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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 341

Posts Tagged ‘mediazione civile’

Mediazione civile: buon avvio

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2012

Giovanni Pecoraro, presidente dell’associazione nazionale per l’arbitrato e la conciliazione (ANPAR), in merito all’intervista rilasciata dal ministro di giustizia, Paola Severino sul Corriere della Sera di fine anno, nel confermare fiducia e appoggio per l’allargamento ad altre materie dell’obbligatorietà del tentativo di conciliazione e del suo suo impegno a favore dell’arbitrato obbligatorio, che evitano l’intasamento dei tribunali con causa dai tempi lunghi, dagli effetti disastrosi e dagli alti costi, manifesta perplessità per le sconsiderate affermazioni apparse su qualche organo di informazione in merito alla mediazione, che hanno tutta l’intenzione di tirare per la giacca il ministro Severino, affinchè non rafforzi oltre i metodi di A.D.R. (Alternative Dispute Resolution). C’è qualcuno che, ancora non sa quello che dice, affermando che le cifre della mediazione sono aride e che i numeri ingannano perchè buon parte della mediazione obbligatoria è un fallimento. Un fallimento c’è ed è per quegli avvocati che hanno dato ascolto alle chiacchiere piuttosto che ai fatti. I fatti dicono una sola cosa confermata dal Ministro, ci sono stati 36.000 avvii di procedura di mediazione in meno di nove mesi, come avvio non è male, considerato che molti mediazioni non sono giunte sul tavolo degli organismi perchè le controparti sono stete consigliate a “non aderire” per iniziare una causa. Aspettiamo le determinazione dei magistrati chiamati a giudicare su queste “mancate adesioni” “consigliate da consulenti senza scrupoli e senza etica professionale. Si può anche essere non d’accordo su una legge ma se c’&egra! ve; deve essere fatta rispettare. A noi, tanto per essere chiari, dice Pecoraro, risultano numeri diversi da quelli divulgati dall’O.U.A. (organismo “politico” dell’avvocatura) E’ chiesto al ministro Paola Severino, che bene conosce la categoria di appartenenza, di impegnarsi contro la corruzione. Ma chi sono i corrotti? Chi sono gli evasori fiscali? Da quanto mi risulta la mediazione civile e i sistemi A.D.R. in generale sono una sana medicina per combattere il cancro dell’evasione e della corruzione.
Pecoraro chiede al Ministro di verificare da dove provengono questi ” pseudo fallimenti”? Secondo me il grosso delle mancate adesioni provengono da alcuni ordini provinciale dell’avvocatura e dalla mancata partecipazione di moltissime istituzioni pubbliche chiamate a conciliare, dove forte è la presenza di uffici legali, che vorrebbero continuare a mantenere quei margini di “accordi” interpersonali, spesso corruttivi, piuttosto che risolvere la controversia con un mediatore altamente professionalizzato ed imparziale. Questi sì che sono comportamenti che il Ministro, in questi tempi di sacrifici, ha da tener presente. Da tempo afferma Pecoraro, ho chiesto al Ministero di Giustizia, l’istituzione di una commissione mista – senza oneri aggiuntivi per lo Stato – che verifichi e controlli l’operato degli organismi di mediazione pubblici e privati e di rendere pubblici i “flussi statistici” che mensilmente vengono inviati al ministero distinti per organismi e zone di provenienze. Scopriremmo belle sorprese in proposito. Non è forse vero che il 90% delle mediazioni “fallite” provengono da alcuni degli organismi “iscritti a semplice domanda” nel registro? Questa sì che è una norma anticostituzionale. Per quale motivo gli ordini professionali degli avvocati possono costituirsi in organismi senza essere sottoposti al vaglio ed al controllo del Ministero? Belle parole quelle sulla Costituzione: “salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, ma di chi? Dei cittadini? NO! Sono solo diritti e libertà di chi vuol mantenere le proprie specifiche posizioni di privilegio, acquisite nel corso degli anni a sfavore di quei cittadini che al 99 per cento sono pienamente soddisfatti del nuovo ist! ituto giuridico della mediazione, lo dimostra il fatto che nei tanti incontri avvenuti le sale sono sempre stracolme di persone e fra queste sono sempre di più quelle che si rivolgono direttamente agli organismi piuttosto che affidarsi a consulenti pre-mediazione. Dai faccia a faccia a distanza l’O.U. A. ne esce sempre sconfitta. C’è un solo soggetto che si è data la patente di “medio-conciliatore”, che dopo anni di ordinaria follia cerca di mantenere a tutti i costi privilegi personali, che forse, hanno contribuito “unitamente a i suoi “amici di merenda” all’attuale crisi economica perchè hanno ignorato da sempre le esigenze dei cittadini,lavoratori, famiglia ed imprese. E’ forse Etica con la E maiuscola quella di invitare il Governo a privilegiare gli interessi di pochi, dove a capo, c’è chi intende fare tutto di testa sua allontanando dalle istituzioni e dai cittadini la democrazia e l’equità? Questo Governo presieduto dal prof. Monti e quelli che l’hanno preceduto l’Etica con la E maiuscola sanno bene qual’è e sanno bene anche che non è possibile chiedere sacrifici ai cittadini, privilegiando pochi a sfavore di tanti.
La verità è che chi si è servito da tempo di professionalità per creare una lobby è oggi in grossissime difficoltà e questo – purtroppo per qualcuno – l’hanno capito tutti.

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Mediazione civile: avvii e comportamenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2012

Giovanni Pecoraro, presidente dell’associazione nazionale per l’arbitrato e la conciliazione (ANPAR), in merito all’intervista rilasciata dal ministro di giustizia, Paola Severino sul Corriere della Sera di fine anno, nel confermare fiducia e appoggio per l’allargamento ad altre materie dell’obbligatorietà del tentativo di conciliazione e del suo suo impegno a favore dell’arbitrato obbligatorio, che evitano l’intasamento dei tribunali con causa dai tempi lunghi, dagli effetti disastrosi e dagli alti costi, manifesta perplessità per le sconsiderate affermazioni apparse su qualche organo di informazione in merito alla mediazione, che hanno tutta l’intenzione di tirare per la giacca il ministro Severino, affinchè non rafforzi oltre i metodi di A.D.R. (Alternative Dispute Resolution).
C’è qualcuno che, ancora non sa quello che dice, affermando che le cifre della mediazione sono aride e che i numeri ingannano perchè buon parte della mediazione obbligatoria è un fallimento. Un fallimento c’è ed è per quegli avvocati che hanno dato ascolto alle chiacchiere piuttosto che ai fatti. I fatti dicono una sola cosa confermata dal Ministro, ci sono stati 36.000 avvii di procedura di mediazione in meno di nove mesi, come avvio non è male, considerato che molti mediazioni non sono giunte sul tavolo degli organismi perchè le controparti sono stete consigliate a “non aderire” per iniziare una causa. Aspettiamo le determinazione dei magistrati chiamati a giudicare su queste “mancate adesioni” “consigliate da consulenti senza scrupoli e senza etica professionale. Si può anche essere non d’accordo su una legge ma se c’&egra! ve; deve essere fatta rispettare. A noi, tanto per essere chiari, dice Pecoraro, risultano numeri diversi da quelli divulgati dall’O.U.A. (organismo “politico” dell’avvocatura)
E’ chiesto al ministro Paola Severino, che bene conosce la categoria di appartenenza, di impegnarsi contro la corruzione. Ma chi sono i corrotti? Chi sono gli evasori fiscali? Da quanto mi risulta la mediazione civile e i sistemi A.D.R. in generale sono una sana medicina per combattere il cancro dell’evasione e della corruzione.
Pecoraro chiede al Ministro di verificare da dove provengono questi ” pseudo fallimenti”? Secondo me il grosso delle mancate adesioni provengono da alcuni ordini provinciale dell’avvocatura e dalla mancata partecipazione di moltissime istituzioni pubbliche chiamate a conciliare, dove forte è la presenza di uffici legali, che vorrebbero continuare a mantenere quei margini di “accordi” interpersonali, spesso corruttivi, piuttosto che risolvere la controversia con un mediatore altamente professionalizzato ed imparziale. Questi sì che sono comportamenti che il Ministro, in questi tempi di sacrifici, ha da tener presente. Da tempo afferma Pecoraro, ho chiesto al Ministero di Giustizia, l’istituzione di una commissione mista – senza oneri aggiuntivi per lo Stato – che verifichi e controlli l’operato degli organismi di mediazione pubblici e privati e di rendere pubblici i “flussi statistici” che mensilmente vengono inviati al ministero distinti per organismi e zone di provenienze. Scopriremmo belle sorprese in proposito. Non è forse vero che il 90% delle mediazioni “fallite” provengono da alcuni degli organismi “iscritti a semplice domanda” nel registro? Questa sì che è una norma anticostituzionale. Per quale motivo gli ordini professionali degli avvocati possono costituirsi in organismi senza essere sottoposti al vaglio ed al controllo del Ministero? Belle parole quelle sulla Costituzione: “salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, ma di chi? Dei cittadini? NO! Sono solo diritti e libertà di chi vuol mantenere le proprie specifiche posizioni di privilegio, acquisite nel corso degli anni a sfavore di quei cittadini che al 99 per cento sono pienamente soddisfatti del nuovo ist! ituto giuridico della mediazione, lo dimostra il fatto che nei tanti incontri avvenuti le sale sono sempre stracolme di persone e fra queste sono sempre di più quelle che si rivolgono direttamente agli organismi piuttosto che affidarsi a consulenti pre-mediazione. Dai faccia a faccia a distanza l’O.U. A. ne esce sempre sconfitta. C’è un solo soggetto che si è data la patente di “medio-conciliatore”, che dopo anni di ordinaria follia cerca di mantenere a tutti i costi privilegi personali, che forse, hanno contribuito “unitamente a i suoi “amici di merenda” all’attuale crisi economica perchè hanno ignorato da sempre le esigenze dei cittadini,lavoratori, famiglia ed imprese.
E’ forse Etica con la E maiuscola quella di invitare il Governo a privilegiare gli interessi di pochi, dove a capo, c’è chi intende fare tutto di testa sua allontanando dalle istituzioni e dai cittadini la democrazia e l’equità? Questo Governo presieduto dal prof. Monti e quelli che l’hanno preceduto l’Etica con la E maiuscola sanno bene qual’è e sanno bene anche che non è possibile chiedere sacrifici ai cittadini, privilegiando pochi a sfavore di tanti.
La verità è che chi si è servito da tempo di professionalità per creare una lobby è oggi in grossissime difficoltà e questo – purtroppo per qualcuno – l’hanno capito tutti.

