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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘medici famiglia’

Medici di famiglia, ecco le categorie abilitate alla sostituzione. Il punto sui pensionati

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

«Nell’ultima convenzione hanno messo la clausola che il medico in pensione non può sostituire un medico di famiglia» lo scrive a Doctor33 un medico in pensione che accusa i sindacati. Posto che ad imporre il cambiamento non sono stati i sindacati in trattativa ma la legge, il problema sussiste ma non è insuperabile. Mentre la vecchia convenzione prevedeva all’articolo 17 che un medico pensionato potesse sostituire un medico di famiglia titolare, ora le cose cambiano. Il comma 2 punto f dell’Accordo del 2005 (i cui contenuti sono stati ripresi nel 2009) lasciava la chance delle sostituzioni a tutti i medici che fossero titolari di convenzione per la medicina generale all’atto del pensionamento.Non era incompatibile inoltre chi era già pensionato alla firma del precedente accordo nazionale del 2000, chi avesse cessato un rapporto di dipendenza al quale però era transitato dopo il 1992 partendo dalla medicina di famiglia e chi fruisse del trattamento di quiescenza del solo fondo generale dell’Enpam (pensione di vecchiaia).Questo dispositivo si è venuto a scontrare con le leggi che portano il nome dell’ex ministro della Semplificazione Marianna Madia. Il decreto legge 90 del 2014 ha vietato alle amministrazioni pubbliche di retribuire incarichi di studio e consulenza, dirigenziali e direttivi o cariche in propri organi di governo a ex dipendenti pubblici e privati collocati in quiescenza. La successiva legge 124 del 2015 ha poi distinto gli incarichi di studio e consulenza, che si possono affidare a pensionati a titolo gratuito anche per più di un anno, da quelli dirigenziali e direttivi, che invece non possono durare oltre un anno, non sono prorogabili né rinnovabili (articolo 17, ultimo comma). Sul tema ci sono anche le circolari 5/2016 e 6/2014 del ministero per la Pubblica amministrazione.
Di fronte a una norma nazionale di rango più elevato, la convenzione di medicina generale ha dovuto adattarsi. E così l’articolo 8 comma 2 del nuovo Accordo del 2018 rimanda alla normativa “vigente” per le sostituzioni di medici di famiglia con medici pensionati. Con un’eccezione: restano compatibili i medici che beneficiano delle sole prestazioni della “quota A” del fondo di previdenza generale dell’Enpam. «La pensione in quota A spetta a chi si pensiona a partire dall’età minima Enpam, che adesso è stata portata a 68 anni, a condizione abbia contribuito al Fondo. Ma l’età della pensione di vecchiaia è comunque inferiore ai 70 anni di età alla quale si lascia la convenzione», sottolinea Mauro Ucci, storico esponente del comitato centrale Fimmg e di Fimmg Toscana. «Per anni chi andava via prima perdeva la convenzione perché si riteneva che i due redditi, pensione e convenzione, fossero incompatibili. Negli ultimi anni è stato chiarito che l’incompatibilità non sussiste, si può riscattare la pensione ed esercitare. La legge lascia questa categoria l’unica abilitata alle sostituzioni».Bisogna poi distinguere tra tipologie di sostituzioni. Quelle di oltre 30 giorni richiedono l’instaurarsi del rapporto con l’Asl, mentre in quelle per meno di 30 giorni è il medico titolare ad instaurare un rapporto fiduciario con il sostituto, e non c’è rapporto con la Pa. Sotto i tre giorni, poi, non serve nemmeno la comunicazione della sostituzione all’Asl. Ricapitolando: gli ex medici di famiglia possono ancora (ma forse solo in teoria, come vedremo a breve) sostituire i colleghi titolari per assenze sotto i 30 giorni; le sostituzioni oltre i 30 giorni sono riservate ai giovani nelle graduatorie o al solo caso particolare del medico che ha lasciato la convenzione prima dei 70 anni per riscattare prima la pensione in quota A, «fermo restando – aggiunge Ucci – che i contributi in quota A si possono riscattare anche a 70 anni, al momento di lasciare la convenzione per raggiunti limiti di età, e tra l’altro in questo caso si maturano gli arretrati». In definitiva, riflette Ucci, «il problema non è tanto ciò che la nuova convenzione ha tolto, ma ciò che di fatto è stato tolto prima. Con l’informatizzazione il medico che va in pensione deve riconsegnare le credenziali personali all’Asl, e non può più accedere al sistema per fare ricette ed impegnative. Questo è il vero ostacolo sostanziale!». Mauro Miserendino – fonte: Doctor33)

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Post-laurea dei medici di famiglia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

«Da ventisette anni come Simg diciamo sì alla specializzazione in medicina generale ma la soluzione non è a portata di mano e soprattutto esclude che il problema possa essere affrontato in modo estemporaneo. Serve una soluzione legislativa, dello stesso rango normativo del decreto legge Calabria, e in parallelo occorre affrontare questi aspetti nella convenzione». Claudio Cricelli presidente della Società italiana di Medicina generale, annuncia che il tema dell’appetibilità della medicina generale, e degli esodi dalla professione, sarà affrontato al prossimo congresso Simg a Firenze. Ma è reduce dal Congresso Fimmg di Villasimius dove si è espresso in totale sintonia con il sindacato sulla necessità di una riforma del corso di formazione triennale e del diploma. Una riforma difficile perché tanta acqua continua a correre sotto i ponti, solo quest’anno il decreto Calabria ha ammesso i giovani del 2° e 3° anno del triennio a concorrere per le zone carenti e ha disposto l’ingresso nel corso di medici neolaureati senza borsa di studio. Questi ultimi dovevano essere 2000 ma le Regioni li hanno ridotti a 666. Motivo? Il corso è destinato a un “upgrade”; sono stati presentati all’ex ministro della Salute Giulia Grillo due programmi di studi, dal movimento Giotto dei giovani medici e dalla Società di medicina generale-Simg, più una serie di rilievi della Fimmg sul core curriculum della medicina generale elaborato nel 2011. Testi corposi, che a qualche regione fanno presagire costi superiori di gestione. Le stesse regioni hanno prodotto un documento contro la carenza dei medici – dove propongono la riduzione del corso di laurea in Medicina e del post-laurea e l’assunzione di neolaureati nella sanità pubblica – ma è dedicato alla dipendenza, «non che si siano dimenticati della medicina generale, c’è un passaggio ad essa dedicato – segnala Cricelli – tuttavia ancora una volta si rivela strategico, a monte, un passaggio legislativo». In questo scenario di cambiamento, dove le specializzazioni si suggerisce scendano a 3 anni e la medicina a 4, qualche voce si leva in favore dell’ “universitarizzazione” del corso. Che è un ulteriore elemento di complicazione, ma nel ragionamento ci sta. «Se non ora quando? E’ tempo di chiedere anche per la medicina generale il titolo di specialità. Dopo che i precedenti ministri Bussetti e Grillo hanno preso in considerazione la riforma del corso triennale, la categoria dovrebbe spingere il governo a pronunciarsi», riflette Francesco Carelli dell’associazione dei tutor europei di medicina generale Euract. «L’università, come avviene all’estero, potrà garantire una omogeneizzazione dei contenuti del triennio, un piano dove si indichi che cosa deve sapere il medico diplomato alla fine del corso, che cosa deve saper fare e saper vedere, quali sono le sue abilità. Beninteso, il lavoro fatto fin qui da formatori della medicina generale va premiato. Ma che ci azzeccano le regioni (e i sindacati) con il post-laurea? E’ un’anomalia italiana. Il percorso ideale? L’Università dovrebbe fare suoi i nostri core curricula che verrebbero gestiti da un dipartimento della Medicina di Famiglia. Quanto al tirocinante, parole d’ordine devono essere: meritocrazia sulla materia specifica, qualità, e vocazione». Per la verità, il dialogo tra medicina generale ed Università in alcune realtà è già partito.Facciamo un passo indietro. In Sardegna al 76° Congresso la Fimmg ha modificato lo Statuto riservando fra i quadri una presenza fissa dei giovani medici: gli under 40 assumeranno posizioni di vertice negli esecutivi nazionale, regionali e provinciali. Inoltre è stata istituita un’area del sindacato dedicata ai tutor e ai docenti in medicina generale, e a coordinarla è stato chiamato il segretario ligure Andrea Stimamiglio. A lui intanto chiediamo perché, al di là della necessità di un atto legislativo, le regioni guardino nei documenti alle carenze dell’ospedale e non del territorio. «Per quanto ci riguarda, di fatto ci sono già norme precise volte a ovviare alla carenza di MG, carenza che inizia a diventare importante in alcune città del nord come Milano e in alcune aree periferiche montane o collinari; il nostro accordo nazionale, visto quanto disposto dal 135/2018, prevede in caso di necessità che i corsisti del triennio possano seguire fino a 500 pazienti a testa». Venendo alla durata del corso, per Stimamiglio «la soluzione non può essere comunque di accorciare la durata del triennio, vista la complessità degli argomenti trattati e la necessità di avere al termine del percorso un professionista preparato. La nostra non è una specializzazione come in altri paesi europei, ma per le sue caratteristiche meriterebbe di diventare al più presto un diploma di specializzazione». Sul punto, ecco la novità. Con l’Università sono in corso “prove di dialogo”. «In Liguria, per esempio, è stato creato per la prima volta in Italia un “Dipartimento Misto Università-Medici di Famiglia”, che ha scopi di ricerca e sperimentazione, di organizzazione degli internati abilitativi degli studenti in medicina, di collaborazione per le docenze sia per il V e VI anno del corso di laurea in medicina sia per il triennio di formazione. Devo aggiungere che è ormai tempo che le borse di studio dei corsisti in Medicina di Famiglia (circa 800 euro al mese, vale a dire meno di quanto prendono sia la mia segretaria che la mia infermiera) siano equiparate almeno a quanto guadagnano gli specializzandi, vale a dire circa il doppio». (Mauro Miserendino fonte doctor33)

