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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 126

Posts Tagged ‘meccanismo’

Sta nel DNA il meccanismo d’invecchiamento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

La vecchiaia è stato il tormentone che attraversato si può dire da sempre la ragione ultima dell’esistenza umana. Esso resta, per lo più, sconosciuto, anche se sul piano teoretico possiamo azzardare più di qualche ipotesi. Probabilmente, per comprenderlo, è necessario richiamarsi a temi di carattere più generale dove sono coinvolte stelle e astri che nascono e muoiono anch’essi e le loro “ceneri” disperse nello spazio o risucchiate dai buchi neri. Da un esperimento condotto dal biologo Leonard Hayflick, è stato notato che le cellule d’embrioni umani, inseriti in bottiglie contenenti i necessari composti chimici nutritivi, si sono riprodotti bene e sono andati incontro a una cinquantina di generazioni cellulari prima di “stancarsi”.
Il caso è diverso se il prelevamento proviene da individui adulti. La riproduzione scende nettamente. Si ha, quindi, l’impressione che il potenziale di moltiplicazione è fisso ed è caratteristico di ciascuna specie.
Le tartarughe, Infatti, delle isole Galapagos, che vivono più a lungo dell’uomo, danno luogo a cento duplicazioni della popolazione cellulare in vitro. Le galline arrivano a 50 e i topi a 30.
Vi è ora da chiedersi, dopo aver ammirato questa crescita evolutiva del cervello e assistito al suo “collasso”, da dove può venire e dove si disperde tutta questa materia cerebrale?
Non vi è dubbio che filosofi e sociologi hanno dato svariate risposte nel corso degli ultimi millenni per indicarci i possibili sbocchi a questo dilemma, ma nonostante ciò la risposta conclusiva è di là da venire.
Siamo solo giunti a capire i processi che attendono la crescita e l’evoluzione della mente. Il suo circuito coevo-evolutivo riposa nel DNA.
Da lì è trasmessa l’informazione per la formazione delle proteine e gli altri composti chimici essenziali. Vi è poi un livello successivo nel quale le cellule si formano utilizzando quelle proteine e una serie sempre più ampia di prodotti chimici.
Poi, così come si riproducono e si collegano, si dissolvono ritornando particelle elementari e disperdendosi nello spazio salvo essere ricatturati per riprendere il ciclo della vita. In questo frangente in cui palpita la vita ogni specie, si procura i mezzi idonei per difendersi dagli attacchi esterni. La gazzella fugge, il leone ha gli artigli, l’elefante usa la proboscide e via dicendo.
L’uomo, a sua volta, usa le capacità intellettive del cervello; più lo affina e meglio riesce nell’impresa. Nello stesso tempo s’ingegna ad adattare il suo corpo alle condizioni climatiche e ambientali del territorio che lo circonda. Sono dunque due i ruoli “vitali” dell’uomo. Il primo è dettato dallo “homo abilis” e, l’altro, da quello “faber”. Nel primo caso vi è stato il tentativo razionale di impostare un modello di vita attraverso il ragionamento, l’osservazione, la riflessione e la concatenazione degli eventi e, nel secondo, l’impegno è stato concentrato alla ricerca applicativa della propria struttura fisica attraverso sia l’esercizio della forza sia dell’abilità.
Ed è proprio con l’accorto dosaggio di queste due “proprietà” che siamo partiti prima alla scoperta di quanto già esistevano in natura, nuove specie animali o piante come il grano e le patate o le energie naturali, acqua, fuoco, vento o a conoscere le singole proprietà dei metalli o le tecniche per la lavorazione dell’argilla e la fabbricazione del vasellame, e poi siamo passati alle invenzioni per produrre sostanze nuove, oggetti che non esistevano ecc.
Alla fine, siamo arrivati alla conclusione che, se è possibile prevedere un limite naturale al numero delle scoperte, non si può dire altrettanto per le invenzioni giacché esse, per ogni generazione, pongono problemi e spingono a nuovi risultati.
Sappiamo, tuttavia per certo che il tutto ha avuto inizio dal nostro corpo, organi e pensieri nel loro insieme, almeno nella versione che è sottoposta alla nostra osservazione. (Riccardo Alfonso)

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Il Meccanismo europeo di stabilità, ovvero il Salva Stati. Salvini e la bufale del tradimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

“Se non riesci a ricordare dove hai messo le chiavi, non pensare subito all’Alzheimer; inizia, invece, a preoccuparti se non riesci a ricordare a cosa servono le chiavi.” E’ una frase di Rita Levi Montalcini (1909-2012), senatrice, neurologa e premio Nobel per la medicina. Ricordiamo questa frase a proposito del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), ovvero il Salva Stati, che fu approvato dal governo Conte1, del quale facevano parte il M5S e la Lega, e anche dal governo Conte2, de quale fa parte il M5s e il Pd. Non pensiamo che Matteo Salvini, segretario della Lega, e Luigi Di Maio, capo politico del M5s, siano affetti da Alzheimer, ma che abbiano dimenticato a cosa sia servita, o serva, la loro presenza nei governi Conte.”Che ce stavate a fa, ar governo? A contà le portrone?”, si direbbe a Roma. A cosa siete serviti come vicepremier e ministri?In una trasmissione RAI, Salvini afferma che il Mes rischia di far saltare i risparmi degli italiani; di qui l’accusa di alto tradimento e, di conseguenza, la richiesta di condanna alla galera. Ora, Salvini, che è nelle istituzioni dal 1993, quindi pagato con i soldi del contribuente, forse non ha letto (non pretendiamo studiato), e neanche se l’è fatta spiegare, la proposta del Mes, che lui stesso aveva approvato, quando era al governo. Insomma, Salvini ha approvato il Mes a sua insaputa. Rimane il fatto che ieri ha approvato il Mes, atto per il quale invoca l’accusa di alto tradimento per chi lo approva oggi, ma è proprio Salvini che dovrebbe autodenunciarsi per alto tradimento.La finalità del Mes non è quella di imporci la ristrutturazione automatica del debito pubblico (si ricordi quello che è successo alla Grecia), ma di stimolarci verso un rientro del debito e un aumento del Pil. Per questo obiettivo ci sono ben 704 miliardi di euro a disposizione.Certo è che, se invece di buttare 20 miliardi per Quota 100, voluta da Salvini, li avessimo utilizzati per diminuire le tasse, oggi gli italiani ringrazierebbero e l’economia potrebbe decollare verso indici più alti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Meccanismo per collegare l’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

