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Il cortocircuito scientifico-mediatico e il linguaggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Virologi, medici, immunologi, intensivisti che guerreggiano mediaticamente come un politico qualunque a suon di insulti personali. E’ uno spettacolo che molti giudicano indecoroso, e con qualche ragione. Forse la più importante di queste ragioni è l’immagine distorta che può emergere della scienza e della comunità scientifica nel suo complesso.Contrariamente alla politica, la scienza avanza – e talvolta arretra o fa un passo di lato – in modo sistematico, rigoroso, e certamente non in TV o nei sondaggi d’opinione. Quella scientifica è una comunità globale, sempre più connessa, estremamente pluralistica e fatta di centinaia di migliaia di scienziati, ricercatori, professori, studenti che collaborano e competono. Perché un’ipotesi divenga evidenza scientifica e produca consenso scientifico, è necessario che passi sotto la lente d’ingrandimento di una vastissima platea di scienziati, che hanno tutto l’interesse a trovare l’errore e a dimostrare il contrario. Non è un metodo infallibile, come tutte le cose umane, ma è tra le cose più straordinarie che l’uomo abbia costruito. Soprattutto, ad oggi non c’è di meglio, anche se tutto è migliorabile.Chi ha fatto parte di quella comunità o ha avuto modo di conoscerla nei suoi studi, sa bene che le polemiche mediatiche da prima pagina hanno poco a che fare con la scienza, anche se talvolta – quando fatte in modo serio e approfondito – possono rendere il pubblico partecipe ad un dibattito accademico realmente esistente.Noi spettatori, quindi, dobbiamo sapere che un’intervista ad uno scienziato non è di per sé scienza, a meno che lo scienziato non si limiti a esporre in modo corretto cose che sono già oggetto di consenso scientifico. Il resto è opinione, ipotesi, sensazione, work-in-progress, ego. Tutto autorevolissimo, ma non ancora sottoposto al rigoroso vaglio della comunità scientifica.Al contempo, gli scienziati in TV dovrebbero chiarire all’ascoltatore ciò che è ormai dimostrato, ciò che invece si intende ancora dimostrare, o ciò che è ancora un’intuizione in fase embrionale. E dovrebbero farlo con un linguaggio comprensibile, certo, ma altrettanto preciso e rigoroso. Forse sopravvalutano gli ascoltatori, prendendo per scontato che abbiano le conoscenze per distinguere, o forse li sottovalutano utilizzando un linguaggio volutamente popolano (e quindi impreciso e inadeguato scientificamente) per apparire popolari. Forse entrambe le cose.In parte è la natura fulminea e sconosciuta di questa epidemia, che richiede risposte fulminee, e quindi spesso non verificate con la rigorosità che è dovuta alla materia. Molti medici e scienziati sono passati improvvisamente dal reparto o dal laboratorio alla prima serata, e l’imperizia mediatica è in buona parte comprensibile.Ma alcuni scienziati, nel meritevole intento di fare divulgazione scientifica, sono effettivamente stati inghiottiti dal vortice dell’informazione mediatica, informazione che spesso cavalca l’estrema superficie dell’onda dell’attualità, valorizzando ossessivamente – e talvolta inventandosi di sana pianta – polemiche