineato Oleg Polukarov del Gruppo Ural-Pumori-Siz, associazione di categoria che promuove la collaborazione tra imprese, dopo gli indirizzi di saluto del componente della Giunta camerale udinese Massimo Masotti. «Il settore di punta è l’industria pesante ed estrattiva – ha proseguito Polukarov, che con gli altri operatori ha anche partecipato a una serie di visite aziendali alle realtà di Udine e Pordenone – la quale pesa per il 34% sulla nostra economia. Siamo specializzati anche nella produzione di impianti per l’industria chimica, elettrotecnica, metallurgica e petrolifera: con le aziende italiane ci sono già buoni rapporti in atto (importiamo macchinari per l’agricoltura, per il taglio dei metalli e la lavorazione alimentare) e vogliamo proseguire su questa strada di partnership». Un concetto espresso pure da Lukov Victor Anatolievich, vicepresidente dell’associazione siberiana “Sibirskoje Soglashenije”. «La Siberia è naturalmente vocata all’industria forestale – ha detto – e con la guida governativa stiamo avviando una serie di progetti (55 dei quali già realizzati) per creare un vero e proprio centro mondiale della produzione di legname». Moderato dalla consulente del progetto Russia, Luisella Lovecchio, l’incontro e le attività d’incoming s’inseriscono appunto nelle iniziative del programma di animazione economica camerale che, finanziato dalla Convenzione ICE-Assessorato alle Attività produttive della Regione Fvg e giunto alla terza annualità, mira a promuovere scambi economici, commerciali e di partenariato tra le aziende del Fvg e della Federazione Russa.

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