La Commissione europea ha pubblicato un invito per un valore di 1,4 miliardi di euro per sostenere progetti fondamentali nel settore dei trasporti mediante il meccanismo per collegare l’Europa (CEF), il principale strumento di finanziamento dell’UE per le reti di infrastrutture. L’investimento aiuterà a costruire i collegamenti mancanti in tutto il continente, concentrandosi al tempo stesso sui modi di trasporto sostenibili. Violeta Bulc, Commissaria responsabile dei Trasporti, ha dichiarato: “Per accelerare la decarbonizzazione e contribuire a completare la rete transeuropea di trasporto stiamo sfruttando tutte le risorse messe a disposizione dal meccanismo per collegare l’Europa. Questi investimenti promuoveranno la mobilità intelligente e sostenibile e permetteranno di collegare meglio i cittadini in tutta l’Europa”.
La scadenza per presentare le candidature è il 26 febbraio 2020. Il 7 novembre 2019 si terrà una giornata informativa virtuale Il meccanismo per connettere l’Europa (CEF) è lo strumento di finanziamento dell’UE per gli investimenti strategici nelle infrastrutture per i trasporti, l’energia e il settore digitale.

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Pa: Fp Cgil e Comitato Idonei a Dadone, ripristinare meccanismo scorrimento graduatorie

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

“La dichiarazione del Ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, sulla volontà di prorogare le graduatorie di concorso scadute il 30 settembre scorso, che abbiamo registrato con soddisfazione visto il diretto impegno da noi assunto nei confronti di questa tematica, porta inevitabilmente con se la necessità di intervenire per ripristinare il meccanismo di scorrimento anche per le graduatorie approvate successivamente al 1° gennaio 2019″. È quanto affermano in una nota congiunta Fp Cgil e il Comitato nazionale XXVII Ottobre, nato a difesa degli idonei ai concorsi pubblici.”Ricordiamo, infatti, che l’articolo 1, comma 362, dell’ultima legge di Bilancio ha bloccato la possibilità di utilizzare le graduatorie oltre i posti messi a bando. Tale ultima questione, già portata all’attenzione del Ministro, dovrà trovare soluzione nel medesimo atto normativo di proroga o, in alternativa, all’interno della prossima legge di Bilancio. A tal proposito, confermiamo il nostro impegno a voler tutelare i diritti di tutti coloro che sono coinvolti in questa vicenda e a vigilare affinché si trovi la giusta soluzione”, concludono Fp Cgil e il Comitato XXVII Ottobre.

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Fegato grasso: scoperto il meccanismo di origine nell’intestino

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Il nostro intestino è protetto da due importanti barriere, una epiteliale esterna e una vascolare (chiamata Gut Vascular Barrier, GVB) in grado di impedire ai batteri di passare nel circolo sanguigno. Uno studio diretto e coordinato da Humanitas, pubblicato su Journal of Hepatology*, ha dimostrando che un’alimentazione ricca di grassi altera la composizione del microbiota intestinale che, a sua volta, modifica la barriera vascolare con un conseguente impatto sul fegato e sullo sviluppo della steatosi epatica non alcolica (NASH).“Mettendo per la prima volta in correlazione l’intestino con il fegato, abbiamo dimostrato che un’alimentazione ricca di grassi induce ad un’alterazione del microbiota in grado di danneggiare la barriera vascolare. Una volta aperta la barriera, alcuni batteri possono spostarsi dall’intestino al fegato, creando un’infiammazione che a lungo andare può provocare lo sviluppo della steatosi epatica non alcolica e, in seguito, della sindrome metabolica” – spiega la coordinatrice dello studio, la professoressa Maria Rescigno, Principal Investigator del Laboratorio di Immunologia delle mucose e Microbiota di Humanitas e docente di Humanitas University. L’incidenza di malattie del fegato grasso riguarda almeno il 25% degli italiani. Questa percentuale aumenta con l’età e soprattutto tra le persone in sovrappeso e diabetiche, per arrivare al 50% nelle persone obese. L’impatto clinico di questa scoperta tutta italiana è significativo per le malattie con danno epatico.Nello studio sono stati utilizzati sia tessuti di pazienti affetti da steatosi epatica prelevati dall’intestino, in cui è stato dimostrato che la barriera risulta alterata, sia modelli preclinici in cui è stato possibile stabilire quando aprire o chiudere la barriera. Dalle analisi si è osservato che quando la barriera è chiusa si riesce ad inibire lo sviluppo della malattia. Inoltre, è stato dimostrato che il più delle volte lo sviluppo della malattia si verifica in pazienti con la sindrome metabolica (che poi dà origine a diabete di tipo 2 e obesità) e può essere legato ad una dieta con alto contenuto di zuccheri e grassi.
La ricerca apre nuove frontiere e prospettive di cura per malattie come il fegato grasso o la steatoepatite non alcolica. “Proseguendo nelle nostre ricerche – continua Rescigno – abbiamo osservato che inibendo l’apertura della barriera vascolare o attraverso un metodo genetico o utilizzando l’acido obeticolico (OCA), siamo in grado di chiudere la barriera e non permettere a componenti batteriche di entrare in circolo e quindi di sviluppare la malattia”.La ricerca è stata finanziata dalla Comunità Europea, nell’ambito dei Consolidator Grants dello European Research Council (ERC).
E’ una malattia del fegato caratterizzata dall’accumulo di grasso (lipidi) nel fegato. A differenza della steatosi epatica (il fegato grasso identificato con la sigla NAFLD) è caratterizzata da una condizione più grave in cui il fegato è soggetto a processi infiammatori, di cicatrizzazione e morte dei tessuti (necrosi), che alterano in modo definitivo la funzionalità dell’organo. È una malattia epatica cronica che può evolvere fino allo stadio di cirrosi epatica e portare ad insufficienza epatica. In Italia soffre di questo disturbo almeno il 20% degli italiani e le cause principali sono il sovrappeso e l’obesità, da imputare ai cambiamenti nelle nostre abitudini alimentari che ci hanno portato a seguire diete ricche di cibi industrializzati con alto tasso calorico e lipidico.