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Medici di famiglia e ospedale si mettono in rete

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

«Il 95 per cento delle nostre richieste di consulenza specialistica passa attraverso l’ospedale Fatebenefratelli di Erba e costruire una rete con gli specialisti ospedalieri è dunque una cosa naturale e utile per i medici di famiglia, soprattutto per migliorare l’accuratezza e la tempestività del nostro lavoro». Negli ultimi mesi si è fatto pressante il problema dell’antibioticoresistenza e per questa ragione si è concretizzato il progetto “Microbiologia clinica partecipata”, un gruppo di lavoro supportato da un sito internet dedicato per far lavorare insieme l’Ospedale e i medici della zona. A parlarne è Giuseppe Enrico Rivolta, medico di famiglia a Erba e responsabile del progetto per l’Ordine dei medici e chirurghi di Como, sotto la cui regia si svolge l’iniziativa. «Stiamo perfezionando un network – ci racconta – tra ospedale e territorio che inizierà con l’affrontare il problema dell’antibioticoresistenza, di cui mi occupo da tempo». Rivolta, infatti è medico di famiglia ma specializzato in malattie infettive da tempo impegnato anche a livello europeo per la categoria iin quest’emergenza; nell’ambito del progetto con l’Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba si sono già pianificati alcuni incontri cui parteciperanno medici di famiglia del territorio e microbiologi ospedalieri. «Da parte nostra puntiamo a migliorare la cultura dei medici del territorio sul tema della microbiologia clinica, affinare le procedure per invio e conservazione dei campioni biologici, migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni, diffondere la conoscenza delle nostre metodiche» spiega Pierpaolo Maggioni, direttore sanitario dell’Ospedale. Il network opererà attraverso riunioni periodiche e un sito ad accesso riservato dove i medici potranno scaricare documenti e porre quesiti, ottenendo una sollecita risposta dagli specialisti ospedalieri. Non si escludono le collaborazioni con le società scientifiche, corsi Ecm e pubblicazioni.

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Medici di famiglia, il ministro Speranza apre al microteam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Il “microteam” con medico di famiglia, infermiere e collaboratore negli ambulatori «secondo me è un’idea giusta che va nella direzione giusta» e sono possibili anche «nuovi investimenti tecnologici per la diagnosi di primo livello, che qualifica il vostro lavoro e aiuta anche a ridurre le liste di attesa, evitando che una mole significativa di cittadini» arrivi agli ospedali. Lo sottolinea il ministro della Salute, Roberto Speranza, parlando alla platea del congresso nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) in corso a Villasimius (Cagliari).«Il vostro ruolo – ha aggiunto Speranza – può essere ancora più centrale e decisivo. Dobbiamo sederci e ragionare insieme sul lavoro da fare e se queste sono le vostre caratteristiche, ma stanno cambiando la domanda e i bisogni del paese. come fare? Questa è la nostra sfida». «I medici di famiglia», ha ricordato, «rappresentano il primo punto di contatto con il Ssn. La vostra forza è la competenza, i titoli, ma mi piace pensare che la forza più grande che avete sia la fiducia dei cittadini, che comporta anche un’enorme responsabilità: i titoli quando li hai presi non li perdi, la fiducia ogni giorno la devi conquistare. Dobbiamo lavorarci seriamente rispettando le funzioni di ciascuno. E dobbiamo provare a drenare risorse anche extra fondo sanitario nazionale. Non faccio promesse, ma posso garantire il mio impegno».Le parole del ministro arrivano dopo che il segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti, tra le proposte per il futuro della medicina generale contenute nella sua relazione annuale, aveva parlato proprio del microteam, «un nuovo contenitore» per cambiare il quale «servono risorse». Secondo il segretario Fimmg, è necessario che «la politica assuma consapevolezza della possibilità di considerare il medico di medicina generale quale ‘soggetto di impresa ad alto e prevalente carattere pubblico e sociale’, definizione di sintesi espressa dallo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, di fronte alle proposte prospettategli nel corso del primo incontro con Fimmg, tenutosi al ministero». (fonte: doctor33)

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Medici di famiglia: Un mondo finito?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

«Nei prossimi 5 anni mancheranno 45 mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti? Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito». Così si è espresso il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti nel suo intervento al Meeting di Rimini per l’incontro ‘Intergruppo sussidarietà: le riforme istituzionali’ scatenando le reazioni della categoria. .Pronta la risposta della Fimmg che in una nota parla di «realtà parallela» visto che «ogni giorno negli studi dei medici di famiglia del nostro Paese passano 2 milioni di italiani» sottolinea il segretario generale della Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti. «Senza calcolare i contatti telefonici o informatici – aggiunge Scotti – possiamo dire che in un mese il numero dei pazienti che vediamo è pari a quello dell’intera popolazione italiana. E se il sottosegretario conoscesse meglio il Paese reale, saprebbe che ci sono sempre più italiani che faticano a curarsi per problemi economici. Per queste persone anche il ticket è un problema. «La realtà fotografata da un’indagine del Censis presentata lo scorso novembre in occasione dei 40 anni del Servizio sanitario nazionale è ben diversa» sottolinea Anelli «l’87% degli italiani dichiara di fidarsi del medico di medicina generale (la quota raggiunge il 90% tra gli over 65), che è tra l’altro la fonte principale delle risposte a domande di salute (si rivolge a lui il 72,3% degli italiani)».
A rassicurare la categoria l’intervento del ministro Giulia Grillo che evidenzia in un post su Facebook come «i medici di medicina generale sono il primo presidio di salute per i cittadini, la base e la garanzia di un sistema sanitario pubblico in grado di assistere tutti in base alle personali necessità. Per guarire non basta un click. Ogni giorno 2 milioni di cittadini si recano nella rete capillare di ambulatori presenti su tutto il territorio nazionale. Dobbiamo essere orgogliosi di avere il diritto e il privilegio di poter liberamente scegliere il medico di famiglia di nostra fiducia senza pagare costose assicurazioni». (fonte Doctor33 3 e da noi rilanciato in abstract)