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Mediazione civile e giudice di pace

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2011

Minori, giustizia, sicurezza sociale

Pecoraro, Chiede al Ministro di Giustizia di conoscere quali provvedimenti intende adottare contro i giudici di pace non professionali chiamati a decidere cause minori in ambito civile e penale, che invece di impegnarsi per tentare la conciliazione in sede non contenziosa ai sensi dell’art. 322 c.p.c “rinviano” alla Corte Costituzionale o alla Corte di Giustizia Europea allungando in tal modo e sensibilmente la durata del procedimento e con aumento di costi pagati dalla comunità. C’è già la richiesta di un giudizio di legittimità sulla obbligatorietà del tentativo di mediazione pendente davanti alla Corte Costituzionale da parte del Tar Lazio. Per quale motivo dunque, quattro giudici di pace (Parma, Palermo, Catanzaro, Mercato San Severino) sollevano la stessa questione? Vogliamo capire perch&eg! rave; deve essere sempre la comunità a sostenere lo sperpero di denaro pubblico quanto la Corte dei Conti ha affermato che le innovazioni modificativo-aggiuntive che siano correlate alla migliore attuazione dei principi costituzionali in tema di giudizi, di diritti dei cittadini e di principi che regolano l’azione di pubblici poteri vanno ovviamente recepite. Sappiamo che molti giudici di pace non verificano se all’atto del conferimento dell’incarico al legale, l’informativa, è stata rilasciata e consegnata al cliente con i requisiti previsti dall’art. 4 del D. Leg.vo 28/2010. Come mai, si chiede ancora Pecoraro, i giudici ordinari, nel rispetto dell’art 5 del citato decreto “rinviano” le parti davanti ad un organismo di mediazione, iscritto nel registro tenuto presso il ministero di Giustizia al fine di esperire il tentativo di mediazione, ! mentre alcuni giudici di pace fanno il contrario? Non vorrei ci fossero degli “interessi” tra chi esalta questi comportamenti con enfasi ingiustificata e questi giudici di pace. Un caso per tutti: un cittadino per recuperare 300 euro ne ha dovuto pagare 1400 per onorari, diritti spese ecc al proprio avvocato e altri 1.400 ne ha dovuto versare la controparte . Sapete quanto sarebbe costata alle parti se i loro consulenti non avessero fatto in modo di far fallire la mediazione? 83 euro per parte!

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Mediazione civile: primo bilancio

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2011

Dopo due anni di ritardo, finalmente con il decreto n. 145/2011 pubblicato dal ministero di Giustizia sulla G.U il 25 in vigore dal 26 agosto, recante modifiche al D.M 180/2010 sulla determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché sull’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, si è dato seguito ai primi parziali atti del ministero sulla mediazione civile. Quali le novità dell’ultima ora? Poche ma, di spessore, dice Pecoraro presidente sia dell’ente formativo che dell’organismo di conciliazione & arbitrato dell’A.N.P.A.R, – il primo accreditato per la formazione al numero 21 e il secondo iscritto nel registro al numero 24 – c’è tutto quanto chiesto con la mia relazione al Presidente della commissione giustizia del Senato presentata a giugno. Faccio una sintesi delle richieste avanzate e di quelle pubblicate nel decreto 145. All’audizione nel mese di giugno, nell’esprimere il mio pensiero sulla estensione a tutti gli ordini professionali all’attività di mediatore, dissi al Presidente Berselli ” Presidente, se le dovesse capitare un caso di malasanità da chi preferirebbe essere conciliato da un medico o da un architetto? Certamente da un medico, dissi. Ora, cosa troviamo scritto nel citato decreto ” siano stabiliti criteri inderiogabili per l’assegnazione di affari di mediazione, predeterminati a seconda della specifica competenza professionale, ricavata anche dalla tipologia di laurea universitaria posseduta dal mediatore. Successivamente nella relazione (pubblicato sul sito della Commissione citata) così concludevo in merito alle richieste ” “Rimane, comunque, ferma ed ampia la disponibilità dell’A.N.P.A.R. a collaborare fattivamente alla redazione:
• di un progetto di riforma organica della disciplina della mediazione civile avente come principale scopo la specializzazione per materie dei mediatori;
• di un progetto che contempli un percorso di formazione continua da parte degli enti formatori a favore dei mediatori, attuato con i responsabili scientifici di chiara fama di tutti gli enti accreditati in sinergia con il responsabile del registro, senza oneri aggiuntivi per lo Stato;
• di un progetto che prevede che la mediazione sia svolta da organismi, professionali, datati ed indipendenti, controllati da una commissione presieduta dal Responsabile del registro, senza oneri aggiuntivi per lo Stato. Per concludere continua Pecoraro, peccato per la mancata abolizione di avanzare proposte ad iniziativa del mediatore, prevista nel D.Leg.vo, non sia stata abolita. No per regolamento, abbiamo stabilito che “il mediatore non può avanzare nessun tipo ti proposta salvo che non la richiedano congiuntamente le parti”.(Aianno)