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Istituito un meccanismo di transito per evacuazione rifugiati dalla Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Il Governo del Ruanda, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’Unione Africana hanno firmato oggi un memorandum d’intesa per istituire un meccanismo di transito che consenta l’evacuazione dei rifugiati dalla Libia.In base all’accordo, il Governo del Ruanda accoglierà e darà protezione a rifugiati e richiedenti asilo che si trovano attualmente nei centri di detenzione in Libia, e che saranno portati al sicuro in Ruanda su base volontaria.
Verrà evacuato un primo gruppo di 500 persone, provenienti prevalentemente dal Corno d’Africa, tra cui vi sono anche bambini e adolescenti a rischio. Dopo l’arrivo dei rifugiati e richiedenti asilo evacuati, l’UNHCR continuerà a cercare soluzioni alla loro situazione.
Mentre alcuni potrebbero beneficiare del reinsediamento in paesi terzi, altri riceveranno assistenza per tornare nel paese dove hanno precedentemente ricevuto asilo, oppure per fare ritorno nel proprio paese qualora le condizioni di sicurezza lo permettano. Alcuni potrebbero rimanere in Ruanda, previa autorizzazione da parte delle autorità competenti.I voli di evacuazione dovrebbero cominciare nelle prossime settimane, e verranno organizzati in collaborazione con le autorità ruandesi e libiche. L’Unione Africana fornirà assistenza alle evacuazioni, un supporto politico strategico comprensivo di formazione e coordinamento, e un aiuto per mobilizzare le risorse. L’UNHCR fornirà i servizi di protezione e l’assistenza umanitaria necessaria, compresi cibo, acqua, alloggi, istruzione e cure mediche.L’UNHCR fa appello alla comunità internazionale affinché vengano messe a disposizione le risorse necessarie all’implementazione dell’accordo.
Dal 2017, l’UNHCR ha evacuato oltre 4.400 rifugiati e richiedenti asilo dalla Libia in altri Paesi, tra cui 2.900 persone attraverso il Meccanismo per il transito di Emergenza in Niger e altre 425 in Paesi europei attraverso Il Centro di transito di Emergenza in Romania.Tuttavia, si stima che circa 4.700 persone siano attualmente trattenute in condizioni terribili nei centri di detenzione in Libia. Hanno urgente bisogno di essere trasferite al sicuro e di ricevere protezione, assistenza salvavita e soluzioni durevoli alla loro situazione.

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Meccanismo di replicazione del prione

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Si tratta di una proteina tossica che a metà degli anni Novanta è diventata famosa in tutto il mondo in quanto responsabile del “morbo della mucca pazza”: a descriverlo sulle pagine di PLOS Pathogens è stato il gruppo di ricerca dell’Istituto Telethon Dulbecco presso l’Università di Trento guidato da Emiliano Biasini, in collaborazione con il gruppo di Pietro Faccioli del dipartimento di Fisica dello stesso ateneo e afferente all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.I prioni sono versioni anomale di proteine normalmente presenti nel cervello dei mammiferi (ma presenti anche in altre specie come per esempio gli uccelli) in grado di replicarsi e propagarsi in maniera simile a virus e batteri. L’esatto meccanismo è ancora sconosciuto, ma si sa che possono indurre il cambiamento della loro forma normale in quella anomala: nel tempo quest’ultima prende il sopravvento e forma degli aggregati che uccidono le cellule nervose, provocando delle gravissime patologie neurodegenerative chiamate encefalopatie spongiformi trasmissibili. Quelle che colpiscono l’uomo note finora sono la malattia di Creutzfeldt-Jakob, l’insonnia fatale familiare e la malattia di Gerstmann-Sträussler-Scheinker: si tratta di malattie spontanee, genetiche o infettive molto rare, che insorgono in genere in età adulta dopo una latenza molto lunga, ma con un’evoluzione rapida e infausta dopo la comparsa dei primi sintomi. Molto nota è anche l’encefalopatia spongiforme bovina, che ha provocato una vera e propria epidemia a partire dalla metà degli anni Ottanta nei bovini prima in Inghilterra e poi in tutta Europa e ha fatto registrare anche alcuni rari casi di trasmissione all’uomo conseguente all’ingestione di carne infetta.
«Pur essendo noti fin dagli anni Ottanta grazie al lavoro del Premio Nobel Stanley Prusiner, i prioni sono agenti tuttora molto “sfuggenti” per chi li studia, perché non si possono osservare direttamente – spiega Emiliano Biasini, scienziato Telethon e professore associato al Dipartimento CIBIO dell’Università di Trento. «La loro tendenza ad aggregare, infatti, ha reso finora impossibile applicare la cristallografia a raggi X o la risonanza magnetica nucleare, i metodi più comunemente utilizzati per caratterizzare finemente la struttura delle proteine, fino al livello atomico; d’altra parte, un modello affidabile della proteina prionica è essenziale per disegnare delle strategie terapeutiche mirate. In questo senso, un grosso aiuto è arrivato da una disciplina apparentemente distante dalla biologia e dalla chimica, ovvero la fisica subatomica».I ricercatori Telethon hanno rivisitato la struttura dei prioni e proposto un nuovo modello di conformazione in linea con i più aggiornati dati sperimentali. Grazie poi alla stretta collaborazione con il gruppo di Pietro Faccioli, hanno sfruttato un innovativo metodo di calcolo computazionale derivato da metodi matematici sviluppati in fisica delle particelle, per ricostruirne il meccanismo di replicazione. «L’interdisciplinarietà è stata la chiave vincente – spiega Giovanni Spagnolli, studente di dottorato al Dipartimento CIBIO dell’Università di Trento e primo autore del lavoro. Senza l’apporto dei colleghi fisici non saremmo stati in grado di eseguire calcoli così complessi con tempi e costi accessibili, mentre grazie a loro abbiamo trovato il modo di farlo con un grado di approssimazione affidabile ma al contempo sostenibile. Per la prima volta siamo riusciti a ricostruire il modo con cui i prioni riescono a replicarsi e contiamo di sfruttare queste informazioni per cercare o addirittura costruire razionalmente molecole in grado di bloccare la replicazione dei prioni e arrestare il processo neurodegenerativo ad oggi incurabile».
Questo studio è stato finanziato da Fondazione Telethon e ha visto la collaborazione anche dell’Università di Santiago de Compostela (Spagna) e dell’Università di Alberta (Canada).

