Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘mediatore’

Siamo orfani di qualcosa o di qualcuno?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

beppe_grillo-fonte-wikipediaCerto. Oggi lo siamo di 5stelle, lo siamo dell’immagine virtuale che ci siamo creata del leader carismatico a metà strada dall’uomo pacato e saggio mediatore tra le opposte fazioni e il decisionista che possa traghettarci verso il nuovo e il diverso senza tentennamenti di sorta.
Il movimento Cinque stelle è sembrato un amore a prima vista che ti travolge e ti acceca, ma che è incapace di reggere nel tempo la sua spinta propulsiva senza tuffarsi nella mediocrità. Lo è perché, come nelle improvvise fiammate, il fuoco è fatuo. E’ di breve durata e non fa in tempo a scaldarti prima di spegnersi del tutto.
Eppure matura in noi una speranza mai doma di trovare in politica chi saprà non deluderci. Ma, mi chiedo, chi veramente sarà capace di fare la differenza nel nostro modello ideale di animale politico? Se dobbiamo pensare a costruire senza nel frattempo tramare per demolire mentre edifichiamo dobbiamo renderci conto che così operando facciamo solo dell’autolesionismo. Se la politica, d’altra parte, è fatta di uomini e donne dobbiamo anche pensare che questo rapporto si solidifica se a guidarli vi è una ideologia fondata sui valori. Ed è proprio questa la differenza che ci aspettiamo da chi si accinge a dare un anima alla politica e a trasfonderle il messaggio. E’ un’impresa che ci appare ovvia, ma non lo è nei fatti perché l’insegnamento che proviene dall’esterno è mal indirizzato. Esaltiamo ciò che ci offre l’avere e respingiamo l’essere. Siamo votati ai facili guadagni e alle sirene del profitto, costi quel che costi, e dimentichiamo tutto il resto salvo poi pretenderlo dagli altri. E il politico non è da meno di noi. (Riccardo Alfonso)

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Perchè vogliamo farci male?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2011

CONSTANTINE PALACE, STRELNA. Italian Prime Min...

Image via Wikipedia

I tamburi delle opposizioni rullano: è tempo di cambiamento, e qui nulla da eccepire. Resta, tuttavia, una riflessione da fare, che è di merito. Se noi immaginiamo che questo invito diventato “perentorio” da almeno un anno a questa parte di colpo si concretizzasse noi ci troveremmo a prefigurare un possibile immediato scenario: quello di un governo senza Berlusconi ma con il sostegno del Pdl e del terzo polo e con la compiacente astensione delle opposizioni, che restano. Una simile compagine si troverebbe pari pari a dover risolvere gli stessi problemi che ora si pongono sul tappeto ma privati di un mediatore, per quanto criticato e messo alla berlina, che sino ad oggi ha mostrato di tenere ben salde le redini del potere e a trasformare un partito, la Lega, in suddito fedele sino all’obbedienza cieca. Se ci pensiamo bene è proprio questo il motivo che i potenziali transfughi si trattengono dal passare dall’altra sponda secondo l’antico detto che lasciare la vecchia strada per la nuova si sa quel che si lascia ma non si sa quel che si trova. Ragione vorrebbe che se si vuole accelerare il processo legato al ricambio della leadership occorre contrapporre un’altra dello stesso spessore e capace d’essere tanto credibile proprio in virtù di un consenso parlamentare ampio e convinto. Non si può chiedere la fiducia di un nuovo esecutivo e inncassare solo una manciata di voti in parlamento, oltre la maggioranza assoluta richiesta. Ci immaginiamo un rigore economico, scelte difficili, opinioni tanto contrastanti al riguardo che di colpo riescano a trovare la sintesi se a tutt’oggi i distinguo restano forti anche se diplomaticamente sopiti al solo scopo di raggiungere un fine che riguarda unicamente la persona del presidente del Consiglio? Come dire: intanto lo mandiamo via e poi si vedrà. E quel poi che si vedrà che pesa come un macigno. Giustamente Di Pietro lo ha intuito proponendo che le opposizioni scrivano una lettera unitaria alla comunità europea indicando la volontà di mettere mano alle riforme richieste per ristabilire la fiducia del mercati e nel rimettere in ordine i conti dell’azienda italia incidendo proprio sui temi più ostici: i tagli alla politica, la patrimoniale e le riforme della sanita, della giustizia, della previdenza e dell’assistenza sanitaria. E tutto questo per farlo tra il fiato grosso di chi le pretende con urgenza e l’affanno di chi deve metterle in cantiere. E il rischio è di finire dalla padella nella brace non è solo teorico. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Parlamento europeo: risoluzione controversie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2011