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Iscrizioni mediatori civili

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2011

Dopo due anni di ritardo, finalmente con il decreto n. 145/2011 pubblicato dal ministero di Giustizia sulla G.U il 25 in vigore dal 26 agosto, recante modifiche al D.M 180/2010 sulla determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché sull’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, si è dato seguito ai primi parziali atti del ministero sulla mediazione civile. Quali le novità dell’ultima ora? Poche ma, di spessore, dice Pecoraro presidente sia dell’ente formativo che dell’organismo di conciliazione & arbitrato dell’A.N.P.A.R, – il primo accreditato per la formazione al numero 21 e il secondo iscritto nel registro al numero 24 – c’è tutto quanto chiesto con la mia relazione al Presidente della commissione giustizia del Senato presentata a giugno. Faccio una sintesi delle richieste avanzate e di quelle pubblicate nel decreto 145. All’audizione nel mese di giugno, nell’esprimere il mio pensiero sulla estensione a tutti gli ordini professionali all’attività di mediatore, dissi al Presidente Berselli ” Presidente, se le dovesse capitare un caso di malasanità da chi preferirebbe essere conciliato da un medico o da un architetto? Certamente da un medico, dissi. Ora, cosa troviamo scritto nel citato decreto ” siano stabiliti criteri inderiogabili per l’assegnazione di affari di mediazione, predeterminati a seconda della specifica competenza professionale, ricavata anche dalla tipologia di laurea universitaria posseduta dal mediatore. Successivamente nella relazione (pubblicato sul sito della Commissione citata) così concludevo in merito alle richieste ” “Rimane, comunque, ferma ed ampia la disponibilità dell’A.N.P.A.R. a collaborarefattivamente alla redazione:
• di un progetto di riforma organica della disciplina della mediazione civile avente come principale scopo la specializzazione per materie dei mediatori;
• di un progetto che contempli un percorso di formazione continua da parte degli enti formatori a favore dei mediatori, attuato con i responsabiliscientifici di chiara fama di tutti gli enti accreditati in sinergia con il responsabile del registro, senza oneri aggiuntivi per lo Stato;
• di un progetto che prevede che la mediazione sia svolta da organismi, professionali, datati ed indipendenti, controllati da una commissione presieduta dal Responsabile del registro, senza oneri aggiuntivi per lo Stato. Per concludere continua Pecoraro, peccato per la mancata abolizione di avanzare proposte ad iniziativa del mediatore, prevista nel D.Leg.vo, non sia stata abolita. No per regolamento, abbiamo stabilito che “il mediatore non può avanzare nessun tipo ti proposta salvo che non la richiedano congiuntamente le parti”.

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Mediazione civile sempre più popolare

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2011

Opportune e necessarie le modifiche e le integrazioni al D.M. 180/2010 di prossima pubblicazione. Lo abbiamo detto e scritto da tempo che il D.M. citato doveva essere rivisto e dobbiamo costatare che il legislatore, anche se in parte, ha cominciato con modifiche sostanziali a mettere mano ai correttivi. Cosa chiedevamo e cosa ha previsto il legislatore nel nuovo D.M. di prossima pubblicazione?. Il D.L.vo 28/2010 ha previsto che l’entrata in vigore della legge è senza aggravi a carico dello Stato Non si capisce perchè far esercitare la vigilanza avvalendosi dell’ispettorato generale del ministero di Giustizia. Sarebbe stato più opportuno, come richiesto ai ministri interessati, dal presidente Pecoraro dell’A.N.P.A.R., istituire una commissione di vigilanza, composta da personale MINISTERIALE, che avrebbe dovuto svolgere una funzione di vigilanza, di verifica, di controllo e accertamento – unitamente al RESPONSABILE – sugli organismi di conciliazione, sugli enti formatori e sui mediatori professionali, già iscritti e da iscrivere. La Commissione, che non prevede nessun aggravamento di oneri per lo Stato, dovrebbe essere costituita da cinque componenti: uno del ministero di giustizia, uno del ministero attività produttive, un rappresentante di associazioni regolamentate ai sensi dell’art. 26 d.lgs. 206/2007 art 2 comma 2, un rappresentante degli organismi pubblici ed un rappresentante di organismi privati, operante nel settore dell’A.D.R. e con almeno cinque anni di iscrizione alla camera di commercio. Va bene anche il tirocinio dei mediatori in almeno 20 casi di mediazione svolti presso organismi iscritti, a condizione che sia corrisposta al tirocinante almeno il 50% dell’indennità l’altra metà al mediatore senior. Non siamo per niente d’accordo sulla gratuità della prestazione del patrocinante. L’ A.N.P.A.R proporrà ricorso al T.A.R. nel caso in cui si intenda per l’ennesima volta mortificare la dignità dei mediatori. Professionalità si, ma gratuità della prestazione del mediatore mai. Bene anche le modifiche da apportare obbligatoriamente nel regolamento dell’organismo. In base ad esse il mediatore deve svolgere l’incontro con la parte istante anche in mancanza di adesione della parte chiamata in mediazione, con il rilascio del verbale solo all’esito della mancata partecipazione della medesima. Accettata anche la regola – già esposta dal presidente Pecoraro alla commissione Giustizia del Senato nell’audizione dello scorso mese di giugno – che, nell’assegnazione degli affari di mediazione, si deve tener conto di criteri predeterminati, nel rispetto della professionalità dei mediatori designati e della specifica competenza. Per esempio, in un caso di controversia riguardante la responsabilità medica è opportuno che la stessa sia risolta da un medico piuttosto che un ingegnere. Accolto con soddisfazione dal presidente Pecoraro l’obbligo degli organismi a consentire gratuitamente l’attività di tirocinio. Gli organismi devono essere a disposizione dei giovani mediatori, non questi ultimi a disposizione degli organismi. In tal maniera si mette fine alle speculazioni, ribadendo che nella mediazione civile sono necessari comportamenti lineari e trasparenti. Benissimo anche la riduzione delle tariffe, così come concepita, almeno in questa prima fase. Con le modifiche tariffarie si è voluto dare un ulteriore impulso al cittadino a risolvere le proprie controversie attraverso la mediazione, con un risparmio ulteriore di costi, almeno per le controversie obbligatorie. Buona anche la derogabilità della tariffa per la risoluzione di controversie facoltative. (A.IANNO)

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Rivisitazione del codice deontologico forense

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2011

Condivisibile, questa volta, le novità che arrivano dal CNF (Consiglio Nazionale Forense). Secondo il presidente Pecoraro dell’A.N.PA.R. questa è la strada maestra da perseguire e da appoggiare. Un passato remoto segnato da un passato prossimo che potrebbe segnare una fiducia rinnovata nell’avvocatura da parte dei cittadini. Il C.N.F. nel mettere mano alla rivisitazione del codice deontologico forense, all’indomani del convegno sulla mediazione civile tenutosi a Roma il 25 maggio c.a. con la partecipazione del ministro Angelino Alfano, a prescindere da quanto deciderà la Corte Costituzionale, ha cominciato a delineare altre novità sulla mediazione civile e commerciale da valutare da parte degli ordini provinciali degli avvocati. Con le nuove regole deontologiche , cosa cambia per l’avvocato in materia civile e commerciale?
Con la circolare n. 13-C-2011 si richiama innanzitutto il rispetto degli obblighi derivanti dalla normativa primaria in materia di mediazione, in particolare quelli posti a presidio dei requisiti di terzietà, indipendenza, imparzialità e neutralità del mediatore. In secondo luogo, il canone deontologico sottolinea il dovere di competenza, “volendo con ciò evidenziare sopratutto la peculiarità dell’avvocato mediatore, che non può farsi autore di una proposta di conciliazione non conforme al diritto e non può sottrarsi al dovere di rendere compiutamente consapevoli le parti, nel momento del regolamento di interessi, delle loro rispettive posizioni in termini di diritto”.
In particolare, l’articolo 55 bis stabilisce che l’avvocato non deve assumere le funzioni di mediatore in difetto di adeguata competenza nella materia oggetto del procedimento. Gli altri canoni deontologici regolano i possibili profili di incompatibilità, di conflitto di interessi, di accaparramento di clientela. In particolare, stabiliscono che non può assumere funzioni di mediatore l’avvocato che abbia in corso o abbia avuto negli ultimi due anni rapporti professionali con una delle parti o quando una delle parti sia assistita o lo sia stata negli ultimi due anni da un suo socio o associato. Se poi ha assunto le funzioni di mediatore non potrò avviare rapporti professionali con le parti per i successivi due anni. E’ stato fugato l’atroce dubbio, da tempo manifestato – continua Pecoraro – gli organismi privati e gli enti formativi costituiti non solo da avvocati ma, anche da altri professionisti o da docenti universitari sono illegittimi. Spetta ora al ministero di Giustizia, “verificare” caso per caso l’esistenza di delle incompatibilità, dei conflitti d’interessi, e di cominciare a dare una stretta per quanto riguarda quegli organismi ed enti formativi, i cui rappresentanti legali non sono in possesso di un titolo di studio uguale o conforme a quelli che frequentano un corso per diventare mediatori. (ABOVE)