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Scoperto un nuovo meccanismo alla base dello sviluppo dei tumori polmonari

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

tumore polmoneRoma. I risultati dello studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Oncogene hanno svelato un nuovo meccanismo attraverso il quale le cellule staminali dei tumori polmonari si propagano. Coordinato da Rita Mancini del Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare della Facoltà di Medicina e Psicologia Sapienza Università di Roma, lo studio è stato condotto in collaborazione con varie istituzioni di rilievo tra cui l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena ed è sostenuto da AIRC.Negli ultimi anni si è sempre più accreditata la visione dei tumori come una popolazione eterogenea di cellule organizzate secondo una precisa gerarchia, alla sommità della quale si trova un sottogruppo di cellule cosiddette “staminali” tumorali che ne alimenta continuamente la crescita. Numerose sono le evidenze che indicano come queste cellule siano quelle più resistenti all’azione dei farmaci e pertanto siano responsabili delle metastasi e delle recidive della malattia dopo le terapie. Colpire i meccanismi che controllano la vitalità delle cellule staminali tumorali è quindi uno degli obiettivi principali della ricerca oncologica, perché questo permetterebbe di eradicare alla base la crescita dei tumori.“Da tempo il nostro laboratorio si occupa del metabolismo degli acidi grassi insaturi ed in particolare di un enzima chiamato SCD1 che ne determina la sintesi – spiega Rita Mancini – In questo lavoro, attraverso lo studio di cellule staminali tumorali di polmone isolate direttamente dai versamenti pleurici di alcuni pazienti, mettiamo in evidenza come SCD1 agisca attivando a cascata due vie metaboliche chiave nelle cellule tumorali. Si tratta di quella della beta-catenina e successivamente di quella che coinvolge due proteine note per la loro capacità di controllare la crescita cellulare a livello del nucleo, chiamate YAP e TAZ”. “ In altre parole questo nuovo studio – continua Rita Mancini– rafforza l’importanza di SCD1 come uno dei principali promotori della crescita delle staminali tumorali polmonari. Inoltre abbiamo sufficienti elementi per ritenere che il ruolo chiave di SCD1 si estenda alle cellule staminali di altri tipi di tumori”.“La potenziale ricaduta terapeutica dei nostri risultati – afferma Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, e uno dei principali collaboratori dello studio – è la possibilità di bloccare la crescita delle cellule staminali mediante l’uso di piccole molecole capaci di inibire l’attività enzimatica di SCD1 che dovrebbero essere capaci di stabilire sinergie con le attuali terapie. Questo è quanto abbiamo verificato nei nostri studi su cellule tumorali in provetta e che stiamo attualmente riproducendo in modelli più complessi di crescita tumorale”. La cosa molto interessante è che inibitori di SCD1 sono già disponibili per l’uso nell’uomo. “Pertanto il prossimo passo – conclude Ciliberto – potrà essere la possibilità di trasferire questa possibilità terapeutica nei pazienti, in linea con il nostro approccio di ricerca traslazionale che parte dal paziente, passa attraverso il laboratorio, per poi ritornare nel paziente”.Le altre istituzioni che hanno collaborato allo studio sono l’Istituto Pascale di Napoli, la Facoltà di Medicina e Farmacia della Sapienza, le Università degli Studi Federico II e SUN in Campania, l’Università di Trieste e l’Università di Leicester in UK.

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Premio Mondello

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2012

Milano Martedì 24 gennaio 2012 alle ore 11.30, al Circolo della Stampa (Palazzo Bocconi, Sala Camino), in corso Venezia 48 a Milano, il Direttore del Salone Internazionale del libro di Torino, Ernesto Ferrero, il Presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, Rolando Picchioni e il presidente della Fondazione Banco di Sicilia, Giovanni Puglisi, presenteranno in conferenza stampa la XXXVIII edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello, promossa dalla Fondazione Banco di Sicilia in collaborazione con il Salone Internazionale del libro di Torino. Nell’occasione saranno annunciate le novità che, a partire dall’edizione 2012, distingueranno uno dei più antichi e prestigiosi riconoscimenti letterari italiani, trasformandolo in una grande iniziativa culturale di ampio respiro: fra queste, il ruolo di partner del Salone Internazionale del Libro, un’accresciuta vocazione internazionale, i nuovi meccanismi di voto, l’introduzione delle nuove giurie e il contributo primario dei giovani lettori.