da social. Ecco che uno studio, magari anche serio e meritevole, viene divulgato grossolanamente con dichiarazioni e titoli giornalistici roboanti, cui seguono inevitabilmente repliche altrettanto roboanti. Lo studio ancora non lo ha letto nessuno. Si litiga sul nulla, a stretto giro di posta e sull’onda emotiva, su polemiche inventate, su concetti che vengono travisati. Il linguaggio scientifico è preciso, meticoloso, perché deve descrivere in modo inequivoco questioni estremamente complesse, in tutte le sue possibili sfumature. Lo stesso vale per il diritto e la legge e qualsiasi altra disciplina, e forse dovrebbe valere anche per la politica, che le leggi le scrive. Una parola fuori posto o utilizzata in modo impreciso può screditare uno studio o può rendere incomprensibile una legge, con tutte le conseguenze del caso. Il linguaggio è gemello inseparabile del pensiero logico, e non utilizzarlo in modo corretto non è questione solo di stile, ma di sostanza. Lo avevano capito già i greci: logos significa pensiero razionale, logica, ma anche linguaggio, parola.Chi utilizza il linguaggio in modo improprio, non fa altro che descrivere impropriamente la realtà, e quindi la travisa. Chi lo fa perché ha carenze linguistiche, avrà anche maggiori difficoltà a comprendere e correggere quegli errori, proprio perché non riuscirà facilmente a percepirli. Contrariamente al linguaggio scientifico, il linguaggio mediatico dell’attualità tende invece a semplificare, generalizzare, appiattire. E’ difficile conciliarlo con la divulgazione di concetti complessi, anche se vi sono divulgatori scientifici straordinari che ci riescono egregiamente. Di conseguenza, sui media si creano equivoci, storture e violente polemiche sul nulla. In tanti ormai pensano che la complessità dei temi e del linguaggio sia uno strumento per umiliare, un inutile riflesso aristocratico ed elitario, piuttosto che un (il?) mezzo indispensabile per studiare la realtà e trasmettere le conoscenze.
Dopo aver travolto la politica, poi la giustizia e persino singoli procedimenti giudiziari, il vortice mediatico sembra quindi lambire anche la scienza. Un rischio ancor più concreto in un Paese come l’Italia, dove in troppi non hanno avuto l’opportunità di conoscere il mondo della ricerca a causa di un sistema educativo che poco lo valorizza, cui consegue il nostro basso tasso di istruzione e persino di alfabetizzazione funzionale. Questo spiega anche il pervasivo anti-intellettualismo e la percezione diffusa di poter sapere senza studiare.Il mio modesto consiglio agli scienziati entrati per la prima volta nel circuito scientifico-mediatico è di essere rigorosi anche quando fanno divulgazione. Sia chiarendo ciò che è noto da ciò che è ancora opinione, sia utilizzando un linguaggio accessibile ma preciso. Ne andrà un po’ della loro popolarità televisiva, si prenderanno qualche insulto da chi percepisce la realtà in bianco e nero, ma pare un sacrificio necessario.Il rischio infatti è che l’opinione pubblica si convinca che anche nella scienza “uno vale uno”. Vediamo gli effetti devastanti di tale convinzione in politica. Evitiamo lo stesso destino alla scienza, vi prego. Abbiamo già dato. (Pietro Moretti, vicepresidente Aduc)