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Cittadini e mediazione civile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2011

E’ perfettamente vero che ognuno può esprimere un parere sulla mediazione civile ma ciò non significa discreditare il Ministro di Giustizia. Ancora veleni sulla mediazione civile da parte dell’O.U.A. mentre un avvocato su mille barerebbe con la mediazione – dice Pecoraro, presidente dell’ANPAR (Associazione Nazionale per l’arbitrato e la conciliazione). Ai cittadini non piace il comportamento all’insegna della polemica da parte di questi pochi avvocati, che lanciano veleni sul Ministro, solo perchè si è eretto a difesa dei cittadini contro la casta. Il Ministro e i funzionari del ministero fanno di tutto affinchè la legge venga rispettata. Non è vero che la circolare del 4 aprile c.a, “acuisce profili di anticostituzionalità, perchè il decreto legislativo non consente&n! bsp; di individuare criteri di qualità per la formazione dei mediatori e requisiti idonei di competenza”. Il mediatore, – là dove il regolamento lo prevede – “potrebbe ragionare con l’unica parte presente, sul ridimensionamento o sulla variazione della sua pretesa da comunicare all’altra parte che non si è presentata, come proposta dello stesso soggetto in lite e NON il mediatore”. Dunque, nessun diritto violato e nessuna mediazione unilaterale, solo il rispetto della volontà del cittadino. Mi interessa particolarmente sapere, continua Pecoraro, per quale motivo l’O.U.A. nulla dice in merito ad avvocati che ricoprono la carica di rappresentanti legali in società di capitali che si sono costituiti sia in enti formativi che in organismi di conciliazione. Il tutto in barba alla tanta invocata legge professionale che recita “l’esercizio del! le professioni di avvocato e di procuratore è incompatibile con l’esercizio di attività imprenditoriali in nome proprio o in nome altrui”. L’O.U.A. ha sempre detto che la mediazione è “arricchimento economico” per organismi ed enti formativi.Queste sì che sono situazioni anomale nella mediazione civile come mai fanno finta di non conoscerle? Da tutto quanto dice l’O.U.A. fino ad oggi non riesco a raccogliere nessun barlume di verità, ma solo azzardate previsioni di incompetenza e sollevamento di ansie nei confronti della categoria dei mediatori. Queste sono tendenze preoccupanti alle quali bisogna porre rimedio. L’ANPAR quale associazione regolamentata rappresentativa degli interessi legittimi dei mediatori se, non finisce lo stillicidio di false notizie sulla figura del conciliatore/mediatore, sugli enti di formazione e sugli organismi di conciliazione, da parte dell’O.U.A – assicura Pecoraro – è costretta a prendere una serie di provvedimenti a tutela delle citate categorie, magari attivando una richiesta di risarcimento danni attraverso l’avvio di una procedura conciliativa, anche perchè gli estremi ci sono tutti. (G. Pecoraro)

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Mediazione civile in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2011

Cinquanta Province raggiunte e oltre 33.000.000 di cittadini in tutta Italia, da Bolzano alla Sicilia, hanno finalmente la camera conciliativa nella loro Provincia, Comune o meglio ancora “sotto casa”. Prosegue così – al ritmo di una decina alla settimana di delegazioni e uffici di conciliazione che il direttivo dell’ANPAR (Associazione Nazionale per l’Arbitrato & la Conciliazione) assegna ai propri iscritti. Il progetto “camere conciliative sotto casa” prevede la copertura entro quest’ anno sull’intero territorio nazionale di camere conciliative, dove i cittadini hanno la possibilità di conciliare volontariamente eventuali controversia tra loro insorte. Non più estenuanti appuntamenti presso studi legali, non più snervanti attese per ottenere giustizia, da non più migliaia di euro per una causa, solo ambienti confortevoli e predisposti alla conciliazione. Benvenuta beata mediazione! Così hanno risposto quelli che hanno concluso attraverso un conciliatore altamente professionale, la loro lite con un accordo trasfuso in un verbale di avvenuta conciliazione. Peccato – afferma il presidente Pecoraro – che molti giovani conciliatori, oltre 500, iscritti al nostro organismo, sono in attesa di ricevere l’atto autorizzativo ministeriale senza il quale non possono essere designati a dirimere controversie e non si possono aggiungere ai 150 che già stanno lavorando.(ABOVE)

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Il Tar Lazio e mediazione civile

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

Il TAR Lazio del 12 aprile 2011 ha emesso un’ordinanza “interlocutoria” che non, ha valore definitivo, è servita, soltanto a tenere aperto il dialogo tra coloro che hanno proposto il ricorso e i cittadini. L’ordinanza emessa può essere suscettibile di cambiamenti e sviluppi, ma, l’ossatura della legge resta ed è quella stabilita nell’art. 60 della Legge 69/2009, nel D. Leg.vo 28/2010 e nel D.M. 180/2010? L’aver dichiarato rilevante e non manifestamente infondata, in relazione agli artt. 24 e 77 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale di alcuni commi dell’art. 5 , non ha fatto altro che rafforzare l’istituto della mediazione civile, che comunque resta vigente così come pubblicata. Salvo che la Corte Costituzionale non smentisca se stessa a proposito di procedibilità di alcune controversie civili, (sentenze: cfr. Corte Cost. 13 luglio 2000, n. 276; Corte Cost. 4 marzo 1992, n. 82 e, in relazione al giusto processo, Corte Cost. 19 dicembre 2006, n. 436 – n. 47 del 1964, nn. 56, 83, 113 del 1963, n. 40 del 1962 – n. 46 del 1974 -). La Corte Costituzionale, ha sempre affermato che lo scopo deflattivo dei procedimenti civili connaturati al tentativo di conciliazione obbligatoria, rappresentano certamente un interesse generale, anche in considerazione dei tempi ristretti nei quali si deve concludere la procedura di mediazione (quattro mesi) e del costo ragionevolmente contenuto per le parti che vi ricorrono, non si vede ora per quale motivi dovrebbe andare contro corrente e contro l’U.E. A tal proposito, dice il presidente Pecoraro, dell’Associazione Nazionale per l’Arbitrato e la Conciliazione, tutti hanno detto e parlato di tariffe applicabili alla mediazione ma NESSUNO, ha mai fatto un raffronto serio tra quello che costa – anche in termine di tempo – un giudizio ordinario e una conciliazione. Faccio un esempio, continua Pecoraro – Un giudizio per un valore di causa di euro 516.501, che parte dalla difesa stragiudiziale costerà quanto in appresso: difesa stragiudiziale euro 5.653,21 per parte; giudizio di primo grado 23.788,67 per parte. Dopo la sentenza la parte che ha avuto ragione nel giudizio deve attivarsi per recuperare quanto deciso dal giudice e dunque l’avvocato deve introdurre una nuova procedura per l’esecuzione della sentenza, che se passata in giudicato, assomma ulteriori compensi per l’avvocato pari ad euro 3.065,00 per il decreto ingiuntivo più euro 956,12 per il precetto. Il soccombente non paga? L’avvocato pone in essere ulteriori procedure (esecuzione mobiliare euro 2.846,61, esecuzione immobiliare: euro 5.284,66 – esecuzioni presso terzi euro 3.761,32). Per concludere: dopo circa 10 anni di durata del processo le parti hanno speso: l’attore, euro 45.355,59 la controparte euro 29.441,88. Viceversa con la conciliazione avrebbero speso per l’indennità al conciliatore la mo! dica cifra di 1.333, 33 euro per parte.Da questi compensi sono esclusi quelli per eventuale appello e cassazione. Questo è il vero motivo per cui la Corte Costituzionale e la Corte di Giustizia Europea hanno deciso a favore dell’obbligatorietà dell’esperimento del tentativo di conciliazione in materia di mediazione civile e commerciale. Appare chiaro dunque, che il TAR LAZIO, ha agito alla “Ponzio Pilato,” lavandosi le mani e trasferendo alla Corte Costituzionale la quale con le tante sentenze sopra richiamate ha già dichiarato costituzionali sia l’art. 24 che il 77. Pienamente d’accordo,invece, è il presidente Pecoraro, su una rivisitazione dell’articolo 16 del D. Leg.vo 28/2010, richiamato nell’ordinanza “interlocutoria”, in merito ad una migliore regolamentazione degli organismi di conciliazione pubblici o privati. Avevo colto da tempo, continua Pecoraro, che saremmo gi! unti a questo stato di cose, sia per la formazione dei mediatori professionali che il proliferare di organismi “fatti in casa”, senza valore aggiunto. E’ lontano il tempo che facevo presente al Ministro che a gestire il procedimento di mediazione dovevano essere gli ordini professionali, le camere di commercio, e quegli enti privati con un minimo di anzianità almeno quinquennale di operatività nei sistemi A.D.R. (Alternative Dispute Resolution).