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Alle radici della Malattia di Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2011

Русский: Алоис Альцгеймер Deutsch: Alois Alzheimer

Image via Wikipedia

Pavia 14 dicembre 2011 – ore 17.00 Aula Volta Università la Dott.ssa Elisa Mura Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università di Pavia Introduce: Prof. Stefano Govoni Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università di Pavia La lotta all’Alzheimer e il contributo scientifico che la ricerca pavese sta dando in ambito internazionale sono al centro del nuovo incontro del ciclo “Ricerca a Pavia: successi recenti”. La dott.ssa Elisa Mura, del Dipartimento di Scienze del Farmaco, presenterà il 14 dicembre alle ore 17.00 in Aula Volta il progetto finanziato dall’Alzheimer’s Association. Introdurrà il prof. Stefano Govoni.La malattia di Alzheimer colpisce circa 10.000.000 di persone nella sola Europa: un numero che è associato ad ingenti costi sociali e sanitari e che è destinato a crescere con l’aumento dell’aspettativa media di vita della popolazione. Nonostante siano passati più di cento anni dalla descrizione della prima paziente effettuata da Alois Alzheimer, non è ancora disponibile una cura in grado di arrestare il progressivo danno a livello del cervello a cui la patologia è associata.
La malattia di Alzheimer è causata dall’aumento dei livelli di una proteina, chiamata beta-amiloide, che tende ad accumularsi all’esterno delle cellule del cervello (i neuroni) provocandone la morte. Con il progredire della malattia, la morte dei neuroni causa perdita di memoria, difficoltà di linguaggio, calcolo, e giudizio, depressione e disturbi del sonno. Studi recenti hanno però dimostrato che beta-amiloide è presente anche nel cervello dei soggetti sani, fatto che suggerisce che la proteina abbia un ruolo normale che viene alterato dalla malattia. A tale riguardo, da alcuni anni Elisa Mura, Stefania Preda e Stefano Govoni della facoltà di Farmacia di Pavia, in collaborazione con un gruppo di farmacologi di Genova, hanno scoperto che beta-amiloide è in grado di regolare il rilascio di alcune molecole che servono da messaggeri tra i neuroni: i neurotrasmettitori. I neuroni infatti comunicano inviando i neurotrasmettitori alle cellule vicine attraverso giunzioni sottili chiamate sinapsi e questa comunicazione è fondamentale per la regolazione delle funzioni cerebrali. I ricercatori pavesi e genovesi hanno valutato l’effetto di beta-amiloide su differenti neurotrasmettitori in diverse zone del cervello. Attualmente si stanno focalizzando allo studio di neurotrasmettitori eccitatori (gli amminoacidi aspartato e glutammato) ed inibitori (l’amminoacido GABA) in un’area cerebrale, chiamata ippocampo, che è particolarmente danneggiata nei pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer. Del resto, in ippocampo il rilascio di questi tre neurotrasmettitori è fondamentale per la formazione della memoria e per l’apprendimento. I dati preliminari dello studio mostrano che beta-amiloide modula in modo complesso il rilascio di questi neurotrasmettitori. Questi dati sono di particolare rilevanza perché portano alla luce uno scenario duplice: in condizioni normali beta-amiloide potrebbe essere fondamentale per la normale comunicazione tra neuroni e per la formazione dei ricordi ma un aumento incontrollato e patologico dei suo livelli potrebbe invece concorrere alla comparsa di precoci disfunzioni cognitive tipiche della malattia. Nelle fasi tardive della malattia, beta-amiloide raggiunge livelli tali da diventare tossica per i neuroni e le funzioni cognitive dei pazienti saranno sempre più compromesse fino alla demenza. Dal momento che questa ricerca potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie, ora i due gruppi di ricerca stanno cercando di capire il meccanismo d’azione di beta-amiloide. A tale scopo la ricercatrice pavese Elisa Mura ha recentemente ottenuto un finanziamento di 99.000$ dall’Alzheimer’s Association, una importante organizzazione non-profit statunitense. Si tratta di un riconoscimento di rilievo in quanto quello di Elisa Mura è uno dei 6 progetti presentati da università europee che l’Associazione americana ha ritenuto di finanziare nel 2011, dopo aver selezionato 78 proposte tra gli 875 progetti di ricerca pervenuti da tutto il mondo.

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Dubbi sui biosimilari?

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 maggio 2011

Per AssoGenerici è spiacevole che la presentazione da parte di Farmindustria di un’indagine demoscopica sulle biotecnologie sia stata l’occasione per riproporre dubbi sulla qualità e l’efficacia dei farmaci biosimilari. “Spiace vedere che ancora si attua un paragone improprio con i farmaci equivalenti, chiamando in causa il concetto di bioequivalenza. Da sempre, per legge, i farmaci biosimilari non sono considerati bioequivalenti rispetto agli originatori, ma sono considerati farmaci con le stesse indicazioni e lo stesso meccanismo d’azione dell’originatore e, di conseguenza, per essere registrati e immessi in commercio devono sottostare alle stesse prove di sicurezza ed efficacia richieste a qualsiasi nuovo farmaco. Mettere in discussione l’iter di registrazione dei biosimilari significa dunque mettere in discussione le procedure di registrazione di qualsiasi farmaco” spiega il presidente di AssoGenerici Giorgio Foresti. Per AssoGenerici, poi, si continua a sottovalutare il fatto che se è innegabile la delicatezza del processo di produzione dei farmaci biotecnologici, i biosimiliari prodotti oggi possono contare su decenni di progressi nelle metodiche di produzione, “affinamenti delle tecnologie che non erano ovviamente disponibili quando iniziò la produzione dei farmaci originali. Il biosimilare, di conseguenza, presenta semmai un valore aggiunto, non un minor valore: sarà il medico a decidere quale farmaco usare in scienza e coscienza, sulla base anche della risposta clinica del paziente, come da sempre accade quando si hanno a disposizione diverse opzioni terapeutiche” conclude Foresti.