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Laura Castelli: “Contro Di Maio accanimento mediatico maniacale”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

“In giornate come questa provo imbarazzo per certa stampa. Inutile far finta di nulla o nascondere l’evidenza dei fatti. Ogni mattina è un tiro al bersaglio, un accanimento mediatico davvero maniacale contro Luigi Di Maio. A volte viene anche il dubbio che certi attacchi siano coordinati per abbattere un avversario comune. Intere pagine di retroscena fantasiosi usati come un’arma da fuoco per sparare contro una persona. Quanta amarezza, quanta rabbia. Nessuno ha il coraggio di raccontare che Luigi sta portando avanti, con coraggio, un processo gigantesco: innovare il Movimento, con grande altruismo.
Penso sempre più spesso che il nostro capo politico sia una roccia. E in giorni come questi, ne sono ancora più certa. Sfido a trovare una persona che nonostante tutto e tutti non ha mai abbandonato il coraggio e la determinazione di combattere il Sistema. E vi assicuro che il Sistema non è un qualcosa di astratto. Tutt’altro. Perché dove ci sono interessi e potere c’è sempre qualcuno che prova a fregarti per fare i propri interessi che non sono mai quelli della collettività. E se la stampa pensa di fermare questo processo di cambiamento che stiamo portando avanti, non ha ben capito chi ha davanti”. Così su Facebook, Laura Castelli, Deputato del MoVimento 5 Stelle e Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, postando una foto che la ritrae assieme a Luigi Di Maio. (n.r. Non nascondiamo la circostanza che anche noi, dalle colonne di questa agenzia, siamo stati a volte molto critici nei confronti di Di Maio. E’ stato, chiariamolo subito a scanso di equivoci, un giudizio “politico” e non si può pensare diversamente se nel giro di poco più di un anno il Movimento ha perso oltre sei milioni di elettori e a tutt’oggi continua in caduta libera. Abbiamo criticato di Maio per il suo deficit comunicativo per contrastare alla pari il suo alleato-avversario Salvini e oggi la storia sembra ripetersi con l’altro Matteo. Di Maio e lo stesso Movimento sembrano aver dimenticato che la testimonianza di una presenza non si misura solo a livello di social ma anche nelle piazze tra la gente e le associazioni e attraverso la comunicazione “tradizionale” della carta stampata, delle agenzie stampa e non ci riferiamo, ovviamente, solo alle grandi testate ma a quelle minori. Ricordiamo che già molti anni fa, ai tempi di Aldo Moro, questi invitò un giornalista, che oggi potremmo definire antisistema, che si chiamava Pecorelli, ad organizzare un incontro con i direttori delle testate studentesche a Palermo. Diciamo, piuttosto, che il movimento sta pagando il prezzo del non avere un leader carismatico e la compensazione sta, semmai, nel fatto che ne è carente tutta la classe politica italiana. Un altro aspetto è il programma del Movimento che consideriamo molto dispersivo. E dire che basterebbe porre mano ad una sola riforma: quella della giustizia per ottenere un cambiamento radicale nel sistema italiano. E poi nello sposare la causa dei due diritti: quello della vita e quello del vivere che possono riassumere e qualificarsi come la pietra miliare del buon governo. Il resto è tutto fumus senza arrosto.)

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Conversazioni sulle rovine

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2015

romeofrancoRoma 8 e 22 novembre 10 e 17 gennaio
carmenTeatro Argentina Quattro incontri sul significato di “rovina” narrata da grandi intellettuali, registi, poeti, sociologi e musicisti del nostro tempo Primo appuntamento domenica 8 novembre (ore 11) sul tema La rovina della Bellezza – la bellezza delle rovine conversano Romeo Castellucci, regista, Carmen Pellegrino, scrittrice, Gillo Dorfles, filosofo e artista, Maamoun Abdulkarim, direttore delle antichità e dei musei della Siria. Dall’ispirazione alla propria creatività di artista mentanain arrivo dall’antico (Alla bellezza tanto antica è il titolo di uno storico spettacolo di Romeo Castellucci; Cade la terra è l’ultimo romanzo di Carmen Pellegrino, fra i cinque finalisti all’ultimo Premio Campiello), al lavoro quotidiano per difendere le rovine dalle distruzioni da parte dai nuovi barbari, come violenze con un nuovo e insieme valore simbolico e mediatico (Maamoun Abdulkarim è stato insignito del Cultural Heritage Rescue Prize, a Venezia nel 2014). Ripercorrendo le mutazioni di un secolo intero, i cambiamenti del gusto, le metamorfosi delle molteplici bellezze, l’avvento del kitsch, grazie a un testimone e studioso d’eccezione come Gillo Dorfles. (foto: franco, romeo, mentana, carmen)

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Le cene “fatali” sulla via di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2011