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I primi guai per gli avvocati contrari alla mediazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

Avvocati nei guai per non aver ottemperato all’obbligatorietà dell’esperimento del tentativo di conciliazione per le materie entrate in vigore il 20 marzo 2011. Il presidente del tribunale di Prato, Dott. Francesco Antonio Genovese, ha alleggerito la posizione dell’avvocato che ha presentato direttamente un domanda giudiziale  per una materia obbligatoriamente conciliabile, risultato:  le parti sono state invitate  a trovarsi un organismo per il tentativo obbligatorio di conciliazione. Irrilevante è stata da parte dell’avvocato l’esibizione della “famosa informativa”  fattasi firmare del cliente, valida solo per le materie e per la tutela di diritti disponibili non rientrante fra quelle previste dall’art. 5 del D.Leg. 28/2010. Anche per queste “informative” quando verranno al “nodo” ed al vaglio del giudice nasceranno guai seri, staremo a vedere come l’avvocato giustificherà al proprio cliente  il mancato componimento conciliativo  che poteva essere fatto a costo zero. C’è da dire che il presidente del Tribunale, nei confronti di questo avvocato poco propenso alla mediazione, è stato molto benevole.  Secondo  il parere del presidente dell’A.N.P.A.R. (Associazione Nazionale per l’Arbitrato & la conciliazione), l’avvocato, forse,  ha commesso il reato di patrocinio infedele  delitto sanzionabile  ai sensi dell’articolo 380 n. 1 c.p. in quanto  ha tenuto una condotta del patrocinatore irrispettosa dei doveri professionali, stabiliti per fini di giustizia a tutela della parte assistita ed, in secondo luogo, un evento che implichi un nocumento agli interessi di quest’ultimo, inteso non necessariamente in senso civilistico di danno patrimoniale, ma anche nel senso di mancato conseguimento dei beni giuridici o dei benefici di ordine anche solo morale, che alla stessa p! arte sarebbero potuti derivare dal corretto e leale esercizio del patrocinio legale. Nella specie, continua Pecoraro, l’avvocato si  è reso responsabile di una condotta sicuramente irrispettosa dei doveri professionali, consistita nella consapevole omissione di non esperire il tentativo di conciliazione  obbligatorio per la materia trattata, così determinando nocumento alla parte assistita, correttamente individuato nella perdita da parte del patrocinato di ogni possibilità di far valere le proprie ragioni in conciliazione. In questa fase, continua Pecoraro, una cosa è certa, che  il cliente  può  già chiedere all’avvocato il risarcimento danni causato, c.d.,  per la mancata conciliazione, per la perdita di tempo e per li rimborso delle spese di giustizia anticipate oltre la revoca del mandato a suo tempo firmato.

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Mediazione civile e giovani avvocati

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2011

I vertici dell’O.U.A. temono i giovani avvocati e i praticanti. Sembrerebbe questa la vera paura che attanaglia il Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura. Ospite della trasmissione “UnoMattina” di Rai1, l’avvocato ha lamentato il fatto che a svolgere la mediazione civile non saranno “i grandi avvocati o gli avvocati preparati, ma i praticanti o i giovani che non trovano lavoro”, sottolineando subito dopo, preoccupato, che “ce ne saranno tantissimi”. Queste parole, oltre a dire che tutti gli avvocati che faranno i mediatori civili sono professionisti tutt’altro che grandi e tutt’altro che preparati, hanno fatto sorgere dei seri dubbi su quelle che sono le sue reali intenzioni. Il Presidente dell’Oua ha a cuore, come ha sempre sostenuto, le sorti della giustizia civile italiana e il bene dei cittadini o, piuttosto, teme che gli avvocati “in erba” riescano sul serio a risolvere le controversie private? La differenza non è da poco: in quest’ultimo caso, infatti, ag! li avvocati più maturi verrebbero sottratte tutte quelle cause sulle quali essi hanno – dati alla mano – il monopolio assoluto. Quali siano le sue vere intenzioni non è dato saperlo con certezza, anche se i punti di riferimento non mancano. Vero è, per esempio, che l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, ostile da sempre alla riforma, da un lato sostiene che la mediazione civile rappresenterebbe per il cittadino un costo aggiuntivo, dall’altro pretende che sia obbligatorio, per lo stesso cittadino, affrontare un altro e ulteriore costo per farsi accompagnare da un avvocato davanti al mediatore civile. Sempre vero è, inoltre, che i rappresentanti degli avvocati pretendono di parlare a nome di tutti i colleghi, ma la maggior parte dei giovani avvocati si dichiara invece molto interessata alla mediazione civile (e come non potrebbe farlo, visto il sovraffollamento della categoria e i pochi spazi liberi lasciati dagli avvocati più maturi). Infine, è altrettanto vero che le agitazioni e gli scioperi degli avvocati di questi ultimi mesi quasi mai sono stati voluti dai numerosissimi giovani avvocati italiani, ma sono sempre stati imposti dai vertici della categoria professionale e dai “baroni” del foro. In conclusione, è dunque molto difficile pensare che i vertici dell’Oua e gli avvocati più maturi abbiano a cuore le sorti della giustizia italiana. Dopo aver gridato allo scandalo sostenendo che la mediazione civile rappresenterebbe una “privatizzazione della giustizia”, ora si scopre invece che ciò che più temono è perdere qualcosa che già consideravano di loro esclusiva proprietà. Forse è arrivato il momento che i praticanti e i giovani avvocati italiani inizino a pensare con la loro testa.

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Mediazione civile e lobby avvocati

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

Non ha fatto in tempo a partire la riforma della “mediazione civile” che la lobby degli avvocati si è messa in stato di agitazione dopo aver già bloccato dal 16 al 22 marzo le aule di giustizia. Come è noto ormai a molti, infatti, a partire dal 21 marzo è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 che ha introdotto in Italia un nuovo istituto di diritto, per l’appunto la “mediazione civile”, che ha lo scopo di far addivenire le parti ad una conciliazione attraverso l’opera di un mediatore, vale a dire un soggetto professionale, qualificato e terzo che aiuti le parti in conflitto a comporre una controversia in via extragiudiziale e che sarà obbligatoria per determinate questioni in materia civile stabilite dall’articolo 5 del suddetto decreto legislativo. Senza entrare nel merito sulla bontà della riforma che comunque ha negli intenti quello di deflazionare il contenzioso giudiziario che vede l’Italia  tra i primi posti per numero di cause  e per la lentezza dei processi, Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti” rileva un’anomalia tutta italiana che denota una forma di “cerchiobottismo” per non parlare d’incoerenza evidente: da una parte gli avvocati promettono battaglia contro il tentativo di riforma e dall’altra approntano gli organismi di mediazione sul territorio nazionale. Basta scorrere, infatti, il Registro degli Organismi accreditati presso il Ministero della giustizia che è rintracciabile al seguente link http://www.giustizia.it/ giustizia/it/ mg_1_10_1.wp?previsiousPage=mg_2_7_5_2per rendersi conto che gran parte degli ordini professionali degli avvocati si sono attrezzati per procedere già da subito alle mediazioni. La domanda nasce spontanea: che al di là di tutto si sia fiutato comunque l’affare?