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Decreto per lo sviluppo: risorse solo alle banche

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2011

“Il decreto per lo sviluppo contiene norme che dirottano risorse verso le Banche: il nuovo criterio introdotto per la rilevazione del tasso antiusura va rivisto.” Lo dichiara il segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale (MRN) e Vice-Presidente Vicario di Iniziativa Responsabile (IR), On. Dott. Domenico Scilipoti, in riferimento alla revisione del meccanismo di rilevazione dei tassi usurai. “Con la revisione di tale meccanismo, tutti i benefici attesi dalle imprese dal decreto-legge sullo sviluppo vanno a confluire solo ed esclusivamente nei bilanci delle Banche, grazie alla legittimazione a poter praticare interessi più elevati prima di superare le soglie antiusura. Per esempio: fino all’altro ieri, la soglia massima sui mutui a tasso variabile era pari al 4,08 %; da ieri può arrivare al 7,40 %.” Continua il deputato MRN: “Altro esempio: prima, la soglia massima sugli scoperti di c/c, oltre 5.000,00 €, era pari al 13,635 %; adesso può arrivare al 15,36 %. E ancora: la soglia massima sulle anticipazioni sbf (salvo buon fine) superiori a 5.000,00 € e fino a 100.000,00 era pari al 9,195 %; adesso, può arrivare all’11,66 %.”. “In effetti – prosegue l’On. Scilipoti – solo per i maggiori interessi praticati sulle aperture di credito in c/c e sulle anticipazioni sbf, le Banche potrebbero gravare le imprese di ben 7 miliardi di euro in più. Sui mutui per l’acquisto di abitazioni, le Banche – conclude l’On. Scilipoti – possono pretendere dalle famiglie 3 miliardi di euro in più senza superare i nuovi limiti usurari. La questione necessita un urgente approfondimento nell’interesse del Paese”. (Dott. Giuseppe Cuschera)

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La gluten sensitivity e la celiachia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

Un’importante studio internazionale realizzato dall’Università del Maryland School of Medicine di Baltimora in collaborazione con la Seconda Università degli Studi di Napoli è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica BMC Medicine. La ricerca per la prima volta ha caratterizzato le differenze che esistono a livello molecolare e di risposta immunitaria fra due condizioni entrambe attivate dall’ingestione di glutine: la celiachia e la “Gluten Sensitivity”. Mentre nella celiachia si attiva un meccanismo di tipo autoimmune fortemente condizionato da una risposta adattativa del sistema immunitario la Gluten Sensitivity sembra coinvolgere maggiormente un meccanismo immunitario innato senza interessamento della funzione della barriera intestinale. «La Gluten Sensitivity è un’entità clinica osservata sempre più spesso negli ambulatori dello specialista – commenta il Professor Carlo Catassi, Professore Associato di Pediatria, Università Politecnica delle Marche, Ancona e coordinatore del Comitato Scientifico Dr. Schär. – Si tratta di un disturbo per il quale non esiste un nome in lingua italiana tanto è recente l’inquadramento clinico. Viene diagnosticato in pazienti per lo più adulti che presentano disturbi intestinali o a carico di altri apparati. Queste persone in passato venivano spesso etichettate come affette da disturbo funzionale o colon irritabile. Impressionanti sono le dimensioni del fenomeno, visto che dati recenti suggeriscono che la frequenza della Gluten Sensitivity si attesti intorno al 6% della popolazione mentre quella della celiachia, pur essendo assolutamente rilevante, è attorno all’1%. E’ singolare che ancora oggi per la celiachia – sottolinea Carlo Catassi – si parli con costanza di iceberg ad indicare che la maggioranza dei casi sono sommersi perché sfuggono alla diagnosi. In riferimento alla Gluten Sensitivity questo iceberg assume delle dimensioni ancora più macroscopiche. I casi di Gluten Sensitivity sfuggono quindi ad un inquadramento diagnostico ed alla possibilità di una cura efficace. In questo senso lo studio realizzato dal Professor Alessio Fasano dell’Università del Maryland in collaborazione con gli esperti napoletani, tra cui la Dott.ssa Anna Sapone prima firma del paper scientifico, va senza dubbio nella giusta direzione poiché identifica i primi marcatori molecolari che distinguono la Gluten Sensitivity dalla celiachia.»

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Il biosimilare

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2010

“Che un farmaco biotecnologico non possa essere automaticamente sostituibile con un biosimilare è un dato di fatto che discende dalla natura stessa dei biotecnologici, che non possono essere automaticamente sostituiti tra loro. I farmaci biosimilari che non sono le copie dei farmaci originali, essendo farmaci biologici che hanno le stesse indicazioni e il medesimo meccanismo d’azione,  pertanto rispettano il medesimo criterio” ha commentato Francesco Colantuoni, di AssoGenerici dopo l’audizione presso la XII Commissione Igiene e Sanità del Senato. “Difatti, non esistono liste di trasparenza per i biosimilari proprio perché non vi è possibilità di sostituzione automatica. E’ il medico che deve prescrivere questo o quel farmaco biologico e solo a lui deve competere questa scelta”. Per AssoGenerici, dunque, questa circostanza può essere esplicitata anche attraverso una disposizione di legge ma è comunque insita nei fatti e nello stesso orientamento assunto dall’AIFA.
Per AssoGenerici, inoltre, l’attuale dibattito trascura un fatto importantissimo, ben presente invece alla comunità scientifica internazionale: il biosimilare apporta un miglioramento rispetto al farmaco di riferimento, in quanto “il suo processo di produzione si avvale delle esperienze scientifiche e tecnologiche di almeno 20 anni di innovazione rispetto alle metodiche in uso quando il farmaco originale è stato messo a punto”. Per AssoGenerici, infine, una legge che impedisse il confronto concorrenziale tra prodotti biotecnologici all’interno dei procedimenti di acquisto da parte delle strutture ospedaliere sarebbe un danno gravissimo al SSN per il perdurare di situazioni di monopolio (costi più elevati), ma soprattutto per la sottrazione alle regioni di uno strumento di governo di una spesa, quella ospedaliera, che sembra richiedere in questo momento in Italia ingenti risorse per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.