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Medici famiglia: L’aumento delle visite causato dall’incremento delle malattie croniche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

Il presidente Claudio Cricelli: “Solo il 5% dei generalisti è strutturato in forme associative. Queste organizzazioni permettono di ridurre del 50% le liste di attesa con notevoli risparmi per il sistema. Più fondi per attrezzature e tecnologie
Firenze, 29 novembre 2018 – In un decennio il carico di lavoro dei medici di famiglia è raddoppiato, passando da 5,5 visite per paziente all’anno nel 2006 a 9,9 nel 2016 (XI Report Health Search). L’allungamento della vita media e la crescente diffusione delle malattie croniche sono i motivi principali di questa vera e propria impennata. Quasi il 40% (39,1%) degli italiani è infatti colpito da una di queste patologie: in particolare, ipertensione (17,4%), artrosi/artrite (15,9%), malattie allergiche (10,7%), osteoporosi (7,6%), bronchite cronica e asma bronchiale (5,8%) e diabete (5,3%). Nonostante questi numeri preoccupanti, le risorse dedicate alla medicina del territorio sono sempre più esigue, con forti carenze organizzative. “Serve un grande Piano Sanitario della Medicina Generale, per ristrutturare completamente il comparto”. È l’appello del dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), al 35° Congresso nazionale della società scientifica che si apre oggi a Firenze. “Il ritardo organizzativo nella dotazione delle cure primarie è la causa dell’allungamento delle liste d’attesa e dell’enorme crescita del costo delle prestazioni, che continuano a gravare sulla medicina specialistica e sull’ospedale – spiega il presidente Cricelli -. Solo il 5% dei generalisti è strutturato in forme associative (le cosiddette medicine di gruppo integrate), anche se sono state lanciate più di 10 anni fa. Una completa realizzazione di queste modalità di lavoro aggregate permetterebbe di ridurre di più del 50% le liste di attesa per gli esami diagnostici di primo livello (ad esempio le ecografie), che oggi vengono eseguiti dagli specialisti”. “Una migliore presa in carico dei pazienti sul territorio – sottolinea il dott. Cricelli – consentirebbe anche di ottimizzare i ricoveri e le prestazioni dell’ospedale. Serve una totale ricostruzione della medicina generale. Ai medici di famiglia deve essere concessa la possibilità di prescrivere i farmaci innovativi, finora negata. Vanno aumentati gli investimenti in conto capitale in attrezzature e tecnologie mediche. Deve essere modernizzato il sistema di formazione della medicina del territorio, ancor oggi burocratico e limitato all’insegnamento in aula. Finora abbiamo assistito alla deliberata volontà di non realizzare il cambiamento. Con la Conferenza del 2020 vogliamo sbloccare questa situazione di stallo, coinvolgendo tutte le forze attive della politica sanitaria: gli specialisti potranno costruire con noi questo percorso interattivo, inevitabile di fronte ai numeri della cronicità”.
La percentuale di over 55 con almeno una malattia cronica supera il 50%, arrivando a più dell’85% per gli over 75. La stessa tendenza si osserva anche per le persone che soffrono di almeno 2 malattie croniche: la percentuale va dal 35,4% per le persone tra 60 e 64 anni, al 65,7% per gli over 75. Considerando quindi gli over 75, quasi 7 su 10 presentano più di una malattia cronica. In base all’XI Report di Health Search, il database di SIMG, il 20% delle visite dei medici di famiglia è determinato dall’ipertensione, il 6,9% dal diabete mellito di tipo 2, il 5,2% da dislipidemia e il 4,5% dalle malattie ischemiche. “La medicina generale intende porsi come una professione moderna, complessa e completa – afferma il dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG -. Sappiamo assumerci a pieno titolo la responsabilità della cura dei cittadini. Vogliamo costruire nuove modalità per esercitarla, con strumenti innovativi, tecnologie e organizzazione avanzate. Questo Congresso vuole adottare anche un linguaggio diverso, vista l’importante presenza dei giovani medici, che rappresentano circa il 60% del totale. Al posto delle Tavole rotonde, ci sarà una sorta di sorta di commedia, con ‘personaggi in cerca d’autore’: in scena, un regista utilizzerà la traccia del testo pirandelliano e chiamerà i vari protagonisti coinvolti (ad esempio, rappresentanti del sindacato, degli infermieri, direttori generali ecc). Dobbiamo costruire la professione a immagine e somiglianza dei giovani e offrire loro il meglio di quello che siamo riusciti a costruire. A partire dalla nostra scuola che, accanto all’alta formazione, si arricchisce di una nuova scola di medicina pratica (con simulatori e manichini). Realizzeremo anche una rivista di medicina pratica e una pubblicazione sulle malattie croniche, che rappresentano la grande sfida della medicina generale del futuro insieme alle fragilità. Avvieremo, a gennaio 2019, la scuola per ricercatori di studi clinici ed è in cantiere anche quella per la realizzazione delle linee guida. Siamo l’unica società scientifica accreditata a redigere questi documenti nell’ambito delle cure primarie”.

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Medici di famiglia: carichi di lavoro duplicati. Simg lancia sos

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Le regioni non danno al medico di famiglia risorse per dotarsi di infermieri e collaboratori, e le cure primarie non decollano sul territorio; in compenso il medico da solo lavora il doppio. Nel 2006 vedeva ogni suo assistito sei volte l’anno- è la media “del pollo” trilussiana, alcuni dodici volte e altri zero – nel 2016 la media è stata di dieci volte l’anno. Il dato dell’undicesimo Report di Health Search, il generatore di dati statistici sugli assistiti dei Mmg ideato da Simg non può far riflettere una medicina generale “in cerca d’autore” quale quella presente al 35° Congresso SIMG. «Quest’anno la Società italiana di medicina generale ha tanto pubblico giovane: 320 studenti al 5° e 6° anno di Medicina, 640 tirocinanti del corso triennale di diploma post-laurea e 400 appena usciti che attendono di entrare in graduatoria «ma aspettano soprattutto di capire che cosa ne sarà di loro», sottolinea il presidente Simg Claudio Cricelli. «La medicina generale è in cerca d’autore, chi sostituisce i colleghi che si pensionano scriverà pagine nuove e a questo tema abbiamo dedicato il titolo dell’evento; un tema strettamente legato al carico di lavoro, che è un’incognita». L’aumento dell’età media della popolazione ha portato ad alte prevalenze di malattie croniche. Quattro italiani su dieci sono malati cronici, un 17,4% è iperteso, un 16% ha artrosi o artrite, un 10,7% ha malattie allergiche, un 7,6% l’osteoporosi. Anche a partire da questi dati di popolazione rilevati da Health Search Simg costruirà nei prossimi mesi una Job description del lavoro del medico di famiglia: una nuova pagina, dall’Italia, da consolidare a Firenze nel 2020 in una conferenza italiana della medicina generale annunciata da Cricelli, e sulla quale orientare i prossimi contenuti formativi. Cricelli ha però una richiesta pure per il governo: un grande piano sanitario che veda la medicina generale al centro. «Il ritardo organizzativo nella dotazione delle cure primarie è la causa dell’allungamento delle liste d’attesa e dell’enorme crescita del costo delle prestazioni che continuano a gravare sulla medicina specialistica e sull’ospedale», dice. «Solo il 5% di noi è strutturato in forme associative (medicine di gruppo integrate) ancorché siano state lanciate più di 10 anni fa. Una completa realizzazione di queste modalità di lavoro permetterebbe di ridurre di più del 50% le liste d’attesa per esami diagnostici di I livello, come le ecografie, oggi eseguiti dagli specialisti». Cricelli parla in conferenza stampa con il leader Fimmg Silvestro Scotti, il Presidente Enpam Alberto Oliveti e il Presidente della Federazione degli Ordini Filippo Anelli, che conferma punto per punto le esigenze della categoria. «Il 90% degli italiani sopra i 65 anni ci apprezza, così come il 78% di tutta la popolazione, venti punti percentuali in più che nel 1978 quando il servizio sanitario partì. Questa gratificazione prevale su quelle economiche». Il leader Simg ha da pochi minuti inaugurato una scuola di simulazione aperta a tutti i partecipanti agli eventi formativi Simg (anche ai laureandi, dunque) «acquistata con i soldi dei soci, tanto per sottolineare che noi per primi sentiamo la necessità di farci carico delle priorità del servizio pubblico, a costo di esporre nostre risorse. Come abbiamo del resto fatto per le scuole di formazione che Simg ha aperto a Firenze su dolore e cure palliative, patologia osteoarticolare, patologia cardiovascolare, acuzie, vaccinazioni, cronicità, studi clinici, e adesso linee guida. L’assistito ha capito il nostro sforzo e i sondaggi lo dicono, ma c’è un altro concetto da sottolineare: le 60 sessioni del programma tutto sono fuorché esito di una frammentazione di conoscenze, si va dall’ecografia al dolore attraverso una visione complessiva e condivisa, ma questo, che è anche apporto allo sviluppo del paese, di apparecchiature diagnostiche smart qui esposte come il telefonino a otto derivazioni da 300 euro per gli ecg, quanto viene compreso?» Il presidente Simg ricorda come ai medici di famiglia siano precluse persino le associazioni di farmaci da loro prescrivibili singolarmente contro l’asma, nonché principi antidiabetici che si dovrebbero utilizzare in prima battuta. «Ecco perché siamo in cerca d’autore. Vogliamo sapere che faremo, come verremo impiegati, in un contesto in cui esplode l’incidenza sul territorio di malati cronici, bisognosi del loro medico e spesso di care manager infermieri, ma si spende la maggior parte delle risorse per terapie da somministrare in contesti ospedalieri». (Mauro Miserendino da Doctor33)