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Giustizia: mediazione civile

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Dal 20 marzo è obbligatoria. “La mediazione? Semplice ed efficace” recita lo slogan della nuova campagna di comunicazione finalizzata a far conoscere alla cittadinanza lo strumento giuridico della mediazione civile per la risoluzione delle controversie, come alternativa al processo ordinario. L’avvio della campagna di comunicazione coincide con l’entrata in vigore del decreto ministeriale che istituisce il registro dei mediatori. Dal marzo 2011 il tentativo di mediazione fra le parti, in caso di controversie civili, diventa obbligatorio. Il nuovo istituto giuridico intende disincentivare il ricorso in tribunale, per ridurre progressivamente l’arretrato che grava sul sistema giustizia. Il procedimento di mediazione non è soggetto ad alcuna formalità ed è protetto da norme che assicurano alle parti l’assoluta riservatezza rispetto alle dichiarazioni e alle informazioni emerse. Tali informazioni non possono essere utilizzate in sede processuale, salvo esplicito consenso delle parti, e il mediatore (nominato non oltre quindici giorni dal deposito della domanda presso l’organismo di mediazione) è tenuto al segreto professionale. Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a quattro mesi, trascorsi i quali il processo può iniziare o proseguire. Per coloro che ricorrono alla mediazione sono previste agevolazioni fiscali: tutti gli atti relativi al procedimento sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni altra spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura, in particolare, il verbale di conciliazione sarà esente dall’imposta di registro sino all’importo di 50.000 euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente.

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Mediazione civile: l’O.U.A. mette Fini nei….casini

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Non si sa, la risposta data dal presidente della Camera  dei Deputati, all’incontro tenutosi a Roma con la rappresentanza della giunta nazionale dell’O.U.A. guidata dal loro solito  “capo-cordata”. Si sa, che si sono presentati da “agnelli indifesi”  esponendo “in primis “ al Presidente Fini  “le principali proposte e aspettative,  che vanno dalla creazione della figura del giudice laico alla riforma dell’ordinamento, affermando anche che ci sono 240mila avvocati in Italia che attendono risposte alle problematiche quotidiane che si ripercuotono anche sul cittadino”, Subito dopo,  hanno chiesto da  “lupi affamati” che  ” quello che ci preme di più è che venga accolta la richiesta di proroga di un anno per la media conciliazione”. L’O.U.A. ha  definito, da sempre – l’esperimento del tentativo  di mediazione obbligatorio che parte dal 20 marzo 2011 ed affidato a conciliatori/ mediatori professionali –  anticostituzionale perchè,  coarta la volontà delle parti chiamate a conciliare. Così non è – dice Pecoraro – , in quanto le parti sono SEMPRE libere di scegliere se avviare o aderire ad un avvio di procedura conciliativa e decidere se farsi assistere o non assistere da un consulente. In nessun Paese esiste una libertà più libertà di questa. Viceversa  è la richiesta dell’istituzione di un giudice laico  che comporta  gravi problemi di legittimità costituzionale. Vediamo più in dettaglio quali sono le possibili violazione costituzionali, che incombono sulla richiesta da parte dell’O.! U.A.., di un giudice laico:
a)    divieto di istituzione di giudici speciali di cui all’art. 102 Cost;
b)   violazione del principio secondo cui nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostitutito per legge, di cui all’art. 25 Cost.;
c)   violazione del principio di terzietà ed imparzialità del giudice, ormai espressamente sancito dall’art. 111 Cost.
A mio avviso, dunque,  è stato presentato al presidente Fini un uno scenario impressionante inesistente sulla giustizia  civile  solo per farlo trovare “nei …..”casini”.   Tutti hanno respinto la richiesta di rinvio presentata dall’O.U.A. a partire, dai giudici togati, da moltissimi avvocati, praticanti avvocati, ordini professionali, cittadini, imprese,  enti pubblici, neo laureati, tutte le associazioni  di consumatori e non, camere di commercio ecc.  (A. Bove in sintesi)

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Anno giudiziario e mediazione civile

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2011

Grandi titoli sulla crisi della giustizia italiana all’inaugurazione dell’anno giudiziario e tutti  aventi lo stesso tema: “la giustizia è ormai al collasso; alto numero di prescrizioni; processi lenti” e chi ne ha più ne metta, ma tutti gli intervenuti, concordano  sul fatto che  l’unico sistema valido ed efficiente  per combattere questo stato di cose è il neo istituto giuridico della mediazione civile. La relazione di sintesi del  Primo Presidente della Corte di Cassazione in materia di mediazione civile, oltre che dare valore al neo istituto, è andato ben oltre, quando ha affermato che  “uno dei pilastri su cui si fonda il nuovo istituto  è la previsione  dell’obbligatorietà della mediazione per chi intenda introdurre una controversia rientrante tra quelle previste dalla legge”.
In questo contesto anche il Presidente  dell’Organismo Internazionale di Conciliazione & Arbitrato, dell’A.N.P.A.R. si inserisce per dire la sua.
Dice Pecoraro:  il messaggio venuto fuori dalle varie relazioni ed interventi è  chiaro  per tutti: “senza resistenze corporative” (Alfano), “bisogna passare ai fatti” (Palamara), dunque  andare avanti senza tentennamenti al fine di cominciare a costruire “quel pilastro”  dell’obbligatorietà della mediazione  per chi intende  introdurre  una controversie (Lupo).
Il consenso sull’obbligatorietà  si è fatto largo  nei confronti di tutti , gli unici  che esprimono pareri negativi  sono solo i “vertici” dell’O.U.A.  dove alcuni componenti  pur di salvaguardare  interessi personalistici,  si sono avventurati a parlare ai propri colleghi in modo  elementare della  mediazione, dopo essere stati in silenzio, bugiardi  e scettici per oltre un decennio. Migliaia e migliaia di mediatori professionali  iscritti  all’Organismo che rappresento – continua Pecoraro- sono stufi di essere offesi da chi va in giro  parlando di “mediamediazione”, a tal proposito il nostro comitato scientifico-giuridico, sta valutando se  esistono gli estremi per intentare una “class action” nei confronti  di chi  ha deluso e ferito l’orgoglio  di essere professionisti della mediazione coniando ! un temine  di disistima, che  può influire non poco nei confronti di chi  si appresta a risolvere  una  controversia,  attraverso un organismo di conciliazione  – che nel designare un  mediatore professionale  fortemente competente – deve convincere le parti di non trovarsi di fronte ad un “mediamediatore”. Il no già deciso a queste offese  viene dalla categoria  di giovani avvocati che non ci stanno ad essere qualificati “mediavvocati”, solo perché hanno arricchito il loro bagaglio culturale e professionale acquisendo la qualifica di mediatore professionale,in modo da avere  delle opportunità  lavorative in più.
Questa è gente – continua Pecoraro – abituata a diffondere zizzanie per il solo scopo personalistico, hanno detto cose diverse da quello che pensavano ai loro iscritti ed ora sono alla resa dei conti. Adesso, chi glielo dice a quegli avvocati  con anzianità di iscrizione all’albo di 15 anni  – che  fino a Novembre potevano acquisire la qualifica di conciliatore specializzato a semplice domanda –  di frequentare un corso obbligatorio di 50 ore, per non essere fuori dal mercato del  lavoro professionale?  Non è forse questo il motivo per cui chiedono il rinvio dell’obbligatorietà!
Gli organismi di conciliazione esistenti hanno offerto  la loro disponibilità a dialogare da tempo con gli ordini degli avvocati ma i signori ai vertici dell’O.U.A.   l’hanno sempre rifiutata a differenza del C.N.F.  e delle associazioni  autonome dei giovani avvocati  che hanno contribuito e non poco  alla divulgazione della mediazione civile e commerciale. Solo, oggi  con l’apertura dell’anno giudiziario,  dove dalle relazioni dei vari Presidenti  si apprende  della bontà della legge sulla mediazione civile,  hanno cominciato  a chinare il capo  per dire che la mediazione obbligatoria  è una cosa buona ma che  vogliono tempo per  “formare gli avvocati”. Se le stime non sono errate: sono oltre centomila i mediatori professionali  pronti a deflazionare   le cause civili e commerciali da venire e quelle già pendenti, ma, secondo Pecoraro, gli organismi esistenti, non sono sufficienti per tutte le materie obbligatorie  per cui sarebbe opportuno che il ministro Alfano  dettassse una scaletta di effettiva entrata in vigore alle  materie il cui  esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.  Il  20 marzo 2011 potrebbero prendere i! l  via dell’obbligatorietà, per esempio, le seguenti materie: condominio, locazione, comodato, risarcimento del danno derivante dalla  circolazione dei veicoli e natanti,  la responsabilità medica, contratti assicurativi, bancari,  controversie  che i cittadini hanno già affidato alla mediazione a partire dall’entrata in vigore del D. Leg.vo 28/2010,  l’altra metà dovrebbe entrare poi in vigore al massimo dal 20 settembre 2011, magari estendendo l’obbligatorietà anche per altri diritti disponibili,  proprio in considerazione della complessità della materia che richiederebbe almeno un altro poco di monitoraggio, pur essendo molte di queste controversie risolte egregiamente  ancor prima del periodo della citata obbligatorietà.(A. Bove)