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I disabili di classe A e B

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2010

Lettera al direttore. Scusate se, esprimendo un parere personale, mi dilungo in alcune riflessioni. Se non ricordo male, più di tre anni fa il blog di Beppe Grillo lanciò la stessa informativa denunciando il precedente aumento di stipendio con le medesime modalità. Il tempo passa, cambiano gli attori (e di legislatura in legislatura se ne aggiungono sempre di nuovi per nuovi vitalizi), ma la musica è sempre la stessa. Personalmente credo che fin quando la maggior parte degli italiani cinicamente si lascia ingrassare dal meccanismo dell’attuale classe politica, per la minoranza non cambierà nulla se non in peggio. Fin quando non raggiungeremo una responsabile coscienza sociale, che ti da il diritto di pretendere il servizio che paghi profumatamente, non abbiamo altra via d’uscita che soccombere a questi politici (tutti) che ci ritroviamo.
Credo che oggi come vanno le cose in Italia, sostanzialmente non interessa a nessuno fino a quando non si tocca l’interesse personale; e un esempio banalissimo, ma significativo, lo stiamo vivendo noi di Carnera21. Mi spiego: recentemente hanno sostituito i vecchi contenitori dell’immondizie con dei nuovi affinché un solo dipendente AMA sia conducente e operatore ecologico allo stesso tempo. Tralasciando le conseguenze ben visibili di questa innovazione, i contenitori sono stati piazzati nel bel mezzo della strada e sul marciapiedi, che per passare con un passeggino si doveva scendere dal marciapiedi. Per non parlare poi di chi, purtroppo diversamente abile, doveva percorrere lo stesso tratto di strada. Tutto è rimasto invariato fino a quando il palazzo a vetri marrone è diventato sede amministrativa della USL RM11. Allora è stata asfaltata Via P.Carnera (che da diversi anni doveva esserlo), è stata trovata la giusta collocazione ai contenitori dell’immondizie e si sono perfino abbattute le barriere architettoniche almeno per le aree limitrofe alla sede della USL. Ma allora mi chiedo: se non ci fosse stata la USL (alla quale rendo grazie), eravamo destinati a stare nella cacca? È possibile che praticamente esistano disabili di classe A e di classe B? Ognuno è libero di fare ciò che crede, ma più che una petizione alle prossime elezioni non dovrebbe presentarsi nessuno.(lettera firmata)

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Lo strapotere di Tremonti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

Nell’Italia delle incognite, dove ogni giorno ci si domanda che fine farà un governo che non ha più maggioranza e continuamente cambiano i possibili scenari, c’è una questione aperta di cui quasi il dibattito politico sembra essersi dimenticato. Eppure si tratta di una questione della massima importanza, perché è emblematica non solo dello stallo creato dai conflitti interni alla maggioranza, ma di un meccanismo, per quanto politicamente contorto, ormai molto chiaro. La questione si chiama ministero dello Sviluppo Economico. La sede è vacante da quattro mesi e già questo di per sé rappresenta  un nodo singolare, un problema di estrema gravità, in un momento come quello attuale, in cui il mondo dell’impresa, nel tunnel della crisi economica,  non vede ancora luce. Ciò dà una misura dell’immobilismo e dell’irresponsabilità di una classe dirigente paralizzata da meccanismi politici irrisolti. Non mi riferisco solo alle spaccature all’interno della maggioranza, quelle che sono sotto gli occhi di tutti.  C’è molto di più. Dietro la mancata nomina del ministro dello Sviluppo economico, c’è un filo sottile ma molto resistente che manovra un governo il cui capo è ormai solo un’icona. E’ possibile leggere il resto dell’articolo andando su http://www.massimodonadi.it