Il Parlamento europeo invita (2011/2117(INI), la Commissione, a presentare entro la fine del 2011 una proposta legislativa relativa al ricorso alle modalità di risoluzione alternative delle controversie in materia di consumo nell’Unione e sottolinea che è importante che tale proposta sia adottata rapidamente in materie civile, commerciale e familiare. Si ribadisce l’accoglimento con favore dell’armonizzazione di alcune norme per la mediazione e si sottolinea la necessità di definire termini comuni e di applicare garanzie procedurali in tutti i settori dell’ARD (Alternative Dispute Resolution). Vede la necessità di riesaminare le raccomandazioni della Commissione del 1998 e del 2001 nonchè il Codice di condotta. Il Parlamento è tuttavia convinto che l’ADR faccia parte di un’agenda generale “giustizia per la crescita” trasversale a tutti i settori nonchè del parere che qualsivoglia approccio all’ADR debba andare oltre le liti dei consumatori e includere le transazioni civili e commerciali tra imprese (B2B), a prescindere dal fatto che siano effettuate tra imprese private o pubbliche, le controversie familiari, i casi di diffamazione e le altre controversie d’interesse generale o che vedono opporsi parti aventi status giuridico diverso.
Al fine di non pregiudicare l’accesso alla giustizia, si oppone a qualsiasi imposizione generalizzata di un sistema obbligatorio di ADR a livello di UE, ma ritiene che si potrebbe valutare un meccanismo obbligatorio per la presentazione dei reclami delle parti al fine di esaminare le possibilità di ADR (N.d.R.per la mediazione l’Italia ha ricevuto apprezzamenti lusinghieri per l’obbligatorietà di alcune materie); ritiene che non solo la mediazione, ma l’ADR in generale (articolo 8 della direttiva 2008/52/CE) debba influire sui termini di prescrizione e di decadenza. Riconosce, anche, il rischio costituito dalle molte forme di ADR e il rischio di ritardi abusivi nei procedimenti giudiziari. La Commissione poi deve prevedere una sospensione dei termini di prescrizione nel caso di procedure di arbitrato o di mediazione e in certi casi di ADR. Finalmente, ascoltate le ragioni dell’ANPAR di estendere anche all’arbitrato le agevolaz! ioni, le esenzioni fiscali e riduzione delle tariffe, per una più rapida deflazione dei procedimenti nazionali e transfrontalieri. Attendiamo ora solo di essere “sentiti” così come previsto dall’articolo 26 del D. Leg.vo n. 9/11/2007, N. 206 – essendo l’A.N.P.A.R. unica associazione rappresentativa a livello nazionale della professione regolamentata dei mediatori – dal Ministro Palma attraverso il quale proporre nostre osservazioni alla Commissione europea in merito alla proposta di risoluzione del Parlamento europeo.

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Governo: intervista a Miccichè

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

“Berlusconi deve riassumere il suo ruolo di mediatore, ruolo che potrebbe riacquistare se ci fosse un partito che si contrappone alla Lega. In passato venivano rappresentate le esigenze di piu’ parti del territorio e Berlusconi mediava per arrivare a dei compromessi, oggi questa maggioranza è formata da Pdl e Lega, e tutto cio’ che dice la Lega si deve necessariamente fare”. L’ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè in un’intervista esclusiva al giornale online Clandestinoweb.com.