Silvio Berlusconi

Image by rogimmi via Flickr

Da qualche anno a questa parte l’attenzione popolare e la curiosità dei media sono riposte al rituale delle cene di “lavoro” che da quel di Arcore, passando da palazzo Chigi, il fu già presidente Berlusconi ci ha resi adusi con tanto di strascico mediatico. E tutte le volte i commensali hanno mostrato di gradire le portate nella casa dell’anfitrione se sono, regolarmente, passati dalle preannunciate contrarietà al plauso politico del poi. Ricordiamo, infatti, come tuonavano le parole di Bossi contro l’andazzo politico del momento, ma bastava un cena conviviale per trasformarlo in acquiescente sostenitore. La stessa cosa si è ripetuta qualche giorno fa con un’altra colazione di lavoro che i soliti ben informati ci hanno confidato sia avvenuta tra Berlusconi e Bossi e che si dice verificatosi nella notte, probabilmente a lume di candela per rendere meglio l’atmosfera, e il risultato si è notato allorchè i leghisti il giorno dopo si sono astenuti in commissione giustizia per la richiesta di arresto dell’on.le Cosentino, deus ex machina del pdl campano, da parte della procura di Napoli. E sempre parlando d’inviti mangerecci un altro campanello ha suonato allorché a palazzo Chigi il rituale si è ripetuto anche se con il cambio dei ruoli: l’invito di Monti al duo Berlusconi-Letta. Ora sarà da vedere se in posizioni invertite l’effetto colazione continuerà a sortire le sue magie. Basta seguire i movimenti del governo e i punti sensibili sono noti a tutti: frequenze televisive e guai giudiziari dell’ex-premier. Sta di fatto che continuiamo a subire il fascino perverso di un potere che si nutre di alchimie culinarie e mediatiche tra le più raffinate per ammannirci una cultura della sottomissione e del lavaggio del cervello incessante e tambureggiante. Non sarebbe altrimenti spiegabile se milioni di italiani si compiacciono d’essere chiamati dei gaudenti che spendono e gozzovigliano a più non posso mentre sono costretti a farsi fare altri buchi alla loro cintola per il dimagrimento forzato imposto dall’alto. Forse si sentono belli e fortunati per la dieta imposta e si sa che chi si contenta… gode. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Amministrative e strapotere mediatico

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2011

“Nessun esposto, per quanto giusto e sacrosanto, basterà mai in questo paese a fare giustizia di un presidente del Consiglio a reti unificate, straripante e tracotante. Possiamo fare tutti i ricorsi che vogliamo, rivolgerci al presidente della Repubblica o persino al Papa, ma non ne caveremo un ragno dal buco” lo dichiara Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV . “Non c’è potere in Italia che possa ricondurre una campagna elettorale in una condizione di equilibrio, perché con questo presidente del Consiglio, che controlla la tv pubblica e privata, invadendo le case con frasi violente ed aggressioni verbali senza esclusione di colpi, che si fa beffa delle regole, l’Italia vive una situazione di democrazia malata, come Italia dei Valori denuncia da tempo immemorabile” aggiunge Donadi. “Questo dovranno tenere a mente i cittadini chiamati al voto. Sono loro ad avere in mano in mano l’unico potere per fermare la violenza e la tracotanza di questo presidente del Consiglio. Con il loro voto potranno scegliere non solo i loro nuovi amministratori e sindaci ma anche di ribellarsi allo strapotere mediatico arrogante e tracotante del premier” conclude il presidente dei deputati IDV.

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Berlusconi e il processo mediatico

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2011

PRATICA-DI-MARE (Italian Air Force base). Pres...