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Convegno sul melanoma

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

Napoli 28 giugno l’Istituto Nazionale Tumori di Napoli Fondazione “G. Pascale (Hotel Alabardieri, dalle 9.30 alle 18) indice un convegno nazionale sulla “Immunoterapia e melanoma” con i massimi esperti per fare il punto sugli ultimi trattamenti. “Oggi, per la prima volta dopo 30 anni – afferma il prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative del Pascale -, assistiamo a una svolta nella terapia di questa forma di cancro. I trattamenti personalizzati, che agiscono su bersagli specifici, possono rivoluzionare l’approccio al melanoma. In particolare, ipilimumab, è un anticorpo monoclonale con un meccanismo d’azione ‘rivoluzionario’. Agisce, infatti, al livello delle cellule del sistema immunitario, attraverso un meccanismo target che rimuove i ‘blocchi’ della risposta immunitaria antitumorale”. Attualmente la molecola, che è sviluppata da Bristol-Myers Squibb, è utilizzata in Italia solo per uso compassionevole: il Pascale è uno dei centri che ha guidato la sperimentazione in Italia. “Ricerca, terapia e assistenza al malato a 360 gradi – sottolinea il prof. Aldo Vecchione, Direttore Scientifico del Pascale – caratterizzano da sempre il lavoro dei medici. I nostri ricercatori lavorano in laboratori e strutture molto avanzate per cercare le risposte più adeguate e personalizzate a seconda del paziente. Il nostro obiettivo non è solo quello di trasformare una malattia che ha un impatto devastante in una patologia cronica, ma di riuscire a superare lo stadio della cronicizzazione per giungere a quello della definitiva guarigione”.  E’ da precisare che l’incidenza  della malattia è cresciuta ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di tumore (+30% nell’ultimo decennio), ad eccezione delle neoplasie del polmone nelle donne. Ogni anno in Italia si registrano circa 7000 nuove diagnosi, di cui 400 in Campania, e 1500 decessi.
Nell’ambito del progetto dell’IMI (Italian Melanoma Intergroup) sarà attivato entro settembre un registro melanoma a cui aderiscono circa 35 centri sull’intero territorio nazionale, coordinati proprio dall’Istituto Pascale. Sarà così possibile disporre di dati epidemiologici più sicuri e fare un “censimento” dei casi. Un paziente su cinque sviluppa la forma aggressiva e avanzata della malattia. E’ particolarmente difficile da trattare quando si è diffusa oltre la lesione primaria, e per le persone che presentano metastasi a distanza la prognosi è infausta, caratterizzata da una sopravvivenza mediana di circa 6 mesi. “A un anno sopravvive solo il 25% dei pazienti – continua il prof. Ascierto –. Con Ipilimumab questa stessa percentuale è viva dopo due anni. Un risultato straordinario”. In passato, le persone colpite dalla malattia in fase avanzata infatti erano affidate a regimi terapeutici scarsamente efficaci.

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Fazio: correggere meccanismo intramoenia

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Per accelerare il ricovero in ospedale, il 21,4% dei pazienti è dovuto ricorrere alla raccomandazione. Al Centro e al Sud Italia, ben il 30% ha dovuto scomodare le proprie conoscenze personali. “E’ un dato preoccupante, che ci porterà ad avviare una riflessione sugli strumenti specifici da adottare per evitare questo fenomeno in futuro”, afferma il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, commentando il dato emerso dalla ricerca Censis su aspettative, opinioni e valutazioni dei cittadini sulla sanità. Nonostante il ricovero sia programmato, e si disponga della necessaria indicazione del medico, il percorso che porta in ospedale si rivela, in molti casi, fatto di burocrazia, ostacoli vari e spintarelle per superarli. Un paziente su tre deve prima sottoporsi a una visita a pagamento o in intramoenia dal medico dell’ospedale. “Il dato – prosegue il ministro – non è mai emerso in maniera così chiara. Indica che ci sono ancora grossissimi problemi sul meccanismo dell’intramoenia”, l’attività libero professionale svolta dai medici nel servizio sanitario nazionale. Un meccanismo, evidenzia Fazio, “ben lontano dall’essere di per sé perfetto. L’intramoenia può funzionare, ma deve avere come pilastro la misurazione del numero delle prestazioni, in modo che i medici siano obbligati a svolgerne un certo numero durante l’orario di lavoro, prima della libera professione”, come prevede il Ddl sul governo clinico all’esame della Commissione Affari sociali della Camera. (fonte farmacista33)

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Carte revolving

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2010

L’indagine sulle carte revolving in Puglia ha evidenziato un problema che Adiconsum denuncia da tempo. Le carte revolving rappresentano nel nostro Paese 1/3 delle carte di credito emesse e spesso sono proposte dai negozianti per facilitare l’acquisto di un bene con le c.d. “comode rate”. Una proposta insidiosa poiché nasconde interessi rilevanti di circa il 20-30% di cui ci si accorge, ad esempio, nel caso in cui si paga in ritardo una rata.A quel punto, infatti, scatta un meccanismo di ricalcolo degli interessi che porta in molti casi all’applicazione di tassi usurari. Adiconsum ha sempre sconsigliato l’uso delle carte revolving sia per gli elevati interessi applicati che per la non trasparenza del contratto. Adiconsum plaude all’iniziativa di Banca d’Italia e chiede di ampliare l’indagine avviata sulle carte American Express in Puglia, perché ritiene che il fenomeno non sia isolato, ma che anzi sia abbastanza diffuso. Per il trimestre aprile-giugno 2010 la soglia del tasso usurario stabilita dalla Banca d’Italia è pari al 26.05% per prestiti fino a 5000 euro e del 19.51% oltre i 5000 euro.Adiconsum invita i consumatori a verificare i tassi applicati sulla propria carta e in caso di tassi usurari a chiedere il rimborso alla propria banca o alla società emittente e a presentare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario presso la Banca d’Italia.

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Caffè a pranzo contro il diabete

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2010

Coloro che consumano caffè a ora di pranzo sono meno esposti al rischio di sviluppare diabete di tipo 2. Lo hanno stabilito alcuni ricercatori brasiliani prendendo in esame oltre 70mila donne francesi, d’età compresa tra 41 e 72 anni, le cui abitudini alimentari sono state seguite per oltre 11 anni. In breve, nelle partecipanti che hanno consumato almeno una tazza di caffé durante la pausa pranzo è stata riscontrata una riduzione del rischio di sviluppare la patologia diabetica di circa il 30% rispetto alle donne non consumatrici. Gli autori, però, sottolineano che per osservare l’effetto protettivo del caffé, la bevanda deve essere consumata rigorosamente senza nessuna aggiunta di altre sostanze, nemmeno di latte. «Non siamo ancora in grado di capire il meccanismo alla base della protezione offerta da questa bevanda nei confronti del diabete, ma il fatto che l’effetto si osservi solo se il caffé viene bevuto all’ora di pranzo lascia ipotizzare che ci sia qualche legame con il tipo di cibo consumato in questo momento della giornata» ha commentato Daniela S. Sartorelli, principale autore dell’indagine. Am J Clin Nutr. 2010 Feb 10. [Epub ahead of print] (fonte doctor news)

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