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La perdita di potere “dà alla testa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

In una lettera aperta ai cittadini i vertici “politici” dell’O.U.A. (Organismo Unitario Avvocatura) si dichiara vittima della entrata in vigore dal  21 marzo c.a., della obbligatorietà della mediazione civile: per la “svendita della giustizia a privati con un’altro aumento ingiustificato di costi a carico dei cittadini”; perchè il cittadino avrà l’obbligo di rinvolgerti ad un mediatore prima di rivolgersi al giudice” che deve prendere o lasciare, altrimenti non avrà scelta! Dovrà versare un importo variabile da 105 a 9.240 euro, in base al valore della controversia, anche se non intende conciliare; che il tuo mediatore potrebbe non essere “quello sotto casa”, perché potrebbe essere convocato a centinaia di chilometri di distanza, e che, pur in tua assenza, il mediatore potrà fare una proposta di conciliazione fortemente vincolante per il futuro giudizio? Una sofisticazione della  verità, afferma Pecoraro presidente dell’Associazione Nazionale per l’Arbitrato & la Conciliazione (ANPAR, ente non profit), che non ha precedenti. Oggi voglio approfondire la questione  proprio perché il mio primo interesse  è informare tutti  i cittadini e tutti conciliatori professionali, nel migliore modo possibile. Innanzitutto, il consenso sugli organismi di conciliazione si fa largo fra i cittadini e le classi professionali, grazie all’O.U.A.  perché esprime pareri su ciò che non conosce  e per il suo modo troppo elementare di parlare di mediazione civile e commerciale.   Nessun arricchimento, da parte di organismi privati o pubblici, la mediazione civile  non prevede oneri da parte dello Stato. Gli Organismi di conciliazione pubblici e privati, assommano solo responsabilità e non risorse, fatti salvo i 40 euro per l’avvio della procedura conciliativa versate all’organismo dalle parti a fronte delle spese di segreteria. Il cittadino, afferma Pecoraro, non dovrà rivolgersi  a un mediatore ma, alla segreteria dell’organismo se intende avviare una procedura conciliativa.  In verità è umiliante per la categoria degli avvocati assistere  alle smisurate tensioni che si si sono affacciate da anni all’interno della propria categoria a causa dell’entrata in vigore della legge sulla mediazione civile. Infatti, si contano sulle punte delle dita quelli che  chiedono l’appoggio di tutti  per salvaguardare posizioni personalistiche, a sfavore  dell’intera categoria. La “chicca”  (che speriamo si vergognino a ripeterla) è che per una causa giudiziale per un valore di euro 6.000, oggi, costa all’attore e al convenuto tra onorari e spese euro 3.544. Con il  nuovo istituto giuridico della mediazione la stessa controversia con lo stesso valore  costa 280 euro per parte e più sale il valore della causa  e più conviene conciliare altro esempio un giudizio ordinario per poco più di 5 milioni di euro costa circa 68.000 euro alle parti; con ! la mediazione costa  3.066 euro per parte se trattasi di materia obbligatoria  (art. 16 lett. d) e)  del D.M.  180/2010). Inoltre, parte di questo esborso potrà anche essere recuperato con la dichiarazione dei redditi come credito d’imposta. La durata  per  l’intera procedura di mediazione dura  max 4 mesi. In merito poi, “al mediatore sotto casa”, anche qui –  secondo Pecoraro –  è il racconto di una storia miserabile,  perché si continua a mistificare la realtà. Circa 150 organismi tra pubblici e privati compresi alcuni  ordini provinciali degli avvocati, C.N.F. (Consiglio Nazionale Forense ) compreso,  sono già iscritti nel Registro Ministeriale e ramificati sull’intero territorio nazionale. Questi organismi sono più che sufficienti per garantire al cittadino  il mediatore “sotto casa” . Questa è la verità, e Pecoraro rivolge un invito ai cittadini, ed ai mediatori, di essere anche loro presenti davanti al Parlamento il giorno 16 marzo per  dire la loro e di non dare ascolto alle sciocchezze di chi non sa di che parla, al solo scopo di mantenere nicchie di privilegi  e di  potere della casta.  E poi, visto che i magistrati saranno presenti pe! r le udienze è necessario fare  in modo che il proprio avvocato si presenti per  discutere la causa, diversamente revocate il mandato o informatelo di voler avviare una procedura conciliativa. Queste sono le verità che la nuova legge offre ai cittadini che potranno  fare e decidere quel che vogliono, senza il “coartamento” della loro volontà da parte di nessuno. (A. Bove)

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Il « pensatoio » di palazzo Grazioli