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Mediazione civile commerciale

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2011

Quando ad una buona legge, quella sulla mediazione civile e commerciale,  che sta dando i suoi frutti (meno 4%  di contenzioso giudiziario rispetto  all’anno 2009),  si frappongono interessi personalistici e di parte è una violazione ai diritti disponibili ed alla dignità dei cittadini.
E’ una storia miserevole, dice il presidente dell’ANPAR dott. Giovanni Pecoraro, che ha danneggiato e continua a danneggiare i giovani avvocati, i praticanti avvocati, i neo laureati e tutti gli  altri albi ed ordini professionali.  Gli emendamenti al neo istituto giuridico della mediazione civile che  sta portando avanti  l’O.U.A.  (per fortuna non il CNF)   sono solo cavilli e vi spiego il perché. I cittadini e  quasi all’unanimità gli ordini professionali  si sono attrezzati e di conseguenza pronti a  risolvere le loro controversie con  mediatori altamente professionalizzati. Detto ciò,  continua Pecoraro,  ho l’impressione che il presidente dell’O.U.A più che adoperarsi per gli ordini professionali, che dalla mediazione civile possono trarne solo vantaggi,  si sta avventurando  su un percorso di contestazioni sulla giustizia che si rivelerà un  Boomerang per tutti coloro che ci hanno creduto.  Ora  investe  Onorevoli e Senatori, chinando il capo e chiedendo la grazia di inserire  degli emendamenti  che modifichino quello che lo stesso Parlamento all’unanimità  fin dal 1999 ha approvato e dato delega al Goveno per l’emanazione della legge che ora la casta vorrebbe abrogare, in alcuni punti importanti e farla fallire così come fece a suo tempo per la conciliazione in materia di lavoro. Forse non tutti sanno che il presidente dell’O.U.A.  per anni ha curato una rubrica dedicata alle liti condominiali sulle pagine del Mattino, che fa parte del CdA di Finmeccanica ovvero che ha grossi interessi nel settore assicurativo  (Allianz) ed immobiliare e guarda caso sono proprio quei settori  per i quali il presidente O.U.A.  ne chiede l’abrogazione dell’esperimento del tentativo obbligatorio che se, non fatto è causa di improcedibilità al giudizio ordinario.  Il NO già deciso alle  richieste dell’O.U.A. viene dalla categoria degli  mediatori già pronti ad essere designati  per deflazionare il pesante carico ! delle controversie pendenti e quella da venire, collaborando con i giudici ordinari favorevoli, a questo nuovo istituto giuridico che è la mediazione civile. (A. Bove)

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Mediazione civile: fine degli inganni

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2010

Si è scatenata una bufera sull’O.U.A.  (Organismo Unitario Avvocatura Italiana), al congresso nazionale forense tenutosi a Genova, il ministro Alfano, con coraggio ha dato il benservito “alla casta”, che aveva presentato  in materia di mediazione civile e commerciale  proposte indifendibili, come quella, di ottenere l’obbligo di difesa alle parti in mediazione  e l’abolizione della obbligatorietà in materia di mediazione. Il ministro Alfano, molto garbatamente  nella forma ma polemico, giustamente, nella sostanza, ha consegnato alla platea dei duemila avvocati presenti (meno dell’1% degli iscritti) un messaggio molto chiaro ed inequivocabile: “non sono più ammissibili demagogie”.
Sarebbe una cosa molto sgradevole e non deontologicamente sana se, una parte dovesse smentire avanti ad un giudice ordinario, così come già successo, “ l’avvocato non mi  “ha informato” a dovere sulla conciliazione.  Quello che sta succedendo nella classe forense fa riflettere, perchè mentre da un lato pretendono adeguata professionalità dei conciliatori, dall’altro non si rendono conto che sono proprio gli avvocati ad essere designati per competenze specifiche a dirimere le controversie. Questo fa capire che all’interno dell’avvocatura c’è uno scontro in atto tra i grossi studi di avvocati civilisti e i giovani avvocati. E’ evidente la contrapposizione, dice il presidente dell’A.N.P.A.R. – Associazione Nazionale per l’Arbitrato e la Conciliazione dott. Giovanni Pecoraro, sono tanti gli avvocati/conciliatori che sono entusiasti di aver intrapreso questa nuova attività, più in particolare le donne. Questi nuovi professionisti dal 20 marzo 2010, data di entrata in vigore del D.Leg.vo n. 28, hanno capito le coincidenze fortunate che offriva la neo-legge  in materia di opportunità di lavoro professionale. Come mai, questo è accaduto! solo a partire dal 20 marzo? Perchè, afferma Pecoraro –  vi  è stato, da parte “della casta” un attentato contro il diritto degli avvocati  a conoscere come stavano realmente le cose.   Prima di questa data l’istituto della conciliazione esisteva di già ed anche in forma obbligatoria: è da quando è entrato in vigore  il citato decreto che i giovani avvocati  non sprovveduti o deviati  hanno capito la reale importanza di una legge che risolve in breve tempo a costi zero una lite. Si diceva  e lo si è detto fino alla vigilia del congresso di Genova che la “media-mediazione” avrebbe fatto la fine della mediazione obbligatoria in materia di lavoro. In questi ultimi mesi si è assistito a sceneggiate patetiche scioperi  contro se stessi,   ricorsi al TAR contro una legge liquidata con parere favorevole del Consiglio di Stato e per ultimo di minacce  di “incatenamenti”, cose che non incantano più nessuno, così come non hanno incantato quegli avvocati (oltre 120 mila) che si sono dedicati con profitto a questa nuova professione di conciliatore professionale. Dico ancora di più, con questa legge  è stato allargato ulteriormente  il ventaglio di occasioni professionali; non più solo avvocato ma: conciliatore, arbitro, negoziatore, consulente di parte nel procedimento di mediazione, C.T.U. e per ultimo con  l’entrata in vigore del D. M. 180 del 4 novembre 2010 anche la possibilità di esercitare l’attività di docenza in materia di risoluzione di controversie in materia civile e commerciale.
Ma quale tutela di difesa ai cittadini? I cittadini hanno detto basta, da tempo  ai “classisti” e se qualcuno paventa “incatenamenti” mettendo da parte anche quel poco di dignità professionale rimasta, sappia che da parte dei cittadini  ci sarà  una richiesta  “referendaria”   anche Europea per il mantenimento ed il potenziamento del nuovo istituto giuridico sulla mediazione. (A.Bove – in sintesi)