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L’invito dei medici di famiglia dopo il rinvio dell’obbligo vaccinale inserito nel Milleproroghe

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Il presidente Claudio Cricelli: “I piccoli dovrebbero essere sottoposti a questi strumenti di prevenzione, che permettono di evitare gravi malattie, prima di iniziare la scuola”
Firenze, 3 agosto 2018 – “Prendiamo atto della decisione di prorogare di un anno l’obbligo di presentazione del certificato vaccinale per l’ammissione dei bambini a scuola. Chiediamo ai cittadini, al di là di quanto previsto da questo provvedimento, di vaccinare i figli quanto prima, di registrare l’atto di vaccinazione e di iscriverli a scuola dopo averli sottoposti a queste fondamentali misure di prevenzione. Suggeriamo ai genitori di non aspettare la scadenza dell’obbligo. La vaccinazione rappresenta una misura di tutela non solo dei figli ma dell’intera comunità”. È questo l’invito alla popolazione del dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), a seguito del rinvio all’anno scolastico 2019/2020 del divieto di accesso agli asili nido e alle scuole dell’infanzia per i bambini non vaccinati, inserito ieri nel Decreto Milleproroghe. “I vaccini sono strumenti di prevenzione indispensabili e sicuri – continua il dott. Cricelli – e permettono di evitare gravi malattie, anche se talvolta i cittadini faticano a comprenderne l’utilità. La dimostrazione della loro efficacia fa parte delle evidenze scientifiche. I medici di famiglia si prendono cura della salute di tutti gli italiani ogni giorno e in ogni momento della loro vita, anche spiegando l’importanza delle vaccinazioni, che rappresentano risorse primarie della medicina e della sanità pubblica”.

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Allarme estate, ospedali in affanno: Medici di famiglia chiamati a fare argine

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Estate complicata, come sempre, per chi resta in città o chi vi fa turismo. Gli ospedali e i pronti soccorso si spopolano. Ma quest’anno i medici di famiglia, tra chi va in vacanza e chi resta, sono in prima fila nel fare le prove generali degli accordi nazionali, con l’ultimo che chiede loro di fare filtro agli accessi in ospedale. Almeno nelle grandi città. A Napoli il segretario Fimmg Luigi Sparano lancia l’allarme: «La città rischia di trasformarsi in un deserto sanitario, nel quale l’incidente potrebbe essere dietro l’angolo. Soprattutto ora che Napoli vede un tale afflusso turistico». La medicina generale chiamata a fare da argine si rivolge all’Asl, mentre gli ospedali sono in affanno, al Cto i primari hanno chiesto di chiudere il Ps oltre un certo orario, al Pellegrini oculistico i temi sono simili, restano il Cardarelli e il Loreto Mare ad arginare le richieste.
E Roma? La Regione Lazio sta disponendo affinché una ventina di ambulatori aprano sabato e domenica, anche nei luoghi di villeggiatura, in particolare ai circa 350mila anziani che si rivolgono ad essi piuttosto che ai Ps. Ed è stato previsto il raddoppio dei turni dei medici che vi operano per dimezzare le attese. Seicento chilometri a Nord, l’Ats Città di Milano si appresta a varare un numero verde pubblico mirato agli over 65. «Il medico di Continuità Assistenziale che si recasse in casa di un anziano a seguito di una richiesta, a propria discrezione ne valuterà e segnalerà la fragilità al numero verde. In particolare il paziente che comunque non sia da ospedalizzare sarà indirizzato dall’Ats ai servizi sociosanitari del Comune», spiega Giovanni Campolongo presidente Snami CA lombardo. Sempre da Snami a Milano Ugo Tamborini sottolinea per i medici di famiglia che «malgrado il peso di un’ottantina di zone carenti da riempire, la medicina del territorio ha un tessuto in grado di far fronte alle esigenze della popolazione: i pazienti si distribuiscono tra i medici restanti e quanto cresce è il carico medio, l’ottimale, da 1 medico per 1300 residenti a 1 per 1500-1700. Il lavoro magari aumenta ma nessuno è lasciato solo. Andrebbe peraltro sensibilizzata la pazientela: una volta che il medico, in vacanza, metta il sostituto, nessuno dovrebbe “disertare” recandosi in Pronto soccorso. Come purtroppo succede. È una questione di educazione». E torniamo a Napoli, dove il territorio fa suo l’allarme partito dagli ospedali. «In Campania ci siamo predisposti ad arginare la domanda dei residenti cronici attrezzandoci con le aggregazioni funzionali, ma quanto è ancora su carta, previsto dal decreto regionale 53 di quest’anno, va fatto partire da Regione ed Asl», dice Luigi Sparano. «Il progetto riguarda per ora gli affetti da insufficienza respiratoria per i quali i nostri studi andrebbero dotati di spirometro ed andrebbe avviata una formazione. E riguarda un collegamento informatizzato tra studi e ospedali, in prospettiva per censire e prendere in carico la popolazione fragile, effettuando presso di noi ecg ed ecografie. Se vogliamo essere all’altezza dei tempi e delle stagioni dovremmo partire. Tanto più che i pazienti vanno in Ps spesso non per condizioni di oggettiva gravità ma per avere una diagnosi rispetto a un sintomo che li preoccupa». C’è poi il tema dell’afflusso crescente di turisti, per il quale la stessa Regione si chiede se attivare un servizio di guardia turistica, come nella penisola sorrentina, e ha convocato un incontro con i sindacati. «Qui il servizio non c’è ancora ma la questione è all’ordine del giorno. I sindacati sono convocati, l’idea è di ampliare la recettività di alcuni studi mmg verso i turisti, costituendo postazioni di riferimento per i cittadini non residenti». (fonte: doctor33)

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Pazienti e medici di famiglia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

“Finalmente ci avviciniamo al recepimento delle richieste dei pazienti e dei medici di famiglia in merito all’incremento del numero di borse di studio per la medicina generale. Ci auguriamo che questo passo in avanti, risultato anche della lunga battaglia intrapresa da noi pazienti, sia compiuto fino in fondo, e che si inauguri un nuovo corso per la medicina di famiglia, in grado di rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni di salute dei cittadini”, lo ha dichiarato Roberto Messina, Presidente di Senior Italia FederAnziani in merito alla possibilità di avere dalle Regioni il raddoppio delle borse per l’accesso al corso di formazione specifica in Medicina Generale. La federazione delle associazioni della terza età ha raccolto centocinquantamila firme con la petizione “Salviamo il medico di famiglia” lanciata in collaborazione con FIMMG (Federazione italiana medici di medicina generale) per sensibilizzare sulla mancata programmazione delle scuole di formazione in medicina generale e sul rischio legato al mancato ricambio dei medici di famiglia che andranno in pensione. “Da qui al 2023, come è noto, andranno in pensione 16.000 medici di medicina generale e un assistito su tre rimarrà senza medico – spiega Messina – con il conseguente rischio che 16 milioni di cittadini si ritrovino privi del loro principale punto di riferimento per l’assistenza. Plauso dunque a Stefano Bonaccini, Antonio Saitta e al Ministro Lorenzin per la loro disponibilità ad ascoltare le istanze dei cittadini. Andando avanti in questa direzione abbiamo ancora la possibilità di arginare lo svuotamento del Servizio Sanitario Nazionale e di ripristinare l’orizzonte di un futuro in cui non sia minacciato il rapporto tra medico e paziente che è alla base del diritto alla salute e del buon funzionamento del sistema sanitario”.