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Il lungo di braccio di ferro che l’Udc e i finiani tengono nei confronti di Berlusconi è solo una facciata ad uso e consumo dei media. Ciò che non convince è e resta il federalismo bossiano e la stessa capacità della lega di saper reggere il futuro senza la presenza del “capo” date le sue condizioni di salute. La stessa leadership berlusconiana esce, in qualche modo, malconcia poiché si profila all’orizzonte una nuova guida politica ed istituzionale, e ci riferiamo a Fini, che ha tutte le doti di mediatore e lo sta dimostrando in queste ore e nonostante gli attacchi mediatici che riceve. Dopotutto di cosa è accusato? Di aver intrallazzato con un appartamento donato al partito da una sostenitrice? Qui parliamo di poche centinaia di migliaia di euro. Sull’altro versante si tratta di milioni se non di miliardi di euro “chiacchierati” o qualcosa di più se stiamo alle recenti indagini della procura e di Bankitalia, Ma stiamo attenti al fatto che le opposizioni poco si possono attendere da questi passaggi dialettici interni e lo stesso si può dire per il Paese. Il Polo delle Libertà, nel suo insieme, è fortemente convinto che non ha altra strada che continuare a stare insieme e la sua forza resta quella di dimostrare ad amici e nemici interni ed esterni che sa gestire le sue crisi senza mettere in discussione la leadership del suo capo assoluto e che il discorso della successione, ritenuta fisiologica dopo sedici anni di guida ininterrotta, è un problema del dopo e non di oggi. E’ un segnale importante dato che le opposizioni non hanno saputo fare altrettanto con Prodi, con D’Alema e con lo stesso Amato. E in futuro non si prevedono altrettante fortune con un Bersani già contestato da alcuni suoi alleati.

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Ruolo del Mediatore europeo

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2009

Il Parlamento europeo chiede di promuovere l’attività  e il ruolo del Mediatore europeo presso i cittadini e gli enti interessati per contribuire a realizzare un’Unione in cui le decisioni siano prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini. Suggerisce anche di creare un sito unico per agevolare la presentazione delle denunce di casi di cattiva amministrazione delle istituzioni europee.   Il Parlamento rileva che ciascuna istituzione dispone del proprio sito internet attraverso il quale si possono inoltrare denunce, petizioni, ecc., e suggerisce quindi di creare un sito web comune alle varie istituzioni europee per aiutare i cittadini e indirizzarli direttamente verso l’istituzione competente a trattare la loro denuncia, riducendo in tal modo il numero di denunce irricevibili dal Mediatore. Sostiene anche lo sviluppo di un manuale interattivo per aiutare i cittadini ad individuare la sede più idonea alla soluzione dei loro problemi.  Il Parlamento accoglie infine con favore la revisione dello statuto del Mediatore, in particolare il rafforzamento delle sue competenze investigative, “che contribuirà ad assicurare la piena fiducia dei cittadini nella sua capacità di condurre un’indagine esauriente sulle loro denunce, senza restrizioni”.
Fatti e cifre  Nel 2008, il Mediatore ha registrato complessivamente 3.406 denunce rispetto alle 3.211 del 2007, con un aumento del 6%. 802 denunce ricadevano nel mandato del Mediatore europeo. Di queste, 228 sono state dichiarate ricevibili ma prive di elementi sufficienti per avviare un’indagine, mentre sono state avviate 293 indagini in seguito a denunce. 281 denunce sono state dichiarate irricevibili.  La maggior parte di queste indagini interessava la Commissione europea (66%). Sono state anche svolte indagini relative all’amministrazione del Parlamento europeo (10%), dell’Ufficio di selezione del personale delle Comunità europee EPSO (7%), del Consiglio (3%) e dell’ Ufficio europeo per la lotta antifrode OLAF (2%). Altre 37 indagini hanno riguardato altre 20 istituzioni e organi comunitari (13%).  La fattispecie principale di presunta cattiva amministrazione consisteva nella mancanza di trasparenza (36% del totale delle indagini), incluso il rifiuto di fornire informazioni o documenti.  Nel 2008 è stato concluso un numero record di indagini. La maggior parte è stata trattata in meno di un anno (52%) e un terzo (36%) in meno di tre mesi. Di queste, 352 erano collegate a denunce e tre erano indagini di propria iniziativa.