Image via Wikipedia

Mi sono presentato ieri nel processo cosiddetto “Mediatrade”, che è solo uno dei 31 processi avviati contro di me in 17 anni, con oltre mille magistrati che si sono occupati della mia persona e delle mie aziende: 24 processi si sono conclusi con archiviazioni e assoluzioni con formula piena per non aver commesso il fatto. Ne restano 6 nel penale e 1 nel civile. Ho deciso di partecipare a queste nuove udienze per dimostrare a tutti che le accuse sono non solo infondate, ma anche ridicole. I fatti di questo processo risalgono addirittura a 15 anni fa, alla prima metà degli anni ’90. Due osservazioni preliminari: è una realtà incontestabile confermata categoricamente da tutti i testimoni, che in Mediaset io non mi sono mai occupato dell’acquisto di diritti televisivi. È una realtà incontestabile, confermata da tutti i testimoni, che dal gennaio 1994, data della mia discesa in campo nella politica, dopo essermi dimesso da ogni carica, mi sono allontanato dalle aziende che avevo fondato, per dedicarmi solo ed esclusivamente al bene del mio Paese. L’accusa della Procura è che io, in qualità di socio occulto, non dichiarato, di un imprenditore americano che vendeva a Mediaset film e telefilm della Paramount, avrei diviso con lui gli utili di quelle vendite.L’accusa è totalmente falsa e i miei avvocati lo hanno provato. Così falsa, che c’è da chiedersi con quale coraggio la Procura di Milano abbia insistito a spenderci sopra – tra consulenze, rogatorie e atti processuali – qualcosa come una ventina di milioni di Euro tolti dalle tasche dei contribuenti. Il gruppo televisivo da me fondato era, ed è, uno dei principali acquirenti di diritti televisivi nel mondo. (Pensate che dal 1994 sono stati versati dal Gruppo Fininvest allo Stato, tra imposte e contributi, oltre 7 miliardi e 700 milioni di Euro). Una piccola parte di questi diritti (da 30 a 50 milioni di dollari), un ventesimo su un totale di acquisti di quasi un miliardo ogni anno, veniva acquistata ogni anno da tale Frank Agrama, che operava e opera da 40 anni in questo settore, e che godeva di una specie di esclusiva per i mercati europei dei prodotti della Paramount, da cui otteneva prezzi e condizioni particolarmente favorevoli. Acquistava ogni anno da Paramount l’intera produzione di film e di telefilm e poi la vendeva alle televisioni europee. (Silvio Berlusconi)

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Un autoritarismo mediatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2009

Rosario Amico Roxas riprende, per commentarlo, un articolo a firma di Fabrizio dell’Orefice scritto su Il Tempo del 5 dic. Titolato: Il Pdl cresce, si muovono i pm dove si evidenziano ipotesi di “giustizia ad orologeria” contro il PdL; nel momento in cui l’indice di gradimento aumenterebbe ecco che avvengono indagini e inchieste, proprio in coincidenza di votazioni”. A questo riguardo Roxas vi ravvisa le caratteristiche di un articolo scritto ad usum delphini. La lettura, invece, di quanto accade andrebbe invertita: “sono le elezioni che cadono sempre in coincidenza con inchieste della magistratura, per fornire l’alibi del vittimismo, del complotto e per inondare i media con accuse non solo prive di fondamento ma artificiosamente propagandate come fulcro centrale della campagna elettorale di turno”. E ancora, afferma Roxas:  “Secondo l’articolista per evitare tali coincidenze non si dovrebbe mai indagare il PdL e i suoi rappresentanti, perché diventa giustizia ad orologeria, stante la concomitante tornata di votazioni. Con la ,manfrina della persecuzione giudiziaria è stata generata una impunità mimetizzata, che finisce con il rivolgersi ad esclusivo vantaggio degli indagati, trasformati in vittime”. E da qui il commento: “Tutto ciò può accadere esclusivamente  a causa dell’anomalia di fondo che caratterizza questa pseudo-democrazia, dove il gestore unico del potere condiziona l’opinione pubblica con il possesso di tre reti televisive e con l’uso delle altre due pubbliche, nonché di una miriade di reti locali private associate  di fatto alle reti nazionali; quindi il possesso di giornali, il cui uso e abuso rimane sotto gli occhi di tutti, con i quali viene esercitato il ricatto quotidiano nei confronti di chiunque osasse dissentire dal pensiero unico imposto, come si è evidenzialo nei casi di Boffo ed ultimo della Mussolini. Gli elettori non si soffermano all’approfondimento, contentandosi di dare un fugace sguardo ai titoli dei giornali ben in evidenza e agli annunci dei telegiornali sia delle reti mediaset che del 1° e  2°  canale RAI, mentre vengono lanciate accuse e minacce contro i soli programmi che tentano di ristabilire un equilibrio di informazione.Si formalizza così una nuova forma di aggressione politica, identificabile con un autoritarismo mediatico, in grado di condizionare i consensi”. (Rosario Amico Roxas)

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