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Necessaria rapida riapertura della stagione contrattuale dell’area convenzionata

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

medico-famiglia3“Medici di famiglia, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali hanno sostenuto l’assistenza territoriale nella carenza di mezzi, strumenti e altre collaborazioni professionali e non, facendosi carico dei bisogni espressi da una collettività sempre più in sofferenza – dichiarano Silvestro Scotti segretario nazionale FIMMG, Giampietro Chiamenti presidente FIMP e Antonio Magi segretario SUMAI Assoprof – Non si può rimandare ancora e non si può aspettare oltre per noi e per i nostri pazienti. Gli atti messi in campo dal governo per rispondere alle necessità della popolazione, (i nuovi Lea, il piano vaccinale, il piano della cronicità) e quelli fatti verso i professionisti (legge sulla responsabilità professionale, sblocco economico da parte della Corte Costituzionale, risorse finanziare in leggi e norme competenti, legge Madia, combinato disposto dell’ultima finanziaria e il DM70 su integrazione Ospedale territorio, contestualità del rinnovo contrattuale dell’area dei dipendenti) chiedono una discussione attenta che porti programmazione seria e di largo respiro, coerente tra gli attori, uguali professionalmente ma diversi contrattualmente” proseguono Scotti, Chiamenti e Magi. Per le organizzazioni più rappresentative della medicina convenzionata il nuovo ACN non rappresenta una semplice questione di rinnovo economico atteso da più di 6 anni, ma è soprattutto l’occasione per porre le basi per un’evoluzione positiva di tutta la medicina territoriale nelle sue varie componenti professionali. In questi ultimi 5 anni, dall’entrata in vigore della “Legge Balduzzi”, molto è cambiato nel nostro Paese. E’ cambiata la composizione della popolazione, che è sempre più vecchia e per fortuna più longeva, ma anche sempre più interessata da malattie croniche. Non si può inoltre dimenticare la sempre maggiore necessità di pianificare interventi di prevenzione. Le risorse economiche sono sempre più ridotte. Quindi si rende necessario, per la sostenibilità del sistema, ripensare l’offerta di assistenza e si evidenzia la necessità di riservare all’ospedale la grande acuzie e l’alta specializzazione lasciando al territorio la presa in carico delle cronicità e la gestione delle patologie acute a bassa intensità di cura. Questo si è cercato di realizzare con la diminuzione dei posti letto (oggi in Italia il rapporto posti letto/cittadini è tra i più bassi d’Europa) ma senza la necessaria e conseguente riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale. Contemporaneamente non si è strutturato nulla di organico nel territorio che potesse dare risposte efficaci alla piccola acuzie e alla cronicità, se non esperimenti a macchia di leopardo i cui indicatori di efficacia ed efficienza quasi mai sono stati resi pubblici e forse nemmeno studiati. “Devono essere definite le specificità di tutti i protagonisti dell’erogazione dell’assistenza per favorire l’integrazione che renda possibile un modello d’intensità assistenziale che, nella chiarezza di rapporti e funzioni, possa essere appropriato e sostenibile e che contenga obiettivi di miglioramento della capacità assistenziale misurabili e conseguentemente premiabili – proseguono i leader di FIMMG, FIMP e SUMAI – . Inoltre è centrale il tema della carenza di medici, sia dei medici di medicina generale, sia dei pediatri che degli specialisti ambulatoriali. Per questo bisogna rivedere e garantire i modelli di accesso al ruolo di convenzionato, fare maggiori investimenti formativi e aumentare i numeri in maniera coerente ai modelli assistenziali e non alle necessità di chi forma”.
Per FIMMG, FIMP e SUMAI questa è una opportunità unica e difficilmente ripetibile per evitare il disastro assistenziale verso cui corre il Paese e cioè il decadimento e la scomparsa del Servizio Sanitario Nazionale. Per fare questo non è sufficiente “aggiungere virgole” ma bisogna usare parole chiare, forti, inequivocabili che permettano soprattutto ai cittadini di comprendere qual è il modello di assistenza territoriale che la politica vuole offrire loro. I tre sindacati di categoria ritengono decisivo questo momento storico e hanno concordato sulla necessità di effettuare questo nuovo percorso, condividendolo con chi rappresenta la parte più fragile dei nostri pazienti, ma insieme, sul tema salute, anche la cittadinanza.
Per questo motivo, alle Segreterie Nazionali congiunte si è deciso di invitare all’Assemblea congiunta CittadinanzAttiva – Tribunale dei diritti del malato in modo che faccia da testimone e da stimolo, ma anche da giudice se sarà necessario, al confronto tra la volontà ferma dei medici del territorio e le risposte della politica di questo paese. È necessario che si apra una nuova stagione di programmazione delle cure primarie che risponda a nuove necessità assistenziali, non mortificando più le professionalità che la medicina convenzionata da sempre esprime e che fino ad oggi ha permesso prestazioni di qualità a garanzia di un Ssn universale gratuito ed equo.

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Medici di famiglia: non rinunceremo ai vaccini

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013“I medici di famiglia si prendono cura della salute di tutti gli italiani ogni giorno e in ogni momento della loro vita senza clamori. La vaccinazione è una risorsa primaria della medicina e della sanità pubblica. Noi siamo un baluardo insormontabile contro le falsità, l’ignoranza e la falsificazione della scienza”. Il dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), ribadisce l’impegno dei medici di famiglia nella diffusione della cultura della vaccinazione e dell’informazione costante, continua e permanente dei 60 milioni di cittadini (#noivacciniamogliitalianiinsilenzio). Preoccupa l’organizzazione oggi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati della conferenza “Libertà di scelta per vaccinarsi in sicurezza”. “Possiamo benissimo fare a meno delle sparate propagandistiche di alcuni politici – sottolinea il dott. Cricelli-. Non faremo mai a meno dei vaccini”. La SIMG ha realizzato, in collaborazione con Cittadinanzattiva, l’instant book Domande e Risposte Sui Vaccini, disponibile on line e distribuito in tutti gli ambulatori dei medici di famiglia della Penisola. “Svolgiamo il ruolo di sentinelle della salute dei cittadini e siamo operativi su tutto il territorio nazionale – conclude il dott. Cricelli -. Nel nostro Paese il numero di persone vaccinate sta nettamente calando. Le percentuali, in età pediatrica, per molte gravi malattie infettive sono scese sotto la soglia limite di sicurezza del 95%. Non va lasciato alcuno spazio a teorie pseudoscientifiche che mettono a rischio la salute degli italiani”.