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Mark Tobey: mediatore tra oriente e occidente

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2009

markMilano, 12 maggio – 17 luglio 2009. Galleria Blu, Via Senato 18,  Sono passati più di quarant’anni dalla prima presenza di Mark Tobey alla Galleria Blu di Milano. Fu infatti nell’ottobre del 1968 che un’opera dell’artista americano comparve in una rassegna che aveva come titolo “L’Immortale” e che presentava importanti maestri internazionali come Arp, Ernst, Fontana, Goetz, Magnelli, Matta, Picasso.  Ora a Mark Tobey – una cui opera è attualmente presente nella mostra “Morphologie autre. Omaggio a Michel Tapié” in atto alla Blu fino ai primi di maggio – è dedicata una mostra personale che propone venti opere scelte, realizzate tra il 1953 e il 1972, negli anni di una maturità ormai piena. La prima comparsa di Tobey in Italia si era avuta alla Biennale di Venezia del 1948, cui sarebbero seguite altre presenze nelle esposizioni del 1956 e del 1958, edizione quest’ultima che gli valse il Gran Premio per la pittura. Un bel gruppo di suoi lavori facevano bella mostra di sé nel padiglione degli Stati Uniti assieme a dipinti di Mark Rothko e alle sculture di David Smith e Seymour Lipton. In quell’occasione, nel catalogo della Biennale, Frank O’Hara faceva lucidamente il punto sugli esiti fino a quel momento raggiunti dall’artista e parlava della sua pittura facendo riferimento alla sua “predilezione per la linea in opposizione alla massa” (la massa come elemento tipico della cultura e dell’arte dell’Occidente, la linea di quelle dell’Oriente) citando il confronto che egli aveva cercato con alcuni maestri della pittura orientale e che Tobey stesso riassumeva sottolineando di essere giunto “a scoprire da me stesso che si può ‘vedere’ un albero non solo in termini di luce e di massa, ma anche come linea dinamica”. Su questi presupposti si è poi sviluppata tutta la sua arte, segnata dapprima dalla “scrittura bianca” (la white writing), fondata sulla calligrafia orientale, e poi evoluta nella scrittura di colore, a volte in una costruzione spaziale densa e composita, altre volte in una semplicità grafica disarmante.  La mostra è accompagnata da un catalogo introdotto da un saggio di Heiner Hachmeister, del Comitato Mark Tobey di Muenster, che definisce Tobey “mediatore tra Oriente e Occidente” e sottolinea i “contatti” italiani del maestro americano, da quelli iniziali con Piero della Francesca e i suoi affreschi di Arezzo a quelli con Piero Dorazio, i cui “lavori degli anni ’50 – scrive – anche se alimentati concettualmente da fonti costruttiviste, sono stati senza dubbio influenzati da Tobey, almeno per quanto riguarda la loro superficie visiva.” Ma anche, da non trascurare, gli influssi sulla prima produzione di Tancredi.
Mark Tobey nasce a Centerville, Wisconsin, nel 1890. Dopo aver frequentato i corsi dell‘Art Institute of Chicago (1906-1908) si trasferisce a New York, dove lavora come illustratore di moda. La sua prima personale è del 1917, ma già l’anno successivo, con la sua conversione alla fede Baha’i, la sua pittura va alla ricerca di una dimensione spirituale. Dal 1922 è a Seattle per insegnare alla Cornish School of Allied Arts e qui comincia a studiare la calligrafia cinese. Dopo un viaggio a Parigi (1925) le sue strade si dirigono verso il Medio Oriente, dove affronta le culture (e le scritture) persiane e arabe, e da dove rientra a Seattle. Un lungo soggiorno in Inghilterra, come artista residente alla Dartington Hall, una scuola progressista nel Devonshire, tra 1931 e 1938, gli consente altri importanti viaggi, tra cui  si situa, nel 1934, durante un viaggio in Oriente, un periodo di meditazione e di studio in un monastero zen fuori Kyoto. Matura qui quella “scrittura bianca”, che gli darà una riconoscibilità universale e che sarà presentata nel 1944 alla Willard Gallery di New York. Anche i musei si accorgono di lui e seguono quindi importanti esposizioni a Portland (1945), Chicago (1946), San Francisco (1951). Nel 1955 è da Jeanne Bucher a Parigi e nel 1957 presenta i primi dipinti a inchiostro Sumi. Il gran Premio per la pittura della Biennale del 1958 lo porta definitivamente in Europa. Si trasferisce infatti a Basilea nel 1960 dove rimarrà (foto mark)

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