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Mediazione civile

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2010

Si prepara un autunno  denso di prospettive di lavoro per chi è già conciliatore,  grazie alla politica dell’O.U.A. che è contro la mediazione civile e commerciale diventata legge dal 20 marzo 2010. E’ stato chiesto al presidente Pecoraro – dell’Associazione Nazionale per la Conciliazione  e l’Arbitrato (ANPAR), una delle prime associazioni (anno di costituzione 1995), a credere nei sistemi alternativi alla giustizia ordinaria –  del perchè l’O.U.A. è contraria alla mediazione e quali sono i vantaggi o svantaggi degli organismi di conciliazione già costituiti. “Gli organismi di conciliazione sotto sorveglianza  del ministero di giustizia hanno superato il numero di cento, fra questi spicca l’assenza della maggior parte degli Ordine degli avvocati. Infatti, l’Organismo Unitario  dell’Avvocatura, non opera bene nella mediazione civile,  perchè vuol mantenere a tutti i costi posizioni di privilegio  a discapito dei cittadini e della giustizia. Non si capisce perchè l’Italia dovrebbe discostarsi da quelle che sono le direttive Europee e dalla volontà del popolo, che ha chiesto al Governo il rispetto della delega  parlamentare, in materia di mediazione civile. Bene fa il ministro, Angelino Alfano, nel dire di mettere da parte le “lobby” o di non legiferare secondo la loro volontà su tematiche prive di ogni fondamento. I dati ci dicono, che più l’O.U.A. esprime contrarietà alla mediazione, più i cittadini ed avvocati o commercialisti prendono le distanze dai rispettivi vertici che presiedono gli ordini professionali. La verità è una sola, afferma Pecoraro – i consigli degli ordini degli avvocati, possono a “semplice richiesta”, cosi come dettato dall’art. 18 del D. Leg. 28/2010, istituire  organismi presso ciascun tribunale, avvalendosi di proprio personale e utilizzando i locali loro, messi loro a disposizione del tribunale. Perchè non l’hanno fatto?  La risposta è molto semplice e  senza equivoci: i rappresentanti legali degli ordini professionali hanno  gli stessi obblighi e responsabilità di altri organismi pubblici e privati  iscritti  nel registro tenuto presso il Ministero, per tali motivi  il  rappresentante legale dell’ordine  deve  assumere  carichi di responsabilità senza oneri per conto di terzi  e a favore di terzi, questi sono i veri motivi per cui si chiede l’abolizione dell’informativa, dell’obbligatorietà del tentativo di conciliazione prima della  domanda giudiziale e la presenza  necessaria  in qualità di assistenti nella mediazione da parte degli avvocati. Qui non c’è nessun principio di  “lesa maestà”, c’è solo buon senso di dare possibilità, agli stessi avvocati, ai giovani ed ai neolaureati –  attraverso gli Organismi costituiti e dopo un corso formativo “ad hoc”  – la possibilità di lavorare. Il grosso problema dell’O.U.A. è che per la prima volta nella storia dell’avvocatura e della giustizia, i presidenti degli Ordini,   sono responsabili delle designazioni  in materia di risoluzione di controversie  civili e commerciali, in particolare per quelle materie il cui tentativo  è obbligatorio a partire dal marzo 2011.
Infatti -. dice ancora Pecoraro –  se,  il mediatore al quale è affidata la risoluzione di una controversia  formula una proposta di conciliazione”  NON nel rispetto del limite dell’ordine pubblico e delle norme imperative,  il relativo verbale diventa non omologabile e la responsabilità ricade unicamente  in capo al rappresentante dell’ordine professionale, costituitosi Organismo.
Inoltre, c’è anche da dire, che la norma deontologica degli ordini professionali, non consente a chi è al vertice  e chi ne fa parte  di “autodesignarsi” conciliatore, al massimo il responsabile dell’organismo potrebbe comportarsi come succede oggi per altri incarichi, tesi unicamente a favorire “gli amici o gli amici degli amici” a prescindere dalle specifiche competenze. Tantissimi avvocati,  praticanti avvocati, giovani laureati in giurisprudenza e/o in materia economiche, laureati con titoli equipollenti, che hanno creduto e credono nella mediazione civile, quale sistema efficiente  in grado di deflazionare il carico delle controversia sia pendenti che  da venire, ringraziano l’O.U.A. , perchè mentre  questo organismo aspetta “riscontri”  dal Ministro alle loro insensate proteste, quelli che sono già conciliatori specializzati esercitano ed hanno esercitato,  alla gran! de questa nuova attività professionale, basta leggere i dati delle conciliazioni effettuate da altri organismi di conciliazione e dalle camere di commercio, che registrano un  incremento di risoluzione delle liti di circa il 60% da quando è andato in vigore il D. Leg.  n. 28 a marzo del 2010. Un dato per tutti: l’ANPAR che rappresento, ha avviato procedure conciliative su tutto il territorio nazionale ed estero, dall’entrata in vigore della legge,  sia per numero che per valore (oltre i 6 milioni di euro).   Ormai, quasi nessuno più crede,  in particolare i cittadini,  alle accuse  dell’O.U.A. contro il nuovo istituto giuridico della mediazione civile. Al contrario l’avvocato che fino ad oggi  “ha chiuso gli occhi  alla mediazione”  dovrebbe già cominciare a porsi il problema di cosa succederà quando il  proprio assistito, al quale non è stato detto che  la risoluzione della propria controversia poteva e può  risolversi a costo zero e nel tempo massimo di 4 mesi, verrà a conoscenza di questa carente “informazione”? L’aver da tempo invitato a disertare la formazione da parte dell’O.U.A. ai propri iscritti  ha significato semplicemente  “paralizzare quegli avvocati che hanno perso e stanno perdendo  quote di mercato professionale,  sono sempre di più  i conciliatori avvocati che  anche con giudizi pendenti stanno ricorrendo ad essa e più sciopera l’O.U.A., più  aumentano  gli avvii di procedure conciliative, più si disertano le udienze più i giudici “demandano” agli organismi le controversie in corso, più non si assistono i meno abbienti  più gli organismi di conciliazione si fanno avanti.  Egoisticamente – dice  Pecoraro – non sò proprio come avremmo fatto noi associazione se, non ci fosse stata l’O.U.A. (A. Bove)

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Mediazione civile: per le controversie pendenti

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Un emendamento  necessario quello del Governo inserito nella manovra che riforma il processo civile con l’obiettivo di accelerare i tempi di risoluzione  delle controversie pendenti.
Facciamo un pò di chiarezza in proposito –  dice Pecoraro  presidente dell’Associazione Nazionale dell’Arbitrato e la Conciliazione ( A.N.P.A.R).  Dopo mesi  di chiacchiere ed interpretazioni sulla mediazione, entrata in vigore il 20 marzo,   il Governo  ha capito che  il continuo rinviare  – ad estendere l’obbligatorietà, a tutti i diritti disponibili dei cittadini, mediante il tentativo di conciliazione, così come  è stato fatto per le controversie civile e commerciale transfrontaliere, di cui alla Direttiva Europea 52/2008 – può mettere in pericolo il buon esito dell’istituzione del nuovo istituto giuridico.
Infatti, l’emendamento  (comma 18 della manovra) prevede che nei procedimenti civili che pendono dinanzi alla corte d’appello, il giudice, su istanza di parte anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l’espletamento del procedimento di mediazione. Viene contestualmente assegnato alla parte richiedente il termine di 15 giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Le istanze devono essere proposte, a pena di decadenza, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.  Questo comma – continua Pecoraro – non fa altro che rendere  operativo  quanto già inserito  al comma 2 dell’art. 5   del Decreto Legislativo 28/2010, con una differenza  che  con l’approvazione di questo comma non è  consentita la discrezionalità al giudice, anche in sede di giudizio di appello,  “valutare la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comporta! mento delle parti, e invitare le stesse a procedere la conciliazione” spetterà alla parte che ha interesse  o alle parti  congiuntamente cercare una soluzione bonaria delle controversie,  presentando, a pena di decadenza, entro  tre mesi dall’entrata in vigore  “della manovra” istanza per l’avvio  di un tentativo di mediazione. La conseguenza?  – dice Pecoraro – è quella che per tutte le controversie pendenti, anche per quelle in appello, “di fatto”  diventa  obbligatorio  tentare la conciliazione. Dunque, se le parti conciliano usufruiranno di tutte i benefici già in atto con la legge 28/2010, se, invece, non conciliano,  la parte che ha fatto fallire la conciliazione,  pur avendo ragione potrebbe vedersi accollare tutte le spese processuali  dal giudice ed essere tenuto al pagamento anche di  ulteriori sanzioni. Legislazione premiale per tutti, conferma Pecor! aro –  prestigioso successo del Governo nel ribadire  che la deflazione dei processi pendenti  avviene attraverso la mediazione civile che  deve essere imposta e non proposta,  così come vorrebbero  taluni che hanno difficoltà a comprendere la grande portata di  questo nuovo istituto giuridico. (A. BOVE)

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