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Convenzione in arrivo: aumenti per i medici di famiglia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

medico_famigliaOrmai è ufficiale: in Finanziaria ci sarà un emendamento per consentire ai medici di medicina generale un aumento retributivo nel prossimo accordo nazionale. Lo ha confermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ma ora resta da capire a quanto ammonta la cifra dello stanziamento. «Tutto dipende dalla legge di Bilancio, noi abbiamo lavorato in questi giorni per evidenziare che i medici convenzionati, essendo assimilati al pubblico impiego per prassi consolidata, ricevano contrattualmente le stesse risorse che sono state impegnate per quest’ultimo nei rinnovi contrattuali», spiega a DoctorNews33 il vicesegretario della Fimmg, Silvestro Scotti, proprio nella giornata di apertura del 73° Congresso Straordinario del sindacato, all’Hotel Sheraton di Roma e che dovrà lavorare per garantire un successore al segretario Giacomo Milillo. «Bisogna dire però che il pubblico impiego – aggiunge Scotti – riceve questi aumenti in termini di anticipi, in parte con l’indennità di vacatio contrattuale e in parte con quello che è il finanziamento, che definisce a quanto ammonta il rinnovo». Ma avverte: «Noi non abbiamo la vacatio contrattuale e quindi il sistema finanziato attraverso questi due meccanismi per il comparto della dipendenza, di solito diventa la base consolidata della discussione economica rispetto ai rinnovi contrattuali». Non solo pubblico impiego, perciò, ma secondo Scotti l’aumento deve riguardare anche la convenzionata. «Ovviamente l’assenza di una chiarezza di finanziamento parificata a quella dei dipendenti, significa una pregiudiziale seria all’andare avanti con il contratto». E in riferimento alle ultime polemiche fra governo e intersindacale medica, Scotti precisa che nonostante le diverse condizioni «è chiaro che c’è una sofferenza riferibile alla precarizzazione del lavoro e alla riduzione notevole del personale che viene utilizzato per le risposte all’assistenza. Si continua a ragionare sui contratti – aggiunge -senza tener conto dell’aumento del personale in funzione all’aumento dei carichi di lavoro. La medicina generale, fino ad oggi, questo problema non lo avverte ma ci si porrà fra qualche anno». Per la medicina generale resta aperta la partita degli investimenti da fare per gli accessi ad un ambito «dove c’è la necessità che le Regioni e il governo investano più risorse. Sembra ci siano spiragli per aprire un tavolo su questo senza tralasciare quello tutto interno al contratto», conclude Scotti. by Rossella Gemma fonte: doctor33)

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A Milano medici di famiglia in estinzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

medico_di_base«Le zone carenti 2016 sono il triplo di quelle dell’anno scorso sia a Milano, sia a Melegnano, sia a Lodi. In tutta la nuova Ats Milano (3,5 milioni di abitanti, ndr) sia i medici di famiglia sia gli ospedalieri iniziano a scarseggiare, è partito quell’esodo che dovrebbe culminare secondo i calcoli Enpam nel 2021. E la vera carenza è tra i medici di famiglia». Vito Pappalepore segretario Fimmg Milano e coordinatore di corso di formazione in medicina generale, ha il polso della situazione dei giovani: sono pochi, rispetto a quanti ne occorrono per un ricambio, e lancia l’allarme. Nel Milanese c’è bisogno subito di 113 professionisti di cui 71 nell’area Milano-Sesto-Cinisello, urbanizzata e abbastanza costosa quanto ad affitti, e di quelli 63 in Milano. I sindacati, e in particolare lo Snami, lanciano intanto l’allarme su altri possibili 70 pensionamenti entro fine anno. Al problema di reperire dalle graduatorie medici (disponibili anche a trasferirsi) si aggiunge la difficoltà nel sostenere uno studio convenzionato per l’assistenza primaria in una città dove i costi degli immobili sono tra i più alti d’Italia. «Come Ats stiamo monitorando la situazione anche in prospettiva ma non è emergenza» dichiara Silvano Casazza direttore sociosanitario Ats Milano «Il criterio da noi utilizzato di fronte ai pensionamenti è per prima cosa fare in modo che nessun cittadino resti senza il medico di famiglia, e finora ci siamo riusciti. In genere i pazienti dei medici che vanno in pensione sono ripartiti tra i loro colleghi, come “estrema ratio” si ricorre ad un incaricato temporaneo, tra i medici in graduatoria». A ottobre uscirà sul Bollettino della Regione un bando: i medici che rimpiazzeranno i colleghi in pensione saranno presi dalle graduatorie, ma c’è il rischio che su Milano vi siano dei no. Aprire studio costa. Magari non nella periferia Nord dove mancano 11 medici, o a Quarto Oggiaro- Gallaratese dove le carenze sono 10, ma nell’ex zona Venezia che comprende corso Buenos Aires e Città Studi, sì. In questi casi se un “prescelto” nicchia, si scorre la graduatoria verso il basso o si cerca di capire se prima c’è un problema da risolvere? «Come ATS stiamo monitorando il fenomeno con l’obiettivo di assicurare a tutti i cittadini l’assistenza, anche analizzando situazioni locali specifiche».
«Grazie all’innalzamento dell’ottimale a 1300 scelte voluto da Fimmg anni fa, chi si inserisce tende presto ad avere un numero di pazienti alto e adeguato a garantirgli una buona sopravvivenza», riflette Pappalepore. Accanto a quello economico, non trascurabile ma superabile, il segretario Fimmg sottolinea l’aspetto dei tempi morti: «Da quando si apre la carenza a quando un medico si inserisce passano in media venti mesi. Non sono pochi. La convenzione dà tempo fino al 31 gennaio per l’inserimento in graduatoria di chi ha terminato il corso di formazione. La regione si dà un anno per riformulare la graduatoria e quando esce arrivano i reclami, si controllano gli errori. Quando è tutto pronto, non prima di 18 mesi, l’Ats seleziona a partire dalla cima della lista e il medico ha 15 giorni per rispondere alla chiamata, cui corrisponde un feed-back dell’azienda sanitaria che di solito impiega altro tempo. In più, in graduatoria resistono medici di lungo corso che in realtà fanno altri mestieri, in genere libero professionali (dentista, Ctu, medico legale) ma tengono il piede in due scarpe. Risultato: ad oggi, non si è ancora esaurito il numero, più piccolo dell’attuale, delle zone carenti del secondo semestre 2015. Ecco perché siamo allarmati». (fonte Doctor33)

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Medici di famiglia: Ambulatori per assistere i pazienti

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2015

medico-pazienteIl salvataggio del Servizio Sanitario Nazionale passa attraverso un nuovo modello di cure primarie. In sette anni (2005-2012) è aumentato del 22% il numero di visite effettuate dai medici di famiglia: nel 2012 sono state 19 milioni, con 3,5 milioni di accessi in più rispetto al 2005. Da un lato il carico di lavoro dei camici bianchi è in costante crescita, dall’altro diminuiscono le risorse con tagli progressivi alla spesa sanitaria. Il nuovo modello di assistenza sul territorio deve essere formato da unità complesse con competenze avanzate, alternative sia all’ospedale che agli specialisti, destinate a occuparsi della cosiddetta “media intensità di cura”. In questi ambulatori il paziente potrà trovare una soluzione ampia e approfondita, a 360 gradi, della maggioranza dei problemi che riguardano la sua salute: dalle malattie acute a quelle croniche fino al monitoraggio e all’assistenza intensiva a domicilio di quasi tutte le condizioni cliniche. All’ospedale dovrà cioè essere lasciata solo l’alta intensità di cura. Il nuovo sistema organizzativo è presentato oggi al 32° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), in corso a Firenze fino a sabato. “Stiamo formando medici ‘con interessi disciplinari speciali’, in grado di coordinare al meglio le attività svolte sul territorio con quelle dell’ospedale – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente SIMG -. Una vera e propria interfaccia, una cerniera evoluta con la medicina specialistica, già presente in altri Paesi Europei ma non ancora in Italia. Solo così potremo far fronte all’epidemia di patologie croniche. Non più quindi il medico di famiglia che lavora da solo come un tempo, ma un professionista inserito in team competenti, in grado di effettuare un’ampia gamma di prestazioni di alto livello finora impensabili sul territorio. È importante però che ci venga garantita la possibilità di prescrivere liberamente i farmaci, perché solo così potremo sostenere gli importanti carichi di lavoro richiesti”. Nell’ultimo ventennio la proporzione di italiani affetti da almeno una malattia cronica è aumentata dal 35,1 al 37,9% (pari a 2,7 milioni di cittadini), mentre la percentuale di persone colpite da almeno due di queste patologie è passata dal 17,7 al 20% (2 milioni). I ‘multicronici’ saranno quasi 13 milioni nel 2024 e oltre 14 milioni nel 2034, pari rispettivamente al 20,2% e 22,6% della popolazione (nel 2013 si attesta al 14,4%). “La nostra è una risposta concreta ai preoccupanti rallentamenti che stanno segnando l’evoluzione della medicina generale – continua il dott. Cricelli -. È fondamentale creare un ponte con le nuove generazioni di professionisti, facilitare il passaggio di consegne e trasmettere loro le nostra esperienze e conoscenze. La Scuola di Alta Formazione della SIMG è nata proprio con questo obiettivo. È nostro compito anticipare i processi di cambiamento e preparare i futuri camici bianchi ad affrontarli. Il Servizio Sanitario si consoliderà solo se le società scientifiche sapranno rispondere al principio di sussidiarietà, promuovendo in modo autonomo i processi di evoluzione. In questo senso plaudiamo alla proposta di legge sulla responsabilità delle società scientifiche, perché riconosce il loro ruolo di guida nella definizione dei contenuti e nell’evoluzione della professione”. Una concreta attività di programmazione, anche se presente negli intenti del legislatore che aveva pensato la riforma del Servizio Sanitario nel 1978, ha preso forma solo nel 1994, quasi 20 anni dopo la sua istituzione. “Solo dopo un trentennio – sottolinea il dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG – è stato definito il primo Piano della Prevenzione e dopo quasi un quarantennio il Piano per le malattie rare e per il diabete. In questo periodo la navigazione è stata sostanzialmente ‘a vista’, rendendo così impossibile implementare una serie di attività di natura strutturale, che avrebbero potuto offrirci una condizione di salute dei cittadini notevolmente migliore rispetto all’attuale. In questi anni ci siamo fatti carico di garantire una formazione avanzata ai medici di famiglia, al di là dell’offerta da parte del Servizio Sanitario Nazionale. E vogliamo proseguire su questa strada. Ad esempio le Aggregazioni Funzionali Territoriali (i grandi ambulatori di famiglia aperti 7 giorni su 7) oggi possono essere realizzate perché già 30 anni fa la SIMG ha promosso sperimentalmente i modelli associativi. Il cambiamento legislativo è stato possibile perché la professione possedeva già gli strumenti per metterlo in pratica”.
Per la prima volta il Congresso SIMG raggiunge una partecipazione straordinaria, toccando più di 2.500 presenze . “Oltre la metà – continua il dott. Cricelli – è rappresentata da medici in formazione, o sulla soglia della professione, e da studenti di medicina. Il Congresso non rappresenta una semplice vetrina di argomenti, ma una grande scuola delle cure primarie, qual è l’Alta Scuola della SIMG. Al Congresso si viene cioè ad apprendere concretamente la professione. Noi consideriamo la formazione dei giovani, inclusa quella manageriale, come il più grande investimento. E abbiamo definito una nuova formula di supporto alla formazione e alla qualità professionale. Nella nostra visione di trasferire l’eredità alle generazioni future e di passare loro il testimone, siamo stati affiancati da aziende come Doc Generici e Bayer che da anni credono nel sostegno alla qualità professionale, alla ricerca e alla formazione”.

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Medici di famiglia, rischio estinzione al Nord

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

In un futuro prossimo, i medici di famiglia sono destinati a diventare una rarità, soprattutto nelle regioni del Nord dell’Italia. L’ipotesi, segnalata da Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), emerge dai dati dell’Ente nazionale di previdenza dei medici (Enpam): in Lombardia, per esempio, si stima che nel 2013 andranno in pensione 71 medici lombardi, 141 nel 2015, 180 nel 2016 e ben 598 nel 2021. «A fronte di non più di 90 medici che escono ogni anno dalle scuole di formazione» sottolinea Fiorenzo Corti, segretario regionale della Fimmg Lombardia. «C’è una coda da smaltire» chiarisce «nella graduatoria dei medici che atten dono di entrare nella convenzione, ma, una volta esaurita, siamo disponibili ad accogliere medici di famiglia del Sud, dove ci sono più medici sotto-occupati, oppure richiamare professionisti dall’estero». Il ruolo unico, previsto dal decreto Balduzzi, è una possibile risposta alla carenza che si prospetta. «Il ruolo unico identifica una professionalità a tutto tondo» spiega Corti «che si occupa di cure primarie, in cui rientra il rapporto di fiducia con il paziente che sceglie il suo medico, ma che risponde anche alle necessità cliniche del territorio». L’istituzione del ruolo unico, dunque, unisce medici di continuità assistenziale e medici di famiglia: «Il medico di medicina generale e il medico di guardia» prosegue Corti «sono figure finora separate e con difficoltà a dialogare. Ora invece dovranno avere a livello normativo, un unico riferimento contrattuale». Tale figura, ricord a Giacomo Milillo, segretario nazionale Fimmg, «dovrebbe diventare operativa con la nuova convenzione che dovrebbe essere sottoscritta entro 6 mesi dal decreto con le Regioni. Molto probabilmente i tempi saranno un po’ più lunghi, perché ora con le Regioni è tutto fermo. Ma quanto meno, da parte loro, c’è la disponibilità a ragionare sull’atto di indirizzo».(fonte doctornews33)

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Caos pronto soccorso: la ricetta dei medici di famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 febbraio 2012

Ospedale San Filippo Neri - Roma - Ingresso Pr...

Image via Wikipedia

“È necessario realizzare quanto prima un modello di intensità di cure e complessità assistenziale adeguato a sostenere la nuova organizzazione del lavoro, migliorando così l’efficienza e la valutabilità del Servizio Sanitario Nazionale. È questa la condizione preliminare perché si possa prevedere l’apertura degli studi dei medici di famiglia per 12 e 24 ore”. La Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) avanza proposte concrete per far fronte al problema del sovraffollamento dei pronto soccorso e si rivolge direttamente al Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi. “Vogliamo essere protagonisti della riorganizzazione delle cure primarie – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente della SIMG – e ci faremo carico delle esigenze legate alla maggiore copertura assistenziale e alle nuove responsabilità professionali. Ma siamo preoccupati perché siamo stati esclusi dal tavolo di lavoro che porterà alla stesura del nuovo Patto per la Salute, anche se negli ultimi anni abbiamo affrontato risolutamente i temi dell’efficienza, della valorizzazione delle prestazioni, della valutazione dell’outcome clinico e del pagamento a risultato per obiettivo di cura. Continua purtroppo a prevalere una visione ‘iusragionieristica’ del Servizio Sanitario Nazionale. Per compensare il minor finanziamento rispetto al fabbisogno stimato, s’ipotizzano soluzioni quasi esclusivamente a carico dei percettori delle prestazioni. In questo modo si rischia di alterare il patto sociale che costituisce la base fondante del SSN”. Secondo la SIMG la globale riorganizzazione delle cure primarie migliorerà la regolazione dell’offerta, rimodulerà i servizi e assesterà il rapporto con le prestazioni specialistiche ospedaliere, compensando così in tre anni il definanziamento ed il disavanzo strutturale del Servizio Sanitario Nazionale. “Ma devono essere affrontate in sede tecnica – conclude il dott. Cricelli -, con esclusivo riguardo e attenzione alle competenze delle parti, le proposte e le soluzioni disponibili superando una volta per tutte le attuali limitazioni ed esclusioni”.

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L’insonnia delle valdostane

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2011

Aosta. Oggi, all’Hotel Europa in piazza Narbonne, si tiene il primo incontro nazionale “La gestione del paziente nello spazio di autocura”. Un’iniziativa che vede come primo focus proprio il sonno dato che, per tutti i martedì del mese, sarà possibile ottenere nelle farmacie della rete Apoteca Natura una valutazione della qualità del proprio riposo ed essere indirizzati a medici formati. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) ha sottolineato l’importanza del progetto: “La sinergia è fondamentale. L’obiettivo è di permettere al farmacista di svolgere una importante funzione di sensibilizzazione e filtro nei confronti della persona, aiutandola a prendere atto dei suoi problemi di salute e a riconoscere le situazioni in cui è opportuno rivolgersi al medico”. I disturbi del riposo rappresentano il primo banco di prova: su questo tema è attiva la campagna “Facciamo luce sul sonno delle donne”, patrocinata da SIMG e dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (ONDa) che vede nella farmacia il punto cruciale di incontro con i cittadini. I dati raccolti attraverso i test, rigorosamente in forma anonima, saranno utilizzati a scopo di ricerca e pubblicazione.
La Valle D’Aosta è capofila di un’iniziativa di formazione che toccherà tutta l’Italia: per vari ambiti terapeutici, a partire dal sonno, verranno definiti “campanelli d’allarme” che permettano al farmacista di indirizzare, al bisogno, il paziente dal medico. “In tutti gli altri casi invece – aggiunge Cricelli – si potranno curare i disturbi con un’automedicazione consapevole, tramite l’utilizzo di piante medicinali e il rispetto di alcune regole, sotto lo stretto controllo del farmacista”. Fra i protagonisti dell’incontro di domani vi sono il dott. Giuseppe Ventriglia, responsabile del progetto per SIMG, il dr. Andrea Nicola, esperto di fitoterapia e rappresentante dei farmacisti della rete Apoteca natura in Valle D’Aosta e la dr.ssa Dania Tassotti, farmacista, addetta alla formazione tecnico-scientifica.L’insonnia è la più grande nemica delle donne: una su 4 non dorme. Si tratta di una delle più frequenti cause di ricorso ai consigli del farmacista, un problema che colpisce 16 mila donne in Valle D’Aosta, secondo le più recenti stime. Proprio da qui prende il via il progetto sperimentale per creare una vera e propria “task force” tra chi sta dietro al bancone e i medici di famiglia.
La Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) è un’associazione che promuove il ruolo professionale dei medici di medicina generale, sia nella sanità italiana che nelle organizzazioni sanitarie europee ed extraeuropee. L’associazione presta particolare attenzione alla formazione, alla ricerca e allo sviluppo professionale e realizza attività di ricerca clinica ed epidemiologica, valutazioni di qualità, editoriali, di Information Technology, informatiche, di formazione a distanza e nell’ambito del management della professione. Collabora con Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute, AIFA, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e con l’organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Apoteca Natura, con 500 Farmacie presenti nel territorio italiano, rappresenta una precisa scelta di specializzazione sui prodotti naturali e un punto di riferimento per il benessere quotidiano. I farmacisti del network, infatti, intraprendono un percorso di specializzazione sul mondo della salute naturale per garantire ai clienti un consiglio professionale, integrando al bisogno prodotti fitoterapici e farmaci. http://www.apotecanatura.it

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Le visite dei medici di famiglia

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2010

Il carico di lavoro dei medici di famiglia è aumentato in maniera esponenziale: da 6,6 contatti all’anno per paziente del 2003 a 7,1 del 2009, che equivale a circa 30 visite al giorno. Un dato in crescita in particolare per i camici bianchi che lavorano nel Sud e nelle Isole. Senza considerare il peso degli adempimenti burocratici che occupano più della metà della vita professionale. Chi va dal medico di famiglia è soprattutto donna (ma non dai 75 anni in poi, quando a prevalere sono gli uomini) e ha più di 55 anni (anche se dagli 85 anni l’accesso diminuisce). Su 100 visite, 23 terminano con la richiesta di accertamento diagnostico-strumentale, 14 con una richiesta di visita specialistica e 72 con una prescrizione farmaceutica. È la fotografia scattata dal VI Rapporto Health Search della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) che ha monitorato i comportamenti di un campione statisticamente significativo di 650 professionisti. “Health Search è il prototipo di ciò che manca al nostro Paese – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente SIMG -. Tutti, dal Ministero dell’Economia fino ad ogni singolo Direttore Generale, ne avrebbero un bisogno drammatico. Nato per raccogliere informazioni sui comportamenti dei medici, Health Search è un database che si è evoluto fino a offrire uno spaccato degli effetti degli interventi di cura. Oggi rappresenta un sistema di valutazione dei costi sanitari ‘pesati’ per risultati, uno strumento essenziale per favorire la Clinical Governance del sistema”. Per contatti medico-paziente si intendono le visite ambulatoriali che terminano con la registrazione di una diagnosi, di una prescrizione farmaceutica, di un’indagine diagnostico-strumentale o di qualunque altro intervento registrato nella cartella clinica informatizzata. L’ipertensione arteriosa essenziale è la patologia che impegna maggiormente il medico di famiglia (15,5% delle visite), seguita dal diabete mellito (5,3%) e dai disordini del metabolismo lipidico (3,3%). “Ma analizzando in particolare il numero medio di visite annuali eseguite per la gestione di una determinata patologia – continua il dott. Cricelli –  il diabete mellito ha fatto registrare più contatti, con un incremento dal 7,11% del 2005 al 7,57% del 2009. Seguono i pazienti con cardiopatia ischemica cronica (7,3%) e infarto miocardico acuto (7,27%)”. Si è registrata una sostanziale continuità nel numero delle prescrizioni di farmaci: da 73,5 su 100 visite nel 2003 a 72 nel 2009 (con una prevalenza nelle Regioni del Centro-Sud). L’intero rapporto può essere consultato nel sito web di Health Search http://www.healthsearch.it

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Medici di famiglia: per gestire meglio i pazienti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 maggio 2010

Un nuovo strumento di lavoro per il medico di medicina generale. Si chiama Mille GPG (General Practice e Governance) e permette di effettuare con rapidità e semplicità analisi approfondite dei dati registrati nella cartella clinica: per monitorare i risultati di cura in termini di salute, costi e sicurezza. È già disponibile per 18.000 camici bianchi di tutta Italia ed è stato illustrato a Firenze nel corso di un master dedicato al tema. “Il medico di famiglia – spiega Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) e responsabile del progetto – non può più lavorare attraverso interventi ‘puntuali e tra loro scoordinati’, ma ha bisogno di chiedersi e di sapere, per esempio, quanti sono i pazienti con particolari patologie, le loro comorbilità, come essi sono trattati, se hanno raggiunto determinati obiettivi di salute, se hanno criticità gestionali (e quindi se corrono particolari rischi clinici) e quali sottogruppi generano costi elevati o comprimibili con una migliore strategia assistenziale. Mille GPG rappresenta un sistema innovativo per il controllo di gestione dello studio del medico di famiglia”. Contiene più di 70 indicatori riferiti a 16 patologie, soprattutto croniche, elaborati con il supporto degli specialisti di queste aree. Ogni medico non solo può valutare se stesso nel corso del tempo, ma può anche confrontare la propria attività con quella degli altri utenti.  “Questo strumento di gestione – continua Bignoli – consente, mediante i dati registrati nella cartella clinica informatica, trasformati prima in indicatori di processo ed esito e poi in informazioni leggibili, di operare nella consapevolezza delle proprie azioni”. Oltre agli indicatori di performance, sarà infatti possibile far emergere criticità clinico-gestionali che potrebbero mettere a rischio i pazienti per interventi carenti, inappropriati o errati. “Grazie alla diffusione di GPG, destinato presto a diventare una suite complessa di programmi gestionali per il medico di medicina generale – sottolinea Claudio Cricelli, Presidente della SIMG – siamo già oggi in grado di definire la soglia di efficienza del medico rispetto alla globalità del suo lavoro oltre che per singola patologia. Da settembre cominceremo a comunicare i costi standard definiti come ‘costi dell’efficienza’ ed intesi come impiego ottimale di una singola unità monetaria € per unità convenzionale di outcome prodotta”. È possibile utilizzare il software (realizzato da Millewin) con un apposito CD oppure collegandosi al sito http://www.millegpg.it.

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